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I SALMI

Bibliografia essenziale consigliata:
1) La Bibbia di Gerusalemme - EDB
2) Il libro dei salmi - edizioni Paoline
Lettura di un libro tratto da una nota pastorale della CEI "La Bibbia nella vita della Chiesa" - EDB

Il Concilio Vaticano II° ha coniato questa bella definizione del Salterio: "I salmi sono la voce stessa della sposa (la Chiesa) che. parla al suo sposo (il Cristo)". I salmi sono le parole che Dio ci ha insegnato per pregare e con le quali Egli vuole essere pregato.
Dopo il concilio vaticano II° c'è stata da parte dei laici la riscoperta del Salterio che è diventato patrimonio del popolo di Dio (ricordiamo, ad esempio, la recita del. "Salmo responsoriale" durante la S.Messa e la "Liturgia delle Ore").
I salmi, composti dall'epoca di Davide fino a. quella dei Maccabei. sono un'opera. poetica e mistica estremamente complicata e sono ricchi di concetti, di nozioni teologiche e di frequenti simbolismi che a noi risultano spesso estranei.
Talora, lo stesso salmo è staio rimaneggiato più volte, tanto che gli studiosi
affermano che alcuni salmi sono stati rielaborati anche 500 anni dopo la loro stesura primitiva. con aggiunte o esclusioni di versetti.
Per una corretta comprensione di quest'opera sarà opportuno ribadire, via via, alcuni concetti teologici e conoscere usi e costumi di allora. Di particolare importanza a questi fini sono stati gli studi compiuti a seguito di scoperte archeologiche.
 

Suddivisione di massima dei 150 salmi  (Salterio)

Una curiosità: il Rosario (150 "Ave, Maria") è nato per sostituire la recita dei 150 salmi e, perciò, è stato denominato "Il Salterio dei poveri" o degli incolti.
Il termine "Salterio" deriva dal greco "psaltérion" che significa "strumento musicale a corde.", la cetra, che accompagnava. il canto; "Salmi" ha origine. da "psalmoi" - sempre in greco - cioè "inni da cantare con musica".
Premettiamo che nessuna suddivisione risulta soddisfacente.
Suddivisione secondo 1'ebraismo.
Cinque parti quanti sono i libri del Pentateuco:
I° Salmi 1 - 41
II°  " " 42 - 72
III° " " 73 - 89
IV° " " 90 - 106
V° " " 107 - 150
Ognuna di queste 5 sezioni termina con un salmo che si conclude con la frase: "Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre e per sempre - Amen "
Il Pentateuco è la Legge e i salmi sono la preghiera del popolo di Dio.

B - Suddivisione di massima adottata da noi.
I° Salmi 1 - 41 : sono i cosiddetti "Salmi di dialogo e di compresenza"
sono i "Salmi - io" e i "Salmi - Jahve" nei quali entrano in dialogo io, persona che ho composto il salmo, e Jahve
Sono chiamati "Salmi di Davide'' perché a lui tradizionalmente attribuiti.
II° Salmi 42 - 49: "Salmi dei figli di Core". Sono dei corali levitici, cioè cantati dai Sacerdoti e hanno come centro Sion e il Tempio.
III° Salmi 50 e 73-83: attribuiti ad Asaf e sono connotati da un fortissimo nazionalismo. "Salterio di Asaf".
IV° Salmi 84 - 89: "Salterio di Jahve" in cui il protagonista. è il Signore. Nell'A.T. ci sono modi diversi per indicare Dio. Il nome di Jahve non viene mai pronunciato dagli Ebrei, perché; secondo la loro cultura, dire il nome significava avere la piena conoscenza della persona. JHWH è il cosiddetto tetragramma sacro; sono queste le quattro lettere sacre.
A proposito del grande rispetto dovuto a Jahve, ricordiamo che il comandamento "Non nominare il nome di Dio invano" significa che gli Ebrei non possono pronunciare il Suo nome nemmeno pregando.
V° Salmi 51 - 72 e altri (101, 103, 108, 109, 110, e da 138 145):
sono salmi sparsi e contengono "lamentazioni" e anche una riflessione filosofica sul progetto di Dio e sulla sua conoscenza del cuore umano.
Dal loro studio scaturisce un approfondimento della conoscenza di Jahve attraverso la sofferenza.
Lettura del Salmo 139: è un bell'esempio di questa sezione. Nella liturgia cattolica questo salmo è stato mutilato perché sono utilizzati soltanto gli ultimi 2 versetti (23 e 24).
VI° Salmi 93; 96-100 "Salmi di Jahvè; che regna
Jahve è il re dell'universo.
VII° Salmi  a) 113-118
b)135-13G
c) 146-150:"I tre Hallel", ossia i tre gruppi di salmi di lode che costituiscono il cuore, il vertice; del Salterio
"Hallel" (lode) è la parola iniziale del salmo- Sappiamo che i salmi del gruppo
a) venivano letti a Pasqua;
b) erano recitati alla conclusione della cena pasquale e nella celebrazione del sabato nella sinagoga (il sabato è la  Pasqua della settimana);
c) sono stati inseriti nel Salterio dalla liturgia post-esilica.
VIII° Salmi 105-107: costituiscono il "Credo storico d'Israele"
Sono 3 salmi che rendono in versione poetica ciò che nell'Esodo è scritto in prosa.
IX° Salmi 11l e 112: "Salmi alfabetici sapienziali''
Ciascuno di 22 righe. (ogni versetto inizia , con una lettera diversa, seguendo l'ordine dell'alfabeto ebraico.
X° Salmo 119: "Salmo alfabetico" - Ogni strofa, molto lunga,
inizia con una lettera diversa secondo 1'ordine dell'alfabeto greco.
XI° Salmi l20-134: "Salmi di ascensione al Tempio"
Di provenienza liturgica, erano cantati dai pellegrini che entravano in Gerusalemme e salivano al Tempio.
XII° Salmi 90,91,92,94,95,102,104,119, 137: sono i "Salmi dispersi" o non inqudrati nelle precedenti categorie.

I titoli o iscrizioni
Sono abbastanza misteriosi per noi. Dovrebbero indicare:
1) il genere letterario;
2) le modalità di esecuzione (strumento e canto);
3) 1'uso liturgico (soltanto alcuni).
Altri titoli fanno riferimento alla situazione in cui è stato composto il salmo. Esempi: "II Salmo di Davide quando fuggiva davanti al figlio Assalonne" (Salmo 3). Il Salmo 30 "Canto per la festa della Dedicazione del Tempio" è liturgico.
Altro esempio : Salmo 4 - genere letterario :salmo
Modalità di esecuzione : per strumenti a corda
Uso liturgico : Preghiera della sera
Il maestro de1 coro è la persona a cui viene affidata l'esecuzione del canto. Notiamo, per inciso, che il salmo è diverso dall'inno
VI° Salmi 93; 96-100 "Salmi di Jahvè; che regna
Jahve è il re dell'universo.
VII° Salmi

a) 113-118
b)135-13G
c) 146-150:"I tre Hallel", ossia i tre gruppi di salmi di lode che costituiscono il cuore, il vertice; del Salterio "Hallel" (lode) è la parola iniziale del salmo- Sappiamo che i salmi del gruppo
d) venivano letti a Pasqua;
e) erano recitati alla conclusione della cena pasquale e nella celebrazione del sabato nella sinagoga (il sabato è la  Pasqua della settimana);
f) sono stati inseriti nel Salterio dalla liturgia post-esilica.
VIII° Salmi 105-107: costituiscono il "Credo storico d'Israele"
Sono 3 salmi che rendono in versione poetica ciò che nell'Esodo è scritto in prosa.
IX° Salmi 11l e 112: "Salmi alfabetici sapienziali''
Ciascuno di 22 righe. (ogni versetto inizia , con una lettera diversa, seguendo l'ordine dell'alfabeto ebraico.
X° Salmo 119: "Salmo alfabetico" - Ogni strofa, molto lunga,
inizia con una lettera diversa secondo 1'ordine dell'alfabeto greco.
XI° Salmi l20-134: "Salmi di ascensione al Tempio"
Di provenienza liturgica, erano cantati dai pellegrini che entravano in Gerusalemme e salivano al Tempio.
XII° Salmi 90,91,92,94,95,102,104,119, 137: sono i "Salmi dispersi" o non inquadrati nelle precedenti categorie.


Un autore dice: "I salmi sono la nostra autobiografia umana e spirituale, la fusione fra il divino e l'umano, a volte collisione, a volte confronto, a volte abbraccio". (questa frase dovrebbe essere il sottofondo per la lettura personale del Salterio nel quale ci sono sempre due protagonisti: L'UOMO E DIO.
Io mi pongo davanti a Lui e uso queste parole e Dio ora mi risponde con queste altre parole.

La teologia del libro dei Salmi
Per i loro grandi contenuti i salmi sono un compendio di tutta la teologia dell'Antico Testamento. I salmi, però, non sono dei brani in cui teoricamente è stata elaborata una teologia e, neppure un trattato di teologia ben strutturato perché sono il frutto dell'esperienza umana. Infatti prendono origine da una malattia, da una sofferenza da un tradimento, da una vittoria, da una grazia ricevuta.....
Dio non è presentato in modo sistematico, ma come si rivelava in ciascun momento dell'esistenza umana. I salmi cantano i1 Dio dell'Alleanza, che entra in comunicazione con l'uomo trattandolo come un alleato, il Dio della storia - non quello asettico e lontano - che si fa storia di un popolo e storia personale. Dio entra nella mia storia. I salmi ci presentano il Dio vicino che diventerà l'Emmanule, il "Dio con noi".
Questo concetto ci guida a una lettura cristocentrica del Salterio. Teniamo nuovamente presente che non c'è nei salmi una teologia sistematica, ma vi sono tanti elementi utili per avere 1'affresco di Dio.
Uno dei contenuti più importanti, quasi un filo conduttore, è il passaggio graduale nella concezione della vita che passa dallo sheol (una sorta di catalessi, di sonno profondo) fino ad arrivare all'intuizione di una vita autentica oltre la morte.
Sono concetti espressi, più che altro, attraverso i simboli.
Lettura del Salmo I6 "II Signore, mia parte di eredità". Soffermiamoci sui vv. 10 e 11. Qui, siamo quasi alla risurrezione.

I principali eventi storici del popolo ebraico
Presentazione del prospetto storico e annotazioni.
La storia del popolo d'Israele si inserisce nel contesto più ampio della storia dei popoli mediterranei.
Nell'ultima fascia del prospetto, che ha per argomento "I libri della Bibbia nella storia", sono annotate le date approssimative della loro composizione. Per i salmi si parte dal 486 per arrivare al 429 a.C., poco prima del periodo ellenistico. Ovviamente, si tratta di una collocazione storica di massima. Infatti, pare proprio che l'estensione e la rielaborazione di questa opera spazino dall'epoca di Salomone (970 a.C.) fino al secolo prima di Cristo perché i salmi accompagnano la maggior parte della storia d'Israele.
Alcune date riportate sono particolarmente significative come quelle che riguardano l'esodo e il periodo della monarchia.
1) nel 933 a.C. il regno unitario di Salomone si divide e si costituiscono il regno d'Israele, al nord, con capitale Samaria; il regno di Giuda, al sud, con capitale Gerusalemme.
2) Nel 721 a.C. il regno d'Israele viene distrutto dagli Assiri. E' l'epoca di formazione di grandi libri profetici e, anche, di alcune tradizioni del Pentateuco (tradizioni eloiste e deuteronomiste).
3) 587-538: date fondamemtali. Sono i 51 anni dell'esiliio dei Giudei in Babilonia e costituiscono il periodo più significativo della spiritualità del popolo d'Israele.
4) 70 a.C. , anno della distruzione di Gerusalemme, da parte di Tito. Da quel momento, essendo venuto a mancare il tempio, assumerà grande importanza la sinagoga
5) 6-8 a.C., data presumibile della nascita di Cristo.
 

Quale concezione di Dio è presente nei salmi?

La teologia del Salterio non è riassumibile in poche parole. I salmi sono espressione di emozioni; potremmo dire che sono parole dell'uomo che inveisce, loda, prega, chiede. Ossia Dio è visto attraverso le emozioni dell'uomo.
Ogni salmo ha la sua diversa sottolineatura di Dio. Il Salterio è una composizione liturgica, cioè i salmi non sono stati composti per la meditazione personale, ma nascono per l'uso liturgico, assembleare, comunitario. Ogni salmo, anche il più
personale, ha sempre una dimensione comunitaria perché è voce di un popolo e non di un singolo.
E' bene sottolineare che il contesto normale per la proclamazione dei salmi è la liturgia e che quando si legge un salmo si è sempre nella dimensione della Chiesa.

Il simbolismo del Salterio
I salmi sono ricchi di immagini e, quindi, è importante capire quali simbolismi sono presenti in esse.
I simbolismi sono riuniti in 4,grandi gruppi:
due verticali; uno verso l'alto e uno verso il basso
due orizzontali; uno che usa simboli umani e uno che usa simboli cosmici.
Analizziamo i vari gruppi.
A) I° verticale: simbolismo teologico; verso Dio. Tutto ciò che richiama l'altitudine viene usato per spiegare Dio ( monti, tuoni, fuoco che sale verso l'alto, le ali degli uccelli e tutto ciò che esprime altezza e movimento verso l'alto) quando troviamo questi simbolismi abbiamo solitamente l'idea del Dio-eroe potente in battaglia; del Dio del tuono, del Dio che combatte contro i suoi nemici, ossia del Signore degli eserciti.
Il salmista descrive Jahvè attraverso ciò che è più usuale.
I salmi sono vicinissimi alle parabole evangeliche perché sono la voce di un popolo che vive concretamente.
Spesso nei salmi c'è la descrizione dell'organismo di Dio, quasi una visione antropomorfa di una persona ( braccio, mano, cuore, occhi, orecchio…) che ha una sua psicologia (commozione di Dio, ira, arrabbiatura,…..).
Tutto questo appartiene alla dimensione verticale e i simboli ci descrivono ciò che Dio è secondo il salmista.
B)I° orizzontale: simbolismo antropologico, cioè umano. In questa dimensione sono presenti diversi elementi:
 a) ci sono dei paragoni che tengono presenti gli animali, ma servono a descrivere l'uomo (la cerva, l'aquila, il mulo, ecc…). Si tratta, chiaramente di un simbolismo antropologico;
b) paragoni tolti dal mondo vegetale (l'albero secco confrontato con l'albero verde; l'erba che il mattino è verde e la sera è già falciata e dissecca - come l'uomo -; ecc...);
c) paragoni presi dalla vita comune, come la pigiatura; simbolismi tratti dall'organismo umano (carne, ossa...) che non spiegano Dio, ma l'uomo.
C) II° orizzontale : simboIismo cosmoIogico.
C'è Dio, c'è il cosmo creatura di Dio.
Al contrario di tutte le religioni dell'epoca, gli ebrei non vedono nel cosmo una sorta di panteismo (cioè ogni cosa è emanazione di Dio, ha quasi un'anima).
Per loro le cose sono solo creature di Dio, e ci parlano di Lui e non hanno in sé una parte di Dio (vedere la differenza con le religioni egiziana e babilonese).
In questo simbolismo ci sono elementi che qualificano il creato, cioè l'esistenza, e il suo opposto, cioè il nulla
II creato è cosa bella, mentre il nulla è cosa spaventosa, come il leviatan (il mostro marino per eccellenza).
D) II° verticale : simbolismo verso il basso, infernale.
Esiste il cielo, al lato opposto ci sono gli inferi, lo sheol. All'inizio del pensiero ebraico lo sheol è il regno delle ombre, simboleggiato soprattutto dal sepolcro, che è buio. Spesso è considerato il nemico da combattere come il leone o il cacciatore, la malattia o la notte, che sono simboli che richiamano la fine di tutto, appunto lo sheol.

Ulteriore classificazione dei salmi in famiglie

E' una classificazione di massima, perché suddividere i salmi in modo categorico è impossibile.
1- La famiglia innica, degli inni esprime l'esigenza di lodare chi sta sopra di noi. Tutto il Salterio è innico se consideriamo i salmi come un moto del cuore e non come un genere letterario.
La struttura: 1) invito alla preghiera;
  2) contenuto che esprime alcune idee su Dio;
  3) conclusione che riprende, quasi sempre, l'invitatorio
Gli inni si dividono in:
a) inni alla creazione vista come una manifestazione di Dio. L'uomo può dal creato arrivare a Dio.
Oltre alla creazione, anche la storia stessa è manifestazione della potenza del Signore. Ricordiamo i grandi inni sul passaggio del Mar Rosso, ad esempio. Jahvè entra in comunicazione con l'uomo. Altro esempio: nel Salmo 97 l'invitatorio e la conclusione si richiamano sul tema della gioia.. E' un inno alla creazione e gli elementi del creato rendono lode a Dio;
b) inni di Sion, che sono la celebrazione della. Città Santa e del Tempio, visto come un cosmo in piccolo.
II Salmo 84 è di pellegrinaggio, cioè uno dei canti tipici dei pellegrini che si recano in Terra Santa - Lettura Salmo 84 - La conclusione e 1'invitatorio si richiamano : nel Tempio di Dio c'è posto per tutti;
c) inni di Jahve - Re della regalità.
Vi prevalgono la lode di Jahve e la raffigurazione del suo regno eterno. Lettura Salmo 93.
2 - Famiglia delle suppliche. Molti salmi sono delle suppliche e cantano la tragedia del dolore e della sofferenza causati dal nemico (malattia, peccato, rimorso, senso della lontananza da Dio, sconfitta. militare, ingiusta accusa..). Per questo le suppliche sono uno degli elementi più importanti del Salterio. Nei salmi i protagonisti sono due : io e Dio, che qui è in veste di accusato. Molto spesso nelle suppliche c'è la tragicità di una situazione che era. felice poco prima e adesso è disastrosa. E questo paragone aumenta la sofferenza, ma, pur nella tragicità, le suppliche si aprono sempre alla speranza in un futuro in cui lo sdegno di Dio finirà.
Ecco perché la preghiera cristiana. deve essere quella dei salmi : noi cristiani dobbiamo avere sempre la speranza.
Le suppliche si dividono in :
a) personali;
b) comunitarie, cioè; suppliche ufficiali della nazione intera colpita dall'abbandono di Dio. Molti di questi salmi sono infatti, propi dell'esilio e terminano con la speranza e con essi tutta la nazione d'Israele chiede al Signore il perdono e la pietà.
Annotazioni: alcuni salmi sono citati in diverse famiglie, altri sono talmente compositi da non rientrare in nessuna di esse.

FAMIGLIA INNICA
Inni alla creazione: 29/ 18 / 68/ 77 / 144 A /97/136 / 149 /8 / 104/ 19 A/ 33/ 100/ 111/ 113/ 114/ 135/ 117/ 145/ 146/ 147/ 148/ 150/
Inni di Sion: 46/ 48/ 76/ 84/ 87/ 122/ 132/ 137/
Inni di YAWE'-Re 93/ 96/94/ 97/ 98/ 99/ 10/47/

FAMIGLIA DELLE SUPPLICHE
Suppliche personali 3/ 5/ 6/ 7/ 13/17/22/25/26/28/31/35/38/39/42/43/51/ 54/55/56/57/59/61/63/64/69/71/86/88/102/109/130/140/ 141/142/143/
Suppliche comunitarie: 44/60/74/79/80/83/85/89/90/123/137/

FAMIGLIA DELLA FIDUCIA E DEL RINGRAZIAMENTO
Fiducia: 4/11/15/23/27/46/62/7.25/131/
Ringraziamento: 40/41/52/92/107/116/138/

FAMIGLIA DEI SALMI REGALI
Salmi di intronizzazione: 2/72/110/ Preghiere del Re: 7/144 A/
Preghiere per il Re: 21/61/72/84/89/132/
Preghiere in onore del Re: 20/21/45/89/101/132

FAMIGLIA LITURGICA
Salmi d'ingresso: 15/24/
Requisitorie: 50/78/81/95/75/82/
Salmi di pellegrinaggio 95/24/84/122/

FAMIGLIA SAPIENZIALE
1/14/37/49/53/73/91/112/119/127/128/133/139/

FAMIGLIA STORICA
78/105/106/136/111/114/135/

TAVOLE CRONOLOGICHE

ABRAMO ISACCO E GIACOBBE
I PADRI E I PATRIARCHI
Migrazione di Abramo da Ur dei Caldei (Gn 12)Isacco Figlio di Abramo(Gn 21)Giacobbe figlio di Isacco (Gn 25) 1850 a.C.circa1750 a.C.circa Grande sviluppo della civiltà babilonese sotto Hammurabi

GLI EBREI IN EGITTO
Storia di Giuseppe figlio di Giacobbe, e i suoi fratelli in Egitto(Gn 30,37)Migrazione del clan patriarcale di Giacobbe verso il sud, fino in Egitto (Gn 46)Morte di Giacobbe (Gn 50) e di GiuseppeIn Egitto oppressione del popolo ebraicoNuove ondate di genocidio e di oppressione nei confronti degli ebrei (Es 2,4)400 anni di schiavitù in Egitto 1750 a.C.circa1650 a.C.circa1560 a.C.circa1500 a.C.circa1450 a.C.circa1370-52 a.C.circa Gli hyksos ("i signori stranieri") invadono l'EgittoGli hyksos cacciati dall'EgittoSviluppo della civiltà minoicaA Creta declino della civiltà minoicaIn Egitto, tentativo monoteista di Amenofi IV (Akhenaton)

L'ESODO DALL'EGITTO
Esodo degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mosè per mano di JHWH (Es 12)Peregrinazione di circa 40 anni nel deserto del Sinai (Gn 15,22ss)Morte di Mosè (Dt 34): gli succede Giosuè (Dt 34)Giosuè conduce gli Ebrei nella terra di Canaan (Palestina) (Gs 1-12) e la conquista combattendo contro i cananei e i filistei 1292-1250 a.C.1280 a.C. circa1250-1225 a.C. circaprima del 1200 a.C. circa1200 a.C. circa Ramses II (1304-1238) forse è il faraone dell'esodoApogeo degli ittiti a scapito dell'EgittoGuerra di Troia

PERIODO DEI GIUDICI (1200-1025 a.C. circa)
I giudici (=capi), scelti da JHWH guidano gli ebrei a difendersi dai cananei e filistei 1200-1300 a.C. circa I filistei occupano la costa nord di Cannan

LA MONARCHIA (1030-933 a.C. circa)
Regno di SaulRegno di DavidConquista di GerusalemmeRegno di SalomoneCostruzione del tempioDivisione del regno, Israele al nord con capitale Samaria, Giuda al sud con capitale GerusalemmeIl regno di Israele è distrutto dagli assiriGiosia re di Giuda (640-609 a.C.) opera la riforma religiosa sulla base del deuteronomioNabucodonosor, re dei babilonesi, distrugge Gerusalemme e deporta i giudei in Babilonia51 anni di esilio dei giudei in Babilonia 1030-1010 a.C. circa1010-970 a.C. circa970-933 a.C. circa933 a.C753 a.C. circa (scritti: Am, Os, Is 1-39)721 a.C650 a.C (scritti: Sof)612 a.C (scritti: Naum, Ger)600-587 a.C(scritti: Ez,Ab,Gs,Gd,1-2Sam,1-2Re,Lam)587-538 a.C539 a.C  Fondazione di RomaI medi e i babilonesi distruggono Ninive, capitale dell'AssiriaIl re persiano Ciro II conquista babilonia
 

DOMINAZIONE PERSAINA (538-333 a.C.)
Ciro II, con un editto (Esd 1,1-4), libera i giudei che ritornano in palestina Lo scriba Esdra porta da Babilonia "il libro della Legge di Mosè" (Ne 8,1) che tutto il popolo accetta come normativoRicostruzione del tempio di Gerusalemme; celebrazione della pasqua (Esd 5,1-6,22) 538 a.C (scritti: Is 40-66)(scritti: Ag, Zc 1-8)520-515 a.C(scritti: Sap,Pr,Gb,Ct,Sir,Qo)486-429 a.C(scritti: Sal,Ml,abd, redazione finale Torah, Gn,Es,Lv,Nm,Dt) La Grecia di Pericle
 

PERIODO ELLENISTICO (333-63 a.C.)

 333 a.C (scritti: Ne, Esd, 1-2Cr)300-200 a.C. (scritti: Rt,Gio,Est,Gdt,Gl,Tb200-100 a.C( scritti: Zc 9-14, Bar, Dn, 1-2Mac) Alessandro Magno conquista il Medio Oriente e la Palestina
 

PERIODO ROMANO (63 a.C. - ……..d.C.)
Nascita di Gesù 6337-429 a.C.-4 d.C7a.C. circa6 d.C.14-37 d.C.18-36 d.C.26-36 d.C.30 d.C. circa Pompeo conquista GerusalemmeErode il Grande, alleato dei romani, regna sulla Palestina (Mt 2)Augusto Imperatore dei romaniLa Palestina diventa provincia romana con il nome di GiudeaTiberio imperatore dei romaniCaifa sommo sacerdote (Gv 11,49)Pilato governatore romano della PalestinaGesù di Nazaret, passione morte e resurrezione

3. FAMIGLIA DELLA FIDUCIA E DEL RINGRAZIAMENTO:

a) Fiducia - Di per sé è difficile da definire, perché in tutti i salmi è diffusa la fiducia in Jahvè. Sovente il credente non chiede nulla di particolare, ma esprime una marcata fiducia in Dio. E' molto tenue la demarcazione fra la dimensione personale e quella comunitaria perché la fede biblica è sempre comunitaria (Jahvè salva il suo popolo). Per chiarire meglio il concetto potrei pregare: "Io, o Signore, spero in Te per noi". Fonte certa della fiducia è la fedeltà di Dio. Quindi: "Io mi fido di Te, o Signore perché sei fedele".
b) Ringraziamento - Sono salmi espressione di riconoscenza per un dono ricevuto e sono così detti perché in essi si passa dall'esposizione di una situazione tragica alla certezza dell'esaudimento. Il Signore mi esaudisce non per i miei meriti, ma perché Egli è misericordioso (la concezione della Croce). Alcuni di questi salmi sono personali, altri comunitari.
4. FAMIGLIA DEI SALMI REGALI
Riguardano il Re, sono salmi importantissimi e sono da ricollegare a 2 Samuele, 7 che è un brano messianico per eccellenza, in cui si manifesta il messianismo regale che vede il Messia come un Re concreto discendente da Davide. Il testo in ebraico gioca su due significati dello stesso termine "casa": I) edificio 2) discendenza.
I primi salmi elencati nel prospetto sono di intronizzazione, ma una volta finita la discendenza davidica l'attesa diventa escatologica.
5. FAMIGLIA LITURGICA
Vi sono compresi salmi cantati nelle diverse feste oppure originati da un festa.
a) Salmi d'ingresso: contengono le condizioni necessarie, come la fedeltà al decalogo, per entrare nel Tempio alla presenza del Signore. E' richiesta, soprattutto, la purezza di cuore che non è un atteggiamento esteriore. Infatti questi salmi solitamente esprimono l'esigenza dei sacrifici esteriori, ma anche del cuore contrito e umiliato.
b) Salmi requisitorie: riecheggiano un processo in cui, di solito, l'uomo e Jahvè entrano in contrasto e, spesso, Dio è l'accusato considerato bisognoso di essere difeso.
c) Salmi di pellegrinaggio: sono molto belli ed erano cantati dai pellegrini che salivano al Tempio.
Appunti III^ lezione
6. FAMIGLIA SAPIENZIALE
Vi appartengono salmi diffusi in tutto il Salterio. Ne fanno parte i cosiddetti "Salmi alfabetici" che sono strutturati in modo da essere facilmente; imparati a memoria.
7. FAMIGLIA STORICA
Comprende salmi che rievocano i grandi doni di Dio e le vicende della storia del popolo d'Israele guidato dal Signore.

SALMO 1
a) Lettura di varie versioni. Commento
Una digressione: lettura, Atti degli Apostoli 13, 33 ("Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato") e salmo 2, versetto 7 ("Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato").
Molto spesso il salmo 1 e il salmo 2 venivano letti. come un unico componimento, tanto che i Codici occidentali invece di indicare "del salmo 2" citano "del salmo 1". Entrambi i salmi parlano di una stessa realtà, il Re, ma sotto due diversi aspetti e, cioè, il primo dice come dovrebbe essere il re, mentre il secondo ci porta più direttamente nel contesto del re-messia che dovrà venire.
Il testo ebraico del salmo 1 inizia con la prima lettera dell'alfabeto ebraico (alef) e termina con l'ultima (tau) come a significare che vi è racchiuso tutto l'alfabeto, tutta la parola, tutta l'esperienza più preziosa d'Israele. E' uno dei salmi che celebrano la Torah, la Legge. Ed è anche uno dei salmi sapienziali composti dal saggio che scruta le due vie. L'esperienza insegna che ci sono i giusti e gli empi. Il saggio pensa e si chiede: è meglio stare con gli uni o con gli altri?; chi è l'empio e chi è il giusto?
E ancora: il giusto che soffre perché soffre? Il giusto che muore soffrendo avrà una ricompensa nell'altra vita? E' questo il cammino della sapienza che si riflette sull'esperienza. il sapiente risolve questi quesiti riportandoli a Dio.
Alcuni studiosi hanno interpretato il salmo l. come liturgico, da cantare nella "Festa del rinnovo dell'alleanza", ma non è possibile l'aggancio a una ricorrenza della cui esistenza non si è certi. Si tratta, piuttosto, di un salmo sapienziale che contiene l'invito ad aderire alla Legge del Signore.
E' quasi un avvertimento per chi si accinge a leggere il Salterio; è come una di quelle frasi che erano scritte sui frontoni dei templi antichi. Colui che vi entrava doveva cercare di metterla in pratica. Questo salmo parla della bontà di Jahvè che ci offre due vie per permetterci di esercitare la nostra libertà.

b) Struttura del Salmo 1
vv 1, 2, 3 - Contengono il ritratto del giusto costruito in negativo e successivamente in positivo e, per ultimo, con un simbolismo ("l'albero piantato lungo corsi d'acqua").
vv 4-6 - Ritratto dell'ernpio con un simbolismo ("la pula che il vento disperde"), una negazione ("non reggeranno gli empi nel giudizio") e, infine, con una antitesi ("la via degli empi andrà in rovina").
La struttura di questo salmo non è simmetrica e il linguaggio non è eccellente ed è carico di simbolismi.
1) Il I° simbolismo è quello delle due vie e ci richiama: a) la tentazione b) la libertà
2) Il II° simbolismo è quello dell'albero (vedi Geremia 17, 7-8) che simboleggia il giusto, ma anche la Torah, linfa vitale dell'albero stesso. Notiamo che il simbolismo arboreo era molto usato.
3) Il III° simbolismo: agricolo. la pula che il vento disperde viene citata dopo l'albero che dà 1'idea della solidità.
4) IV° simbolismo: giudiziario. V. 5 la. voce verbale "non reggeranno" va letta anche " non potranno alzarsi nel giudizio", cioè "non potranno parlare in giudizio in propria difesa"
5) V° simbolismo: quantitativo. All'inizio del salmo gli empi erano i più numerosi, mentre alla fine i giusti diverranno tanti.
6) VI° simbolismo: temporale. Ci sono due concezioni del tempo:
a) Il tempo lineare, quello normale, con le stagioni che si susseguono;
b) Il tempo circolare e perfetto: "la legge del. Signore, la sua legge medita giorno e notte", cioè continuamente.
Il tempo lineare fa pensare alla vita terrena, quello circolare alla vita eterna
7 ) VII° simbolismo: cosmico. Entrano in gioco i vari elementi che compongono il cosmo.
Rileggiamo i vv 1-3: contengono il ritratto del giusto e iniziano con una beatitudine, un macarismo (dal greco macaria). Nell'Antico testamento i macarismi sono di due tipi:
1) sapienziale
2) spirituale, ma anche liturgico
In questi primi tre versetti sembrerebbe contenuto un macarismo liturgico (teologico).
Esempi di macarismo sapienziale: Prov. 3,13; Qoelet 10,17
Esempio di macarismo più spirituale e liturgico: salmo 2, 12 Esempio di macarismo più spirituale: salmo 32, 1 e 2
La beatitudine con cui inizia il salmo 1 non nasce dall'ubbidienza meccanica a un comando, ma dall'amore per Dio e per la sua legge. Nel caso di esecuzione pedissequa degli ordini di Jahvè l'uomo diventerebbe un fariseo. L'amore del fedele per Dio scaturisce dall'amore di Dio per il fedele. La felicità consiste nell'amare e nell'essere amato. Il Salterio inizia con una beatitudine e già ci sentiamo nella dimensione dell'amore.

SALMO 1

IL. CANTO D'INGRESSO AL SALTERlO:
DUE VIE, DUE DESTINI

Assemblea di empi / è un male per loro stessi, / un male per il mondo. / Assemblea di giusti / è un bene per loro stessi, / un bene per il mondo. / Dispersione di empi / è un beneficio per loro stessi, / un beneficio per il mondo. / Dispersione dei giusti / è un male per loro stessi, / una disgrazia per il mondo. (Talmud, Sanhedrln 71a).
 

1 Beato l'uomo che non entra in riunione coi malvagi ,
non indugia sulla via dei peccatori,
non siede nel consesso dei diffamatori
2 AI contrario: nella legge di Jahweh trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
3 Sarà come un albero trapiantato presso un canale
che dà frutto nella sua stagione
e il cui fogliame non appassisce mai.
Tutte le sue opere avranno successo.
4 Non così i malvagi, non così!
AI contrario: saranno come pula che il vento disperde.
5 Perciò non potranno i malvagi alzarsi nel giudizio,
né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
6 Jahweh, infatti, ama la via dei giusti ,
ma quella dei malvagi andrà in rovina.

