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I SALMI
Bibliografia essenziale consigliata:
1) La Bibbia di Gerusalemme - EDB
2) Il libro dei salmi - edizioni Paoline
Lettura di un libro tratto da una nota pastorale
della CEI
"La Bibbia nella vita della Chiesa"
- EDB
Il Concilio Vaticano II° ha coniato questa
bella definizione del Salterio: "I salmi
sono la voce stessa della sposa (la Chiesa)
che. parla al suo sposo (il Cristo)".
I salmi sono le parole che Dio ci ha insegnato
per pregare e con le quali Egli vuole essere
pregato.
Dopo il concilio vaticano II° c'è
stata da parte dei laici la riscoperta del
Salterio che è diventato patrimonio
del popolo di Dio (ricordiamo, ad esempio,
la recita del. "Salmo responsoriale"
durante la S.Messa e la "Liturgia delle
Ore").
I salmi, composti dall'epoca di Davide fino
a. quella dei Maccabei. sono un'opera. poetica
e mistica estremamente complicata e sono
ricchi di concetti, di nozioni teologiche
e di frequenti simbolismi che a noi risultano
spesso estranei.
Talora, lo stesso salmo è staio rimaneggiato
più volte, tanto che gli studiosi
affermano che alcuni salmi sono stati rielaborati
anche 500 anni dopo la loro stesura primitiva.
con aggiunte o esclusioni di versetti.
Per una corretta comprensione di quest'opera
sarà opportuno ribadire, via via,
alcuni concetti teologici e conoscere usi
e costumi di allora. Di particolare importanza
a questi fini sono stati gli studi compiuti
a seguito di scoperte archeologiche.
Suddivisione di massima dei 150 salmi
(Salterio)
Una curiosità: il Rosario (150 "Ave,
Maria") è nato per sostituire
la recita dei 150 salmi e, perciò,
è stato denominato "Il Salterio
dei poveri" o degli incolti.
Il termine "Salterio" deriva dal
greco "psaltérion" che significa
"strumento musicale a corde.",
la cetra, che accompagnava. il canto; "Salmi"
ha origine. da "psalmoi" - sempre
in greco - cioè "inni da cantare
con musica".
Premettiamo che nessuna suddivisione risulta
soddisfacente.
Suddivisione secondo 1'ebraismo.
Cinque parti quanti sono i libri del Pentateuco:
I° Salmi 1 - 41
II° " " 42 - 72
III° " " 73 - 89
IV° " " 90 - 106
V° " " 107 - 150
Ognuna di queste 5 sezioni termina con un
salmo che si conclude con la frase: "Sia
benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre
e per sempre - Amen "
Il Pentateuco è la Legge e i salmi
sono la preghiera del popolo di Dio.
B - Suddivisione di massima adottata da noi.
I° Salmi 1 - 41 : sono i cosiddetti "Salmi
di dialogo e di compresenza"
sono i "Salmi - io" e i "Salmi
- Jahve" nei quali entrano in dialogo
io, persona che ho composto il salmo, e Jahve
Sono chiamati "Salmi di Davide'' perché
a lui tradizionalmente attribuiti.
II° Salmi 42 - 49: "Salmi dei figli
di Core". Sono dei corali levitici,
cioè cantati dai Sacerdoti e hanno
come centro Sion e il Tempio.
III° Salmi 50 e 73-83: attribuiti ad
Asaf e sono connotati da un fortissimo nazionalismo.
"Salterio di Asaf".
IV° Salmi 84 - 89: "Salterio di
Jahve" in cui il protagonista. è
il Signore. Nell'A.T. ci sono modi diversi
per indicare Dio. Il nome di Jahve non viene
mai pronunciato dagli Ebrei, perché;
secondo la loro cultura, dire il nome significava
avere la piena conoscenza della persona.
JHWH è il cosiddetto tetragramma sacro;
sono queste le quattro lettere sacre.
A proposito del grande rispetto dovuto a
Jahve, ricordiamo che il comandamento "Non
nominare il nome di Dio invano" significa
che gli Ebrei non possono pronunciare il
Suo nome nemmeno pregando.
V° Salmi 51 - 72 e altri (101, 103, 108,
109, 110, e da 138 145):
sono salmi sparsi e contengono "lamentazioni"
e anche una riflessione filosofica sul progetto
di Dio e sulla sua conoscenza del cuore umano.
Dal loro studio scaturisce un approfondimento
della conoscenza di Jahve attraverso la sofferenza.
Lettura del Salmo 139: è un bell'esempio
di questa sezione. Nella liturgia cattolica
questo salmo è stato mutilato perché
sono utilizzati soltanto gli ultimi 2 versetti
(23 e 24).
VI° Salmi 93; 96-100 "Salmi di Jahvè;
che regna
Jahve è il re dell'universo.
VII° Salmi a) 113-118
b)135-13G
c) 146-150:"I tre Hallel", ossia
i tre gruppi di salmi di lode che costituiscono
il cuore, il vertice; del Salterio
"Hallel" (lode) è la parola
iniziale del salmo- Sappiamo che i salmi
del gruppo
a) venivano letti a Pasqua;
b) erano recitati alla conclusione della
cena pasquale e nella celebrazione del sabato
nella sinagoga (il sabato è la
Pasqua della settimana);
c) sono stati inseriti nel Salterio dalla
liturgia post-esilica.
VIII° Salmi 105-107: costituiscono il
"Credo storico d'Israele"
Sono 3 salmi che rendono in versione poetica
ciò che nell'Esodo è scritto
in prosa.
IX° Salmi 11l e 112: "Salmi alfabetici
sapienziali''
Ciascuno di 22 righe. (ogni versetto inizia
, con una lettera diversa, seguendo l'ordine
dell'alfabeto ebraico.
X° Salmo 119: "Salmo alfabetico"
- Ogni strofa, molto lunga,
inizia con una lettera diversa secondo 1'ordine
dell'alfabeto greco.
XI° Salmi l20-134: "Salmi di ascensione
al Tempio"
Di provenienza liturgica, erano cantati dai
pellegrini che entravano in Gerusalemme e
salivano al Tempio.
XII° Salmi 90,91,92,94,95,102,104,119,
137: sono i "Salmi dispersi" o
non inqudrati nelle precedenti categorie.
I titoli o iscrizioni
Sono abbastanza misteriosi per noi. Dovrebbero
indicare:
1) il genere letterario;
2) le modalità di esecuzione (strumento
e canto);
3) 1'uso liturgico (soltanto alcuni).
Altri titoli fanno riferimento alla situazione
in cui è stato composto il salmo.
Esempi: "II Salmo di Davide quando fuggiva
davanti al figlio Assalonne" (Salmo
3). Il Salmo 30 "Canto per la festa
della Dedicazione del Tempio" è
liturgico.
Altro esempio : Salmo 4 - genere letterario
:salmo
Modalità di esecuzione : per strumenti
a corda
Uso liturgico : Preghiera della sera
Il maestro de1 coro è la persona a
cui viene affidata l'esecuzione del canto.
Notiamo, per inciso, che il salmo è
diverso dall'inno
VI° Salmi 93; 96-100 "Salmi di Jahvè;
che regna
Jahve è il re dell'universo.
VII° Salmi
a) 113-118
b)135-13G
c) 146-150:"I tre Hallel", ossia
i tre gruppi di salmi di lode che costituiscono
il cuore, il vertice; del Salterio "Hallel"
(lode) è la parola iniziale del salmo-
Sappiamo che i salmi del gruppo
d) venivano letti a Pasqua;
e) erano recitati alla conclusione della
cena pasquale e nella celebrazione del sabato
nella sinagoga (il sabato è la
Pasqua della settimana);
f) sono stati inseriti nel Salterio dalla
liturgia post-esilica.
VIII° Salmi 105-107: costituiscono il
"Credo storico d'Israele"
Sono 3 salmi che rendono in versione poetica
ciò che nell'Esodo è scritto
in prosa.
IX° Salmi 11l e 112: "Salmi alfabetici
sapienziali''
Ciascuno di 22 righe. (ogni versetto inizia
, con una lettera diversa, seguendo l'ordine
dell'alfabeto ebraico.
X° Salmo 119: "Salmo alfabetico"
- Ogni strofa, molto lunga,
inizia con una lettera diversa secondo 1'ordine
dell'alfabeto greco.
XI° Salmi l20-134: "Salmi di ascensione
al Tempio"
Di provenienza liturgica, erano cantati dai
pellegrini che entravano in Gerusalemme e
salivano al Tempio.
XII° Salmi 90,91,92,94,95,102,104,119,
137: sono i "Salmi dispersi" o
non inquadrati nelle precedenti categorie.
Un autore dice: "I salmi sono la nostra
autobiografia umana e spirituale, la fusione
fra il divino e l'umano, a volte collisione,
a volte confronto, a volte abbraccio".
(questa frase dovrebbe essere il sottofondo
per la lettura personale del Salterio nel
quale ci sono sempre due protagonisti: L'UOMO
E DIO.
Io mi pongo davanti a Lui e uso queste parole
e Dio ora mi risponde con queste altre parole.
La teologia del libro dei Salmi
Per i loro grandi contenuti i salmi sono
un compendio di tutta la teologia dell'Antico
Testamento. I salmi, però, non sono
dei brani in cui teoricamente è stata
elaborata una teologia e, neppure un trattato
di teologia ben strutturato perché
sono il frutto dell'esperienza umana. Infatti
prendono origine da una malattia, da una
sofferenza da un tradimento, da una vittoria,
da una grazia ricevuta.....
Dio non è presentato in modo sistematico,
ma come si rivelava in ciascun momento dell'esistenza
umana. I salmi cantano i1 Dio dell'Alleanza,
che entra in comunicazione con l'uomo trattandolo
come un alleato, il Dio della storia - non
quello asettico e lontano - che si fa storia
di un popolo e storia personale. Dio entra
nella mia storia. I salmi ci presentano il
Dio vicino che diventerà l'Emmanule,
il "Dio con noi".
Questo concetto ci guida a una lettura cristocentrica
del Salterio. Teniamo nuovamente presente
che non c'è nei salmi una teologia
sistematica, ma vi sono tanti elementi utili
per avere 1'affresco di Dio.
Uno dei contenuti più importanti,
quasi un filo conduttore, è il passaggio
graduale nella concezione della vita che
passa dallo sheol (una sorta di catalessi,
di sonno profondo) fino ad arrivare all'intuizione
di una vita autentica oltre la morte.
Sono concetti espressi, più che altro,
attraverso i simboli.
Lettura del Salmo I6 "II Signore, mia
parte di eredità". Soffermiamoci
sui vv. 10 e 11. Qui, siamo quasi alla risurrezione.
I principali eventi storici del popolo ebraico
Presentazione del prospetto storico e annotazioni.
La storia del popolo d'Israele si inserisce
nel contesto più ampio della storia
dei popoli mediterranei.
Nell'ultima fascia del prospetto, che ha
per argomento "I libri della Bibbia
nella storia", sono annotate le date
approssimative della loro composizione. Per
i salmi si parte dal 486 per arrivare al
429 a.C., poco prima del periodo ellenistico.
Ovviamente, si tratta di una collocazione
storica di massima. Infatti, pare proprio
che l'estensione e la rielaborazione di questa
opera spazino dall'epoca di Salomone (970
a.C.) fino al secolo prima di Cristo perché
i salmi accompagnano la maggior parte della
storia d'Israele.
Alcune date riportate sono particolarmente
significative come quelle che riguardano
l'esodo e il periodo della monarchia.
1) nel 933 a.C. il regno unitario di Salomone
si divide e si costituiscono il regno d'Israele,
al nord, con capitale Samaria; il regno di
Giuda, al sud, con capitale Gerusalemme.
2) Nel 721 a.C. il regno d'Israele viene
distrutto dagli Assiri. E' l'epoca di formazione
di grandi libri profetici e, anche, di alcune
tradizioni del Pentateuco (tradizioni eloiste
e deuteronomiste).
3) 587-538: date fondamemtali. Sono i 51
anni dell'esiliio dei Giudei in Babilonia
e costituiscono il periodo più significativo
della spiritualità del popolo d'Israele.
4) 70 a.C. , anno della distruzione di Gerusalemme,
da parte di Tito. Da quel momento, essendo
venuto a mancare il tempio, assumerà
grande importanza la sinagoga
5) 6-8 a.C., data presumibile della nascita
di Cristo.
Quale concezione di Dio è presente
nei salmi?
La teologia del Salterio non è riassumibile
in poche parole. I salmi sono espressione
di emozioni; potremmo dire che sono parole
dell'uomo che inveisce, loda, prega, chiede.
Ossia Dio è visto attraverso le emozioni
dell'uomo.
Ogni salmo ha la sua diversa sottolineatura
di Dio. Il Salterio è una composizione
liturgica, cioè i salmi non sono stati
composti per la meditazione personale, ma
nascono per l'uso liturgico, assembleare,
comunitario. Ogni salmo, anche il più
personale, ha sempre una dimensione comunitaria
perché è voce di un popolo
e non di un singolo.
E' bene sottolineare che il contesto normale
per la proclamazione dei salmi è la
liturgia e che quando si legge un salmo si
è sempre nella dimensione della Chiesa.
Il simbolismo del Salterio
I salmi sono ricchi di immagini e, quindi,
è importante capire quali simbolismi
sono presenti in esse.
I simbolismi sono riuniti in 4,grandi gruppi:
due verticali; uno verso l'alto e uno verso
il basso
due orizzontali; uno che usa simboli umani
e uno che usa simboli cosmici.
Analizziamo i vari gruppi.
A) I° verticale: simbolismo teologico;
verso Dio. Tutto ciò che richiama
l'altitudine viene usato per spiegare Dio
( monti, tuoni, fuoco che sale verso l'alto,
le ali degli uccelli e tutto ciò che
esprime altezza e movimento verso l'alto)
quando troviamo questi simbolismi abbiamo
solitamente l'idea del Dio-eroe potente in
battaglia; del Dio del tuono, del Dio che
combatte contro i suoi nemici, ossia del
Signore degli eserciti.
Il salmista descrive Jahvè attraverso
ciò che è più usuale.
I salmi sono vicinissimi alle parabole evangeliche
perché sono la voce di un popolo che
vive concretamente.
Spesso nei salmi c'è la descrizione
dell'organismo di Dio, quasi una visione
antropomorfa di una persona ( braccio, mano,
cuore, occhi, orecchio…) che ha una sua psicologia
(commozione di Dio, ira, arrabbiatura,…..).
Tutto questo appartiene alla dimensione verticale
e i simboli ci descrivono ciò che
Dio è secondo il salmista.
B)I° orizzontale: simbolismo antropologico,
cioè umano. In questa dimensione sono
presenti diversi elementi:
a) ci sono dei paragoni che tengono
presenti gli animali, ma servono a descrivere
l'uomo (la cerva, l'aquila, il mulo, ecc…).
Si tratta, chiaramente di un simbolismo antropologico;
b) paragoni tolti dal mondo vegetale (l'albero
secco confrontato con l'albero verde; l'erba
che il mattino è verde e la sera è
già falciata e dissecca - come l'uomo
-; ecc...);
c) paragoni presi dalla vita comune, come
la pigiatura; simbolismi tratti dall'organismo
umano (carne, ossa...) che non spiegano Dio,
ma l'uomo.
C) II° orizzontale : simboIismo cosmoIogico.
C'è Dio, c'è il cosmo creatura
di Dio.
Al contrario di tutte le religioni dell'epoca,
gli ebrei non vedono nel cosmo una sorta
di panteismo (cioè ogni cosa è
emanazione di Dio, ha quasi un'anima).
Per loro le cose sono solo creature di Dio,
e ci parlano di Lui e non hanno in sé
una parte di Dio (vedere la differenza con
le religioni egiziana e babilonese).
In questo simbolismo ci sono elementi che
qualificano il creato, cioè l'esistenza,
e il suo opposto, cioè il nulla
II creato è cosa bella, mentre il
nulla è cosa spaventosa, come il leviatan
(il mostro marino per eccellenza).
D) II° verticale : simbolismo verso il
basso, infernale.
Esiste il cielo, al lato opposto ci sono
gli inferi, lo sheol. All'inizio del pensiero
ebraico lo sheol è il regno delle
ombre, simboleggiato soprattutto dal sepolcro,
che è buio. Spesso è considerato
il nemico da combattere come il leone o il
cacciatore, la malattia o la notte, che sono
simboli che richiamano la fine di tutto,
appunto lo sheol.
Ulteriore classificazione dei salmi in famiglie
E' una classificazione di massima, perché
suddividere i salmi in modo categorico è
impossibile.
1- La famiglia innica, degli inni esprime
l'esigenza di lodare chi sta sopra di noi.
Tutto il Salterio è innico se consideriamo
i salmi come un moto del cuore e non come
un genere letterario.
La struttura: 1) invito alla preghiera;
2) contenuto che esprime alcune idee
su Dio;
3) conclusione che riprende, quasi
sempre, l'invitatorio
Gli inni si dividono in:
a) inni alla creazione vista come una manifestazione
di Dio. L'uomo può dal creato arrivare
a Dio.
Oltre alla creazione, anche la storia stessa
è manifestazione della potenza del
Signore. Ricordiamo i grandi inni sul passaggio
del Mar Rosso, ad esempio. Jahvè entra
in comunicazione con l'uomo. Altro esempio:
nel Salmo 97 l'invitatorio e la conclusione
si richiamano sul tema della gioia.. E' un
inno alla creazione e gli elementi del creato
rendono lode a Dio;
b) inni di Sion, che sono la celebrazione
della. Città Santa e del Tempio, visto
come un cosmo in piccolo.
II Salmo 84 è di pellegrinaggio, cioè
uno dei canti tipici dei pellegrini che si
recano in Terra Santa - Lettura Salmo 84
- La conclusione e 1'invitatorio si richiamano
: nel Tempio di Dio c'è posto per
tutti;
c) inni di Jahve - Re della regalità.
Vi prevalgono la lode di Jahve e la raffigurazione
del suo regno eterno. Lettura Salmo 93.
2 - Famiglia delle suppliche. Molti salmi
sono delle suppliche e cantano la tragedia
del dolore e della sofferenza causati dal
nemico (malattia, peccato, rimorso, senso
della lontananza da Dio, sconfitta. militare,
ingiusta accusa..). Per questo le suppliche
sono uno degli elementi più importanti
del Salterio. Nei salmi i protagonisti sono
due : io e Dio, che qui è in veste
di accusato. Molto spesso nelle suppliche
c'è la tragicità di una situazione
che era. felice poco prima e adesso è
disastrosa. E questo paragone aumenta la
sofferenza, ma, pur nella tragicità,
le suppliche si aprono sempre alla speranza
in un futuro in cui lo sdegno di Dio finirà.
Ecco perché la preghiera cristiana.
deve essere quella dei salmi : noi cristiani
dobbiamo avere sempre la speranza.
Le suppliche si dividono in :
a) personali;
b) comunitarie, cioè; suppliche ufficiali
della nazione intera colpita dall'abbandono
di Dio. Molti di questi salmi sono infatti,
propi dell'esilio e terminano con la speranza
e con essi tutta la nazione d'Israele chiede
al Signore il perdono e la pietà.
Annotazioni: alcuni salmi sono citati in
diverse famiglie, altri sono talmente compositi
da non rientrare in nessuna di esse.
FAMIGLIA INNICA
Inni alla creazione: 29/ 18 / 68/ 77 / 144
A /97/136 / 149 /8 / 104/ 19 A/ 33/ 100/
111/ 113/ 114/ 135/ 117/ 145/ 146/ 147/ 148/
150/
Inni di Sion: 46/ 48/ 76/ 84/ 87/ 122/ 132/
137/
Inni di YAWE'-Re 93/ 96/94/ 97/ 98/ 99/ 10/47/
FAMIGLIA DELLE SUPPLICHE
Suppliche personali 3/ 5/ 6/ 7/ 13/17/22/25/26/28/31/35/38/39/42/43/51/
54/55/56/57/59/61/63/64/69/71/86/88/102/109/130/140/
141/142/143/
Suppliche comunitarie: 44/60/74/79/80/83/85/89/90/123/137/
FAMIGLIA DELLA FIDUCIA E DEL RINGRAZIAMENTO
Fiducia: 4/11/15/23/27/46/62/7.25/131/
Ringraziamento: 40/41/52/92/107/116/138/
FAMIGLIA DEI SALMI REGALI
Salmi di intronizzazione: 2/72/110/ Preghiere
del Re: 7/144 A/
Preghiere per il Re: 21/61/72/84/89/132/
Preghiere in onore del Re: 20/21/45/89/101/132
FAMIGLIA LITURGICA
Salmi d'ingresso: 15/24/
Requisitorie: 50/78/81/95/75/82/
Salmi di pellegrinaggio 95/24/84/122/
FAMIGLIA SAPIENZIALE
1/14/37/49/53/73/91/112/119/127/128/133/139/
FAMIGLIA STORICA
78/105/106/136/111/114/135/
TAVOLE CRONOLOGICHE
ABRAMO ISACCO E GIACOBBE
I PADRI E I PATRIARCHI
Migrazione di Abramo da Ur dei Caldei (Gn
12)Isacco Figlio di Abramo(Gn 21)Giacobbe
figlio di Isacco (Gn 25) 1850 a.C.circa1750
a.C.circa Grande sviluppo della civiltà
babilonese sotto Hammurabi
GLI EBREI IN EGITTO
Storia di Giuseppe figlio di Giacobbe, e
i suoi fratelli in Egitto(Gn 30,37)Migrazione
del clan patriarcale di Giacobbe verso il
sud, fino in Egitto (Gn 46)Morte di Giacobbe
(Gn 50) e di GiuseppeIn Egitto oppressione
del popolo ebraicoNuove ondate di genocidio
e di oppressione nei confronti degli ebrei
(Es 2,4)400 anni di schiavitù in Egitto
1750 a.C.circa1650 a.C.circa1560 a.C.circa1500
a.C.circa1450 a.C.circa1370-52 a.C.circa
Gli hyksos ("i signori stranieri")
invadono l'EgittoGli hyksos cacciati dall'EgittoSviluppo
della civiltà minoicaA Creta declino
della civiltà minoicaIn Egitto, tentativo
monoteista di Amenofi IV (Akhenaton)
L'ESODO DALL'EGITTO
Esodo degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida
di Mosè per mano di JHWH (Es 12)Peregrinazione
di circa 40 anni nel deserto del Sinai (Gn
15,22ss)Morte di Mosè (Dt 34): gli
succede Giosuè (Dt 34)Giosuè
conduce gli Ebrei nella terra di Canaan (Palestina)
(Gs 1-12) e la conquista combattendo contro
i cananei e i filistei 1292-1250 a.C.1280
a.C. circa1250-1225 a.C. circaprima del 1200
a.C. circa1200 a.C. circa Ramses II (1304-1238)
forse è il faraone dell'esodoApogeo
degli ittiti a scapito dell'EgittoGuerra
di Troia
PERIODO DEI GIUDICI (1200-1025 a.C. circa)
I giudici (=capi), scelti da JHWH guidano
gli ebrei a difendersi dai cananei e filistei
1200-1300 a.C. circa I filistei occupano
la costa nord di Cannan
LA MONARCHIA (1030-933 a.C. circa)
Regno di SaulRegno di DavidConquista di GerusalemmeRegno
di SalomoneCostruzione del tempioDivisione
del regno, Israele al nord con capitale Samaria,
Giuda al sud con capitale GerusalemmeIl regno
di Israele è distrutto dagli assiriGiosia
re di Giuda (640-609 a.C.) opera la riforma
religiosa sulla base del deuteronomioNabucodonosor,
re dei babilonesi, distrugge Gerusalemme
e deporta i giudei in Babilonia51 anni di
esilio dei giudei in Babilonia 1030-1010
a.C. circa1010-970 a.C. circa970-933 a.C.
circa933 a.C753 a.C. circa (scritti: Am,
Os, Is 1-39)721 a.C650 a.C (scritti: Sof)612
a.C (scritti: Naum, Ger)600-587 a.C(scritti:
Ez,Ab,Gs,Gd,1-2Sam,1-2Re,Lam)587-538 a.C539
a.C Fondazione di RomaI medi e i babilonesi
distruggono Ninive, capitale dell'AssiriaIl
re persiano Ciro II conquista babilonia
DOMINAZIONE PERSAINA (538-333 a.C.)
Ciro II, con un editto (Esd 1,1-4), libera
i giudei che ritornano in palestina Lo scriba
Esdra porta da Babilonia "il libro della
Legge di Mosè" (Ne 8,1) che tutto
il popolo accetta come normativoRicostruzione
del tempio di Gerusalemme; celebrazione della
pasqua (Esd 5,1-6,22) 538 a.C (scritti: Is
40-66)(scritti: Ag, Zc 1-8)520-515 a.C(scritti:
Sap,Pr,Gb,Ct,Sir,Qo)486-429 a.C(scritti:
Sal,Ml,abd, redazione finale Torah, Gn,Es,Lv,Nm,Dt)
La Grecia di Pericle
PERIODO ELLENISTICO (333-63 a.C.)
333 a.C (scritti: Ne, Esd, 1-2Cr)300-200
a.C. (scritti: Rt,Gio,Est,Gdt,Gl,Tb200-100
a.C( scritti: Zc 9-14, Bar, Dn, 1-2Mac) Alessandro
Magno conquista il Medio Oriente e la Palestina
PERIODO ROMANO (63 a.C. - ……..d.C.)
Nascita di Gesù 6337-429 a.C.-4 d.C7a.C.
circa6 d.C.14-37 d.C.18-36 d.C.26-36 d.C.30
d.C. circa Pompeo conquista GerusalemmeErode
il Grande, alleato dei romani, regna sulla
Palestina (Mt 2)Augusto Imperatore dei romaniLa
Palestina diventa provincia romana con il
nome di GiudeaTiberio imperatore dei romaniCaifa
sommo sacerdote (Gv 11,49)Pilato governatore
romano della PalestinaGesù di Nazaret,
passione morte e resurrezione
3. FAMIGLIA DELLA FIDUCIA E DEL RINGRAZIAMENTO:
a) Fiducia - Di per sé è difficile
da definire, perché in tutti i salmi
è diffusa la fiducia in Jahvè.
Sovente il credente non chiede nulla di particolare,
ma esprime una marcata fiducia in Dio. E'
molto tenue la demarcazione fra la dimensione
personale e quella comunitaria perché
la fede biblica è sempre comunitaria
(Jahvè salva il suo popolo). Per chiarire
meglio il concetto potrei pregare: "Io,
o Signore, spero in Te per noi". Fonte
certa della fiducia è la fedeltà
di Dio. Quindi: "Io mi fido di Te, o
Signore perché sei fedele".
b) Ringraziamento - Sono salmi espressione
di riconoscenza per un dono ricevuto e sono
così detti perché in essi si
passa dall'esposizione di una situazione
tragica alla certezza dell'esaudimento. Il
Signore mi esaudisce non per i miei meriti,
ma perché Egli è misericordioso
(la concezione della Croce). Alcuni di questi
salmi sono personali, altri comunitari.
4. FAMIGLIA DEI SALMI REGALI
Riguardano il Re, sono salmi importantissimi
e sono da ricollegare a 2 Samuele, 7 che
è un brano messianico per eccellenza,
in cui si manifesta il messianismo regale
che vede il Messia come un Re concreto discendente
da Davide. Il testo in ebraico gioca su due
significati dello stesso termine "casa":
I) edificio 2) discendenza.
I primi salmi elencati nel prospetto sono
di intronizzazione, ma una volta finita la
discendenza davidica l'attesa diventa escatologica.
5. FAMIGLIA LITURGICA
Vi sono compresi salmi cantati nelle diverse
feste oppure originati da un festa.
a) Salmi d'ingresso: contengono le condizioni
necessarie, come la fedeltà al decalogo,
per entrare nel Tempio alla presenza del
Signore. E' richiesta, soprattutto, la purezza
di cuore che non è un atteggiamento
esteriore. Infatti questi salmi solitamente
esprimono l'esigenza dei sacrifici esteriori,
ma anche del cuore contrito e umiliato.
b) Salmi requisitorie: riecheggiano un processo
in cui, di solito, l'uomo e Jahvè
entrano in contrasto e, spesso, Dio è
l'accusato considerato bisognoso di essere
difeso.
c) Salmi di pellegrinaggio: sono molto belli
ed erano cantati dai pellegrini che salivano
al Tempio.
Appunti III^ lezione
6. FAMIGLIA SAPIENZIALE
Vi appartengono salmi diffusi in tutto il
Salterio. Ne fanno parte i cosiddetti "Salmi
alfabetici" che sono strutturati in
modo da essere facilmente; imparati a memoria.
7. FAMIGLIA STORICA
Comprende salmi che rievocano i grandi doni
di Dio e le vicende della storia del popolo
d'Israele guidato dal Signore.
SALMO 1
a) Lettura di varie versioni. Commento
Una digressione: lettura, Atti degli Apostoli
13, 33 ("Mio figlio sei tu, oggi ti
ho generato") e salmo 2, versetto 7
("Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato").
Molto spesso il salmo 1 e il salmo 2 venivano
letti. come un unico componimento, tanto
che i Codici occidentali invece di indicare
"del salmo 2" citano "del
salmo 1". Entrambi i salmi parlano di
una stessa realtà, il Re, ma sotto
due diversi aspetti e, cioè, il primo
dice come dovrebbe essere il re, mentre il
secondo ci porta più direttamente
nel contesto del re-messia che dovrà
venire.
Il testo ebraico del salmo 1 inizia con la
prima lettera dell'alfabeto ebraico (alef)
e termina con l'ultima (tau) come a significare
che vi è racchiuso tutto l'alfabeto,
tutta la parola, tutta l'esperienza più
preziosa d'Israele. E' uno dei salmi che
celebrano la Torah, la Legge. Ed è
anche uno dei salmi sapienziali composti
dal saggio che scruta le due vie. L'esperienza
insegna che ci sono i giusti e gli empi.
Il saggio pensa e si chiede: è meglio
stare con gli uni o con gli altri?; chi è
l'empio e chi è il giusto?
E ancora: il giusto che soffre perché
soffre? Il giusto che muore soffrendo avrà
una ricompensa nell'altra vita? E' questo
il cammino della sapienza che si riflette
sull'esperienza. il sapiente risolve questi
quesiti riportandoli a Dio.
Alcuni studiosi hanno interpretato il salmo
l. come liturgico, da cantare nella "Festa
del rinnovo dell'alleanza", ma non è
possibile l'aggancio a una ricorrenza della
cui esistenza non si è certi. Si tratta,
piuttosto, di un salmo sapienziale che contiene
l'invito ad aderire alla Legge del Signore.
E' quasi un avvertimento per chi si accinge
a leggere il Salterio; è come una
di quelle frasi che erano scritte sui frontoni
dei templi antichi. Colui che vi entrava
doveva cercare di metterla in pratica. Questo
salmo parla della bontà di Jahvè
che ci offre due vie per permetterci di esercitare
la nostra libertà.
b) Struttura del Salmo 1
vv 1, 2, 3 - Contengono il ritratto del giusto
costruito in negativo e successivamente in
positivo e, per ultimo, con un simbolismo
("l'albero piantato lungo corsi d'acqua").
vv 4-6 - Ritratto dell'ernpio con un simbolismo
("la pula che il vento disperde"),
una negazione ("non reggeranno gli empi
nel giudizio") e, infine, con una antitesi
("la via degli empi andrà in
rovina").
La struttura di questo salmo non è
simmetrica e il linguaggio non è eccellente
ed è carico di simbolismi.
1) Il I° simbolismo è quello delle
due vie e ci richiama: a) la tentazione b)
la libertà
2) Il II° simbolismo è quello
dell'albero (vedi Geremia 17, 7-8) che simboleggia
il giusto, ma anche la Torah, linfa vitale
dell'albero stesso. Notiamo che il simbolismo
arboreo era molto usato.
3) Il III° simbolismo: agricolo. la pula
che il vento disperde viene citata dopo l'albero
che dà 1'idea della solidità.
4) IV° simbolismo: giudiziario. V. 5
la. voce verbale "non reggeranno"
va letta anche " non potranno alzarsi
nel giudizio", cioè "non
potranno parlare in giudizio in propria difesa"
5) V° simbolismo: quantitativo. All'inizio
del salmo gli empi erano i più numerosi,
mentre alla fine i giusti diverranno tanti.
6) VI° simbolismo: temporale. Ci sono
due concezioni del tempo:
a) Il tempo lineare, quello normale, con
le stagioni che si susseguono;
b) Il tempo circolare e perfetto: "la
legge del. Signore, la sua legge medita giorno
e notte", cioè continuamente.
Il tempo lineare fa pensare alla vita terrena,
quello circolare alla vita eterna
7 ) VII° simbolismo: cosmico. Entrano
in gioco i vari elementi che compongono il
cosmo.
Rileggiamo i vv 1-3: contengono il ritratto
del giusto e iniziano con una beatitudine,
un macarismo (dal greco macaria). Nell'Antico
testamento i macarismi sono di due tipi:
1) sapienziale
2) spirituale, ma anche liturgico
In questi primi tre versetti sembrerebbe
contenuto un macarismo liturgico (teologico).
Esempi di macarismo sapienziale: Prov. 3,13;
Qoelet 10,17
Esempio di macarismo più spirituale
e liturgico: salmo 2, 12 Esempio di macarismo
più spirituale: salmo 32, 1 e 2
La beatitudine con cui inizia il salmo 1
non nasce dall'ubbidienza meccanica a un
comando, ma dall'amore per Dio e per la sua
legge. Nel caso di esecuzione pedissequa
degli ordini di Jahvè l'uomo diventerebbe
un fariseo. L'amore del fedele per Dio scaturisce
dall'amore di Dio per il fedele. La felicità
consiste nell'amare e nell'essere amato.
Il Salterio inizia con una beatitudine e
già ci sentiamo nella dimensione dell'amore.
SALMO 1
IL. CANTO D'INGRESSO AL SALTERlO:
DUE VIE, DUE DESTINI
Assemblea di empi / è un male per
loro stessi, / un male per il mondo. / Assemblea
di giusti / è un bene per loro stessi,
/ un bene per il mondo. / Dispersione di
empi / è un beneficio per loro stessi,
/ un beneficio per il mondo. / Dispersione
dei giusti / è un male per loro stessi,
/ una disgrazia per il mondo. (Talmud, Sanhedrln
71a).
1 Beato l'uomo che non entra in riunione
coi malvagi ,
non indugia sulla via dei peccatori,
non siede nel consesso dei diffamatori
2 AI contrario: nella legge di Jahweh trova
la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
3 Sarà come un albero trapiantato
presso un canale
che dà frutto nella sua stagione
e il cui fogliame non appassisce mai.
Tutte le sue opere avranno successo.
4 Non così i malvagi, non così!
AI contrario: saranno come pula che il vento
disperde.
5 Perciò non potranno i malvagi alzarsi
nel giudizio,
né i peccatori nell'assemblea dei
giusti.
6 Jahweh, infatti, ama la via dei giusti
,
ma quella dei malvagi andrà in rovina.
Analisi del Salmo 1
La struttura è divisa in due parti:
I vv. 1-3 e Il-vv. 4-6
La prima parte termina con il simbolo dell'albero,
indice di solidità, mentre la seconda
inizia con il simbolo della pula, indice
di una cosa leggera, preda del vento.
I PARTE SALMO 1
v. 1 - La beatitudine iniziale non è
solo legata all'esecuzione di un ordine,
ma è la risposta d'amore all'invito
di Dio. Non siamo beati quando ci comportiamo
da servi, ma quando ci comportiamo da figli.
Questa è già un'interpretazione
spirituale.
w. 1-3 - I ritratti - Tema: il credente,
il sapiente deve separarsi nettamente dal
mondo dei malvagi. Il brano inizia con la
loro descrizione. Per la Bibbia gli empi
sono i nemici di Dio che insidiano i suoi
fedeli e la fede; i peccatori sono coloro
che hanno sbagliato bersaglio, che hanno
fallito nella vita. Gli stolti sono:
a) le persone che beffeggiano Dio;
b) i diffamatori che seminano la zizzania
e suscitano la discordia.
La classificazione dell'uomo beato avviene
attraverso tre verbi:
1) non segue;
2) non indugia;
3) non siede in compagnia .
1) "non segue": il termine ebraico
significa "seguire in modo curioso".
Il termine "consiglio" significa
anche "direttiva".
L'uomo saggio non deve farsi tentare da coloro
che insidiano i fedeli di Dio ,
2) "non indugia": letteralmente
in ebraico "stare ritto ad ascoltare",
cioè è un cominciare ad ascoltare
seriamente.
"La via" è in senso traslato
"la vita" o "la scelta di
vita". L'uomo non deve stare fermo ad
ascoltare, non può assolutamente aderire
alla vita di coloro che; hanno sbagliato
bersaglio;
3) "non siede" ovvero "non
condivide abitualmente e totalmente".
In senso traslato "la prassi",
"la mentalità del gruppo".
(percorso inverso: incuriosito ascolta e
aderisce alla fede).
L'uomo saggio non aderisce a queste tre scelte
di vita perché "si compiace della
legge del Signore".
Il Salmo I inizia con la prima lettera dell'alfabeto
ebraico e termina con 1'ultima, quasi fosse
un riassunto della rivelazione di Jahvè.
Ci dice che 1'elemento principale su cui
appoggia il giusto è la Torah e ciò
dovrebbe anche significare che la legge umana
è buona soltanto se è emanazione
della legge divina.
La Torah per gli ebrei non è l'elenco
di una serie di imposizioni, ma il più
grande dono di Dio agli uomini. E' l'espressione
dell'amore del Signore e non va seguita esteriormente,
ma con il cuore. E' una rivelazione divina
che ci porta la gioia, non certo l'oppressione.
Dovremmo guardare attentamente il sentimento
che suscita in noi siamo nel giusto se la
legge di Dio suscita la gioia. A questo proposito
il miglior commento al Salmo 1 è il
Salmo 119 ("Elogio della legge divina").
Concludendo: il tema della Torah è
legato al tema della gioia (v. 2). Proseguiamo
nell'analisi del v. 2 - "la sua legge
medita giorno e notte"..
"Medita" ossia "mormora a
bassa voce" (dall'ebraico), ma non semplicemente
parlando, bensì pensando a ciò
che sta mormorando. Gli ebrei non pregano
mai mentalmente, quanto meno sussurrano,
e si muovono con tutto il corpo. Tutto l'essere
partecipa alla preghiera perché è
preso dalla Torah nel tempo perfetto (cerchio
chiuso - giorno e notte). Il saggio diventa
egli stesso Torah, ovvero - per noi cristiani
- Vangelo. La nostra legge è il discorso
della montagna (Mt 5, 6, 7) perché
in esso si realizza il contenuto del Salmo
1. Accanto al concetto di "colui che
mormora" c'è quello dell'adesione
totale. Per l'ebreo lo studio della Torah
era già preghiera e viceversa. Per
la teologia dogmatica cristiana è
importante lo studio dei salmi che serve
a farci pregare meglio.
v. 3 "sarà come albero piantato
lungo corsi d'acqua" (primo paragone).
L'albero nella Bibbia è il segno della.
solidità; è normalmente contrapposto
all'erba e richiama 1'immagine della durevolezza.
L'acqua dà la vita. Gesù è
l'acqua viva (Gv. 4 - Gesù e la Samaritana)
per la vita eterna. Ricordiamo che 1'acqua
che ci ha rigenerato nel Battesimo è
contrapposta sempre, nella Bibbia all'aridità
dell'uomo e dell'albero secco (il tamerisco
della steppa e del deserto).