Analisi del Salmo 1
La struttura è divisa in due parti:
I vv. 1-3 e Il-vv. 4-6
La prima parte termina con il simbolo dell'albero, indice di solidità, mentre la seconda inizia con il simbolo della pula, indice di una cosa leggera, preda del vento.
I PARTE SALMO 1
v. 1 - La beatitudine iniziale non è solo legata all'esecuzione di un ordine, ma è la risposta d'amore all'invito di Dio. Non siamo beati quando ci comportiamo da servi, ma quando ci comportiamo da figli. Questa è già un'interpretazione spirituale.
w. 1-3 - I ritratti - Tema: il credente, il sapiente deve separarsi nettamente dal mondo dei malvagi. Il brano inizia con la loro descrizione. Per la Bibbia gli empi sono i nemici di Dio che insidiano i suoi fedeli e la fede; i peccatori sono coloro che hanno sbagliato bersaglio, che hanno fallito nella vita. Gli stolti sono:
a) le persone che beffeggiano Dio;
b) i diffamatori che seminano la zizzania e suscitano la discordia.
La classificazione dell'uomo beato avviene attraverso tre verbi:
1) non segue;
2)  non indugia;
3) non siede in compagnia .
1) "non segue": il termine ebraico significa "seguire in modo curioso". Il termine "consiglio" significa anche "direttiva".
L'uomo saggio non deve farsi tentare da coloro che insidiano i fedeli di Dio ,
2) "non indugia": letteralmente in ebraico "stare ritto ad ascoltare", cioè è un cominciare ad ascoltare seriamente.
"La via" è in senso traslato "la vita" o "la scelta di vita". L'uomo non deve stare fermo ad ascoltare, non può assolutamente aderire alla vita di coloro che; hanno sbagliato bersaglio;
3) "non siede" ovvero "non condivide abitualmente e totalmente". In senso traslato "la prassi", "la mentalità del gruppo".
(percorso inverso: incuriosito ascolta e aderisce alla fede).
L'uomo saggio non aderisce a queste tre scelte di vita perché "si compiace della legge del Signore".
Il Salmo I inizia con la prima lettera dell'alfabeto ebraico e termina con 1'ultima, quasi fosse un riassunto della rivelazione di Jahvè. Ci dice che 1'elemento principale su cui appoggia il giusto è la Torah e ciò dovrebbe anche significare che la legge umana è buona soltanto se è emanazione della legge divina.
La Torah per gli ebrei non è l'elenco di una serie di imposizioni, ma il più grande dono di Dio agli uomini. E' l'espressione dell'amore del Signore e non va seguita esteriormente, ma con il cuore. E' una rivelazione divina che ci porta la gioia, non certo l'oppressione. Dovremmo guardare attentamente il sentimento che suscita in noi siamo nel giusto se la legge di Dio suscita la gioia. A questo proposito il miglior commento al Salmo 1 è il Salmo 119 ("Elogio della legge divina"). Concludendo: il tema della Torah è legato al tema della gioia (v. 2). Proseguiamo nell'analisi del v. 2 - "la sua legge medita giorno e notte"..
"Medita" ossia "mormora a bassa voce" (dall'ebraico), ma non semplicemente parlando, bensì pensando a ciò che sta mormorando. Gli ebrei non pregano mai mentalmente, quanto meno sussurrano, e si muovono con tutto il corpo. Tutto l'essere partecipa alla preghiera perché è preso dalla Torah nel tempo perfetto (cerchio chiuso - giorno e notte). Il saggio diventa egli stesso Torah, ovvero - per noi cristiani - Vangelo. La nostra legge è il discorso della montagna (Mt 5, 6, 7) perché in esso si realizza il contenuto del Salmo 1. Accanto al concetto di "colui che mormora" c'è quello dell'adesione totale. Per l'ebreo lo studio della Torah era già preghiera e viceversa. Per la teologia dogmatica cristiana è importante lo studio dei salmi che serve a farci pregare meglio.
v. 3 "sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua" (primo paragone).
L'albero nella Bibbia è il segno della. solidità; è normalmente contrapposto all'erba e richiama 1'immagine della durevolezza. L'acqua dà la vita. Gesù è l'acqua viva (Gv. 4 - Gesù e la Samaritana) per la vita eterna. Ricordiamo che 1'acqua che ci ha rigenerato nel Battesimo è contrapposta sempre, nella Bibbia all'aridità dell'uomo e dell'albero secco (il tamerisco della steppa e del deserto).
La traduzione esatta del termine ebraico che corrisponde a "piantato'' è in realtà trapiantato. Ciò significa che si prende una pianta dal vivaio e la si trapianta in terra per farla crescere. Il vivaio è irrigato dall'amore di Dio, la Legge; è vita che dà la vita. "......darà frutto a suo tempo....": l'uomo innestato nel terreno irrigato dall'amore divino darà frutto quando il Signore vorrà. "..... riusciranno tutte le sue opere" significa che la retribuzione delle azioni dell'uomo avviene sulla terra, cioè durante la nostra vita terrena. Questo principio si scontrerà frontalmente con l'esperienza negativa delle vicende umane e da qui nascerà, gradualmente, l'idea della retribuzione nell'altra vita.

II parte del Salmo 1
vv. 4-5-6 - La pula è un materiale leggerissimo e il vento che la disperde ci richiama biblicamente l'immagine del giudizio di Dio. Questo tema è espresso molto esplicitamente: "non reggeranno gli empi nel giudizio". Nel primo Antico Testamento Jahvè giudica qui sulla terra, oggi, nella vita; in seguito - e poi nel cristianesimo - il giudizio divino entra in una visione escatologica, ossia avverrà alla fine dei tempi. Nella II parte del salmo la situazione è cambiata: ora i giusti sono tanti, sono loro l'assemblea (al contrario dell'inizio del brano).
Ultimo versetto: "Il Signore veglia sul cammino dei giusti" - sarebbe meglio tradurre "Il Signore conosce il cammino dei giusti"; nel senso biblico più pieno: "il Signore ama". Dio prova entusiasmo e tenerezza perché è un Dio geloso. Infine: "ma la via degli empi andrà in rovina" perché è abbandonata dal Signore che conosce quella dei giusti. Andrà in rovina l'uomo che si sarà messo volontariamente fuori dalla sua via.
Questo salmo è suscettibile di grandi aperture verso il cristianesimo, se ne approfondiamo i suoi vari significati. Interpretazione cristologica: quell'uomo gíusto è Gesù Cristo che non ha condiviso il peccato, ma è andato con i peccatori (notare la differenza tra l'ebreo e il cristiano nell'episodio della peccatrice. Interpretazione cristiana: a noi, da sempre vengono proposte due vie per una libera scelta. Dal punto di vista cristiano l'albero della vita richiama la croce. Il Salmo 1 è il compendio di tutta la Bibbia che per essere ben pregata deve essere conosciuta. Lettura del Salmo 2 secondo la. versione della Bibbia di Gerusalemme.

SALMO 2
'IL CARME DEL RE-MESSIA:
TU SEI MIO FIGLlO

II trono eterno promesso a David è caduto nel nulla tremila anni fa, ma è vero che durante tremila anni, fatto senza confronti nella storia, non è venuta mai del tutto meno la speranza di un messia davidico destinato a regnare per sempre. Israele è stato tante e tante volte calpestato, ma nessun popolo ha avuto la sua lunga e vivissima vita. Gesù è morto sulla croce come tante migliaia di schiavi, ma da venti secoli il mondo non ha potuto cancellarne del tutto l'immagine.
(Ouinzio S., Dalla gola del leone, Milano 1980, pp. 11-12).

1 Perché le nazioni congiurano
e i popoli tramano cose vane?
2 Perché si organizzano i re della terra
e i principi si riuniscono in segreto
contro Jahweh e contro il suo Consacrato?
3 "Spezziamo i loro legami,
 gettiamo via il loro giogo!"
4 Colui che è assiso nei cieli ne ride,
Jahweh si fa beffe di loro.
5 Allora parla ad essi nella sua ira ,
li sgomenta nel suo furore:
6 "lo però ho insediato il mio re'
sul Sion, il mio santo monte".
7 Proclamerò il decreto di Jahweh
che a mio riguardo disse: Tu sei mio figlio;
oggi ti ho generato.
8 Chiedi a me e ti darò in eredità le nazioni
e in dominio le estremità della terra.
9 Li spezzerai con scettro di ferro,
li frantumerai come ceramica di vasaio!
10 E dunque, o re, riflettete con impegno,
lasciatevi correggere, o potenti della terra,
" servite Jahweh con timore ,
baciategli i piedi con tremore
12 perché non s'adiri e non smarriate la via!
La sua ira, infatti, s'infiamma rapidamente.
Beato chi in lui si rifugia!

IL SALMO 2
Lettura del salmo 2 nella traduzione della Bibbia di Gerusalemme e in un'altra versione. l salmi l e 2 mancano del titolo tanto che alcuni interpreti antichi e alcuni codici occidentali del Nuovo Testamento riportano il salmo 2 citandolo come parte del salmo 1.

COMMENTO GENERALE
Il Salmo 2 è uno dei più belli anche se appare di difficile comprensione. Esce infatti dai nostri schemi mentali,, perché da noi manca la monarchia e da ani non ci sono più state guerre. Molti. :Padri della Chiesa l'hanno definito "Il canto del Natale di Cristo" - e, perciò, andrebbe letto e meditato nel giorno di Natale -.
Innanzitutto, in teoria, il salmo 1 potrebbe essere unito al salmo 2 perché il primo ci presenta la Torah (e la via che deve seguire il giusto) e il secondo ci presenta il motore del (giudaismo, il Messia, che ci spinge all'incontro con Dio. Nel Cristianesimo al posto della Torah ci. sono il Vangelo e I'eucarestia e, anziché l'attesa del Messia Giudaico, c'è l'incontro con Gesù Cristo.
Questi due primi salmi ci danno la chiave d'interpretazione di tutto il Salterio e della storia d'lsraele (la Torah, l'infedeltà d'Israele, la speranza, ecc.).
Il salmo due è "regale" perché ci parla del re e, in particolare, del rito d'incoronazione -. tipicamente orientale -. Sarebbe interessante e utile a questo proposito annotare le situazioni parallele delle civiltà dell'epoca.
vv 1-3
E' descritta la tipica situazione di interregno, cioè il periodo che intercorre tra la morte del re e l'incoronazione del suo successore. In questo lasso di tempo manca un potere effettivo e forte e di conseguenza i re vassalli, che fino ad allora erano stati sottomessi, congiurano e si ribellano. Il salmo ci presenta lo statuto teologico della monarchia in Israele, che non ha origine divina, ma è semplicemente legittimata da Jahvè. E notiamo una diversità notevolissima rispetto ai regni circostanti, come ad es. l'Egitto.
Il faraone Amenofi IV, che impose l'abbandono del culto delle divinità tradizionali in favore della venerazione del disco solare, unico creatore e conservatore del mondo, e che introdusse in Egitto questo particolare tipo di monoteismo (che durerà solo fino alla sua morte), si proclamava "figlio del dio-sole" (AKENATON).
Una curiosità: in un rapporto del governatore della Palestina, inviato a questo faraone, compare per la prima volta il nome di Betlemme (1350 a.C: circa).
Il re, quindi, nelle monarchie dell'epoca, circostanti a Israele, era considerato figlio della divinità e. aveva perciò origine divina. Tra 1'altro, questo processo di ".Divinizzazione" è presente anche in Roma, per .es: con la Gens Julia, che una volta giunta al potere, si fa attribuire origini divine. Per gli ebrei i1 re era solamente il luogotenente di Jahvè, cioè il garante visibile e il custode della sua Legge. La figura del re era molto avversata dai profeti e i singoli monarchi erano il loro bersaglio perché si comportavano da
prostituiti, da malvagi e da corruttori del popolo. Si fa strada La convinzione che il re ideale, come lo vuole Jahvè, arriverà soltanto alla fine dei tempi: ecco il messianismo escatologico. Alla fine dei tempi cioè si realizzerà il disegno divino: ci sarà il Consacrato, I'Unto, il vero Messia.
STRUTTURA DEL SALMO 2
vv. 1-3 la rivolta dei re vassalli.
I protagonisti sono sempre tre: il Re, il Messia, i re della terra.
w.. 4-G Una solenne dichiarazione di Jahvè. Anche in questi versetti vi sono sempre gli stessi tre personaggi.
w. 7-9 La dichiarazione del sovrano
w. 10-12 la sottomissione dei re vassalli, dei re della terra al Signore.
I SIMBOLISMI
Sono due:
a) Uno orizzontale, che ha il suo esatto opposto in quello verticale. La dimensione orizzontale va dai re della terra contro il Messia e dal Messia contro i re della terra. Ma questo stesso movimento è anche verticale, perché dietro il Messia c'è Jahvè e quando il Messia vince i re della terra è in realtà Jahvè che li vince;
b) l'altro, antropomorfico: Jahvè è rappresentato con caratteristiche e comportamenti umani quali il riso, l'ira e il furore. Il riso di Dio e la sua parola sono efficaci, mentre il riso di Sara. - che fa eco a quello di Abramo - è un riso ironico, beffardo, quando le viene annunciato che avrebbe avuto un figlio. E il figlio si chiamerà Isacco che significa "Dio ha sorriso".
La promessa di Jahvè si è realizzata. Se Dio ride, significa che ha già provveduto.
COMMENTO vv. 1-3
Siamo di fronte alla situazione storica difficile dell'interregno. l vassalli ribelli non si rendono conto che stanno combattendo, in realtà, contro Dio. Già dall'inizio si comprende che tutto ciò che costoro vanno tramando è cosa vana e inutile. C'è L'affermazione, in negativo, della potenza di Jahvè. Si va insinuando l'idea che gli uomini si possono ribellare a Dio (vedi il peccato originale e l'orgoglio di Saul). E' vero: ci sono i re e i loro sudditi che congiurano contro Dio, ma essi non prevarranno.
Dal salmo 2 scaturisce l'idea, che per il cristianesimo si realizza in Gesù che la luogotenenza di Dio, cioè l'agire al posto di. Dio, non si esaurisca nella discendenza davidica. Gli ebrei attenevano e ancora attendono il vero discendente di Davide, il Messia.
ANALISI DEI vv 1-2
Soffermiamo la nostra attenzione sulle seguenti voci verbali:
1) congiurano: partecipano ad un consiglio, a una riunione segreta, ma nel senso compiere un atto non giusto;'
2) cospirano: è la traduzione dello stesso verbo di sal. l, 2 (medita), cioè mormorare a bassa voce con la sottolineatura della partecipazione dell'intelletto a un progetto;
3) insorgono, da insorgere: significa esattamente "assumere la posizione prestabilita" (simbolismo militare). Questa posizione; manifesta il disegno di qualcuno che va contro il progetto di Dio;
4) congiurano: vedere punto 1 )

Queste azioni sono contro il progetto di Dio e contro il Suo consacrato (il Messia) il quale diventa colui che sulla terra realizza il regno di Jahvè. Chi combatte Jahvè non può che combattere il suo Messia e chi combatte il Messia combatte anche Jahvè. Per noi cristiani la Chiesa è all'inizio della manifestazione del Regno, che non si esaurirà in essa, ma si realizzerà pienamente alla fine dei tempi e riguarderà tutta l'umanità. La Chiesa opererà affinché questo Regno si renda visibile. Ecco la nostra attesa.
v. 3 Si realizzano i piani segreti
Quante volte abbiamo sentito Dio come un padrone che ci opprimeva, ci legava; quanti giovani rivendicano la loro libertà!... Come assomigliano gli uomini ai re della terra che si ribellano( vediil peccato originale). "Spezziamo le loro catene" significa "spezzare il giogo". E'questo, il gesto simbolico del vassallo che si ribella proprio perché il giogo è indizio di sottomissione. Il programma dei ribelli è chiiaramente la denuncia di un trattato di vassallaggio.
w. 4-6
Notare la contrapposizione fra quanto è scritto nei vv. l-3 e in questi: là ci sono la congiura e la cospirazione, che avvengono in segreto, mentre qui abbiamo la luce, la chiarezza, la trasparenza.
Jahvè non mormora, parla e appare nella sua maestà confrontandosi con la pochezza dei congiurati. Il Signore vede i congiurati e non riesce a fare di meglio che sorridere di loro. Secondo un'interpretazione del salmo si tratterebbe di un sorriso di compatimento o di amarezza o di delusione per gli sforzi dell'uomo. Viene anche alla mente Gesù che sorride; a Giuda nel Getzemani e lo chiama amico. Invece questi versetti sono l'espressione della manifestazione di onnipotenza di Jahvè che sa di vincere.
L'ira e il furore divini provocano il terrore e spaventano i ribelli. Dio dice:
"Io l'ho costituito mio sovrano
sul Sion mio santo monte".
Jahvè è il vero sovrano il vero protagonista della storia.
vv. 7-9
Il v. 7 è citato, caso unico, due volte dal Concilio Vaticano II. E'' Jahvè l'autore del decreto, Lui che parla al re e che lo prende sotto la sua protezione elevandolo alla dignità divina. " Annunzierò " da
"safar" che significa "proclamare solennemente. L'elemento centrale di questi versetti è il decreto del Signore, l'attoufficiale di intronizzazione.
Si noti che tra i popoli confinanti con Israele, per esempio tra i Cananei, il re all'atto dell'incoronazione non avrebbe mai potuto affermare: " Egli,  Baal, mi ha detto " tu sei mio figlio, oggi ti ho generato" ", ma avrebbe parlato in prima persona dicendo: " io sono stato generato da Baal".
Questa espressione significa generazione diretta dalla divinità, mentre il decreto di Jahvè, che si esprime " tu sei mio figlio, oggi ti ho generato" significa soltanto una filiazione adottiva e non una filiazione sin dall'origine.
Il re in Israele non è neppure, come in Mesopotamia, il tramite fra Dio e l'uomo, ma è soltanto il custode della Legge. Semmai un intermediario tra Dio e l'uomo è il profeta, colui che parla al posto di Dio. Assistiamo qui alla smitizzazione del monarca e comprendiamo meglio perché gli ebrei si fossero opposti all'introduzione nel Tempio della statua dell'imperatore romano inteso come divinità. Jahvè resta totalmente trascendente, altissimo, irraggiungibile. Non potremo mai vederlo attraverso quegli uomini, i re della terra. Il sovrano, né da vivo né da morto, non potrà essere elevato ad un rango superiore a quello degli altri uomini.
La monarchia per Israele è esclusivamente una esigenza politica e l'approvazione divina è data in base alla risposta di fedeltà del re. Ecco la sorte dei sovrani malvagi e infedeli: Dio ha tolto loro la sua investitura teologica. L'unico re al quale Jahvè ha perdonato è Davide.

VALENZA ATTUALE DEI SALMI
I salmi, composti tanti secoli addietro, hanno tutta la loro valenza anche oggi. Non è il re il solo figlio di Jahvè; nell'Antico Testamento risulta evidente che; il figlio primogenito è il popolo e il re è uno del popolo.
v. 7 "Oggi" è il giorno dell'intronizzazione, non il giorno della nascita e va letto nella categoria del memoriale come la Messa, che è ricordo di un fatto accaduto duemila ami fa. E' un avvenimento reso presente adesso, oggi., quando stiamo celebrando la Messa, ma è proiettato verso l'eternità.
v.8  Sono espressi i doni di Dio.
Il v. 9 indica la promessa della vittoria che avverrà per mezzo di Jahvè.

SALMO 2 (continuazione)
vv 10-12
Il vero protagonista non è il re, ma Jahvè stesso. "E' ora": espressione che indica un evento importante che esige una risposta concreta da parte dell'uomo. E' un invito ad essere saggi, ad istruirsi. e sottintende anche l'attesa di una risposta. L'appello di Jahvè sollecita a capire: e ad accogliere il progetto divino sulla storia: è inutile ribellarsi a Dio che, prima o poi, vince. Chi è saggio e ha potere: deve rendersi conto che non si può sfidare il Signore.
"Istruitevi": letteralmente andrebbe tradotto "riflettete".
"Riflettere" è un verbo che: nella Bibbia allude all; capacità di penetrare in profondità negli avvenimenti per cogliere il progetto di Jahvè su di noi. Quante volte agiamo come se Lui non esistesse o ci domandiamo dov'è il nostro Dio!. E' questo l'interrogativo terribile che si sono posti gli ebrei nell'olocausto. Le risposte sono state molteplici come, ad esempio, quella di Primo Levi: c'è stata Auschwitz e, quindi, Dio non c'è; oppure la soluzione; di WIESEL: proprio perché c'è stata Auschwitz Dio c'è.
"Istruitevi" suona come un invito ad accettare la correzione, a riconoscere di avere sbagliato mettendoci contro il Signore.
LETTURA DEI VV 10 E 11 IN UN'ALTRA VERSIONE CHE PRESENTA QUALCHE DIVERSITA'
"E dunque, o re, riflettete con impegno,
 lasciatevi correggere, o potenti della terra;
 servite Jahvè con timore
baciategli i piedi con tremore"
"Servite" in questo caso è un termine tecnico del culto e significa: non mettetevi soltanto a disposizione di Jahvè, ma servitelo in modo totale, rendetegli il culto. Riflettiamo sulla differenza tra "servire" e "rendere culto" e pensiamo alla scena del giudizio finale narrata nel Vangelo di Matteo (25, 40 e seg.) quando Gesù dice: "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Ma i giusti non l'avevano compreso tanto che gli rispondono: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato..."
E' gente che ha fatto del bene a qualcuno senza sapere di averlo fatta direttamente a Dio. Il salmista usando la voce verbale "servite" diventa intransigente, quasi a dire che non basta fare del bene in generale, ma che è necessario rendere culto al Signore, riconoscere che è Dio. Nel prologo del Vangelo di Giovanni è ben chiaro che l'autogiudizio consiste nell'accogliere: o meno il Figlio di Dio. “ Chi non lo accoglie è già giudicato.
Inoltre, "servire" indica l'atto dell'adorazione nel Tempio che sottintende:
1) il timore per la trascendenza di Jahvè (è un Dio irraggiungibile);
2) l'amore che nasce dalla Sua vicinanza. Il Creatore dell'universo si è fatto amare. Ricordiamoci di questi due elementi, di questi due stati d'animo quando adoriamo: tremore e timore davanti alla grandezza di Dio e, nello stesso tempo, amore profondissimo per Lui che è così vicino a noi: "Servite Jahvè con timore": è un richiamare quasi un tremore che nasce però dalla gioia.
"baciategli i piedi con tremore"
Baciare i piedi di Jahvè. Significato letterale: ritenere che quella persona, quell'essere a cui baciamo i piedi è infinitamente superiore a noi.. (Tale gesto era molto comune in Oriente;). In questo caso è ben evidente che si devono baciare i piedi non al re della terra, ma solco a Jahvè. In proposito la storia ci narra che Caligola aveva introdotto questo gesto di omaggio all'imperatore romano come preludio alla sua divinizzazione.
Ultimo versetto: "Beato chi in lui si rifugia", secondo alcuni studiosi è frutto di un'aggiunta successiva. La conclusione del salmo si apre; ad una beatitudine, così come il salmo 1 che inizia con "Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi".

INTERPRE'TAZIONE CRISTIANA
E' questo il "Salmo del Natale del Signore". Il Messia di cui si parla è Cristo il Re, il personaggio al quale verrà dato il possesso delle nazioni. A Lui si inchineranno i re della Terra. In Lui c'è l'identificazione tra il Messia e il figlio di Dio non più adottivo, ma generato dal seno del Padre. Riandiamo al prologo del Vangelo di Giovanni (1, 1-18).

SALMO 7
"Preghiera del giusto perseguitato
v. 1 Lamento che Davide rivolse al Signore per le parole di Cus il Beniaminita.
Appartiene alla "Famiglia delle suppliche", mentre il salmo 1 :fa parte della "Famiglia sapienziale" e il salmo 2 appartiene alla "Famiglia regale". Lettura del salmo 7 secondo la Bibbia di Gerusalemme.
Lettura di un'altra versione:
v. 2 "Jahvè, mio Dio, in te mi rifugio:
salvami e liberami da chi mi perseguita,
v. 3 perché non mi mangi come un leone,
non mi sbrani senza che nessuno mi salvi".
COMMENTO
v. 1 Sottotitolo
Lettura e illustrazione di 2 Samuele 18, 9 e seguenti: la morte di la morte di Assalonne che viene inquadrata nella. sconfitta delle sue truppe. Ioab, generale di Davide, uccide Assalonne nonostante I'ordine contrario del suo re ("Trattatemi con riguardo il giovane Assalonne!" 2 Sam. 18,5
"Salvatemi il giovane Assalonne!" .18,12)
Kush potrebbe essere uno schiavo-messaggero etiope (letteralmente "Kushita" da Kush che era il nome dell'Etiopia). "Beniaminita farebbe pensare alla tribù di Beniamino, la stessa di Saul, avversa a Davide. Non si è trovato nella Bibbia alcun riscontro alla "perscecuzione" subita da Davide da parte di Kush. Comunque, dal testo del salmo si evince che ci si trova in un momento altamente drammatico.

GENERE LETTERARIO: SUPPLICA
Si distinguono tre elementi:
1) un lamento individuale o supplica;
2) un giuramento d'innocenza (elemento dominante del salmo);
3) una liturgia che rappresenta il giudizio di Dio sugli uomini.
Soffermiamoci sul secondo elemento
Il "giuramento d'innocenza"'. si pronuncia nel Tempio alla presenza di un sacerdote e consiste nell'invocare il giudizio di Dio ed è detto anche "ordalia". Nel caso pratico quando l'inchiesta non riusciva a stabilire quale dei due contendenti avesse ragione, l'accusato chiamava il Signore a testimone della sua innocenza. Importante era che alla fine di tale processo si potesse emanare una sentenza suggellata dal giudizio di Jahvè, che è un giudice giusto. Lo stesso S. Francesco aveva sfidato il sultano a sottoporsi al giudizio divino, ottenendone però un rifiuto.
In questo salmo è espressa la "legge del taglione": Tu, o Signore, se sei buono mi devi salvare, se sono malvagio mi devi punire. Occhio per occhio, dente per dente. E', tutto sommato, una legge positiva, intelligente: la reazione è proporzionata all'offesa.
STRUTTURA DEL SALMO
vv. 2 - 3: la supplica;
vv. 4 - G: il giuramento d'innocenza;
vv. 7 - 14: la grande assemblea divina;
vv. .15 - 17: mia riflessione sapienziale sul male e sull'empio;
v. 18 . la conclusione sullo stile della supplica.
La parte più difficile del. salmo è costituita dai versetti 7 -14 e manifesta diversi stili di composizione.
SIMBOLISMI
1) Simbolismo giuridico: è fondamentale perché la ambientazione del salmo è tipicamente processuale. Il Signore stesso assiso sul trono richiama subito il simbolismo militare: Dio non è solo giudice, ma anche un generale che dispone di un esercito per fare rispettare le sue sentenze. Il salmista qui non parla di armi cosmiche, come i fulmini, ma di armi umane.
2) Simbolismo teriomorfo: quello proprio dell'animale feroce, che è rappresentato in questo caso dal leone che sbrana. Tale simbolismo richiama l'avversario nel processo o il nemico nelle azioni militari, cioè il male stesso. Il leone può significare il male, un nemico concreto che: può essere sia esterne sia interno all'uomo.
3) Simbolismo venatorio: della caccia (w. 13, 14 e seg.). con l'aiuto del Signore;, raffigurato come un guerriero e un arciere implacabile, l'empio cadrà nella fossa approntala per catturare il giusto
4) Simbolismo materno: usato in negativo. L'empio partorisce la menzogna (v. 15)
5) Simbolismo infernale: Secondo alcuni studiosi "la polvere" (v.6) richiama l'inconsistenza, il disonore, le tenebre, lo sheol..
ANALISI DEL SALMO
Il salmo inizia con un'espressione altamente drammatica: ``Signore mio Dio in te mi rifugio". "Azar" in ebraico non significa soltanto un rifugiarsi genericamente in Dio, ma chiedere asilo nel Tempio. (E' da tenere presente che il diritto d'asilo esisteva fino a un passato abbastanza recente nelle chiese e nei conventi e colui che riusciva a rifugiarsi nel Tempio aveva diritto alla tregua da parte dei nemici).
Ora, quest'uomo entra nel Tempio perché sa che il rifugio che Jahvè gli offre nella sua casa è solido e concreto. Ne deriva una prima considerazione: l'importanza di recarsi a pregare in chiesa perché questa dà l'idea concreta dello spazio di Dio. Nel Duomo di Como il soffitto dipinto d'azzurro e d'oro zecchino richiama il cielo e, quindi, la casa di Dio.
Nella Bibbia di Gerusalemme entrambi i verbi del v. 3 vengono tradotti con "sbranare". Invece il primo verbo andrebbe tradotto "squartare", mentre il secondo significa anche "rapire". Allora, se, stando a un'interpretazione simbolica il leone rappresenta il male, è accettabile anche il termine "rapire".
vv. 4 - 6. Secondo la tradizione precedentemente trascritta (e diversa da quella della Bibbia di Gerusalemme) al v. 6 anziché "onore" si legge "fegato". Per i Semiti questo era I'organo dei sentimenti e dei pensieri. Nei vv 4 - 6 si notano due parti:
1) la confessione dei peccati non commessi (confessione in negativo);
2) l'automaledizione (se ho agito male il nemico mi insegua e trascini nella polvere il mio "fegato")
In, pratica si tratta del "giuramento d'innocenza": io non ho commesso nessuno dei peccati accusati; se dovessi averli commessi invocherei su di me la vendetta divina. E' un atteggiamento tipico dell'uomo.
In questo giuramento è evidenziato, molto bene la "legge del taglione" che esigeva che si rendesse bene per il bene e male per il male.
v. 5
"Se a torto ho spogliato i miei avversari". La voce verbale del v. 5 ha più significati in ebraico , come "spogliare" od "opprimere" ovvero "liberare" o "risparmiare". Nella logica del salmo 7 "spogliare" significa "se ho ecceduto nella spogliazione dei miei avversari"; però sarcebbe meglio tradurre "se a torto ho liberato o risparmiato i miei avversari", cioè con il secondo significato. Chiaramente è il clima della legge del taglione, ossia quella della retribuzione terrena.
"Trascini nella polvere il mio fegato"
Per gli ebrei l'essere umano è unitario perché il corpo è inscindibile dall'anima e ha una funzione importantissima nella preghiera, tanto è vero che ancora oggi gli stessi pregano muovendo tutto il corpo. E' tutta intera la persona che prega il Signore. Nel caso di menzogna, quindi, è tutto l'essere umano che viene distrutto.
A proposito del termine "fegato" (in ebraico) c'è tutto un gioco di parole:
Kabod è la gloria,
Kebed è il fegato, che per gli ebrei è appunto la sede e l'origine delle emozioni più autentiche di gioia e di dolore
(Nello stesso salmo [v. l0] costituiscono sede di tali emozioni anche il cuore: e i reni). La diversità di interpretazione della parola è dovuta al fatto che la traduzione. (Kabod e Kebed) dipende dalla libera vocalizzazione di alcuni termini, considerato che l'ebraico antico è privo di vocali. Alcuni testi hanno vocalizzato e ottenuto Kabod, altri Kebed.
Se vogliamo spiritualizzare il testo leggiamo "Kabod", gloria; se teniamo presenti: la versione più: aderente al contesto drammatico del salmo è opportuno tradurre "Kebed", fegato.
SALMO 7

IL GIURAMENTO
D'UN INNOCENTE PERSEGUITATO: SORGl, JAHWEH! .

1 Làmento. Di Davide. Quando egli cantò a Jahweh a
causa delle parole di Kus il Beniaminita.
2 Jahweh, mio Dio, in te mi rifugio:
 salvami da chi mi perseguita e liberami,
3 perché egli non mi laceri come un leone,
 non mi sbrani senza che alcuno mi liberi.
4 Jahweh, mio Dio, se ho commesso una colpa,
se c'è iniquità sulle mie mani;
5 se ho ripagato il mio amico col male,
se ho spogliato a torto i miei nemici,
6 l'avversario mi insegua e mi raggiunga,
calpesti a terra la mia ,vita
e trascini nella polvere il mio fegato. .
7 Sorgi, Jahweh, nel tuo sdegno ,
levati contro il furore dei nemici,
 svegliati, o Dio mio, e ordina il giudizio!
8 L'assemblea dei popoli ti circondi;
dall'alto siediti contro di essa!
9 Giudica i popoli, Jahwéh,
e giudica me secondo la mia giustizia, Jahweh,
secondo la mia innocenza, Altissimo!
10 Poni fine al male degli empi,
rendi stabile il giusto,
tu che scruti reni e cuore, Dio giusto!
11 II mio scudo è l'Altissimo Jahweh ,
che salva i retti di cuore.
12 Dio è giudice giusto,
Dio ogni giorno s'adira.
13 Ecco, torna ad affilare la spada,
a tendere e a puntare il suo arco.
14 Si prepara strumenti di morte,
arroventa le sue frecce.
15 Ecco, l'empio produce iniquità,
 concepisce malizia, partorisce menzogna.
16 Scava un pozzo profondo
e cade nella fossa che ha fatto.
17 La sua malizia ricade sul suo capo, la sua violenza gli piomba sulla testa.
18 Loderò Jahweh per la sua giustizia,
canterò il nome di Jahweh Altissimo.

SALMO 7 - CONTINUAZIONE
Lettura ed esame della parte centrale del salmo: w. 7-14.
Anzitutto, dopo un breve preludio, leggiamo una serie notevole di appellativi divini,
Dio è chiamato in diversi modi. E' il Dio della fedeltà dell'alleanza, il "mio Dio", il giudice giusto, l'Altissimo, l'Eccelso.
Molto interessante è l'appellativo "l'Altissimo" che si pone in parallelo con "il Signore", il Dio del sacerdote Melchisedek che nella Bibbia (Genesi 14,18) è definito appunto "sacerdote del Dio Altissimo".
E poi abbiamo un Dio trascendente, che è lontano, inarrivabile, irraggiungibile e, però, nello stesso tempo è "elohim saddiq", il "Dio giusto", e "elohim safet saddiq", il Dio giudice giusto.
Tutti questi titoli vogliono dirci che Jahve è Dio potente, grande, irraggiungibile, ma non lontano da noi, perché entra nelle vicende unane per giudicarle. Dio è un mistero che noi non possiamo spiegare, ma che entra nella nostra vita.
Se leggiamo attentamente i salini, scopriamo che tutto 1' Antico Testamento è una preparazione alla venuta di Gesù, al Dio fatto uomo. E' bene sottolineare che nell'A.T. c'è già la percezione di questo evento.
La venuta di Gesù Cristo è la visibilizzazione del nostro Dio, giudice giusto, che entra nella storia dell'uomo. Egli segue le vicende umane nell'evolversi della storia: è il Signore della storia.
L'intervento di Jahve è espresso in due modi.
1 ) positivo: Dio prende le difese del giusto ~
2) negativo: Dio pone fine al male che compiono gli empi.
Quindi 1' attenzione è a favore del giusto e a sfavore dell'empio. E come fa il Signore a giudicare in modo giusto? Dio è onnisciente e vede nel cuore, cosa che 1' uomo non può fare. Il suo sguardo perfora ogni schermo ipocrita.
v.10 "tu che provi mente e cuore, Dio giusto".
L'altra versione del v.10 recita: "Poni fine al male degli empi, rendi stabile il giusto,
tu che scruti reni e cuore, Dio giusto!"
Nella versione della Bibbia di Gerusalemme anziché "reni e cuore" leggiamo "mente e cuore". Con il termine "mente" abbiamo l'astrazione di ciò che significano per gli ebrei i vari organi interni (cuore, reni e fegato).
, Il cuore per gli ebrei è l'uomo stesso che "vede, sente, parla, odia, ringrazia, ripara
s'insuperbisce"; è " 1'organo" che presiede ad ogni funzione, ad ogni sentimento. Tutto
è nel cuore. Se si colpisce il cuore la persona muore. Dal cuore spaccato di Cristo, però, nasce la vita.
Ricordiamo in Gv. 19,34 il significato del sangue e dell'acqua che escono dal cuore di Gesù crocifisso. II sacrificio della vita di Gesù, dell'agnello offerto per la salvezza del mondo, è il sangue; il simbolo dello Spirito, della sua fecondità spirituale, è 1' acqua.
I reni indicano le passioni, le emozioni più superficiali, gli istinti; il fegato indica le passioni e i sentimenti più profondi. II cuore è la ragione, la coscienza, il sentimento. ma nel senso più alto del termine. Allora qui vediamo che i vari organi non hanno solo una funzione fisiologica, ma anche spirituale.
I1 v.12 si conclude con 1' espressione "ogni giorno si accende il suo sdegno", cioè la
sua ira.
L'ira di Jahve darà la possibilità di sistemare tutto ciò che era stato messo fuori posto, perché non si tratta di un comportamento passeggero, ma, secondo il salmo 7, di un atteggiamento costante ("ognigiorno"). Il Signore punisce con, la sua ira per tutto il tempo necessario per riuscire a ristabilire il giusto e a punire 1' iniquo. E' 1' ira di un Dio tenace, persecutore. Infatti da questo salmo esce 1'immagine di Jahve giudice, ma anche di un Dio che ci perseguita con la sua grazia.
Riassumendo, in questi versetti ci sono gli appellativi di Dio, di un Dio che ristabilisce le cose al loro posto. Alla fine 1'ira e la costanza di Jahve permettono di riportare il giusto al suo giusto posto.

vv.15-18 -lettura
Vi è accennato il tema dell'autoretribuzione. L'empio cade vittima delle sue stesse trame, che si ritorceranno contro di lui. Egli raccoglie ciò che ha seminato. Sarebbe perciò quasi superfluo 1' intervento di Dio, se Dio non ci fosse.
C'è corrispondenza con uno dei versetti più belli del Magnificat "ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore". La traduzione esatta è: "ha disperso i superbi attraverso i pensieri del loro cuore". Sono gli stessi loro pensieri che disperdono i superbi.
Secondo 1' interpretazione cristiana il peccatore si autopunisce nel momento stesso in cui commette il peccato. Tutto ciò che il salmo espone porta alla quiete, alla gioia, a un Dio che dice: abbandonati a me e io verrò a difenderti.
v.l8 - "Loderò il Signore per la sua giustizia e canterò il nome di Dio, 1' Altissimo.".
La giustizia di Dio è quella che salva e, allora, ciò che conta veramente è la fiducia in Lui. Diamo 1' interpretazione cristiana: il protagonista è Gesù, il giusto calunniato, il giusto che è costretto a ricorrere al giudizio di Dio.
E, per quanto riguarda il discepolo: quale è la giustizia che Dio chiede a noi? Abbiamo la risposta nei capitoli 5,6,7 del Vangelo di Matteo.
 

SALMO 8

Lettura del salmo secondo la Bibbia di Gerusalemme e secondo un'altra versione (allegata). E' un inno alla creazione. E' una delle composizioni più belle del salterio e andrebbe letto d'estate sotto il cielo stellato.
Commento.
Nel salmo 8 c'è un mirabile intreccio tra Dio, 1' uomo e il cosmo, le tre realtà supreme. Teniamo presente che nella Bibbia non c è una vera e propria trattazione cosmica; 1'universo è visto in modo .semplice: è una creatura di Dio e, quindi, tutto ciò che esiste nel cosmo è creazione divina. A tale proposito vanno letti Genesi 1,2,3 che sono capitoli sapienziali (specialmente il 2 e il 3) come il salmo. Il cosmo solitamente è visto come una creatura di cui Jahve si serve per salvare o punire 1'uomo. Dio con le sue folgori incenerisce gli empi, apre il mare per far passare il . suo popolo e poi lo richiude per sommergere gli egiziani. Il cosmo non è una realtà mutica indipendente dal creatore, ma una realtà soggetta a Dio che la usa secondo i suoi scopi. E' importante questo concetto per capire la differenza grandissima fra la religione ebraica e tutte le altre religioni circostanti dell'epoca. Si tratta della demitizzazione del cosmo.
Nel salmo si accenna anche al rapporto gerarchico tra queste tre realtà: Dio, cosmo, uomo. Paradossalmente 1'essere più piccolo, più insignificante -1'uomo- si colloca al secondo posto, subito dopo Dio, nella scala gerarchica. Colui che viene esaltato non è 1' uomo, perché il protagonista, 1'attore principale del salmo è Jahve. Di fronte al Creatore e alla sua grandezza scaturisce la domanda tipicamente sapienziale: perché 1'uomo è dominatore della terra, perché è grande di fronte al creato? La risposta sarà: 1'uomo è grande perché Jahve è grande.
La struttura del salmo 8.
E' molto semplice. Ci sono due antifone: una all'inizio e un'altra, uguale, alla fine. del salmo. Costituiscono come due parentesi (acclamazione al nome) una delle quali viene aperta e 1'altra chiusa per contenere lo scopo del salmo che è quello di lodare e di magnificare il nome di Dio.
Schema.
Antifona d'inclusione (v.2°): acclamazione al nome
A- Prima scena cosmica: 1' onnipotenza divina e 1' uomo (vv 2b-5)
B- Seconda scena cosmica: il potere umano e Dio (vv. 6-9)
Antifona d'inclusione (v. 10): acclamazione al Nome
La prima scena cosmica (I° movimento) ha. per protagonisti 1' universo e 1' uomo (2b-5); la seconda scena (II° movimento) ha, al contrario, come protagonisti 1- uomo e 1'universo (vv 6-9). Potremmo racchiudere queste due parti con una parentesi graffa e
scrivere a lato, in verticale, .Jahve. Il I° movimento va dal creato all' uomo, il II° movimento dall' uomo al creato, ma dietro tutto c'è Jahve che unisce le due parti. Jahve è l' inizio e la fine.

I simbolismi.
l ) Simbolismo cosmico, ossia le immagini cosmiche, come il cielo, la terra e il mare, con due movimenti verticali: uno che sale (uomo-universo) e uno che scende (universo-uomo).
2) Simbolismo splendore-onore con altre immagini. In questo salmo le caratteristiche di .Jahve partecipate al re sono estese ad ogni uomo. Ciascuno di noi partecipa allo splendore e all' onore di Dio. Scopriamo, così, che gli uomini hanno la stessa dignità di fronte a Dio. Ogni uomo, in quanto tale, è uguale agli altri e ha la loro stessa dignità. Sono dà rifuggire, però, le aberrazioni che considerano gli esseri umani tutti uguali, ma in senso deteriore.
3) Simbolismo somatico, immagine del corpo applicati, a Dio e all' uomo. E' bello notare che di Jalme sono citate le dita, le mani; dell' uomo la bocca e i piedi.
4) Simbolismo dinamico. In questo salmo sono citate otto azioni di Jahve: sei sono rivolte all' uomo e due all' universo (creato). Siamo partecipi dell' atteggiamento di Dio che non è certamente di riposo: Dio è movimento continuo, non riposa.
5) Tipologia umana. Riguarda la fragilità dell' uomo con immagini tipiche dell'umanità: i fanciulli, i lattanti e, nello stesso tempo, i vendicatori, la gente cattiva, i nemici.
6) Simbolismo del Nome, la simbologia del nome di Jahve.
Il "Nome" è la persona stessa di Dio annunciata e proclamata in tutto il creato.
Il nome è la tentazione dell' umanità che erige la torre di Babele con 1' intento di costruirsi il "Nome" che sia antagonista di quello di Dio.
Nei versetti 2 e 10 si legge "Signore nostro" che è 1'appellativo solenne e regale per eccellenza (in ebraico "adonénú"). Ma, poi, nei vv2-9, al nome di Jahve è unito quello dell' uomo non più nel contrasto del peccato. I due non sono più antagonisti: uno, Jahve, rende grande 1' altro; 1' uomo con la sua opera rende sempre più visibile :la grandezza di Dio.
Analisi del salmo 8
v.1 "Al maestro di coro. Sul canto: "I torchi". Salmo di Davide".
Il salmo fa riferimento a Davide come a un patronato ideale, ma alcuni elementi presenti nel testo fanno ritenere che sia stato composto in epoca molto antica, forse fra il X° e il VI° secolo a.C.
"I torchi" traduce il termine ebraico "su gittit", ossia l'arpa, la cetra. La parola ebraica indica un' arpa tipica dei Filistei, che veniva costruita nella città di Davide. Potrebbe, perciò, essere un' indicazione per eseguire, per cantare il salmo 8 accompagnandosi con tale strumento.
Secondo un' altra interpretazione potrebbe trattarsi di una melodia filistea. Alcuni studiosi mettono in relazione questa ipotesi con Davide, perché il re aveva una guardia del corpo composta da soldati filistei.
Una terza interpretazione fa risalire "torchio" a "gat". In questo caso si potrebbe trattare di un canto rituale, un canto per la vendemmia. Sappiamo che i gesti più importanti dell' uomo, secondo I' alternarsi delle stagioni, diventavano quasi dei riti religiosi, come avveniva per la vendemmia e la mietitura, ed erano accompagnati da canti rituali. In tal modo i gesti rituali dell' uomo diventavano religiosi.
v.2b e v.10: le due antifone uguali (il tratto iniziale e il tratto finale della grande parentesi). In questi versetti, in questa lode c'è il coinvolgimento di tutta la terra perchè si parla di qualche cosa di totale. L' idea è chiara: tutti gli uomini, tutta la terra devono avere la possibilità di riconoscere, lodare e magnificare Jahve. II salmista, certamente, non pensa che gli egiziani e i babilonesi lodando la propria divintà proclamino la lode di Jahve. Teniamo ben presente che non è valida 1' idea, oggi assai diffusa in certi ambienti, che chiunque veneri un qualsiasi "dio" veneri il nome di Cristo.
Leggiamo il cap. 1 della Lettera di S. Paolo ai Romani, in modo particolare (vv. 20-23) soffermiamoci sul brano che parla dei pagani che potrebbero tranquillamente arrivare a Dio attravero le opere dell' universo, del creato, ma sono vittime della cecità e non solo non arrivano a Lui, ma fanno diventare loro divinità le opere stesse del Creatore.
Questi due versetti (2b e 10) sono molto importanti: si deve attribuire la lode a Jahve , mai all' uomo.
vv. 2b-5
Lettura di due versioni. Risulta ben evidente la diversità dei versetti 2b e 3 nelle due traduzioni, perchè il testo originale è molto corrotto, e, quindi, può dare adito a varie interpretazioni.
v. 2b "la tua maestà vorrei cantare lassù nei cieli". Le due parole fondamentali su cui si regge questo versetto sono:
1 ) tenah, che significa "rendere culto";
2) aser, che potrebbe anche essere letto "sir" (cantare)
Alcuni studiosi leggono assieme questi due termini ottenendo il significato "vorrei adorare", altri "vorrei cantare". Quest'ultima è anche una scelta di assonanza perchè le parole del v. 2b richiamano le parole ebraiche del salmo precedente (7,18).
v_.3 "Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza..."
Altra traduzione: "balbettando come fanciullo e lattante!..."
Soffermiamoci sui bimbi e sui lattanti, persone deboli che possiamo intendere in senso reale; piccoli che non possono ancora parlare, che sono fragili e deboli. Jahve anche attraverso la loro bocca può essere lodato. Questa espressione, al contrario, può essere intesa in senso spirituale e allora ci rifacciamo al vangelo di Matteo (11,25), a Gesù che dice: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". Oppure a quando Gesù dice che chiunque si farà piccolo come i bambini entrerà nel Regno dei cieli. E' 1' infanzia spirituale. La persona umile, consapevole della sua fragilità è quella che, più del1e altre, ha la possibilità di entrare nel Regno dei cieli, di abbandonarsi nelle braccia di Dio.
..
SALMO 8
IL CANTO DI DI0 CREATORE E DELL'UOMO,
CAPOLAVORO DEL CREATO
' Al maestro .del coro. Sulla ghittea. Salmo. Di Davide.

2a O Jahweh, nostro Signore,
quant'è glorioso il. tuo Nome
su tutta la terra!
2b La tua maestà vorrei cantare lassù nei cieli
3 balbettando come fanciullo e !attante!
Hai gettato le basi di un baluardo a causa dei tuoi oppositori,
per ridurre al silenzio il nemico e il vendicatore.
4 Certo, quando guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e gli astri che tu hai fissato,
5 che cos'è mai l'uomo perché te ne ricordi,
l'essere umano perché te ne curi?
6 Eppure I'hai fatto poco meno di un dio,
l'hai coronato di gloria e di magnificenza,
7 I'hai reso signore sull'opera delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
8 tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della steppa,
9 gli uccelli del cielo e i pesci de! mare,
sì, tutto quanto solca le vie delle acque!
10 O Jahweh, nostro Signore,
quant'è glorioso il tuo Nome
su tutta la terra!

Salmo 8 - continuazione
Riprendiamo il commento al salmo 8, v.3 nel quale si parla di bimbi e lattanti.
Guardiamo alle riprese evangeliche del salmo, soprattutto di questa. parte e rileggiamo Mt 11,25 e 21,15-16: il Vangelo è rivelato non ai forti e ai potenti, ma ai semplici. I bimbi e i lattanti fanno da contrasto con un'altra categoria di persone: gli avversari, i nemici e i ribelli. I bimbi e i lattanti accolgono il Signore e lo lodano; quegli altri che solitamente sono adulti, non lo accolgono.
Facciamo una precisazione terminologica Il testo ebraico tradotto letteralmente va letto "oppositori, nemici e vendicatori" (anziché "ribelli").
Che significato hanno queste parole?
Gli oppositori e i nemici sono coloro che si oppongono a Dio, mentre i vendicatori si arrogano un diritto che è tipico del Signore: La. vendetta. appartiene a Dio.
I vendicatori sono dei superbi che escludono a tal punto il Signore da pensare di mettersi al suo posto, tanto da prendersi i diritti tipici di Dio. Questa. affermazione è carica. di conseguenze pratiche: come intendere, per esempio, la pena..
Perché lo Stato infligge una pena? Per vendicarci oppure per un altro motivo? Quando noi giudichiamo un'altra, persona non ci arroghiamo per caso un giudizio che di Dio?
V. 3b
"affermi la. tua potenza";
altra traduzione "Hai gettato le basi di un baluardo"
Letteralmente: "hai posto le fondamenta. di un bastione, una fortezza".
II salmista dice che Jahve ha messo le basi e ha costruito il firmamento. Nella concezione ebraica il firmamento è una specie di calotta che è situata fra la terra. e il cielo e non permette alle acque superiori di comunicare con quelle inferiori e ricoprire così la terra facendo tornare il caos che c'era. prima della creazione.
Allora, Dio ha posto il firmamento per dire che i suoi nemici, i suoi oppositori e i suoi vendicatori non potranno mai arrivare fino a lui.
Qualcuno ha visto in questa. concezione come nemici e avversari le creature mitiche, ad esempio, Leviatan oppure Behemot, che non erano altro che il coccodrillo e l'ippopotamo, figure mostruose che vengono mitizzate e che sono gli avversari dell'uomo e di Dio e che poi per astrazione sono identificate con il male. Behemot e Leviatan ne sono la personificazione. Non per niente Satana. nel racconto del peccato originale é identificato con un serpente.
Dal brano si può dare questa. interpretazione: Dio crea un baluardo che è il firmamento e tale baluardo non può essere mai superato dai suoi nemici.

_V.4 ,
"gli astri" sono fissati, cioè sono resi stabili da Jahve. Con il v.4 comincia l'esaltazione di Dio perché questo è il vero motivo di fondo del salmo.
Un Dio talmente grande che con le sue opere. fa. un lavoro di cesello. Il creatore è così potente. che per fare delle cose tanto perfette gli bastano le dita
Non commuoviamoci contemplando il cielo stellato, ma. commuoviamoci davanti a Dio che l'ha creato con le sue dita, davanti alla sua potenza. e alla sua delicatezza.

V.5
"che cos'è l'uomo perché te ne ricordi"
Il verbo "ricordarsi" è importantissimo, perché è uno dei verbi essenziali della. Bibbia. Ci dice. la storicità di Dio e nello stesso tempo è alla base della fede umana.. Pensiamo all'Eucarestia, "fate questo in memoria di me", che è il ricordo di Gesù Cristo, è la. base della nostra fede.
Se Cristo non avesse pronunciato quelle parole non avremmo avuto I'Eucarestia, non ci sarebbe stata la Chiesa. Che cosa è l'uomo? L'uomo è "enos".
Vorrebbe dire letteralmente "realtà malata," e significa la fragilità e la debolezza umana
L'altra parola: "figlio dell'uomo" ("ben' adam") ci richiama la. terra ("adamah") perché "adam" (Adamo) appunto, è tratto dalla terra. ~
Anche qui appare la fragilità. Si vede come il salmista. ci tiene a sottolineare che I'uomo è una realtà. malata, fragile, fatta di terra,.
V.5b
"...perché te ne curi?"
"Curare" significa "visitare, sorvegliare, provare sollecitudine e preoccupazione". Dio prova sollecitudine per I'uomo; è sempre protagonista.
Allora, se Jahve è così grande e cesella con le dita l'universo e si prende cura dell'uomo, le sorprese possono essere tante, come quella che arriva subito dopo, "Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli". (v.6)
V.6a
C'è una questione: nel testo ebraico leggiamo "elohim" che alcuni intendono (come nella, Bibbia di Gerusalemme) come delle creature superiori, quelle che stanno tra Dio e l'uomo, gli angeli, appunto.
Secondo altri studiosi questa, interpretazione non è valida, perché si tratta del salmo della onnipotenza. e della grandezza di Jahve e della piccolezza dell'uomo. Non ha quindi senso introdurre un altro termine di paragone con l'uomo. Costoro vedono "elohim" come un plurale maiestatis, di Dio, e allora. la traduzione sarebbe: "eppure l'hai fatto poco meno di un Dio".
Questa seconda versione pare rispetti meglio il contesto del salmo.
V.6b
"di gloria e di onore" sarebbe: " di gloria e di splendore".
Le due parole "gloria e splendore" sono attributi solo di Dio e sono usate per l'incoronazione del monarca Infatti le parole "lo hai coronato: gli hai dato potere" fanno parte del rito d'incoronazione. Potremmo quasi dire che sono dei termini tecnici per questa grande liturgia d'incoronazione.
L'uomo, tutti gli uomini sono pari al re perché Dio li ha. incoronati re dell'universo. Può sembrare che la figura del re venga così ulteriormente smitizzata perché anche tutti gli altri uomini sono uguali davanti a Dio. Ogni uomo è re e Dio gli ha dato un immenso potere su tutto l'universo. Tutti gli uomini hanno la stessa dignità.
L'uomo, allora, é il Signore dell'universo, ma di un'opera. non sua Da ciò deriva la responsabilità umana. L'universo è dato in gestione all'uomo, ma. è Dio che l'ha. cesellato con le sue dita. Quindi c'è una. visione ben precisa dell'uomo e dell'universo: l'uomo è il signore di una cosa non sua. La. potenza. dell'uomo non è assoluta, non è neppure basata. sui suoi sforzi perché gli è data. prima di tutto da Dio.
Interpretazione cristiana: quest'uomo è Cristo, è lui il nuovo Adamo, l'uomo per eccellenza, che ricompone in sé tutto il creato distruggendo le conseguenze del peccato.
 

SALMO 15

"L'ospite del Signore". Salmo di Davide.
Lettura del salmo nella versione della Bibbia di Gerusalemme e secondo il testo allegato.
Iniziamo a conoscere i salmi composti per la liturgia, detti anche "salmi liturgici" o "salmi d'ingresso':
Introduzione
Il salmo 15 è una "liturgia d'ingresso". Si tratta di un termine tecnico. Il pellegrino per entrare nel tempio doveva avere 1'animo purificato. Nel commento al salmo 1 si è detto che tale salmo era come 1' iscrizione posta sul frontale dei tempi (o ai loro ingressi), che invitava alla purificazione coloro che vi entravano. Queste iscrizioni riassumevano 1' atteggiamento da tenere prima di entrare nel tempio.
E' un atteggiamento che potremmo chiamare, con un termine a noi più usuale, "atto penitenziale". Si tratta di un gesto che anche noi compiamo all'inizio della Messa ("Confesso a Dio onnipotente... "), che precede, quindi, la celebrazione vera e propria del rito.
In questo senso il salmo 15 è "atto penitenziale".
L'accesso al tempio di Gerusalemme richiedeva innanzitutto la purità esteriore, che si estendeva anche alle persone. Infatti un muro di separazione impediva ai pagani, i cosi detti "Gentili", di entrare nell'area sacra del tempio di Erode. Ciò è confermato dal ritrovamento tra i ruderi di questo tempio di lastre di marmo con scritte contenenti la minaccia della pena di morte per i trasgressori.
La purità esteriore, legata all'osservanza di determinate pratiche, diventa però, grazie soprattutto all'opera dei profeti, sempre più esigenza di intimità interiore.
A Dio interessa il cuore dell'uomo, la sua purezza. Si manifesta quella legge scritta nei cuori che sarà portata a compimento da Gesù.
La base per 1' esame di coscienza (noi nel confiteor diciamo che "abbiamo peccato in pensieri, parole, opere ed omissioni... ") di ogni ebreo che entrava nel tempio era il testo del Decalogo, cioè il testo dell'Alleanza tra Dio e Israele (Es. 20).
E' questo 1'atto che il buon ebreo doveva compiere prima di presentarsi davanti alla gloria del Signore nel tempio.
Ora, il salino 15, con .tutte le sue norme molto concrete, evidenzia che liturgia e vita, preghiera ed esistenza non devono mai essere separate.
Un cristiano che si limita soltanto ad andare a Messa alla domenica non è m buon cristiano, perché la pratica del culto non può essere separata dalle opere. Ci sarebbe
una frattura grandissima fra la sua preghiera (liturgia) e la sua vita (esistenza). Su questo tema insistono moltissimo i profeti (Is. 33,14-16, Mic. 6,6-8).
Il contenuto del salmo ci induce a non avere una visione magica della liturgia e della preghiera; il salmista, cioè, ci vuole inculcare il concetto che la liturgia senza la vita è vuota e che la vita prende anima e consistenza dalla preghiera.
Altra caratteristica del salmo 15 è la concisione. in un'epoca in cui si tendeva a moltiplicare i precetti (erano ben 613) il salmista cerca di accentrarli, di ridurli a pochi. Era, questa, anche la tendenza dei profeti. Ad esempio per Michea i precetti erano tre: pietà, amore, umiltà.
E, soprattutto, questa era la tendenza di Gesù, il quale quando gli viene chiesto quale sia il comandamento più importante della Legge risponde che il precetto è uno solo: ama Dio e ama il prossimo.
Il brano ci mette già di fronte al tentativo di arrivare al "cuore" della Legge, che è 1'amore. E' 1' unico comandamento che conta. Il salmo 15 rientra nel processo di passaggio dalla dispersione (613 precetti) unità (un solo precetto).

Struttura
V.1
Contiene una domanda e sono possibili due interpretazioni:
a) è la domanda che il fedele rivolge al sacerdote e la parte seguente del salmo è la relativa risposta.
b) è la domanda del sacerdote ai fedeli e il resto del salmo è la risposta degli stessi fedeli al sacerdote.
Sembra più plausibile la prima interpretazione.
v.2 Esprime tre condizioni generali.
v.3 Esprime tre condizioni "orizzontali" per il prossimo.
v.4 Esprime tre condizioni "verticali" per il prossimo.
v.5 a b
Indica due condizioni economico-giuridiche.
v.5 c d .
Il versetto finale riprende il primo. Indica il risultato che consegue chi avrà osservato tutte le prescrizioni contenute nel salmo.
La parte centrale del salmo, più che poetica, sembra catechetica (insegnamento) o addirittura giuridica (un canone del diritto canonico).
I simbolismi. .
I simbolismi non sono molti, proprio perché è un salmo catechetico-giuridico e non profetico.
a) Il più, presente è il simbolismo di tipo sacrale che è legato al tempio, visto come una tenda come una montagna) in cui abita il Signore (v.1 ).
La tenda ricorda la "tenda del convegno" durante l'Esodo, mentre la montagna evoca la stabilità del tempio.
b) Un altro simbolismo è ricavato da "dimorare" e da "fermarsi": è il simbolismo dell' ospitalità. "Dimorare" si può tradurre anche con "piantare la tenda". Si parte da Lui idea di instabilità, perché la tenda è instabile, perché chi pianta la tenda è un nomade che non ha un posto fisso nel quale stare. Però anche questo simbolo di instabilità (tipico del pellegrino) arriva a fermarsi in uri simbolo di stabilità finale.
L'ospite è colui che, prima o poi, se ne andrà. E` il pellegrino per eccellenza che entra nel tempio per pregare, per incontrare il suo Signore; poi esce e torna ai suoi fratelli. Ecco il simbolismo dell'ospite, che dà 1'idea di qualche cosa che, comunque, non è stabile. Tutto questo è espresso attraverso i due verbi "dimorare e fermarsi che
però, partono da una situazione di instabilità (dimorare nelle tende).

Commento.
v.l
E' un verso che esprime il camminare verso Dio, il giungere agli atri del Signore. Qui sostiamo, ma ci aspetta un altro cammino. Ma c'è un ulteriore differenza si amava da un lungo cammino non solo stanchi fisicamente, ma anche interiormente ( "venite.a me voi tutti che siete affaticati e oppressi..."). Chi è arrivato stanco sosta e quando riparte è solido, riposato, ha ritrovato la sua stabilità. La gloria del Signore lo ha .rinforzato. Così dovremmo vivere la nostra Messa: arriviamo stanchi e demotivati, veniamo ristorati e usciamo solidi, costruiti sulla roccia.
Il pellegrino va al tempio, ma alla fine dimora anche, non nel senso di abitare nel tempio ma nel senso che presso di lui il Signore ha preso dimora stabile.
E' uno scambio: tu vai nel tempio, incontri il Signore, rimani un po' e quel Dio che hai incontrato dimora stabilmente in te. Così è nella Comunione.
vv.2-5b: il corpo centrale.
Si ha un linguaggio molto essenziale, tipico dei profeti.
E' importante sottolineare che gli atti indicati in questi versetti non si debbono compiere al momento dell' ingresso al tempio; piuttosto sono comportamenti che devono rappresentare una dimensione permanente della vita del. credente, una mentalità. Ci accorgeremo che questi atteggiamenti hanno tutti una valenza comunitaria.
La nostra non può essere una fede intimistica (io e il mio Dio) ma il nostro rapporto con Dio vale proprio in quanto ci sono li altri (vedere la I° lettera di Gv.). Se non si vive in una dimensione comunitaria non si può nemmeno amare il Signore.. E' opportuno ripetere che la fede dell' ebreo, prima, e del cristiano, poi, non è intimistica,
ma sempre comunitaria. Paradossalmente 1' eremita che odia il mondo sarà sempre un pessimo eremita; 1' eremita che ama il mondo sarà sempre un ottimo eremita. Allora la fede deve essere sempre sbilanciata, con entusiasmo, verso il prossimo.
II corpo centrale del salmo l5 è un insieme di precetti in positivo e in negativo. Il salmista ci dice che non è sufficiente non fare del male (precetti in negativo), ma che bisogna fare del bene (precetti in positivo).
v.2
Possiamo affermare che la prima proposta ("Chi cammina con integrità") accomuna e condiziona tutte le altre. "Integrità" in ebraico indica il cerchio, che è sinonimo di perfezione, di completezza e si può, quindi, tradurre con il termine "perfezione". Ci richiama  la frase di Gesù "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste".
Seconda proposta: "chi pratica la giustizia". Per un ebreo osservante significa mettere . in pratica la legge, la Torah, la parola di Dio, cioè vivere 1' Alleanza e soprattutto il Decalogo (=le dieci parole). Per il cristiano invece vuol dire vivere 1' Eucarestia che è Parola fatta Carne, vivere il rituale della nuova alleanza ("Fate questo in memoria di me"). Concretamente, nella vita, significa collaborare con il Signore nell' edificazione del suo regno. Allora la giustizia diventa indispensabile per varcare degnamente le porte del tempio che sono le porte della giustizia (Salmo 118).

Terza proposta: "chi dice la verità dal cuore".
Sembra introdurre la legge scritta nel cuore. Tutta la persona deve aderire alla verità, al Signore.
v.3
Ci presenta 3 condizioni orizzontali nei confronti del prossimo: io-il prossimo. Ecco il valore comunitario. "Sulla sua lingua non v'è calunnia": quarta proposta. Non devo diffamare, perchè se lo faccio inserisco una debolezza nella comunità, creo delle divisioni. Quinta proposta: "al suo prossimo non fa del male". Non recare danno agli altri. "Ama il prossimo tuo come te stesso", amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" .
Sesta proposta: "e non lancia insulti al suo vicino". Vogliamo ricordare che i salmi sono stati composti in ma società in cui si parlava e si ascoltava; ma si leggeva pochissimo. Notiamo che ben due di queste tre proposte sono incentrate sulla parola (IV° e VI°). Per 1' uomo antico la parola è efficace, lascia il segno..
E' da evidenziare che finora manca 1' elencazione dei peccati più gravi, come 1'omicidio e l'adulterio. Sembra scontato che il fedele che si presenta al tempio non abbia commesso peccati così gravi.
v.4
"Ai suoi occhi è spregevole il riprovato, ma onora chi teme Jahweh".
Prescrizioni verticali per il prossimo. Sono "verticali" perchè riguardano sempre il prossimo ma, da uri ulteriore analisi, questi impegni risultano assunti davanti a Dio. Settima proposta: "il riprovato" è colui che Dio ha escluso. Secondo questa proposta il giusto si schiera con i giusti, cioè con coloro che Jahve approva. Si intuisce il rischio dell' integralismo, pericolo presente anche in alcuni movimenti ecclesiastici
contemporanei.
Ottava proposta: "ma onora chi teme Jahve". Ritroviamo la "legge del taglione" (sono bravo con chi è bravo), ampiamente superata dal cristianesimo.
"Timore" non ha il significato che intendiamo noi. La paura, intesa biblicamente, è 1'insieme dei sentimenti che deve avere 1' uomo davanti a Dio. C' è il timore, c' è il rispetto, ma c'è anche 1' amore, la comunione.
Nona prescrizione: "se ha giurato a proprio danno...". Ecco il giuramento che trova immutabilità e stabilità nel fatto che è stato formulato davanti a Dio.
_v.5 "Non presta denaro ad usura..."
due condizioni economico-giuridiche.
Decima prescrizione; L' usura è un peccato condannato severamente dalla Chiesa, che è stata sempre contraria agli usurai, tanto è vero che nel Medio Evo questo tipo di prestito era praticato soltanto dagli ebrei. Il sistema bancario fu visto all' inizio con estremo sospetto dalla Chiesa. Il padre di S. Francesco stava iniziando a prestare denaro con interesse quando il figlio decise di andarsene da casa. A quei tempi questa pratica era severamente condannata. Nel mondo circostante ad Israele, all' epoca in cui è stato composto il salmo 15, 1' usura era assai diffusa, quasi istituzionalizzata a livello giuridico. Per esempio, in Mesopotamia era praticato un tasso fino al 50%, mentre gli Aramei ammettevano un interesse massimo del 50% sui prestiti in denaro e fino al 100% su quelli in grano. In Israele tale prassi non era molto diffusa e i profeti si scagliavano contro gli usurai.
"Non si lascia corrompere a danno dell' innocente".
Undicesima proposta. Il versetto sembra scritto oggi. E' una piaga che affiora sovente e ci sono molti testi biblici che ne parlano come: Es. 23,8; Deut. 10,17; Ezech. 22,12; Prov. 17,23 e Is. 1,23 (lettura).
Il problema della corruzione della magistratura era di attualità nella Bibbia. .I giudici che ricevevano compensi davano sempre ragione al forte e torto al debole. Il giusto, invece, abbraccia la causa dell' innocente senza incentivi monetari. Il molo del giudice giusto avrebbe dovuto essere soprattutto quello del re.
"chi agisce in questo modo non sarà mai smosso". Il salmista riprende 1' ideale di stabilità: solo chi starà ancorato al tempio, a Dio, non sarà mai "smosso". Il giusto non è fondato sulla sabbia ma sulla roccia (Mt. 7,24-27), come la presenza del Signore è radicata sulla rupe di Gerusalemme e dà stabilità a Israele.