La traduzione esatta del termine ebraico
che corrisponde a "piantato'' è
in realtà trapiantato. Ciò
significa che si prende una pianta dal vivaio
e la si trapianta in terra per farla crescere.
Il vivaio è irrigato dall'amore di
Dio, la Legge; è vita che dà
la vita. "......darà frutto a
suo tempo....": l'uomo innestato nel
terreno irrigato dall'amore divino darà
frutto quando il Signore vorrà. ".....
riusciranno tutte le sue opere" significa
che la retribuzione delle azioni dell'uomo
avviene sulla terra, cioè durante
la nostra vita terrena. Questo principio
si scontrerà frontalmente con l'esperienza
negativa delle vicende umane e da qui nascerà,
gradualmente, l'idea della retribuzione nell'altra
vita.
II parte del Salmo 1
vv. 4-5-6 - La pula è un materiale
leggerissimo e il vento che la disperde ci
richiama biblicamente l'immagine del giudizio
di Dio. Questo tema è espresso molto
esplicitamente: "non reggeranno gli
empi nel giudizio". Nel primo Antico
Testamento Jahvè giudica qui sulla
terra, oggi, nella vita; in seguito - e poi
nel cristianesimo - il giudizio divino entra
in una visione escatologica, ossia avverrà
alla fine dei tempi. Nella II parte del salmo
la situazione è cambiata: ora i giusti
sono tanti, sono loro l'assemblea (al contrario
dell'inizio del brano).
Ultimo versetto: "Il Signore veglia
sul cammino dei giusti" - sarebbe meglio
tradurre "Il Signore conosce il cammino
dei giusti"; nel senso biblico più
pieno: "il Signore ama". Dio prova
entusiasmo e tenerezza perché è
un Dio geloso. Infine: "ma la via degli
empi andrà in rovina" perché
è abbandonata dal Signore che conosce
quella dei giusti. Andrà in rovina
l'uomo che si sarà messo volontariamente
fuori dalla sua via.
Questo salmo è suscettibile di grandi
aperture verso il cristianesimo, se ne approfondiamo
i suoi vari significati. Interpretazione
cristologica: quell'uomo gíusto è
Gesù Cristo che non ha condiviso il
peccato, ma è andato con i peccatori
(notare la differenza tra l'ebreo e il cristiano
nell'episodio della peccatrice. Interpretazione
cristiana: a noi, da sempre vengono proposte
due vie per una libera scelta. Dal punto
di vista cristiano l'albero della vita richiama
la croce. Il Salmo 1 è il compendio
di tutta la Bibbia che per essere ben pregata
deve essere conosciuta. Lettura del Salmo
2 secondo la. versione della Bibbia di Gerusalemme.
SALMO 2
'IL CARME DEL RE-MESSIA:
TU SEI MIO FIGLlO
II trono eterno promesso a David è
caduto nel nulla tremila anni fa, ma è
vero che durante tremila anni, fatto senza
confronti nella storia, non è venuta
mai del tutto meno la speranza di un messia
davidico destinato a regnare per sempre.
Israele è stato tante e tante volte
calpestato, ma nessun popolo ha avuto la
sua lunga e vivissima vita. Gesù è
morto sulla croce come tante migliaia di
schiavi, ma da venti secoli il mondo non
ha potuto cancellarne del tutto l'immagine.
(Ouinzio S., Dalla gola del leone, Milano
1980, pp. 11-12).
1 Perché le nazioni congiurano
e i popoli tramano cose vane?
2 Perché si organizzano i re della
terra
e i principi si riuniscono in segreto
contro Jahweh e contro il suo Consacrato?
3 "Spezziamo i loro legami,
gettiamo via il loro giogo!"
4 Colui che è assiso nei cieli ne
ride,
Jahweh si fa beffe di loro.
5 Allora parla ad essi nella sua ira ,
li sgomenta nel suo furore:
6 "lo però ho insediato il mio
re'
sul Sion, il mio santo monte".
7 Proclamerò il decreto di Jahweh
che a mio riguardo disse: Tu sei mio figlio;
oggi ti ho generato.
8 Chiedi a me e ti darò in eredità
le nazioni
e in dominio le estremità della terra.
9 Li spezzerai con scettro di ferro,
li frantumerai come ceramica di vasaio!
10 E dunque, o re, riflettete con impegno,
lasciatevi correggere, o potenti della terra,
" servite Jahweh con timore ,
baciategli i piedi con tremore
12 perché non s'adiri e non smarriate
la via!
La sua ira, infatti, s'infiamma rapidamente.
Beato chi in lui si rifugia!
IL SALMO 2
Lettura del salmo 2 nella traduzione della
Bibbia di Gerusalemme e in un'altra versione.
l salmi l e 2 mancano del titolo tanto che
alcuni interpreti antichi e alcuni codici
occidentali del Nuovo Testamento riportano
il salmo 2 citandolo come parte del salmo
1.
COMMENTO GENERALE
Il Salmo 2 è uno dei più belli
anche se appare di difficile comprensione.
Esce infatti dai nostri schemi mentali,,
perché da noi manca la monarchia e
da ani non ci sono più state guerre.
Molti. :Padri della Chiesa l'hanno definito
"Il canto del Natale di Cristo"
- e, perciò, andrebbe letto e meditato
nel giorno di Natale -.
Innanzitutto, in teoria, il salmo 1 potrebbe
essere unito al salmo 2 perché il
primo ci presenta la Torah (e la via che
deve seguire il giusto) e il secondo ci presenta
il motore del (giudaismo, il Messia, che
ci spinge all'incontro con Dio. Nel Cristianesimo
al posto della Torah ci. sono il Vangelo
e I'eucarestia e, anziché l'attesa
del Messia Giudaico, c'è l'incontro
con Gesù Cristo.
Questi due primi salmi ci danno la chiave
d'interpretazione di tutto il Salterio e
della storia d'lsraele (la Torah, l'infedeltà
d'Israele, la speranza, ecc.).
Il salmo due è "regale"
perché ci parla del re e, in particolare,
del rito d'incoronazione -. tipicamente orientale
-. Sarebbe interessante e utile a questo
proposito annotare le situazioni parallele
delle civiltà dell'epoca.
vv 1-3
E' descritta la tipica situazione di interregno,
cioè il periodo che intercorre tra
la morte del re e l'incoronazione del suo
successore. In questo lasso di tempo manca
un potere effettivo e forte e di conseguenza
i re vassalli, che fino ad allora erano stati
sottomessi, congiurano e si ribellano. Il
salmo ci presenta lo statuto teologico della
monarchia in Israele, che non ha origine
divina, ma è semplicemente legittimata
da Jahvè. E notiamo una diversità
notevolissima rispetto ai regni circostanti,
come ad es. l'Egitto.
Il faraone Amenofi IV, che impose l'abbandono
del culto delle divinità tradizionali
in favore della venerazione del disco solare,
unico creatore e conservatore del mondo,
e che introdusse in Egitto questo particolare
tipo di monoteismo (che durerà solo
fino alla sua morte), si proclamava "figlio
del dio-sole" (AKENATON).
Una curiosità: in un rapporto del
governatore della Palestina, inviato a questo
faraone, compare per la prima volta il nome
di Betlemme (1350 a.C: circa).
Il re, quindi, nelle monarchie dell'epoca,
circostanti a Israele, era considerato figlio
della divinità e. aveva perciò
origine divina. Tra 1'altro, questo processo
di ".Divinizzazione" è presente
anche in Roma, per .es: con la Gens Julia,
che una volta giunta al potere, si fa attribuire
origini divine. Per gli ebrei i1 re era solamente
il luogotenente di Jahvè, cioè
il garante visibile e il custode della sua
Legge. La figura del re era molto avversata
dai profeti e i singoli monarchi erano il
loro bersaglio perché si comportavano
da
prostituiti, da malvagi e da corruttori del
popolo. Si fa strada La convinzione che il
re ideale, come lo vuole Jahvè, arriverà
soltanto alla fine dei tempi: ecco il messianismo
escatologico. Alla fine dei tempi cioè
si realizzerà il disegno divino: ci
sarà il Consacrato, I'Unto, il vero
Messia.
STRUTTURA DEL SALMO 2
vv. 1-3 la rivolta dei re vassalli.
I protagonisti sono sempre tre: il Re, il
Messia, i re della terra.
w.. 4-G Una solenne dichiarazione di Jahvè.
Anche in questi versetti vi sono sempre gli
stessi tre personaggi.
w. 7-9 La dichiarazione del sovrano
w. 10-12 la sottomissione dei re vassalli,
dei re della terra al Signore.
I SIMBOLISMI
Sono due:
a) Uno orizzontale, che ha il suo esatto
opposto in quello verticale. La dimensione
orizzontale va dai re della terra contro
il Messia e dal Messia contro i re della
terra. Ma questo stesso movimento è
anche verticale, perché dietro il
Messia c'è Jahvè e quando il
Messia vince i re della terra è in
realtà Jahvè che li vince;
b) l'altro, antropomorfico: Jahvè
è rappresentato con caratteristiche
e comportamenti umani quali il riso, l'ira
e il furore. Il riso di Dio e la sua parola
sono efficaci, mentre il riso di Sara. -
che fa eco a quello di Abramo - è
un riso ironico, beffardo, quando le viene
annunciato che avrebbe avuto un figlio. E
il figlio si chiamerà Isacco che significa
"Dio ha sorriso".
La promessa di Jahvè si è realizzata.
Se Dio ride, significa che ha già
provveduto.
COMMENTO vv. 1-3
Siamo di fronte alla situazione storica difficile
dell'interregno. l vassalli ribelli non si
rendono conto che stanno combattendo, in
realtà, contro Dio. Già dall'inizio
si comprende che tutto ciò che costoro
vanno tramando è cosa vana e inutile.
C'è L'affermazione, in negativo, della
potenza di Jahvè. Si va insinuando
l'idea che gli uomini si possono ribellare
a Dio (vedi il peccato originale e l'orgoglio
di Saul). E' vero: ci sono i re e i loro
sudditi che congiurano contro Dio, ma essi
non prevarranno.
Dal salmo 2 scaturisce l'idea, che per il
cristianesimo si realizza in Gesù
che la luogotenenza di Dio, cioè l'agire
al posto di. Dio, non si esaurisca nella
discendenza davidica. Gli ebrei attenevano
e ancora attendono il vero discendente di
Davide, il Messia.
ANALISI DEI vv 1-2
Soffermiamo la nostra attenzione sulle seguenti
voci verbali:
1) congiurano: partecipano ad un consiglio,
a una riunione segreta, ma nel senso compiere
un atto non giusto;'
2) cospirano: è la traduzione dello
stesso verbo di sal. l, 2 (medita), cioè
mormorare a bassa voce con la sottolineatura
della partecipazione dell'intelletto a un
progetto;
3) insorgono, da insorgere: significa esattamente
"assumere la posizione prestabilita"
(simbolismo militare). Questa posizione;
manifesta il disegno di qualcuno che va contro
il progetto di Dio;
4) congiurano: vedere punto 1 )
Queste azioni sono contro il progetto di
Dio e contro il Suo consacrato (il Messia)
il quale diventa colui che sulla terra realizza
il regno di Jahvè. Chi combatte Jahvè
non può che combattere il suo Messia
e chi combatte il Messia combatte anche Jahvè.
Per noi cristiani la Chiesa è all'inizio
della manifestazione del Regno, che non si
esaurirà in essa, ma si realizzerà
pienamente alla fine dei tempi e riguarderà
tutta l'umanità. La Chiesa opererà
affinché questo Regno si renda visibile.
Ecco la nostra attesa.
v. 3 Si realizzano i piani segreti
Quante volte abbiamo sentito Dio come un
padrone che ci opprimeva, ci legava; quanti
giovani rivendicano la loro libertà!...
Come assomigliano gli uomini ai re della
terra che si ribellano( vediil peccato originale).
"Spezziamo le loro catene" significa
"spezzare il giogo". E'questo,
il gesto simbolico del vassallo che si ribella
proprio perché il giogo è indizio
di sottomissione. Il programma dei ribelli
è chiiaramente la denuncia di un trattato
di vassallaggio.
w. 4-6
Notare la contrapposizione fra quanto è
scritto nei vv. l-3 e in questi: là
ci sono la congiura e la cospirazione, che
avvengono in segreto, mentre qui abbiamo
la luce, la chiarezza, la trasparenza.
Jahvè non mormora, parla e appare
nella sua maestà confrontandosi con
la pochezza dei congiurati. Il Signore vede
i congiurati e non riesce a fare di meglio
che sorridere di loro. Secondo un'interpretazione
del salmo si tratterebbe di un sorriso di
compatimento o di amarezza o di delusione
per gli sforzi dell'uomo. Viene anche alla
mente Gesù che sorride; a Giuda nel
Getzemani e lo chiama amico. Invece questi
versetti sono l'espressione della manifestazione
di onnipotenza di Jahvè che sa di
vincere.
L'ira e il furore divini provocano il terrore
e spaventano i ribelli. Dio dice:
"Io l'ho costituito mio sovrano
sul Sion mio santo monte".
Jahvè è il vero sovrano il
vero protagonista della storia.
vv. 7-9
Il v. 7 è citato, caso unico, due
volte dal Concilio Vaticano II. E'' Jahvè
l'autore del decreto, Lui che parla al re
e che lo prende sotto la sua protezione elevandolo
alla dignità divina. " Annunzierò
" da
"safar" che significa "proclamare
solennemente. L'elemento centrale di questi
versetti è il decreto del Signore,
l'attoufficiale di intronizzazione.
Si noti che tra i popoli confinanti con Israele,
per esempio tra i Cananei, il re all'atto
dell'incoronazione non avrebbe mai potuto
affermare: " Egli, Baal, mi ha
detto " tu sei mio figlio, oggi ti ho
generato" ", ma avrebbe parlato
in prima persona dicendo: " io sono
stato generato da Baal".
Questa espressione significa generazione
diretta dalla divinità, mentre il
decreto di Jahvè, che si esprime "
tu sei mio figlio, oggi ti ho generato"
significa soltanto una filiazione adottiva
e non una filiazione sin dall'origine.
Il re in Israele non è neppure, come
in Mesopotamia, il tramite fra Dio e l'uomo,
ma è soltanto il custode della Legge.
Semmai un intermediario tra Dio e l'uomo
è il profeta, colui che parla al posto
di Dio. Assistiamo qui alla smitizzazione
del monarca e comprendiamo meglio perché
gli ebrei si fossero opposti all'introduzione
nel Tempio della statua dell'imperatore romano
inteso come divinità. Jahvè
resta totalmente trascendente, altissimo,
irraggiungibile. Non potremo mai vederlo
attraverso quegli uomini, i re della terra.
Il sovrano, né da vivo né da
morto, non potrà essere elevato ad
un rango superiore a quello degli altri uomini.
La monarchia per Israele è esclusivamente
una esigenza politica e l'approvazione divina
è data in base alla risposta di fedeltà
del re. Ecco la sorte dei sovrani malvagi
e infedeli: Dio ha tolto loro la sua investitura
teologica. L'unico re al quale Jahvè
ha perdonato è Davide.
VALENZA ATTUALE DEI SALMI
I salmi, composti tanti secoli addietro,
hanno tutta la loro valenza anche oggi. Non
è il re il solo figlio di Jahvè;
nell'Antico Testamento risulta evidente che;
il figlio primogenito è il popolo
e il re è uno del popolo.
v. 7 "Oggi" è il giorno
dell'intronizzazione, non il giorno della
nascita e va letto nella categoria del memoriale
come la Messa, che è ricordo di un
fatto accaduto duemila ami fa. E' un avvenimento
reso presente adesso, oggi., quando stiamo
celebrando la Messa, ma è proiettato
verso l'eternità.
v.8 Sono espressi i doni di Dio.
Il v. 9 indica la promessa della vittoria
che avverrà per mezzo di Jahvè.
SALMO 2 (continuazione)
vv 10-12
Il vero protagonista non è il re,
ma Jahvè stesso. "E' ora":
espressione che indica un evento importante
che esige una risposta concreta da parte
dell'uomo. E' un invito ad essere saggi,
ad istruirsi. e sottintende anche l'attesa
di una risposta. L'appello di Jahvè
sollecita a capire: e ad accogliere il progetto
divino sulla storia: è inutile ribellarsi
a Dio che, prima o poi, vince. Chi è
saggio e ha potere: deve rendersi conto che
non si può sfidare il Signore.
"Istruitevi": letteralmente andrebbe
tradotto "riflettete".
"Riflettere" è un verbo
che: nella Bibbia allude all; capacità
di penetrare in profondità negli avvenimenti
per cogliere il progetto di Jahvè
su di noi. Quante volte agiamo come se Lui
non esistesse o ci domandiamo dov'è
il nostro Dio!. E' questo l'interrogativo
terribile che si sono posti gli ebrei nell'olocausto.
Le risposte sono state molteplici come, ad
esempio, quella di Primo Levi: c'è
stata Auschwitz e, quindi, Dio non c'è;
oppure la soluzione; di WIESEL: proprio perché
c'è stata Auschwitz Dio c'è.
"Istruitevi" suona come un invito
ad accettare la correzione, a riconoscere
di avere sbagliato mettendoci contro il Signore.
LETTURA DEI VV 10 E 11 IN UN'ALTRA VERSIONE
CHE PRESENTA QUALCHE DIVERSITA'
"E dunque, o re, riflettete con impegno,
lasciatevi correggere, o potenti della
terra;
servite Jahvè con timore
baciategli i piedi con tremore"
"Servite" in questo caso è
un termine tecnico del culto e significa:
non mettetevi soltanto a disposizione di
Jahvè, ma servitelo in modo totale,
rendetegli il culto. Riflettiamo sulla differenza
tra "servire" e "rendere culto"
e pensiamo alla scena del giudizio finale
narrata nel Vangelo di Matteo (25, 40 e seg.)
quando Gesù dice: "ogni volta
che avete fatto queste cose a uno solo di
questi miei fratelli più piccoli,
l'avete fatto a me". Ma i giusti non
l'avevano compreso tanto che gli rispondono:
"Signore, quando mai ti abbiamo visto
affamato..."
E' gente che ha fatto del bene a qualcuno
senza sapere di averlo fatta direttamente
a Dio. Il salmista usando la voce verbale
"servite" diventa intransigente,
quasi a dire che non basta fare del bene
in generale, ma che è necessario rendere
culto al Signore, riconoscere che è
Dio. Nel prologo del Vangelo di Giovanni
è ben chiaro che l'autogiudizio consiste
nell'accogliere: o meno il Figlio di Dio.
“ Chi non lo accoglie è già
giudicato.
Inoltre, "servire" indica l'atto
dell'adorazione nel Tempio che sottintende:
1) il timore per la trascendenza di Jahvè
(è un Dio irraggiungibile);
2) l'amore che nasce dalla Sua vicinanza.
Il Creatore dell'universo si è fatto
amare. Ricordiamoci di questi due elementi,
di questi due stati d'animo quando adoriamo:
tremore e timore davanti alla grandezza di
Dio e, nello stesso tempo, amore profondissimo
per Lui che è così vicino a
noi: "Servite Jahvè con timore":
è un richiamare quasi un tremore che
nasce però dalla gioia.
"baciategli i piedi con tremore"
Baciare i piedi di Jahvè. Significato
letterale: ritenere che quella persona, quell'essere
a cui baciamo i piedi è infinitamente
superiore a noi.. (Tale gesto era molto comune
in Oriente;). In questo caso è ben
evidente che si devono baciare i piedi non
al re della terra, ma solco a Jahvè.
In proposito la storia ci narra che Caligola
aveva introdotto questo gesto di omaggio
all'imperatore romano come preludio alla
sua divinizzazione.
Ultimo versetto: "Beato chi in lui si
rifugia", secondo alcuni studiosi è
frutto di un'aggiunta successiva. La conclusione
del salmo si apre; ad una beatitudine, così
come il salmo 1 che inizia con "Beato
l'uomo che non segue il consiglio degli empi".
INTERPRE'TAZIONE CRISTIANA
E' questo il "Salmo del Natale del Signore".
Il Messia di cui si parla è Cristo
il Re, il personaggio al quale verrà
dato il possesso delle nazioni. A Lui si
inchineranno i re della Terra. In Lui c'è
l'identificazione tra il Messia e il figlio
di Dio non più adottivo, ma generato
dal seno del Padre. Riandiamo al prologo
del Vangelo di Giovanni (1, 1-18).
SALMO 7
"Preghiera del giusto perseguitato
v. 1 Lamento che Davide rivolse al Signore
per le parole di Cus il Beniaminita.
Appartiene alla "Famiglia delle suppliche",
mentre il salmo 1 :fa parte della "Famiglia
sapienziale" e il salmo 2 appartiene
alla "Famiglia regale". Lettura
del salmo 7 secondo la Bibbia di Gerusalemme.
Lettura di un'altra versione:
v. 2 "Jahvè, mio Dio, in te mi
rifugio:
salvami e liberami da chi mi perseguita,
v. 3 perché non mi mangi come un leone,
non mi sbrani senza che nessuno mi salvi".
COMMENTO
v. 1 Sottotitolo
Lettura e illustrazione di 2 Samuele 18,
9 e seguenti: la morte di la morte di Assalonne
che viene inquadrata nella. sconfitta delle
sue truppe. Ioab, generale di Davide, uccide
Assalonne nonostante I'ordine contrario del
suo re ("Trattatemi con riguardo il
giovane Assalonne!" 2 Sam. 18,5
"Salvatemi il giovane Assalonne!"
.18,12)
Kush potrebbe essere uno schiavo-messaggero
etiope (letteralmente "Kushita"
da Kush che era il nome dell'Etiopia). "Beniaminita
farebbe pensare alla tribù di Beniamino,
la stessa di Saul, avversa a Davide. Non
si è trovato nella Bibbia alcun riscontro
alla "perscecuzione" subita da
Davide da parte di Kush. Comunque, dal testo
del salmo si evince che ci si trova in un
momento altamente drammatico.
GENERE LETTERARIO: SUPPLICA
Si distinguono tre elementi:
1) un lamento individuale o supplica;
2) un giuramento d'innocenza (elemento dominante
del salmo);
3) una liturgia che rappresenta il giudizio
di Dio sugli uomini.
Soffermiamoci sul secondo elemento
Il "giuramento d'innocenza"'. si
pronuncia nel Tempio alla presenza di un
sacerdote e consiste nell'invocare il giudizio
di Dio ed è detto anche "ordalia".
Nel caso pratico quando l'inchiesta non riusciva
a stabilire quale dei due contendenti avesse
ragione, l'accusato chiamava il Signore a
testimone della sua innocenza. Importante
era che alla fine di tale processo si potesse
emanare una sentenza suggellata dal giudizio
di Jahvè, che è un giudice
giusto. Lo stesso S. Francesco aveva sfidato
il sultano a sottoporsi al giudizio divino,
ottenendone però un rifiuto.
In questo salmo è espressa la "legge
del taglione": Tu, o Signore, se sei
buono mi devi salvare, se sono malvagio mi
devi punire. Occhio per occhio, dente per
dente. E', tutto sommato, una legge positiva,
intelligente: la reazione è proporzionata
all'offesa.
STRUTTURA DEL SALMO
vv. 2 - 3: la supplica;
vv. 4 - G: il giuramento d'innocenza;
vv. 7 - 14: la grande assemblea divina;
vv. .15 - 17: mia riflessione sapienziale
sul male e sull'empio;
v. 18 . la conclusione sullo stile della
supplica.
La parte più difficile del. salmo
è costituita dai versetti 7 -14 e
manifesta diversi stili di composizione.
SIMBOLISMI
1) Simbolismo giuridico: è fondamentale
perché la ambientazione del salmo
è tipicamente processuale. Il Signore
stesso assiso sul trono richiama subito il
simbolismo militare: Dio non è solo
giudice, ma anche un generale che dispone
di un esercito per fare rispettare le sue
sentenze. Il salmista qui non parla di armi
cosmiche, come i fulmini, ma di armi umane.
2) Simbolismo teriomorfo: quello proprio
dell'animale feroce, che è rappresentato
in questo caso dal leone che sbrana. Tale
simbolismo richiama l'avversario nel processo
o il nemico nelle azioni militari, cioè
il male stesso. Il leone può significare
il male, un nemico concreto che: può
essere sia esterne sia interno all'uomo.
3) Simbolismo venatorio: della caccia (w.
13, 14 e seg.). con l'aiuto del Signore;,
raffigurato come un guerriero e un arciere
implacabile, l'empio cadrà nella fossa
approntala per catturare il giusto
4) Simbolismo materno: usato in negativo.
L'empio partorisce la menzogna (v. 15)
5) Simbolismo infernale: Secondo alcuni studiosi
"la polvere" (v.6) richiama l'inconsistenza,
il disonore, le tenebre, lo sheol..
ANALISI DEL SALMO
Il salmo inizia con un'espressione altamente
drammatica: ``Signore mio Dio in te mi rifugio".
"Azar" in ebraico non significa
soltanto un rifugiarsi genericamente in Dio,
ma chiedere asilo nel Tempio. (E' da tenere
presente che il diritto d'asilo esisteva
fino a un passato abbastanza recente nelle
chiese e nei conventi e colui che riusciva
a rifugiarsi nel Tempio aveva diritto alla
tregua da parte dei nemici).
Ora, quest'uomo entra nel Tempio perché
sa che il rifugio che Jahvè gli offre
nella sua casa è solido e concreto.
Ne deriva una prima considerazione: l'importanza
di recarsi a pregare in chiesa perché
questa dà l'idea concreta dello spazio
di Dio. Nel Duomo di Como il soffitto dipinto
d'azzurro e d'oro zecchino richiama il cielo
e, quindi, la casa di Dio.
Nella Bibbia di Gerusalemme entrambi i verbi
del v. 3 vengono tradotti con "sbranare".
Invece il primo verbo andrebbe tradotto "squartare",
mentre il secondo significa anche "rapire".
Allora, se, stando a un'interpretazione simbolica
il leone rappresenta il male, è accettabile
anche il termine "rapire".
vv. 4 - 6. Secondo la tradizione precedentemente
trascritta (e diversa da quella della Bibbia
di Gerusalemme) al v. 6 anziché "onore"
si legge "fegato". Per i Semiti
questo era I'organo dei sentimenti e dei
pensieri. Nei vv 4 - 6 si notano due parti:
1) la confessione dei peccati non commessi
(confessione in negativo);
2) l'automaledizione (se ho agito male il
nemico mi insegua e trascini nella polvere
il mio "fegato")
In, pratica si tratta del "giuramento
d'innocenza": io non ho commesso nessuno
dei peccati accusati; se dovessi averli commessi
invocherei su di me la vendetta divina. E'
un atteggiamento tipico dell'uomo.
In questo giuramento è evidenziato,
molto bene la "legge del taglione"
che esigeva che si rendesse bene per il bene
e male per il male.
v. 5
"Se a torto ho spogliato i miei avversari".
La voce verbale del v. 5 ha più significati
in ebraico , come "spogliare" od
"opprimere" ovvero "liberare"
o "risparmiare". Nella logica del
salmo 7 "spogliare" significa "se
ho ecceduto nella spogliazione dei miei avversari";
però sarcebbe meglio tradurre "se
a torto ho liberato o risparmiato i miei
avversari", cioè con il secondo
significato. Chiaramente è il clima
della legge del taglione, ossia quella della
retribuzione terrena.
"Trascini nella polvere il mio fegato"
Per gli ebrei l'essere umano è unitario
perché il corpo è inscindibile
dall'anima e ha una funzione importantissima
nella preghiera, tanto è vero che
ancora oggi gli stessi pregano muovendo tutto
il corpo. E' tutta intera la persona che
prega il Signore. Nel caso di menzogna, quindi,
è tutto l'essere umano che viene distrutto.
A proposito del termine "fegato"
(in ebraico) c'è tutto un gioco di
parole:
Kabod è la gloria,
Kebed è il fegato, che per gli ebrei
è appunto la sede e l'origine delle
emozioni più autentiche di gioia e
di dolore
(Nello stesso salmo [v. l0] costituiscono
sede di tali emozioni anche il cuore: e i
reni). La diversità di interpretazione
della parola è dovuta al fatto che
la traduzione. (Kabod e Kebed) dipende dalla
libera vocalizzazione di alcuni termini,
considerato che l'ebraico antico è
privo di vocali. Alcuni testi hanno vocalizzato
e ottenuto Kabod, altri Kebed.
Se vogliamo spiritualizzare il testo leggiamo
"Kabod", gloria; se teniamo presenti:
la versione più: aderente al contesto
drammatico del salmo è opportuno tradurre
"Kebed", fegato.
SALMO 7
IL GIURAMENTO
D'UN INNOCENTE PERSEGUITATO: SORGl, JAHWEH!
.
1 Làmento. Di Davide. Quando egli
cantò a Jahweh a
causa delle parole di Kus il Beniaminita.
2 Jahweh, mio Dio, in te mi rifugio:
salvami da chi mi perseguita e liberami,
3 perché egli non mi laceri come un
leone,
non mi sbrani senza che alcuno mi liberi.
4 Jahweh, mio Dio, se ho commesso una colpa,
se c'è iniquità sulle mie mani;
5 se ho ripagato il mio amico col male,
se ho spogliato a torto i miei nemici,
6 l'avversario mi insegua e mi raggiunga,
calpesti a terra la mia ,vita
e trascini nella polvere il mio fegato. .
7 Sorgi, Jahweh, nel tuo sdegno ,
levati contro il furore dei nemici,
svegliati, o Dio mio, e ordina il giudizio!
8 L'assemblea dei popoli ti circondi;
dall'alto siediti contro di essa!
9 Giudica i popoli, Jahwéh,
e giudica me secondo la mia giustizia, Jahweh,
secondo la mia innocenza, Altissimo!
10 Poni fine al male degli empi,
rendi stabile il giusto,
tu che scruti reni e cuore, Dio giusto!
11 II mio scudo è l'Altissimo Jahweh
,
che salva i retti di cuore.
12 Dio è giudice giusto,
Dio ogni giorno s'adira.
13 Ecco, torna ad affilare la spada,
a tendere e a puntare il suo arco.
14 Si prepara strumenti di morte,
arroventa le sue frecce.
15 Ecco, l'empio produce iniquità,
concepisce malizia, partorisce menzogna.
16 Scava un pozzo profondo
e cade nella fossa che ha fatto.
17 La sua malizia ricade sul suo capo, la
sua violenza gli piomba sulla testa.
18 Loderò Jahweh per la sua giustizia,
canterò il nome di Jahweh Altissimo.
SALMO 7 - CONTINUAZIONE
Lettura ed esame della parte centrale del
salmo: w. 7-14.
Anzitutto, dopo un breve preludio, leggiamo
una serie notevole di appellativi divini,
Dio è chiamato in diversi modi. E'
il Dio della fedeltà dell'alleanza,
il "mio Dio", il giudice giusto,
l'Altissimo, l'Eccelso.
Molto interessante è l'appellativo
"l'Altissimo" che si pone in parallelo
con "il Signore", il Dio del sacerdote
Melchisedek che nella Bibbia (Genesi 14,18)
è definito appunto "sacerdote
del Dio Altissimo".
E poi abbiamo un Dio trascendente, che è
lontano, inarrivabile, irraggiungibile e,
però, nello stesso tempo è
"elohim saddiq", il "Dio giusto",
e "elohim safet saddiq", il Dio
giudice giusto.
Tutti questi titoli vogliono dirci che Jahve
è Dio potente, grande, irraggiungibile,
ma non lontano da noi, perché entra
nelle vicende unane per giudicarle. Dio è
un mistero che noi non possiamo spiegare,
ma che entra nella nostra vita.
Se leggiamo attentamente i salini, scopriamo
che tutto 1' Antico Testamento è una
preparazione alla venuta di Gesù,
al Dio fatto uomo. E' bene sottolineare che
nell'A.T. c'è già la percezione
di questo evento.
La venuta di Gesù Cristo è
la visibilizzazione del nostro Dio, giudice
giusto, che entra nella storia dell'uomo.
Egli segue le vicende umane nell'evolversi
della storia: è il Signore della storia.
L'intervento di Jahve è espresso in
due modi.
1 ) positivo: Dio prende le difese del giusto
~
2) negativo: Dio pone fine al male che compiono
gli empi.
Quindi 1' attenzione è a favore del
giusto e a sfavore dell'empio. E come fa
il Signore a giudicare in modo giusto? Dio
è onnisciente e vede nel cuore, cosa
che 1' uomo non può fare. Il suo sguardo
perfora ogni schermo ipocrita.
v.10 "tu che provi mente e cuore, Dio
giusto".
L'altra versione del v.10 recita: "Poni
fine al male degli empi, rendi stabile il
giusto,
tu che scruti reni e cuore, Dio giusto!"
Nella versione della Bibbia di Gerusalemme
anziché "reni e cuore" leggiamo
"mente e cuore". Con il termine
"mente" abbiamo l'astrazione di
ciò che significano per gli ebrei
i vari organi interni (cuore, reni e fegato).
, Il cuore per gli ebrei è l'uomo
stesso che "vede, sente, parla, odia,
ringrazia, ripara
s'insuperbisce"; è " 1'organo"
che presiede ad ogni funzione, ad ogni sentimento.
Tutto
è nel cuore. Se si colpisce il cuore
la persona muore. Dal cuore spaccato di Cristo,
però, nasce la vita.
Ricordiamo in Gv. 19,34 il significato del
sangue e dell'acqua che escono dal cuore
di Gesù crocifisso. II sacrificio
della vita di Gesù, dell'agnello offerto
per la salvezza del mondo, è il sangue;
il simbolo dello Spirito, della sua fecondità
spirituale, è 1' acqua.
I reni indicano le passioni, le emozioni
più superficiali, gli istinti; il
fegato indica le passioni e i sentimenti
più profondi. II cuore è la
ragione, la coscienza, il sentimento. ma
nel senso più alto del termine. Allora
qui vediamo che i vari organi non hanno solo
una funzione fisiologica, ma anche spirituale.
I1 v.12 si conclude con 1' espressione "ogni
giorno si accende il suo sdegno", cioè
la
sua ira.
L'ira di Jahve darà la possibilità
di sistemare tutto ciò che era stato
messo fuori posto, perché non si tratta
di un comportamento passeggero, ma, secondo
il salmo 7, di un atteggiamento costante
("ognigiorno"). Il Signore punisce
con, la sua ira per tutto il tempo necessario
per riuscire a ristabilire il giusto e a
punire 1' iniquo. E' 1' ira di un Dio tenace,
persecutore. Infatti da questo salmo esce
1'immagine di Jahve giudice, ma anche di
un Dio che ci perseguita con la sua grazia.
Riassumendo, in questi versetti ci sono gli
appellativi di Dio, di un Dio che ristabilisce
le cose al loro posto. Alla fine 1'ira e
la costanza di Jahve permettono di riportare
il giusto al suo giusto posto.
vv.15-18 -lettura
Vi è accennato il tema dell'autoretribuzione.
L'empio cade vittima delle sue stesse trame,
che si ritorceranno contro di lui. Egli raccoglie
ciò che ha seminato. Sarebbe perciò
quasi superfluo 1' intervento di Dio, se
Dio non ci fosse.
C'è corrispondenza con uno dei versetti
più belli del Magnificat "ha
disperso i superbi nei pensieri del loro
cuore". La traduzione esatta è:
"ha disperso i superbi attraverso i
pensieri del loro cuore". Sono gli stessi
loro pensieri che disperdono i superbi.
Secondo 1' interpretazione cristiana il peccatore
si autopunisce nel momento stesso in cui
commette il peccato. Tutto ciò che
il salmo espone porta alla quiete, alla gioia,
a un Dio che dice: abbandonati a me e io
verrò a difenderti.
v.l8 - "Loderò il Signore per
la sua giustizia e canterò il nome
di Dio, 1' Altissimo.".
La giustizia di Dio è quella che salva
e, allora, ciò che conta veramente
è la fiducia in Lui. Diamo 1' interpretazione
cristiana: il protagonista è Gesù,
il giusto calunniato, il giusto che è
costretto a ricorrere al giudizio di Dio.
E, per quanto riguarda il discepolo: quale
è la giustizia che Dio chiede a noi?
Abbiamo la risposta nei capitoli 5,6,7 del
Vangelo di Matteo.
SALMO 8
Lettura del salmo secondo la Bibbia di Gerusalemme
e secondo un'altra versione (allegata). E'
un inno alla creazione. E' una delle composizioni
più belle del salterio e andrebbe
letto d'estate sotto il cielo stellato.
Commento.
Nel salmo 8 c'è un mirabile intreccio
tra Dio, 1' uomo e il cosmo, le tre realtà
supreme. Teniamo presente che nella Bibbia
non c è una vera e propria trattazione
cosmica; 1'universo è visto in modo
.semplice: è una creatura di Dio e,
quindi, tutto ciò che esiste nel cosmo
è creazione divina. A tale proposito
vanno letti Genesi 1,2,3 che sono capitoli
sapienziali (specialmente il 2 e il 3) come
il salmo. Il cosmo solitamente è visto
come una creatura di cui Jahve si serve per
salvare o punire 1'uomo. Dio con le sue folgori
incenerisce gli empi, apre il mare per far
passare il . suo popolo e poi lo richiude
per sommergere gli egiziani. Il cosmo non
è una realtà mutica indipendente
dal creatore, ma una realtà soggetta
a Dio che la usa secondo i suoi scopi. E'
importante questo concetto per capire la
differenza grandissima fra la religione ebraica
e tutte le altre religioni circostanti dell'epoca.
Si tratta della demitizzazione del cosmo.
Nel salmo si accenna anche al rapporto gerarchico
tra queste tre realtà: Dio, cosmo,
uomo. Paradossalmente 1'essere più
piccolo, più insignificante -1'uomo-
si colloca al secondo posto, subito dopo
Dio, nella scala gerarchica. Colui che viene
esaltato non è 1' uomo, perché
il protagonista, 1'attore principale del
salmo è Jahve. Di fronte al Creatore
e alla sua grandezza scaturisce la domanda
tipicamente sapienziale: perché 1'uomo
è dominatore della terra, perché
è grande di fronte al creato? La risposta
sarà: 1'uomo è grande perché
Jahve è grande.
La struttura del salmo 8.
E' molto semplice. Ci sono due antifone:
una all'inizio e un'altra, uguale, alla fine.
del salmo. Costituiscono come due parentesi
(acclamazione al nome) una delle quali viene
aperta e 1'altra chiusa per contenere lo
scopo del salmo che è quello di lodare
e di magnificare il nome di Dio.
Schema.
Antifona d'inclusione (v.2°): acclamazione
al nome
A- Prima scena cosmica: 1' onnipotenza divina
e 1' uomo (vv 2b-5)
B- Seconda scena cosmica: il potere umano
e Dio (vv. 6-9)
Antifona d'inclusione (v. 10): acclamazione
al Nome
La prima scena cosmica (I° movimento)
ha. per protagonisti 1' universo e 1' uomo
(2b-5); la seconda scena (II° movimento)
ha, al contrario, come protagonisti 1- uomo
e 1'universo (vv 6-9). Potremmo racchiudere
queste due parti con una parentesi graffa
e
scrivere a lato, in verticale, .Jahve. Il
I° movimento va dal creato all' uomo,
il II° movimento dall' uomo al creato,
ma dietro tutto c'è Jahve che unisce
le due parti. Jahve è l' inizio e
la fine.
I simbolismi.
l ) Simbolismo cosmico, ossia le immagini
cosmiche, come il cielo, la terra e il mare,
con due movimenti verticali: uno che sale
(uomo-universo) e uno che scende (universo-uomo).
2) Simbolismo splendore-onore con altre immagini.
In questo salmo le caratteristiche di .Jahve
partecipate al re sono estese ad ogni uomo.
Ciascuno di noi partecipa allo splendore
e all' onore di Dio. Scopriamo, così,
che gli uomini hanno la stessa dignità
di fronte a Dio. Ogni uomo, in quanto tale,
è uguale agli altri e ha la loro stessa
dignità. Sono dà rifuggire,
però, le aberrazioni che considerano
gli esseri umani tutti uguali, ma in senso
deteriore.
3) Simbolismo somatico, immagine del corpo
applicati, a Dio e all' uomo. E' bello notare
che di Jalme sono citate le dita, le mani;
dell' uomo la bocca e i piedi.
4) Simbolismo dinamico. In questo salmo sono
citate otto azioni di Jahve: sei sono rivolte
all' uomo e due all' universo (creato). Siamo
partecipi dell' atteggiamento di Dio che
non è certamente di riposo: Dio è
movimento continuo, non riposa.
5) Tipologia umana. Riguarda la fragilità
dell' uomo con immagini tipiche dell'umanità:
i fanciulli, i lattanti e, nello stesso tempo,
i vendicatori, la gente cattiva, i nemici.
6) Simbolismo del Nome, la simbologia del
nome di Jahve.
Il "Nome" è la persona stessa
di Dio annunciata e proclamata in tutto il
creato.
Il nome è la tentazione dell' umanità
che erige la torre di Babele con 1' intento
di costruirsi il "Nome" che sia
antagonista di quello di Dio.
Nei versetti 2 e 10 si legge "Signore
nostro" che è 1'appellativo solenne
e regale per eccellenza (in ebraico "adonénú").
Ma, poi, nei vv2-9, al nome di Jahve è
unito quello dell' uomo non più nel
contrasto del peccato. I due non sono più
antagonisti: uno, Jahve, rende grande 1'
altro; 1' uomo con la sua opera rende sempre
più visibile :la grandezza di Dio.
Analisi del salmo 8
v.1 "Al maestro di coro. Sul canto:
"I torchi". Salmo di Davide".
Il salmo fa riferimento a Davide come a un
patronato ideale, ma alcuni elementi presenti
nel testo fanno ritenere che sia stato composto
in epoca molto antica, forse fra il X°
e il VI° secolo a.C.
"I torchi" traduce il termine ebraico
"su gittit", ossia l'arpa, la cetra.
La parola ebraica indica un' arpa tipica
dei Filistei, che veniva costruita nella
città di Davide. Potrebbe, perciò,
essere un' indicazione per eseguire, per
cantare il salmo 8 accompagnandosi con tale
strumento.
Secondo un' altra interpretazione potrebbe
trattarsi di una melodia filistea. Alcuni
studiosi mettono in relazione questa ipotesi
con Davide, perché il re aveva una
guardia del corpo composta da soldati filistei.
Una terza interpretazione fa risalire "torchio"
a "gat". In questo caso si potrebbe
trattare di un canto rituale, un canto per
la vendemmia. Sappiamo che i gesti più
importanti dell' uomo, secondo I' alternarsi
delle stagioni, diventavano quasi dei riti
religiosi, come avveniva per la vendemmia
e la mietitura, ed erano accompagnati da
canti rituali. In tal modo i gesti rituali
dell' uomo diventavano religiosi.
v.2b e v.10: le due antifone uguali (il tratto
iniziale e il tratto finale della grande
parentesi). In questi versetti, in questa
lode c'è il coinvolgimento di tutta
la terra perchè si parla di qualche
cosa di totale. L' idea è chiara:
tutti gli uomini, tutta la terra devono avere
la possibilità di riconoscere, lodare
e magnificare Jahve. II salmista, certamente,
non pensa che gli egiziani e i babilonesi
lodando la propria divintà proclamino
la lode di Jahve. Teniamo ben presente che
non è valida 1' idea, oggi assai diffusa
in certi ambienti, che chiunque veneri un
qualsiasi "dio" veneri il nome
di Cristo.
Leggiamo il cap. 1 della Lettera di S. Paolo
ai Romani, in modo particolare (vv. 20-23)
soffermiamoci sul brano che parla dei pagani
che potrebbero tranquillamente arrivare a
Dio attravero le opere dell' universo, del
creato, ma sono vittime della cecità
e non solo non arrivano a Lui, ma fanno diventare
loro divinità le opere stesse del
Creatore.
Questi due versetti (2b e 10) sono molto
importanti: si deve attribuire la lode a
Jahve , mai all' uomo.
vv. 2b-5
Lettura di due versioni. Risulta ben evidente
la diversità dei versetti 2b e 3 nelle
due traduzioni, perchè il testo originale
è molto corrotto, e, quindi, può
dare adito a varie interpretazioni.
v. 2b "la tua maestà vorrei cantare
lassù nei cieli". Le due parole
fondamentali su cui si regge questo versetto
sono:
1 ) tenah, che significa "rendere culto";
2) aser, che potrebbe anche essere letto
"sir" (cantare)
Alcuni studiosi leggono assieme questi due
termini ottenendo il significato "vorrei
adorare", altri "vorrei cantare".
Quest'ultima è anche una scelta di
assonanza perchè le parole del v.
2b richiamano le parole ebraiche del salmo
precedente (7,18).
v_.3 "Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza..."
Altra traduzione: "balbettando come
fanciullo e lattante!..."
Soffermiamoci sui bimbi e sui lattanti, persone
deboli che possiamo intendere in senso reale;
piccoli che non possono ancora parlare, che
sono fragili e deboli. Jahve anche attraverso
la loro bocca può essere lodato. Questa
espressione, al contrario, può essere
intesa in senso spirituale e allora ci rifacciamo
al vangelo di Matteo (11,25), a Gesù
che dice: "Ti benedico, o Padre, Signore
del cielo e della terra, perchè hai
tenuto nascoste queste cose ai sapienti e
agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli".
Oppure a quando Gesù dice che chiunque
si farà piccolo come i bambini entrerà
nel Regno dei cieli. E' 1' infanzia spirituale.
La persona umile, consapevole della sua fragilità
è quella che, più del1e altre,
ha la possibilità di entrare nel Regno
dei cieli, di abbandonarsi nelle braccia
di Dio.
..
SALMO 8
IL CANTO DI DI0 CREATORE E DELL'UOMO,
CAPOLAVORO DEL CREATO
' Al maestro .del coro. Sulla ghittea. Salmo.
Di Davide.
2a O Jahweh, nostro Signore,
quant'è glorioso il. tuo Nome
su tutta la terra!
2b La tua maestà vorrei cantare lassù
nei cieli
3 balbettando come fanciullo e !attante!
Hai gettato le basi di un baluardo a causa
dei tuoi oppositori,
per ridurre al silenzio il nemico e il vendicatore.
4 Certo, quando guardo il tuo cielo, opera
delle tue dita,
la luna e gli astri che tu hai fissato,
5 che cos'è mai l'uomo perché
te ne ricordi,
l'essere umano perché te ne curi?
6 Eppure I'hai fatto poco meno di un dio,
l'hai coronato di gloria e di magnificenza,
7 I'hai reso signore sull'opera delle tue
mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
8 tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della steppa,
9 gli uccelli del cielo e i pesci de! mare,
sì, tutto quanto solca le vie delle
acque!
10 O Jahweh, nostro Signore,
quant'è glorioso il tuo Nome
su tutta la terra!
Salmo 8 - continuazione
Riprendiamo il commento al salmo 8, v.3 nel
quale si parla di bimbi e lattanti.
Guardiamo alle riprese evangeliche del salmo,
soprattutto di questa. parte e rileggiamo
Mt 11,25 e 21,15-16: il Vangelo è
rivelato non ai forti e ai potenti, ma ai
semplici. I bimbi e i lattanti fanno da contrasto
con un'altra categoria di persone: gli avversari,
i nemici e i ribelli. I bimbi e i lattanti
accolgono il Signore e lo lodano; quegli
altri che solitamente sono adulti, non lo
accolgono.
Facciamo una precisazione terminologica Il
testo ebraico tradotto letteralmente va letto
"oppositori, nemici e vendicatori"
(anziché "ribelli").
Che significato hanno queste parole?
Gli oppositori e i nemici sono coloro che
si oppongono a Dio, mentre i vendicatori
si arrogano un diritto che è tipico
del Signore: La. vendetta. appartiene a Dio.
I vendicatori sono dei superbi che escludono
a tal punto il Signore da pensare di mettersi
al suo posto, tanto da prendersi i diritti
tipici di Dio. Questa. affermazione è
carica. di conseguenze pratiche: come intendere,
per esempio, la pena..
Perché lo Stato infligge una pena?
Per vendicarci oppure per un altro motivo?
Quando noi giudichiamo un'altra, persona
non ci arroghiamo per caso un giudizio che
di Dio?
V. 3b
"affermi la. tua potenza";
altra traduzione "Hai gettato le basi
di un baluardo"
Letteralmente: "hai posto le fondamenta.
di un bastione, una fortezza".
II salmista dice che Jahve ha messo le basi
e ha costruito il firmamento. Nella concezione
ebraica il firmamento è una specie
di calotta che è situata fra la terra.
e il cielo e non permette alle acque superiori
di comunicare con quelle inferiori e ricoprire
così la terra facendo tornare il caos
che c'era. prima della creazione.
Allora, Dio ha posto il firmamento per dire
che i suoi nemici, i suoi oppositori e i
suoi vendicatori non potranno mai arrivare
fino a lui.
Qualcuno ha visto in questa. concezione come
nemici e avversari le creature mitiche, ad
esempio, Leviatan oppure Behemot, che non
erano altro che il coccodrillo e l'ippopotamo,
figure mostruose che vengono mitizzate e
che sono gli avversari dell'uomo e di Dio
e che poi per astrazione sono identificate
con il male. Behemot e Leviatan ne sono la
personificazione. Non per niente Satana.
nel racconto del peccato originale é
identificato con un serpente.
Dal brano si può dare questa. interpretazione:
Dio crea un baluardo che è il firmamento
e tale baluardo non può essere mai
superato dai suoi nemici.
_V.4 ,
"gli astri" sono fissati, cioè
sono resi stabili da Jahve. Con il v.4 comincia
l'esaltazione di Dio perché questo
è il vero motivo di fondo del salmo.
Un Dio talmente grande che con le sue opere.
fa. un lavoro di cesello. Il creatore è
così potente. che per fare delle cose
tanto perfette gli bastano le dita
Non commuoviamoci contemplando il cielo stellato,
ma. commuoviamoci davanti a Dio che l'ha
creato con le sue dita, davanti alla sua
potenza. e alla sua delicatezza.
V.5
"che cos'è l'uomo perché
te ne ricordi"
Il verbo "ricordarsi" è
importantissimo, perché è uno
dei verbi essenziali della. Bibbia. Ci dice.
la storicità di Dio e nello stesso
tempo è alla base della fede umana..
Pensiamo all'Eucarestia, "fate questo
in memoria di me", che è il ricordo
di Gesù Cristo, è la. base
della nostra fede.
Se Cristo non avesse pronunciato quelle parole
non avremmo avuto I'Eucarestia, non ci sarebbe
stata la Chiesa. Che cosa è l'uomo?
L'uomo è "enos".
Vorrebbe dire letteralmente "realtà
malata," e significa la fragilità
e la debolezza umana
L'altra parola: "figlio dell'uomo"
("ben' adam") ci richiama la. terra
("adamah") perché "adam"
(Adamo) appunto, è tratto dalla terra.
~
Anche qui appare la fragilità. Si
vede come il salmista. ci tiene a sottolineare
che I'uomo è una realtà. malata,
fragile, fatta di terra,.
V.5b
"...perché te ne curi?"
"Curare" significa "visitare,
sorvegliare, provare sollecitudine e preoccupazione".
Dio prova sollecitudine per I'uomo; è
sempre protagonista.
Allora, se Jahve è così grande
e cesella con le dita l'universo e si prende
cura dell'uomo, le sorprese possono essere
tante, come quella che arriva subito dopo,
"Eppure l'hai fatto poco meno degli
angeli". (v.6)
V.6a
C'è una questione: nel testo ebraico
leggiamo "elohim" che alcuni intendono
(come nella, Bibbia di Gerusalemme) come
delle creature superiori, quelle che stanno
tra Dio e l'uomo, gli angeli, appunto.
Secondo altri studiosi questa, interpretazione
non è valida, perché si tratta
del salmo della onnipotenza. e della grandezza
di Jahve e della piccolezza dell'uomo. Non
ha quindi senso introdurre un altro termine
di paragone con l'uomo. Costoro vedono "elohim"
come un plurale maiestatis, di Dio, e allora.
la traduzione sarebbe: "eppure l'hai
fatto poco meno di un Dio".
Questa seconda versione pare rispetti meglio
il contesto del salmo.
V.6b
"di gloria e di onore" sarebbe:
" di gloria e di splendore".
Le due parole "gloria e splendore"
sono attributi solo di Dio e sono usate per
l'incoronazione del monarca Infatti le parole
"lo hai coronato: gli hai dato potere"
fanno parte del rito d'incoronazione. Potremmo
quasi dire che sono dei termini tecnici per
questa grande liturgia d'incoronazione.
L'uomo, tutti gli uomini sono pari al re
perché Dio li ha. incoronati re dell'universo.
Può sembrare che la figura del re
venga così ulteriormente smitizzata
perché anche tutti gli altri uomini
sono uguali davanti a Dio. Ogni uomo è
re e Dio gli ha dato un immenso potere su
tutto l'universo. Tutti gli uomini hanno
la stessa dignità.
L'uomo, allora, é il Signore dell'universo,
ma di un'opera. non sua Da ciò deriva
la responsabilità umana. L'universo
è dato in gestione all'uomo, ma. è
Dio che l'ha. cesellato con le sue dita.
Quindi c'è una. visione ben precisa
dell'uomo e dell'universo: l'uomo è
il signore di una cosa non sua. La. potenza.
dell'uomo non è assoluta, non è
neppure basata. sui suoi sforzi perché
gli è data. prima di tutto da Dio.
Interpretazione cristiana: quest'uomo è
Cristo, è lui il nuovo Adamo, l'uomo
per eccellenza, che ricompone in sé
tutto il creato distruggendo le conseguenze
del peccato.
SALMO 15
"L'ospite del Signore". Salmo di
Davide.
Lettura del salmo nella versione della Bibbia
di Gerusalemme e secondo il testo allegato.
Iniziamo a conoscere i salmi composti per
la liturgia, detti anche "salmi liturgici"
o "salmi d'ingresso':
Introduzione
Il salmo 15 è una "liturgia d'ingresso".
Si tratta di un termine tecnico. Il pellegrino
per entrare nel tempio doveva avere 1'animo
purificato. Nel commento al salmo 1 si è
detto che tale salmo era come 1' iscrizione
posta sul frontale dei tempi (o ai loro ingressi),
che invitava alla purificazione coloro che
vi entravano. Queste iscrizioni riassumevano
1' atteggiamento da tenere prima di entrare
nel tempio.
E' un atteggiamento che potremmo chiamare,
con un termine a noi più usuale, "atto
penitenziale". Si tratta di un gesto
che anche noi compiamo all'inizio della Messa
("Confesso a Dio onnipotente... "),
che precede, quindi, la celebrazione vera
e propria del rito.
In questo senso il salmo 15 è "atto
penitenziale".
L'accesso al tempio di Gerusalemme richiedeva
innanzitutto la purità esteriore,
che si estendeva anche alle persone. Infatti
un muro di separazione impediva ai pagani,
i cosi detti "Gentili", di entrare
nell'area sacra del tempio di Erode. Ciò
è confermato dal ritrovamento tra
i ruderi di questo tempio di lastre di marmo
con scritte contenenti la minaccia della
pena di morte per i trasgressori.
La purità esteriore, legata all'osservanza
di determinate pratiche, diventa però,
grazie soprattutto all'opera dei profeti,
sempre più esigenza di intimità
interiore.
A Dio interessa il cuore dell'uomo, la sua
purezza. Si manifesta quella legge scritta
nei cuori che sarà portata a compimento
da Gesù.
La base per 1' esame di coscienza (noi nel
confiteor diciamo che "abbiamo peccato
in pensieri, parole, opere ed omissioni...
") di ogni ebreo che entrava nel tempio
era il testo del Decalogo, cioè il
testo dell'Alleanza tra Dio e Israele (Es.
20).
E' questo 1'atto che il buon ebreo doveva
compiere prima di presentarsi davanti alla
gloria del Signore nel tempio.
Ora, il salino 15, con .tutte le sue norme
molto concrete, evidenzia che liturgia e
vita, preghiera ed esistenza non devono mai
essere separate.
Un cristiano che si limita soltanto ad andare
a Messa alla domenica non è m buon
cristiano, perché la pratica del culto
non può essere separata dalle opere.
Ci sarebbe
una frattura grandissima fra la sua preghiera
(liturgia) e la sua vita (esistenza). Su
questo tema insistono moltissimo i profeti
(Is. 33,14-16, Mic. 6,6-8).
Il contenuto del salmo ci induce a non avere
una visione magica della liturgia e della
preghiera; il salmista, cioè, ci vuole
inculcare il concetto che la liturgia senza
la vita è vuota e che la vita prende
anima e consistenza dalla preghiera.
Altra caratteristica del salmo 15 è
la concisione. in un'epoca in cui si tendeva
a moltiplicare i precetti (erano ben 613)
il salmista cerca di accentrarli, di ridurli
a pochi. Era, questa, anche la tendenza dei
profeti. Ad esempio per Michea i precetti
erano tre: pietà, amore, umiltà.
E, soprattutto, questa era la tendenza di
Gesù, il quale quando gli viene chiesto
quale sia il comandamento più importante
della Legge risponde che il precetto è
uno solo: ama Dio e ama il prossimo.
Il brano ci mette già di fronte al
tentativo di arrivare al "cuore"
della Legge, che è 1'amore. E' 1'
unico comandamento che conta. Il salmo 15
rientra nel processo di passaggio dalla dispersione
(613 precetti) unità (un solo precetto).
Struttura
V.1
Contiene una domanda e sono possibili due
interpretazioni:
a) è la domanda che il fedele rivolge
al sacerdote e la parte seguente del salmo
è la relativa risposta.
b) è la domanda del sacerdote ai fedeli
e il resto del salmo è la risposta
degli stessi fedeli al sacerdote.
Sembra più plausibile la prima interpretazione.
v.2 Esprime tre condizioni generali.
v.3 Esprime tre condizioni "orizzontali"
per il prossimo.
v.4 Esprime tre condizioni "verticali"
per il prossimo.
v.5 a b
Indica due condizioni economico-giuridiche.
v.5 c d .
Il versetto finale riprende il primo. Indica
il risultato che consegue chi avrà
osservato tutte le prescrizioni contenute
nel salmo.
La parte centrale del salmo, più che
poetica, sembra catechetica (insegnamento)
o addirittura giuridica (un canone del diritto
canonico).
I simbolismi. .
I simbolismi non sono molti, proprio perché
è un salmo catechetico-giuridico e
non profetico.
a) Il più, presente è il simbolismo
di tipo sacrale che è legato al tempio,
visto come una tenda come una montagna) in
cui abita il Signore (v.1 ).
La tenda ricorda la "tenda del convegno"
durante l'Esodo, mentre la montagna evoca
la stabilità del tempio.
b) Un altro simbolismo è ricavato
da "dimorare" e da "fermarsi":
è il simbolismo dell' ospitalità.
"Dimorare" si può tradurre
anche con "piantare la tenda".
Si parte da Lui idea di instabilità,
perché la tenda è instabile,
perché chi pianta la tenda è
un nomade che non ha un posto fisso nel quale
stare. Però anche questo simbolo di
instabilità (tipico del pellegrino)
arriva a fermarsi in uri simbolo di stabilità
finale.
L'ospite è colui che, prima o poi,
se ne andrà. E` il pellegrino per
eccellenza che entra nel tempio per pregare,
per incontrare il suo Signore; poi esce e
torna ai suoi fratelli. Ecco il simbolismo
dell'ospite, che dà 1'idea di qualche
cosa che, comunque, non è stabile.
Tutto questo è espresso attraverso
i due verbi "dimorare e fermarsi che
però, partono da una situazione di
instabilità (dimorare nelle tende).
Commento.
v.l
E' un verso che esprime il camminare verso
Dio, il giungere agli atri del Signore. Qui
sostiamo, ma ci aspetta un altro cammino.
Ma c'è un ulteriore differenza si
amava da un lungo cammino non solo stanchi
fisicamente, ma anche interiormente ( "venite.a
me voi tutti che siete affaticati e oppressi...").
Chi è arrivato stanco sosta e quando
riparte è solido, riposato, ha ritrovato
la sua stabilità. La gloria del Signore
lo ha .rinforzato. Così dovremmo vivere
la nostra Messa: arriviamo stanchi e demotivati,
veniamo ristorati e usciamo solidi, costruiti
sulla roccia.
Il pellegrino va al tempio, ma alla fine
dimora anche, non nel senso di abitare nel
tempio ma nel senso che presso di lui il
Signore ha preso dimora stabile.
E' uno scambio: tu vai nel tempio, incontri
il Signore, rimani un po' e quel Dio che
hai incontrato dimora stabilmente in te.
Così è nella Comunione.
vv.2-5b: il corpo centrale.
Si ha un linguaggio molto essenziale, tipico
dei profeti.
E' importante sottolineare che gli atti indicati
in questi versetti non si debbono compiere
al momento dell' ingresso al tempio; piuttosto
sono comportamenti che devono rappresentare
una dimensione permanente della vita del.
credente, una mentalità. Ci accorgeremo
che questi atteggiamenti hanno tutti una
valenza comunitaria.
La nostra non può essere una fede
intimistica (io e il mio Dio) ma il nostro
rapporto con Dio vale proprio in quanto ci
sono li altri (vedere la I° lettera di
Gv.). Se non si vive in una dimensione comunitaria
non si può nemmeno amare il Signore..
E' opportuno ripetere che la fede dell' ebreo,
prima, e del cristiano, poi, non è
intimistica,
ma sempre comunitaria. Paradossalmente 1'
eremita che odia il mondo sarà sempre
un pessimo eremita; 1' eremita che ama il
mondo sarà sempre un ottimo eremita.
Allora la fede deve essere sempre sbilanciata,
con entusiasmo, verso il prossimo.
II corpo centrale del salmo l5 è un
insieme di precetti in positivo e in negativo.
Il salmista ci dice che non è sufficiente
non fare del male (precetti in negativo),
ma che bisogna fare del bene (precetti in
positivo).
v.2
Possiamo affermare che la prima proposta
("Chi cammina con integrità")
accomuna e condiziona tutte le altre. "Integrità"
in ebraico indica il cerchio, che è
sinonimo di perfezione, di completezza e
si può, quindi, tradurre con il termine
"perfezione". Ci richiama
la frase di Gesù "Siate perfetti
come è perfetto il Padre vostro celeste".
Seconda proposta: "chi pratica la giustizia".
Per un ebreo osservante significa mettere
. in pratica la legge, la Torah, la parola
di Dio, cioè vivere 1' Alleanza e
soprattutto il Decalogo (=le dieci parole).
Per il cristiano invece vuol dire vivere
1' Eucarestia che è Parola fatta Carne,
vivere il rituale della nuova alleanza ("Fate
questo in memoria di me"). Concretamente,
nella vita, significa collaborare con il
Signore nell' edificazione del suo regno.
Allora la giustizia diventa indispensabile
per varcare degnamente le porte del tempio
che sono le porte della giustizia (Salmo
118).
Terza proposta: "chi dice la verità
dal cuore".
Sembra introdurre la legge scritta nel cuore.
Tutta la persona deve aderire alla verità,
al Signore.
v.3
Ci presenta 3 condizioni orizzontali nei
confronti del prossimo: io-il prossimo. Ecco
il valore comunitario. "Sulla sua lingua
non v'è calunnia": quarta proposta.
Non devo diffamare, perchè se lo faccio
inserisco una debolezza nella comunità,
creo delle divisioni. Quinta proposta: "al
suo prossimo non fa del male". Non recare
danno agli altri. "Ama il prossimo tuo
come te stesso", amatevi gli uni gli
altri come io ho amato voi" .
Sesta proposta: "e non lancia insulti
al suo vicino". Vogliamo ricordare che
i salmi sono stati composti in ma società
in cui si parlava e si ascoltava; ma si leggeva
pochissimo. Notiamo che ben due di queste
tre proposte sono incentrate sulla parola
(IV° e VI°). Per 1' uomo antico la
parola è efficace, lascia il segno..
E' da evidenziare che finora manca 1' elencazione
dei peccati più gravi, come 1'omicidio
e l'adulterio. Sembra scontato che il fedele
che si presenta al tempio non abbia commesso
peccati così gravi.
v.4
"Ai suoi occhi è spregevole il
riprovato, ma onora chi teme Jahweh".
Prescrizioni verticali per il prossimo. Sono
"verticali" perchè riguardano
sempre il prossimo ma, da uri ulteriore analisi,
questi impegni risultano assunti davanti
a Dio. Settima proposta: "il riprovato"
è colui che Dio ha escluso. Secondo
questa proposta il giusto si schiera con
i giusti, cioè con coloro che Jahve
approva. Si intuisce il rischio dell' integralismo,
pericolo presente anche in alcuni movimenti
ecclesiastici
contemporanei.
Ottava proposta: "ma onora chi teme
Jahve". Ritroviamo la "legge del
taglione" (sono bravo con chi è
bravo), ampiamente superata dal cristianesimo.
"Timore" non ha il significato
che intendiamo noi. La paura, intesa biblicamente,
è 1'insieme dei sentimenti che deve
avere 1' uomo davanti a Dio. C' è
il timore, c' è il rispetto, ma c'è
anche 1' amore, la comunione.
Nona prescrizione: "se ha giurato a
proprio danno...". Ecco il giuramento
che trova immutabilità e stabilità
nel fatto che è stato formulato davanti
a Dio.
_v.5 "Non presta denaro ad usura..."
due condizioni economico-giuridiche.
Decima prescrizione; L' usura è un
peccato condannato severamente dalla Chiesa,
che è stata sempre contraria agli
usurai, tanto è vero che nel Medio
Evo questo tipo di prestito era praticato
soltanto dagli ebrei. Il sistema bancario
fu visto all' inizio con estremo sospetto
dalla Chiesa. Il padre di S. Francesco stava
iniziando a prestare denaro con interesse
quando il figlio decise di andarsene da casa.
A quei tempi questa pratica era severamente
condannata. Nel mondo circostante ad Israele,
all' epoca in cui è stato composto
il salmo 15, 1' usura era assai diffusa,
quasi istituzionalizzata a livello giuridico.
Per esempio, in Mesopotamia era praticato
un tasso fino al 50%, mentre gli Aramei ammettevano
un interesse massimo del 50% sui prestiti
in denaro e fino al 100% su quelli in grano.
In Israele tale prassi non era molto diffusa
e i profeti si scagliavano contro gli usurai.
"Non si lascia corrompere a danno dell'
innocente".
Undicesima proposta. Il versetto sembra scritto
oggi. E' una piaga che affiora sovente e
ci sono molti testi biblici che ne parlano
come: Es. 23,8; Deut. 10,17; Ezech. 22,12;
Prov. 17,23 e Is. 1,23 (lettura).
Il problema della corruzione della magistratura
era di attualità nella Bibbia. .I
giudici che ricevevano compensi davano sempre
ragione al forte e torto al debole. Il giusto,
invece, abbraccia la causa dell' innocente
senza incentivi monetari. Il molo del giudice
giusto avrebbe dovuto essere soprattutto
quello del re.
"chi agisce in questo modo non sarà
mai smosso". Il salmista riprende 1'
ideale di stabilità: solo chi starà
ancorato al tempio, a Dio, non sarà
mai "smosso". Il giusto non è
fondato sulla sabbia ma sulla roccia (Mt.
7,24-27), come la presenza del Signore è
radicata sulla rupe di Gerusalemme e dà
stabilità a Israele.
SALMO 15 (14) ,
L'OSPITE DI JAHWEH E IL SUO . DECALOGO
Sappiamo, o mio fratello, che è folle
estrarre i sensi dei precetti del salmo,
lasciandone uno o I'altro alla sua libertà.
Si tratta di una collana di perle infilate:
se ne liberiamo una sola, il legame è
spezzato ed esse fuggono tutte. Disciplinali
tutti e ciascuno aiuterà gli altri.
“II bene genera il bene, la trasgressione
partorisce trasgressione recitano i dottori.
(Bahya Ibn Paquda, mistico ebreo dell'XI
sec., I doveri del cuore):
Salmo. Di Davide
1 0 Jahweh, chi potrà dimorare nella
tua tenda
chi potrà fermarsi sulla tua santa
montagna?
2Chi cammina con integrità,
chi pratica la giustizia,
chi dice la verità dal cuore.
3Sulla sua lingua non v'è calunnia,
al suo prossimo non fa de) male
e non lancia insulti al suo vicino.
4 Ai suoi occhi è spregevole il riprovato
ma onora chi teme Jahweh.
Se ha giurato a proprio danno, non esita,
5 non presta denaro ad usura,
non si lascia corrompere a danno dell'innocente.
Chi agisce in questo modo
non sarà mai smosso.
SALMO16
Lettura del salmo nella versione della Bibbia
di Gerusalemme e secondo un altro testo (allegato).
Individuazione delle differenze.
Sembra che la versione C.E.I. sia molto più
poetica dell'altra. In alcuni punti, fra
i due testi ci sono divergenze così
rilevanti da poter cambiare in parte il senso
del salmo, tanto da far pensare che possa
averlo scritto un levita oppure una persona
con un'altra fisionomia
, appartenente cioè ad ma diversa
cerchia di fedeli.
Innanzi. tutto è una composizione
il cui testo è giunto a noi molto
rovinato; è resa, perciò, difficile
la ricostruzione dell'originale.
E' un salmo composito e si presta ad essere
considerato un inno, una meditazione, un
dialogo; infatti tutte queste tendenze sono
presenti nella composizione stessa. L'inno
potrebbe essere persino liturgico, la meditazione
sapienziale e il dialogo un salmo di. supplica.
E' indubbiamente un'opera complessa e, comunque,
si tratta di uno dei pochissimi salmi che
hanno un'impronta mistica. Infatti, se si
considera che i salmi in generale sono componimenti
che muovono da una realtà ben concreta
e che il fedele di solito li usa per ottenere
una realtà altrettanto concreta, si
constata con stupore che in questo caso il
salmista non chiede nulla.
Dalla lettura dei versetti appare, piuttosto,
non il Dio di adesso, ma quello che noi.
riusciremo a possedere nel futuro. Il salmo
16 trova la sua origine e la sua conclusione
in Dio. " Dio è il Dio giusto"
potrebbe essere il titolo del salmo stesso.
Ed è facile ricordare qui la preghiera
di S. Teresa d'Avila ( una persona che si
è "persa" in Dio): "
Nulla manca a chi possiede Dio: Lui solo
gli basta". Siamo nel campo della mistica.
Quindi, 1'amicizia con Dio, la gioia del
credere, la comunione piena con Lui sono
le tematiche importanti di questa stupenda
composizione, breve, ma ricchissima di concetti.
Epoca di composizione del salmo 16
Alcuni studiosi ritengono che sia stato scritto
molto anticamente, all'epoca dei primi re;
secondo altri nel periodo del "post-esilio"
babilonese, perchè vi sono espressi
concetti che troviamo anche nel libro di
Geremia; per altri, ancora, nell'epoca dei
Maccabei (che difesero la fede jahvista dagli
attacchi di Antioco V° Epifane il quale
voleva ellenizzare Israele).
Era, quest'ultima, l'epoca in cui sorse il
movimento degli Asidei, dall'ebraico Hasidim
(i pii,), che secondo alcuni studiosi furono
i precursori dei farisei, i quali ponevano
Dio al di sopra di ogni cosa mediante la
concreta applicazione della Legge giudaica
(l'osservanza della. legge prima di tutta).
I farisei sono coloro che Antioco V°
Epifane sgomina con facilità perchè,
dopo essersi ritirati nel deserto, applicano
in maniera talmente rigorosa la Iegge da
lasciarsi sterminare per non combattere in
giorno di sabato.
Attualmente per quanto concerne l'epoca di
composizione del salmo 16 sussistono due
ipotesi
a) secondo alcuni studiosi la spiritualità
insita in questo testo è tipicamente
sacerdotale, quella cioè di un appartenente
alla tribù di Levi, e, quindi, il
salmo è collocabile verso la fine
della monarchia, all'incirca al tempo di
Giosia, quando si realizza la grande riforma
deuteronomica. In quel periodo, durante gli
scavi del Tempio, vennero ritrovati alcuni
rotoli dimenticati contenenti il testo del
Deuteronomio e comunque molte regole ad esso
riconducibili.
Da tale scoperta prende inizio la riforma
con la radicalizzazione dello jahvismo, fatto
ben visto dai profeti perchè il Dio
espresso dalla Legge veniva posto al di sopra
di ogni altra cosa. Si può presumere
che ci si trovi. nell'epoca di poco precedente
all'esilio babilonese;
b) secondo altri esperti potrebbe trattarsi
in modo specifico della professione di fede
di un cananeo, quindi di un adoratore di
idoli, che si è convertito allo jahvismo.
(Rinuncia agli idoli e professioni di fede
in Jahve.)
Il salmo è comunemente :conosciuto
come la preghiera di un sacerdote, di un
levita che professa tutta la sua fiducia
in Jahve. Potremmo dire che è un salmo
di abbandono.
Le difficoltà preannuncìate
all'inizio della lezione sono dovute alla
diversa traduzione del v.3 (vedere i due
testi. presi in esame). Ciò è
causato dal significato che assume nelle
due versioni l parola ebraica "leqedósim"
che in entrambe è tradotto con "i
santi".
Infatti, nella Bibbia di. Gerusalemme è
scritto: "Per i santi, che sono sulla
terra", mentre nell'altro testo: "Ai
santi diffusi nel paese". ll termine
ebraico "leqedosim", tradotto,
appunto, con "i. santi", nella
Bibbia compare spesso per indicare invece
"gli idoli" (ved. Osea 12,.1; Is.
57,8; I Sam. 2,2).
Lettura di :Isaia 57, 8.
In questo brano, che è contro l'idolatria,
il profeta parla degli idoli, di "coloro
con i quali amavi trescare. E' un'espressione
che si potrebbe tradurre secondo l'antica
versione del salmo "hai patteggiato
con i "santi" (gli "idoli",
in realtà) con i quali andavi a trescare"
Proseguiamo nella lettura e incontriamo i
nobili, i principi, "uomini nobili",
secondo la traduzione C.E.I; "i potenti
", secondo l'altra versione.
l'appellativo " principe " era
allora riservato a "Baal-Hadad",
spesso chiamato "adr" (= principe,
potente, magnifico), che era la principale
divinità cananea. S. Paolo per defìnire
"satana" usa sovente l'espressione
"principe di questo mondo" (1.
Corinzi 2,6-8)
Se ritorniamo al punto b) vediamo che per
il convertito cananeo (supposto autore del
salmo) i" santi" sono gli "idoli"
e gli "uomini nobili" sono i "principi"
e, in particolare, Baal.
E', comunque, preferibile la prima interpretazione
(punto a) per la quale il salmo 16 sarebbe
opera di un levita, di un sacerdote che proclama
la sua fiducia in Dio.
Se diamo alla composizione, alla lettura,
un senso spirituale possiamo dire che gli
idoli sono tutte quelle piccole cose che
ci distolgono da Jahve; non occorrerebbe,
così, pensare a Baal.
I simbolismi:
l . Simbologia somatica (del corpo) là
dove si parla di reni, cuore, volto, fegato,ecc.
2. Simbologia giuridica: "sta alla mia
destra", cioè, siede accanto
a me. Di solito sedevano uno accanto all'altro
il difensore e l'imputato.
3. Simbologia militare: "destra".
Ia mano destra veniva usata per maneggiare
l'arma
la 2°e la 3° simbologia sono collegate
tra loro.
4. Simbologia spaziale, che; riguarda lo
spazio ed è evidente in modo particolare
nel "sentiero della vita" che si
conclude solo apparentemente nello "sheol",
nella fossa, nel sepolcro, ma che stando
all'ultimo versetto sembra in realtà
continuare oltre.
Sulla base degli ultimi versetti qualcuna
ritiene il salmo di epoca maccabaica, cioè
composto in un periodo in cui l'idea della
risurrezione si stava decisamente affermando.
5. Simbologia della terra che ha, prima di
tutta, aspetti teologici perchè per
gli ebrei la terra è oggetto della
promessa di Jahve.Perciò la terra
per un ebreo ha sempre un significato diverso
da quello corrente. Si comprende così
perchè alla fine del secolo sia nato
il movimento sionista: gli ebrei dovevano
tornare alla loro terra non per la comune
esigenza di possedere un territorio, bensì
perchè si trattava di attuare una
promessa di Jahve.Non siamo fedeli al Signore
se lasciamo che una sua promessa non venga
realizzata. E' questa la valenza della terra
per un ebreo.
Significativo è l'episodio del re
malvagio Acab che chiede di. acquistare la
vigna di Nabot, il quale però si rilìuta
di vendere la terra dei suoi padri perchè
rappresenta una promessa di Jahve. Qui si
tratta non del possesso della terra sulla
quale noi viviamo, ma della `terra vera"
quella celeste. La "terra vera"
è Jahve.
Pensiamo all'Eucarestia. Come é bello
andare a Messa in un paese di cui non si
conosce la lingua, perchè in tal modo
ci si accorge che il Signore che viene celebrato
in più posti è sempre lo stesso
Signore! Un cristiano, ovunque vada, è
sempre a casa sua..
Nel salmo 16 troviamo cinque espressioni
molto belle, molto significative, che ci
parlano del
rapporto terra-,Jahve.
il "lotto".
"Íl Signore è mia parte
di eredità" andrebbe tradotto
"lotto di eredità". Il lotto
era un appezzamento di terreno che veniva
assegnato alla tribù e, in seguito,
ad ogni famiglia ebraica al momento dell'arrivo
nella terra promessa. Dalla lottizzazione
era stata esclusa la tribù di Levi
(i leviti ) che non potevano possedere territori
nè alcunchè di stabile, dal
punto di. vista terreno per due motivi:
a) per evitare che i sacerdoti fossero coinvolti
in questioni politiche e territoriali;
b) (motivo legato al precedente) per consentire
alla tribù di Levi (i leviti, i sacerdoti)
di avere la funzione di garante di tutte
le tribù di fronte al culto. In pratica
i garanti della pace fra tutte le tribù
erano i. sacerdoti che attraverso la liturgia
riferivano a Dio sul lavoro svolto dalle
tribù stesse.
Il "calice".
E;' segno dell'ospitalità amorosa
di Jahve al suo fedele. .Era Dio che porgeva
.il calice, cosi come - dal punto di. vista
strettamente umano- è colui che riceve
in casa propria che offre all'ospite la coppa.
Nell'ultima cena chi offre il calice? E'
Gesù il padrone di casa, è
l'ospite inteso alla latina (per i romani,
infatti, l'ospite è colui. che ospita
e non colui che viene ospitato).
La "sorte".
Il termine ha Io stesso significato di oggi
ed era l'estrazione che si. Faceva di solito
con i dadi oppure con dei bastoncini di varia
lunghezza e voleva significare che il giudizio
su una questione difficile veniva lasciata
a Jahve.
La sorte, soprattutto per quanto riguarda
la terra, diventava importante dal punto
di vista sociale perchè evitava discussioni
e guerre.