SALMO 15 (14) ,

L'OSPITE DI JAHWEH E IL SUO . DECALOGO

Sappiamo, o mio fratello, che è folle estrarre i sensi dei precetti del salmo, lasciandone uno o I'altro alla sua libertà. Si tratta di una collana di perle infilate: se ne liberiamo una sola, il legame è spezzato ed esse fuggono tutte. Disciplinali tutti e ciascuno aiuterà gli altri. “II bene genera il bene, la trasgressione partorisce trasgressione recitano i dottori.
(Bahya Ibn Paquda, mistico ebreo dell'XI sec., I doveri del cuore):
 

Salmo. Di Davide
1 0 Jahweh, chi potrà dimorare nella tua tenda
chi potrà fermarsi sulla tua santa montagna?
2Chi cammina con integrità,
chi pratica la giustizia,
chi dice la verità dal cuore.
3Sulla sua lingua non v'è calunnia,
al suo prossimo non fa de) male
e non lancia insulti al suo vicino.
4 Ai suoi occhi è spregevole il riprovato
ma onora chi teme Jahweh.
Se ha giurato a proprio danno, non esita,
5 non presta denaro ad usura,
non si lascia corrompere a danno dell'innocente.
Chi agisce in questo modo
non sarà mai smosso.
 
 

 SALMO16

Lettura del salmo nella versione della Bibbia di Gerusalemme e secondo un altro testo (allegato). Individuazione delle differenze.
Sembra che la versione C.E.I. sia molto più poetica dell'altra. In alcuni punti, fra i due testi ci sono divergenze così rilevanti da poter cambiare in parte il senso del salmo, tanto da far pensare che possa averlo scritto un levita oppure una persona con un'altra fisionomia
, appartenente cioè ad ma diversa cerchia di fedeli.
Innanzi. tutto è una composizione il cui testo è giunto a noi molto rovinato; è resa, perciò, difficile la ricostruzione dell'originale.
E' un salmo composito e si presta ad essere considerato un inno, una meditazione, un dialogo; infatti tutte queste tendenze sono presenti nella composizione stessa. L'inno potrebbe essere persino liturgico, la meditazione sapienziale e il dialogo un salmo di. supplica. E' indubbiamente un'opera complessa e, comunque, si tratta di uno dei pochissimi salmi che hanno un'impronta mistica. Infatti, se si considera che i salmi in generale sono componimenti che muovono da una realtà ben concreta e che il fedele di solito li usa per ottenere una realtà altrettanto concreta, si constata con stupore che in questo caso il salmista non chiede nulla.
Dalla lettura dei versetti appare, piuttosto, non il Dio di adesso, ma quello che noi. riusciremo a possedere nel futuro. Il salmo 16 trova la sua origine e la sua conclusione in Dio. " Dio è il Dio giusto" potrebbe essere il titolo del salmo stesso. Ed è facile ricordare qui la preghiera di S. Teresa d'Avila ( una persona che si è "persa" in Dio): " Nulla manca a chi possiede Dio: Lui solo gli basta". Siamo nel campo della mistica. Quindi, 1'amicizia con Dio, la gioia del credere, la comunione piena con Lui sono le tematiche importanti di questa stupenda composizione, breve, ma ricchissima di concetti.

Epoca di composizione del salmo 16
Alcuni studiosi ritengono che sia stato scritto molto anticamente, all'epoca dei primi re; secondo altri nel periodo del "post-esilio" babilonese, perchè vi sono espressi concetti che troviamo anche nel libro di Geremia; per altri, ancora, nell'epoca dei Maccabei (che difesero la fede jahvista dagli attacchi di Antioco V° Epifane il quale voleva ellenizzare Israele).
Era, quest'ultima, l'epoca in cui sorse il movimento degli Asidei, dall'ebraico Hasidim (i pii,), che secondo alcuni studiosi furono i precursori dei farisei, i quali ponevano Dio al di sopra di ogni cosa mediante la concreta applicazione della Legge giudaica (l'osservanza della. legge prima di tutta).
I farisei sono coloro che Antioco V° Epifane sgomina con facilità perchè, dopo essersi ritirati nel deserto, applicano in maniera talmente rigorosa la Iegge da lasciarsi sterminare per non combattere in giorno di sabato.
Attualmente per quanto concerne l'epoca di composizione del salmo 16 sussistono due ipotesi
a) secondo alcuni studiosi la spiritualità insita in questo testo è tipicamente sacerdotale, quella cioè di un appartenente alla tribù di Levi, e, quindi, il salmo è collocabile verso la fine della monarchia, all'incirca al tempo di Giosia, quando si realizza la grande riforma deuteronomica. In quel periodo, durante gli scavi del Tempio, vennero ritrovati alcuni rotoli dimenticati contenenti il testo del Deuteronomio e comunque molte regole ad esso riconducibili.
Da tale scoperta prende inizio la riforma con la radicalizzazione dello jahvismo, fatto ben visto dai profeti perchè il Dio espresso dalla Legge veniva posto al di sopra di ogni altra cosa. Si può presumere che ci si trovi. nell'epoca di poco precedente all'esilio babilonese;
b) secondo altri esperti potrebbe trattarsi in modo specifico della professione di fede di un cananeo, quindi di un adoratore di idoli, che si è convertito allo jahvismo. (Rinuncia agli idoli e professioni di fede in Jahve.)
Il salmo è comunemente :conosciuto come la preghiera di un sacerdote, di un levita che professa tutta la sua fiducia in Jahve. Potremmo dire che è un salmo di abbandono.
Le difficoltà preannuncìate all'inizio della lezione sono dovute alla diversa traduzione del v.3 (vedere i due testi. presi in esame). Ciò è causato dal significato che assume nelle due versioni l parola ebraica "leqedósim" che in entrambe è tradotto con "i santi".
Infatti, nella Bibbia di. Gerusalemme è scritto: "Per i santi, che sono sulla terra", mentre nell'altro testo: "Ai santi diffusi nel paese". ll termine ebraico "leqedosim", tradotto, appunto, con "i. santi", nella Bibbia compare spesso per indicare invece "gli idoli" (ved. Osea 12,.1; Is. 57,8; I Sam. 2,2).
Lettura di :Isaia 57, 8.
In questo brano, che è contro l'idolatria, il profeta parla degli idoli, di "coloro con i quali amavi trescare. E' un'espressione che si potrebbe tradurre secondo l'antica versione del salmo "hai patteggiato con i "santi" (gli "idoli", in realtà) con i quali andavi a trescare"
Proseguiamo nella lettura e incontriamo i nobili, i principi, "uomini nobili", secondo la traduzione C.E.I; "i potenti ", secondo l'altra versione.
l'appellativo " principe " era allora riservato a "Baal-Hadad", spesso chiamato "adr" (= principe, potente, magnifico), che era la principale divinità cananea. S. Paolo per defìnire "satana" usa sovente l'espressione "principe di questo mondo" (1. Corinzi 2,6-8)
Se ritorniamo al punto b) vediamo che per il convertito cananeo (supposto autore del salmo) i" santi" sono gli "idoli" e gli "uomini nobili" sono i "principi" e, in particolare, Baal.
E', comunque, preferibile la prima interpretazione (punto a) per la quale il salmo 16 sarebbe opera di un levita, di un sacerdote che proclama la sua fiducia in Dio.
Se diamo alla composizione, alla lettura, un senso spirituale possiamo dire che gli idoli sono tutte quelle piccole cose che ci distolgono da Jahve; non occorrerebbe, così, pensare a Baal.
I simbolismi:
l . Simbologia somatica (del corpo) là dove si parla di reni, cuore, volto, fegato,ecc.
2. Simbologia giuridica: "sta alla mia destra", cioè, siede accanto a me. Di solito sedevano uno accanto all'altro il difensore e l'imputato.
3. Simbologia militare: "destra". Ia mano destra veniva usata per maneggiare l'arma
la 2°e la 3° simbologia sono collegate tra loro.
4. Simbologia spaziale, che; riguarda lo spazio ed è evidente in modo particolare nel "sentiero della vita" che si conclude solo apparentemente nello "sheol", nella fossa, nel sepolcro, ma che stando all'ultimo versetto sembra in realtà continuare oltre.
Sulla base degli ultimi versetti qualcuna ritiene il salmo di epoca maccabaica, cioè composto in un periodo in cui l'idea della risurrezione si stava decisamente affermando.
5. Simbologia della terra che ha, prima di tutta, aspetti teologici perchè per gli ebrei la terra è oggetto della promessa di Jahve.Perciò la terra per un ebreo ha sempre un significato diverso da quello corrente. Si comprende così perchè alla fine del secolo sia nato il movimento sionista: gli ebrei dovevano tornare alla loro terra non per la comune esigenza di possedere un territorio, bensì perchè si trattava di attuare una promessa di Jahve.Non siamo fedeli al Signore se lasciamo che una sua promessa non venga realizzata. E' questa la valenza della terra per un ebreo.
Significativo è l'episodio del re malvagio Acab che chiede di. acquistare la vigna di Nabot, il quale però si rilìuta di vendere la terra dei suoi padri perchè rappresenta una promessa di Jahve. Qui si tratta non del possesso della terra sulla quale noi viviamo, ma della `terra vera" quella celeste. La "terra vera" è Jahve.
Pensiamo all'Eucarestia. Come é bello andare a Messa in un paese di cui non si conosce la lingua, perchè in tal modo ci si accorge che il Signore che viene celebrato in più posti è sempre lo stesso Signore! Un cristiano, ovunque vada, è sempre a casa sua..
Nel salmo 16 troviamo cinque espressioni molto belle, molto significative, che ci parlano del
rapporto terra-,Jahve.
il "lotto".
"Íl Signore è mia parte di eredità" andrebbe tradotto "lotto di eredità". Il lotto era un appezzamento di terreno che veniva assegnato alla tribù e, in seguito, ad ogni famiglia ebraica al momento dell'arrivo nella terra promessa. Dalla lottizzazione era stata esclusa la tribù di Levi (i leviti ) che non potevano possedere territori nè alcunchè di stabile, dal punto di. vista terreno per due motivi:
a) per evitare che i sacerdoti fossero coinvolti in questioni politiche e territoriali;
b) (motivo legato al precedente) per consentire alla tribù di Levi (i leviti, i sacerdoti) di avere la funzione di garante di tutte le tribù di fronte al culto. In pratica i garanti della pace fra tutte le tribù erano i. sacerdoti che attraverso la liturgia riferivano a Dio sul lavoro svolto dalle tribù stesse.
Il "calice".
E;' segno dell'ospitalità amorosa di Jahve al suo fedele. .Era Dio che porgeva .il calice, cosi come - dal punto di. vista strettamente umano- è colui che riceve in casa propria che offre all'ospite la coppa. Nell'ultima cena chi offre il calice? E' Gesù il padrone di casa, è l'ospite inteso alla latina (per i romani, infatti, l'ospite è colui. che ospita e non colui che viene ospitato).
La "sorte".
Il termine ha Io stesso significato di oggi ed era l'estrazione che si. Faceva di solito con i dadi oppure con dei bastoncini di varia lunghezza e voleva significare che il giudizio su una questione difficile veniva lasciata a Jahve.
La sorte, soprattutto per quanto riguarda la terra, diventava importante dal punto di vista sociale perchè evitava discussioni e guerre.
Ancora oggi, di fronte ai nemici, gli israeliti hanno l'esigenza di restare uniti per non soccombere. Infatti, se leggiamo l'Antico Testamento, vediamo che generalmente gli ebrei tendono tutti a conservare l'unità del popolo. Ben sappiamo che anche attualmente gli ebrei ricchi che vivono all'estero Israele e coloro che risiedono in questo Stato cercano la coesione per poter fare fronte ai nemici.
Le "corde".
Sono delle cordicelle, strumento per la misurazione e per la lottizzazione dei terreni.
L' "eredità".
In questo caso è Dio stesso l'eredità, che né tignola né ruggine; possono corrompere.

STRUTTURA DEL SALMO
E' molto semplice.
v. 1 : antifona introduttiva.
I^ parte: vv.2-6. E' suddivisa in tre parti:
- confessione positiva (il sì a Jahve) v.2
- confessione negativa (il no degli idoli) vv.3-4
- confessione nuovamente positiva (il sì a Jahve) vv. 5-6
Tale struttura è valida per la versione allegata del salmo.
Secondo la tradizione della Bibbia di Gerusalemme, invece, le tre confessioni sono tutte positive e cioè:
- a Jahve;
- a coloro che camminano con Jahve (i santi e i nobili);
- ancora a Jahve.
II^ parte,: vv.7-11. E' regolata da tre movimenti; 1. La benedizione (" benedico Jahve") : v. 7;
2. il cammino che porta al sepolcro: vv.8-10 ; 3. il cammino che conduce alla vita: v. 11
Qui c'è l'interpretazione cristiana che si ripete a tutti i funerali, perchè noi sappiamo che il cammino non termina nella fossa del cimitero dato che la vita non è finita, ma continua. Il salmo ci parla della nostra esistenza: la vita terrena è solo la prima parte dell'esistenza umana.
Ecco perchè questo componimento ha avuto tanta fortuna anche presso i cristiani. Lo vedremo più volte citato nel Nuovo Testamento, perchè è il salmo che più di altri apre la strada alla concezione teologica cristiana.

Commento
v.1. E' la sintesi di. tutto il salmo e rispecchia la nostra vita. Notiamo un duplice movimento: a) da una parte Dio protegge .il fedele (movimento discendente);
b) dall'altra, il fedele si affida totalmente a Dio (movimento ascendente).
Questo salmo, potremmo quasi dire, ci descrive la Messa o qualsiasi Sacramento, perchè è il punto di incontro tra la grazia di Dio che scende ( quindi il Signore che opera ) e l'uomo che attinge alla grazia e rende culto al Signore.
vv.2-6 (I° parie). Dio che ci ha dato la vita non è solo la fonte dalla quale proviene il bene, ma è "il bene", è "l'unico bene"
Questo principio ha molte conseguenze: ad esempio, gli stessi doni che Dio ci ha concesso, come la vita, non sono dei fini ultimi. da realizzare. La vita che il Signore ci ha donato non conta nulla al suo cospetto tanto è vero che posso sacrificarla per Lui.
Sottolineiamo che tutto ciò che proviene da Dio non é Dio. Smascheriamo, così, tanti discorsi paganeggianti che sentiamo fare. Per il salmista l'unico vero bene è Jahve.
Ricordiamo l'esempio di S. Teresa d'Avila, monaca di clausura per vent'anni, che cambiò il suo stile di vita per una banale esperienza. Lei stessa commentò il fatto dicendo che aveva ritenuto per tanti anni che Dio fosse l'essere più importante della sua vita, ma in quel momento capì che Dio era l'unico bene.
 

SALMO 16 (15)

IL CANTO DELLA MISTICA:
SENZA DI TE NON HO GIOIA

Una volta lo spirito di Baalshem era così abbattuto che gli sembrava di non aver parte del mondo futuro. Allora disse a se stesso: "Se amo Dio, che bisogno ho di un mondo futuro? ". (Buber M., Racconti chassidici, Milano 1979, p. 96).
Che egli sia il tuo Dio unico: / senza di lui non c'è per te gioia... / Tu sei il mio tutto, il mio unico. / In ogni pietra è te che io vedo, / nella mia anima non c'è più angoscia. /
(Tukaram, poeta indù).
 

Miktam Di Davide.
Proteggimi, o Dio, in te io confido!
2 Ho detto: Jahweh, Signore, sei tu il mio bene ,
sopra di te non c'è nessuno!
3 Ai “santi” diffusi nel paese,
ai “potenti” andava tutto il mio favore.
4 Sono numerose le pene di chi segue un dio straniero.
Ma io non verserò più le loro libazioni di sangue,
sulle labbra non metterò più il loro nome.
5 Jahweh è la porzione attribuitami e il mio calice,
tu custodisci la mia sorte.
6 Le corde della misurazione sono cadute su un luogo delizioso,
sì, è splendida la mia eredità.
7 Benedico Jahweh che mi ha dato consiglio ,
anche di notte istruisce i miei reni.
8 Io pongo sempre innanzi a me Jahweh,
sta alla mia destra non posso vacillare.
9 Per questo gioisce il mio cuore ed esulta il mio fegato
anche la mia carne abita al sicuro,
10 perché non abbandonerai la mia vita nello sheol,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
11 Mi mostrerai il sentiero della vita,
gioia piena davanti al tuo volto,
delizia alla tua destra per sempre.

SALMO 16 - CONTINUAZIONE
vv.3 e 4. Le due traduzioni sono in parte differenti.
"Ai santi diffusi nel paese,
ai potenti andava tutto il mio favore".
"Santi" e "potenti" sono i due termini usati per indicare gli idoli.
Il testo del v. 3 è molto controverso. Sembra ormai accertato che il salmo sia il canto del levita, della persona consacrata a Dio, di un appartenente alla tribù di Levi che non detiene né terra né altre ricchezze, ma che possiede soltanto il Signore.
Sarebbe inverosimile credere che un appartenente alla categoria sacerdotale avesse potuto convertirsi dal culto degli idoli stranieri a quello di Jahve. Quindi è preferibile accettare il testo della Bibbia di Gerusalemme secondo il quale i "santi" e i "nobili" sono le persone con cui si accompagna il levita, il consacrato a Dio.
Lettura del v. 4 nelle due versioni.
Nonostante alcune differenze formali, la sostanza delle due traduzioni coincide. In ogni caso qui si parla dell'idolatria (venerazione degli dei stranieri). Una delle caratteristiche dell' idolatria è la "libazione di sangue", cioè il sacrificio umano cruento, soprattutto di bambini. A tale proposito ricordiamo che la narrazione del mancato sacrificio di Isacco (Gen. 22) è considerata un brano polemico nei confronti degli appartenenti alle religioni idolatriche dei paesi circostanti a Israele, per le quali il sacrificio umano era un fatto normalissimo. Il popolo israelita ha sempre visto il sacrificio umano come il segno della tirannia degli idoli. L' uomo è talmente schiavo dell' idolatria da uccidere i suoi figli per dare soddisfazione agli idoli assetati di sangue.
Ricordiamo a tale proposito il caso di un re famoso, uno dei più empi, il re Acaz che aveva sacrificato i suoi figli per ingraziarsi i Baal (Cronache 2/28).
Un altro famoso sacrificio umano nella Bibbia riguarda la città di Gerico che, distrutta, non avrebbe più dovuta ,essere ricostruita. Fu, invece, riedificata ad opera di due personaggi malvagi con il sacrificio di fondazione; cioè con l'immolazione di bambini sui cui cadaveri veniva costruito il torrione o la porta principale delle mura. Nell'antichità, presso i Cananei, questa prassi era considerata normale, tanto che nelle scoperte archeologiche è possibile cogliere l'evoluzione di tale deplorevole abitudine. Infatti sotto le- mura di edifici databili alcuni secoli dopo i fatti sopra citati, si sono ritrovate le anfore funerarie vuote; senza lo scheletro dei bambini. Si tratta probabilmente del retaggio di quel sacrificio umano diventato in seguito solo simbolico.
Israele ha sempre combattuto contro questa mentalità. Per Jahve non esistono sacrifici umani.
v. 4c: "sulle labbra non metterò più il loro nome". E' 1' invocazione. Solitamente aveva due scopi: 1) la richiesta di aiuto; 2) la lode.
"Nome". Il nome per gli ebrei indicava la persona concreta e, quindi, pronunciare il nome della divinità era come dare loro consistenza (perciò anche il nome di Jahve indica Jahve stesso, la sua persona). Ecco perchè, per sommo rispetto, non si pronuncia mai il nome di Dio.
Allora colui che non è idolatra rifugge dai sacrifici cruenti umani e non pronuncia il nome di quelle false divinità.
vv. 5-6.
Lettura della versione della Bibbia di Gerusalemme. La terra è considerata in tutta la sua importanza anche perchè manca (il levita non possiede alcun bene materiale). E' Jahve che prende il posto della terra: "Il Signore è mia parte di eredità".
v.6: "Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità". E' sempre sottinteso che tale eredità è Jahve.
Il salmista in questi versetti ci vuol dire che la terra è uno degli elementi fondamentali della spiritualità e della religione ebraiche. Ecco perchè per gli ebrei lo Stato di Israele, cioè "la terra dei Padri", è tanto importante.
Ma c'è qualche cosa di più importante della terra ed è il possesso di Jahve. La tribù di Levi, che non detiene la terra, è la più felice di tutte perchè possiede il Signore.
Qui si sta preparando la terra messianica: noi possederemo completamente Jahve quando saremo nell'aldilà. Allora la terra sfuma nel suo significato concreto, per diventare sempre di più un luogo di speranza in cui si vedrà Dio faccia a faccia.
In questo senso il salmo 16 canta 1' attesa, la speranza. E' la ricerca di Dio che durerà fino al termine della nostra vita. Leggendo questa composizione dovremmo sentirci protesi verso il Signore.
v.7.
Lettura delle due versioni.
E' un versetto importante perchè ci dà 1'idea della continuità che ha nel tempo 1'insegnamento di Jahve, il quale ci istruisce ininterrottamente, senza pause. Se ascoltiamo la sua parola percorriamo sicuramente la via giusta.
Il "consiglio" di Jahve è sempre finalizzato alla piena comunione con lui.
v.8.
Notiamo il simbolismo militare o giuridico (il difensore nei processi sta alla destra dell'imputato; nello schieramento di battaglia il soldato che difende una persona è collocato alla sua destra. E, sempre nella battaglia, la spada è impugnata dalla mano destra).
Dio è presenza protettiva, perchè non si accontenta di guardarci da lontano, ma si rende presente quasi fisicamente alla nostra destra per impedirci di vacillare. Leggiamo allora il versetto 8 in senso spirituale: la fede non risolve, non cancella i nostri problemi, ma aiuta ad affrontarli tenendo nella mano destra la spada di Jahve. Pensiamo al significato di questo salmo per il popolo di Israele che da millenni è perseguitato: chi ha alla sua destra il Signore non può vacillare, tanto che non solo può resistere ai nemici, ma anche attaccarli e vincerli. Ecco la spiritualità ebraica: Jahve è alla mia destra, non posso vacillare. Anche noi cristiani dovremmo riscoprire una grande fiducia in Dio per rimanere saldi nella fede.

v.9.
Quando Jahve è alla mia destra non solo lo spirito, ma anche il mio corpo è nella pace, nella serenità e nella gioia.
Abbiamo, a tale proposito, 1'esempio di padre Turoldo che, saputo di essere ammalato di cancro ("quel drago che mangia il mio corpo"), ha dimostrato in un bellissimo libro di poesie di avere una grande fede. Diceva, infatti, di non temere quel drago che mangiava il suo corpo perchè era con Dio.
Ecco, allora, che le caratteristiche tipiche del credente sono la fiducia, la sicurezza e la gioia.
vv. 10-11.
Siamo all'apice del salmo e i versetti 10 e 11 non avrebbero quasi bisogno di commento.
Secondo una certa interpretazione questo salmo segna il superamento dello sheol, perchè dopo la morte c' è "gioia piena nella tua presenza; dolcezza senza fine alla tua destra". E' 1' interpretazione più valida e più bella. Secondo altri, invece, il v. 11 riguarderebbe soltanto la vita terrena, perchè se una persona possiede il Signore adesso, in questa vita, allora è "gioia piena e dolcezza senza fine".
Possono coesistere benissimo entrambe le interpretazioni.
Si sfaterebbero così tante opinioni come, ad esempio, quella secondo la quale il cristiano deve soffrire nella vita terrena per gioire nell' aldilà. Ma noi dobbiamo già essere contenti. Ciò non vuole dire che il cristiano non debba soffrire e non prendere su di sé i dolori del mondo, ma significa che egli deve rimanere, nonostante tutto, nella "gioia piena e nella dolcezza senza fine''.
Il nostro è il Dio della speranza, di quella virtù che ci aiuta ad andare avanti con serenità, perchè sappiamo di poter contare sempre proprio su di lui.
Il linguaggio degli ultimi due versetti è liturgico e potrebbe indicare una teofania (la manifestazione di Dio), ovviamente molto più delicata di quella avvenuta con Mosè (ricordiamo i tuoni, il fuoco, ecc...), quasi come quella con Elia, quando il Signore si manifestò con un venticello. Quasi sempre noi ci aspettiamo un Dio che arriva dal cielo con potenza, e, invece, Egli si manifesta quotidianamente senza bisogno di grandi teofanie.
"alla tua destra" (v.11). Noi cristiani pensiamo a Gesù Cristo assiso alla destra del Padre. Il salmo è, prima di tutto, cristocentrico
Quando leggiamo un salmo dovremmo chiederci:
1 ) che cosa mi dice di Gesù Cristo?
2) che cosa mi dice di Dio?
3) Che cosa dice di me, del discepolo, e della comunità (cioè della chiesa)?
A lungo andare diventa un errore pregare i salmi ripiegati su noi stessi, perchè il giusto cammino della preghiera dei salmi deve avvenire in questo ordine:
1 ) Gesù Cristo
2) Dio
3) Noi, per ultimi.
Ricordiamoci di questa scala di priorità anche quando ci rechiamo in chiesa per I'Adorazione Eucaristica.
 
 

SALMO 22

La lettura del salmo 22 deve essere fatta tenendo presenti i corrispondenti racconti della passione e della resurrezione nei quattro vangeli (consueta lettura della composizione nella traduzione della Bibbia di Gerusalemme e nella versione allegata).
Il salmo si divide nettamente in due parti: la prima parte è la supplica di un orante disperato, proprio senza speranza, abbandonato da tutti (''Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?");
la seconda parte è l' inno di colui che ha trovato la felicità della salvezza e che, oramai in pace, ringrazia Jahve.
Potremmo dire che il salmo 22 descrive lo stato d' animo di una persona disperata che ha la forza di chiedere aiuto al Signore, il quale la esaudisce. L' orante, poi, proclama la salvezza ricevuta con un grande inno di lode e di ringraziamento.
Pascal vede in questa composizione il volto di Cristo "in agonia sino alla fine del mondo". E' il salmo di Cristo oggi, più che il salmo di Cristo quando era sulla croce ,
2000 anni fa. Ma se è vero che il mistero pasquale si perpetua nella Messa, allora è vero che anche l' angoscia di Cristo si perpetua oggi. Il salmista esprime la sofferenza del Cristo pur glorioso che anche oggi soffre con la Chiesa per tutta l' umanità. Allora Cristo è in agonia sino alla fine del mondo.
Le tre sezioni del salmo:
1) vv. 2-22 : la supplica;
2) vv. 23-27 : l'inno di ringraziamento
3) vv. 28-32 : l'inno messianico a Jahve.
SALMO 22 (21 )
GRIDO DI PASSIONE E DI GLORIA:
DIO MIO. PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?

1 AI maestro del coro. Sull'aria “Cerva dell'aurora”.
Salmo. Di Davide.
2 Dio mio Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Lontano, dalla mia salvezza sono le parole del mio lamento!
3 Dio mio, grido di giorno ma tu non rispondi,
di notte. non ho mai silenzio.
4 Tu sei santo
e siedi in mezzo alle lodi di Israele.
5 In te hanno confidato i nostri padri,
hanno confidato e tu li hai posti in salvo.
6 A te gridarono e furono liberati ,
hanno confidato e non restarono delusi.
7 lo invece sono un verme, non un uomo,
un rifiuto dell'uomo, lo sprezzo del popolo.
8 Chiunque mi vede, mi schernisce,
storce le labbra, scuote il capo:
9 "Si è affidato a Jahweh? Lo liberi lui,
lo scampi lui, perché in lui s'è compiaciuto!".
10Sei tu che mi hai estratto dal grembo materno,
mi hai protetto fin dal seno di mia madre;
11 a te mi sono appoggiato fin dalle viscere materne,
dal grembo di mia madre tu sei il mio Dio.
12 Non stare lontano da me,
perché I'angustia è vicina
e non vi è chi aiuti.
13 Numerosi tori mi circondano,
tori di Basan mi assediano.
14 Spalancano contro di me le loro fauci
leoni che sbranano e ruggiscono.
15 Come acqua sono versato, le mie ossa si sono dissolte,
il mio cuore è come cera, mi si fonde tra le viscere.
16 Il mio vigore inaridisce come coccio,
la mia lingua s'è incollata al palato, su polvere di morte mi hai deposto!
17 " Cani mi circondano,
 una banda di malvagi mi cinge,
le mie mani e i miei piedi sono legati.
18 Posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi osservano, mi guardano,
19 spartiscono le mie vesti,
sul mio mantello hanno gettato le sorti
20 Ma tu, Jahweh, non stare lontano,
tu, mia forza, affrettati in mio aiuto!
21 Libera dalla spada la mia vita,
dalle zampe del. cane il mio unico bene!
22 Salvami dalla bocca del leone e dalle corna dei bufali!
Mi hai esaudito!
23 Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea:
24 "Voi che temete Jahweh, lodatelo ,
tutta la stirpe di Giacobbe gli dia gloria,
lo tema tutta la stirpe di Israele!
25 Egli infatti non ha disprezzato e non ha sdegnato la miseria del povero,
non gli ha nascosto il volto,
quando lo invocava, l'ha ascoltato”.
26 Tu sei la mia lode nella grande assemblea,
adempirò i miei voti davanti a quelli che ti temono.
27 I poveri mangeranno e si sazieranno,
quelli che lo cercano loderanno Jahweh:
viva il loro cuore per sempre!
28Tutte le estremità della terra
si ricordino e si convertano a Jahweh,
tutte le famiglie dei popoli
si prostrino davanti a lui.
29 Poiché è a Jahweh che appartiene la regalità,
è lui che domina sui popoli.
30 A lui solo si prostreranno quanti dormono negli inferi,
davanti a lui si curveranno quanti sono scesi nella polvere,
il cui essere non è più in vita
31 La mia discendenza gli renderà culto,
parlerà del Signore alla generazione che viene,
32 annunzierà la sua salvezza
al popolo che deve nascere ancora: “Ecco I'opera di Jahweh!”.
 

SALMO 22 CONTINUAZIONE

Confronto del salmo 22 con i racconti della passione di Gesù. Notiamo che la maggiore corrispondenza nei riferimenti e nelle citazioni si trova nel Vangelo di Matteo, che si rivolge ad una comunità di ebrei convertita. E' un vangelo ricco di citazioni veterotestamentarie, perché l'evangelista vuole dimostrare ai cristiani provenienti dall'ebraismo che Gesù porta a compimento le profezie dell'antico Testamento.
Anche Giovanni, pur facendo pochissime citazioni dell'A.T., in realtà riprende quanto detto dai profeti e dai salmisti. Qualche studioso addirittura sostiene che il canovaccio della narrazione della passione in Giovanni sia proprio il salmo 22. Potremmo dire che questo racconto giovanneo sia la versione in prosa del nostro salmo.
Ricordiamo come lo scorso anno studiando il quarto Vangelo abbiamo letto tanti brani profetici senza che mai fosse citata la fonte.