Ancora oggi, di fronte ai nemici, gli israeliti
hanno l'esigenza di restare uniti per non
soccombere. Infatti, se leggiamo l'Antico
Testamento, vediamo che generalmente gli
ebrei tendono tutti a conservare l'unità
del popolo. Ben sappiamo che anche attualmente
gli ebrei ricchi che vivono all'estero Israele
e coloro che risiedono in questo Stato cercano
la coesione per poter fare fronte ai nemici.
Le "corde".
Sono delle cordicelle, strumento per la misurazione
e per la lottizzazione dei terreni.
L' "eredità".
In questo caso è Dio stesso l'eredità,
che né tignola né ruggine;
possono corrompere.
STRUTTURA DEL SALMO
E' molto semplice.
v. 1 : antifona introduttiva.
I^ parte: vv.2-6. E' suddivisa in tre parti:
- confessione positiva (il sì a Jahve)
v.2
- confessione negativa (il no degli idoli)
vv.3-4
- confessione nuovamente positiva (il sì
a Jahve) vv. 5-6
Tale struttura è valida per la versione
allegata del salmo.
Secondo la tradizione della Bibbia di Gerusalemme,
invece, le tre confessioni sono tutte positive
e cioè:
- a Jahve;
- a coloro che camminano con Jahve (i santi
e i nobili);
- ancora a Jahve.
II^ parte,: vv.7-11. E' regolata da tre movimenti;
1. La benedizione (" benedico Jahve")
: v. 7;
2. il cammino che porta al sepolcro: vv.8-10
; 3. il cammino che conduce alla vita: v.
11
Qui c'è l'interpretazione cristiana
che si ripete a tutti i funerali, perchè
noi sappiamo che il cammino non termina nella
fossa del cimitero dato che la vita non è
finita, ma continua. Il salmo ci parla della
nostra esistenza: la vita terrena è
solo la prima parte dell'esistenza umana.
Ecco perchè questo componimento ha
avuto tanta fortuna anche presso i cristiani.
Lo vedremo più volte citato nel Nuovo
Testamento, perchè è il salmo
che più di altri apre la strada alla
concezione teologica cristiana.
Commento
v.1. E' la sintesi di. tutto il salmo e rispecchia
la nostra vita. Notiamo un duplice movimento:
a) da una parte Dio protegge .il fedele (movimento
discendente);
b) dall'altra, il fedele si affida totalmente
a Dio (movimento ascendente).
Questo salmo, potremmo quasi dire, ci descrive
la Messa o qualsiasi Sacramento, perchè
è il punto di incontro tra la grazia
di Dio che scende ( quindi il Signore che
opera ) e l'uomo che attinge alla grazia
e rende culto al Signore.
vv.2-6 (I° parie). Dio che ci ha dato
la vita non è solo la fonte dalla
quale proviene il bene, ma è "il
bene", è "l'unico bene"
Questo principio ha molte conseguenze: ad
esempio, gli stessi doni che Dio ci ha concesso,
come la vita, non sono dei fini ultimi. da
realizzare. La vita che il Signore ci ha
donato non conta nulla al suo cospetto tanto
è vero che posso sacrificarla per
Lui.
Sottolineiamo che tutto ciò che proviene
da Dio non é Dio. Smascheriamo, così,
tanti discorsi paganeggianti che sentiamo
fare. Per il salmista l'unico vero bene è
Jahve.
Ricordiamo l'esempio di S. Teresa d'Avila,
monaca di clausura per vent'anni, che cambiò
il suo stile di vita per una banale esperienza.
Lei stessa commentò il fatto dicendo
che aveva ritenuto per tanti anni che Dio
fosse l'essere più importante della
sua vita, ma in quel momento capì
che Dio era l'unico bene.
SALMO 16 (15)
IL CANTO DELLA MISTICA:
SENZA DI TE NON HO GIOIA
Una volta lo spirito di Baalshem era così
abbattuto che gli sembrava di non aver parte
del mondo futuro. Allora disse a se stesso:
"Se amo Dio, che bisogno ho di un mondo
futuro? ". (Buber M., Racconti chassidici,
Milano 1979, p. 96).
Che egli sia il tuo Dio unico: / senza di
lui non c'è per te gioia... / Tu sei
il mio tutto, il mio unico. / In ogni pietra
è te che io vedo, / nella mia anima
non c'è più angoscia. /
(Tukaram, poeta indù).
Miktam Di Davide.
Proteggimi, o Dio, in te io confido!
2 Ho detto: Jahweh, Signore, sei tu il mio
bene ,
sopra di te non c'è nessuno!
3 Ai “santi” diffusi nel paese,
ai “potenti” andava tutto il mio favore.
4 Sono numerose le pene di chi segue un dio
straniero.
Ma io non verserò più le loro
libazioni di sangue,
sulle labbra non metterò più
il loro nome.
5 Jahweh è la porzione attribuitami
e il mio calice,
tu custodisci la mia sorte.
6 Le corde della misurazione sono cadute
su un luogo delizioso,
sì, è splendida la mia eredità.
7 Benedico Jahweh che mi ha dato consiglio
,
anche di notte istruisce i miei reni.
8 Io pongo sempre innanzi a me Jahweh,
sta alla mia destra non posso vacillare.
9 Per questo gioisce il mio cuore ed esulta
il mio fegato
anche la mia carne abita al sicuro,
10 perché non abbandonerai la mia
vita nello sheol,
né lascerai che il tuo fedele veda
la fossa.
11 Mi mostrerai il sentiero della vita,
gioia piena davanti al tuo volto,
delizia alla tua destra per sempre.
SALMO 16 - CONTINUAZIONE
vv.3 e 4. Le due traduzioni sono in parte
differenti.
"Ai santi diffusi nel paese,
ai potenti andava tutto il mio favore".
"Santi" e "potenti" sono
i due termini usati per indicare gli idoli.
Il testo del v. 3 è molto controverso.
Sembra ormai accertato che il salmo sia il
canto del levita, della persona consacrata
a Dio, di un appartenente alla tribù
di Levi che non detiene né terra né
altre ricchezze, ma che possiede soltanto
il Signore.
Sarebbe inverosimile credere che un appartenente
alla categoria sacerdotale avesse potuto
convertirsi dal culto degli idoli stranieri
a quello di Jahve. Quindi è preferibile
accettare il testo della Bibbia di Gerusalemme
secondo il quale i "santi" e i
"nobili" sono le persone con cui
si accompagna il levita, il consacrato a
Dio.
Lettura del v. 4 nelle due versioni.
Nonostante alcune differenze formali, la
sostanza delle due traduzioni coincide. In
ogni caso qui si parla dell'idolatria (venerazione
degli dei stranieri). Una delle caratteristiche
dell' idolatria è la "libazione
di sangue", cioè il sacrificio
umano cruento, soprattutto di bambini. A
tale proposito ricordiamo che la narrazione
del mancato sacrificio di Isacco (Gen. 22)
è considerata un brano polemico nei
confronti degli appartenenti alle religioni
idolatriche dei paesi circostanti a Israele,
per le quali il sacrificio umano era un fatto
normalissimo. Il popolo israelita ha sempre
visto il sacrificio umano come il segno della
tirannia degli idoli. L' uomo è talmente
schiavo dell' idolatria da uccidere i suoi
figli per dare soddisfazione agli idoli assetati
di sangue.
Ricordiamo a tale proposito il caso di un
re famoso, uno dei più empi, il re
Acaz che aveva sacrificato i suoi figli per
ingraziarsi i Baal (Cronache 2/28).
Un altro famoso sacrificio umano nella Bibbia
riguarda la città di Gerico che, distrutta,
non avrebbe più dovuta ,essere ricostruita.
Fu, invece, riedificata ad opera di due personaggi
malvagi con il sacrificio di fondazione;
cioè con l'immolazione di bambini
sui cui cadaveri veniva costruito il torrione
o la porta principale delle mura. Nell'antichità,
presso i Cananei, questa prassi era considerata
normale, tanto che nelle scoperte archeologiche
è possibile cogliere l'evoluzione
di tale deplorevole abitudine. Infatti sotto
le- mura di edifici databili alcuni secoli
dopo i fatti sopra citati, si sono ritrovate
le anfore funerarie vuote; senza lo scheletro
dei bambini. Si tratta probabilmente del
retaggio di quel sacrificio umano diventato
in seguito solo simbolico.
Israele ha sempre combattuto contro questa
mentalità. Per Jahve non esistono
sacrifici umani.
v. 4c: "sulle labbra non metterò
più il loro nome". E' 1' invocazione.
Solitamente aveva due scopi: 1) la richiesta
di aiuto; 2) la lode.
"Nome". Il nome per gli ebrei indicava
la persona concreta e, quindi, pronunciare
il nome della divinità era come dare
loro consistenza (perciò anche il
nome di Jahve indica Jahve stesso, la sua
persona). Ecco perchè, per sommo rispetto,
non si pronuncia mai il nome di Dio.
Allora colui che non è idolatra rifugge
dai sacrifici cruenti umani e non pronuncia
il nome di quelle false divinità.
vv. 5-6.
Lettura della versione della Bibbia di Gerusalemme.
La terra è considerata in tutta la
sua importanza anche perchè manca
(il levita non possiede alcun bene materiale).
E' Jahve che prende il posto della terra:
"Il Signore è mia parte di eredità".
v.6: "Per me la sorte è caduta
su luoghi deliziosi, è magnifica la
mia eredità". E' sempre sottinteso
che tale eredità è Jahve.
Il salmista in questi versetti ci vuol dire
che la terra è uno degli elementi
fondamentali della spiritualità e
della religione ebraiche. Ecco perchè
per gli ebrei lo Stato di Israele, cioè
"la terra dei Padri", è
tanto importante.
Ma c'è qualche cosa di più
importante della terra ed è il possesso
di Jahve. La tribù di Levi, che non
detiene la terra, è la più
felice di tutte perchè possiede il
Signore.
Qui si sta preparando la terra messianica:
noi possederemo completamente Jahve quando
saremo nell'aldilà. Allora la terra
sfuma nel suo significato concreto, per diventare
sempre di più un luogo di speranza
in cui si vedrà Dio faccia a faccia.
In questo senso il salmo 16 canta 1' attesa,
la speranza. E' la ricerca di Dio che durerà
fino al termine della nostra vita. Leggendo
questa composizione dovremmo sentirci protesi
verso il Signore.
v.7.
Lettura delle due versioni.
E' un versetto importante perchè ci
dà 1'idea della continuità
che ha nel tempo 1'insegnamento di Jahve,
il quale ci istruisce ininterrottamente,
senza pause. Se ascoltiamo la sua parola
percorriamo sicuramente la via giusta.
Il "consiglio" di Jahve è
sempre finalizzato alla piena comunione con
lui.
v.8.
Notiamo il simbolismo militare o giuridico
(il difensore nei processi sta alla destra
dell'imputato; nello schieramento di battaglia
il soldato che difende una persona è
collocato alla sua destra. E, sempre nella
battaglia, la spada è impugnata dalla
mano destra).
Dio è presenza protettiva, perchè
non si accontenta di guardarci da lontano,
ma si rende presente quasi fisicamente alla
nostra destra per impedirci di vacillare.
Leggiamo allora il versetto 8 in senso spirituale:
la fede non risolve, non cancella i nostri
problemi, ma aiuta ad affrontarli tenendo
nella mano destra la spada di Jahve. Pensiamo
al significato di questo salmo per il popolo
di Israele che da millenni è perseguitato:
chi ha alla sua destra il Signore non può
vacillare, tanto che non solo può
resistere ai nemici, ma anche attaccarli
e vincerli. Ecco la spiritualità ebraica:
Jahve è alla mia destra, non posso
vacillare. Anche noi cristiani dovremmo riscoprire
una grande fiducia in Dio per rimanere saldi
nella fede.
v.9.
Quando Jahve è alla mia destra non
solo lo spirito, ma anche il mio corpo è
nella pace, nella serenità e nella
gioia.
Abbiamo, a tale proposito, 1'esempio di padre
Turoldo che, saputo di essere ammalato di
cancro ("quel drago che mangia il mio
corpo"), ha dimostrato in un bellissimo
libro di poesie di avere una grande fede.
Diceva, infatti, di non temere quel drago
che mangiava il suo corpo perchè era
con Dio.
Ecco, allora, che le caratteristiche tipiche
del credente sono la fiducia, la sicurezza
e la gioia.
vv. 10-11.
Siamo all'apice del salmo e i versetti 10
e 11 non avrebbero quasi bisogno di commento.
Secondo una certa interpretazione questo
salmo segna il superamento dello sheol, perchè
dopo la morte c' è "gioia piena
nella tua presenza; dolcezza senza fine alla
tua destra". E' 1' interpretazione più
valida e più bella. Secondo altri,
invece, il v. 11 riguarderebbe soltanto la
vita terrena, perchè se una persona
possiede il Signore adesso, in questa vita,
allora è "gioia piena e dolcezza
senza fine".
Possono coesistere benissimo entrambe le
interpretazioni.
Si sfaterebbero così tante opinioni
come, ad esempio, quella secondo la quale
il cristiano deve soffrire nella vita terrena
per gioire nell' aldilà. Ma noi dobbiamo
già essere contenti. Ciò non
vuole dire che il cristiano non debba soffrire
e non prendere su di sé i dolori del
mondo, ma significa che egli deve rimanere,
nonostante tutto, nella "gioia piena
e nella dolcezza senza fine''.
Il nostro è il Dio della speranza,
di quella virtù che ci aiuta ad andare
avanti con serenità, perchè
sappiamo di poter contare sempre proprio
su di lui.
Il linguaggio degli ultimi due versetti è
liturgico e potrebbe indicare una teofania
(la manifestazione di Dio), ovviamente molto
più delicata di quella avvenuta con
Mosè (ricordiamo i tuoni, il fuoco,
ecc...), quasi come quella con Elia, quando
il Signore si manifestò con un venticello.
Quasi sempre noi ci aspettiamo un Dio che
arriva dal cielo con potenza, e, invece,
Egli si manifesta quotidianamente senza bisogno
di grandi teofanie.
"alla tua destra" (v.11). Noi cristiani
pensiamo a Gesù Cristo assiso alla
destra del Padre. Il salmo è, prima
di tutto, cristocentrico
Quando leggiamo un salmo dovremmo chiederci:
1 ) che cosa mi dice di Gesù Cristo?
2) che cosa mi dice di Dio?
3) Che cosa dice di me, del discepolo, e
della comunità (cioè della
chiesa)?
A lungo andare diventa un errore pregare
i salmi ripiegati su noi stessi, perchè
il giusto cammino della preghiera dei salmi
deve avvenire in questo ordine:
1 ) Gesù Cristo
2) Dio
3) Noi, per ultimi.
Ricordiamoci di questa scala di priorità
anche quando ci rechiamo in chiesa per I'Adorazione
Eucaristica.
SALMO 22
La lettura del salmo 22 deve essere fatta
tenendo presenti i corrispondenti racconti
della passione e della resurrezione nei quattro
vangeli (consueta lettura della composizione
nella traduzione della Bibbia di Gerusalemme
e nella versione allegata).
Il salmo si divide nettamente in due parti:
la prima parte è la supplica di un
orante disperato, proprio senza speranza,
abbandonato da tutti (''Dio mio, Dio mio,
perchè mi hai abbandonato?");
la seconda parte è l' inno di colui
che ha trovato la felicità della salvezza
e che, oramai in pace, ringrazia Jahve.
Potremmo dire che il salmo 22 descrive lo
stato d' animo di una persona disperata che
ha la forza di chiedere aiuto al Signore,
il quale la esaudisce. L' orante, poi, proclama
la salvezza ricevuta con un grande inno di
lode e di ringraziamento.
Pascal vede in questa composizione il volto
di Cristo "in agonia sino alla fine
del mondo". E' il salmo di Cristo oggi,
più che il salmo di Cristo quando
era sulla croce ,
2000 anni fa. Ma se è vero che il
mistero pasquale si perpetua nella Messa,
allora è vero che anche l' angoscia
di Cristo si perpetua oggi. Il salmista esprime
la sofferenza del Cristo pur glorioso che
anche oggi soffre con la Chiesa per tutta
l' umanità. Allora Cristo è
in agonia sino alla fine del mondo.
Le tre sezioni del salmo:
1) vv. 2-22 : la supplica;
2) vv. 23-27 : l'inno di ringraziamento
3) vv. 28-32 : l'inno messianico a Jahve.
SALMO 22 (21 )
GRIDO DI PASSIONE E DI GLORIA:
DIO MIO. PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?
1 AI maestro del coro. Sull'aria “Cerva dell'aurora”.
Salmo. Di Davide.
2 Dio mio Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Lontano, dalla mia salvezza sono le parole
del mio lamento!
3 Dio mio, grido di giorno ma tu non rispondi,
di notte. non ho mai silenzio.
4 Tu sei santo
e siedi in mezzo alle lodi di Israele.
5 In te hanno confidato i nostri padri,
hanno confidato e tu li hai posti in salvo.
6 A te gridarono e furono liberati ,
hanno confidato e non restarono delusi.
7 lo invece sono un verme, non un uomo,
un rifiuto dell'uomo, lo sprezzo del popolo.
8 Chiunque mi vede, mi schernisce,
storce le labbra, scuote il capo:
9 "Si è affidato a Jahweh? Lo
liberi lui,
lo scampi lui, perché in lui s'è
compiaciuto!".
10Sei tu che mi hai estratto dal grembo materno,
mi hai protetto fin dal seno di mia madre;
11 a te mi sono appoggiato fin dalle viscere
materne,
dal grembo di mia madre tu sei il mio Dio.
12 Non stare lontano da me,
perché I'angustia è vicina
e non vi è chi aiuti.
13 Numerosi tori mi circondano,
tori di Basan mi assediano.
14 Spalancano contro di me le loro fauci
leoni che sbranano e ruggiscono.
15 Come acqua sono versato, le mie ossa si
sono dissolte,
il mio cuore è come cera, mi si fonde
tra le viscere.
16 Il mio vigore inaridisce come coccio,
la mia lingua s'è incollata al palato,
su polvere di morte mi hai deposto!
17 " Cani mi circondano,
una banda di malvagi mi cinge,
le mie mani e i miei piedi sono legati.
18 Posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi osservano, mi guardano,
19 spartiscono le mie vesti,
sul mio mantello hanno gettato le sorti
20 Ma tu, Jahweh, non stare lontano,
tu, mia forza, affrettati in mio aiuto!
21 Libera dalla spada la mia vita,
dalle zampe del. cane il mio unico bene!
22 Salvami dalla bocca del leone e dalle
corna dei bufali!
Mi hai esaudito!
23 Annunzierò il tuo nome ai miei
fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea:
24 "Voi che temete Jahweh, lodatelo
,
tutta la stirpe di Giacobbe gli dia gloria,
lo tema tutta la stirpe di Israele!
25 Egli infatti non ha disprezzato e non
ha sdegnato la miseria del povero,
non gli ha nascosto il volto,
quando lo invocava, l'ha ascoltato”.
26 Tu sei la mia lode nella grande assemblea,
adempirò i miei voti davanti a quelli
che ti temono.
27 I poveri mangeranno e si sazieranno,
quelli che lo cercano loderanno Jahweh:
viva il loro cuore per sempre!
28Tutte le estremità della terra
si ricordino e si convertano a Jahweh,
tutte le famiglie dei popoli
si prostrino davanti a lui.
29 Poiché è a Jahweh che appartiene
la regalità,
è lui che domina sui popoli.
30 A lui solo si prostreranno quanti dormono
negli inferi,
davanti a lui si curveranno quanti sono scesi
nella polvere,
il cui essere non è più in
vita
31 La mia discendenza gli renderà
culto,
parlerà del Signore alla generazione
che viene,
32 annunzierà la sua salvezza
al popolo che deve nascere ancora: “Ecco
I'opera di Jahweh!”.
SALMO 22 CONTINUAZIONE
Confronto del salmo 22 con i racconti della
passione di Gesù. Notiamo che la maggiore
corrispondenza nei riferimenti e nelle citazioni
si trova nel Vangelo di Matteo, che si rivolge
ad una comunità di ebrei convertita.
E' un vangelo ricco di citazioni veterotestamentarie,
perché l'evangelista vuole dimostrare
ai cristiani provenienti dall'ebraismo che
Gesù porta a compimento le profezie
dell'antico Testamento.
Anche Giovanni, pur facendo pochissime citazioni
dell'A.T., in realtà riprende quanto
detto dai profeti e dai salmisti. Qualche
studioso addirittura sostiene che il canovaccio
della narrazione della passione in Giovanni
sia proprio il salmo 22. Potremmo dire che
questo racconto giovanneo sia la versione
in prosa del nostro salmo.
Ricordiamo come lo scorso anno studiando
il quarto Vangelo abbiamo letto tanti brani
profetici senza che mai fosse citata la fonte.
Richiamiamo la suddivisione di massima del
salmo:
1^ parte: supplica;
2^ parte: ringraziamento;
3^ parte: apertura messianica.
Ci soffermiamo brevemente sulla seconda parte
(vv.23-27) in cui il ringraziamento al Signore
diventa corale, liturgico.
Segue la lettura dei versetti.
Nei vv. 23-27 incontriamo il termine assemblea
che è la comunità degli eletti.
Questa seconda parte ha una introduzione
nel v.23. Segue un canto liturgico eseguito
dall'assemblea (vv.24 e 25) poi un intervento
del solista (v.26); infine, il cosiddetto
" sacrificio di comunione", cioè
il sacrificio di ringraziamento che veniva
offerto al Signore il quale aveva esaudito
le richieste.
La seconda parte del ringraziamento costituisce
un salto nell'interno de salmo. Prima il
credente chiede; poi all'esaudimento della
richiesta personale fa seguire una liturgia
di ringraziamento alla quale partecipa tutta
l'assemblea.
Alcuni studiosi interpretano in senso comunitario
questa composizione che non è proclamata
dal singolo sofferente perché è
il popolo tutto che soffre. Vorremmo dire
che è il salmo della sofferenza dell'ebreo
di sempre, dell'ebreo perseguitato.
Se questo è il salmo del popolo, allora
la sua seconda parte è comunitaria,
come il dolore di un singolo membro è
sentimento di tutta la comunità. Nei
versetti che stiamo considerando vi è
un'assemblea che loda (il coro) intervallata
dalla voce dell'orante (il solista).
Mentre qualche interprete sostiene che il
salmo 22 è di tutto il popolo, altri
invece ipotizzano che il protagonista possa
essere il re che coinvolge tutta l'assemblea
nella lode di ringraziamento. E' un'ipotesi
con scarso seguito. Per altri studiosi questo
salmo sarebbe di un orante che diventa un
modello per tutti coloro che soffrono. In
tal senso si potrebbe dire che è il
salmo del sofferente, ma non del disperato.
Nella rilettura neotestamentaria il nostro
salmo si riallaccia ad alcuni brani importantissimi
dell'Antico Testamento, come ad esmpio quello
che parla del " servo sofferente<
di Jahve" (vedere Isaia). Il Messia
non è un re, ma colui che soffre e
si addossa, come un capro espiatorio, tutti
i peccati per i quali muore nella sofferenza.
I simbolismi sono numerosi.
1- simbolismo spaziale.
E' lo spazio della lontananza perché
Dio è lontano e ciò comporta
nel credente , nel sofferente, l'angoscia
che porta all'interrogativo: perché
non ci sei? Qui si vede l'attualità
del salmo 22.
2- Simbolismo temporale.
Sono il giorno e la notte che danno il senso
della completezza del tempo( quasi una dimensione
circolare del tempo).
Dio è lontano giorno e notte: ecco
i tempi lunghi del signore.
3- Simbolismo zoomorfo.
Prende spunto dagli animali: toro, bufalo,
leoni, cani e vermi. A proposito di questi
ultimi ricordiamo come S. Francesco quando
incontrava sul suo cammino un verme non lo
calpestava perché quell'essere strisciante
per terra gli ricordava il salmo 22 e, quindi,
l'estrema umiliazione subita da Gesù
nella passione.
4- Simbolo venatorio.
Ricorda la caccia nella quale l'orante è
visto come la preda ferita.
5- Simbolo giuridico.
E' contenuto nel versetto 19. Infatti la
spogliazione delle vesti era l'atto giuridico
che si compiva quando la persona moriva.
In pratica la prima divisione dei beni del
defunto era proprio quella che riguardava
le vesti.
6- Simbolo somatico.
E' il simbolismo del nostro corpo, come nei
vv. 15-16-17. La morte si diffonde nelle
membra come una piovra che prende tutto l'organismo.
E' la morte che dipende dall'acqua, sia dalla
sua sovrabbondanza ( diluvio è morte)
sia dalla sua carenza (siccità è
morte). La gola riarsa evoca la polverizzazione
dell'individuo e porta alla morte, alla tomba,
allo sheol.
STRUTTURA DEL SALMO
La prima parte (vv. 2-22) comprende:
A. apertura drammatica (vv 2 e 3) in cui
prevale la domanda: perché sei lontano?
B. primo movimento (vv. 4-12) nel quale per
colui che prega c'è un contrasto fra
la lontananza e la vicinanza di Jahve. Per
questo motivo l'angoscia dell'orante può
anche aumentare;
C. secondo movimento (vv. 13-19): entrano
in campo le varie belve e lo sfacelo fisico
d colui che prega;
D. conclusione (vv.20-22): " non ti
allontanare!". Ecco allora la speranza
(" tu mi libererai da queste belve")
e poi la vicinanza di Dio. Per il credente
comincia a farsi un po' di luce.
La seconda parte (vv.23-27): il ringraziamento.
Si distingue:
a. apertura (v.23): il solista orante;
b. canto orale (vv.24 e 25);
c. canto del solista (v 26);
d. sacrificio finale (v.27) al quale partecipano,
ed è importante, i poveri. Per noi
cristiani i poveri potrebbero anche essere
intesi nel senso stretto del termine. Chiediamoci
se alla nostra Eucarestia partecipano i poveri
ovvero se hanno un ruolo importante. Rispondiamo
affermando che nella messa tutti i preseti
hanno pari dignità e che il momento
della carità vissuta è l'Offertorio
che coincide con la raccolta delle offerte
che dovrebbero essere destinate ai bisognosi
della comunità. Dobbiamo considerare
che le vere ricchezze della Chiesa sono i
poveri.
La terza parte (vv.28-32): inno cosmico di
ringraziamento a Jahve re universale.
Vi si riconoscono:
A. la proclamazione della regalità
di Jahve (v. 29);
B. il canto cosmico a Jahve re (vv.28, 30-32)
COMMENTO
vv.2-3
Nel grido della prima riga c'è il
violento contrasto tra l'aggettivo possessivo
"mio", tra il " Dio mio",
un Dio che sento totalmente mio e la sua
lontananza. Ecco la drammaticità dell'apertura
del salmo: un misto tra la sottintesa professione
di fede ("Dio mio") e l'angoscia
che nasce dal non sperimentare concretamente
la presenza di Dio ("perché mi
hai abbandonato").
Il lamento riguarda non solo lo spazio ("sei
lontano"), ma anche il tempo ("
di giorno e di notte"). Si tratta della
lontananza più dura e totale, del
silenzio più assoluto da parte del
Signore. Che dire dell'inizio del salmo gridato
da Gesù sella Croce: "Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato?".
Il versetto rispecchia il sentimento di Gesù-uomo:
è un lamento che non si esaurisce
in sé, ma che si apre alla speranza
e alla professione di fede in Dio che è
re e domina su tutte le nazioni.
Ricordiamo la conuetudine ebraica secondo
la quale citando l'inizio del salmo si penssa
all'intera composizione.
vv.4-12
Ci sono alcune difficoltà di interpretazione
del v.4. Nella Bibbia di Gerusalemme leggiamo
"Eppure tu abiti la santa dimora".
Si tratta dell'interpretazione dei settanta
e di S. Gerolamo ed è senz'altro la
più bella. Dio non è da lodare,
ma è lui stesso la lode d'Israele,
Jahve è l'origine, la causa, il fine
della lode, e quindi, della liturgia. Ecco
perché anche durante la Messa funebre
si deve lodare e ringraziare il Signore.
I salmi costituiscono il modo più
alto per lodarlo: ricordiamo che sono la
stessa parola di Jahve.
La Chiesa, illuminata dallo Spirito Santo,
ci porta a partecipare alla grande liturgia
di lode il cui vertice è la messa
che è supplica, lode, ringraziamento
e invocazione.
Anche il papa ricordava ai giovni nell'incontro
di Como che la Messa, pur così breve,
è mirabile e completa e che dobbiamo
viverla come il più grande miracolo
di ogni giorno, perché è il
dono più grande della Chiesa ai fedeli.
La Messa è nata nelle prime comunità
cristiane. Vi si leggevano l'Antico Testamento,
alcuni brani della vita di Gesù e
si condivideva il pane. Rea l'agape fraterna
che prevedeva essenzialmente due momenti:
a) la Cena del Signore (Eucarestia).
b) la raccolta del cibo da offrire ai poveri
della comunità.
La celebrazione si concludeva con un banchetto.
In base ai luoghi in cui vivevano le comunità,
vennero successivamente composti dei testi
di lode con la consacrazione, la procedura
per l'invocazione dello Spirito Santo e la
liturgia della parola. Da ciò ebbero
origine i vari riti che, comunque, prevedono
sempre la liturgia della parola, l'invocazione
dello Spirito Santo e la Consacrazione.
Anche oggi i testi dei differenti riti vengono
predisposti dalle varie diocesi e sottoposti
all'approvazione della "Congregazione
per il culto". Tutti ricordiamo che
in Lombardia il "rito ambrosiano",
quello della diocesi di Milano, è
difforme dal "rito romano". Fino
al 1700 circa a Como si seguiva il "rito
patriarchino" ( del Patriarcato di Acquileia
) in contrapposizione al rito praticato a
Milano.
Salmo 22 - continuazione
vv. 5-6: lettura
In questa strofa troviamo l'elemento tipico
della fede di Israele (che diventa anche
nostro): il ricordo di ciò che Dio
ha operato. La fiducia che noi adesso abbiamo
nel Signore si appoggia sulle grandi opere
salvifiche passate. E sono tanti i testi
profetici che si basano proprio su questo,
come la liberazione dalla schiavitù
in Egitto, la manna, la Legge e la conquista
della terra promessa.
Se Dio mi ha già aiutato tante volte
non può abbandonarmi oggi e in futuro.
Allora l'intervento che il salmista invoca
ha una solida garanzia di esaudimento nella
fedeltà salvifica divina.
vv. 7-9: lettura
E' il culmine del dramma. Questi versetti
richiamano alcuni brani del "Servo di
Jahve" (e in particolare Is. 52, 13
e 53, 12) nei quali si trova descritta l'abiezione
a cui è ridotto l'orante. Le sventure
hanno ridotto il salmista al livello del
verme strisciante nella polvere.
Purtroppo, le sventure del giusto sono per
il non-credente un motivo per continuare
a negare l'esistenza di Dio e un motivo di
scherno nei confronti del credente e, quindi,
per quest'ultimo fonte di ulteriore sofferenza.
Quando il credente soffre, gli altri proprio
in quel momento lo osservano e attendono
la sua testimonianza. Molti di noi hanno
notato come la testimonianza positiva nella
prova scuota i non-credenti o, quanto meno,
faccia sorgere un dubbio o porre la domanda:
perché succede tutto questo?
Se rileggiamo i brani della passione del
Signore ritroviamo le stesse espressioni
del nostro salmo: sono le parole pronunciate
dalla gente che assiste alla crocifissione
di Gesù. Ecco la forza della Croce:
Cristo che può (è Dio!) scendere
dalla croce, non scende; può liberarsi,
ma non si libera. Egli accetta liberamente
la sua passione. In proposito ricordiamo
l'episodio di Pietro che nell'orto del Getsemani
colpisce con la spada un servo del sommo
sacerdote e viene apostrofato da Gesù
con le parole (Mt 26, 53-54) "Pensi
forse che io non possa pregare il Padre mio,
che mi darebbe subito più di dodici
legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero
le Scritture,...?"
vv. 10-12
I versetti evocano alcuni brani biblici come
Is. 44, 2; Ger. 1, 5; Gal. 1,15.
Dio non si limita a conoscerci al momento
della nascita, perché ci ha formato
nel grembo materno. Si tratta di un'intimità
profonda fra Dio e il credente. E allora:
come può il Signore che mi ama così
tanto abbandonarmi proprio adesso? Non può
avermi creato per l'infelicità!
Diceva S. Ignazio di Loyola quando parlava
dei vari spiriti: ricordati che quando sei
in uno spirito di desolazione non devi disperare,
perché verrà lo spirito di
consolazione; nello stesso tempo quando sei
in uno spirito di consolazione non pensare
che duri sempre, perché verrà
lo spirito di desolazione.
Questo pensiero ci aiuta ad essere molto
equilibrati, perché la nostra vita
è un alternarsi di momenti più
o meno favorevoli, e ad essere sereni sempre,
perché Dio c'é. Tutto passa,
ma Dio resta.
I vv. 10 e 11 sono frutto della pace e della
comunione profonde presenti nel passato del
salmista: "dal grembo di mia madre tu
sei il mio Dio". Non c'è stato
neppure un momento in cui il salmista e il
Signore siano stati distanti.
Il simbolo della nascita è bellissimo
anche perchè sottolinea la grandezza
di Dio che ha operato quasi come una levatrice.
Se tutto ciò è vero la drammatica
situazione attuale dell'orante è totalmente
inspiegabile, se vista con occhio umano.
v. 19: la speranza comincia a prendere corpo.
vv.13-19 E' la descrizione dell'attuale,
penosa situazione del credente; si awale
dei simboli molto belli, ma ampollosi.
Entrano in scena i tori di Basan, che era
una regione transgiordanica famosa per i
suoi pascoli e suoi allevamenti del bestiame.
I tori sono simbolo della forza violenta
e in Amos 4,1 le vacche sottolineano lo spirito
gaudente delle donne di Samaria.
ll toro ha una forza tremenda e può
essere simbolo della violenza dei nemici,
ma, anche, segno della potenza divina o di
quella regale. Secondo la logica degli estremi,
questo animale simboleggia le forze del bene
e le forze del male.
Il leone non ha la forza brutale del toro,
è un avversario più nobile
e tende agguati a prede scelte fra gli animali
più belli (non è uno sciacallo).
Nel v.16 irrompe il concetto di morte e qui
si coglie anche la volontà di Dio:
"su polvere di morte mi hai deposto".
I nemici sono stati uno strumento, un tramite,
per umiliare l'orante. Molto spesso il Signore
è inflessibile con le persone alle
quali chiede tanto: toglie loro tutto ciò
che può costituire sicurezza umana.
E' l'epopea di Giobbe. Dio tira la corda
fino al punto di rottura, ma, quando gli
si chiede umilmente, insistentemente aiuto,
tutto cambia (per le persone che "camminano"
nella fede è una normale esperienza
spirituale).
v. 17 : "un branco di cani mi circonda".
Un'annotazione importante: per gli ebrei
i cani erano animali impuri e aggressivi.
ll termine "cane" è passato
a designare i prostituti sacri e le prostitute
sacre ( "cani" e "cagne")
dei culti cananei. Ancora oggi nell'induismo
esistono le prostitute sacre:
Per gli ebrei essere colpiti da cani era
motivo di ignominia e di disonore.
"hanno forato" (v.17c) ha nella
versione originale vari significati: legare,
scavare, lacerare e indica, comunque, una
enorme sofferenza anche fisica.
Il v.18 ha una particolarità: "Essi
mi guardano" deriva dal verbo "ra'ah"
che significa "guardare divertendosi".
Sono ancora le persone di prima, cioè
i persecutori, i non credenti (v.8) a godere
delle sofferenze del protagonista.
vv. 20-22: lettura
Si riprendono in chiave diversa tutti i simboli
degli animali comparsi nei versetti precedenti.
Ora Dio vince tutti, non ci sono problemi.
v.21b: "dalle unghie del cane la mia
vita..."
Qui "vita" è espresso con
"nefesh" e significa l'intero essere.
Dio salva tutta la persona (anima e corpo).
Il nostro corpo è destinato alla risurrezione
ed è per questo motivo che nei funerali
cristiani con l'incensazione si rende onore
al corpo umano nel quale c'è un alito
di vita immortale. Quel corpo vivrà
perché è tempio dello Spirito
Santo.
vv. 23-27: lettura
Siamo in una grande liturgia di lode; Dio
si prende finalmente cura del credente, dell'orante.
Si rileggano con attenzione il "Magnificat"
e, prima ancora, il "Cantico di Anna"
la madre di Samuele.
Ecco, il Signore interviene a favore dei
poveri e degli umili.
Questo è il salmo del giusto che è
stato esaudito e che non può trattenersi
dal cantare per sempre la sua lode a Jahve.
"Lodate", "lode", "loderanno".
Per la prima volta compare il verbo "halal"
(=lodare) la cui radice significa "splendore",
"luce accecante". E' la luce di
Dio che raggiunge l'uomo e lo avvolge.
La luce vera è Jahve.
V. 23: "Annunzierò" ~. "loderò"
Annunziare e lodare sono le due grandi funzioni
della liturgia. La Messa è, di per
se stessa, catechesi. La liturgia è
già annunzio. Infatti, ecco l'annuncio
esplicito dopo la Consacrazione: "Annunciamo
la tua morte, o Signore, e proclamiamo la
tua resurrezione...".
w. 24-25
L' assemblea che partecipa alla liturgia
è formata dai poveri I " poveri
di Jahve", gli "anawim" che
non sono tanto i poveri in senso materiale,
ma più che altro coloro che, pur umiliati,
hanno una grande fiducia in Dio e sono presenti
al banchetto di comunione tra Jahve, l'offerente
e tutti gli altri. E' l'immagine della Messa.
La liturgia si concludeva con il sacrificio
di comunione che consisteva nel mangiare
la parte non bruciata delle carni che l'offerente
aveva portato per il Signore. Della vittima
offerta, infatti, venivano normalmente bruciate
le interiora e le carni grasse, mentre il
resto dell'animale era consumato dai sacerdoti,
dall'offerente, dai suoi familiari e dalle
altre persone presenti al rito.
Nell'olocausto, invece, la vittima veniva
completamente bruciata perchè totalmente
destinata a Dio.
Il banchetto di comunione ci richiama la
classica immagine biblica della gioia, della
contentezza, dell'allegria, della felicità.
vv. 28-32: lettura
Qui si allargano gli orizzonti: è
una lode cosmica con la partecipazione di
tutte le nazioni.
Davanti a Jahve "si prostreranno quanti
dormono sotto terra" e si piegano "quanti
discendono nella polvere".
"E io vivrò per (lui". Se
mettiamo in bocca a Gesù questo salmo
capiamo che si sta parlando della risurrezione.
Allora. nel v. 30 I'espressione "E io
vivrò per lui" ( tratta dalla
traduzione dei LXX, può avere due
significati:
a) vivrò grazie a lui (la causa della
mia vita)
b) vivrò per piacere a lui (il fine
della mia vita).
Questa non è soltanto la lode di tutti
i popoli sparsi sulla terra, ma di tutte
le generazioni; lode infinita(significato
spaziale) o eterna (significato temporale).
Qui c'è la Messa che è memoriale
del passato, del presente e del futuro. perchè
ogni Messa ha in sè tutte e tre queste
funzioni. Allora, è un profumo di
eternità che respiriamo nella Messa.
Concludiamo dicendo che il salmo 22 ci invita
a ripensare a tutte le opere che il Signore
ha fatto per noi.
SALMO 23
"II buon pastore" - SaImo.Di Davide.
Lettura del notissimo salmo nelle due consueto
versioni.
Alcuni riferimentio biblici:
1 Ezechiele 34;
2 Giovanni I0 (iI celeberrimo brano del buon
pastore);
3- Geremia 23,1-7: lettura.
Quest'ultimo brano costituisce il più
importante riferimento biblico al salmo ed
è interessante notare come il Signore
si assuma il ruolo del buon pastore in sostituzione
di coloro che hanno abbandonato il gregge.
Le parole chiave, le più importanti
del salmo 23, sono contenute nel v. 4: "tu
sei con me" e sono poste nel testo ebraico
esattamente al centro della composizione,
che si preannuncia come un salmo di fiducia.
E' un testo semplicissimo, quasi scarno,
che raggiunge. però i vertici della
poesia.
Secondo alcuni studiosi il salmo riunisce
in sé l'aspetto culturale, l'esperienza
quotidiana e l'esperienza di fede. Se "tu
sei con me", o Signore, allora tu sei
"il mio pastore".
I simboli
Sono due molto semplici
1- il pastore, che in questo salma é
Dio. Il simbolo é un mezzo per parlare
di Lui.
II pastore, per il semita, è anzitutto
un compagno di viaggio, è colui che
costantemente cammina insieme al suo gregge
con il quale condivide tutti i rischi (belve
e ladri compresi).
In Gv. 10 si nota iI contrasto fra il pastore
serio e il mercenario. Il vero pastore è
colui che sa dove andare, che conosce la
via e, quindi, guida il suo gregge lungo
il sentiero più agevole, più
sicuro.
Anche in Michea 5 e in Zaccaria 13 la figura
del buon pastore diventa connotaziane del
Messia, ossia dell'inviata di Dio che pascerà
il suo gregge. II Signore é il pastore
supremo e, se anche a volte delega altri,
rímane sempre iI pastore per eccellenza.
2- L'ospite, inteso alla latina, ossia la
persona che ospita.
Nel nastro salmo l'ospitalità è
opulenta; è la tipica, cordialissima
ospitalità orientale di quell'epoca.
Un significativo esempio di questa accoglienza
s trova espressa nell'episodio di Abramo
che accoglie gli angeli alla quercia di Mamre.
Possiamo, inoltre, rileggere I'episodio di
Lot, a Sodoma, quando difende gli angeli
ospiti dagli aggressori, ai quali offre le
figlie piuttosto che dissacrare l'ospitalità
concessa.
Questo concetto dell'ospitalità corrisponde
al diritto d'asilo, rimasto valido per molti
secoli nei luoghi sacri. Ecco, allora, che
diventa ovvio il cammino indicato nel salmo
aII'israelita: iI luogo più sicuro
al quale approdare non può essere
che il Tempio.
Struttura del salmo
I parte (vv. 1-4): ``il canto del pastore'',
così suddivisa:
a) v. 1a: dichiarazione di fede;
b) v. 1b e 3a: descrizione pastorale di una
sosta, di un momento di tranquillità;
c) 3b - 4c: descrizione di cammino del gregge
che si rimette in marcia;
d) 4d: un'altra dichiarazione di fede.
II parte (vv. 5-6): "il canto dell'ospite":
a) v. 5a: dichiarazione di fede;
b) vv. 5b - 5d: descrizione dell'ospitalità
in generale;
c) v. 6: descrizione dell'ospitalità
specifica e sacra (quella del Tempio)
Commento
I parte - vv. 1-4. "Il canto del pastore"
V.1 - Grande professione di fede: `'Il Signore
è il mio pastore"; ed io ci credo!
vv. 2 -3a: descrizione di una sosta del gregge
in cui domina proprio l'atmosfera del riposo.
Bisogna considerare che nei luoghi descritti
dal salmista non si trovano ricchi pascoli;
l'acqua é scarsa. Ecco,. perciò,
la straordinarietà della prima scena:
il pascolo è verdeggiante e l'acqua
è abbondante. Per una società
nomade, infatti, due elementi chiave sono
l'acqua e il foraggio per il gregge e per
il pastore.
La professione di fede nasce dalle opere
di Dio. La. fiducia in Jahve, come già
dicevamo nel commento ai salmi precedenti,
si basa sulle opere divine. Io riconosco
che il Signore è sempre stato presente
nella mia vita (una volta mi. ha condotto
ai pascoli erbosi, un'altra volta ad acque
tranquille) e per questo io adesso faccio
la mia professione di fede.
"Acque tranquille". La traduzione
esatta del termine ebraico corrispondente
è "acque di riposo''. Nella Bibbia
la parola "riposo'' non ha il nostro
significato corrente, ma è sinonimo
di "shalom'', pace, che qui assume la
connotazione di dono di Dio. La pace non
è solo l'assenza di guerra, ma anche
serenità profonda. "Riposo"
è sinonimo di pace globale.
E' una pace sempre legata al dono della terra
promessa; come dire: avrai la tua pace, quando
avrai la tua terra. E' quasi un pegno per
il futuro dell'ebreo di sempre.
Secondo una nostra interpretazione la pace
a cui noi aneliamo è quella dell'aldilà
(la nostra terra promessa). Leggiamo il salmo
95: l'uomo si allontana dalla pace con il
peccato perché si rompe l'alleanza.
con Dio. In questo caso l'uomo perde la sua
serenità e il suo riposo e non riesce
ad entrate nella dimensione divina, :nella
benevolenza. del Signore.
v.3
Nella versione allegata, al posto di "Mi
rinfranca" è scritto "Mi
restituisce la vita". Indubbiamente
è più valida questa seconda
versione, che evidenzia "vita",
ossia "nefes", che significa la
persona viva nella sua interezza. Potremmo
così leggere; "Mi reintegra totalmente
nel mio essere persona". La pace di
Dio mi dà la possibilità di
realizzarmi pienamente.
W.3b-4
E' la descrizione del cammino del gregge
attraverso la strada giusta. II Signore,
mio pastore, mi guida per il cammino moralmente
giusto. Infatti, se io seguo Dio non andrò
mai sulla strada dell'empio (salmo 1 ) che
è la strada del peccato.
"per amore del suo nome". Il nome
rimanda alla realtà stessa di Dio.
Il Nuovo Testamento ci dice che Dio è
amore, che l'amore ha in sé stesso
la sua ricompensa perchè è
gratuito. Il Signore ci ama sempre ugualmente
perchè trova in sé le ragioni
dell'amore. (quindi per un cristiano la misura
dell'arnore è quella stessa di Dio
che ama anche l'essere più spregevole,
proprio perchè - vale la pena di ripeterlo
- il suo amore trova in se stesso la propria
ricompensa.
Il nome evoca anche "l'onore" di
Dio e, insieme, la sua "glorificazione"
universale davanti a tutte le nazioni. Guidando
il suo popolo e salvandolo il Signore glorica
sé stesso. Se l'uomo non fosse succube
del peccato capirebbe che Jahve è
degno di. essere glorificato.
La "valle oscura" costituisce un
grave pericolo per le insidie dei dirupi,
dei briganti, ecc.. Ma, se passiamo oltre
il simbolo, scopriamo che si tratta non di
una valle oscura, ma di una realtà
infernale, dello "sheol", dell'assenza
della luce di Dio. E l'essere l buio può
significare il trovarsi in una situazione
difficile di cui non vediamo l'uscita. Potremmo
paragonare la valle oscura alle varie tempeste
della vita. Però, o Signore, io non
ho paura perchè tu sei con me. Anche
qui abbiamo la professione di fede.
Ricordiamo che S. Francesco di Sales, quando
parla della "Santa indifferenza",
sostiene che ciò che conta per noi
è fare la volontà di Dio, consapevoli
del suo amore.
V.4b
L'immagine della sicurezza è rafforzata
da "bastone" e "vincastro".
Il bastone era l'arma del pastore, forse
un randello corto e pesante; arma di difesa
che in Michea 7,14 assume anche il valore
di scettro di Dio e, per assimilazione, di
scettro del re, simbolo della regalità
divina. Il bastone esprime il simbolo della
difesa.
Il "vincastro" in origine era un
ramo lungo e ricurvo che serviva essenzialmente
per guidare il gregge. E' espressione della
guida sicura del gregge.
Il gregge quando riposa è nella pace
e quando si sposta non teme nulla perchè
è difeso dal bastone e guidato dal
vincastro.
II^ parte - vv. 5 - 6: il canto dell'ospite
La nuova immagine non è molto difforme
dalla prima. Il cammino del gregge, nella
mente del pastore, ha una meta ben precisa
: la tenda, la casa dell'ospite. E' molto
bella la descrizione dell'ospitalità
tipicamente orientale.
Il vocabolo ebraico tradotto con "mensa"
(v.5) indica invece "pelle", che
nella civiltà beduina viene stesa
per terra e sulla quale si apparecchia il
pranzo.
Nella descrizione dettagliata della squisita
ospitalità rileviamo due elementi:
1 - "cospargi di olio il mio capo"
(v.5c).
Il significato dell'olio è molteplice.
E', ad esempio, l'olio odoroso con cui l'atleta
si spalma i muscoli per tonificarli ed indica,
quasi, il diffondersi dell'energia di Dio
(vedere nel cristianesimo l'amministrazione
dei Sacramenti con il crisma).
L'olio è anche medicinale (vedere
l'episodio del buon samaritano che medica
le ferite con l'olio); è segno di
salute, quindi. Non tralasciamo di ricordare
le virtù cosmetiche dato che l'olio
protegge la pelle dal sole cocente d'oriente
e rende lucido il volto. Possiamo trovare
un'allusione allo splendore, alla gioia.
Nel Nuovo Testamento una peccatrice versa
l'olio sui piedi di Gesù come omaggio,
mentre Maria usa dell'unguento costoso come
quello adoperato per cospargere i cadaveri
(segno della passione).
2 - "Il mio calice trabocca".
Il calice, la coppa evoca in sé l'immagine
della pienezza, della sete estinta.
Ai lati della mensa ci sono i nemici, sia
in senso reale che in senso figurato (il
peccato, i demoni). Sono, però, impotenti.
(v.5b)
Il gregge ha per meta la casa nella quale
l'ospitalità è totale: si tratta,
ovviamente, della casa del Signore, del Tempio.
(v.6)
La "bontà" e la "fedeltà"
amorosa di Dio sono le virtù tipiche
dell'alleanza, sono le realtà che
conducono il gregge (il fedele) fino al Tempio.
L'amore divino ci precede sempre e, allora,
le due realtà, caratteristiche del
Dio buono e del Dio fedele, diventano l'equivalente
liturgico del vero pastore.
"Mi saranno compagne" (v.6)
E' mal tradotto un verbo ebraico che non
significa solo vicinanza o compagnia, ma
"guidare con sollecitudine". In
Gv. 10 leggiamo che il pastore arriva a dare
la vita per il suo gregge, così come
Cristo ha dato la vita per noi.
Nel v: 6c incontriamo "abiterò".
Qui sorge una questione spinosa, perchè
nel testo masoretico (dei masoreti, teologi
e glottologi che avevano vocalizzato il testo
ebraico della Bibbia) si legge "ritornerò".
Allora, il nostro sarebbe un salmo di pellegrinaggio
e il gregge;
rappresenterebbe il popolo in movimento (durante
una festa di pellegrinaggio verso il Tempio.
Là si trovano la pienezza della gioia
e l'ospitalità totale.
Se accettiamo "abiterò"
sottintendiamo, invece, un desiderio profondo
di non staccarci dal Tempio, di restare almeno
con cuore attaccati alla casa di Dio e alla
pace che ne deriva. Questa seconda interpretazione
è di Gran lunga preferita oggi e suffragata
dai salmi 27 e 91, per cui non si tratta
di un salmo di pellegrinaggio, ma di cammino
verso Dio, nostra meta. il fedele riconosce
in Jahve il suo pastore e con lui realizza
la comunione più profonda.
Interpretazioni del salmo
1 - Interpretazione storica: si tratta del
canto composto da Davide dopo che era stato
consacrato da Samuele con l'olio regale.
E' un'interpretazione oggi non più
condivisa.
2 - Interpretazioni dei Padri della Chiesa:
a) è il salmo della Chiesa che cammina
sotto la guida di Cristo verso Dio; b) è;
il canto del singolo fedele che cammina verso
il suo Signore;
b) è il salmo che parla degli spiriti
beati in paradiso.
SALMO 23 (22)
" CANTO DEL PASTORE E DELL'OSPITE:
... PERCHÉ TU SEI CON ME"
1 Salmo. Di Davide.
Jahweh è il mio pastore,
non manco di nulla.
2 Su pascoli erbosi mi fa riposare,
mi guida ad acque tranquille.
3 Mi restituisce la vita ,
mi conduce per il .giusto cammino,
per amore del suo nome.
4 Dovessi anche passare per la valle più
oscura,
non temerei alcun male, perché tu
sei con me:
il tuo bastone e il tuo vincastro sono il
mio sostegno.
5 Tu .imbandisci davanti a me una mensa
sotto gli occhi .dei miei avversari.
Ungi di olio il mio capo,
la mia coppa trabocca.
6 Certo, bontà e fedeltà mi
accompagneranno
tutti i giorni della mia vita
e abiterò nella casa di Jahweh
per lunghissimi giorni.
SALMO 36
"Malizia del peccatore e bontà
di Dio"
Lettura del salmo nella versione della Bibbia
di Gerusalemme e nell'altra allegata.
E' un salmo molto bello, perché descrive
l'umanità nei suoi estremi di malizia
e di bontà. Il salmista presenta l'empio
che si pone in contrasto con Dio.
L'avversario dell'empio non è mai
l'altro uomo che egli vorrebbe calpestare,
ma è sempre il Signore perché
contro di lui l'empio agisce.
L'uomo che compie il male, nel momento stesso
in cui si mette contro Dio è già
sconfitto. La malizia umana non potrà
mai vincere la bontà divina.
Evidenziamo che anche in questo salmo la
vittoria spetta a Jahve e alla sua bontà.
Dal punto di vista letterale e stilistico
si tratta di un salmo molto libero, non riconducibile
a una famiglia ben precisa.
STRUTTURA DEL SALMO
vv.3-5
Si inizia con una tipica tematica sapienziale
che fa apparire il salmo come appartenente
alla "famiglia sapienziale".
Infatti contiene un'analisi pessimistica
della malvagità umana che porta all'ingiustizia.
Sono temi cari alla sapienza, come il chiedersi
il perché del male e dell'ingiustizia
nel mondo. A questo proposito abbiamo ben
presente il libro per eccellenza su questo
argomento, il Qoèlet, che inizia con
"Vanità delle vanità..".
vv. 6-11
Il salmo cambia decisamente tono e diventa
un inno ( dovrebbe quindi appartenere alla
"famiglia innica" che canta la
giustizia divina). Si snoda un grande inno
in onore del Dio giusto.
Nei versetti centrali risaltano la gioia
e la pace e gli attributi divini che sono
evidenti
nel v. 6 "fedeltà amorosa "
e " fedeltà costante";
nel v. 7 "giustizia salvifica"
e " giudizio secondo diritto";
nel v. 8 " fedeltà amorosa"
e " rifugio sicuro".
Sottolineiamo, poi, quei simboli che in oriente
sono molto importanti:
"cibo" e " acqua" nel
v.9
"vita" e "luce" nel v.10
" fedeltà amorosa" e "
giustizia che porta alla salvezza" nel
v.11.
vv.12-13
Cambia ancora lo stile e il salmo diventa
"supplica" rivolta alla giustizia
divina, certezza del suo intervento.
I SIMBOLI
1) SIMBOLISMO SPAZIALE di cui il salmista
si serve per dirci alcune cose . E' il classico
schema quaternario ( quattro elementi): cieli,
nubi, monti, abisso.
I cieli e le nubi richiamano una dimensione
verticale verso l'alto; i monti e l'abisso
una dimensione verticale verso il basso.
I monti, che sono la tradizionale residenza
di Jahve il quale domina tutto l'orizzonte,
danno anche l'idea della dimensione orizzontale.
Lo schema quaternario ci richiama i quattro
elementi dei quali è composto il mondo
oppure, ad esempio, i quattro punti cardinali.
E' un salmo che ci dà l'idea della
concretezza, della totalità dell'amore
di Dio.
Elenchiamo i quattro termini tecnici ai quali
abbiamo già accennato:
a) hesed=fedeltà amorosa;
b) sedaqah=giustizia salvifica;
c) mispat=giudizio secondo il diritto
d) emunah=fedeltà costante.
Sono quattro grandi attributi divini che
troveremo spesso nei salmi.
Allora Dio è il tutto, è la
pienezza e il creato forma un'armonia piena,
totale,
In proposito è facile ricordare Genesi
1, quando si annota di fronte ad ogni opera
della creazione " Dio vide che….era
cosa buona"; per non parlare della creazione
dell'uomo, davanti al quale il Signore vide
che era cosa molto buona.
In questo salmo , allora, intravediamo quasi
un dimensione edenica ( da Eden) in contrapposizione
con le immagini pessimistiche collegate al
male.
II) SIMBOLISMO DELL'ABBONDANZA (rivedere
la seconda parte del salmo 23, "il canto
dell'ospite") che viene descritta soprattutto
nei vv. 8-11 con immagini stupende per un
popolo stanziato in una zona stepposa e desertica.
L'aggettivo " preziosa " ( in ebraico
jaqar) che nel v. 8 denota l'incomparabilità,
qualche cosa di infinitamente più
grande di ciò che noi possiamo esprimere,
cioè la grazia di Dio.
Nel v.9 è significativa l'espressione
" si saziano dell'abbondanza della sua
casa". La traduzione letterale sarebbe
" si saziano col grasso della tua casa".
Una annotazione importante: nella società
semitica il grasso non viene mai scartato,
perché ritenuto la parte migliore,
il segno dell'abbondanza e della gioia.
Perciò le parti grasse delle vittime
erano riservate a Jahve nei sacrifici di
comunione, anche come simbolo dell'abbondanza.
Non per nulla tutte le pecore più
redditizie in Palestina erano quelle dalla
coda lunga, piena di grasso; code che costituivano
il boccone più prelibato riservato
al re.
Nello stesso versetto si canta l'abbondanza
delle acque, rappresentatate dal torrente.
Potremmo rileggere Ez.47, un brano profetico
molto bello, che parla delle acque che escono
dal Tempio, che formano prima un ruscello,
poi un torrente, poi un fiume immenso che
va ad irrigare la valle del Mar Morto e la
rende fertile.
Ecco l'abbondanza di un'acqua che non soltanto
scorre, ma riporta ala vita. Viene spontaneo,
allora, pensare al nostro battesimo e all'episodio
della donna samaritana al pozzo (Gv.4).
Nella Bibbia l'acqua simboleggi anche la
sapienza che rende saggia la persona;
cioè la sapienza divina che irrora
l'uomo, tutti gli uomini che sanno accogliere
il messaggio divino. Potremmo anche richiamare
l'Eden (il paradiso terrestre che si supponeva
collocato nella Mesopotamia, circondato da
quattro fiumi, tra i quali il Tigri e L'Eufrate).
L'Eden è un'immagine del passato,
ma proiettata nel futuro (escatologia).
Quando sgorgherà l'acqua viva ci srà
il paradiso di cui l'Eden era solo l'immagine.
III) SIMBOLISMO: LE IMMAGINI DELL'INTIMITA'
Il rifugio, ovvero in ebraico "hasah".
v.8 "si rifugiano" ha una valenza
quasi militare. Richiama la sicurezza di
un castello, di una rocca e, quindi, della
rocca per eccellenza: il tempio di Gerusalemme
( e, poi, la Chiesa).
" Si rifugiano gli uomini all'ombra
delle tue ali". Le ali sono un simbolo
frequentemente usato nella Bibbia con riferimento
a due uccelli in particolare: l'aquila e
la chioccia.
In Mt. 23,37 Gesù dice "…quante
volte ho voluto raccogliere i tuoi figli
......, corne una gallina raccoglie i pulcini
sotto le ali ..."
Le ali danno un senso di protezione, come
le ali dei due Cherubini che si univano quasi
a dare protezione all'Arca dell'alleanza.
INTERPRETAZIONE DEL SALMO
Nei primi versetti del nostro salmo si parla
dell'ateismo biblico che in pratica consiste:
nel vivere senza curarsi di Dio.
Secondo l'ateo biblico non sussiste il problema
di negare l'esistenza di Jahve; perchè
tanto egli non agisce e lascia l'uomo abbandonato
a se stesso.
Da tale atteggiamento discendono conseguenze
terribili perché l'uomo si comporta
da padrone, da prepotente e da violento.
Purtroppo è una concezione non solo
biblica ma anche moderna.
Infatti oggi nessuno più costruisce,
come nel secolo scorso, sistemi filosofici
per negare l'esistenza di Dio, perché
non interessa il fatto che Egli esista o
meno.
Dio non rientra negli interessi dell'uomo
moderno.
COMMENTO
Iettura vv. 2-5.
v.2 - "parla il peccato"
Traduzione letterale: "nel cuore dell'empio
c'é l'oracolo del peccato."
L'uso del termine "oracolo" comporta
uno stravolgimento di ciò che di solito
la Bibbia adopera per definire la parola
del Signore. Infatti "oracolo"
è usato qui a proposito del peccato,
che diventa così quasi una persona,
la divinità dell'uomo empio, il quale
non riconosce la rnaestà di Jahve,
è idolatra (adora gli idoli) e non
possiede altro dio che il peccato.
Il peccatore non ha " timor di Dio",
che non è la paura di Dio, ma un atteggiamento
religioso globale; è l'insieme dei
sentimenti che l'uomo prova davanti al Signore.
V. 3
Risulta di difficile interpretazione a causa
del testo piuttosto corrotto. Altra versione
rispetto alla Bibbia di Gerusalemme:
"Egli adula troppo se stesso per poter
trovare la sua colpa e detestarla".
Teniamo valido il nostro testo ("Poichè
egli si illude con se stesso"). Il peccatore
al centro) della sua vita pone il peccato
e l'illusione di se stesso (come se il proprio
io fosse un idolo). L'empio crede che ogni
colpa, ogni peccato, sia un torto fatto a
se stesso perchè non riconosce Dio.
II mondo del peccatore è chiuso, perchè
egli non riesce a riconoscere la sua colpa
e !a ricerca del peccato è una pura
illusione per un essere ripiegato su se stesso.
Se trovasse le sue colpe, l'empio dovrebbe
fare i conti con il Signore.
V.4
"Vane e menzognere sono le sue parole"
Nella civiltà antica risulta importantissima
la parola che dovrebbe essere il segno, l'espressione
di ciò che è dentro di noi.
A questo proposito Gesù non si stancava
mai di tacciare di ipocrisia i farisei, perché
le loro parole non corrispondevano ai sentimenti
del loro cuore.
Ecco, il peccatore non riesce a creare unità
tra parola e cuore perché le sue parole
sono inique e fallaci, cioè "menzognere".
Il v.4 sostanzialmente significa, che senza
Dio è impossibile compiere il bene.
il peccatore, ripiegato su sé stesso,
è incapace di intrecciare relazioni
autentiche sia perché non è
illuminato dal signore, sia perché
ha scelto come sua divinità il peccato.
v.5
"iniquità trama sul suo giacilio"
il" letto" o " giaciglio"
su cui l'empio sviluppa le sue macchinazioni
può avere due significati:
1) simbolo cristologico ( richiama la notte
che a sua volta richiama il peccato);
2) simbolo psicologico ( nella Bibbia esprime
spesso l'intimità, i sentimenti più
profondi di una persona).
3) L'empio è costante e ostinato nel
male e ciò impedisce la sua conversione.
vv.6-11
Ci introduciamo nel mistero dell'amore divino.
v.6
ALCUNE SOTTOLINEATURE
a) GRAZIA= hesed, parola che ritorna nel
grande Halle (salmo136), tradotta con . "
perché eterna è la tua misericordia".
La traduzione più appropriata potrebbe
essere in questo caso: " fedeltà
amorosa". E' la fedeltà All'alleanza,
prerogativa principale di Jahve.
Infatti Dio è fedele in eterno.
Teniamo presenti altri significati di "hesed":
"tenerezza, grazia, e bontà";
b) "emet" o "emunah"
(fede) da cui deriva la parola "amen"
che significa: così è, in verità.
Esprime il senso di una sicurezza, di una
stabilità. Dio è stabile.
Se l'empio è costante nel peccato,
il Signore è costante nella fedeltà
e nell'amore. Viene spontaneo il parallelo
con il mondo di oggi, sempre alla ricerca
di certezze. Se noi cristiani vogliamo rendere
un servizio autentico al mondo di oggi, dobbiamo
dare la certezza di Dio.
v.7
ALTRE DUE PAROLE DA CONSIDERARE:
a) GIUSTIZIA=seda/pah, ossia " la giustizia
di Dio" o, anche, "provvidenza
salvifica di Dio".
Dio si manifesta nelle sue opere di salvezza:
è giusto perché è provvidente;
b) GIUDIZIO=mispat, ossia il governo
che il Signore esercita su tutto il creato.
E' l'alleanza stipulata con tutta la nazione
(come narra il primo capitolo della Genesi)
e che successivamente si approfondisce con
altre alleanze (Noè, Abramo, Mosè,
ecc. sino al singolo fedele).
vv 8-10
Qui. ci sono i simboli dell'abbondanza ,
di cui si è già detto, che
ci richiamano le immagini della pace interiore
e totale e della gioia del fedele.
v.11
Vengono ripresi i termini di grazia e di
giustizia ed è tratteggiato il ritratto
del credente, ossia di colui che:
l. conosce Dio ( conoscenza biblica ed esperienza
intima e profonda del Signore);
2. è retto di cuore (secondo la Bibbia
la rettitudine è propria di chi nella
sua condotta di vita si ispira alla Torah.).
vv. 12-13
E' la supplica finale alla giustizia divina
perchè Dio protegga efficacemente
il suo fedele dal malvagio.
"non mi raggiunga il piede dei superbi…".
Questo desiderio, come vediamo spesso nei
salmi, si basa sulle opere divine: io chiedo
al
Signore di disperde i superbi perché
l'ha fatto altre volte.
Le opere di salvezza fondano la nostra speranza
futura
La sconfitta dell'empio è una certezza
storica, anche se non sempre nella ,Bibbia;
questa affermazione risponde a vcerità.
Può capitare, infatti, che il malvagio
sia apparentemente trionfante (libri sapienziali)
e muoia senza punizione. Se il giusto e il
peccatore finiscono entrambi nello "sheol"
non risulta vera l'affermazione della certezza
della sconfitta dell'empio.
Da questa riflessione si sviluppa, infatti,
l'idea della resurrezione e della retribuzione,
nell'aldilà. La nostra speranza nella
resurrezione si fonda sull'opera storica
del Signore, che ha fatto risorgere Gesù.
In questo modo possiamo affermare che Dio
ha sempre trionfato.
vv. 8-11
Un'ultima annotazione interessante:
questi versetti vengono recitati ancora oggi
dall'officiante durante il rito per l'imposizione
del "manto della preghiera" (talled)
al ragazzo ebreo di circa 12-13 anni, che
diventa così a pieno titolo religiosamente
adulto.
SALMO 36(35)
L'ATEO E IL CREDENTÉ:
QUANTO È PREZIOSA LA TUA GRAZIA!
L'argomentazione speculativa, non prelude
alla fede. Gli. antecedenti della fede, sono
dati dalla meraviglia e dalla lode come premesse.
Noi lodiamo prima di dimostrare. Mentre per
gli altri problemi noi dubitiamo prima di
arrivare ad una decisione, nei riguardi di
Dio cantiamo prima di formulare parole. Fino
a quando non sappiamo in che modo lodarlo,
non possiamo imparare a conoscerlo. La lode
è la prima nostra risposta alla meraviglia.
Che cos'altro ci rimane da fare di fronte
al sublime se non lodare, arrossire per la
nostra incapacità di esprimere ciò
che vediamo e vergognarci per non sapere
ringraziare della nostra facoltà di
vedere?... Quando mente e anima si trovano
in reciproco accordo, allora nasce la fede.
Ma, prima, il nostro cuore deve conoscere
il tremito dell'adorazione.
(Heschel A.J., L'uomo non è solo,
Milano 1970. pp. 81-82).
1 AI maestro del coro. Del servo di Jahweh,
di Davide.
2 Nel cuore dell'empio c'è I'oracolo
del peccato,
davanti ai suoi occhi non c'è timor
di Dio.
3 Egli adula troppo se stesso
per poter trovare la sua colpa e detestarla.
4 Vane e menzognere sono le sue parole
è impotente a capire e a fare il bene.
5 Trama iniquità sul suo giaciglio,
si ostina sulla via non buona,
non respinge il male.
6 Jahweh la tua bontà è nel
cielo
la tua fedeltà fino alle nubi,
7 la tua giustizia è come i monti
altissimi
il tuo giudizio come l'abisso immenso:
uomini e animali tu salvi, o Jahweh.
8 Quanto è preziosa la tua bontà,
o Dio!
I figli dell'uomo si rifugiano all'ombra
delle tue ali.
9 Si saziano col grasso della tua casa,
li disseti al tuo torrente paradisiaco.
10 È in te la sorgente della vita,
nella tua luce vediamo la luce.
11 Concedi la tua bontà a chi ti conosce
e la tua giustizia a chi ha il cuore retto.
12 Non mi raggiunga il piede dei superbi
,
non mi disperda la mano degli empi.
13 Ecco, cadono i malfattori,
sono abbattuti, non possono rialzarsi.
Salmo 51 - "Miserere".
Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
Quando venne da lui il profeta Natan dopo
che aveva peccato con Betsabea.
Iettura del salmo nella versione della Bibbia
di Gerusalemme. E' da tenere anche presente
la traduzione allegata.
Il salmo 51 è l'espressione sintetica
di quel respiro di dolore e di peccato che
sale dal cuore dell'umanità di tutti
i tempi e di tutti i luoghi.
Si tratta di una composizione molto bella,
vicina all'esperienza di ogni persona. Ci
offre una visione realistica dell'uomo che
ha in sé anche il male, la tendenza
al peccato (infatti non è intrinsecamente
buono, nonostante i miti dell'illuminismo).
Sottolineiamo anche un aspetto ottimistico:
dove non può arrivare l'uomo arriva
la misericordia di Dio. L'uomo, che sarebbe
destinato al rimorso per avere peccato, s'incontra
con l'amore misericordioso di Jahve che perdona
e gli toglie, così, il rimorso
vv.1-2
Traduzione letterale:"Al maestro del
coro. Salmo. Di Davide. Quando andò
da lui il profeta Natan perchè era
andato con Betsabea".
Questa versione evidenzia che in ebraico
si usa il solo verbo "andare''' per
esprimere due concetti ed è su tale
gioco di parole che insiste il salmista.
Lo stesso verbo, cioè, viene usato
sia per l'azione peccaminosa (Davide "era
andato con Betsabea" sia per 'azione
salvifica di giustizia misericordiosa che
si manifesta attraverso il profeta Natal
{che andò da Davide).
Sono due azioni contrapposte il peccato e
la misericordia salvifica di Jahve, che riporta
la giustizia.
Lettura attenta di 2 Samuele cap. 11 e 12,
1-13 che narrano episodi fra i più
drammatici della Bibbia e della vita di Davide.
Una interessante annotazione a proposito
di Uria l'Hittita {mercenario al soldo di
Davide), che rifiuta di rientrare una sera
nella sua casa come gli aveva chiesto il
suo re.
Nell'antichità capitava spesso che
i soldati impegnati in un'azione bellica
facessero voto di castità, quale sacrificio
propiziatorio per la riuscita della guerra.
Alcuni interpreti sostengono che Uria, pur
essendo tornato vicino alla sua casa, continuasse
a vivere il voto come fosse al fronte con
i compagni.
Nello stupendo cap. 12 leggiamo una delle
più belle parabole dell'Antico Testamento,
quella narrata dal profeta Natan a Davide.
Riprendiamo le considerazioni sul salmo 51.
I vv. 1 e 2 vorrebbero come autore di questa
composizione Davide, portato a pentirsi del
suo peccato.
Quindi: Davide ha commesso un grave peccato;
la parola di Dio tramite Natan arriva fino
a lui Io induce a pentirsi; il perdono richiesto
viene accordato.
Tuttavia l'attribuzione a Davide non é
sicura, perchè sì notano diversi
contrasti nell'opera. Ne evidenziamo due:
1- fondamentale è il contrasto tra
il culto sacrificale e l'esigenza di un culto
interiore. Il Signore non vuole tanto il
fumo degli olocausti, i sacrifici e le preghiere,
quanto iI cuore dell'uomo. Questo contrasto
è tipico del profetismo collocabile
nei sec. VII e Vl a. C.. Ad esempio, Geremia
è contrario al culto esteriore.
Quindi, il salmo è attribuibile ad
un'epoca successiva a quella davidica e,
comunque, é indubbio che la parte
più antica sia stata rimaneggiata
con aggiunte posteriori;
2- in particolare i vv. 12-14 sono di epoca
esilica babilonese, perchè in essi
appare un termine tecnico proprio dell'esilio
(bara =creare).
Inoltre, nei vv. 20 e 21 potremmo vedere
delineata una imminente ricostruzione del
Tempio nel quale finalmente si svolgeranno
ancora i sacrifici antichi.
Nel "Miserere" convergono in sintesi
Ie grandi idee del profetismo, ma non esposte
in modo teologico o polemico, come erano
soliti fare i profeti, bensì sotto
forma di preghiera rivolta umilmente a Jahve.
STRUTTURA DEL SALMO
E' abbastanza semplice.
I^ parte.
vv.3-11 : descrizione del peccato, confessione
della propria colpa, perdono- purificazione.
In particolare:
vv.3-4:invocazione;
vv. 5-8: confessione del peccato; perdono;
vv.9-11 :invocazione di purificazione.
Al centro di questa prima parte si colloca
il v.6 b, importantissimo per il salrnista
che recita:" perciò sei giusto
quando parli, retto nel tuo giudizio"
II^ parte
vv.12-19; protagonista è la grazia.
Nei vv.12 e 19 tornano due parole: "
spirito e cuore".
II v.15 fa da transizione fra la prima e
la seconda sezione della II^ parte. Quindi:
I^ sezione: vv.12-14: lo spirito dell'uomo
v.15: il passaggio;
II^ sezione:vv.l6-19: il cuore è il
sacrificio gradito a Dio.
III° parte.
vv.20-2l:una conclusione liturgica.
Ricapitoliamo:
I^ parte: peccato-perdono
II^ parte: grazia
III^ parte: invocazione liturgica.
I SIMBOLI
I° tema simbolico: il peccato.
Fissiamo la nostra attenzione su tre parole:
pesa = ribellarsi (tipico del vassallo che
non dà l'obbedienza dovuta al suo
signore);
awon = torcere, curvare, attorcigliare (il
peccato ci fa curvare, piegare su noi stessi);
hatta' = sbagliare bersaglio (chi sbaglia
non centra il bersaglio che é Dio).
Ricordiamo che nel salmo 8 l'uomo appare
come il vassallo di Dio, come colui al quale
é stato data il potere su tutto I'universo.
E il vassallo quando pecca si ribella al
sua signore.
II° tema simbolico: la purificazione
vv.3e4;vv.9-11
v.3-"cancella le mie trasgressioni"
oppure: "cancella il mio peccato".
Il verbo "cancellare" (mahah),
preso dal linguaggio giuridico indica la
cancellazione di una scrittura giudiziaria
o commerciale (ad esempio): la cancellazione
di un debito.
v.4- "lavami da tutte le mie colpe"
E 'tradotto con "lavare" l'ebraico
"Kabas", che era un verbo comune
nel mondo dei lavandai, dei tintori che cambiavano
il colore dei tessuti.
Facile è il passaggio dalla nozione
di lavaggio dei tessuti a quello di purificazione.
v.4b: "mondami dal mio peccato"
Il verbo "thaer" (mondare, essere
puro) deriva da "thr'' (splendore).
Potremmo anche tradurre: "rendimi splendente
cancellando il mio peccato".
Nel v.9 tornano questi simboli e si aggiungono
le immagini dell'issopo e della neve.
L'issopo è una pianta non ancora ben
identificata, ma pare si tratti dell'origano
o della maggiorana che spuntano ancora adesso
fra i muri di Gerusalemme e in zone aride
dell'oriente.
I rami dell'issopo sono usati come aspersori
in alcuni rituali. Dalla Bibbia sappiamo
che con essi si aspergevano persone mondate
dalla lebbra oppure il popolo durante il
rituale della Alleanza ( in quest'ultimo
caso il ramo di issopo veniva intinto nel
sangue).
La lebbra richiama il peccato; il sangue
dell'agnello con il quale vengono lavati,
cancellati i peccati. del popolo richiamano
l'Alleanza.
"La neve". Al riguardo leggiamo
Isaia 1,18.
Qui la purificazione è totale perché
non rimane più nulla del colore iniziale.
La neve, quindi, richiama proprio il candore
e lo splendore.
III° tema simbolico: somatico, cioè
del corpo. E' riscontrabile in varie parti
della composizione.
In questo salmo sono coinvolti i corpi degli
uomini e, in senso antropomorfico, il corpo
di Dio. Ricordiamo che nella Bibbia l'uomo
è visto come un essere unitario (non
tanto come diviso in anima e corpo) e, perciò.
tutto ciò che era fisico aveva un
significato anche morale e viceversa . Non
per niente la lebbra era considerata il segno
visibile dei gravi peccati di un uomo
Quindi secondo una mentalità diffusa
in Israele prima di Gesù, ed ora ampiamente
superata, il male fisico sarebbe in rapporto
diretto con la condizione di peccatore.
A questo punto subentra lo spirito che dà
vita e forza nuova alla persona.; spirito
che forma e cambia il cuore.
IV Tema simbolico la: liturgia.
Ad esempio nel v. 15 leggiamo un simbolo
liturgico là dove è scritto
"Insegnerò agli erranti le tue
vie".
In ebraico il verbo "insegnare"
corrisponde a un termine tecnico usato per
indicare la catechesi sulla Torah, cioè
gli insegnamenti della Legge che portano
le persone a proseguire sulla retta via.
Altro termine liturgico: "il sacrificio",
che sarà quello del cuore, da una
parte, e quello previsto dalla Torah, dall'altra.
Noi sappiamo che le due cose non sono disgiunte.
Pensiamo alla Messa che dovrebbe vedere non
solo la partecipazione dell'uomo con tutto
se stesso (anima e corpo, per intenderci),
ma anche del fedele con il suo cuore che
da quel sacrificio viene; trasformato per
diventare sempre più cuore che ama
e che si dona.
V.16 - " La mia lingua esalterà
la tua giustizia".
Il vocabolo "esaltare" richiama
le danze rituali. Non si tratta soltanto
di un'esultanza delle parole, ma anche dei
gesti.
Altri simboli (liturgici sono, ad esempio,
l'altare e I'olah, che è l'olocausto,
cioè il sacrificio perfetto.
COMMENTO
Lettura del testo allegato.
vv. 3 - 4 : 1'invocazione e la richiesta
di purificazione.
Balzano all'occhio le due realtà antitetiche:
il peccato e Dio. Il peccato è ribellione
al Signore e al suo progetto; è imperfezione,
colpa, trasgressione, e si ritorce sempre
contro l'uomo.
Ebbene, a quest'uomo imprigionato nel suo
peccato Jahve si oppone con le tre azioni
espresse dai verbi: cancellare, lavare, mondare.
(Questi due versetti richiamano Esodo 34
nel quale è contenuta una professione
di fede con i tre attributi di Dio:
a) hanan = avere pietà (tipica caratteristica
divina). sono belle; le sfumature sottintese
in questo verbo
che è usato per descrivere il sovrano
che si piega sui suoi sudditi per interessarsi
a loro, che si china su di loro per portare
la gioia.
(quindi, sono due le, sfumature del verbo
"hanan": un chinarsi un essere
attento per portare la gioia.