Richiamiamo la suddivisione di massima del salmo:
1^ parte: supplica;
2^ parte: ringraziamento;
3^ parte: apertura messianica.
Ci soffermiamo brevemente sulla seconda parte (vv.23-27) in cui il ringraziamento al Signore diventa corale, liturgico.
Segue la lettura dei versetti.
Nei vv. 23-27 incontriamo il termine assemblea che è la comunità degli eletti.
Questa seconda parte ha una introduzione nel v.23. Segue un canto liturgico eseguito dall'assemblea (vv.24 e 25) poi un intervento del solista (v.26); infine, il cosiddetto " sacrificio di comunione", cioè il sacrificio di ringraziamento che veniva offerto al Signore il quale aveva esaudito le richieste.
La seconda parte del ringraziamento costituisce un salto nell'interno de salmo. Prima il credente chiede; poi all'esaudimento della richiesta personale fa seguire una liturgia di ringraziamento alla quale partecipa tutta l'assemblea.
Alcuni studiosi interpretano in senso comunitario questa composizione che non è proclamata dal singolo sofferente perché è il popolo tutto che soffre. Vorremmo dire che è il salmo della sofferenza dell'ebreo di sempre, dell'ebreo perseguitato.
Se questo è il salmo del popolo, allora la sua seconda parte è comunitaria, come il dolore di un singolo membro è sentimento di tutta la comunità. Nei versetti che stiamo considerando vi è un'assemblea che loda (il coro) intervallata dalla voce dell'orante (il solista).
Mentre qualche interprete sostiene che il salmo 22 è di tutto il popolo, altri invece ipotizzano che il protagonista possa essere il re che coinvolge tutta l'assemblea nella lode di ringraziamento. E' un'ipotesi con scarso seguito. Per altri studiosi questo salmo sarebbe di un orante che diventa un modello per tutti coloro che soffrono. In tal senso si potrebbe dire che è il salmo del sofferente, ma non del disperato.
Nella rilettura neotestamentaria il nostro salmo si riallaccia ad alcuni brani importantissimi dell'Antico Testamento, come ad esmpio quello che parla del " servo sofferente< di Jahve" (vedere Isaia). Il Messia non è un re, ma colui che soffre e si addossa, come un capro espiatorio, tutti i peccati per i quali muore nella sofferenza.

I simbolismi sono numerosi.
1- simbolismo spaziale.
E' lo spazio della lontananza perché Dio è lontano e ciò comporta nel credente , nel sofferente, l'angoscia che porta all'interrogativo: perché non ci sei? Qui si vede l'attualità del salmo 22.
2- Simbolismo temporale.
Sono il giorno e la notte che danno il senso della completezza del tempo( quasi una dimensione circolare del tempo).
Dio è lontano giorno e notte: ecco i tempi lunghi del signore.
3- Simbolismo zoomorfo.
Prende spunto dagli animali: toro, bufalo, leoni, cani e vermi. A proposito di questi ultimi ricordiamo come S. Francesco quando incontrava sul suo cammino un verme non lo calpestava perché quell'essere strisciante per terra gli ricordava il salmo 22 e, quindi, l'estrema umiliazione subita da Gesù nella passione.
4- Simbolo venatorio.
Ricorda la caccia nella quale l'orante è visto come la preda ferita.
5- Simbolo giuridico.
E' contenuto nel versetto 19. Infatti la spogliazione delle vesti era l'atto giuridico che si compiva quando la persona moriva. In pratica la prima divisione dei beni del defunto era proprio quella che riguardava le vesti.
6- Simbolo somatico.
E' il simbolismo del nostro corpo, come nei vv. 15-16-17. La morte si diffonde nelle membra come una piovra che prende tutto l'organismo. E' la morte che dipende dall'acqua, sia dalla sua sovrabbondanza ( diluvio è morte) sia dalla sua carenza (siccità è morte). La gola riarsa evoca la polverizzazione dell'individuo e porta alla morte, alla tomba, allo sheol.
 

STRUTTURA DEL SALMO
La prima parte (vv. 2-22) comprende:
A. apertura drammatica (vv 2 e 3) in cui prevale la domanda: perché sei lontano?
B. primo movimento (vv. 4-12) nel quale per colui che prega c'è un contrasto fra la lontananza e la vicinanza di Jahve. Per questo motivo l'angoscia dell'orante può anche aumentare;
C. secondo movimento (vv. 13-19): entrano in campo le varie belve e lo sfacelo fisico d colui che prega;
D. conclusione (vv.20-22): " non ti allontanare!". Ecco allora la speranza (" tu mi libererai da queste belve") e poi la vicinanza di Dio. Per il credente comincia a farsi un po' di luce.

La seconda parte (vv.23-27): il ringraziamento.
Si distingue:
a. apertura (v.23): il solista orante;
b. canto orale (vv.24 e 25);
c. canto del solista (v 26);
d. sacrificio finale (v.27) al quale partecipano, ed è importante, i poveri. Per noi cristiani i poveri potrebbero anche essere intesi nel senso stretto del termine. Chiediamoci se alla nostra Eucarestia partecipano i poveri ovvero se hanno un ruolo importante. Rispondiamo affermando che nella messa tutti i preseti hanno pari dignità e che il momento della carità vissuta è l'Offertorio che coincide con la raccolta delle offerte che dovrebbero essere destinate ai bisognosi della comunità. Dobbiamo considerare che le vere ricchezze della Chiesa sono i poveri.

La terza parte (vv.28-32): inno cosmico di ringraziamento a Jahve re universale.
Vi si riconoscono:
A. la proclamazione della regalità di Jahve (v. 29);
B. il canto cosmico a Jahve re (vv.28, 30-32)
COMMENTO
vv.2-3
Nel grido della prima riga c'è il violento contrasto tra l'aggettivo possessivo "mio", tra il " Dio mio", un Dio che sento totalmente mio e la sua lontananza. Ecco la drammaticità dell'apertura del salmo: un misto tra la sottintesa professione di fede ("Dio mio") e l'angoscia che nasce dal non sperimentare concretamente la presenza di Dio ("perché mi hai abbandonato").
Il lamento riguarda non solo lo spazio ("sei lontano"), ma anche il tempo (" di giorno e di notte"). Si tratta della lontananza più dura e totale, del silenzio più assoluto da parte del Signore. Che dire dell'inizio del salmo gridato da Gesù sella Croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Il versetto rispecchia il sentimento di Gesù-uomo:
è un lamento che non si esaurisce in sé, ma che si apre alla speranza e alla professione di fede in Dio che è re e domina su tutte le nazioni.
Ricordiamo la conuetudine ebraica secondo la quale citando l'inizio del salmo si penssa all'intera composizione.
vv.4-12
Ci sono alcune difficoltà di interpretazione del v.4. Nella Bibbia di Gerusalemme leggiamo "Eppure tu abiti la santa dimora". Si tratta dell'interpretazione dei settanta e di S. Gerolamo ed è senz'altro la più bella. Dio non è da lodare, ma è lui stesso la lode d'Israele, Jahve è l'origine, la causa, il fine della lode, e quindi, della liturgia. Ecco perché anche durante la Messa funebre si deve lodare e ringraziare il Signore. I salmi costituiscono il modo più alto per lodarlo: ricordiamo che sono la stessa parola di Jahve.
La Chiesa, illuminata dallo Spirito Santo, ci porta a partecipare alla grande liturgia di lode il cui vertice è la messa che è supplica, lode, ringraziamento e invocazione.
Anche il papa ricordava ai giovni nell'incontro di Como che la Messa, pur così breve, è mirabile e completa e che dobbiamo viverla come il più grande  miracolo di ogni giorno, perché è il dono più grande della Chiesa ai fedeli.
La Messa è nata nelle prime comunità cristiane. Vi si leggevano l'Antico Testamento, alcuni brani della vita di Gesù e si condivideva il pane. Rea l'agape fraterna che prevedeva essenzialmente due momenti:
a) la Cena del Signore (Eucarestia).
b) la raccolta del cibo da offrire ai poveri della comunità.
La celebrazione si concludeva con un banchetto.
In base ai luoghi in cui vivevano le comunità, vennero successivamente composti dei testi di lode con la consacrazione, la procedura per l'invocazione dello Spirito Santo e la liturgia della parola. Da ciò ebbero origine i vari riti che, comunque, prevedono sempre la liturgia della parola, l'invocazione dello Spirito Santo e la Consacrazione.
Anche oggi i testi dei differenti riti vengono predisposti dalle varie diocesi e sottoposti all'approvazione della "Congregazione per il culto". Tutti ricordiamo che in Lombardia il "rito ambrosiano", quello della diocesi di Milano, è difforme dal "rito romano". Fino al 1700 circa a Como si seguiva il "rito patriarchino" ( del Patriarcato di Acquileia ) in contrapposizione al rito praticato a Milano.
Salmo 22 - continuazione
vv. 5-6: lettura
In questa strofa troviamo l'elemento tipico della fede di Israele (che diventa anche nostro): il ricordo di ciò che Dio ha operato. La fiducia che noi adesso abbiamo nel Signore si appoggia sulle grandi opere salvifiche passate. E sono tanti i testi profetici che si basano proprio su questo, come la liberazione dalla schiavitù in Egitto, la manna, la Legge e la conquista della terra promessa.
Se Dio mi ha già aiutato tante volte non può abbandonarmi oggi e in futuro.
Allora l'intervento che il salmista invoca ha una solida garanzia di esaudimento nella fedeltà salvifica divina.
vv. 7-9: lettura
E' il culmine del dramma. Questi versetti richiamano alcuni brani del "Servo di Jahve" (e in particolare Is. 52, 13 e 53, 12) nei quali si trova descritta l'abiezione a cui è ridotto l'orante. Le sventure hanno ridotto il salmista al livello del verme strisciante nella polvere.
Purtroppo, le sventure del giusto sono per il non-credente un motivo per continuare a negare l'esistenza di Dio e un motivo di scherno nei confronti del credente e, quindi, per quest'ultimo fonte di ulteriore sofferenza.
Quando il credente soffre, gli altri proprio in quel momento lo osservano e attendono la sua testimonianza. Molti di noi hanno notato come la testimonianza positiva nella prova scuota i non-credenti o, quanto meno, faccia sorgere un dubbio o porre la domanda: perché succede tutto questo?
Se rileggiamo i brani della passione del Signore ritroviamo le stesse espressioni del nostro salmo: sono le parole pronunciate dalla gente che assiste alla crocifissione di Gesù. Ecco la forza della Croce: Cristo che può (è Dio!) scendere dalla croce, non scende; può liberarsi, ma non si libera. Egli accetta liberamente la sua passione. In proposito ricordiamo l'episodio di Pietro che nell'orto del Getsemani colpisce con la spada un servo del sommo sacerdote e viene apostrofato da Gesù con le parole (Mt 26, 53-54) "Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture,...?"
vv. 10-12
I versetti evocano alcuni brani biblici come Is. 44, 2; Ger. 1, 5; Gal. 1,15.
Dio non si limita a conoscerci al momento della nascita, perché ci ha formato nel grembo materno. Si tratta di un'intimità profonda fra Dio e il credente. E allora: come può il Signore che mi ama così tanto abbandonarmi proprio adesso? Non può avermi creato per l'infelicità!
Diceva S. Ignazio di Loyola quando parlava dei vari spiriti: ricordati che quando sei in uno spirito di desolazione non devi disperare, perché verrà lo spirito di consolazione; nello stesso tempo quando sei in uno spirito di consolazione non pensare che duri sempre, perché verrà lo spirito di desolazione.
Questo pensiero ci aiuta ad essere molto equilibrati, perché la nostra vita è un alternarsi di momenti più o meno favorevoli, e ad essere sereni sempre, perché Dio c'é. Tutto passa, ma Dio resta.
I vv. 10 e 11 sono frutto della pace e della comunione profonde presenti nel passato del salmista: "dal grembo di mia madre tu sei il mio Dio". Non c'è stato neppure un momento in cui il salmista e il Signore siano stati distanti.
Il simbolo della nascita è bellissimo anche perchè sottolinea la grandezza di Dio che ha operato quasi come una levatrice. Se tutto ciò è vero la drammatica situazione attuale dell'orante è totalmente inspiegabile, se vista con occhio umano.
v. 19: la speranza comincia a prendere corpo.
vv.13-19 E' la descrizione dell'attuale, penosa situazione del credente; si awale dei simboli molto belli, ma ampollosi.
Entrano in scena i tori di Basan, che era una regione transgiordanica famosa per i suoi pascoli e suoi allevamenti del bestiame. I tori sono simbolo della forza violenta e in Amos 4,1 le vacche sottolineano lo spirito gaudente delle donne di Samaria.
ll toro ha una forza tremenda e può essere simbolo della violenza dei nemici, ma, anche, segno della potenza divina o di quella regale. Secondo la logica degli estremi, questo animale simboleggia le forze del bene e le forze del male.
Il leone non ha la forza brutale del toro, è un avversario più nobile e tende agguati a prede scelte fra gli animali più belli (non è uno sciacallo).
Nel v.16 irrompe il concetto di morte e qui si coglie anche la volontà di Dio: "su polvere di morte mi hai deposto". I nemici sono stati uno strumento, un tramite, per umiliare l'orante. Molto spesso il Signore è inflessibile con le persone alle quali chiede tanto: toglie loro tutto ciò che può costituire sicurezza umana. E' l'epopea di Giobbe. Dio tira la corda fino al punto di rottura, ma, quando gli si chiede umilmente, insistentemente aiuto, tutto cambia (per le persone che "camminano" nella fede è una normale esperienza spirituale).
v. 17 : "un branco di cani mi circonda".
Un'annotazione importante: per gli ebrei i cani erano animali impuri e aggressivi.
ll termine "cane" è passato a designare i prostituti sacri e le prostitute sacre ( "cani" e "cagne") dei culti cananei. Ancora oggi nell'induismo esistono le prostitute sacre:
Per gli ebrei essere colpiti da cani era motivo di ignominia e di disonore.
"hanno forato" (v.17c) ha nella versione originale vari significati: legare, scavare, lacerare e indica, comunque, una enorme sofferenza anche fisica.
Il v.18 ha una particolarità: "Essi mi guardano" deriva dal verbo "ra'ah" che significa "guardare divertendosi". Sono ancora le persone di prima, cioè i persecutori, i non credenti (v.8) a godere delle sofferenze del protagonista.
vv. 20-22: lettura
Si riprendono in chiave diversa tutti i simboli degli animali comparsi nei versetti precedenti. Ora Dio vince tutti, non ci sono problemi.
v.21b: "dalle unghie del cane la mia vita..."
Qui "vita" è espresso con "nefesh" e significa l'intero essere. Dio salva tutta la persona (anima e corpo).
Il nostro corpo è destinato alla risurrezione ed è per questo motivo che nei funerali cristiani con l'incensazione si rende onore al corpo umano nel quale c'è un alito di vita immortale. Quel corpo vivrà perché è tempio dello Spirito Santo.
vv. 23-27: lettura
Siamo in una grande liturgia di lode; Dio si prende finalmente cura del credente, dell'orante.
Si rileggano con attenzione il "Magnificat" e, prima ancora, il "Cantico di Anna" la madre di Samuele.
Ecco, il Signore interviene a favore dei poveri e degli umili.
Questo è il salmo del giusto che è stato esaudito e che non può trattenersi dal cantare per sempre la sua lode a Jahve.
"Lodate", "lode", "loderanno".
Per la prima volta compare il verbo "halal" (=lodare) la cui radice significa "splendore", "luce accecante". E' la luce di Dio che raggiunge l'uomo e lo avvolge.
La luce vera è Jahve.
V. 23: "Annunzierò" ~. "loderò"
Annunziare e lodare sono le due grandi funzioni della liturgia. La Messa è, di per se stessa, catechesi. La liturgia è già annunzio. Infatti, ecco l'annuncio esplicito dopo la Consacrazione: "Annunciamo la tua morte, o Signore, e proclamiamo la tua resurrezione...".
w. 24-25
L' assemblea che partecipa alla liturgia è formata dai poveri I " poveri di Jahve", gli "anawim" che non sono tanto i poveri in senso materiale, ma più che altro coloro che, pur umiliati, hanno una grande fiducia in Dio e sono presenti al banchetto di comunione tra Jahve, l'offerente e tutti gli altri. E' l'immagine della Messa.
La liturgia si concludeva con il sacrificio di comunione che consisteva nel mangiare la parte non bruciata delle carni che l'offerente aveva portato per il Signore. Della vittima offerta, infatti, venivano normalmente bruciate le interiora e le carni grasse, mentre il resto dell'animale era consumato dai sacerdoti, dall'offerente, dai suoi familiari e dalle altre persone presenti al rito.
Nell'olocausto, invece, la vittima veniva completamente bruciata perchè totalmente destinata a Dio.
Il banchetto di comunione ci richiama la classica immagine biblica della gioia, della contentezza, dell'allegria, della felicità.
vv. 28-32: lettura
Qui si allargano gli orizzonti: è una lode cosmica con la partecipazione di tutte le nazioni.
Davanti a Jahve "si prostreranno quanti dormono sotto terra" e si piegano "quanti discendono nella polvere".
"E io vivrò per (lui". Se mettiamo in bocca a Gesù questo salmo capiamo che si sta parlando della risurrezione. Allora. nel v. 30 I'espressione "E io vivrò per lui" ( tratta dalla traduzione dei LXX, può avere due significati:
a) vivrò grazie a lui (la causa della mia vita)
b) vivrò per piacere a lui (il fine della mia vita).
Questa non è soltanto la lode di tutti i popoli sparsi sulla terra, ma di tutte le generazioni; lode infinita(significato spaziale) o eterna (significato temporale).
Qui c'è la Messa che è memoriale del passato, del presente e del futuro. perchè ogni Messa ha in sè tutte e tre queste funzioni. Allora, è un profumo di eternità che respiriamo nella Messa.
Concludiamo dicendo che il salmo 22 ci invita a ripensare a tutte le opere che il Signore ha fatto per noi.
 

SALMO 23

"II buon pastore" - SaImo.Di Davide.
Lettura del notissimo salmo nelle due consueto versioni.
Alcuni riferimentio biblici:
1 Ezechiele 34;
2 Giovanni I0 (iI celeberrimo brano del buon pastore);
3- Geremia 23,1-7: lettura.
Quest'ultimo brano costituisce il più importante riferimento biblico al salmo ed è interessante notare come il Signore si assuma il ruolo del buon pastore in sostituzione di coloro che hanno abbandonato il gregge.
Le parole chiave, le più importanti del salmo 23, sono contenute nel v. 4: "tu sei con me" e sono poste nel testo ebraico esattamente al centro della composizione, che si preannuncia come un salmo di fiducia. E' un testo semplicissimo, quasi scarno, che raggiunge. però i vertici della poesia.
Secondo alcuni studiosi il salmo riunisce in sé l'aspetto culturale, l'esperienza quotidiana e l'esperienza di fede. Se "tu sei con me", o Signore, allora tu sei "il mio pastore".

I simboli
Sono due  molto semplici
1- il pastore, che in questo salma é Dio. Il simbolo é un mezzo per parlare di Lui.
II pastore, per il semita, è anzitutto un compagno di viaggio, è colui che costantemente cammina insieme al suo gregge con il quale condivide tutti i rischi (belve e ladri compresi).
In Gv. 10 si nota iI contrasto fra il pastore serio e il mercenario. Il vero pastore è colui che sa dove andare, che conosce la via e, quindi, guida il suo gregge lungo il sentiero più agevole, più sicuro.
Anche in Michea 5 e in Zaccaria 13 la figura del buon pastore diventa connotaziane del Messia, ossia dell'inviata di Dio che pascerà il suo gregge. II Signore é il pastore supremo e, se anche a volte delega altri, rímane sempre iI pastore per eccellenza.
2- L'ospite, inteso alla latina, ossia la persona che ospita.
Nel nastro salmo l'ospitalità è opulenta; è la tipica, cordialissima ospitalità orientale di quell'epoca. Un significativo esempio di questa accoglienza s trova espressa nell'episodio di Abramo che accoglie gli angeli alla quercia di Mamre. Possiamo, inoltre, rileggere I'episodio di Lot, a Sodoma, quando difende gli angeli ospiti dagli aggressori, ai quali offre le figlie piuttosto che dissacrare l'ospitalità concessa.
Questo concetto dell'ospitalità corrisponde al diritto d'asilo, rimasto valido per molti secoli nei luoghi sacri. Ecco, allora, che diventa ovvio il cammino indicato nel salmo aII'israelita: iI luogo più sicuro al quale approdare non può essere che il Tempio.
Struttura del salmo
I parte (vv. 1-4): ``il canto del pastore'', così suddivisa:
a) v. 1a: dichiarazione di fede;
b) v. 1b e 3a: descrizione pastorale di una sosta, di un momento di tranquillità;
c) 3b - 4c: descrizione di cammino del gregge che si rimette in marcia;
d) 4d: un'altra dichiarazione di fede.
II parte (vv. 5-6): "il canto dell'ospite":
a) v. 5a: dichiarazione di fede;
b) vv. 5b - 5d: descrizione dell'ospitalità in generale;
c) v. 6: descrizione dell'ospitalità specifica e sacra (quella del Tempio)
Commento
I parte - vv. 1-4. "Il canto del pastore"
V.1 - Grande professione di fede: `'Il Signore è il mio pastore"; ed io ci credo!
vv. 2 -3a: descrizione di una sosta del gregge in cui domina proprio l'atmosfera del riposo.
Bisogna considerare che nei luoghi descritti dal salmista non si trovano ricchi pascoli; l'acqua é scarsa. Ecco,. perciò, la straordinarietà della prima scena: il pascolo è verdeggiante e l'acqua è abbondante. Per una società nomade, infatti, due elementi chiave sono l'acqua e il foraggio per il gregge e per il pastore.
La professione di fede nasce dalle opere di Dio. La. fiducia in Jahve, come già dicevamo nel commento ai salmi precedenti, si basa sulle opere divine. Io riconosco che il Signore è sempre stato presente nella mia vita (una volta mi. ha condotto ai pascoli erbosi, un'altra volta ad acque tranquille) e per questo io adesso faccio la mia professione di fede.
"Acque tranquille". La traduzione esatta del termine ebraico corrispondente è "acque di riposo''. Nella Bibbia la parola "riposo'' non ha il nostro significato corrente, ma è sinonimo di "shalom'', pace, che qui assume la connotazione di dono di Dio. La pace non è solo l'assenza di guerra, ma anche serenità profonda. "Riposo" è sinonimo di pace globale.
E' una pace sempre legata al dono della terra promessa; come dire: avrai la tua pace, quando avrai la tua terra. E' quasi un pegno per il futuro dell'ebreo di sempre.
Secondo una nostra interpretazione la pace a cui noi aneliamo è quella dell'aldilà (la nostra terra promessa). Leggiamo il salmo 95: l'uomo si allontana dalla pace con il peccato perché si rompe l'alleanza. con Dio. In questo caso l'uomo perde la sua serenità e il suo riposo e non riesce ad entrate nella dimensione divina, :nella benevolenza. del Signore.
v.3
Nella versione allegata, al posto di "Mi rinfranca" è scritto "Mi restituisce la vita". Indubbiamente è più valida questa seconda versione, che evidenzia "vita", ossia "nefes", che significa la persona viva nella sua interezza. Potremmo così leggere; "Mi reintegra totalmente nel mio essere persona". La pace di Dio mi dà la possibilità di realizzarmi pienamente.
W.3b-4
E' la descrizione del cammino del gregge attraverso la strada giusta. II Signore, mio pastore, mi guida per il cammino moralmente giusto. Infatti, se io seguo Dio non andrò mai sulla strada dell'empio (salmo 1 ) che è la strada del peccato.
"per amore del suo nome". Il nome rimanda alla realtà stessa di Dio. Il Nuovo Testamento ci dice che Dio è amore, che l'amore ha in sé stesso la sua ricompensa perchè è gratuito. Il Signore ci ama sempre ugualmente perchè trova in sé le ragioni dell'amore. (quindi per un cristiano la misura dell'arnore è quella stessa di Dio che ama anche l'essere più spregevole, proprio perchè - vale la pena di ripeterlo - il suo amore trova in se stesso la propria ricompensa.
Il nome evoca anche "l'onore" di Dio e, insieme, la sua "glorificazione" universale davanti a tutte le nazioni. Guidando il suo popolo e salvandolo il Signore glorica sé stesso. Se l'uomo non fosse succube del peccato capirebbe che Jahve è degno di. essere glorificato.
La "valle oscura" costituisce un grave pericolo per le insidie dei dirupi, dei briganti, ecc.. Ma, se passiamo oltre il simbolo, scopriamo che si tratta non di una valle oscura, ma di una realtà infernale, dello "sheol", dell'assenza della luce di Dio. E l'essere l buio può significare il trovarsi in una situazione difficile di cui non vediamo l'uscita. Potremmo paragonare la valle oscura alle varie tempeste della vita. Però, o Signore, io non ho paura perchè tu sei con me. Anche qui abbiamo la professione di fede.
Ricordiamo che S. Francesco di Sales, quando parla della "Santa indifferenza", sostiene che ciò che conta per noi è fare la volontà di Dio, consapevoli del suo amore.
V.4b
L'immagine della sicurezza è rafforzata da "bastone" e "vincastro".
Il bastone era l'arma del pastore, forse un randello corto e pesante; arma di difesa che in Michea 7,14 assume anche il valore di scettro di Dio e, per assimilazione, di scettro del re, simbolo della regalità divina. Il bastone esprime il simbolo della difesa.
Il "vincastro" in origine era un ramo lungo e ricurvo che serviva essenzialmente per guidare il gregge. E' espressione della guida sicura del gregge.
Il gregge quando riposa è nella pace e quando si sposta non teme nulla perchè è difeso dal bastone e guidato dal vincastro.
II^ parte - vv. 5 - 6: il canto dell'ospite
La nuova immagine non è molto difforme dalla prima. Il cammino del gregge, nella mente del pastore, ha una meta ben precisa : la tenda, la casa dell'ospite. E' molto bella la descrizione dell'ospitalità tipicamente orientale.
Il vocabolo ebraico tradotto con "mensa" (v.5) indica invece "pelle", che nella civiltà beduina viene stesa per terra e sulla quale si apparecchia il pranzo.
Nella descrizione dettagliata della squisita ospitalità rileviamo due elementi:
1 - "cospargi di olio il mio capo" (v.5c).
Il significato dell'olio è molteplice. E', ad esempio, l'olio odoroso con cui l'atleta si spalma i muscoli per tonificarli ed indica, quasi, il diffondersi dell'energia di Dio (vedere nel cristianesimo l'amministrazione dei Sacramenti con il crisma).
L'olio è anche medicinale (vedere l'episodio del buon samaritano che medica le ferite con l'olio); è segno di salute, quindi. Non tralasciamo di ricordare le virtù cosmetiche dato che l'olio protegge la pelle dal sole cocente d'oriente e rende lucido il volto. Possiamo trovare un'allusione allo splendore, alla gioia.
Nel Nuovo Testamento una peccatrice versa l'olio sui piedi di Gesù come omaggio, mentre Maria usa dell'unguento costoso come quello adoperato per cospargere i cadaveri (segno della passione).

2 - "Il mio calice trabocca".
Il calice, la coppa evoca in sé l'immagine della pienezza, della sete estinta.
Ai lati della mensa ci sono i nemici, sia in senso reale che in senso figurato (il peccato, i demoni). Sono, però, impotenti. (v.5b)
Il gregge ha per meta la casa nella quale l'ospitalità è totale: si tratta, ovviamente, della casa del Signore, del Tempio. (v.6)
La "bontà" e la "fedeltà" amorosa di Dio sono le virtù tipiche dell'alleanza, sono le realtà che conducono il gregge (il fedele) fino al Tempio.
L'amore divino ci precede sempre e, allora, le due realtà, caratteristiche del Dio buono e del Dio fedele, diventano l'equivalente liturgico del vero pastore.
"Mi saranno compagne" (v.6)
E' mal tradotto un verbo ebraico che non significa solo vicinanza o compagnia, ma "guidare con sollecitudine". In Gv. 10 leggiamo che il pastore arriva a dare la vita per il suo gregge, così come Cristo ha dato la vita per noi.
Nel v: 6c incontriamo "abiterò". Qui sorge una questione spinosa, perchè nel testo masoretico (dei masoreti, teologi e glottologi che avevano vocalizzato il testo ebraico della Bibbia) si legge "ritornerò". Allora, il nostro sarebbe un salmo di pellegrinaggio e il gregge;
rappresenterebbe il popolo in movimento (durante una festa di pellegrinaggio verso il Tempio. Là si trovano la pienezza della gioia e l'ospitalità totale.
Se accettiamo "abiterò" sottintendiamo, invece, un desiderio profondo di non staccarci dal Tempio, di restare almeno con cuore attaccati alla casa di Dio e alla pace che ne deriva. Questa seconda interpretazione è di Gran lunga preferita oggi e suffragata dai salmi 27 e 91, per cui non si tratta di un salmo di pellegrinaggio, ma di cammino verso Dio, nostra meta. il fedele riconosce in Jahve il suo pastore e con lui realizza la comunione più profonda.
Interpretazioni del salmo
1 - Interpretazione storica: si tratta del canto composto da Davide dopo che era stato consacrato da Samuele con l'olio regale. E' un'interpretazione oggi non più condivisa.
2 - Interpretazioni dei Padri della Chiesa:
a) è il salmo della Chiesa che cammina sotto la guida di Cristo verso Dio; b) è; il canto del singolo fedele che cammina verso il suo Signore;
b) è il salmo che parla degli spiriti beati in paradiso.
 
 
 
 
 

SALMO 23 (22)

" CANTO DEL PASTORE E DELL'OSPITE:
... PERCHÉ TU SEI CON ME"
1 Salmo. Di Davide.
Jahweh è il mio pastore,
non manco di nulla.
2 Su pascoli erbosi mi fa riposare,
mi guida ad acque tranquille.
3 Mi restituisce la vita ,
mi conduce per il .giusto cammino,
per amore del suo nome.
4 Dovessi anche passare per la valle più oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me:
il tuo bastone e il tuo vincastro sono il mio sostegno.
5 Tu .imbandisci davanti a me una mensa
sotto gli occhi .dei miei avversari.
Ungi di olio il mio capo,
la mia coppa trabocca.
6 Certo, bontà e fedeltà mi accompagneranno
tutti i giorni della mia vita
e abiterò nella casa di Jahweh
per lunghissimi giorni.

SALMO 36

"Malizia del peccatore e bontà di Dio"
Lettura del salmo nella versione della Bibbia di Gerusalemme e nell'altra allegata.
E' un salmo molto bello, perché descrive l'umanità nei suoi estremi di malizia e di bontà. Il salmista presenta l'empio che si pone in contrasto con Dio.
L'avversario dell'empio non è mai l'altro uomo che egli vorrebbe calpestare, ma è sempre il Signore perché contro di lui l'empio agisce.
L'uomo che compie il male, nel momento stesso in cui si mette contro Dio è già sconfitto. La malizia umana non potrà mai vincere la bontà divina.
Evidenziamo che anche in questo salmo la vittoria spetta a Jahve e alla sua bontà.
Dal punto di vista letterale e stilistico si tratta di un salmo molto libero, non riconducibile a una famiglia ben precisa.

STRUTTURA DEL SALMO
vv.3-5
Si inizia con una tipica tematica sapienziale che fa apparire il salmo come appartenente alla "famiglia sapienziale".
Infatti contiene un'analisi pessimistica della malvagità umana che porta all'ingiustizia.
Sono temi cari alla sapienza, come il chiedersi il perché del male e dell'ingiustizia nel mondo. A questo proposito abbiamo ben presente il libro per eccellenza su questo argomento, il Qoèlet, che inizia con "Vanità delle vanità..".
vv. 6-11
Il salmo cambia decisamente tono e diventa un inno ( dovrebbe quindi appartenere alla "famiglia innica" che canta la giustizia divina). Si snoda un grande inno in onore del Dio giusto.
Nei versetti centrali risaltano la gioia e la pace e gli attributi divini che sono evidenti
nel v. 6 "fedeltà amorosa " e " fedeltà costante";
nel v. 7 "giustizia salvifica" e " giudizio secondo diritto";
nel v. 8 " fedeltà amorosa" e " rifugio sicuro".
Sottolineiamo, poi, quei simboli che in oriente sono molto importanti:
"cibo" e " acqua" nel v.9
"vita" e "luce" nel v.10
" fedeltà amorosa" e " giustizia che porta alla salvezza" nel v.11.
vv.12-13
Cambia ancora lo stile e il salmo diventa "supplica" rivolta alla giustizia  divina, certezza del suo intervento.

I SIMBOLI
1) SIMBOLISMO SPAZIALE di cui il salmista si serve per dirci alcune cose . E' il classico schema quaternario ( quattro elementi): cieli, nubi, monti, abisso.
I cieli e le nubi richiamano una dimensione verticale verso l'alto; i monti e l'abisso una dimensione verticale verso il basso.
I monti, che sono la tradizionale residenza di Jahve il quale domina tutto l'orizzonte, danno anche l'idea della dimensione orizzontale.
Lo schema quaternario ci richiama i quattro elementi dei quali è composto il mondo oppure, ad esempio, i quattro punti cardinali.
E' un salmo che ci dà l'idea della concretezza, della totalità dell'amore di Dio.
Elenchiamo i quattro termini tecnici ai quali abbiamo già accennato:
a) hesed=fedeltà amorosa;
b) sedaqah=giustizia salvifica;
c) mispat=giudizio secondo il diritto
d) emunah=fedeltà costante.
Sono quattro grandi attributi divini che troveremo spesso nei salmi.
Allora Dio è il tutto, è la pienezza e il creato forma un'armonia piena, totale,
In proposito è facile ricordare Genesi 1, quando si annota di fronte ad ogni opera della creazione " Dio vide che….era cosa buona"; per non parlare della creazione dell'uomo, davanti al quale il Signore vide che era cosa molto buona.
In questo salmo , allora, intravediamo quasi un dimensione edenica ( da Eden) in contrapposizione con le immagini pessimistiche collegate al male.
II) SIMBOLISMO DELL'ABBONDANZA (rivedere la seconda parte del salmo 23, "il canto dell'ospite") che viene descritta soprattutto nei vv. 8-11 con immagini stupende per un popolo stanziato in una zona stepposa e desertica.
L'aggettivo " preziosa " ( in ebraico jaqar) che nel v. 8 denota l'incomparabilità, qualche cosa di infinitamente più grande di ciò che noi possiamo esprimere, cioè la grazia di Dio.
Nel v.9 è significativa l'espressione " si saziano dell'abbondanza della sua casa". La traduzione letterale sarebbe " si saziano col grasso della tua casa".
Una annotazione importante: nella società semitica il grasso non viene mai scartato, perché ritenuto la parte migliore, il  segno dell'abbondanza e della gioia. Perciò le parti grasse delle vittime erano riservate a Jahve nei sacrifici di comunione, anche come simbolo dell'abbondanza.
Non per nulla tutte le pecore più redditizie in Palestina erano quelle dalla coda lunga, piena di grasso; code che costituivano il boccone più prelibato riservato al re.
Nello stesso versetto si canta l'abbondanza delle acque, rappresentatate dal torrente. Potremmo rileggere Ez.47, un brano profetico molto bello, che parla delle acque che escono dal Tempio, che formano prima un ruscello, poi un torrente, poi un fiume immenso che va ad irrigare la valle del Mar Morto e la rende fertile.
Ecco l'abbondanza di un'acqua che non soltanto scorre, ma riporta ala vita. Viene spontaneo, allora, pensare al nostro battesimo e all'episodio della donna samaritana al pozzo (Gv.4).
Nella Bibbia l'acqua simboleggi anche la sapienza che rende  saggia la persona; cioè la sapienza divina che irrora l'uomo, tutti gli uomini che sanno accogliere il messaggio divino. Potremmo anche richiamare l'Eden (il paradiso terrestre che si supponeva collocato nella Mesopotamia, circondato da quattro fiumi, tra i quali il Tigri e L'Eufrate). L'Eden è un'immagine del passato, ma proiettata nel futuro (escatologia).
Quando sgorgherà l'acqua viva ci srà il paradiso di cui l'Eden era solo l'immagine.

III) SIMBOLISMO: LE IMMAGINI DELL'INTIMITA'
Il rifugio, ovvero in ebraico "hasah".
v.8 "si rifugiano" ha una valenza quasi militare. Richiama la sicurezza di un castello, di una rocca e, quindi, della rocca per eccellenza: il tempio di Gerusalemme ( e, poi, la Chiesa).
" Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali". Le ali sono un simbolo frequentemente usato nella Bibbia con riferimento a due uccelli in particolare: l'aquila e la chioccia.
In Mt. 23,37 Gesù dice "…quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli ......, corne una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali ..."
Le ali danno un senso di protezione, come le ali dei due Cherubini che si univano quasi a dare protezione all'Arca dell'alleanza.
INTERPRETAZIONE DEL SALMO
Nei primi versetti del nostro salmo si parla dell'ateismo biblico che in pratica consiste: nel vivere senza curarsi di Dio.
Secondo l'ateo biblico non sussiste il problema di negare l'esistenza di Jahve; perchè tanto egli non agisce e lascia l'uomo abbandonato a se stesso.
Da tale atteggiamento discendono conseguenze terribili perché l'uomo si comporta da padrone, da prepotente e da violento.
Purtroppo è una concezione non solo biblica ma anche moderna.
Infatti oggi nessuno più costruisce, come nel secolo scorso, sistemi filosofici per negare l'esistenza di Dio, perché non interessa il fatto che Egli esista o meno.
Dio non rientra negli interessi dell'uomo moderno.
COMMENTO
Iettura vv. 2-5.
v.2 - "parla il peccato"
Traduzione letterale: "nel cuore dell'empio c'é l'oracolo del peccato."
L'uso del termine "oracolo" comporta uno stravolgimento di ciò che di solito la Bibbia adopera per definire la parola del Signore. Infatti "oracolo" è usato qui a proposito del peccato, che diventa così quasi una persona, la divinità dell'uomo empio, il quale non riconosce la rnaestà di Jahve, è idolatra (adora gli idoli) e non possiede altro dio che il peccato.
Il peccatore non ha " timor di Dio", che non è la paura di Dio, ma un atteggiamento religioso globale; è l'insieme dei sentimenti che l'uomo prova davanti al Signore.
V. 3
Risulta di difficile interpretazione a causa del testo piuttosto corrotto. Altra versione rispetto alla Bibbia di Gerusalemme:
"Egli adula troppo se stesso per poter trovare la sua colpa e detestarla".
Teniamo valido il nostro testo ("Poichè egli si illude con se stesso"). Il peccatore al centro) della sua vita pone il peccato e l'illusione di se stesso (come se il proprio io fosse un idolo). L'empio crede che ogni colpa, ogni peccato, sia un torto fatto a se stesso perchè non riconosce Dio.
II mondo del peccatore è chiuso, perchè egli non riesce a riconoscere la sua colpa e !a ricerca del peccato è una pura illusione per un essere ripiegato su se stesso. Se trovasse le sue colpe, l'empio dovrebbe fare i conti con il Signore.
V.4
"Vane e menzognere sono le sue parole"
Nella civiltà antica risulta importantissima la parola che dovrebbe essere il segno, l'espressione di ciò che è dentro di noi. A questo proposito Gesù non si stancava mai di tacciare di ipocrisia i farisei, perché le loro parole non corrispondevano ai sentimenti del loro cuore.
Ecco, il peccatore non riesce a creare unità tra parola e cuore perché le sue parole sono inique e fallaci, cioè "menzognere". Il v.4 sostanzialmente significa, che senza Dio è impossibile compiere il bene. il peccatore, ripiegato su sé stesso, è incapace di intrecciare relazioni autentiche sia perché non è illuminato dal signore, sia perché ha scelto come sua divinità il peccato.
v.5
"iniquità trama sul suo giacilio"
il" letto" o " giaciglio" su cui l'empio sviluppa le sue macchinazioni può avere due significati:
1) simbolo cristologico ( richiama la notte che a sua volta richiama il peccato);
2) simbolo psicologico ( nella Bibbia esprime spesso l'intimità, i sentimenti più profondi di una persona).
3) L'empio è costante e ostinato nel male e ciò impedisce la sua conversione.

vv.6-11
Ci introduciamo nel mistero dell'amore divino.
v.6
ALCUNE SOTTOLINEATURE
a) GRAZIA= hesed, parola che ritorna nel grande Halle (salmo136), tradotta con . " perché eterna è la tua misericordia".
La traduzione più appropriata potrebbe essere in questo caso: " fedeltà amorosa". E' la fedeltà All'alleanza, prerogativa principale di Jahve.
Infatti Dio è fedele in eterno.
Teniamo presenti altri significati di "hesed":
"tenerezza, grazia, e bontà";
b) "emet" o "emunah" (fede) da cui deriva la parola "amen" che significa: così è, in verità. Esprime il senso di una sicurezza, di una stabilità. Dio è stabile.
Se l'empio è costante nel peccato, il Signore è costante nella fedeltà e nell'amore. Viene spontaneo il parallelo con il mondo di oggi, sempre alla ricerca di certezze. Se noi cristiani vogliamo rendere un servizio autentico al mondo di oggi, dobbiamo dare la certezza di Dio.
v.7
ALTRE DUE PAROLE DA CONSIDERARE:
a) GIUSTIZIA=seda/pah, ossia " la giustizia di Dio" o, anche, "provvidenza salvifica di Dio".
Dio si manifesta nelle sue opere di salvezza: è giusto perché è provvidente;
b)  GIUDIZIO=mispat, ossia il governo che il Signore esercita su tutto il creato.
E' l'alleanza stipulata con tutta la nazione (come narra il primo capitolo della Genesi) e che successivamente si approfondisce con altre alleanze (Noè, Abramo, Mosè, ecc. sino al singolo fedele).
vv 8-10
Qui. ci sono i simboli dell'abbondanza , di cui si è già detto, che ci richiamano le immagini della pace interiore e totale e della gioia del fedele.
v.11
Vengono ripresi i termini di grazia e di giustizia ed è tratteggiato il ritratto del credente, ossia di colui che:
l. conosce Dio ( conoscenza biblica ed esperienza intima e profonda del Signore);
2. è retto di cuore (secondo la Bibbia la rettitudine è propria di chi nella sua condotta di vita si ispira alla Torah.).
vv. 12-13
E' la supplica finale alla giustizia divina perchè Dio protegga efficacemente il suo fedele dal malvagio.
"non mi raggiunga il piede dei superbi…".
Questo desiderio, come vediamo spesso nei salmi, si basa sulle opere divine: io chiedo al
Signore di disperde i superbi perché l'ha fatto altre volte.
Le opere di salvezza fondano la nostra speranza futura
La sconfitta dell'empio è una certezza storica, anche se non sempre nella ,Bibbia; questa affermazione risponde a vcerità. Può capitare, infatti, che il malvagio sia apparentemente trionfante (libri sapienziali) e muoia senza punizione. Se il giusto e il peccatore finiscono entrambi nello "sheol" non risulta vera l'affermazione della certezza della sconfitta dell'empio.
Da questa riflessione si sviluppa, infatti, l'idea della resurrezione e della retribuzione, nell'aldilà. La nostra speranza nella resurrezione si fonda sull'opera storica del Signore, che ha fatto risorgere Gesù.
In questo modo possiamo affermare che Dio ha sempre trionfato.
vv. 8-11
Un'ultima annotazione interessante:
questi versetti vengono recitati ancora oggi dall'officiante durante il rito per l'imposizione del "manto della preghiera" (talled) al ragazzo ebreo di circa 12-13 anni, che diventa così a pieno titolo religiosamente adulto.

SALMO 36(35)
L'ATEO E IL CREDENTÉ:
QUANTO È PREZIOSA LA TUA GRAZIA!
L'argomentazione speculativa, non prelude alla fede. Gli. antecedenti della fede, sono dati dalla meraviglia e dalla lode come premesse. Noi lodiamo prima di dimostrare. Mentre per gli altri problemi noi dubitiamo prima di arrivare ad una decisione, nei riguardi di Dio cantiamo prima di formulare parole. Fino a quando non sappiamo in che modo lodarlo, non possiamo imparare a conoscerlo. La lode è la prima nostra risposta alla meraviglia. Che cos'altro ci rimane da fare di fronte al sublime se non lodare, arrossire per la nostra incapacità di esprimere ciò che vediamo e vergognarci per non sapere ringraziare della nostra facoltà di vedere?... Quando mente e anima si trovano in reciproco accordo, allora nasce la fede. Ma, prima, il nostro cuore deve conoscere il tremito dell'adorazione.
(Heschel A.J., L'uomo non è solo, Milano 1970. pp. 81-82).
1 AI maestro del coro. Del servo di Jahweh, di Davide.
2 Nel cuore dell'empio c'è I'oracolo del peccato,
davanti ai suoi occhi non c'è timor di Dio.
3 Egli adula troppo se stesso
per poter trovare la sua colpa e detestarla.
4 Vane e menzognere sono le sue parole
è impotente a capire e a fare il bene.
5 Trama iniquità sul suo giaciglio,
si ostina sulla via non buona,
non respinge il male.
6 Jahweh la tua bontà è nel cielo
la tua fedeltà fino alle nubi,
7 la tua giustizia è come i monti altissimi
il tuo giudizio come l'abisso immenso:
uomini e animali tu salvi, o Jahweh.
8 Quanto è preziosa la tua bontà, o Dio!
I figli dell'uomo si rifugiano all'ombra delle tue ali.
9 Si saziano col grasso della tua casa,
li disseti al tuo torrente paradisiaco.
10 È in te la sorgente della vita,
nella tua luce vediamo la luce.
11 Concedi la tua bontà a chi ti conosce
e la tua giustizia a chi ha il cuore retto.
12 Non mi raggiunga il piede dei superbi ,
non mi disperda la mano degli empi.
13 Ecco, cadono i malfattori,
sono abbattuti, non possono rialzarsi.

Salmo 51 - "Miserere".
Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.
Iettura del salmo nella versione della Bibbia di Gerusalemme. E' da tenere anche presente la traduzione allegata.
Il salmo 51 è l'espressione sintetica di quel respiro di dolore e di peccato che sale dal cuore dell'umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Si tratta di una composizione molto bella, vicina all'esperienza di ogni persona. Ci offre una visione realistica dell'uomo che ha in sé anche il male, la tendenza al peccato (infatti non è intrinsecamente buono, nonostante i miti dell'illuminismo). Sottolineiamo anche un aspetto ottimistico: dove non può arrivare l'uomo arriva la misericordia di Dio. L'uomo, che sarebbe destinato al rimorso per avere peccato, s'incontra con l'amore misericordioso di Jahve che perdona e gli toglie, così, il rimorso
vv.1-2
Traduzione letterale:"Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. Quando andò da lui il profeta Natan perchè era andato con Betsabea".
Questa versione evidenzia che in ebraico si usa il solo verbo "andare''' per esprimere due concetti ed è su tale gioco di parole che insiste il salmista.
Lo stesso verbo, cioè, viene usato sia per l'azione peccaminosa (Davide "era andato con Betsabea" sia per 'azione salvifica di giustizia misericordiosa che si manifesta attraverso il profeta Natal {che andò da Davide).
Sono due azioni contrapposte il peccato e la misericordia salvifica di Jahve, che riporta la giustizia.
Lettura attenta di 2 Samuele cap. 11 e 12, 1-13 che narrano episodi fra i più drammatici della Bibbia e della vita di Davide.
Una interessante annotazione a proposito di Uria l'Hittita {mercenario al soldo di Davide), che rifiuta di rientrare una sera nella sua casa come gli aveva chiesto il suo re.
Nell'antichità capitava spesso che i soldati impegnati in un'azione bellica facessero voto di castità, quale sacrificio propiziatorio per la riuscita della guerra.
Alcuni interpreti sostengono che Uria, pur essendo tornato vicino alla sua casa, continuasse a vivere il voto come fosse al fronte con i compagni.
Nello stupendo cap. 12 leggiamo una delle più belle parabole dell'Antico Testamento, quella narrata dal profeta Natan a Davide.
Riprendiamo le considerazioni sul salmo 51.
I vv. 1 e 2 vorrebbero come autore di questa composizione Davide, portato a pentirsi del suo peccato.
Quindi: Davide ha commesso un grave peccato; la parola di Dio tramite Natan arriva fino a lui Io induce a pentirsi; il perdono richiesto viene accordato.
Tuttavia l'attribuzione a Davide non é sicura, perchè sì notano diversi contrasti nell'opera. Ne evidenziamo due:
1- fondamentale è il contrasto tra il culto sacrificale e l'esigenza di un culto interiore. Il Signore non vuole tanto il fumo degli olocausti, i sacrifici e le preghiere, quanto iI cuore dell'uomo. Questo contrasto è tipico del profetismo collocabile nei sec. VII e Vl a. C.. Ad esempio, Geremia è contrario al culto esteriore.
Quindi, il salmo è attribuibile ad un'epoca successiva a quella davidica e, comunque, é indubbio che la parte più antica sia stata rimaneggiata con aggiunte posteriori;
2- in particolare i vv. 12-14 sono di epoca esilica babilonese, perchè in essi appare un termine tecnico proprio dell'esilio (bara =creare).
Inoltre, nei vv. 20 e 21 potremmo vedere delineata una imminente ricostruzione del Tempio nel quale finalmente si svolgeranno ancora i sacrifici antichi.
Nel "Miserere" convergono in sintesi Ie grandi idee del profetismo, ma non esposte in modo teologico o polemico, come erano soliti fare i profeti, bensì sotto forma di preghiera rivolta umilmente a Jahve.
STRUTTURA DEL SALMO

E' abbastanza semplice.

I^ parte.
vv.3-11 : descrizione del peccato, confessione della propria colpa, perdono- purificazione.
In particolare:
vv.3-4:invocazione;
vv. 5-8: confessione del peccato; perdono; vv.9-11 :invocazione di purificazione.
Al centro di questa prima parte si colloca il v.6 b, importantissimo per il salrnista che recita:" perciò sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio"

II^ parte
vv.12-19; protagonista è la grazia.
Nei vv.12 e 19 tornano due parole: " spirito e cuore".
II v.15 fa da transizione fra la prima e la seconda sezione della II^ parte. Quindi:
I^ sezione: vv.12-14: lo spirito dell'uomo
v.15: il passaggio;
II^ sezione:vv.l6-19: il cuore è il sacrificio gradito a Dio.

III° parte.
vv.20-2l:una conclusione liturgica.

Ricapitoliamo:
I^ parte: peccato-perdono
II^ parte: grazia
III^ parte: invocazione liturgica.
I SIMBOLI
I° tema simbolico: il peccato.
Fissiamo la nostra attenzione su tre parole:
pesa = ribellarsi (tipico del vassallo che non dà l'obbedienza dovuta al suo signore);
awon = torcere, curvare, attorcigliare (il peccato ci fa curvare, piegare su noi stessi);
hatta' = sbagliare bersaglio (chi sbaglia non centra il bersaglio che é Dio).
Ricordiamo che nel salmo 8 l'uomo appare come il vassallo di Dio, come colui al quale é stato data il potere su tutto I'universo. E il vassallo quando pecca si ribella al sua signore.
II° tema simbolico: la purificazione
vv.3e4;vv.9-11
v.3-"cancella le mie trasgressioni" oppure: "cancella il mio peccato".
Il verbo "cancellare" (mahah), preso dal linguaggio giuridico indica la cancellazione di una scrittura giudiziaria o commerciale (ad esempio): la cancellazione di un debito.
v.4- "lavami da tutte le mie colpe"
E 'tradotto con "lavare" l'ebraico "Kabas", che era un verbo comune nel mondo dei lavandai, dei tintori che cambiavano il colore dei tessuti.
Facile è il passaggio dalla nozione di lavaggio dei tessuti a quello di purificazione.
v.4b: "mondami dal mio peccato"
Il verbo "thaer" (mondare, essere puro) deriva da "thr'' (splendore). Potremmo anche tradurre: "rendimi splendente cancellando il mio peccato".
Nel v.9 tornano questi simboli e si aggiungono le immagini dell'issopo e della neve.
L'issopo è una pianta non ancora ben identificata, ma pare si tratti dell'origano o della maggiorana che spuntano ancora adesso fra i muri di Gerusalemme e in zone aride dell'oriente.
I rami dell'issopo sono usati come aspersori in alcuni rituali. Dalla Bibbia sappiamo che con essi si aspergevano persone mondate dalla lebbra oppure il popolo durante il rituale della Alleanza ( in quest'ultimo caso il ramo di issopo veniva intinto nel sangue).
La lebbra richiama il peccato; il sangue dell'agnello con il quale vengono lavati, cancellati i peccati. del popolo richiamano l'Alleanza.
"La neve". Al riguardo leggiamo Isaia 1,18.
Qui la purificazione è totale perché non rimane più nulla del colore iniziale.
La neve, quindi, richiama proprio il candore e lo splendore.
III° tema simbolico: somatico, cioè del corpo. E' riscontrabile in varie parti della composizione.
In questo salmo sono coinvolti i corpi degli uomini e, in senso antropomorfico, il corpo di Dio. Ricordiamo che nella Bibbia l'uomo è visto come un essere unitario (non tanto come diviso in anima e corpo) e, perciò. tutto ciò che era fisico aveva un significato anche morale e viceversa . Non per niente la lebbra era considerata il segno visibile dei gravi peccati di un uomo
Quindi secondo una mentalità diffusa in Israele prima di Gesù, ed ora ampiamente superata, il male fisico sarebbe in rapporto diretto con la condizione di peccatore.
A questo punto subentra lo spirito che dà vita e forza nuova alla persona.; spirito che forma e cambia il cuore.
IV Tema simbolico la: liturgia.
Ad esempio nel v. 15 leggiamo un simbolo liturgico là dove è scritto "Insegnerò agli erranti le tue vie".
In ebraico il verbo "insegnare" corrisponde a un termine tecnico usato per indicare la catechesi sulla Torah, cioè gli insegnamenti della Legge che portano le persone a proseguire sulla retta via.
Altro termine liturgico: "il sacrificio", che sarà quello del cuore, da una parte, e quello previsto dalla Torah, dall'altra.
Noi sappiamo che le due cose non sono disgiunte. Pensiamo alla Messa che dovrebbe vedere non solo la partecipazione dell'uomo con tutto se stesso (anima e corpo, per intenderci), ma anche del fedele con il suo cuore che da quel sacrificio viene; trasformato per diventare sempre più cuore che ama e che si dona.
V.16 - " La mia lingua esalterà la tua giustizia".
Il vocabolo "esaltare" richiama le danze rituali. Non si tratta soltanto di un'esultanza delle parole, ma anche dei gesti.
Altri simboli (liturgici sono, ad esempio, l'altare e I'olah, che è l'olocausto, cioè il sacrificio perfetto.
COMMENTO
Lettura del testo allegato.
vv. 3 - 4 : 1'invocazione e la richiesta di purificazione.
Balzano all'occhio le due realtà antitetiche: il peccato e Dio. Il peccato è ribellione al Signore e al suo progetto; è imperfezione, colpa, trasgressione, e si ritorce sempre contro l'uomo.
Ebbene, a quest'uomo imprigionato nel suo peccato Jahve si oppone con le tre azioni espresse dai verbi: cancellare, lavare, mondare.
(Questi due versetti richiamano Esodo 34 nel quale è contenuta una professione di fede con i tre attributi di Dio:
a) hanan = avere pietà (tipica caratteristica divina). sono belle; le sfumature sottintese in questo verbo
che è usato per descrivere il sovrano che si piega sui suoi sudditi per interessarsi a loro, che si china su di loro per portare la gioia.
(quindi, sono due le, sfumature del verbo "hanan": un chinarsi un essere attento per portare la gioia.
Allora potremmo dire che questo termine indica la "pietà amorosa" che induce Dio ad essere "grazioso", delicato e portatore di grazia.
b) Un secondo attributo divino, già trovato nel salmo 36, é "hesed", ossia la "fedeltà amorosa" di Jahve con tutte le sfumature già note di bontà, di grazia e di. tenerezza. La "fedeltà amorosa" di Dio è la base su cui ricostruire i rapporti con il peccatore.
il Signore perdona i peccati non perché siamo meritevoli di perdono, ma perché Egli è fedele e ci ama.
c) Infine: "rehem", tradotto con "misericordia", adoperato di solito il plurale, "rahamin", per significare "le viscere'' della madre. Questa parola è usata nella Bibbia riferita alla mamma. al papà, a Dio. Se vogliamo restare al significato del termine tecnico dobbiamo dire che è proprio per la madre e per Dio, per cui l'amore divino è come l'amore materno e le "viscere di misericordia" indicano l'amore del Signore.
Pensiamo, ad esempio, ai vari modi adoperati dai profeti per descrivere l'amore di Jahwe: amore sponsale, amore fraterno, amore materno.
Tuttavia tutti gli amori umani sono solo un'analogia di quello divino per noi. Nella Bibbia 1'amore più vicino all'amore di Dio è quello di una madre che ha tenuto il bambino nelle sue viscere.
 

SALMO 51 (50)

IL MISERERE, LA PIÙ CELEBRE
PREGHIERA PENITENZIALE:
“CONTRO TE HO PECCATO!”
1 AI maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2 Quando andò da lui il profeta Natan perché egli era andato con Betsabea.'
3 Pietà di me, o io, secondo la tua bontà,
secondo l'immensa tua misericordia cancella le mie trasgressioni.
4 Lavami totalmente dalla mia colpa,
mondami dal mio peccato.
5 Perché io riconosco le mie trasgressioni,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
6 Contro te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi l'ho commesso;
perciò sei giusto quando parli,
retto quando giudichi.
7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
peccatore mi ha concepito mia madre.
8 Ecco, tu ami la verità della coscienza
e nel mio intimo mi fai conoscere la sapienza.
9 Purificami con issopo e sarò mondato,
lavami e sarò più bianco della neve.
10 Fammi sentire gioia e allegria ,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
11 Distogli il tuo volto dai miei peccati ,
cancella tutte le mie colpe!
12 Crea in me, o Dio, un cuore puro ,
rinnova dentro di me uno spirito fermo.
13 Non respingermi dal tuo volto
non allontanare da me il tuo santo spirito.
14 Riportami la gioia della tua salvezza ,
sostieni in me uno spirito generoso.
15 insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te si convertiranno.
16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mio salvatore ,
la mia lingua acclamerà la tua giustizia.
17Signore. apri te mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
18 Poiché tu non ami il sacrificio
e se ti offro I'olocausto, non lo gradisci.
19 Lo spirito contrito è il sacrificio perfetto ,
un cuore contrito e umiliato, o Dio, tu non disprezzi.
20 Nel tuo amore favorisci Sion,
ricostruisci le mura di Gerusalemme.
21 Allora amerai i sacrifici legittimi,
I'olocausto e I'oblazione totale,
allora i vitelli saliranno sul tuo altare.

SALMO 51 - CONTINUAZIONE
vv.5-8
Lettura della versione allegata.
L' uomo, dopo l'implorazione della bontà divina, guarda se stesso e rinnega il suo passato di peccatore. Da un punto di vista psicologico questo salmo è stupendo, perchè descrive tutto il cammino del peccatore. Davanti a Jahve non possiamo che constatare la nostra colpevolezza, ma senza andare in crisi, proprio perchè il termine di paragone è l'amore di Dio.
Al riguardo ricordiamo tutti la parabola del fariseo e del pubblicano al Tempio. Il primo, davanti all'altare, prega il Signore esaltando se stesso perchè si considera un uomo giusto, non certo come il pubblicano che, fermatosi a distanza, si batte il petto chiedendo pietà a Dio.
Quasi sicuramente il pubblicano è più peccatore del fariseo che, però, sbaglia il bersaglio perchè si mette in relazione con un uomo (e ne esce, ovviamente, vincente), mentre si dovrebbe rapportare a Dio. Il pubblicano, invece, non si confronta con il fariseo (ne uscirebbe perdente), ma indovina il bersaglio e prende come interlocutore Jahve, si riconosce peccatore e viene così giustificato.
L'esperienza del pubblicano è simile a quella del nostro salmista.
La misericordia di Dio e la sua fedeltà amorosa ci illuminano e ci fanno capire quanto sia grande la nostra colpa, ce la fanno odiare e ci danno la consapevolezza che l'adesione al peccato ha prodotto un danno enorme, cioè la rottura della comunione con il Signore.
A questo punto ci disperderemmo se non ci fosse l'hesed, ossia la fedeltà amorosa, la misericordia divina.
Nel v. 6 è posto l'accento su Dio ("contro te, contro te solo ho peccato").
Supponiamo pure che questo salmo sia stato scritto da Davide per aver peccato con Betsabea e per aver ordinato l'omicidio di Uria l'hittita, ma teniamo presente che ogni peccato è contro il Signore perchè rappresenta una mancanza di amore. E' un concetto che vale anche quando si parla di peccati contro il prossimo.
In realtà la divisione corrente in "peccati contro Dio" e "peccati contro il prossimo" non è corretta, perchè tutte le nostre colpe sono contro il Signore.
E' bene sottolineare che ogni peccato è contro Dio e contro il prossimo, perchè anche la colpa più nascosta toglie santità alla Chiesa. Inoltre ogni peccato è contro lo stesso peccatore, che non si realizza come persona, perchè creato per amare sceglie di non amare.
Nella confessione l'assoluzione non è data dal sacerdote soltanto in nome di Dio, ma anche in nome della Chiesa, ossia di tutti i nostri fratelli che abbiamo offeso con le nostre mancanze. Quindi ci confessiamo a Dio e anche alla Chiesa. Non a caso, anticamente, la penitenza era pubblica.
La "comunione dei santi" vale nel bene (ogni nostro atto buono aumenta la santità della Chiesa) e vale nel male (ogni nostro peccato intacca la santità della Chiesa).

v. 6°.
E' il centro della 1 ° parte.
La giustizia di Jahve è un dato di fatto; non si tratta tanto di "giustizia retributiva", ma di "giustizia misericordiosa".
Qui il salmista professa la fede nella fedeltà amorosa di Dio e nella sua misericordia. Notiamo anche un approfondimento del sentimento di giustizia rispetto alla legge della retribuzione dell' Antico Testamento. Dio è giusto perchè è quello che deve essere; in Lui non c' è nulla di sbagliato: è la perfezione assoluta.

vv. 6-8.
Lettura del testo allegato.
Il salmista ci fa notare che il peccato ha radici profonde nell' uomo, gli è connaturato (dogma del peccato originale). Oggi si dimentica spesso che uno degli effetti del battesimo è proprio la cancellazione del peccato originale. Ed è un peccato talmente forte che, nonostante il battesimo, lascia uno strascico nella nostra vita,. per cui l' uomo salvato dalla grazia è ugualmente peccatore (dal ventre di sua madre è stato così generato).
A questo proposito si leggano Genesi 2 e 3 e Lettera ai Romani 5,12-21.
Dio ama la confessione consapevole scaturita dal nostro cuore; ama il pentimento totale. Ricordiamo, ora, la differenza tra contrizione e attrizione (o contrizione imperfetta):
A) la contrizione è il dolore per il peccato commesso con il proposito di non commetterlo più, che scaturisce dall' amore'
B) 1' attrizione (o contrizione imperfetta) è il dolore per la colpa commessa con il proposito di non peccare più, che nasce dal timore del castigo.
La consapevolezza del peccato fa in modo che il nostro cuore se ne renda conto e lo confessi. La coscienza liberata dalla colpa può arrivare a conoscere la sapienza, che non deve intendersi come cultura, ma come la capacità di penetrare in profondità nel progetto di Dio. In pratica si tratta del concetto dell'amore: io sono sapiente quando ho con il Signore un rapporto tale da vedere tutto con i suoi occhi. Però se ho peccato con il cuore non riesco a farlo.

vv. 9-11.
Lettura del testo allegato.
Nel "Miserere" vi è una continua anticipazione e ripresa dei verbi. Ad esempio, in questi versetti sono ripresi i verbi dei vv. 3 e 4. Il v. 10 anticipa la seconda parte del salmo.
v.11.
"Il tuo volto": Nella Bibbia il volto di Dio è fonte di gioia o è fonte di terrore. Se il Signore distoglie lo sguardo dal peccato questo non esiste più, perchè ciò che fa esistere le cose, nella Bibbia, è lo sguardo divino. Dio è 1' esistenza, "colui che è". Dalla purificazione, dalla cancellazione dei peccati, nascono la gioia e 1' allegria non solo interiori, ma di tutto l'essere corporeo; quindi anche delle ossa (v. 10). Le ossa prima spezzate sono rimesse a posto da Dio.
Molti sono convinti che dalla confessione non traiamo tutta la grande gioia possibile, tanto che, a volte, proviamo più contentezza nel ricevere il perdono di una persona che non il perdono del Signore. Ciò significa che forse non siamo completamente consapevoli della gravità dei nostri peccati.
La sommaria distinzione tra peccato mortale e peccato veniale può essere valida solo per coloro che pensano alla giustizia retributiva di Dio. Nella prospettiva dell'amore questa divisione appare assurda.
Lettura di Ez. 3 7, 1-14.
vv. 12-19.
"Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova dentro di me uno spirito fermo"(v.12).
Lo spirito umano per tornare ad essere fermo, solido davanti al peccato, ha bisogno di un atto creatore di Dio.
Ci troviamo di fronte al verbo ebraico "bara", un termine tecnico per definire il libero atto creativo di Dio, già da noi incontrato in Genesi 1,1 (la creazione del cielo e della terra) e in Isaia 48,7. Lettura di questi brani.
Il secondo brano appartiene al Deutero-Isaia (secondo Isaia) che, quindi, è stato scritto nella prospettiva della liberazione dall'esilio.
Ecco, vediamo che Jahve, per risistemare le cose, per liberare il suo popolo dal peccato, ha bisogno della stessa energia creatrice usata per creare l'universo, tanto è grave la frattura che il peccato determina tra noi e il Signore.
Il verbo "bara" si ritrova anche in Geremia 24,7, quindi prima dell'esilio, quando il profeta parla del cuore nuovo che il Signore creerà e nel quale sarà iscritta la legge. Leggere Ez. 36, 26-27.
Lo spirito di Dio è l'artefice di questa nuova creazione; è lo stesso spirito che ha creato in noi, mediante il battesimo, persone nuove.
Jahve crea ogni giorno, ovvero è impegnato continuamente a ricreare ciò che noi stoltamente distruggiamo.
Il problema teologico del riposo divino nel giorno di sabato è risolto da Gesù molto semplicemente: Dio, il sabato, ha cessato di creare, ma ha iniziato l'opera di mantenimento della creazione.
Lo "spirito" del v.12 è fermo e stabile, cioè "nakon".
L' uomo è fragile e incostante; solo lo spirito di fermezza che proviene da Dio gli permette di continuare costantemente il cammino verso il suo Signore.
Nel v.13 leggiamo un altro attributo dello spirito: "santo", ovvero "santità", termini che indicano la separazione. Dio è santo perchè totalmente separato dall'uomo.
Il termine viene ripreso dal famoso "trisaghion" di Isaia ("santo, santo, santo... "). Qui dobbiamo pensare a Gesù Cristo fatto uomo.
Nella messa noi proclamiamo: "Santo, santo, santo è il Signore Dio dell'universo...". Sono espressioni che evidenziano due componenti:
A) La trascendenza di Dio, che diventa
B) l'immanenza di Gesù, il Dio fatto uomo.
Il "santo", che ci introduce mirabilmente alla consacrazione che avverrà poco dopo, è una preghiera profondamente teologica e pedagogica allo stesso tempo.
La nostra santità è la separazione che il Signore ha operato fra noi e il mondo (pur lasciandoci nel mondo) perchè diventiamo sua totale proprietà. Il battesimo ci ha reso santi perchè il Signore ci ha presi per sé.
v.14. Lo spirito viene definito "generoso" (terzo attributo).
Questa parola può assumere un duplice significato: "generosità" oppure "obbedienza". Una generosità sovrabbondante suscita come risposta una obbedienza altrettanto sovrabbondante. Dio ci dà tutto; noi dobbiamo rispondere dando tutto.
Lo spirito di generosità è una forza che ci permette di agire con il massimo amore possibile. Dalla consapevolezza di amare deriva la gioia.
v.15. Il cristiano perdonato è gioioso ed ha in sé lo spirito di generosità, di santità, di salvezza che lo porta a diventare missionario. Se non lo facesse si sentirebbe monco.
Il salmista ha fatto l'esperienza del peccato, è stato ribelle, ha ottenuto successivamente la pace con Dio e ora la comunica agli altri, perchè si accorge che ciò che è bene per lui è bene anche per il prossimo suo.
v.16. Qui abbiamo una parola ebraica tradotta "dal sangue", mentre la versione letterale è "dai sangui", al plurale. Non se ne conosce il motivo. Si tratta, comunque, di un termine tecnico che solitamente significa "omicidio" e "violenza".
Coloro che attribuiscono questo salmo a Davide hanno buon gioco perchè il re, che ha compiuto un omicidio, sta chiedendo a Dio di liberarlo dal peccato commesso.
La maggior parte degli esegeti ritiene che questo termine tecnico voglia significare : "Signore, liberami dal castigo" in quanto ogni peccato richiederebbe di essere lavato con il sangue. In tale caso il castigo comporterebbe la perdita di sangue.
Dai versetti 12-16 si deduce che il primo impegno assunto dall'ex-peccatore è di essere missionario.
v. 17.
Il secondo impegno dell'ex-peccatore consiste nel proclamare la lode di Dio e il suo amore. Ciò comporta una profonda coerenza e un'esigenza di vita interiore.
"Signore, apri le mie labbra...". Ecco, il nostro impegno e il nostro annuncio hanno origine dal Signore. E' Lui stesso che fa scaturire la nostra lode.
vv. 18-19.
Ci troviamo di fronte al terzo impegno dell'ex-peccatore: sciogliere il voto sacrificale. Entra in gioco la polemica profetica: a Dio è gradito il cuore contrito, umiliato, amorevole e non tanto il sacrificio materiale. Questa polemica non rappresenta un alibi per cancellare il culto ufficiale (per noi cristiani l' ascolto della Messa), ma sostiene l'esigenza di accostarsi ai sacrifici con cuore adatto per poterli vivere in pienezza. Perfino l'olocausto, che è il più alto sacrificio, non è gradito a Jahve se non è sostenuto dal cuore contrito. Infatti occorre la perfetta unione tra il sacrificio esteriore e il cuore che Io offre.
Ricordiamo che il Concilio Vaticano II° a questo proposito afferma che Cristo è vittima e sacerdote e che noi, partecipando alla Messa, siamo in Cristo vittime e sacerdoti nello stesso tempo.
vv. 20-21.
Questi due versetti ci riportano alla liturgia nazionale di un popolo. E allora potremmo interpretare il salmo non come un evento capitato ad una sola persona (il peccato), ma a tutto il popolo (l'esilio). L'esilio ha permesso aI popolo di Israele di conoscere il suo peccato, di convertirsi, di capire la necessità di circoncidere il proprio cuore. Questo stesso popolo, tornato a Gerusalemme con il cuore purificato, può nuovamente offrire i sacrifici prescritti dalla legge di Mosè.
In questa luce di purificazione del cuore anche la Messa assume il suo vero significato ed è facile capire che non si tratta di un rito esteriore. Evitiamo, comunque, gli eccessi e cerchiamo un equilibrio tra il rito esteriore e il contenuto della Messa.
Per concludere il commento al salmo 51: detestiamo il nostro peccato e sapremo chi è Dio.