Allora potremmo dire che questo termine indica
la "pietà amorosa" che induce
Dio ad essere "grazioso", delicato
e portatore di grazia.
b) Un secondo attributo divino, già
trovato nel salmo 36, é "hesed",
ossia la "fedeltà amorosa"
di Jahve con tutte le sfumature già
note di bontà, di grazia e di. tenerezza.
La "fedeltà amorosa" di
Dio è la base su cui ricostruire i
rapporti con il peccatore.
il Signore perdona i peccati non perché
siamo meritevoli di perdono, ma perché
Egli è fedele e ci ama.
c) Infine: "rehem", tradotto con
"misericordia", adoperato di solito
il plurale, "rahamin", per significare
"le viscere'' della madre. Questa parola
è usata nella Bibbia riferita alla
mamma. al papà, a Dio. Se vogliamo
restare al significato del termine tecnico
dobbiamo dire che è proprio per la
madre e per Dio, per cui l'amore divino è
come l'amore materno e le "viscere di
misericordia" indicano l'amore del Signore.
Pensiamo, ad esempio, ai vari modi adoperati
dai profeti per descrivere l'amore di Jahwe:
amore sponsale, amore fraterno, amore materno.
Tuttavia tutti gli amori umani sono solo
un'analogia di quello divino per noi. Nella
Bibbia 1'amore più vicino all'amore
di Dio è quello di una madre che ha
tenuto il bambino nelle sue viscere.
SALMO 51 (50)
IL MISERERE, LA PIÙ CELEBRE
PREGHIERA PENITENZIALE:
“CONTRO TE HO PECCATO!”
1 AI maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2 Quando andò da lui il profeta Natan
perché egli era andato con Betsabea.'
3 Pietà di me, o io, secondo la tua
bontà,
secondo l'immensa tua misericordia cancella
le mie trasgressioni.
4 Lavami totalmente dalla mia colpa,
mondami dal mio peccato.
5 Perché io riconosco le mie trasgressioni,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
6 Contro te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi l'ho
commesso;
perciò sei giusto quando parli,
retto quando giudichi.
7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
peccatore mi ha concepito mia madre.
8 Ecco, tu ami la verità della coscienza
e nel mio intimo mi fai conoscere la sapienza.
9 Purificami con issopo e sarò mondato,
lavami e sarò più bianco della
neve.
10 Fammi sentire gioia e allegria ,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
11 Distogli il tuo volto dai miei peccati
,
cancella tutte le mie colpe!
12 Crea in me, o Dio, un cuore puro ,
rinnova dentro di me uno spirito fermo.
13 Non respingermi dal tuo volto
non allontanare da me il tuo santo spirito.
14 Riportami la gioia della tua salvezza
,
sostieni in me uno spirito generoso.
15 insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te si convertiranno.
16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mio salvatore
,
la mia lingua acclamerà la tua giustizia.
17Signore. apri te mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
18 Poiché tu non ami il sacrificio
e se ti offro I'olocausto, non lo gradisci.
19 Lo spirito contrito è il sacrificio
perfetto ,
un cuore contrito e umiliato, o Dio, tu non
disprezzi.
20 Nel tuo amore favorisci Sion,
ricostruisci le mura di Gerusalemme.
21 Allora amerai i sacrifici legittimi,
I'olocausto e I'oblazione totale,
allora i vitelli saliranno sul tuo altare.
SALMO 51 - CONTINUAZIONE
vv.5-8
Lettura della versione allegata.
L' uomo, dopo l'implorazione della bontà
divina, guarda se stesso e rinnega il suo
passato di peccatore. Da un punto di vista
psicologico questo salmo è stupendo,
perchè descrive tutto il cammino del
peccatore. Davanti a Jahve non possiamo che
constatare la nostra colpevolezza, ma senza
andare in crisi, proprio perchè il
termine di paragone è l'amore di Dio.
Al riguardo ricordiamo tutti la parabola
del fariseo e del pubblicano al Tempio. Il
primo, davanti all'altare, prega il Signore
esaltando se stesso perchè si considera
un uomo giusto, non certo come il pubblicano
che, fermatosi a distanza, si batte il petto
chiedendo pietà a Dio.
Quasi sicuramente il pubblicano è
più peccatore del fariseo che, però,
sbaglia il bersaglio perchè si mette
in relazione con un uomo (e ne esce, ovviamente,
vincente), mentre si dovrebbe rapportare
a Dio. Il pubblicano, invece, non si confronta
con il fariseo (ne uscirebbe perdente), ma
indovina il bersaglio e prende come interlocutore
Jahve, si riconosce peccatore e viene così
giustificato.
L'esperienza del pubblicano è simile
a quella del nostro salmista.
La misericordia di Dio e la sua fedeltà
amorosa ci illuminano e ci fanno capire quanto
sia grande la nostra colpa, ce la fanno odiare
e ci danno la consapevolezza che l'adesione
al peccato ha prodotto un danno enorme, cioè
la rottura della comunione con il Signore.
A questo punto ci disperderemmo se non ci
fosse l'hesed, ossia la fedeltà amorosa,
la misericordia divina.
Nel v. 6 è posto l'accento su Dio
("contro te, contro te solo ho peccato").
Supponiamo pure che questo salmo sia stato
scritto da Davide per aver peccato con Betsabea
e per aver ordinato l'omicidio di Uria l'hittita,
ma teniamo presente che ogni peccato è
contro il Signore perchè rappresenta
una mancanza di amore. E' un concetto che
vale anche quando si parla di peccati contro
il prossimo.
In realtà la divisione corrente in
"peccati contro Dio" e "peccati
contro il prossimo" non è corretta,
perchè tutte le nostre colpe sono
contro il Signore.
E' bene sottolineare che ogni peccato è
contro Dio e contro il prossimo, perchè
anche la colpa più nascosta toglie
santità alla Chiesa. Inoltre ogni
peccato è contro lo stesso peccatore,
che non si realizza come persona, perchè
creato per amare sceglie di non amare.
Nella confessione l'assoluzione non è
data dal sacerdote soltanto in nome di Dio,
ma anche in nome della Chiesa, ossia di tutti
i nostri fratelli che abbiamo offeso con
le nostre mancanze. Quindi ci confessiamo
a Dio e anche alla Chiesa. Non a caso, anticamente,
la penitenza era pubblica.
La "comunione dei santi" vale nel
bene (ogni nostro atto buono aumenta la santità
della Chiesa) e vale nel male (ogni nostro
peccato intacca la santità della Chiesa).
v. 6°.
E' il centro della 1 ° parte.
La giustizia di Jahve è un dato di
fatto; non si tratta tanto di "giustizia
retributiva", ma di "giustizia
misericordiosa".
Qui il salmista professa la fede nella fedeltà
amorosa di Dio e nella sua misericordia.
Notiamo anche un approfondimento del sentimento
di giustizia rispetto alla legge della retribuzione
dell' Antico Testamento. Dio è giusto
perchè è quello che deve essere;
in Lui non c' è nulla di sbagliato:
è la perfezione assoluta.
vv. 6-8.
Lettura del testo allegato.
Il salmista ci fa notare che il peccato ha
radici profonde nell' uomo, gli è
connaturato (dogma del peccato originale).
Oggi si dimentica spesso che uno degli effetti
del battesimo è proprio la cancellazione
del peccato originale. Ed è un peccato
talmente forte che, nonostante il battesimo,
lascia uno strascico nella nostra vita,.
per cui l' uomo salvato dalla grazia è
ugualmente peccatore (dal ventre di sua madre
è stato così generato).
A questo proposito si leggano Genesi 2 e
3 e Lettera ai Romani 5,12-21.
Dio ama la confessione consapevole scaturita
dal nostro cuore; ama il pentimento totale.
Ricordiamo, ora, la differenza tra contrizione
e attrizione (o contrizione imperfetta):
A) la contrizione è il dolore per
il peccato commesso con il proposito di non
commetterlo più, che scaturisce dall'
amore'
B) 1' attrizione (o contrizione imperfetta)
è il dolore per la colpa commessa
con il proposito di non peccare più,
che nasce dal timore del castigo.
La consapevolezza del peccato fa in modo
che il nostro cuore se ne renda conto e lo
confessi. La coscienza liberata dalla colpa
può arrivare a conoscere la sapienza,
che non deve intendersi come cultura, ma
come la capacità di penetrare in profondità
nel progetto di Dio. In pratica si tratta
del concetto dell'amore: io sono sapiente
quando ho con il Signore un rapporto tale
da vedere tutto con i suoi occhi. Però
se ho peccato con il cuore non riesco a farlo.
vv. 9-11.
Lettura del testo allegato.
Nel "Miserere" vi è una
continua anticipazione e ripresa dei verbi.
Ad esempio, in questi versetti sono ripresi
i verbi dei vv. 3 e 4. Il v. 10 anticipa
la seconda parte del salmo.
v.11.
"Il tuo volto": Nella Bibbia il
volto di Dio è fonte di gioia o è
fonte di terrore. Se il Signore distoglie
lo sguardo dal peccato questo non esiste
più, perchè ciò che
fa esistere le cose, nella Bibbia, è
lo sguardo divino. Dio è 1' esistenza,
"colui che è". Dalla purificazione,
dalla cancellazione dei peccati, nascono
la gioia e 1' allegria non solo interiori,
ma di tutto l'essere corporeo; quindi anche
delle ossa (v. 10). Le ossa prima spezzate
sono rimesse a posto da Dio.
Molti sono convinti che dalla confessione
non traiamo tutta la grande gioia possibile,
tanto che, a volte, proviamo più contentezza
nel ricevere il perdono di una persona che
non il perdono del Signore. Ciò significa
che forse non siamo completamente consapevoli
della gravità dei nostri peccati.
La sommaria distinzione tra peccato mortale
e peccato veniale può essere valida
solo per coloro che pensano alla giustizia
retributiva di Dio. Nella prospettiva dell'amore
questa divisione appare assurda.
Lettura di Ez. 3 7, 1-14.
vv. 12-19.
"Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova dentro di me uno spirito fermo"(v.12).
Lo spirito umano per tornare ad essere fermo,
solido davanti al peccato, ha bisogno di
un atto creatore di Dio.
Ci troviamo di fronte al verbo ebraico "bara",
un termine tecnico per definire il libero
atto creativo di Dio, già da noi incontrato
in Genesi 1,1 (la creazione del cielo e della
terra) e in Isaia 48,7. Lettura di questi
brani.
Il secondo brano appartiene al Deutero-Isaia
(secondo Isaia) che, quindi, è stato
scritto nella prospettiva della liberazione
dall'esilio.
Ecco, vediamo che Jahve, per risistemare
le cose, per liberare il suo popolo dal peccato,
ha bisogno della stessa energia creatrice
usata per creare l'universo, tanto è
grave la frattura che il peccato determina
tra noi e il Signore.
Il verbo "bara" si ritrova anche
in Geremia 24,7, quindi prima dell'esilio,
quando il profeta parla del cuore nuovo che
il Signore creerà e nel quale sarà
iscritta la legge. Leggere Ez. 36, 26-27.
Lo spirito di Dio è l'artefice di
questa nuova creazione; è lo stesso
spirito che ha creato in noi, mediante il
battesimo, persone nuove.
Jahve crea ogni giorno, ovvero è impegnato
continuamente a ricreare ciò che noi
stoltamente distruggiamo.
Il problema teologico del riposo divino nel
giorno di sabato è risolto da Gesù
molto semplicemente: Dio, il sabato, ha cessato
di creare, ma ha iniziato l'opera di mantenimento
della creazione.
Lo "spirito" del v.12 è
fermo e stabile, cioè "nakon".
L' uomo è fragile e incostante; solo
lo spirito di fermezza che proviene da Dio
gli permette di continuare costantemente
il cammino verso il suo Signore.
Nel v.13 leggiamo un altro attributo dello
spirito: "santo", ovvero "santità",
termini che indicano la separazione. Dio
è santo perchè totalmente separato
dall'uomo.
Il termine viene ripreso dal famoso "trisaghion"
di Isaia ("santo, santo, santo... ").
Qui dobbiamo pensare a Gesù Cristo
fatto uomo.
Nella messa noi proclamiamo: "Santo,
santo, santo è il Signore Dio dell'universo...".
Sono espressioni che evidenziano due componenti:
A) La trascendenza di Dio, che diventa
B) l'immanenza di Gesù, il Dio fatto
uomo.
Il "santo", che ci introduce mirabilmente
alla consacrazione che avverrà poco
dopo, è una preghiera profondamente
teologica e pedagogica allo stesso tempo.
La nostra santità è la separazione
che il Signore ha operato fra noi e il mondo
(pur lasciandoci nel mondo) perchè
diventiamo sua totale proprietà. Il
battesimo ci ha reso santi perchè
il Signore ci ha presi per sé.
v.14. Lo spirito viene definito "generoso"
(terzo attributo).
Questa parola può assumere un duplice
significato: "generosità"
oppure "obbedienza". Una generosità
sovrabbondante suscita come risposta una
obbedienza altrettanto sovrabbondante. Dio
ci dà tutto; noi dobbiamo rispondere
dando tutto.
Lo spirito di generosità è
una forza che ci permette di agire con il
massimo amore possibile. Dalla consapevolezza
di amare deriva la gioia.
v.15. Il cristiano perdonato è gioioso
ed ha in sé lo spirito di generosità,
di santità, di salvezza che lo porta
a diventare missionario. Se non lo facesse
si sentirebbe monco.
Il salmista ha fatto l'esperienza del peccato,
è stato ribelle, ha ottenuto successivamente
la pace con Dio e ora la comunica agli altri,
perchè si accorge che ciò che
è bene per lui è bene anche
per il prossimo suo.
v.16. Qui abbiamo una parola ebraica tradotta
"dal sangue", mentre la versione
letterale è "dai sangui",
al plurale. Non se ne conosce il motivo.
Si tratta, comunque, di un termine tecnico
che solitamente significa "omicidio"
e "violenza".
Coloro che attribuiscono questo salmo a Davide
hanno buon gioco perchè il re, che
ha compiuto un omicidio, sta chiedendo a
Dio di liberarlo dal peccato commesso.
La maggior parte degli esegeti ritiene che
questo termine tecnico voglia significare
: "Signore, liberami dal castigo"
in quanto ogni peccato richiederebbe di essere
lavato con il sangue. In tale caso il castigo
comporterebbe la perdita di sangue.
Dai versetti 12-16 si deduce che il primo
impegno assunto dall'ex-peccatore è
di essere missionario.
v. 17.
Il secondo impegno dell'ex-peccatore consiste
nel proclamare la lode di Dio e il suo amore.
Ciò comporta una profonda coerenza
e un'esigenza di vita interiore.
"Signore, apri le mie labbra...".
Ecco, il nostro impegno e il nostro annuncio
hanno origine dal Signore. E' Lui stesso
che fa scaturire la nostra lode.
vv. 18-19.
Ci troviamo di fronte al terzo impegno dell'ex-peccatore:
sciogliere il voto sacrificale. Entra in
gioco la polemica profetica: a Dio è
gradito il cuore contrito, umiliato, amorevole
e non tanto il sacrificio materiale. Questa
polemica non rappresenta un alibi per cancellare
il culto ufficiale (per noi cristiani l'
ascolto della Messa), ma sostiene l'esigenza
di accostarsi ai sacrifici con cuore adatto
per poterli vivere in pienezza. Perfino l'olocausto,
che è il più alto sacrificio,
non è gradito a Jahve se non è
sostenuto dal cuore contrito. Infatti occorre
la perfetta unione tra il sacrificio esteriore
e il cuore che Io offre.
Ricordiamo che il Concilio Vaticano II°
a questo proposito afferma che Cristo è
vittima e sacerdote e che noi, partecipando
alla Messa, siamo in Cristo vittime e sacerdoti
nello stesso tempo.
vv. 20-21.
Questi due versetti ci riportano alla liturgia
nazionale di un popolo. E allora potremmo
interpretare il salmo non come un evento
capitato ad una sola persona (il peccato),
ma a tutto il popolo (l'esilio). L'esilio
ha permesso aI popolo di Israele di conoscere
il suo peccato, di convertirsi, di capire
la necessità di circoncidere il proprio
cuore. Questo stesso popolo, tornato a Gerusalemme
con il cuore purificato, può nuovamente
offrire i sacrifici prescritti dalla legge
di Mosè.
In questa luce di purificazione del cuore
anche la Messa assume il suo vero significato
ed è facile capire che non si tratta
di un rito esteriore. Evitiamo, comunque,
gli eccessi e cerchiamo un equilibrio tra
il rito esteriore e il contenuto della Messa.
Per concludere il commento al salmo 51: detestiamo
il nostro peccato e sapremo chi è
Dio.
SALMO 58
" Il giudice dei giudici terrestri"
Lettura della composizione nella versione
della Bibbia di Gerusalemme
E' un " salmo imprecatorio" (come
i salmi 83 e 109) con un testo estremamente
corrotto, tanto che un versetto (10) non
viene nemmeno tradotto da alcuni interpreti,
perché ciò richiederebbe una
ricostruzione particolarmente laboriosa.
Per il suo contenuto è stato definito
una delle pagine più imbarazzanti
del Salterio.
Weiser dice che il salmo 58 "esprime
le invettive, lo spirito di vendetta, la
gioia del male altrui, proprio di un fanatismo
religioso intollerante".
Di fatto noi sappiamo che i tre "salmi
imprecatori" non sono contenuti nella
"liturgia delle ore" e non sono
letti durante la Messa per motivi psicologici,
perché ad un cristiano l'impatto con
un salmo di questo particolare genere potrebbe
creare notevoli difficoltà. E' bene
chiarire che tale esclusione non è
dovuta a motivi teologici ( perché
questi salmi nella loro interpretazione più
autentica non intendono maledire alcuno),
ma al fatto che certe espressioni molto forti
usate potrebbero costituire motivo di difficoltà
psicologica.
Coloro che non leggono interamente il salterio
non conoscono l'esistenza dei salmi 53,83,109.
Sottolineiamo ora i sentimenti positivi espressi
nel nostro salmo:
1. l'ansia per la giustizia;
2. lo sdegno contro le manifestazioni del
male ( ed è proprio lo sdegno che
tante volte ci spinge ad agire).
3. Per certi aspetti si possono ricondurre
al salmo 58 alcuni brani del Vangelo, come
Mt 23,13-38 ("Sette maledizioni agli
scribi e ai farisei"), che viene letto.
Anche queste pagine potrebbero costituire
una difficoltà psicologica per chi
pensa a un Gesù mite e sempre rinunciatario.
4. Si leggono brani di genere letterario
imprecatorio anche nell'Apocalisse. Il testo
che potrebbe però essere considerato
come la matrice di tutti gli altri è
contenuto nel famoso " Cantico di Mosè"
(Deut.32,43)
Precisazioni sul genere letterario imprecatorio
a- Prima di tutto dobbiamo partire dal nostro
Dio, che è il Dio dell'incarnazione,
il Dio della storia, che sceglie di educare
l'uomo camminando di pori passo con lui.
Il Signore, cioè, porta la sua creatura
un poco alla volta fino a Sé e si
manifesta come un Dio profondamente rispettoso
dell'uomo. Guardiamo alla pazienza che il
Signore ha con ciascuno di noi risollevandoci
ogni volta che compiamo un passo falso e
allenandoci gradualmente, a camminare sempre
più spediti.
La nostra è una religione storica,
cioè di un Dio che si rivela nella
storia (quindi, non una filosofia astratta).
Ovviamente con tutti i rischi del caso. E
il rischio più grande, che poi diventa
realtà, consiste nel fatto che il
nostro Dio usi le categorie storiche, i modi
di dire umani per rendersi comprensibile
a noi, per entrare in comunicazione con noi
senza spaventarci, senza distruggerci, L'adeguamento
massimo del nostro Signore all'uomo è
Gesù Cristo: il Dio fatto uomo.
E, allora, se noi cominciamo a leggere l'Antico
Testamento anche in alcuni suoi passi difficili
da accettare da parte di un cristiano, se
cominciamo a leggerli nella logica di Dio
che entra nella storia per avvicinarsi all'uomo,
non ci scandalizziamo più.
In questo e in altri salmi Jahve si manifesta
con il medesimo modo di comunicare usato
dall'uomo con le altre persone, dopo aver
scelto come ambiente naturale della sua comunicazione
il vicino Oriente. Infatti, nella Bibbia
ci troviamo di fronte ad una cultura orientale.
b- Seconda precisazione. Nell'antica cultura
orientale aveva una estrema importanza la
parola, in assenza di testi scritti. E, quando
il patrimonio del passato si trasmette oralmente,
la parola diventa realtà. Questa intuizione
porterà la parola di Dio a darsi Carne.
Il "logos" si è "fatto
carne". Nella Bibbia la parola, soprattutto
la parola divina, è sempre considerata
efficace; ad esempio, in Genesi 3, "Dio
disse: "Sia luce!" e la luce fu".
Ma sono efficaci anche tutte le "benedizioni"
bibliche come quella famosa di Giacobbe ai
suoi figli. Non si trattava di semplici auguri,
ma di parole che esprimevano delle realtà.
Lo stesso concetto vale per le "maledizioni"
che costituiscono un vero e proprio genere
letterario. Si può maledire soltanto
l'empio e non il giusto; se ciò accadesse
ci troveremmo in presenza di un peccato gravissimo.
Ancora più grave sarebbe la colpa
qualora si maledicesse Dio. Sia la maledizione
che la benedizione sono efficaci nell'atto
stesso di essere pronunciate. Appare chiaro
che la maledizione più tremenda e
più efficace è quella lanciata
da Dio stesso. Con la sua parola crea la
luce oppure realizza la distruzione. Di solito
nella Bibbia, la maledizione scaturisce da
una situazione di ingiustizia ( come nel
nostro caso) oppure di minaccia da parte
di un avversario, che è sempre l'empio,
contro i singoli, una città, un popolo
intero. Pensiamo al superamento di questa
posizione da parte di Gesù che non
maledice i suoi crocifissori, ma chiede per
loro perdono al Padre.
In tutte le maledizioni bibliche contro gli
empi, anche se pronunciate dall'uomo, viene
coinvolto sempre il Signore, perché
Dio è il supremo custode del diritto,
l'origine della legge. In ultima analisi
l'empio che viola la legge commette
sempre un peccato contro Dio. Ne consegue
che ogni maledizione deve trovare in Jahve
l'alleato, tanto che potremmo dire che l'origine
ultima della maledizione stessa è
Dio. In questo senso la maledizione pronunciata
dall'uomo ha più valore ed efficacia
se costui è vicino al Signore. In
altre parole: per rendere più efficace
la maledizione si deve avere un rapporto
più intimo, più intenso con
Dio. Inoltre, tanto più efficace sarà
la maledizione quanto più grave è
il peccato ( o la grandezza del valore in
gioco).
La maledizione biblica non ha collegamenti
con malocchio, fatture o magie in genere
e non è automatica, tanto è
vero che Dio punisce chi maledice ingiustamente.
Se io scaglio una maledizione contro un giusto,
quell'invettiva si ritorcerà contro
di me, perché il Signore è
giusto, libero nel suo giudizio e pornto
a premiare chi è stato maledetto ingiustamente.
Infine la maledizione era considerata una
forma di difesa verso il re e, come nel nostro
caso, verso i giudici iniqui. Chi può
difendere il povero ingiustamente privato
di un suo diritto? Dio! Ecco, la maledizione
che il povero offeso scaglia, chiamando in
causa il suo Signore, rappresenta una forma
di difesa estrema. E nel momento in cui Dio
verifica che il povero ha ragione, scatta
per l'empio la punizione.
Ricordiamo come i profeti si siano scagliati
contro tutte le manifestazioni di ingiustizia
e di oppressione del singolo e del popolo.
Lettura: Deut.28,15-19. E' un lungo brano
di maledizioni molto dure riguardanti anche
i giudici.
Lettura: Deut. 27,15-20.
La maledizione più grave in assoluto
è quella lanciata non contro l'empio,
ma contro tutta la sua discendenza.
È consolante spere che Dio può
annullare la maledizione a coloro che si
convertono.
Lettura: Zacc. 8,16. Quando il popolo si
purifica dai suoi peccati ottiene la benedizione
divina anziché la maledizione. Teniamo
presente che l'archetipo, cioè
l'origine di tutte le maledizioni divine,
è nel peccato originale (Genesi 3).
Nel Salterio la maledizione contro i malvagi
ha sempre una causa ulteriore. Le azioni
degli empi comportano per i giusti la tentazione
di abbandonare il culto di Jahve. Perciò
la maledizione non è solo una ulteriore
forma di difesa dall'ingiustizia, ma rappresenta
la difesa dal peccato primordiale dell'idolatria.
L'azione dell'empio, nel salterio, non è
semplicemente rivolta contro la giustizia
umana o contro Dio, ma è un'azione
rivolta verso ogni credente che viene tentato
contro il Signore. E se il credente cede
alla tentazione diventa infelice.
I "salmi imprecatori" non nascono
da scatti d'ira improvvisi, ma da motivazioni
religiose ( la difesa nei confronti di chi
mina la mia felicità o la sicurezza
di un popolo) e costituiscono le richieste
estreme di giustizia davanti all'estrema
ingiustizia che provoca l'infelicità
del mondo.
Scopi del salmo 58
1. Chiedere la giusta punizione dei malvagi.
2. Prendere le difese dei poveri (non intesi
solo in senso materiale, ma anche come "poveri
di Jahve", cioè coloro che ripongono
la loro fiducia in Dio).
3. Affermare il proprio amore per Dio e per
il popolo.
4. Affermare la propria speranza e la propria
fiducia nella giustizia divina.
Commento
Il salmo 58 ha avuto molte interpretazioni
perché il suo testo si pre4senta corrottissimo,
tanto che alcuni versetti sono stati riconosciuti,
in parte, sulla base di pochissimi frammenti.
Inoltre la composizione ha subito diversi
rifacimenti in epoche e in contesti storici
diversi.
Alcuni esperti sostengono che il salmista
abbia voluto esprimere una protesta contro
le divinità pagane. Tale interpretazione
si basa sul fatto che la parola "potenti"
nel testo ebraico è "elohim"
(dei,divinità) e quindi il salmo
sarebbe contro l'idolatria e soprattutto
contro le divinità dei cananei spodestate
dall'unico vero Dio.
Ovviamente la posizione religiosa di Jahve,
che assume il controllo di tutto ed è
superiore a tutte le altre divinità,
porta ad una ripercussione politica per cui
il re d'Israele stabilisce una supremazia
sui popoli idolatri.
Altri interpreti, invece, affermano che solo
nei primi tempi in questo salmo fosse presente
la polemica contro le divinità pagane
e che successivamente il testo sia stato
adottato a situazione di attualità,
diventando così un'invettiva contro
i politici e i giudici corrotti. I magistrati
diventati empi sono da paragonare ai criminali
e a quelle divinità pagane che verranno
sconfitte da Israele.
Secondo altri studiosi in un terzo tempo
il salmo diventa un'invettiva contro i nemici
d'Israele, cioè contro gli oppressori
del popolo. E questi nemici vengono ulteriormente
sfumati fino ad una dimensione escatologica.
Il salmo si proietta, così, tutto
sugli avversari e, soprattutto, sul principale
nemico: Satana. Ecco la vittoria del bene
sul male.
Si tratta di tre letture diverse a seconda
delle interpretazioni e da considerarsi ugualmente
valide. Possiamo, comunque, dire che questo
salmo soprattutto in base al v.2b ("
giudicate con rettitudine gli uomini?")
sia da intendere come un'invettiva contro
i giudici corrotti. Di conseguenza può
essere letto come la difesa appassionata
dei deboli.
Struttura
v.2: l'apostrofe, l'invettiva contro i potenti;
vv.3-6; la denuncia dell'ingiustizia;
vv.7-10: l'imprecazione contro l'ingiustizia;
vv.11-12: l'apostrofe scagliata ai giusti
(oppure l'augurio rivolto ai giusti).
Simboli
a) Simboli somatici (corpo, grembo, aborto,
cuore, ecc.). Tutto l'essere dell'empio produce
il male; è i male (vedere salmo51)
b) B) Simboli teriomorfi, che prendono spunto
dagli animali ( leoni, lumaca, serpente).
Il serpente è il classico simbolo
del male (Genesi), è particolarmente
cattivo ed insidioso resiste perfino al potere
degli incantatori.
La lumaca, simbolo dell'animale viscido e
schifoso, viene nominato solo questa volta
nella Bibbia.
°
SALMO 58 (57)
LA DENUNZIA DELL'INGIUSTIZIA POLITICA,
L'ANNUNZlO DELLA GIUSTIZIA VENDICATRICE DI
DI0
1 AI maestro del coro. Su “Non distruggere".'
Miktam:
2 Forse che veramente, o potenti, emettete
sentenze giuste
e giudicate rettamente gli uomini?
3 No! Voi commettete iniquità nel
vostro cuore
e con le vostre mani calibrate la violenza
per la terra.
4Sono traviati sin dal grembo materno gli
empi,
sono pervertiti sin dal ventre della madre
gli operatori di menzogna.
5 Hanno veleno simile al veleno del serpente,
sono come una vipera sorda che si tura le
orecchie,
6 che non ode la voce degli incantatori,
del mago abile nei sortilegi.
7 Dio, spezza loro i denti in bocca,
rompi, Jahweh, le zanne dei leoni!
8 Si dissolvano come le acque e con esse
si disperdano.
Calpestino le loro frecce come coloro che
sono finiti.
9 Passino come (la bava) della lumaca che
si scioglie,
come aborto di donna non vedano il sole!
10 All'improvviso li strappino via
rovi spinosi o belva o incendio!
11 Gioisca il giusto nel vedere la vendetta,
lavi i suoi piedi nel sangue degli empi.
12 Dicano gli uomini: "Sì, c'è
un premio per il giusto!
Sì, c'è un Dio che fa giustizia
sulla terra!".
58 (57) II giudice dei giudici terrestri
1 A1 maestro del coro. Su “Non distruggere”.
Di Davide. Miktam.
2 Rendete veramente giustizia o potenti,
giudicate con rettitudine gli uomini?
3 Voi tramate iniquità con il cuore,
sulla terra le vostre mani preparano violenze.
4 Sono traviati gli empi fin dal seno materno,
si pervertono fin dal grembo gli operatori
di menzogna.
5 Sono velenosi come il serpente,
come vipera sorda che si tura le orecchie
6 per non udire la voce dell'incantatore
del mago che incanta abilmente.
7 Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,
rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.
8 Si dissolvano come acqua che si disperde,
come erba calpestata inaridiscano.
9 Passino come lumaca che si discioglie,
come aborto di donna che non vede il sole.
10 prima che le vostre caldaie sentano i
pruni,
vivi li travolga il turbine.
11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue degli empi.
12 Gli uomini diranno: “C'è un premio
per il giusto,
c'è Dio che fa giustizia sulla terra!”.
SALMO 58 - CONTINUAZIONE
v 2.
Come già spiegato, l'espressione "o
potenti" può essere l'interpretazione
dell'ebraico "elohim" (dei, divinità).
Teniamo presente la rilettura ultima del
salmo che pare sia stato composto contro
i giudici corrotti, i quali gestiscono la
giustizia danneggiando l'innocente.
Lettura di Isaia 5, 22-23 in cui il profeta
si scaglia, appunto, contro i giudici corrotti
che, grazie al denaro ricevuto dai potenti,
rendono ingiustizia all'innocente.
Leggere anche Deut. 16, 19.
Non dimentichiamo che la tutela dei più
deboli è uno dei compiti principali
di Jahve, fonte stessa del diritto. E' Dio,
in ultima analisi, il punto di riferimento
unico. E oggi, proprio mancando questo punto
di riferimento preciso in Jahve (fonte della
legge) abbiamo come conseguenza il "relativismo
etico". Le leggi, specialmente negli
stati pluralisti, sono sempre risultato di
un compromesso che, in quanto tale, non soddisfa
tutte le parti.
Stiamo vivendo in pienezza il frutto del
peccato originale: l'aver mangiato dell'albero
della conoscenza del bene e del male ha portato
l'uomo ad arrogarsi il diritto, che è
di Dio, di stabilire ciò che è
lecito o illecito.
Ribadiamo: Jahve, difensore dei deboli, è
la fonte del diritto e di conseguenza ogni
peccato è contro di lui.
vv. 3-6.
Lettura dei due testi allegati.
Si sottolinea l'immagine vigorosa del "peso".
"...preparano violenze...". Il
verbo "preparare" dovrebbe essere
correttamente tradotto "pesare, calibrare"
. L'empio, il giudice iniquo, ha un progetto
ben preparato e calibra con le sue mani la
bilancia dell'ingiustizia, così che
il peso del male che compie gli procuri più
vantaggi possibili. Quindi l'empio è
cosciente del male che fa: va contro Jahve,
sapendolo. E' un po' come quando si commette
un reato (ad esempio l'omicidio) in modo
volontario e premeditato.
L'empio ha la malvagità totalmente
radicata in sé fin dal seno materno.
Ricordiamo il salmo 51, in cui l'empio è
presentato come un uomo che non riesce a
staccarsi dal peccato.
Solo una "nuova nascita" (pensiamo
a Gv. 3,3 e segg., al dialogo tra Gesù
e Nicodemo: bisogna nascere di nuovo e dall'alto
-doppia affermazione-) può trasformare
in bene l'iniquità congenita.
La "nuova nascita" di cui parla
Gesù non avviene nel seno materno,
ma è una nascita dall' alto, una rigenerazione
"da acqua e da Spirito". E' sostanzialmente
lo stesso
concetto espresso nel salmo 51 con il verbo
"generare", per significare l'atto
di Dio che cambia il cuore dell'uomo e lo
trasforma da cuore peccatore a cuore di grazia.
Noi cristiani abbiamo bisogno del battesimo
per ordinare la vita al bene. Eppure quante
volte rimane ancora il segno del peccato!
I giudici operatori di menzogna, malvagi
fino dal grembo materno, sono nel circolo
vizioso del peccato che genera altro peccato.
Bellissimo il paragone della "vipera
sorda" che si tura le orecchie per non
sentire nemmeno l'incantatore.
vv. 7-10.
Lettura dei due testi.
Notevoli sono le difficoltà (specialmente
nei vv. 8 e 10) di interpretazione dovute
al testo ebraico corrotto a tal punto che
qualche studioso rifiuta di tradurre soprattutto
il v. 10.
Balza evidente una prima osservazione: il
giusto non si fa mai giustizia da sé,
ma si rivolge sempre a Dio ponendo nelle
sue mani le situazioni di ingiustizia, affinchè,
con il suo potere, raddrizzi le vicende umane.
L'intervento di Jahve deve portare, secondo
i desideri dell'uomo giusto, a una totale
dissoluzione del male.
v. 8.
Dalla lettura dei testi allegati sono evidenti
due interpretazioni:
I°: "come erba calpestata inaridiscano"
II°: "calpestino le loro frecce
come coloro che sono finiti".
La chiave delle diverse interpretazioni è
la parola ebraica che alcuni studiosi ricostruiscono
con "hissah" (=fi eccia) e altri
con "hasir" (=erba). La Bibbia
di Gerusalemme sostiene la I° interpretazione
(che non ha bisogno di spiegazione), mentre
nell'altro testo si dà credito alla
II° versione. La sostanza, in pratica,
non cambia.
Le frecce calpestate rappresentano il segno
di un esercito sconfitto, di soldati in rotta
che incespicano nelle loro frecce, simbolo
della forza passata.
v. 10.
Qualche studioso dichiara questo versetto
"inintellegibile". Tuttavia sembra
essere più comprensibile la versione:
"All' improvviso li strappino via rovi
spinosi o belva o incendio".
Si tratta di tre immagini che servono per
indicare dei mezzi divini per riportare la
giustizia.
Infatti i rovi danno l' idea di qualche cosa
che sovrasta e soffoca, la belva ricorda
l'assalto, mentre l' incendio è simbolo
della distruzione che non lascia traccia.
vv.11 e 12. Lettura dei due testi.
Dio irrompe nella storia, entra in campo
come arbitro nella lotta tra il giusto e
l'ingiusto.
Il Signore svela la miseria dell' empio (che
altro non è che bava di lumaca) e
dà una gioia profonda al giusto, che
non gode tanto del fatto che il suo avversario
si è dissolto come una lumaca, ma
gioisce del trionfo della giustizia divina.
Il segno della vittoria di Dio è la
condanna dell' empio.
"Vendetta" è la traduzione
della parola ebraica "naqan" che
può anche significare "liberazione,
vittoria, salvezza".
Il termine tecnico, però, indica la
vendetta riservata a Dio (come si dice in
vari passi della Bibbia).
Il nostro salmo si conclude con una professione
di fede:
"Sì, c'è un premio per
il giusto!
Sì, c' è un Dio che fa giustizia
sulla terra!".
In conclusione, questo è un salmo
ottimista, perchè termina con la sicurezza
della giustizia divina.
SALMO 63
"Il desiderio di Dio".
Salmo di Davide, quando dimorava nel deserto
di Giuda. Gli ultimi due versetti non compaiono
nel Breviario.
Definizione del salmo 63.
Il canto dell' amore mistico, la celebrazione
dell' amore totale per Dio.
In questo salino la preghiera, che coinvolge
tutto l'uomo (nefes), è vista come
un itinerario di fede verso la nostra meta,
Dio. E dalla partecipazione di tutto l'essere
alla preghiera abbiamo un esempio negli ebrei
al "muro del pianto", ove pregano
con tutto il corpo (la Bibbia dice "persino
le mie ossa...").
Tutto il mio essere, tutta la mia storia,
la mia vita convergono verso il centro assoluto,
verso la meta sicura della mia vita: Dio.
Il salmo ci presenta una spiritualità
vitale, non certo la spiritualità
di coloro che si accontentano del minimo
per sopravvivere. L'orante si ritrova con
una fame insaziabile e una sete(che è
un'arsura profonda) che lo spingono a inseguire
il Signore per impadronirsene. Si tratta
della spiritualità più autentica,
quella dell'orante che non si crede mai arrivato
alla meta. E' persino una sofferenza per
1' anima totalmente appagata e, paradossalmente,
mai pienamente appagata.
Il genere letterario.
Siamo di fronte a una composizione di genere
misto, come quasi tutti i salmi finora letti,
ma non confusa o disordinata. Sono riscontrabili
il ringraziamento, la supplica, la fiducia,
1' inno regale e liturgico. E' una preghiera
composita che va "dove ti porta il cuore"
.
Alcuni interpreti sono propensi a credere
che il nostro salmo sia una preghiera solenne
elevata nel tempio, probabilmente, ma non
necessariamente, da un re.
La struttura.
La struttura risente delle "ondate"
del cuore e, conseguentemente, non è
semplice nel testo ebraico (manca, ad esempio,
una struttura metrica costante).
Il salmo 63 evoca, comunque, tre atteggiamenti
tipici dell' uomo:
1 il cammino e la ricerca,
2 l' intimità con quanto si è
cercato e trovato
3 la difesa di ciò che si è
conquistato (la difesa contro gli avversari).
Pare condivisibile la seguente divisione
strutturale:
I vv. 2-4.: Il canto della sete di Dio.
Contemplazione e lode nel tempio.
II vv. 5-9: Il canto della fame di Dio.
Veglia e lode nel tempio.
III vv. 10-12: Il canto del giudizio di Dio.
Gli avversari mi vogliono sottrarre quanto
possiedo.
I simboli.
Ruotano tutti intorno al termine ebraico
"nefes" l' essere vitale, la persona
nella sua totalità) che è presente
quattro volte nel salmo 63.
Nella versione allegata "nefes"
viene sempre tradotto con "il mio essere",
mentre nel testo della Bibbia di Gerusalemme
leggiamo:
"anima" (v. 2);
"la mia bocca" (v. 6);
"anima" (v. 9);
"vita" (v. 10).