SALMO 58
" Il giudice dei giudici terrestri"
Lettura della composizione nella versione della Bibbia di Gerusalemme
E' un " salmo imprecatorio" (come i salmi 83 e 109) con un testo estremamente corrotto, tanto che un versetto (10) non viene nemmeno tradotto da alcuni interpreti, perché ciò richiederebbe una ricostruzione particolarmente laboriosa.
Per il suo contenuto è stato definito una delle pagine più imbarazzanti del Salterio.
Weiser dice che il salmo 58 "esprime le invettive, lo spirito di vendetta, la gioia del male altrui, proprio di un fanatismo religioso intollerante".
Di fatto noi sappiamo che i tre "salmi imprecatori" non sono contenuti nella "liturgia delle ore" e non sono letti durante la Messa per motivi psicologici, perché ad un cristiano l'impatto con un salmo di questo particolare genere potrebbe creare notevoli difficoltà. E' bene chiarire che tale esclusione non è dovuta a motivi teologici ( perché questi salmi nella loro interpretazione più autentica non intendono maledire alcuno), ma al fatto che certe espressioni molto forti usate potrebbero costituire motivo di difficoltà psicologica.
Coloro che non leggono interamente il salterio non conoscono l'esistenza dei salmi 53,83,109.
Sottolineiamo ora i sentimenti positivi espressi nel nostro salmo:
1. l'ansia per la giustizia;
2. lo sdegno contro le manifestazioni del male ( ed è proprio lo sdegno che tante volte ci spinge ad agire).
3. Per certi aspetti si possono ricondurre al salmo 58 alcuni brani del Vangelo, come Mt 23,13-38 ("Sette maledizioni agli scribi e ai farisei"), che viene letto. Anche queste pagine potrebbero costituire una difficoltà psicologica per chi pensa a un Gesù mite e sempre rinunciatario.
4. Si leggono brani di genere letterario imprecatorio anche nell'Apocalisse. Il testo che potrebbe però essere considerato come la matrice di tutti gli altri è contenuto nel famoso " Cantico di Mosè" (Deut.32,43)

Precisazioni sul genere letterario imprecatorio
a- Prima di tutto dobbiamo partire dal nostro Dio, che è il Dio dell'incarnazione, il Dio della storia, che sceglie di educare l'uomo camminando di pori passo con lui. Il Signore, cioè, porta la sua creatura un poco alla volta fino a Sé e si manifesta come un Dio profondamente rispettoso dell'uomo. Guardiamo alla pazienza che il Signore ha con ciascuno di noi risollevandoci ogni volta che compiamo un passo falso e allenandoci gradualmente, a camminare sempre più spediti.
La nostra è una religione storica, cioè di un Dio che si rivela nella storia (quindi, non una filosofia astratta). Ovviamente con tutti i rischi del caso. E il rischio più grande, che poi diventa realtà, consiste nel fatto che il nostro Dio usi le categorie storiche, i modi di dire umani per rendersi comprensibile a noi, per entrare in comunicazione con noi senza spaventarci, senza distruggerci, L'adeguamento massimo del nostro Signore all'uomo è Gesù Cristo: il Dio fatto uomo.
E, allora, se noi cominciamo a leggere l'Antico Testamento anche in alcuni suoi passi difficili da accettare da parte di un cristiano, se cominciamo a leggerli nella logica di Dio che entra nella storia per avvicinarsi all'uomo, non ci scandalizziamo più.
In questo e in altri salmi Jahve si manifesta con il medesimo modo di comunicare usato dall'uomo con le altre persone, dopo aver scelto come ambiente naturale della sua comunicazione il vicino Oriente. Infatti, nella Bibbia ci troviamo di fronte ad una cultura orientale.
b- Seconda precisazione. Nell'antica cultura orientale aveva una estrema importanza la parola, in assenza di testi scritti. E, quando il patrimonio del passato si trasmette oralmente, la parola diventa realtà. Questa intuizione porterà la parola di Dio a darsi Carne. Il "logos" si è "fatto carne". Nella Bibbia la parola, soprattutto la parola divina, è sempre considerata efficace; ad esempio, in Genesi 3, "Dio disse: "Sia luce!" e la luce fu". Ma sono efficaci anche tutte le "benedizioni" bibliche come quella famosa di Giacobbe ai suoi figli. Non si trattava di semplici auguri, ma di parole che esprimevano delle realtà.
Lo stesso concetto vale per le "maledizioni" che costituiscono un vero e proprio genere letterario. Si può maledire soltanto l'empio e non il giusto; se ciò accadesse ci troveremmo in presenza di un peccato gravissimo. Ancora più grave sarebbe la colpa qualora si maledicesse Dio. Sia la maledizione che la benedizione sono efficaci nell'atto stesso di essere pronunciate. Appare chiaro che la maledizione più tremenda e più efficace è quella lanciata da Dio stesso. Con la sua parola crea la luce oppure realizza la distruzione. Di solito nella Bibbia, la maledizione scaturisce da una situazione di ingiustizia ( come nel nostro caso) oppure di minaccia da parte di un avversario, che è sempre l'empio, contro i singoli, una città, un popolo intero. Pensiamo al superamento di questa posizione da parte di Gesù che non maledice i suoi crocifissori, ma chiede per loro perdono al Padre.
In tutte le maledizioni bibliche contro gli empi, anche se pronunciate dall'uomo, viene coinvolto sempre il Signore, perché Dio è il supremo custode del diritto, l'origine della legge. In ultima analisi l'empio  che viola la legge commette sempre un peccato contro Dio. Ne consegue che ogni maledizione deve trovare in Jahve l'alleato, tanto che potremmo dire che l'origine ultima della maledizione stessa è Dio. In questo senso la maledizione pronunciata dall'uomo ha più valore ed efficacia se costui è vicino al Signore. In altre parole: per rendere più efficace la maledizione si deve avere un rapporto più intimo, più intenso con Dio. Inoltre, tanto più efficace sarà la maledizione quanto più grave è il peccato ( o la grandezza del valore in gioco).
La maledizione biblica non ha collegamenti con malocchio, fatture o magie in genere e non è automatica, tanto è vero che Dio punisce chi maledice ingiustamente. Se io scaglio una maledizione contro un giusto, quell'invettiva si ritorcerà contro di me, perché il Signore è giusto, libero nel suo giudizio e pornto a premiare chi è stato maledetto ingiustamente.
Infine la maledizione era considerata una forma di difesa verso il re e, come nel nostro caso, verso i giudici iniqui. Chi può difendere il povero ingiustamente privato di un suo diritto? Dio! Ecco, la maledizione che il povero offeso scaglia, chiamando in causa il suo Signore, rappresenta una forma di difesa estrema. E nel momento in cui Dio verifica che il povero ha ragione, scatta per l'empio la punizione.
Ricordiamo come i profeti si siano scagliati contro tutte le manifestazioni di ingiustizia e di oppressione del singolo e del popolo.
Lettura: Deut.28,15-19. E' un lungo brano di maledizioni molto dure riguardanti anche i giudici.
Lettura: Deut. 27,15-20.
La maledizione più grave in assoluto è quella lanciata non contro l'empio, ma contro tutta la sua discendenza.
È consolante spere che Dio può annullare la maledizione a coloro che si convertono.
Lettura: Zacc. 8,16. Quando il popolo si purifica dai suoi peccati ottiene la benedizione divina anziché la maledizione. Teniamo presente  che l'archetipo, cioè l'origine di tutte le maledizioni divine, è nel peccato originale (Genesi 3).
Nel Salterio la maledizione contro i malvagi ha sempre una causa ulteriore. Le azioni degli empi comportano per i giusti la tentazione di abbandonare il culto di Jahve. Perciò la maledizione non è solo una ulteriore forma di difesa dall'ingiustizia, ma rappresenta la difesa dal peccato primordiale dell'idolatria.
L'azione dell'empio, nel salterio, non è semplicemente rivolta contro la giustizia umana o contro Dio, ma è un'azione rivolta verso ogni credente che viene tentato contro il Signore. E se il credente cede alla tentazione diventa infelice.
I "salmi imprecatori" non nascono da scatti d'ira improvvisi, ma da motivazioni religiose ( la difesa nei confronti di chi mina la mia felicità o la sicurezza di un popolo) e costituiscono le richieste estreme di giustizia davanti all'estrema ingiustizia che provoca l'infelicità del mondo.
Scopi del salmo 58
1. Chiedere la giusta punizione dei malvagi.
2. Prendere le difese dei poveri (non intesi solo in senso materiale, ma anche come "poveri di Jahve", cioè coloro che ripongono la loro fiducia in Dio).
3. Affermare il proprio amore per Dio e per il popolo.
4. Affermare la propria speranza e la propria fiducia nella giustizia divina.

Commento
Il salmo 58 ha avuto molte interpretazioni perché il suo testo si pre4senta corrottissimo, tanto che alcuni versetti sono stati riconosciuti, in parte, sulla base di pochissimi frammenti. Inoltre la composizione ha subito diversi rifacimenti in epoche e in contesti storici diversi.
Alcuni esperti sostengono che il salmista abbia voluto esprimere una protesta contro le divinità pagane. Tale interpretazione si basa sul fatto che la parola "potenti" nel testo ebraico è "elohim" (dei,divinità) e quindi  il salmo sarebbe contro l'idolatria e soprattutto contro le divinità dei cananei spodestate dall'unico vero Dio.
Ovviamente la posizione religiosa di Jahve, che assume il controllo di tutto ed è superiore a tutte le altre divinità, porta ad una ripercussione politica per cui il re d'Israele stabilisce una supremazia sui popoli idolatri.
Altri interpreti, invece, affermano che solo nei primi tempi in questo salmo fosse presente la polemica contro le divinità pagane e che successivamente il testo sia stato adottato a situazione di attualità, diventando così un'invettiva contro i politici e i giudici corrotti. I magistrati diventati empi sono da paragonare ai criminali e a quelle divinità pagane che verranno sconfitte da Israele.
Secondo altri studiosi in un terzo tempo il salmo diventa un'invettiva contro i nemici d'Israele, cioè contro gli oppressori del popolo. E questi nemici vengono ulteriormente sfumati fino ad una dimensione escatologica. Il salmo si proietta, così, tutto sugli avversari e, soprattutto, sul principale nemico: Satana. Ecco la vittoria del bene sul male.
Si tratta di tre letture diverse a seconda delle interpretazioni e da considerarsi ugualmente valide. Possiamo, comunque, dire che questo salmo soprattutto in base al v.2b (" giudicate con rettitudine gli uomini?") sia da intendere come un'invettiva contro i giudici corrotti. Di conseguenza può essere letto come la difesa appassionata dei deboli.
Struttura
v.2: l'apostrofe, l'invettiva contro i potenti;
vv.3-6; la denuncia dell'ingiustizia;
vv.7-10: l'imprecazione contro l'ingiustizia;
vv.11-12: l'apostrofe scagliata ai giusti (oppure l'augurio rivolto ai giusti).

Simboli
a) Simboli somatici (corpo, grembo, aborto, cuore, ecc.). Tutto l'essere dell'empio produce il male; è i male (vedere salmo51)
b) B) Simboli teriomorfi, che prendono spunto dagli animali ( leoni, lumaca, serpente). Il serpente è il classico simbolo del male (Genesi), è particolarmente cattivo ed insidioso resiste perfino al potere degli incantatori.
La lumaca, simbolo dell'animale viscido e schifoso, viene nominato solo questa volta nella Bibbia.

°
SALMO 58 (57)

LA DENUNZIA DELL'INGIUSTIZIA POLITICA,
L'ANNUNZlO DELLA GIUSTIZIA VENDICATRICE DI DI0
 

1 AI maestro del coro. Su “Non distruggere".' Miktam:
2 Forse che veramente, o potenti, emettete sentenze giuste
e giudicate rettamente gli uomini?
3 No! Voi commettete iniquità nel vostro cuore
e con le vostre mani calibrate la violenza per la terra.
4Sono traviati sin dal grembo materno gli empi,
sono pervertiti sin dal ventre della madre gli operatori di menzogna.
5 Hanno veleno simile al veleno del serpente,
sono come una vipera sorda che si tura le orecchie,
6 che non ode la voce degli incantatori,
del mago abile nei sortilegi.
7 Dio, spezza loro i denti in bocca,
rompi, Jahweh, le zanne dei leoni!
8 Si dissolvano come le acque e con esse si disperdano.
Calpestino le loro frecce come coloro che sono finiti.
9 Passino come (la bava) della lumaca che si scioglie,
come aborto di donna non vedano il sole!
10 All'improvviso li strappino via
rovi spinosi o belva o incendio!
11 Gioisca il giusto nel vedere la vendetta,
lavi i suoi piedi nel sangue degli empi.
12 Dicano gli uomini: "Sì, c'è un premio per il giusto!
Sì, c'è un Dio che fa giustizia sulla terra!".

58 (57) II giudice dei giudici terrestri
1 A1 maestro del coro. Su “Non distruggere”. Di Davide. Miktam.
2 Rendete veramente giustizia o potenti,
giudicate con rettitudine gli uomini?
3 Voi tramate iniquità con il cuore,
sulla terra le vostre mani preparano violenze.
4 Sono traviati gli empi fin dal seno materno,
si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.
5 Sono velenosi come il serpente,
come vipera sorda che si tura le orecchie
6 per non udire la voce dell'incantatore
del mago che incanta abilmente.
7 Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,
rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.
8 Si dissolvano come acqua che si disperde,
come erba calpestata inaridiscano.
9 Passino come lumaca che si discioglie,
come aborto di donna che non vede il sole.
10 prima che le vostre caldaie sentano i pruni,
vivi li travolga il turbine.
11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue degli empi.
12 Gli uomini diranno: “C'è un premio per il giusto,
c'è Dio che fa giustizia sulla terra!”.
 

SALMO 58 - CONTINUAZIONE
v 2.
Come già spiegato, l'espressione "o potenti" può essere l'interpretazione dell'ebraico "elohim" (dei, divinità). Teniamo presente la rilettura ultima del salmo che pare sia stato composto contro i giudici corrotti, i quali gestiscono la giustizia danneggiando l'innocente.
Lettura di Isaia 5, 22-23 in cui il profeta si scaglia, appunto, contro i giudici corrotti che, grazie al denaro ricevuto dai potenti, rendono ingiustizia all'innocente.
Leggere anche Deut. 16, 19.
Non dimentichiamo che la tutela dei più deboli è uno dei compiti principali di Jahve, fonte stessa del diritto. E' Dio, in ultima analisi, il punto di riferimento unico. E oggi, proprio mancando questo punto di riferimento preciso in Jahve (fonte della legge) abbiamo come conseguenza il "relativismo etico". Le leggi, specialmente negli stati pluralisti, sono sempre risultato di un compromesso che, in quanto tale, non soddisfa tutte le parti.
Stiamo vivendo in pienezza il frutto del peccato originale: l'aver mangiato dell'albero della conoscenza del bene e del male ha portato l'uomo ad arrogarsi il diritto, che è di Dio, di stabilire ciò che è lecito o illecito.
Ribadiamo: Jahve, difensore dei deboli, è la fonte del diritto e di conseguenza ogni peccato è contro di lui.
vv. 3-6.
Lettura dei due testi allegati.
Si sottolinea l'immagine vigorosa del "peso".
"...preparano violenze...". Il verbo "preparare" dovrebbe essere correttamente tradotto "pesare, calibrare" . L'empio, il giudice iniquo, ha un progetto ben preparato e calibra con le sue mani la bilancia dell'ingiustizia, così che il peso del male che compie gli procuri più vantaggi possibili. Quindi l'empio è cosciente del male che fa: va contro Jahve, sapendolo. E' un po' come quando si commette un reato (ad esempio l'omicidio) in modo volontario e premeditato.
L'empio ha la malvagità totalmente radicata in sé fin dal seno materno.
Ricordiamo il salmo 51, in cui l'empio è presentato come un uomo che non riesce a staccarsi dal peccato.
Solo una "nuova nascita" (pensiamo a Gv. 3,3 e segg., al dialogo tra Gesù e Nicodemo: bisogna nascere di nuovo e dall'alto -doppia affermazione-) può trasformare in bene l'iniquità congenita.
La "nuova nascita" di cui parla Gesù non avviene nel seno materno, ma è una nascita dall' alto, una rigenerazione "da acqua e da Spirito". E' sostanzialmente lo stesso
concetto espresso nel salmo 51 con il verbo "generare", per significare l'atto di Dio che cambia il cuore dell'uomo e lo trasforma da cuore peccatore a cuore di grazia.
Noi cristiani abbiamo bisogno del battesimo per ordinare la vita al bene. Eppure quante volte rimane ancora il segno del peccato!
I giudici operatori di menzogna, malvagi fino dal grembo materno, sono nel circolo vizioso del peccato che genera altro peccato.
Bellissimo il paragone della "vipera sorda" che si tura le orecchie per non sentire nemmeno l'incantatore.
vv. 7-10.
Lettura dei due testi.
Notevoli sono le difficoltà (specialmente nei vv. 8 e 10) di interpretazione dovute al testo ebraico corrotto a tal punto che qualche studioso rifiuta di tradurre soprattutto il v. 10.
Balza evidente una prima osservazione: il giusto non si fa mai giustizia da sé, ma si rivolge sempre a Dio ponendo nelle sue mani le situazioni di ingiustizia, affinchè, con il suo potere, raddrizzi le vicende umane. L'intervento di Jahve deve portare, secondo i desideri dell'uomo giusto, a una totale dissoluzione del male.
v. 8.
Dalla lettura dei testi allegati sono evidenti due interpretazioni:
I°: "come erba calpestata inaridiscano"
II°: "calpestino le loro frecce come coloro che sono finiti".
La chiave delle diverse interpretazioni è la parola ebraica che alcuni studiosi ricostruiscono con "hissah" (=fi eccia) e altri con "hasir" (=erba). La Bibbia di Gerusalemme sostiene la I° interpretazione (che non ha bisogno di spiegazione), mentre nell'altro testo si dà credito alla II° versione. La sostanza, in pratica, non cambia.
Le frecce calpestate rappresentano il segno di un esercito sconfitto, di soldati in rotta che incespicano nelle loro frecce, simbolo della forza passata.
v. 10.
Qualche studioso dichiara questo versetto "inintellegibile". Tuttavia sembra essere più comprensibile la versione:
"All' improvviso li strappino via rovi spinosi o belva o incendio".
Si tratta di tre immagini che servono per indicare dei mezzi divini per riportare la giustizia.
Infatti i rovi danno l' idea di qualche cosa che sovrasta e soffoca, la belva ricorda l'assalto, mentre l' incendio è simbolo della distruzione che non lascia traccia.
vv.11 e 12. Lettura dei due testi.
Dio irrompe nella storia, entra in campo come arbitro nella lotta tra il giusto e l'ingiusto.
Il Signore svela la miseria dell' empio (che altro non è che bava di lumaca) e dà una gioia profonda al giusto, che non gode tanto del fatto che il suo avversario si è dissolto come una lumaca, ma gioisce del trionfo della giustizia divina.
Il segno della vittoria di Dio è la condanna dell' empio.
"Vendetta" è la traduzione della parola ebraica "naqan" che può anche significare "liberazione, vittoria, salvezza".
Il termine tecnico, però, indica la vendetta riservata a Dio (come si dice in vari passi della Bibbia).
Il nostro salmo si conclude con una professione di fede:
"Sì, c'è un premio per il giusto!
Sì, c' è un Dio che fa giustizia sulla terra!".
In conclusione, questo è un salmo ottimista, perchè termina con la sicurezza della giustizia divina.

SALMO 63
"Il desiderio di Dio".
Salmo di Davide, quando dimorava nel deserto di Giuda. Gli ultimi due versetti non compaiono nel Breviario.

Definizione del salmo 63.
Il canto dell' amore mistico, la celebrazione dell' amore totale per Dio.

In questo salino la preghiera, che coinvolge tutto l'uomo (nefes), è vista come un itinerario di fede verso la nostra meta, Dio. E dalla partecipazione di tutto l'essere alla preghiera abbiamo un esempio negli ebrei al "muro del pianto", ove pregano con tutto il corpo (la Bibbia dice "persino le mie ossa...").
Tutto il mio essere, tutta la mia storia, la mia vita convergono verso il centro assoluto, verso la meta sicura della mia vita: Dio.
Il salmo ci presenta una spiritualità vitale, non certo la spiritualità di coloro che si accontentano del minimo per sopravvivere. L'orante si ritrova con una fame insaziabile e una sete(che è un'arsura profonda) che lo spingono a inseguire il Signore per impadronirsene. Si tratta della spiritualità più autentica, quella dell'orante che non si crede mai arrivato alla meta. E' persino una sofferenza per 1' anima totalmente appagata e, paradossalmente, mai pienamente appagata.
Il genere letterario.
Siamo di fronte a una composizione di genere misto, come quasi tutti i salmi finora letti, ma non confusa o disordinata. Sono riscontrabili il ringraziamento, la supplica, la fiducia, 1' inno regale e liturgico. E' una preghiera composita che va "dove ti porta il cuore" .
Alcuni interpreti sono propensi a credere che il nostro salmo sia una preghiera solenne elevata nel tempio, probabilmente, ma non necessariamente, da un re.

La struttura.
La struttura risente delle "ondate" del cuore e, conseguentemente, non è semplice nel testo ebraico (manca, ad esempio, una struttura metrica costante).
Il salmo 63 evoca, comunque, tre atteggiamenti tipici dell' uomo:
1 il cammino e la ricerca,
2 l' intimità con quanto si è cercato e trovato
3 la difesa di ciò che si è conquistato (la difesa contro gli avversari).
Pare condivisibile la seguente divisione strutturale:
I vv. 2-4.: Il canto della sete di Dio.
Contemplazione e lode nel tempio.

II vv. 5-9: Il canto della fame di Dio.
Veglia e lode nel tempio.

III vv. 10-12: Il canto del giudizio di Dio.
Gli avversari mi vogliono sottrarre quanto possiedo.
I simboli.
Ruotano tutti intorno al termine ebraico "nefes" l' essere vitale, la persona nella sua totalità) che è presente quattro volte nel salmo 63.
Nella versione allegata "nefes" viene sempre tradotto con "il mio essere", mentre nel testo della Bibbia di Gerusalemme leggiamo:
"anima" (v. 2);
"la mia bocca" (v. 6);
"anima" (v. 9);
"vita" (v. 10).

Vari sono i simboli presenti nella composizione:
1 ) Il simbolo della sete, con tutto il suo evidente significato in un paese arido come la Palestina.
L' arsura richiama il deserto e, ovviamente, l' acqua. Da una parte troviamo Dio che è 1'acqua, e dall' altra parte lo "sheol" con la mancanza assoluta di tutto.
Sarebbe bello rileggere a questo proposito la parabola del "ricco epulone e del povero Lazzaro" (Luca 16, 19 e segg.);
2) Il simbolo della fame che viene saziata;
3) I simboli somatici: la carne, gli occhi, le labbra, la bocca, la mano di Dio... Jahve è presentato con i suoi tipici attributi;
4) Il simbolo dello spazio. Un cammino va dall' esterno del tempio fino al "Santo dei Santi"

5) Il simbolo del tempo (cronologico), dato dall' alba e dalla notte.
Commento.
v. 1 -Salmo di Davide quando dimorava nel deserto di Giuda.
Appare evidente il tentativo di dare un'impronta davidica anche a questo salmo. La composizione riguarderebbe il periodo in cui Davide era spinto dalla guerriglia a fuggire, perchè ricercato da Saul, tanto da essere costretto, per sopravvivere, a mangiare i pani del sacrificio.
Con questa collocazione temporale si è voluta anche dare una precisazione: Davide avrebbe recitato il salmo 63 quando viveva ramingo e ricercato nel deserto, ma con una grande fiducia in Dio. E proprio con 1' esposizione delle sue sofferenze fisiche proclamava il suo desiderio di Dio.
Secondo alcuni studiosi il nostro salmo sarebbe il canto, nel Tempio, di un levita, che non possiede terra, che non ha altro sostegno se non Jahve ("Il Signore è mia parte di eredità" salmo 16).
 

SALMO 63 (62)

SETE, FAME,. DESIDERIO DI DI0:
IL CANTO DELL'AMORE MISTICO

O Dio mio:. mio dolce Iddio. / veglio: a te co' primi albori./,, Ili mio spirito,.e il mio corpo mio / arde a te con, molti amor. / Mi  fu tempio una deserta / scabra, terra e senza umor. / Venni a te:, mi, fosse aperta / la tua gloria,. e il. tuo valor. / Piena vita, amor perfetto. / Le. tue grazie canterò / nel tuo nome benedetto / le mie mani innalzerò. / Pingue e dolce nutrimento / I'alma mia riempirà. / E del core il gioimento / Ie mie labbra ispirerà. / Per la notte in sulle piume /' io. pensai, Signor di te: / penserò dell'alba al lume; / perché fosti aiuto a me. / Sotto il vel delle tue penne / umilmente goderò. / II mio spirito a te s'attenne; / la tua destra mi levò. (Tommaseo N., Salmo LXIII, in Opere, a cura di A. Borlenghi, Milano-Napoli 1958, pp. 302-303).
 