Vari sono i simboli presenti nella composizione:
1 ) Il simbolo della sete, con tutto il suo
evidente significato in un paese arido come
la Palestina.
L' arsura richiama il deserto e, ovviamente,
l' acqua. Da una parte troviamo Dio che è
1'acqua, e dall' altra parte lo "sheol"
con la mancanza assoluta di tutto.
Sarebbe bello rileggere a questo proposito
la parabola del "ricco epulone e del
povero Lazzaro" (Luca 16, 19 e segg.);
2) Il simbolo della fame che viene saziata;
3) I simboli somatici: la carne, gli occhi,
le labbra, la bocca, la mano di Dio... Jahve
è presentato con i suoi tipici attributi;
4) Il simbolo dello spazio. Un cammino va
dall' esterno del tempio fino al "Santo
dei Santi"
5) Il simbolo del tempo (cronologico), dato
dall' alba e dalla notte.
Commento.
v. 1 -Salmo di Davide quando dimorava nel
deserto di Giuda.
Appare evidente il tentativo di dare un'impronta
davidica anche a questo salmo. La composizione
riguarderebbe il periodo in cui Davide era
spinto dalla guerriglia a fuggire, perchè
ricercato da Saul, tanto da essere costretto,
per sopravvivere, a mangiare i pani del sacrificio.
Con questa collocazione temporale si è
voluta anche dare una precisazione: Davide
avrebbe recitato il salmo 63 quando viveva
ramingo e ricercato nel deserto, ma con una
grande fiducia in Dio. E proprio con 1' esposizione
delle sue sofferenze fisiche proclamava il
suo desiderio di Dio.
Secondo alcuni studiosi il nostro salmo sarebbe
il canto, nel Tempio, di un levita, che non
possiede terra, che non ha altro sostegno
se non Jahve ("Il Signore è mia
parte di eredità" salmo 16).
SALMO 63 (62)
SETE, FAME,. DESIDERIO DI DI0:
IL CANTO DELL'AMORE MISTICO
O Dio mio:. mio dolce Iddio. / veglio: a
te co' primi albori./,, Ili mio spirito,.e
il mio corpo mio / arde a te con, molti amor.
/ Mi fu tempio una deserta / scabra,
terra e senza umor. / Venni a te:, mi, fosse
aperta / la tua gloria,. e il. tuo valor.
/ Piena vita, amor perfetto. / Le. tue grazie
canterò / nel tuo nome benedetto /
le mie mani innalzerò. / Pingue e
dolce nutrimento / I'alma mia riempirà.
/ E del core il gioimento / Ie mie labbra
ispirerà. / Per la notte in sulle
piume /' io. pensai, Signor di te: / penserò
dell'alba al lume; / perché fosti
aiuto a me. / Sotto il vel delle tue penne
/ umilmente goderò. / II mio spirito
a te s'attenne; / la tua destra mi levò.
(Tommaseo N., Salmo LXIII, in Opere, a cura
di A. Borlenghi, Milano-Napoli 1958, pp.
302-303).
1 Salmo. Di Davide. Quand'era nel deserto
di Giuda.
2 Dio, Dio mio, dall'alba io desidero te
solo,'
di te il mio essere ha sete,
la mia carne a te è protesa
come terra arida, assetata, senz'acqua.
3 Così nel santuario ti vorrei contemplare
e vedere la tua potenza e la tua gloria.
4 Perché il tuo amore è più
dolce della vita;
le mie labbra ti celebreranno.
5 Così ti benedirò per tutta
la mia vita,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
6 Sazierò il mio essere come con carni
succulente
sulle mie labbra canti di gioia, la mia bocca
ti loderà.
7 Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo,
medito su di te nelle veglie notturne ...
8 Perché tu sei stato il mio aiuto,
.
canto di gioia all'ombra delle tue ali.
9 A te si stringe il mio essere
la tua destra mi sostiene.
10 Ma essi, che attentano al mio essere per
rovinarlo,
scenderanno nelle profondità della
terra,
11 saranno consegnati in mano alla spada,
saranno preda degli sciacalli.
12 II re gioirà in Dio ,
si glorierà chi giura in lui,
perché ai menzogneri verrà
bloccata la bocca.
Salmo 63 - continuazione
vv.2-4 Lettura dei versetti nella versione
della Bibbia di Gerusalemme.
Nel v.2 sono importantissimi i pronomi personali
"io" e "tu" i quali ci
dicono che la preghiera è proprio
il rapporto io< >tu. Infatti la preghiera
non è monologo, ma dialogo.
La preghiera di ascolto (Dio parla ed io
taccio) è probabilmente la più
alta e la più difficile in assoluto
e non si può improvvisare, in quanto
occorre un rapporto profondissimo col Signore,
perchè il fedele non corra il rischio
di porre delle domande e di rispondersi.
Nella preghiera di ascolto entrano in gioco
l'orante e Dio ed entrambi parlano e ascoltano.
Sono tre gli attori principali di questo
versetto: "Dio", "1'orante"
(nefes, owero tutta la persona) e "il
tempo e lo spazio" (con l'accenno all'aurora
e , poi, al deserto, alla terra arida, senz'acqua).
. Il "nefes", proteso alla ricerca
di Dio, scopre che senza il suo Signore egli
è come terra arida, tanto che prova
la sensazione della sete come se si trovasse
nel deserto. L'arsura della terra "desertica
arida, senz'acqua" viene indicata con
un'iperbole tipicamente orientale (abbondanza
di parole e di gesti per esprimere sentimenti
e per descrivere situazioni).
Nella Bibbia l'arsura della terra è
una maledizione perchè la terra arida
non porta frutto. Spiritualmente I'arsura
è espressione di un Dio lontano (Os.
2) e la sete è vista anche come "sete
di Dio".
Allora, nella Bibbia troviamo I'arsura -
maledizione, da una parte, e la sete - desiderio
di Dio, dall'altra .
V. 3
Lettura dei due testi.
Ben evidente è la centralità
del tempio, in cui 1'orante ha il migliore
rapporto con il Signore che si rivela in
pienezza, consentendo al credente di trovarsi
in comunione profondissima con Lui (noi cattolici
in Chiesa abbiamo la presenza piena di Dio
nell'Eucarestia).
La ricerca di Jahve raggiunge 1'apice quando
si perviene al tempio, dove si può
sperimentare la presenza divina.
Nel testo ebraico del v.3 vengono usati due
termini tecnici specifici della "visione":
a)"hazah", per indicare la "visione
di rivelazione". I profeti sono chiamati
"veggenti" (hozeh).
b)"ra'ah", per significare "contemplare
per vedere".
La visione è un vedere con gli occhi
dell'anima, mentre vengono sospesi tutti
i sensi (vista, tatto, udito, ecc..).
Più profondo si rivela il rapporto
con Dio e più si ha bisogno, si ha
sete di Lui.
In questo versetto 1'oggetto della contemplazione
è costituito da due attributi divini:
la potenza e la gloria che si manifestano
nella storia della salvezza.
Non dimentichiamo che il nostro è
il Dio della storia, trascendente al massimo
e praticamente irriconoscibile: perciò
se ne possono conoscere solo gli attributi.
Ma, a noi cristiani, Gesù Cristo ha
rivelato il Padre, il vero volto di Dio.
A noi Dio si è rivelato faccia a faccia,
non certo come a Mosè.
V. 4
Lettura del versetto nel testo allegato.
L' amore di Jahvè è pienezza
della vita, fonte della gioia, del bene,
della lode. L'espressione "..il tuo
amore è più dolce della vita"
ci dice che l'amore divino ha un valore ben
più grande di quello della nostra
vita terrena. E per questo amore io posso
sacrificare la mia vita.
Nella storia d'Israele spesso troviamo episodi
che dimostrano quanto l'amore per Dio valga
più della vita umana (per esempio,
se il re ti ordina di mangiare carne di maiale,
tu - piuttosto che venir meno ad una precisa
prescrizione -ti farai uccidere). Anche nel
martirio dei cristiani abbiamo la dimostrazione
chiara che 1'amore di Dio " è
più dolce della vita ".
vv. 5-9
"alzerò le mie mani": ecco
il simbolo delle mani.
.La preghiera a mani alzate costituisce come
un ponte tra Dio e 1'orante, quasi a facilitare
1'ingresso del Signore in noi e il nostro
slancio verso Lui.
Osserviamo la posizione delle mani del sacerdote
durante la celebrazione della messa il prete
è un "pontifex", un ponte
tra Dio e 1'uomo. E sono importantissimi
i gesti simbolici delle sue mani. Le mani
giunte, ad esempio, significano il congiungimento
di tutte le energie dell'orante per indirizzarle
verso il Signore.
Importante è anche la posizione del
corpo durante la liturgia: lo stare in piedi
manifesta la prontezza a ricevere un comando,
un invito; lo stare in ginocchio esprime
1'atteggiamento di adorazione (necessario
soprattutto durante la Consacrazione); la
prostazione (il farsi piccolo) indica il
sentimento della penitenza.
Quindi, nella liturgia i gesti hanno un valore
profondissimo; nulla è casuale. Pensiamo
soltanto ai gesti del sacerdote durante la
consacrazione: lo stendere le mani, il tracciare
il segno della Croce, sono segni tipici di
un orante. Sono i gesti che porteranno alla
massima rivelazione di Dio sulla terra, al
mistero pasquale ripresentato.
Ponte tra il Signore e l'uomo le nostre mani
non servono solo per chiedere, ma anche per
lodare.
Lettura del v6 nel testo allegato.
Ecco, 1'orante fa un'esperienza stupenda:
loda il Signore e viene completamente saziato.
L'immagine delle carni grasse e succulente
dà 1'idea della massima sazietà.
Qui 1'amore di Dio diventa "sperimentale"
perchè il salmista non usa un' immagine
astratta, ma quella del banchetto che rende
1'idea della gioia. E per un uomo antico
niente più del banchetto biblico rendeva
1'immagine della gioia: si mangia, si beve,
si balla, si canta...
Pensiamo al banchetto dello sposalizio e
avremo un'idea del festoso banchetto biblico.
vv.7-8
Lettura v_. 7
Questo salmo è iniziato all' alba,
si è sviluppato durante il giorno
con la festa del banchetto ed ora è
calata la notte.
Immaginiamo di trovarci nel Tempio: il fedele
è entrato al mattino, ha fatto le
sue devozioni, ha celebrato un sacrificio
di comunione, ha banchettato con i sacerdoti
e con i suoi familiari e, finalmente, arriva
la notte, che è di veglia nel santuario.
Bellissima è 1'espressione "medito
su di Te nelle veglie notturne". Ritroviamo
il verbo "meditare", già
incontrato nel salmo 1,2, che significa "mormorare
a fior di labbra" , "meditare muovendo
le labbra".
Secondo 1'uso orientale, il fedele non medita
silenziosamente: la Torah viene meditata
ripetendola continuamente sotto voce.
Una annotazione interessante: tutto il primo
anno di studio nelle università islamiche
di teologia viene destinato alla memorizzazione;
si imparano, cioè, a memoria il Corano
e tutti i testi fondamentali delle altre
religioni più importanti.
La preghiera del v.76 non è più
lode cantata, ma "preghiera mormorata".
E la quiete del Tempio dà una sicurezza
totale, fa sentire 1'orante sotto--le ali
protettrici del Signore (v. 8b: "all'ombra
delle tue ali").
Ritroviamo qui 1'immagine dei cherubini collocati
sull'Arca nel "Santo dei santi":
i due angeli con le loro ali aperte (che
si toccano) coprono e proteggono quanto di
più sacro c'è nel Tempio.
Stiamo ormai arrivando all'intimità
sempre più profonda con Dio, alla
sicurezza totale.
V. 9
Il fedele si abbandona completamente al Signore.
Il versetto letteralmente recita: "tutto
il mio essere rimane attaccato dietro a te".
In ebraico è usato il verbo "dabaq",
caro al Deuteronomio, per indicare 1'adesione
incrollabile alla Torah: io e la Torah siamo
una cosa sola. Si raggiunge, così,
una simbiosi perfetta: Dio e il fedele sono
uniti inscindibilmente. L "io"
e il "tu" da cui abbiamo preso
le mosse inizialmente si sono ormai fusi
insieme.
L'abbandono totale dell'orante al Signore
trova la sua ragione nella mano destra divina
, che è simbolo di potenza e di forza,
di sostegno e di sicurezza. Tutto è
fiducia e amore.
Lettura del v6 nel testo allegato.
Ecco, 1'orante fa un'esperienza stupenda:
loda il Signore e viene completamente saziato.
L'immagine delle carni grasse e succulente
dà 1'idea della massima sazietà.
Qui 1'amore di Dio diventa "sperimentale"
perchè il salmista non usa un' immagine
astratta, ma quella del banchetto che rende
1'idea della gioia. E per un uomo antico
niente più del banchetto biblico rendeva
1'immagine della gioia: si mangia, si beve,
si balla, si canta...
Pensiamo al banchetto dello sposalizio e
avremo un'idea del festoso banchetto biblico.
vv.7-8
Lettura v_. 7
Questo salmo è iniziato all' alba,
si è sviluppato durante il giorno
con la festa del banchetto ed ora è
calata la notte.
Immaginiamo di trovarci nel Tempio: il fedele
è entrato al mattino, ha fatto le
sue devozioni, ha celebrato un sacrificio
di comunione, ha banchettato con i sacerdoti
e con i suoi familiari e, finalmente, arriva
la notte, che è di veglia nel santuario.
Bellissima è 1'espressione "medito
su di Te nelle veglie notturne". Ritroviamo
il verbo "meditare", già
incontrato nel salmo 1,2, che significa "mormorare
a fior di labbra" , "meditare muovendo
le labbra".
Secondo 1'uso orientale, il fedele non medita
silenziosamente: la Torah viene meditata
ripetendola continuamente sotto voce.
Una annotazione interessante: tutto il primo
anno di studio nelle università islamiche
di teologia viene destinato alla memorizzazione;
si imparano, cioè, a memoria il Corano
e tutti i testi fondamentali delle altre
religioni più importanti.
La preghiera del v.76 non è più
lode cantata, ma "preghiera mormorata".
E la quiete del Tempio dà una sicurezza
totale, fa sentire 1'orante sotto--le ali
protettrici del Signore (v. 8b: "all'ombra
delle tue ali").
Ritroviamo qui 1'immagine dei cherubini collocati
sull'Arca nel "Santo dei santi":
i due angeli con le loro ali aperte (che
si toccano) coprono e proteggono quanto di
più sacro c'è nel Tempio.
Stiamo ormai arrivando all'intimità
sempre più profonda con Dio, alla
sicurezza totale.
V. 9
Il fedele si abbandona completamente al Signore.
Il versetto letteralmente recita: "tutto
il mio essere rimane attaccato dietro a te".
In ebraico è usato il verbo "dabaq",
caro al Deuteronomio, per indicare 1'adesione
incrollabile alla Torah: io e la Torah siamo
una cosa sola. Si raggiunge, così,
una simbiosi perfetta: Dio e il fedele sono
uniti inscindibilmente. L "io"
e il "tu" da cui abbiamo preso
le mosse inizialmente si sono ormai fusi
insieme.
L'abbandono totale dell'orante al Signore
trova la sua ragione nella mano destra divina
, che è simbolo di potenza e di forza,
di sostegno e di sicurezza. Tutto è
fiducia e amore.
vv. 10 - 12 Lettura. Sono versetti non contemplati
nella "Liturgia delle ore" per
il loro carattere violentemente imprecatorio.
Attorno all'area protetta del santuario,
che è il luogo più sicuro per
il fedele (rileggiamo, in proposito, il salmo
23 e il relativo commento), sono presenti
i nemici che complottano, mentre nel Tempio
oppure nella preghiera, nel rapporto intimo
con Dio noi siamo difesi dai nemici, soprattutto
dai nemici spirituali.
Alla preghiera fatta con il cuore rimane
estranea la tentazione. E' sostanzialmente
1'esperienza vissuta da Gesù nell'orto
degli ulivi dove ha drammaticamente pregato
per affrontare la passione e la morte in
croce. A1 contrario i discepoli dormono,
non pregano e 1'ora della croce li trova
impreparati.
L'amore che Dio ha per me diventa anche lotta
inesorabile contro i miei nemici. .. .
V. 10
Come il fedele può disporre dell'area
del Tempio, così gli infedeli hanno
solamente il nulla, lo Sheol. Infatti il
nemico, inteso come colui che tende agguati,
ha davanti a sé 1'oblio eterno, la
lontananza da Dio.
V. 1 1
La spada è strumento della giustizia
divina e lo sciacallo è l'animale
funebre per eccellenza (il dio della morte
egiziano era rappresentato con la testa di
sciacallo).
La sorte dell'empio è drammatica.
Secondo le consuetudini orientali abbandonare
un cadavere agli sciacalli significa negare
la sepoltura e quindi quel minimo di sopravvivenza
legato allo sheol.
V. 12
Ecco 1'invocazione monarchica della quale
qualche studioso si serve per parlare di
"salmo regale".
Il salmo personale del fedele ora diventa
un coro liturgico. La dimensione comunitaria
è sempre presente nei salmi; difatti
il popolo ebreo ha un forte senso della comunità.
Israele orante adesso canta liturgicamente.
Nel v. 12b troviamo il giuramento che ha
come garanzia indiscutibile il nome del Signore,
fonte primaria di ogni diritto. Per questo
motivo prima di rendere testimonianza si
giura nel nome di Dio.
V. 12~ - Ricordiamo che le maledizioni pronunciate
mentendo si ritorcono contro colui che le
aveva scagliate (rivedere il commento al
salmo 58).
L'empio è menzognero, non riconosce
la fedeltà divina e neppure quella
umana; è ingannatore perchè
non si attiene ai patti stipulati: sulla
sua bocca, quindi, non ci sarà mai
nulla di veritiero. Il suo modo di essere
diventa modo di agire: 1'empio non solo "è"
male, ma agisce male.
SALMO 91
"Sotto le ali divine".
Lettura del testo secondo le due versioni.
Genere letterario.
E' difficile definire questo salmo perchè
ci troviamo di fronte a un insieme di generi
letterari:
a) sapienziale, nella sua specificazione
della totale fiducia in Dio;
b) culturale (pur senza arrivare a definirlo
salmo liturgico) per la presenza di un oracolo
(che significa la parola, la rivelazione
del Signore). Nella sua simbologia il salmo
ci fa intuire che sullo sfondo c'è
il Tempio. Quindi la nostra composizione
potrebbe, nel tempo, essersi trasformata
da supplica individuale a salmo liturgico
proprio del Tempio. Di fatto si tratta di
un salmo che entra nel patrimonio strutturale
di ogni pio israelita come preghiera personale
quotidiana. Anche nel cristianesimo ha avuto
grande fortuna; infatti i Padri della Chiesa
lo raccomandavano proprio come orazione personale;
c) infine si coglie un altro genere letterario
che è una derivazione del primo (sapienziale):
la catechesi sapienziale. In pratica la composizione
potrebbe essere stata adoperata da un sacerdote
nel tempio per spiegare il tema della fiducia
in Dio. Tale catechesi troverebbe così
- il suo apice nell' oracolo, nella rivelazione
di Jahve che conferma le parole stesse del
sacerdote.
Struttura del salino.
vv. 1-2
Introduzione centrata su:
1- i quattro attributi divini Eljón
(altissimo), Saddai (onnipotente), Jahve
(Signore), Elohim (Dio);
2- il rifugio e la fiducia in Dio;
3- il tema della dimora nel tempio, che è
il luogo in cui Dio custodisce il fedele,
luogo sacro di asilo (il corrispondente degli
odierni luoghi di asilo politico).
vv. 3-8
I° sezione E' introdotta nella seconda
versione da "Perchè lui...".
In questi versetti vi è una prima
motivazione della fiducia che dobbiamo avere
in Dio anche attraverso l'uso di simboli
ben precisi.
vv. 9-13
II° sezione E' introdotta dall' espressione
"Perchè tuo rifugio..."
(uguale in entrambe le traduzioni). Anche
questo "perchè" è
importante in quanto scandisce la II°
motivazione del salmo.
Si ritoma ai titoli divini di Jahve e di
Eljón e ad altri simboli.
vv. 14-16
III° sezione L' oracolo, cioè
il Signore stesso che parla.
I simboli.
Sono molti e costituiscono quasi due settori
antitetici:
a) venatori; bellici, che sono anche simboli
di sicurezza (fortezza, scudo, corazza...);
teriomorfi;
b) simboli di intimità, di sicurezza
(casa, alloggio, pernottamento, ali, angeli,
penne) che ci rivelano un rapporto profondo,
intimo con Dio.
Quindi, da una parte l'intimità del
fedele con il Signore e dall'altra simboli
di ostilità contro 'infedele, come
gli animali mostruosi (i draghi), i leoni,
gli aspidi e le vipere e i segni: della presenza
demoniaca (la peste e il contagio).
Nella Bibbia i nemici hanno anche un valore
che oltrepassa la concretezza riportandoci
al peccato che viene generato dall'idolatria.
Allora tutto si sfuma, perde i contatti reali
e diventa qualcosa di simbolico.
Questo salmo ci dice sostanzialmente che
con la protezione di Dio sconfiggiamo qualunque
nemico concreto come pure i terribili nemici
spirituali.
Lettura esegetica.
Nei vv. 1-2 (vedere la versione allegata)
sono riportati i quattro attributi divini:
1- Eljón, Altissimo, è in Genesi
14 il Dio adorato da Melchisedek, "sacerdote
del Dio Altissimo", re di Salem (che
nella tradizione significa Gerusalemme).
Allora Eljón ci riporta al Dio di
Gerusalemme, che era la città per
eccellenza, la città di Davide.
2- Saddai, tradotto di solito con "onnipotente"
anche se non è ancora nota l'etimologia
esatta. Gli studiosi si orientano su due
significati al riguardo:
a) "Dio della montagna". Evoca
1' idea della potenza. Non per niente per
tutti i popoli semitici orientali Jahve dimorava
sulla montagna.
b) "Dio della steppa", ossia di
una landa desolata, estesa a perdita d' occhio
tanto da evocare il senso dell' infinito.
E, come il deserto, può essere luogo
di incontro con Jahve o con il demonio.
Saddai è la parola spesso usata nella
Genesi per indicare il Dio dei Patriarchi.
Mentre Eljon ci richiama il Dio di una civiltà
stabile, che trova nella città concreta
il simbolo della sua potenza, Saddai ci fa
pensare al Dio della steppa e della montagna,
al Dio di un popolo errante.
3- Jahve, il Dio di Mosè, il Dio dell'
esodo. E' colui che rivela il suo nome e
in tal modo diventa il Dio vicino.
4- Elohim, il Signore di tutte le genti,
di tutta la terra. Questo nome è presente
soprattutto nella tradizione elohista che
raccoglie i circoli profetici del regno del
nord, abituati al confronto con le religioni
e le culture circostanti.
Elohim non si identifica con il Dio del solo
popolo di Israele.
I quattro attributi divini, come abbiamo
già notato altre volte, richiamano
i quattro punti cardinali, i quattro elementi
del mondo e Dio nella sua interezza inteso,
anche, come riparo sicuro e rifugio totale.
Di conseguenza la mia fiducia nel Signore
deve essere completa. E il nostro salino
rappresenta veramente un ideale, cioè
un obiettivo che noi giorno per giorno dobbiamo
sforzarci di raggiungere.
Io dico spesso ai giovani che per camminare
nella fiducia di Dio debbono:
1- al mattino, quando si svegliano, pensare
alla giornata che li attende e mettere tutte
le persone con cui entreranno in contatto,
tutti gli imprevisti possibili nelle mani
del Signore (preghiera);
2- richiamare la preghiera mattutina durante
la giornata ogni qualvolta si presenti una
situazione imprevista;
3- considerare tutte le situazioni e tutti
gli imprevisti come un dono di Dio;
4- ringraziare il Signore di fronte ad ogni
difficoltà e affrontare la realtà
serenamente.
E' opportuno sottolineare che questa preghiera
non deve essere sospesa nei giorni festivi
con la scusa della partecipazione alla Messa,
perchè la vita spirituale necessità
di regolarità, di costanza.
vv. 3-8 - lettura
Dio libera dagli elementi ostili tipici della
realtà antica: nemici guerrieri e
malattie (peste, epidemie). Nei vv. 5 e 6
il salmista abbraccia tutto 1' arco del tempo
dalla notte al giorno, dalle tenebre al sole
di mezzogiorno.
Dio è sempre, e non soltanto in qualche
momento, il nostro rifugio e il nostro scudo
contro tutti i nemici. Anche se la notte
e se le tenebre costituiscono il momento
privilegiato per lo scatenarsi delle forze
del male, noi non dobbiamo mai abbassare
la guardia perchè gli spiriti malvagi
possono agire anche a mezzogiorno, nel pieno
della luce.
Ecco perchè il salmista ci induce
alla vigilanza: spesso accade che noi, convinti
di essere abbastanza forti per vincere una
tentazione, allentiamo la guardia e così
cadiamo proprio in quel peccato che pensavamo
di avere ormai debellato.
E' importante il v. 8: il fedele è
sempre saldo e tranquillo in mezzo alle avversità.
Questo versetto si può leggere anche
in termini spirituali. Basterà guardare
le cose con gli occhi dell' anima per vedere
il castigo degli empi, o, quanto meno, accorgersi
come ogni persona abbia pronta da portare
una croce su misura.
w. 9-13.
Lettura del cap. 4 di Matteo "le tentazioni
nel deserto". Questo salmo ha avuto
come interprete d' eccezione Satana, il quale
1' ha applicato a Gesù. Se stessimo
all'interpretazione di Satana, questo sarebbe
un salmo messianico perchè ci parla
del Messia. Gesù ha una totale fiducia
in Dio che 1' ha preservato da tutti i nemici
e soprattutto dalla sconfitta della morte.
Il messianismo in cui Satana dimostra di
credere è esattamente 1' opposto di
quello in cui crede il Signore; è
il messianismo di chi usa la potenza di Dio
(ossia quanto Dio gli mette a disposizione,
come in questo caso gli angeli) per affermare
se stesso, non per servire ma per essere
servito.
Notiamo anche che questi versetti hanno un
aggancio con i due nomi divini Jahve e Eljón
del v. 9 e che nel v. 10 vengono descritti
i benefici dell' Alleanza. La tenda rappresenta
quanto 1' uomo possiede dal punto di vista
materiale: la famiglia, la discendenza, gli
averi. La vita, invece, raffigura tutta 1'
esistenza umana.
Alla luce di quanto detto prima sulla interpretazione
di Satana è bene chiarire che 1'abbandono
autentico in Dio non è quello di chi
crede nei miracoli, ma è quello insegnato
da Gesù: 1' abbandono fiducioso quotidiano
che arriva alla totale donazione di sè,
alla fiducia assoluta nel Signore.
Gesù è sempre rifuggito dallo
stile miracolistico pomposo.
La presenza quotidiana di Dio, l'Eucarestia,
il perdono donatoci nella confessione sono
i miracoli in cui dobbiamo credere.
v. 13
Ritroviamo la simbologia teriomorfa con la
descrizione degli animali più insidiosi
e terribili e di quelli che sconfinano nel
mitologico, come i draghi. Da Marco, cap.
16, sappiamo che la prerogativa di sconfiggere
questi animali sarà degli apostoli.
w. 14-16- lettura
Nel v. 14 entra in scena Dio stesso con "Perchè
a me si è affidato, lo libererò".
Ecco la parola ebraica "hasaq"
(affidarsi), che indica un legame profondo,
tanto è vero che in Genesi 34,8 e
in Deut. 21,11 questo verbo viene usato per
descrivere 1' amore nuziale fra un uomo e
una donna. Quindi "affidarsi" vuole
indicare un segno dell'amore assoluto, completo.
Nei vv. 14-16 è descritta la sequenza
delle azioni di Dio il quale:
1- libera i fedeli;
2- ci allontana dai pericoli della pianura
e ci trasferisce verso le vette dei monti,
in
una fortezza;
3- risponde alle invocazioni;
4- è con noi;
5- ci salva dai pericoli;
6- ci rende partecipi della sua gloria;
7- ci dona la felicità totale;
7- ci fa provare la salvezza invitandoci
ad una esperienza concreta di salvezza.
SALMO 91 (90)
AL RIPARO DELL'ALTISSIMO,
ALL'OMBRA DELL'ONNIPOTENTE,
SOTTO LE ALI DI JAHWEH
1 Tu che abiti al riparo dell'Altissimo
e pernotti all'ombra dell'Onnipotente,
2 di' a Jahweh: "Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido!".
3 Perché lui ti libererà dal
laccio del cacciatore ,
dalla peste malefica.
4 Con le sue penne ti coprirà,
sotto le sue ali avrai rifugio,
la sua fedeltà sarà scudo e
corazza.
5 Non temerai il terrore della notte,
né la freccia che vola di giorno,
6 la peste che si diffonde nelle tenebre,
I'epidemia che devasta a mezzogiorno.
7 Mille cadranno al tuo fianco ,
diecimila alla tua destra,
ma tu non sarai colpito!
8 Basterà che tu apra gli occhi
e vedrai il castigo degli empi.
9 Perché tuo rifugio è Jahweh,
e hai posto I'Altissimo come tua dimora,
10 non ti potrà colpire il male,
nessun flagello si avvicinerà alla
tua tenda.
11Infatti per te darà ordine Gi suoi
angeli
di proteggerti in tutte le tue vie;
12 ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché non inciampi in nessuna pietra
il tuo piede.
13 Su leoni e vipere camminerai,
leoncelli e draghi calpesterai.
14 "Perché a me si è affidato,
lo libererò,
lo innalzerò al sicuro perché
conosce il mio nome.
15 Mi invocherà e io gli darò
risposta,
nell'angustia io sarò con lui,
lo salverò e lo glorificherò.
16 Lo sazierò di lunghi giorni,
gli mostrerò la mia salvezza,".
SALMO 103
"Dio è amore"
Di Davide
Lettura del salmo nella versione della Bibbia
di Gerusalemme.
Questa bellissima composizione del Salterio
è stata definita il "Te Deum"
dell'Antico Testamento. Infatti è
un grande salmo di gloria e di benedizione,
usata anche nella liturgia ebraica soprattutto
quando si vuole parlare di benedizione.
La chiave di lettura del testo è la
parola "benedizione" che si ripete
per sei volte, scandendone il contenuto.
Genere Letterario.
Come al salito abbiamo un miscuglio di generi;
un inno che celebra il Signore al di sopra
di ogni altra realtà.; un canto di
ringraziamento per i benefici che 1'uomo
riceve (e in particolare per il perdono;
una meditazione sapienziale sulla capacità
umana e sulla misericordia di Dio. Potremmo
dire che il nostra salmo è 1'intreccio
di questi tre generi letterari. Si tratta
di invocazione personale e comunitaria, perchè
la benedizione non vale sola per il singolo,
ma vale anche per il popolo e, d'altra parte,
il mio ringraziamento a Dio non é
solo per i doni concessi a me, ma per i molti
benefici che Egli ha elargito al suo popolo.
Nella Bibbia la benedizione appartiene a
un genere letterario ben specifico con delle
caratteristiche particolari. E la benedizione
di Dio si diffonde per mille ,generazioni
e il suo segno più grande è
la fecondità, Non per niente la sterilità
assenza di fecondità) é vista
come una maledizione assenza di benedizione).
Si considerano ora due tipi di benedizione.
La prima si diffonde dal Signore sull'uomo
soprattutto mediante due intermediari: il
sacerdote o il capo - famiglia
La seconda benedizione scaturisce dal cuore
dell'uomo che .inneggia a Dio;
in questo caso etimologicamente significa
che 1'uomo "dice bene" del Signore
perchè consapevole di tutti i doni
da Lui ricevuti.
Si vede chiaramente che ogni benedizione
personale diventa comunitaria e viceversa.
In questa samo notiamo l'intreccio tra la
benedizione di Dio e quella dell'uomo.
Epoca di composizione del Salmo.
Per la presenza di parole aramaiche, in un'epoca
in cui la lingua ebraica non era più
pura, e della teologia tipica del profetismo
del post-esilio, questo salmo è collocabile
nel periodo tra il VI e il V secolo a. C..
Infatti proprio allora la teologia e il senso
di Dio divennero più profondi. Ricordiamo
come durante il periodo dell'esilio sia avvenuta
la revisione totale della storia d' Israele,
tanto che il ritorno dall'esilio babilonese
venne paragonato alla liberazione dalla schiavitù
d'Egitto.
Nella seconda parte del secondo libro d'Isaia.,
quella che riguarda l'esilio e la successiva
liberazione del popolo, leggiamo che la volontà
di Dio si manifesta attraverso un re pagano
liberatore, Ciro di Persia al quale viene
attribuito addirittura il titolo di messia
in quanto egli serve proprio al progetto
di Dio che vuole la liberazione del suo popolo,
Simbologia.
I simboli tengono tutti a spiegarci due realtà
l'amore misericordioso e il perdono,
Nei nostri versetti vengono evidenziate alcune
caratteristiche psicologiche di Dio (per
analogia noi applichiamo al creatore le nostre
caratteristiche: la fedeltà amorosa,
la bontà, la conoscenza, il ricordo
e la tenerezza paterna che è un elemento
presente in questo salmo, ma non frequente
sulla Bibbia tranne che in Osea, 11 e nel
salmo 27.
Inoltre, sono presenti i grandi simboli della
corte regale (l'esercito di Dio e il consiglio
degli anziani) e del cosmo (il sole che nasce
e il ciclo del tempo).
I simboli di regalità e di grandezza
cosmica sono contrapposti ai simboli di umiltà
(come, ad esempio, la polvere, l'erba e i
fiori del campo che sono anche belli e poetici).
La fragilità e la peccaminosità
dell'uomo non intaccano minimamente 1'amore
fedele di Dio che porta una creatura così
fragile ad essere rivestita del manto regale,
ad essere coronata di gloria,
In questo salmo é delineata già
la bellissima parabola del figliol prodigo.
Di fronte al mistero della fragilità
umana. però, l'amore di Dio non si
ferma. Ripensiamo ai doni dati dal padre
al figlio che ritorna a casa; l'anello l'abito
bello e il capretto. Questi sono i simboli
della regalità e della grandezza ritrovata.
Ecco, noi abbiamo la consapevolezza di essere
peccatori, ma gustiamo 1'immensa misericordia
divina.
Struttura
E' scandita da sette benedizioni.
I vv I-2 ci anticipano il tema del salmo
ed i vv.20-22 costituiscono la ripresa finale
con una benedizione cosmica
Ricordiamo che sette è il numero della
pienezza. Questo salmo, quindi, è
la benedizione totale a cui partecipa non
solo il mio essere, ma tutto il cosmo.
Lo schema procede per antitesi affiancate:
vv 3-4a la fragilità umana contrapposta
vv 4b-5 alla grazia
vv 6-8 la grazia divina contrapposta
alla
vv 9-10 fragilità umana
v 11 la grazia divina. contrapposta
alla
v 12 fragilità umana
v 13 la grazia divina contrapposta
alla
vv 14-16 fragilità umana
vv 17-19 soluzione di tutte le antitesi
è la grazia di Dio che dura in eterno.
Commento . ,
Anzitutto notiamo l'equivoco in cui può
farci cadere la traduzione dell'ebraico "nefes''
con "anima mia," che potrebbe farci
pensare ad un corpo e ad un'anima separati.
Infatti sappiamo che "nefes'' significa
1'essere totale, anima e corpo uniti. e non
soltanto anima. Quindi si potrebbe tradurre:
"Benedici il Signore, persona mia".
L'uomo biblico è tutta la persona;
perciò tutto 1'uomo loda Dio attraverso
un dialogo con se stesso. Ecco la parte personale
di questo salmo: 1' orante per lodare il
Signore deve prima trovare se stesso.
Abbiamo tutti presente la parabola del figliol
prodigo ( Lc,15 ) che ad un certo punto dice:
" Allora rientrò in se stesso...''.
Anche l'uomo d'oggi ha necessità di
ritrovare se stesso ( noi non abbiamo mai
tempo per questo!) per pregare. per lodare
il Signore, E' bene sottolineare che è
possibile ringraziare Dio per gli imprevisti
solo nella misura in cui si è in pace
con sé stessi.
vv 1-2 La persona rivolge a sé stesso
l'invito a ricordare i benefici ricevuti.
Qui, una volta di più, viene riaffermata
la storicità. della nostra fede che
si basa sui benefici storici di Dio che ci
ha amato in passato e che ci ama oggi.
II Signore ha liberato il suo popolo dall'Egitto
e lo ha riliberato dall'esilio in Babilonia.
vv 3-10
Nell'originale ebraico nei vv3-5 si hanno
5 participi, che sono altrettanti attributi
divini: il Perdonante, il Risanante, il Redimente,
il Coronante e il Saziante.
Ricordiamo in proposito quel canto che si
intitola " La preghiera del Nome'' (Gesù.
nostro Dio: Gesù, nostro fratello..
abbi pietà, di noi).
La preghiera personale può essere
recitata facendo scorrere nella mente i vari
nomi, i vari attributi di Gesù contenuti
nel Vangelo. Viene qui in mente S.Francesco
con le "Laudi di Dio Altissimo'' ( Tu
sei benedetto , tu sei il mansueto...), E'
un modo molto bello per introdurci nella,
preghiera. L'enumerazione dei benefici prende
spunto dagli elementi più negativi,
come il peccato ("...perdona tutte le
mie colpe..."). Il beneficio più
importante, quindi, è il perdono del
peccato e il buon cristiano non prega
Dio per essere liberato prima di tutto dalla
malattia. ma per essere liberato dalle proprie
colpe e chiede innanzitutto la fede,
In questi versetti il peccato è visto
come una malattia dell'anima ( la malattia
più grande che intacca più
a fondo la fede) e il perdono è considerato
una guarigione.
Del v 4a sono possibili due interpretazioni:
a) immortalista e della risurrezione, alla
luce del cristianesimo
b) espressione simbolica dell'esilio babilonese
e della salvezza che Dio ha dato al suo popolo:
Allora. il nostro è un Dio che libera
dal peccato. dalla malattia, dalla morte
("Tu sei il liberatore"). Noi per
1' uomo dobbiamo proclamare la libertà
della fede senza la quale restiamo nel peccato,
nella malattia e nella morte.
vv 4b-5 Dalla fossa, dallo sheol l'uomo viene
elevato ad. una dignità principesca
che si manifesta nell' esempio tipico della
sazietà ("egli sazia di bene
i tuoi giorni"). E non a caso sono citati
anche i giorni: il giusto anticamente moriva
sazio di giorni e di beni. L'uomo è
continuamente accompagnato dalla grazia e
dalla misericordia divina, cioè dall'hesed
che è la fedeltà amorosa) e
dall'affetto materno di Dio, "rahamim''
(la misericordia che promana dalle viscere
della madre].
Gli ebrei credevano che l'aquila (v 5b),
giunta alla vecchiaia., mutasse le penne
e tornasse giovane. Se abbiamo Dio a fianco
nulla fa paura: né il peccato, né
la malattia, né la morte e neppure
1a vecchiaia., perchè è "sazia
di giorni".
vv. 6 - 7
Siamo alla professione di fede che si basa
sulla fede storica e sul fatto centrale della
storia di Israele, che è la liberazione
dall'Egitto.
Ne testo ebraico leggiamo altri due participi,
oltre ai 5 già elencati (che danno
un totale di 7): "Colui che compie"
e "Colui che fa conoscere".
Sono due realtà storiche.
I criteri dell'azione divina sono:
a) la giustizia (non intesa secondo il metro
umano ) che consiste nella salvezza e nella
liberazione;
b) il giudizio che comprende la difesa del
povero e la conseguente vendetta, con carattere
retributivo, che spetta esclusivamente a
Dio.
vv. 8-10
Il passato di Mosè diventa attuale.
Il ricordo dell'impegno di Jahve ci permette
di capire che anche oggi" Buono e pietosa
è il Signore" e che " Non
ci tratta secondo i nostri peccati";
Anche in questi versetti ritroviamo alcuni
comportamenti di Dio: 1'affetto materno,
la pietà, la fedeltà amorosa
(hesed).
Da un punto di vista umano questo modo divino
di agire appare irrazionale; se fosse invece
razionale, verrebbe applicata la giustizia
umana, quella distributiva.
Lettura di Isaia, 55 in cui si evidenzia
la maturità teologica del post-esilio.Ecco
allora che l'irrazionalità significa
il superamento della. giustizia. distributiva,
che sicuramente non è l'irrazionalità
tipica delle divinità dei popoli circostanti
ad Israele e la cui furia cieca colpiva a
caso.
Si tratta dell'irrazionalità dell'amore
e della misericordia
Nei nostri versetti si a un notevole salto
di qualità rispetto alla prima parte
dell'Antico Testamento è veramente
1'anticipazione dell'amore di Cristo.
vv 11-19
La misericordia di Dio trae origine dalla
sua conoscenza della fragilità dell'uomo,
il quale deve temere il peccato non per i
castighi, ma per non colpire 1' amore divino
(si riveda la differenza fra l'attrizione
e a contrizione.
Per indicare I'amore di Dio si hanno il paragone
verticale (v. 11) e quello orizzontale (v.
12) e il paragone psicologico (v, 13).
La paternità divina per il singolo,
e non solo per Israele (v.13), ci apre le
porte a quell'Abbà Padre che Gesù
ha pronunciato e che, secondo S. Paolo, tutti
possiamo rivolgere al Signore,
Siamo così arrivati al "Padre
nostro".
SALMO 103 (102)
DI0 E' AMORE:
“COME UN PADRE HA TENEREZZA
PER I SUOI FIGLl...”
1 Di Davide.
Benedici Jahweh, anima mia,
il mio intimo benedica il suo santo nome!
2 Benedici Jahweh, anima mia ,
non dimenticare tanti suoi benefici!
3 Egli perdona tutte le colpe,
guarisce tutte le tue malattie,
4 redime dalla fossa la tua vita ,
ti corona di benignità e di tenerezza;
5 sazia di bene la tua età avanzata
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.
6 Jahweh compie atti di salvezza
e di giudizio per tutti gli oppressi.
7 Ha fatto conoscere a Mosè le sue
vie ,
ai figli di Israele le sue opere.
8 Tenero e pietoso è Jahweh,
lento all'ira e grande nella benignità.
9 Non contende per sempre,
non conserva in eterno il suo sdegno.
10 Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.
11 Sì, come il cielo è alto
sulla terra
così domina la sua benignità
su coloro che lo temono;
12 come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da sé le nostre
ribellioni.
13 Come un padre è tenero coi suoi
figli,
così Jahweh è tenero su coloro
che lo temono.
14 Infatti egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
15 Come erba sono i giorni dell'uomo,
come il fiore del campo, così egli
fiorisce.
16 Ecco, lo investe il vento e non c'è
più,
il suo luogo più non lo riconosce.
17 Ma la benignità di Jahweh perdura
di eternità in eternità
su coloro che lo temono;
la sua salvezza per i figli dei figli ,
18 per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di eseguire i suoi comandamenti.
19 Jahweh ha stabilito nel cielo il suo trono,
la sua regalità governa l'universo.
20 Benedite Jahweh, voi suoi angeli,
guerrieri potenti, esecutori della sua parola,
attenti al suono della sua parola.
21 Benedite Jahweh, voi tutti suoi eserciti,
voi suoi ministri che eseguite il suo volere.
22 Benedite Jahweh, voi tutte opere sue
in tutti i luoghi del suo governo.
Benedici Jahweh, anima mia!
SALMO 103 continuazione
Ritroviamo le antitesi con il bellissimo
paragone dell'erba e del fiore di campo.
Effettivamente la nostra vita è proprio
così: in un soffio passa e basta un
alito di vento per farla scomparire.
I versetti più interessanti di questa
sezione sono il 17 e il 18 dai quali si intuisce
che il perdono non è un segno della
debolezza divina. Infatti tanti pensano erroneamente
che Dio non possa fare tutto ciò che
desidera, perché rispetta la libertà
dell'uomo: non può quindi castigarlo
e perciò lo perdona.
Non è vero.
Questi versetti ci dicono chiaramente che
il perdono scaturisce dall'amore del Signore("Ma
la grazia del Signore è da sempre
- dura in eterno per quanti lo temono.")
Soffermiamoci su quest'antitesi così
bella:
L'erba del campo, da una parte, e l'eternità
di Dio, dall'altra.
Vediamo, allora, quanto siamo fondamentalmente
meschini nell'amare se ci raffrontiamo con
l'immensità dell'amore divino. È
proprio stupenda quest'antitesi perché
evidenzia che la bontà di Dio è
eterna, sfida i secoli.
II Signore ci ama da sempre (prima ancora
di formarci dentro il grembo materno) e ci
amerà fino all'eternità.
L'amore di Dio e la sua fedeltà, che
sono eterni, danno origine al perdono. Solo
chi ama veramente può perdonare ed
il suo gesto non è dettato da viltà,
né da paura, né da incapacità
di farsi rispettare, ma solo dall'amore.
v. 19 lettura
Questo verso prepara la grande lode finale,
Viene proclamata la regalità di Dio
creatore e provvidente.
È bello sentirsi abbracciati dal Signore,
sentirsi in comunione non solo con tutti
gli uomini, ma anche con tutte le creature,
con l'universo intero.
vv:. 20/22. Lettura
Ecco, infine, l'acclamazione corale in cui
è coinvolta tutta la corte divina.
II nostro salmista ci presenta un angeologia
già molto sviluppata (ed è
questo uno dei motivi che rendono impossibile
l'attribuzione dell'opera all'epoca di Davide).
I primi ad essere enumerati sono i grandi
angeli guerrieri, gli arcangeli, cioè
i principali collaboratori di Dio.
II libro di Giobbe ci presenta Satana stesso
come un esecutore degli ordini divini, tanto
è vero che su richiesta sua e su potere
conferitogli da Dio egli mette alla prova
lo stesso Giobbe.
Seguono gli Arcangeli guerrieri, ma di rango
inferiore, e gli angeli - ministri che non
combattono nell'esercito divino, ma servono
Javhe con altre mansioni.
Potremmo dire che tutti costoro sono po'
rappresentati dai nostri tre arcangeli:
Gabriele: colui che annuncia, che spiega
il significato delle visioni.
Raffaele: colui che guarisce in nome di Dio.
Michele: colui che combatte contro le potenze
del male, il capo dell'esercito divino, colui
che capeggerà I'ultima grande battaglia.
A questa lode finale partecipano tutte le
creature e quindi anche I'anima del salmista:
"Benedici il Signore anima mia".
(v. 22)
SALMO 131
Lettura del salmo nelle due consuete traduzioni.
È un'opera che deve essere imparata
a memoria sia per la sua brevità,
sia per apprezzarne meglio il contenuto.
Fra le tante, ricordiamo due definizioni
di questo salmo:
· "Gioiello d'ineguagliabile
interiorità, discrezione, emozione''
· "Canto di fiducia con il contrasto
tra l'orgoglio e la semplicità, I'altezzosità
e la povertà di spirito"
lo credo che sia veramente, pur nella sua
brevità, uno dei salmi più
belli, perché con due sole pennellate
ci presenta I'atteggiamento ideale del credente.
Guardiamo ora le stupende immagini di questa
composizione, anzi soffermiamoci su quella
fondamentale della mamma con il suo bambino.
Non c'è immagine più quotidiana,
più normale di questa. Eppure il contemplativo
sa trarne delle cose stupende, arrivando
a provare sensazioni, emozioni ed esperienze
spirituali favolose.
Durante i campi estivi, nel "giorno
del deserto", i nostri ragazzi vengono
posti nelle condizioni ottimali per fare
l'esperienza della preghiera contemplativa
e prendono spunto da qualche cosa che li
colpisce (aspetti della natura, per esempio)
per comporre delle bellissime preghiere.
Ricordo come davanti ai tre livelli di una
montagna (prato, bosco e roccia) qualcuno
avesse pensato alla Trinità: sono
tre elementi diversi, ma il monte è
uno solo.
Dobbiamo riuscire a formulare ogni giorno
almeno una preghiera contemplativa. Le persone,
gli avvenimenti, il creato debbono portarci
alla contemplazione.
Anche le grandi visioni dei profeti traggono
spesso origine da episodi di vita quotidiana.
Questo salmo ci richiama immediatamente alla
memoria l'atteggiamento di Gesù verso
i bambini, ma soprattutto l'atteggiamento
interiore che Gesù vuole dal discepolo:
I'infanzia spirituale (che non è infantilismo
né tantomeno adolescenza spirituale)
tipica del bambino che si fida pienamente
della sua mamma e del suo papà.
Genere letterario
Abbiamo nuovamente un salmo composito.
Si constata con facilità che con questa
preghiera l'orante non sollecita benefici,
ma esprime semplicemente la sua fiducia in
Dio che è fonte di gioia e di quiete.
Si potrebbe quindi catalogare questa composizione
fra i salmi di fiducia.
ln questi versetti appare presente anche
il genere sapienziale - didattico, perché
il salmista, attraverso splendide immagini,
insegna quale debba essere I'atteggiamento
del credente nei confronti del Signore.
È una catechesi breve e stupenda sulla
fiducia in Dio.
lnfine il titolo ci dice che si tratta di
un salmo di ascensione cantato dai fedeli
mentre salivano al Tempio. ln tal senso diventa
anche un salmo liturgico che indica l'atteggiamento
che ogni fedele deve avere quando si accosta
al Signore.
Ecco, questo salmo dovrebbe essere recitato
alla domenica mentre ci avviamo alla Messa.
struttura
E semplicissima: tre versetti formano un
movimento.
II salmista in un primo tempo ci dice ciò
che la fiducia non è in negativo,mentre
in un secondo tempo ci insegna che cosa è
la fiducia in Dio ( in positivo), infine
in un terzo tempo, quanto io ho espresso
e vissuto personalmente diventa comunitario
(come già visto altre volte nei salmi).
ll versetto finale richiama il movimento
che da me orante si diffonde a tutta la comunità.
Simbolismo somatico
( il cuore, lo sguardo, il camminare - secondo
la traduzione letterale)
ll simbolismo somatico ci richiama l'intimità
dell'uomo che non si limita a tenere i sentimenti
dentro di sé, ma Ii esprime con lo
sguardo. ln tal modo noi entriamo in relazione
con l'esterno e, d'altra parte, consentiamo
all'esterno di mettersi in relazione con
noi,
Pensiamo a come sono significativi i nostri
sguardi. Quante volte "fulminiamo"
con lo sguardo i nostri interlocutori.
Ci sono persone che riescono a tenere a bada
gli altri solo con l'espressione dello sguardo.
L'intimità che esce dall'uomo attraverso
lo sguardo diventa cammino: dall'intimità
al comunitario.
È' il cammino del mondo in mezzo alle
cose grandi e prodigiose.
Ma c'é un simbolo abbastanza nascosto
da scoprire: il silenzio.
In questo salmo nessuno parla: l'uomo comunica
attraverso lo sguardo la mamma ed il bimbo
i non si parlano. Israele non loda, ma attende
e spera.
ll salmista ci descrive delle scene silenziose.
ln questi versetti non sono presenti - come
in altri casi - il tumulto, il grido, I'angoscia,
la gioia o la lode, perché per entrare
in comunicazione con Javhe dobbiamo tacere,
anche se il silenzio pesa.
Il silenzio é un atteggiamento interiore
che é quiete e riposo. Talvolta diventa
anche comunicazione; ad es. in campo giuridico
vi é il silenzio - assenso (chi tace
acconsente).
Pensiamo a questo silenzio in termini di
preghiera: la nostra vita personale quotidiana
ha il silenzio?
Sono molto belli gli spazi di silenzio, non
quelli riempiti dai nostri pensieri, ma quelli
che usiamo per parlare con Dio oppure per
lasciarci interpellare da Lui.
Constatiamo come nelle nostre messe il silenzio
manchi :, - Eppure le norme liturgiche lo
raccomandano ed, anzi, in alcuni momenti,
lo rendono obbligatorio. E poiché
non siamo abituati a questo atteggiamento
interiore è, ad esempio, motivo d'imbarazzo
per molti fedeli il silenzio dopo la Comunione.
Proviamo nella nostra vita quotidiana a valorizzare
il silenzio, a cercarlo inten5amente ed a
riempirlo solo di Dio.
Non facciamoci prendere dalla frenesia. È
importante impegnarsi ogni giorno a migliorare
questo atteggiamento interiore.
Noi riusciamo a.. rendere davvero presenti
gli altri nella nostra. vita nella misura
in cui realizziamo in noi stessi un'intimità
profonda con Dio. ln caso contrario, nella
nostra vita ci sarà un continuo passaggio
di persone e di situazioni, senza che riusciamo
a fermarci per riflettere sul senso delle
cose.
Simbolismo spaziale ( dall'interno all'esterno)
È un simbolismo che dà la connotazione
dell'orgoglioso. Soprattutto in quel "levare
gli occhi" avvertiamo un gesto di superbia
( i greci lo avrebbero chiamato "ibris",
termine che esprime la tracotanza, la sfida
lanciata contro la divinità - come
la torre di Babele ).
Struttura
E semplicissima: tre versetti formano un
movimento.
II salmista in un primo tempo ci dice ciò
che la fiducia non è in negativo,mentre
in un secondo tempo ci insegna che cosa è
la fiducia in Dio ( in positivo), infine
in un terzo tempo, quanto io ho espresso
e vissuto personalmente diventa comunitario
(come già visto altre volte nei salmi).
ll versetto finale richiama il movimento
che da me orante si diffonde a tutta la comunità.
Simbolismo somatico
( il cuore, lo sguardo, il camminare - secondo
la traduzione letterale)
ll simbolismo somatico ci richiama l'intimità
dell'uomo che non si limita a tenere i sentimenti
dentro di sé, ma Ii esprime con lo
sguardo. ln tal modo noi entriamo in relazione
con l'esterno e, d'altra parte, consentiamo
all'esterno di mettersi in relazione con
noi,
Pensiamo a come sono significativi i nostri
sguardi. Quante volte "fulminiamo"
con lo sguardo i nostri interlocutori.
Ci sono persone che riescono a tenere a bada
gli altri solo con l'espressione dello sguardo.
L'intimità che esce dall'uomo attraverso
lo sguardo diventa cammino: dall'intimità
al comunitario.
È' il cammino del mondo in mezzo alle
cose grandi e prodigiose.
Ma c'é un simbolo abbastanza nascosto
da scoprire: il silenzio.
In questo salmo nessuno parla: l'uomo comunica
attraverso lo sguardo la mamma ed il bimbo
i non si parlano. Israele non loda, ma attende
e spera.
ll salmista ci descrive delle scene silenziose.
ln questi versetti non sono presenti - come
in altri casi - il tumulto, il grido, I'angoscia,
la gioia o la lode, perché per entrare
in comunicazione con Javhe dobbiamo tacere,
anche se il silenzio pesa.
Il silenzio é un atteggiamento interiore
che é quiete e riposo. Talvolta diventa
anche comunicazione; ad es. in campo giuridico
vi é il silenzio - assenso (chi tace
acconsente).
Pensiamo a questo silenzio in termini di
preghiera: la nostra vita personale quotidiana
ha il silenzio?
Sono molto belli gli spazi di silenzio, non
quelli riempiti dai nostri pensieri, ma quelli
che usiamo per parlare con Dio oppure per
lasciarci interpellare da Lui.
Constatiamo come nelle nostre messe il silenzio
manchi :, - Eppure le norme liturgiche lo
raccomandano ed, anzi, in alcuni momenti,
lo rendono obbligatorio. E poiché
non siamo abituati a questo atteggiamento
interiore è, ad esempio, motivo d'imbarazzo
per molti fedeli il silenzio dopo la Comunione.
Proviamo nella nostra vita quotidiana a valorizzare
il silenzio, a cercarlo inten5amente ed a
riempirlo solo di Dio.
Non facciamoci prendere dalla frenesia. È
importante impegnarsi ogni giorno a migliorare
questo atteggiamento interiore.
Noi riusciamo a.. rendere davvero presenti
gli altri nella nostra. vita nella misura
in cui realizziamo in noi stessi un'intimità
profonda con Dio. ln caso contrario, nella
nostra vita ci sarà un continuo passaggio
di persone e di situazioni, senza che riusciamo
a fermarci per riflettere sul senso delle
cose.
Simbolismo spaziale ( dall'interno all'esterno)
È un simbolismo che dà la connotazione
dell'orgoglioso. Soprattutto in quel "levare
gli occhi" avvertiamo un gesto di superbia
( i greci lo avrebbero chiamato "ibris",
termine che esprime la tracotanza, la sfida
lanciata contro la divinità - come
la torre di Babele ).
ESEGESI
L'orgoglio
Questo verso delinea la tentazione dell'orgoglio
che è antitesi della fiducia.
La persona orgogliosa pensa di bastare a
sé stessa, crede che senza di lei
il mondo . si fermi. L'orgoglio è
quel difetto che ci porta a guardare le persone
e le situazioni dall'alto in basso (perché
noi ci riteniamo i più bravi) e a
guardare in alto con invidia e con desiderio
il superamento. Tale atteggiamento crea frustrazione
e porta al peccato (Adamo ed Eva).
Di solito chi è eccessivamente orgoglioso
è anche profondamente invidioso delle
fortune degli altri e ritiene di aver sempre
ragione.
L'orgoglio può però anche essere
positivo, se nella giusta misura.
lnfatti, se I'uomo non avesse coltivato :
il desiderio di superamento non avremmo avuto
il
progresso.
L'umiltà
L'umiltà vera non consiste nel ritenersi
inferiori a tutti (come I'umiltà pelosa"
o il "masochismo" suggerirebbero),
ma nel riconoscere che le nostre doti sono
doni che Dio ci ha dato perché siano
messe al servizio della Chiesa.
Sono umile se riconosco che ciò che
possiedo viene dal Signore.
Teniamo presente che non sempre nella Chiesa
c'è stata una corretta visione dell'umiltà,
la quale è la consapevolezza di essere
un niente, ma un niente grandioso.
La vera umiltà è cantata nel
"Magnificat".
Il v. 1 ci presenta I'orgoglioso non solo
in un rapporto verticale (alzare lo sguardo
con superbia ma anche orizzontale (camminare
in mezzo a "Gadól", "grandezza
di Dio", e a "nifla'ot", "miracoli
dell'Esodo"):L'orgoglioso si ritiene
grande come Dio, capace di compiere i suoi
stessi miracoli. L'uomo, che si sente potente
come Javhe ha perso il senso delle cose e
manca completamente di umiltà.
Ricapitolando: il superbo, I'orgoglioso è
colui che vuole raggiungere le stesse mete
di Dio. Ecco Adamo ed Eva, ecco il peccato
originale ( "... e diventereste come
Dio ... ").
nel v.2 al cammino dell'orgoglioso si contrappone
visione di quiete e di beatitudine e, I'immagine
normalissima di una mamma con il suo bambino
in braccio.
Per I'orgoglioso la vita non si presenta
facile perché é difficile restare
sempre sul gradino più alto, mentre
la vita del credente che si fida del Signore
scorre nella quiete e nella serenità.
Molti interpreti vedono il bimbo come il
lattante che, saziatosi del latte della madre,
dorme tranquillo.
Si tratta, invece, di un bambino di almeno
tre anni (a questa età terminava in
Oriente. lo svezzamento) che non ha più
bisogno del latte materno.
Ecco perché in questo salmo non si
chiede nulla e non si ringrazia. La beatitudine
di questo bimbo deriva semplicemente dal
fatto che !a mamma c'è. Allo stesso
modo la nostra beatitudine trae origine dalla
constatazione che Dio esiste.
Questo è l'amore di Dio ( I'Agàpe)
che ama perché ama, che trova in sé
stesso la sua ragione di esistere. Che cose
grandi ci propone il Signore!
Dio dilata moltissimo la nostra anima per
consentirci di arrivare alla totale fiducia
in Lui. Ecco allora il nostro atteggiamento
fondamentale: la fiducia in Dio che c'è.
Noi abbiamo una grande missione da compiere,
dobbiamo portare questo nostro Signore al
mondo d'oggi che non crede più, che
- angosciato ed impaurito - non avverte I'esistenza
di Dio. E la gente smarrita è disposta
ad aggrapparsi a qualunque cosa perché
il senso religioso è insito nell'uomo.
Senza Dio resta solo la disperazione.
Noi dobbiamo annunciare con la nostra vita
che Dio c'è, anche a Sondrio.
II salmo è chiarissimo: questo atteggiamento
interiore del singolo deve diventare (l'atteggiamento
di tutta la comunità. E ricordiamoci
che abbiamo bisogno anche noi dei non - credenti
i quali, a volte, ci danno lezioni di carità
e che noi viviamo per dare al. mondo Cristo
e non per cospargerci il capo di cenere (non
autoflagelliamoci !).
È importante metterci nei confronti
del mondo con tanta umiltà, non con
orgoglio, e ricordare sempre le parole di
Gesù: "Andate dunque e ammaestrate
tutte le nazioni, battezzandole nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo..."
(Mt. 28, 19).
v. 3
L'atteggiamento interiore diventa prospettiva
corale e liturgica che si celebra, per noi
cristiani, in modo particolare nella Messa
e nell'Eucarestia.
Qui c'è il ribaltamento delle posizioni
: Israele attende il Signore; per noi invece
è iI Signore che ci attende.
SALMO 131 (130)
UN BIMBO IN BRACClO A SUA MADRE:
COSI' È LA MIA ANIMA
1 Cantico delle ascensioni. Di Davide.
Jahweh, non si esalta il mio cuore,
non si levano superbi i miei occhi
non cammino verso cose grandi
o per me prodigiose.
2 lo, invece, ho I'anima mia distesa e tranquilla:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me
I'anima mia.
3 Israele, attendi Jahweh,
ora e sempre!
SALMO 110
Di Davide. Salmo .
Lettura del testo nelle due versioni consuete.
E' stato definito da Martin Lutero "...
l'unico vero grande salmo del nostro amatissima
Signore Gesù Cristo."
Il nostro salmo, più di ogni altro,
è biografica riguardo a Gesù
che vi si rispecchia completamente. Non per
niente la Chiesa lo colloca nel contesto
dei Vespri della domenica e delle solennità,.
,
GENERE LETTERARIO ED EPOCA DI COMPOSIZIONE
DEL SALMO
E' innanzi tutto un salmo regale (appunto
perchè ci parla del re - messia come
il salmo 2) ed è da collocare durante
la solenne cerimonia nella quale il re assumeva
il potere. Per alcuni studiosi il salmo 110,
nato certamente per un rito d'intronizzazione,
è diventato poi una grande celebrazione
dell'alleanza fra Jahve e la "casa"
di Davide, riprendendo cosi quanto narrato
nel capitolo 7 del II libro di Samuele.
L'identificazione fra il re e il sacerdote,
soprattutto nella seconda parte, fa ritenere
a qualche studioso che il testo sia di epoca
abbastanza tardiva (invece si tratta di un
salmo arcaico, molto antico).
Sotto questo punto di vista la composizione
appare indubbiamente interessante perchè
sembra prendere le distanze dal sacerdozio
ebraico (quel sacerdozio secondo Levi, il
frateIlo di Mosè) e sembra riporre
, invece, una totale fiducia nell'altro sacerdote,
Melchisedek, quel re sacerdote incontrata
da Abramo.
Ora questo messia, che era insieme re e sacerdote
secondo Mélchisedek, era aspettata
dagli Esseni - un gruppo religioso che viveva
a Qumran - che si ritenevano i depositari
deI sacerdozio autentico e che consideravano
usurpatori i sacerdoti dimoranti a Gerusalemme.
La loro attesa si fondava sull'arrivo di
un messia re e sacerdote nello stesso tempo.
Non si trattava però di un sacerdozio
secondo Aronne, ma di un sacerdozio onnicomprensivo,
molto più grande e generale, ossia
quello di Melchisedek. E sono stati ritrovati
proprio dei brani molto belli nelle biblioteche
di Qumran, nei quali si parla appunto di
Melchisedek.
Ecco, allora, che non pare possibile fare
risalire la composizione del salmo ad epoca
tardissima perchè il salmo stesso
si inserisce molta bene nel contesto di Davide
che, dopo aver conquistato Gerusalemme, cerca
di imporre il monarca sulla casta sacerdotale.
Era già accaduto un fatto analogo
in Egitto con il faraone Amenofi IV che,
esautorati i sacerdoti di Tebe, aveva inventato
una nuova religione, un particolare tipo
di monoteismo.
In questo salmo ~(che comunque è "regale")
è presente anche 1'elemento militare.
Notiamo infatti che negli ultimi versetti
viene descritta. chiaramente una campagna
militare e ciò fa pensare a un momento
di conquista
Il salmo 110 nasce cosi in epoca davidica,
quando il re, conquistata Gerusalemme (diventata
la capitale del regno), si accinge alle nuove
acquisizioni territoriali.
Sappiamo che quello di Davide diverrà.
il regno per eccellenza di Israele. Ancora
oggi la corrente degli ultrasionisti ritiene
che la Stata ebraico si debba estendere fino
a raggiungere i confini dell'antico regno
davidico. Per questi estremisti tutti i territori
ancora mancanti entro quei confini sono da
considerare di diritto come appartenenti
allo Stato d'Israele,
Il re Davide cerca in ogni modo di affermare
il suo potere perché egli è
investito anche di una funzione sacerdotale.
Alla luce di quanto detto; collochiamo certamente
questo salmo in un periodo anteriore all'esilio
babilonese e con molta probabilità
in epoca davidica.
Forse è eccessivo attribuire la composizione
a Davide, in quanto questo. sembrerebbe più
che altro il canto di un profeta di corte
(I'autore si rivolge al re esprimendosi in
terza persona),
Un ulteriore dato che ci consente di collocare
il salmo l10 in epoca davidica deriva anche
dalla non precisa affermazione del sacerdozio
levitico proprio come casta. Infatti, poichè
i sacerdoti di Levi sono in via di formazione,
il re detiene anche il potere sacerdotale.
Il testo presenta diverse difficoltà.
I problemi sorgono soprattutto dal V.3 e
successivi. La versione della Bibbia di Gerusalemme
riporta il "testo dei LXX" (cioè
la traduzione in lingua greca dall'ebraico).
Il "testo masoretico", invece,
sembrerebbe supporre 1'immagine di una parata
militare (rilettura del V.3 nella versione
allegata) e 1'offerta al re della gioventù
del popolo che è disposta a combattere.
Un'altra difficoltà riguarda i vv.
4-7, Nel nostro testo il soggetto è
Dio, mentre in altre traduzioni il soggetto
fino ad un certa punto del salmo è
Dio e poi diventa il re (confrontare le due
versioni), Secondo alcuni interpretazioni
Dio termina di essere soggetto con il v.5a
("II Signore è alla tua destra"),
mentre si inizia a considerare il re come
soggetto dal v.5b ("Il re abbatterà
i re nel giorno della sua ira ...''). Con
molti esegeti , compresi coloro che hanno
tradotto i versetti secondo il testo della
Bibbia di Gerusalemme, si può affermare
che si ha innanzi tutto una celebrazione
di Jahvè che, quindi, rimane il soggetto
anche nell'ultima parte del salmo.
LA STRUTTURA
vv. 1-3: una parola pronunciata da Dio, un
oracolo regale
vv. 4-7: un oracolo sacerdotale-regale .
Anche dalla struttura si può evincere
che nella seconda parte del salmo il soggetto
non è il re .
Nella I parte (vv, 1-3) si dice che:
il re è Signore ("Oracolo del
Signore al mio Signore"); quindi un
parallelismo tra Dio e il re (v. 1 );
b) il re è seduto alla
destra di Jahve ("siedi alla mia destra"v.
lb)
il trionfo sui nemici è sicuro.
Nella II parte si nota che:
Jahve è il Signore;
b )Dio adesso sta alla destra del re (v.
5), con un capovolgimento delle posizioni
precedenti;
c) il Signore trionferà sui nemici
(v. 5b) e giudicherà i popoli (v.
6).
I SIMBOLI
I più importanti sono:
1 ) il simbolo spaziale , "la destra",
che viene usata con due significati diversi:
a) nella I parte del salmo" siedi alla
mia destra" indica il più alto
onore; infatti sedersi alla destra di qualcuno
è segno di grande dignità;
b) nella II parte "il Signore è
alla tua destra" assume un significato
(a noi già noto) di difesa e di protezione
mediante 1'uso di un simbolo tipicamente
militare. Infatti è la mano destra
che difende, che impugna 1'arma. Ecco allora
che il Signore prima ti mette alla sua destra
e ti concede, quindi, I'onore più
grande, poi cambia posizione e si colloca
alla tua destra per difenderti;
2) il simbolo bellico-regale che si manifesta
attraverso tanti elementi, come ad esempio"
lo sgabello", parte integrante dell'arredamento
della reggia, che serve al re per salire
sul trono. È 'risaputo che in. Egitto
lo sgabello di legno di cedro del faraone
portava intarsiati in oro e in avorio i nove
nemici tradizionali del regno. È facile
capire il significato simbolico del gesto
dei re che, salendo sul trono, calpestava
ogni volta i suoi nemici. Ricordiamo
in proposito un esempio clamoroso di crudeltà
nella storia romana: un re straniero, Sapore,
usa lo sconfitto imperatore Valeriano come
sgabello per montare a cavallo. Lo sgabello
appare, quindi, come un simbolo efficace
per indicare i nemici sottomessi. Un'ultima
annotazione; altro simbolo evidente è
lo scettro
COMMENTO vv. 1-3
Una circostanza interessante e rara nella
Bibbia: il brano inizia con "Oracolo
del Signore "
espressione che si usa normalmente in altri
testi profetici durante la narrazione (per
interrompere il discorso) oppure , alla fine,
come sigillo.
Qui eccezionalmente "Oracolo del Signore"
è all'inizio, quasi per sottolineare
la solennità e l'importanza del testo,
come per avvertire che quanto cantato nel
salmo è parola di Dio. L'inizio è
straordinario e il contenuto del brano è
quasi una rivelazione profetica.
Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un
poeta di corte che intesse 1'elogio del re
nè, peggio ancora, ad un adulatore:
qui, per mezzo del profetare Dio stesso che
sta parlando.
Si tratta di una rivelazione profetica sulla
realtà del re che siede alla destra
di Jahve. Il sovrano è un uomo (il
re per Israele resta sempre e solo un uomo)
che senza il favore di Dio è perduto.
Il Signore mette in una posizione privilegiata,
rispetto a tutti gli altri, il re che diventerà
il suo luogo tenente, ma sarà sempre
esposto al giudizio di Dio che può
esautorarlo: Insieme a questa grandissima
dignità regale c'è la promessa
divina di permettere al re di vincere tutti
i suoi nemici, cioè tutti coloro che
rappresentano il male.
Un accenno all'interpretazione cristiana
del salmo. Gesù Cristo ha calpestato
tutti i suoi avversari ed ha annientato 1'ultimo
nemico, la morte. I nemici da concreti stanno
diventando simbolici. Il Nuovo Testamento
interpreterà in questa chiave il nostro
brano.
Secondo il testo della Bibbia di Gerusalemme
il re è stato generato non dell'antichità,
ma dal momento dell'intronizzazione. Il sovrano,
cioè, non è figlio di Dio,
ma viene generato nel momento in cui assume
il potere con l'investitura ufficiale, diventando
luogotenente di Jahve senza che si possa
mai parlare di filiazione divina del re d'Israele.
VV. 4-7
In questi versetti si nota una commistione:
la proclamazione sacerdotale del re ebraico.
Ci sono degli esempi in proposito nella Bibbia,
soprattutto riguardanti Saul (2 Samuele,
6)e Davide che, rivestito dagli abiti sacerdotali,
presiede al trasferimento dell'arca, assumendo
così le funzioni tipiche del sacerdote
.
L'investitura del re - sacerdote non avviene
per trasmissione ereditaria, ma deriva direttamente
da Dio. Non esiste uomo che possa aggregarsi
al sacerdozio per il fatto che sei suo figlio,
ma semplicemente c'è la volontà
del Signore che ti chiama a diventare suo
sacerdote, svincolato da ogni potestà
terrena.
Si comprende perciò perchè
il nostro salmo sia considerato la migliore
biografia di Cristo, da un punto di vista
teologico, perchè Gesù non
ha nulla da spartire con il sacerdozio levitico.
Lettura in Genesi 14, 17-20 dell'episodio
di Melchisedek re di Salem. Da notare che
in questo brano, all'interno di una narrazione
in prosa, vengono inseriti alcuni versetti
in poesia.
Il nome "Melchisedek" significa
"il re è giusto" (nel senso
di "legittimo ") oppure "
re giusto" e "Salem" si identifica
con Gerusalemme(dal Dio fenicio dell'oscurità
e del tramonto "Salim").
Al v. 14 leggiamo anche che egli era sacerdote
di "El Elion", il Dio Altissimo,
che in questo caso viene presentato come
il creatore del cielo e della terra.
Melchisedek appare come un personaggio misterioso
che, ad un certo punto, viene introdotto
nel racconto della Genesi come Re- sacerdote.
Egli venera il Dio Altissimo ed offre uno
dei sacrifici più semplici dell' antichità,
il tipico sacrificio di comunione (il pane
e il vino segni anche, di ospitalità)ponendosi
- come ogni classico sacerdote - quale intermediario
tra Dio e l'uomo.
Attraverso Melchisedek la benedizione dei
Signore scende su Abramo e per mezzo suo
viene benedetto il Dio Altissimo. Quindi:
una benedizione discendente da Dio all' uomo
una benedizione ascendente dall'uomo a Dio.
Che cosa è questo se non l'Eucarestia
?
I Padri della Chiesa ci insegnano che nell'Antico
Testamento dobbiamo trovare i segni di ciò
che verrà poi esplicitato grazie all'azione
dello Spirito Santo.
Possiamo ora dire che Melchisedek offre un
sacrificio universale, è sacerdote
del Dio Altissimo creatore del cielo e della
terra, si mostra superiore ad Abramo (tanto
è vero che lo benedice) ed è
1'intermediario attraverso il quale la benedizione
sale da Abramo stesso a Jahve. Questo Re-sacerdote
misterioso ha una sorta di sacerdozio assoluto.
Qualche Padre della Chiesa scrive che, contrariamente
a tutti gli altri personaggi biblici, Melchisedek
non ha né genealogia né discendenza;
egli è soltanto il misterioso tramite
assoluto tra Dio e l'uomo.
v.7
"Dissetarsi al torrente" e "sollevare
la testa" sono due espressioni tipiche
del simbolismo militare.
Si allude in primo luogo alla pretesa dei
conquistatori di assicurarsi net territorio
il possesso dell'acqua senza la quale i nemici
sono finiti. Ecco, allora, che il segno di
predominio sull'acqua diventa quasi un gesto
di supremazia.
"Sollevare la testa " allude all'atteggiamento
tipico del vincitore che cammina a testa
alta. Noi usiamo di solito l'espressione"
andare a testa alta" in senso morale.
Quanto abbiamo detto riguarda 1'interpretazione
del brano a livello di Antico Testamento.
Interpretazione cristiana del salmo.
II salmo 10 è in assoluto uno dei
più citati nel Nuovo Testamento. Ecco
qualche esempio accompagnato dalla lettura
dei testi:
Marco 12,35-37. Gesù dà un'interpretazione
messianica ed escatologica di questo salmo
e ci dice di non identificare il re di cui
si parla con un discendente della stirpe
di Davide.
Matteo 26,62-64. Notiamo l'interpretazione
escatologica data da Gesù al brano.
Nella versione della Bibbia di Gerusalemme
la citazione contenuta nel v. 64 fonde due
testi: il salmo 110 e Daniele 7,13 .(Questo
profeta ci presenta il "Figlio dell'uomo"
che verrà a giudicare le nazioni).
"Seduto alla destra "fa parte del
nostro brano. Si tratta del Messia, dei Figlio
di Dio, che ha la qualifica di "Figlio
dell'uomo", intronizzato, che siede
alla destra del Padre e che verrà
a giudicare .
Come il salmo 91 aveva avuto un interprete
d'eccezione, Satana, così questo salmo
ha un interprete ancora più straordinario
: Gesù. Egli stesso cita il nostro
brano parlando di sè per fare capire
agli ascoltatori chi è e, di conseguenza,
quale Messia il popolo dovrebbe attendere.
Ci sono altre citazioni come Atti 2,34-35.
Nel Nuovo Testamento questo salmo viene costanternente
applicato a Gesù come "Kúrios"
come Signore risorto, asceso e assiso alla
destra del Padre ;, che verrà a giudicare
gli uomini. Quindi potremmo affermare che
è il salmo della glorificazione di
Gesù.
Anche nelle lettere di Paolo (1 Corinzi 15,22-23
Efesini 1,20-23) ritroviamo tale interpretazione
con riferimento particolarmente al v. 3 ,
cioè ai nemici calpestati. Gesù
ha calpestato i nemici di Dio e, per ultimo
, ha sconfitto la morte.
Quindi una presentazione deI Gesù
glorioso e risorto.
Leggiamo anche il cap. 7 della lettera agli
Ebrei in cui c'è la disputa fra il
sacerdozio levitico e quello di Melchisedek
(assoluto, come il sacerdozio di Cristo).
Quel pane e quel vino offerti da Melchisedek
che cosa sono se non l'Eucarestia?
Questo salmo ha avuto grande fortuna fra
i Padri della Chiesa che vi hanno visto l'epopea
del Verbo che muore in croce; risorge, è
assiso alla destra del Padre, verrà.
come giudice, vincerà. il male ed
è "Sacerdote in eterno".
Per concludere: davanti a Gesù re,
sacerdote e profeta riscopriamo che il nostro
battesimo ci ha fatti a nostra volta re,
sacerdoti e profeti. E ci rincuoriamo moltissimo
perchè il salmo 110 è valido
anche per noi (almeno in parte, per quanto
avvenuto mediante il battesimo), nell'attesa
di sedere alla destra del' Padre.
Tutto questo ci sprona - fino all'incontro
biblico dell'autunno prossimo ad essere annunciatori
del Vangelo.
SALMO 110 (109)
IL CELEBRE ORACOLO MESSIANICO
DEL RE SACERDOTE
1 Di Davide. Salmo.
Oracolo di Jahweh al mio signore:
"Siedi alla mia destra
affinché io ponga i tuoi nemici
sgabello ai tuoi piedi”.
2 Lo scettro del tuo potere
stende Jahweh da Sion,
domina in mezzo ai tuoi nemici!
3 Il tuo popolo s'impegna volontariamente
nel giorno della tua parata militare,
negli splendori della santità (divina).
Dal grembo dell'aurora a te viene
la rugiada della gioventù.
4 Jahweh ha giurato e non si pente:
“Tu sei sacerdote in eterno al modo di Melchisedek”.
5.Il Signore è alla tua destra!
Egli (il re) abbatterà i re nel giorno
della sua ira,
6 eseguirà il giudizio tra le nazioni,
ammucchierà cadaveri,
abbatterà teste su vasta terra,
7 si disseterà al torrente lungo il
cammino,
perciò solleverà alta la testa.
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