1 Salmo. Di Davide. Quand'era nel deserto di Giuda.
2 Dio, Dio mio, dall'alba io desidero te solo,'
di te il mio essere ha sete,
la mia carne a te è protesa
come terra arida, assetata, senz'acqua.
3 Così nel santuario ti vorrei contemplare
e vedere la tua potenza e la tua gloria.
4 Perché il tuo amore è più dolce della vita;
le mie labbra ti celebreranno.
5 Così ti benedirò per tutta la mia vita,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
6 Sazierò il mio essere come con carni succulente
sulle mie labbra canti di gioia, la mia bocca ti loderà.
7 Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo,
medito su di te nelle veglie notturne ...
8 Perché tu sei stato il mio aiuto, .
canto di gioia all'ombra delle tue ali.
9 A te si stringe il mio essere
la tua destra mi sostiene.
10 Ma essi, che attentano al mio essere per rovinarlo,
scenderanno nelle profondità della terra,
11 saranno consegnati in mano alla spada,
saranno preda degli sciacalli.
12 II re gioirà in Dio ,
si glorierà chi giura in lui,
perché ai menzogneri verrà bloccata la bocca.
Salmo 63 - continuazione
vv.2-4 Lettura dei versetti nella versione della Bibbia di Gerusalemme.
Nel v.2 sono importantissimi i pronomi personali "io" e "tu" i quali ci dicono che la preghiera è proprio il rapporto io< >tu. Infatti la preghiera non è monologo, ma dialogo.
La preghiera di ascolto (Dio parla ed io taccio) è probabilmente la più alta e la più difficile in assoluto e non si può improvvisare, in quanto occorre un rapporto profondissimo col Signore, perchè il fedele non corra il rischio di porre delle domande e di rispondersi. Nella preghiera di ascolto entrano in gioco l'orante e Dio ed entrambi parlano e ascoltano.
Sono tre gli attori principali di questo versetto: "Dio", "1'orante" (nefes, owero tutta la persona) e "il tempo e lo spazio" (con l'accenno all'aurora e , poi, al deserto, alla terra arida, senz'acqua). . Il "nefes", proteso alla ricerca di Dio, scopre che senza il suo Signore egli è come terra arida, tanto che prova la sensazione della sete come se si trovasse nel deserto. L'arsura della terra "desertica arida, senz'acqua" viene indicata con un'iperbole tipicamente orientale (abbondanza di parole e di gesti per esprimere sentimenti e per descrivere situazioni).
Nella Bibbia l'arsura della terra è una maledizione perchè la terra arida non porta frutto. Spiritualmente I'arsura è espressione di un Dio lontano (Os. 2) e la sete è vista anche come "sete di Dio".
Allora, nella Bibbia troviamo I'arsura - maledizione, da una parte, e la sete - desiderio di Dio, dall'altra .
V. 3
Lettura dei due testi.
Ben evidente è la centralità del tempio, in cui 1'orante ha il migliore rapporto con il Signore che si rivela in pienezza, consentendo al credente di trovarsi in comunione profondissima con Lui (noi cattolici in Chiesa abbiamo la presenza piena di Dio nell'Eucarestia).
La ricerca di Jahve raggiunge 1'apice quando si perviene al tempio, dove si può sperimentare la presenza divina.
Nel testo ebraico del v.3 vengono usati due termini tecnici specifici della "visione":
a)"hazah", per indicare la "visione di rivelazione". I profeti sono chiamati "veggenti" (hozeh).
b)"ra'ah", per significare "contemplare per vedere".
La visione è un vedere con gli occhi dell'anima, mentre vengono sospesi tutti i sensi (vista, tatto, udito, ecc..).
Più profondo si rivela il rapporto con Dio e più si ha bisogno, si ha sete di Lui.
In questo versetto 1'oggetto della contemplazione è costituito da due attributi divini: la potenza e la gloria che si manifestano nella storia della salvezza.
Non dimentichiamo che il nostro è il Dio della storia, trascendente al massimo e praticamente irriconoscibile: perciò se ne possono conoscere solo gli attributi. Ma, a noi cristiani, Gesù Cristo ha rivelato il Padre, il vero volto di Dio. A noi Dio si è rivelato faccia a faccia, non certo come a Mosè.
V. 4
Lettura del versetto nel testo allegato.
L' amore di Jahvè è pienezza della vita, fonte della gioia, del bene, della lode. L'espressione "..il tuo amore è più dolce della vita" ci dice che l'amore divino ha un valore ben più grande di quello della nostra vita terrena. E per questo amore io posso sacrificare la mia vita.
Nella storia d'Israele spesso troviamo episodi che dimostrano quanto l'amore per Dio valga più della vita umana (per esempio, se il re ti ordina di mangiare carne di maiale, tu - piuttosto che venir meno ad una precisa prescrizione -ti farai uccidere). Anche nel martirio dei cristiani abbiamo la dimostrazione chiara che 1'amore di Dio " è più dolce della vita ".
vv. 5-9
"alzerò le mie mani": ecco il simbolo delle mani.
.La preghiera a mani alzate costituisce come un ponte tra Dio e 1'orante, quasi a facilitare 1'ingresso del Signore in noi e il nostro slancio verso Lui.
Osserviamo la posizione delle mani del sacerdote durante la celebrazione della messa il prete è un "pontifex", un ponte tra Dio e 1'uomo. E sono importantissimi i gesti simbolici delle sue mani. Le mani giunte, ad esempio, significano il congiungimento di tutte le energie dell'orante per indirizzarle verso il Signore.
Importante è anche la posizione del corpo durante la liturgia: lo stare in piedi manifesta la prontezza a ricevere un comando, un invito; lo stare in ginocchio esprime 1'atteggiamento di adorazione (necessario soprattutto durante la Consacrazione); la prostazione (il farsi piccolo) indica il sentimento della penitenza.
Quindi, nella liturgia i gesti hanno un valore profondissimo; nulla è casuale. Pensiamo soltanto ai gesti del sacerdote durante la consacrazione: lo stendere le mani, il tracciare il segno della Croce, sono segni tipici di un orante. Sono i gesti che porteranno alla massima rivelazione di Dio sulla terra, al mistero pasquale ripresentato.
Ponte tra il Signore e l'uomo le nostre mani non servono solo per chiedere, ma anche per lodare.
Lettura del v6 nel testo allegato.
Ecco, 1'orante fa un'esperienza stupenda: loda il Signore e viene completamente saziato.
L'immagine delle carni grasse e succulente dà 1'idea della massima sazietà. Qui 1'amore di Dio diventa "sperimentale" perchè il salmista non usa un' immagine astratta, ma quella del banchetto che rende 1'idea della gioia. E per un uomo antico niente più del banchetto biblico rendeva 1'immagine della gioia: si mangia, si beve, si balla, si canta...
Pensiamo al banchetto dello sposalizio e avremo un'idea del festoso banchetto biblico.
vv.7-8
 Lettura v_. 7
Questo salmo è iniziato all' alba, si è sviluppato durante il giorno con la festa del banchetto ed ora è calata la notte.
Immaginiamo di trovarci nel Tempio: il fedele è entrato al mattino, ha fatto le sue devozioni, ha celebrato un sacrificio di comunione, ha banchettato con i sacerdoti e con i suoi familiari e, finalmente, arriva la notte, che è di veglia nel santuario.
Bellissima è 1'espressione "medito su di Te nelle veglie notturne". Ritroviamo il verbo "meditare", già incontrato nel salmo 1,2, che significa "mormorare a fior di labbra" , "meditare muovendo le labbra".
Secondo 1'uso orientale, il fedele non medita silenziosamente: la Torah viene meditata ripetendola continuamente sotto voce.
Una annotazione interessante: tutto il primo anno di studio nelle università islamiche di teologia viene destinato alla memorizzazione; si imparano, cioè, a memoria il Corano e tutti i testi fondamentali delle altre religioni più importanti.
La preghiera del v.76 non è più lode cantata, ma "preghiera mormorata". E la quiete del Tempio dà una sicurezza totale, fa sentire 1'orante sotto--le ali protettrici del Signore (v. 8b: "all'ombra delle tue ali").
Ritroviamo qui 1'immagine dei cherubini collocati sull'Arca nel "Santo dei santi": i due angeli con le loro ali aperte (che si toccano) coprono e proteggono quanto di più sacro c'è nel Tempio.
Stiamo ormai arrivando all'intimità sempre più profonda con Dio, alla sicurezza totale.
V. 9
Il fedele si abbandona completamente al Signore.
Il versetto letteralmente recita: "tutto il mio essere rimane attaccato dietro a te".
In ebraico è usato il verbo "dabaq", caro al Deuteronomio, per indicare 1'adesione incrollabile alla Torah: io e la Torah siamo una cosa sola. Si raggiunge, così, una simbiosi perfetta: Dio e il fedele sono uniti inscindibilmente. L "io" e il "tu" da cui abbiamo preso le mosse inizialmente si sono ormai fusi insieme.
L'abbandono totale dell'orante al Signore trova la sua ragione nella mano destra divina , che è simbolo di potenza e di forza, di sostegno e di sicurezza. Tutto è fiducia e amore.
Lettura del v6 nel testo allegato.
Ecco, 1'orante fa un'esperienza stupenda: loda il Signore e viene completamente saziato.
L'immagine delle carni grasse e succulente dà 1'idea della massima sazietà. Qui 1'amore di Dio diventa "sperimentale" perchè il salmista non usa un' immagine astratta, ma quella del banchetto che rende 1'idea della gioia. E per un uomo antico niente più del banchetto biblico rendeva 1'immagine della gioia: si mangia, si beve, si balla, si canta...
Pensiamo al banchetto dello sposalizio e avremo un'idea del festoso banchetto biblico.
vv.7-8
 Lettura v_. 7
Questo salmo è iniziato all' alba, si è sviluppato durante il giorno con la festa del banchetto ed ora è calata la notte.
Immaginiamo di trovarci nel Tempio: il fedele è entrato al mattino, ha fatto le sue devozioni, ha celebrato un sacrificio di comunione, ha banchettato con i sacerdoti e con i suoi familiari e, finalmente, arriva la notte, che è di veglia nel santuario.
Bellissima è 1'espressione "medito su di Te nelle veglie notturne". Ritroviamo il verbo "meditare", già incontrato nel salmo 1,2, che significa "mormorare a fior di labbra" , "meditare muovendo le labbra".
Secondo 1'uso orientale, il fedele non medita silenziosamente: la Torah viene meditata ripetendola continuamente sotto voce.
Una annotazione interessante: tutto il primo anno di studio nelle università islamiche di teologia viene destinato alla memorizzazione; si imparano, cioè, a memoria il Corano e tutti i testi fondamentali delle altre religioni più importanti.
La preghiera del v.76 non è più lode cantata, ma "preghiera mormorata". E la quiete del Tempio dà una sicurezza totale, fa sentire 1'orante sotto--le ali protettrici del Signore (v. 8b: "all'ombra delle tue ali").
Ritroviamo qui 1'immagine dei cherubini collocati sull'Arca nel "Santo dei santi": i due angeli con le loro ali aperte (che si toccano) coprono e proteggono quanto di più sacro c'è nel Tempio.
Stiamo ormai arrivando all'intimità sempre più profonda con Dio, alla sicurezza totale.
V. 9
Il fedele si abbandona completamente al Signore.
Il versetto letteralmente recita: "tutto il mio essere rimane attaccato dietro a te".
In ebraico è usato il verbo "dabaq", caro al Deuteronomio, per indicare 1'adesione incrollabile alla Torah: io e la Torah siamo una cosa sola. Si raggiunge, così, una simbiosi perfetta: Dio e il fedele sono uniti inscindibilmente. L "io" e il "tu" da cui abbiamo preso le mosse inizialmente si sono ormai fusi insieme.
L'abbandono totale dell'orante al Signore trova la sua ragione nella mano destra divina , che è simbolo di potenza e di forza, di sostegno e di sicurezza. Tutto è fiducia e amore.
vv. 10 - 12 Lettura. Sono versetti non contemplati nella "Liturgia delle ore" per il loro carattere violentemente imprecatorio.
Attorno all'area protetta del santuario, che è il luogo più sicuro per il fedele (rileggiamo, in proposito, il salmo 23 e il relativo commento), sono presenti i nemici che complottano, mentre nel Tempio oppure nella preghiera, nel rapporto intimo con Dio noi siamo difesi dai nemici, soprattutto dai nemici spirituali.
Alla preghiera fatta con il cuore rimane estranea la tentazione. E' sostanzialmente 1'esperienza vissuta da Gesù nell'orto degli ulivi dove ha drammaticamente pregato per affrontare la passione e la morte in croce. A1 contrario i discepoli dormono, non pregano e 1'ora della croce li trova impreparati.
L'amore che Dio ha per me diventa anche lotta inesorabile contro i miei nemici. .. .
V. 10
Come il fedele può disporre dell'area del Tempio, così gli infedeli hanno solamente il nulla, lo Sheol. Infatti il nemico, inteso come colui che tende agguati, ha davanti a sé 1'oblio eterno, la lontananza da Dio.
V. 1 1
La spada è strumento della giustizia divina e lo sciacallo è l'animale funebre per eccellenza (il dio della morte egiziano era rappresentato con la testa di sciacallo).
La sorte dell'empio è drammatica. Secondo le consuetudini orientali abbandonare un cadavere agli sciacalli significa negare la sepoltura e quindi quel minimo di sopravvivenza legato allo sheol.
V. 12
Ecco 1'invocazione monarchica della quale qualche studioso si serve per parlare di "salmo regale".
Il salmo personale del fedele ora diventa un coro liturgico. La dimensione comunitaria è sempre presente nei salmi; difatti il popolo ebreo ha un forte senso della comunità. Israele orante adesso canta liturgicamente.
Nel v. 12b troviamo il giuramento che ha come garanzia indiscutibile il nome del Signore, fonte primaria di ogni diritto. Per questo motivo prima di rendere testimonianza si giura nel nome di Dio.
V. 12~ - Ricordiamo che le maledizioni pronunciate mentendo si ritorcono contro colui che le aveva scagliate (rivedere il commento al salmo 58).
L'empio è menzognero, non riconosce la fedeltà divina e neppure quella umana; è ingannatore perchè non si attiene ai patti stipulati: sulla sua bocca, quindi, non ci sarà mai nulla di veritiero. Il suo modo di essere diventa modo di agire: 1'empio non solo "è" male, ma agisce male.
 

SALMO 91

"Sotto le ali divine".
Lettura del testo secondo le due versioni.
Genere letterario.
E' difficile definire questo salmo perchè ci troviamo di fronte a un insieme di generi letterari:
a) sapienziale, nella sua specificazione della totale fiducia in Dio;
b) culturale (pur senza arrivare a definirlo salmo liturgico) per la presenza di un oracolo (che significa la parola, la rivelazione del Signore). Nella sua simbologia il salmo ci fa intuire che sullo sfondo c'è il Tempio. Quindi la nostra composizione potrebbe, nel tempo, essersi trasformata da supplica individuale a salmo liturgico proprio del Tempio. Di fatto si tratta di un salmo che entra nel patrimonio strutturale di ogni pio israelita come preghiera personale quotidiana. Anche nel cristianesimo ha avuto grande fortuna; infatti i Padri della Chiesa lo raccomandavano proprio come orazione personale;
c) infine si coglie un altro genere letterario che è una derivazione del primo (sapienziale): la catechesi sapienziale. In pratica la composizione potrebbe essere stata adoperata da un sacerdote nel tempio per spiegare il tema della fiducia in Dio. Tale catechesi troverebbe così - il suo apice nell' oracolo, nella rivelazione di Jahve che conferma le parole stesse del sacerdote.
Struttura del salino.
vv. 1-2
Introduzione centrata su:
1- i quattro attributi divini Eljón (altissimo), Saddai (onnipotente), Jahve (Signore), Elohim (Dio);
2- il rifugio e la fiducia in Dio;
3- il tema della dimora nel tempio, che è il luogo in cui Dio custodisce il fedele, luogo sacro di asilo (il corrispondente degli odierni luoghi di asilo politico).
vv. 3-8
I° sezione E' introdotta nella seconda versione da "Perchè lui...". In questi versetti vi è una prima motivazione della fiducia che dobbiamo avere in Dio anche attraverso l'uso di simboli ben precisi.
vv. 9-13
II° sezione E' introdotta dall' espressione "Perchè tuo rifugio..." (uguale in entrambe le traduzioni). Anche questo "perchè" è importante in quanto scandisce la II° motivazione del salmo.
Si ritoma ai titoli divini di Jahve e di Eljón e ad altri simboli.
vv. 14-16
III° sezione L' oracolo, cioè il Signore stesso che parla.
I simboli.
Sono molti e costituiscono quasi due settori antitetici:
a) venatori; bellici, che sono anche simboli di sicurezza (fortezza, scudo, corazza...); teriomorfi;
b) simboli di intimità, di sicurezza (casa, alloggio, pernottamento, ali, angeli, penne) che ci rivelano un rapporto profondo, intimo con Dio.
Quindi, da una parte l'intimità del fedele con il Signore e dall'altra simboli di ostilità contro 'infedele, come gli animali mostruosi (i draghi), i leoni, gli aspidi e le vipere e i segni: della presenza demoniaca (la peste e il contagio).
Nella Bibbia i nemici hanno anche un valore che oltrepassa la concretezza riportandoci al peccato che viene generato dall'idolatria.
Allora tutto si sfuma, perde i contatti reali e diventa qualcosa di simbolico.
Questo salmo ci dice sostanzialmente che con la protezione di Dio sconfiggiamo qualunque nemico concreto come pure i terribili nemici spirituali.
Lettura esegetica.
Nei vv. 1-2 (vedere la versione allegata) sono riportati i quattro attributi divini:
1- Eljón, Altissimo, è in Genesi 14 il Dio adorato da Melchisedek, "sacerdote del Dio Altissimo", re di Salem (che nella tradizione significa Gerusalemme). Allora Eljón ci riporta al Dio di Gerusalemme, che era la città per eccellenza, la città di Davide.
2- Saddai, tradotto di solito con "onnipotente" anche se non è ancora nota l'etimologia esatta. Gli studiosi si orientano su due significati al riguardo:
a) "Dio della montagna". Evoca 1' idea della potenza. Non per niente per tutti i popoli semitici orientali Jahve dimorava sulla montagna.
b) "Dio della steppa", ossia di una landa desolata, estesa a perdita d' occhio tanto da evocare il senso dell' infinito. E, come il deserto, può essere luogo di incontro con Jahve o con il demonio.
Saddai è la parola spesso usata nella Genesi per indicare il Dio dei Patriarchi. Mentre Eljon ci richiama il Dio di una civiltà stabile, che trova nella città concreta il simbolo della sua potenza, Saddai ci fa pensare al Dio della steppa e della montagna, al Dio di un popolo errante.
3- Jahve, il Dio di Mosè, il Dio dell' esodo. E' colui che rivela il suo nome e in tal modo diventa il Dio vicino.
4- Elohim, il Signore di tutte le genti, di tutta la terra. Questo nome è presente soprattutto nella tradizione elohista che raccoglie i circoli profetici del regno del nord, abituati al confronto con le religioni e le culture circostanti.
Elohim non si identifica con il Dio del solo popolo di Israele.
I quattro attributi divini, come abbiamo già notato altre volte, richiamano i quattro punti cardinali, i quattro elementi del mondo e Dio nella sua interezza inteso, anche, come riparo sicuro e rifugio totale. Di conseguenza la mia fiducia nel Signore deve essere completa. E il nostro salino rappresenta veramente un ideale, cioè un obiettivo che noi giorno per giorno dobbiamo sforzarci di raggiungere.

Io dico spesso ai giovani che per camminare nella fiducia di Dio debbono:
1- al mattino, quando si svegliano, pensare alla giornata che li attende e mettere tutte le persone con cui entreranno in contatto, tutti gli imprevisti possibili nelle mani del Signore (preghiera);
2- richiamare la preghiera mattutina durante la giornata ogni qualvolta si presenti una situazione imprevista;
3- considerare tutte le situazioni e tutti gli imprevisti come un dono di Dio;
4- ringraziare il Signore di fronte ad ogni difficoltà e affrontare la realtà serenamente.
E' opportuno sottolineare che questa preghiera non deve essere sospesa nei giorni festivi con la scusa della partecipazione alla Messa, perchè la vita spirituale necessità di regolarità, di costanza.
vv. 3-8 - lettura
Dio libera dagli elementi ostili tipici della realtà antica: nemici guerrieri e malattie (peste, epidemie). Nei vv. 5 e 6 il salmista abbraccia tutto 1' arco del tempo dalla notte al giorno, dalle tenebre al sole di mezzogiorno.
Dio è sempre, e non soltanto in qualche momento, il nostro rifugio e il nostro scudo contro tutti i nemici. Anche se la notte e se le tenebre costituiscono il momento privilegiato per lo scatenarsi delle forze del male, noi non dobbiamo mai abbassare la guardia perchè gli spiriti malvagi possono agire anche a mezzogiorno, nel pieno della luce.
Ecco perchè il salmista ci induce alla vigilanza: spesso accade che noi, convinti di essere abbastanza forti per vincere una tentazione, allentiamo la guardia e così cadiamo proprio in quel peccato che pensavamo di avere ormai debellato.
E' importante il v. 8: il fedele è sempre saldo e tranquillo in mezzo alle avversità.
Questo versetto si può leggere anche in termini spirituali. Basterà guardare le cose con gli occhi dell' anima per vedere il castigo degli empi, o, quanto meno, accorgersi come ogni persona abbia pronta da portare una croce su misura.
w. 9-13.
Lettura del cap. 4 di Matteo "le tentazioni nel deserto". Questo salmo ha avuto come interprete d' eccezione Satana, il quale 1' ha applicato a Gesù. Se stessimo all'interpretazione di Satana, questo sarebbe un salmo messianico perchè ci parla del Messia. Gesù ha una totale fiducia in Dio che 1' ha preservato da tutti i nemici e soprattutto dalla sconfitta della morte. Il messianismo in cui Satana dimostra di credere è esattamente 1' opposto di quello in cui crede il Signore; è il messianismo di chi usa la potenza di Dio (ossia quanto Dio gli mette a disposizione, come in questo caso gli angeli) per affermare se stesso, non per servire ma per essere servito.
Notiamo anche che questi versetti hanno un aggancio con i due nomi divini Jahve e Eljón del v. 9 e che nel v. 10 vengono descritti i benefici dell' Alleanza. La tenda rappresenta quanto 1' uomo possiede dal punto di vista materiale: la famiglia, la discendenza, gli averi. La vita, invece, raffigura tutta 1' esistenza umana.
Alla luce di quanto detto prima sulla interpretazione di Satana è bene chiarire che 1'abbandono autentico in Dio non è quello di chi crede nei miracoli, ma è quello insegnato da Gesù: 1' abbandono fiducioso quotidiano che arriva alla totale donazione di sè, alla fiducia assoluta nel Signore.
Gesù è sempre rifuggito dallo stile miracolistico pomposo.
La presenza quotidiana di Dio, l'Eucarestia, il perdono donatoci nella confessione sono i miracoli in cui dobbiamo credere.
v. 13
Ritroviamo la simbologia teriomorfa con la descrizione degli animali più insidiosi e terribili e di quelli che sconfinano nel mitologico, come i draghi. Da Marco, cap. 16, sappiamo che la prerogativa di sconfiggere questi animali sarà degli apostoli.
w. 14-16- lettura
Nel v. 14 entra in scena Dio stesso con "Perchè a me si è affidato, lo libererò".
Ecco la parola ebraica "hasaq" (affidarsi), che indica un legame profondo, tanto è vero che in Genesi 34,8 e in Deut. 21,11 questo verbo viene usato per descrivere 1' amore nuziale fra un uomo e una donna. Quindi "affidarsi" vuole indicare un segno dell'amore assoluto, completo.
Nei vv. 14-16 è descritta la sequenza delle azioni di Dio il quale:
1- libera i fedeli;
2- ci allontana dai pericoli della pianura e ci trasferisce verso le vette dei monti, in
una fortezza;
3- risponde alle invocazioni;
4- è con noi;
5- ci salva dai pericoli;
6- ci rende partecipi della sua gloria;
7- ci dona la felicità totale;
7- ci fa provare la salvezza invitandoci ad una esperienza concreta di salvezza.
 
 

SALMO 91 (90)

AL RIPARO DELL'ALTISSIMO,
ALL'OMBRA DELL'ONNIPOTENTE,
SOTTO LE ALI DI JAHWEH

1 Tu che abiti al riparo dell'Altissimo
e pernotti all'ombra dell'Onnipotente,
2 di' a Jahweh: "Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido!".
3 Perché lui ti libererà dal laccio del cacciatore ,
dalla peste malefica.
4 Con le sue penne ti coprirà,
sotto le sue ali avrai rifugio,
la sua fedeltà sarà scudo e corazza.
5 Non temerai il terrore della notte,
né la freccia che vola di giorno,
6 la peste che si diffonde nelle tenebre,
I'epidemia che devasta a mezzogiorno.
7 Mille cadranno al tuo fianco ,
diecimila alla tua destra,
ma tu non sarai colpito!
8 Basterà che tu apra gli occhi
e vedrai il castigo degli empi.
9 Perché tuo rifugio è Jahweh,
e hai posto I'Altissimo come tua dimora,
10 non ti potrà colpire il male,
nessun flagello si avvicinerà alla tua tenda.
11Infatti per te darà ordine Gi suoi angeli
di proteggerti in tutte le tue vie;
12 ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché non inciampi in nessuna pietra il tuo piede.
13 Su leoni e vipere camminerai,
leoncelli e draghi calpesterai.
14 "Perché a me si è affidato, lo libererò,
lo innalzerò al sicuro perché conosce il mio nome.
15 Mi invocherà e io gli darò risposta,
nell'angustia io sarò con lui,
lo salverò e lo glorificherò.
16 Lo sazierò di lunghi giorni,
gli mostrerò la mia salvezza,".
 

SALMO 103

"Dio è amore"
Di Davide
Lettura del salmo nella versione della Bibbia di Gerusalemme.
Questa bellissima composizione del Salterio è stata definita il "Te Deum" dell'Antico Testamento. Infatti è un grande salmo di gloria e di benedizione, usata anche nella liturgia ebraica soprattutto quando si vuole parlare di benedizione.
La chiave di lettura del testo è la parola "benedizione" che si ripete per sei volte, scandendone il contenuto.
Genere Letterario.
Come al salito abbiamo un miscuglio di generi; un inno che celebra il Signore al di sopra di ogni altra realtà.; un canto di ringraziamento per i benefici che 1'uomo riceve (e in particolare per il perdono; una meditazione sapienziale sulla capacità umana e sulla misericordia di Dio. Potremmo dire che il nostra salmo è 1'intreccio di questi tre generi letterari. Si tratta di invocazione personale e comunitaria, perchè la benedizione non vale sola per il singolo, ma vale anche per il popolo e, d'altra parte, il mio ringraziamento a Dio non é solo per i doni concessi a me, ma per i molti benefici che Egli ha elargito al suo popolo.
Nella Bibbia la benedizione appartiene a un genere letterario ben specifico con delle caratteristiche particolari. E la benedizione di Dio si diffonde per mille ,generazioni e il suo segno più grande è la fecondità, Non per niente la sterilità assenza di fecondità) é vista come una maledizione assenza di benedizione).
Si considerano ora due tipi di benedizione.
La prima si diffonde dal Signore sull'uomo soprattutto mediante due intermediari: il sacerdote o il capo - famiglia
La seconda benedizione scaturisce dal cuore dell'uomo che .inneggia a Dio;
in questo caso etimologicamente significa che 1'uomo "dice bene" del Signore perchè consapevole di tutti i doni da Lui ricevuti.
Si vede chiaramente che ogni benedizione personale diventa comunitaria e viceversa. In questa samo notiamo l'intreccio tra la benedizione di Dio e quella dell'uomo.
Epoca di composizione del Salmo.
Per la presenza di parole aramaiche, in un'epoca in cui la lingua ebraica non era più pura, e della teologia tipica del profetismo del post-esilio, questo salmo è collocabile nel periodo tra il VI e il V secolo a. C.. Infatti proprio allora la teologia e il senso di Dio divennero più profondi. Ricordiamo come durante il periodo dell'esilio sia avvenuta la revisione totale della storia d' Israele, tanto che il ritorno dall'esilio babilonese venne paragonato alla liberazione dalla schiavitù d'Egitto.
Nella seconda parte del secondo libro d'Isaia., quella che riguarda l'esilio e la successiva liberazione del popolo, leggiamo che la volontà di Dio si manifesta attraverso un re pagano liberatore, Ciro di Persia al quale viene attribuito addirittura il titolo di messia in quanto egli serve proprio al progetto di Dio che vuole la liberazione del suo popolo,
Simbologia.
I simboli tengono tutti a spiegarci due realtà l'amore misericordioso e il perdono,
Nei nostri versetti vengono evidenziate alcune caratteristiche psicologiche di Dio (per analogia noi applichiamo al creatore le nostre caratteristiche: la fedeltà amorosa, la bontà, la conoscenza, il ricordo e la tenerezza paterna che è un elemento presente in questo salmo, ma non frequente sulla Bibbia tranne che in Osea, 11 e nel salmo 27.
Inoltre, sono presenti i grandi simboli della corte regale (l'esercito di Dio e il consiglio degli anziani) e del cosmo (il sole che nasce e il ciclo del tempo).
I simboli di regalità e di  grandezza cosmica sono contrapposti ai simboli di umiltà (come, ad esempio, la polvere, l'erba e i fiori del campo che sono anche belli e poetici).
La fragilità e la peccaminosità dell'uomo non intaccano minimamente 1'amore fedele di Dio che porta una creatura così fragile ad essere rivestita del manto regale, ad essere coronata di gloria,
In questo salmo é delineata già la bellissima parabola del figliol prodigo. Di fronte al mistero della fragilità umana. però, l'amore di Dio non si ferma. Ripensiamo ai doni dati dal padre al figlio che ritorna a casa; l'anello l'abito bello e il capretto. Questi sono i simboli della regalità e della grandezza ritrovata.
Ecco, noi abbiamo la consapevolezza di essere peccatori, ma gustiamo 1'immensa misericordia divina.
Struttura
E' scandita da sette benedizioni.
I vv I-2 ci anticipano il tema del salmo ed i vv.20-22 costituiscono la ripresa finale con una benedizione cosmica
Ricordiamo che sette è il numero della pienezza. Questo salmo, quindi, è la benedizione totale a cui partecipa non solo il mio essere, ma tutto il cosmo.
Lo schema procede per antitesi affiancate:
vv 3-4a  la fragilità umana contrapposta
vv 4b-5  alla grazia
vv 6-8  la grazia divina contrapposta alla
vv 9-10  fragilità umana
v 11   la grazia divina. contrapposta alla
v 12   fragilità umana
v 13   la grazia divina contrapposta alla
vv 14-16  fragilità umana
vv 17-19  soluzione di tutte le antitesi è la grazia di Dio che dura in eterno.
Commento . ,
Anzitutto notiamo l'equivoco in cui può farci cadere la traduzione dell'ebraico "nefes'' con "anima mia," che potrebbe farci pensare ad un corpo e ad un'anima separati. Infatti sappiamo che "nefes'' significa 1'essere totale, anima e corpo uniti. e non soltanto anima. Quindi si potrebbe tradurre: "Benedici il Signore, persona mia".
L'uomo biblico è tutta la persona; perciò tutto 1'uomo loda Dio attraverso un dialogo con se stesso. Ecco la parte personale di questo salmo: 1' orante per lodare il Signore deve prima trovare se stesso.
Abbiamo tutti presente la parabola del figliol prodigo ( Lc,15 ) che ad un certo punto dice: " Allora rientrò in se stesso...''. Anche l'uomo d'oggi ha necessità di ritrovare se stesso ( noi non abbiamo mai tempo per questo!) per pregare. per lodare il Signore, E' bene sottolineare che è possibile ringraziare Dio per gli imprevisti solo nella misura in cui si è in pace con sé stessi.
vv 1-2 La persona rivolge a sé stesso l'invito a ricordare i benefici ricevuti. Qui, una volta di più, viene riaffermata la storicità. della nostra fede che si basa sui benefici storici di Dio che ci ha amato in passato e che ci ama oggi.
II Signore ha liberato il suo popolo dall'Egitto e lo ha riliberato dall'esilio in Babilonia.
vv 3-10
Nell'originale ebraico nei vv3-5 si hanno 5 participi, che sono altrettanti attributi divini: il Perdonante, il Risanante, il Redimente, il Coronante e il Saziante.
Ricordiamo in proposito quel canto che si intitola " La preghiera del Nome'' (Gesù. nostro Dio: Gesù, nostro fratello.. abbi pietà, di noi).
La preghiera personale può essere recitata facendo scorrere nella mente i vari nomi, i vari attributi di Gesù contenuti nel Vangelo. Viene qui in mente S.Francesco con le "Laudi di Dio Altissimo'' ( Tu sei benedetto , tu sei il mansueto...), E' un modo molto bello per introdurci nella, preghiera. L'enumerazione dei benefici prende spunto dagli elementi più negativi, come il peccato ("...perdona tutte le mie colpe..."). Il beneficio più importante, quindi, è il perdono del peccato e il buon cristiano non prega
Dio per essere liberato prima di tutto dalla malattia. ma per essere liberato dalle proprie colpe e chiede innanzitutto la fede,
In questi versetti il peccato è visto come una malattia dell'anima ( la malattia più grande che intacca più a fondo la fede) e il perdono è considerato una guarigione.
Del v 4a sono possibili due interpretazioni:
a) immortalista e della risurrezione, alla luce del cristianesimo
b) espressione simbolica dell'esilio babilonese e della salvezza che Dio ha dato al suo popolo:
Allora. il nostro è un Dio che libera dal peccato. dalla malattia, dalla morte ("Tu sei il liberatore"). Noi per 1' uomo dobbiamo proclamare la libertà della fede senza la quale restiamo nel peccato, nella malattia e nella morte.
vv 4b-5 Dalla fossa, dallo sheol l'uomo viene elevato ad. una dignità principesca che si manifesta nell' esempio tipico della sazietà ("egli sazia di bene i tuoi giorni"). E non a caso sono citati anche i giorni: il giusto anticamente moriva sazio di giorni e di beni. L'uomo è continuamente accompagnato dalla grazia e dalla misericordia divina, cioè dall'hesed che è la fedeltà amorosa) e dall'affetto materno di Dio, "rahamim'' (la misericordia che promana dalle viscere della madre].
Gli ebrei credevano che l'aquila (v 5b), giunta alla vecchiaia., mutasse le penne e tornasse giovane. Se abbiamo Dio a fianco nulla fa paura: né il peccato, né la malattia, né la morte e neppure 1a vecchiaia., perchè è "sazia di giorni".
vv. 6 - 7
Siamo alla professione di fede che si basa sulla fede storica e sul fatto centrale della storia di Israele, che è la liberazione dall'Egitto.
Ne testo ebraico leggiamo altri due participi, oltre ai 5 già elencati (che danno un totale di 7): "Colui che compie" e "Colui che fa conoscere".
Sono due realtà storiche.
I criteri dell'azione divina sono:
a) la giustizia (non intesa secondo il metro umano ) che consiste nella salvezza e nella liberazione;
b) il giudizio che comprende la difesa del povero e la conseguente vendetta, con carattere retributivo, che spetta esclusivamente a Dio.
vv. 8-10
Il passato di Mosè diventa attuale. Il ricordo dell'impegno di Jahve ci permette di capire che anche oggi" Buono e pietosa è il Signore" e che " Non ci tratta secondo i nostri peccati";
Anche in questi versetti ritroviamo alcuni comportamenti di Dio: 1'affetto materno, la pietà, la fedeltà amorosa (hesed).
Da un punto di vista umano questo modo divino di agire appare irrazionale; se fosse invece razionale, verrebbe applicata la giustizia umana, quella distributiva.

Lettura di Isaia, 55 in cui si evidenzia la maturità teologica del post-esilio.Ecco allora che l'irrazionalità significa il superamento della. giustizia. distributiva, che sicuramente non è l'irrazionalità tipica delle divinità dei popoli circostanti ad Israele e la cui furia cieca colpiva a caso.
Si tratta dell'irrazionalità dell'amore e della misericordia
Nei nostri versetti si a un notevole salto di qualità rispetto alla prima parte dell'Antico Testamento è veramente 1'anticipazione dell'amore di Cristo.
vv 11-19
La misericordia di Dio trae origine dalla sua conoscenza della fragilità dell'uomo, il quale deve temere il peccato non per i castighi, ma per non colpire 1' amore divino (si riveda la differenza fra l'attrizione e a contrizione.
Per indicare I'amore di Dio si hanno il paragone verticale (v. 11) e quello orizzontale (v. 12) e il paragone psicologico (v, 13).
La paternità divina per il singolo, e non solo per Israele (v.13), ci apre le porte a quell'Abbà Padre che Gesù ha pronunciato e che, secondo S. Paolo, tutti possiamo rivolgere al Signore,
Siamo così arrivati al "Padre nostro".
 

SALMO 103 (102)

DI0 E' AMORE:
“COME UN PADRE HA TENEREZZA
PER I SUOI FIGLl...”
1 Di Davide.
Benedici Jahweh, anima mia,
il mio intimo benedica il suo santo nome!
2 Benedici Jahweh, anima mia ,
non dimenticare tanti suoi benefici!
3 Egli perdona tutte le colpe,
guarisce tutte le tue malattie,
4 redime dalla fossa la tua vita ,
ti corona di benignità e di tenerezza;
5 sazia di bene la tua età avanzata
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.
6 Jahweh compie atti di salvezza
e di giudizio per tutti gli oppressi.
7 Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie ,
ai figli di Israele le sue opere.
8 Tenero e pietoso è Jahweh,
lento all'ira e grande nella benignità.
9 Non contende per sempre,
non conserva in eterno il suo sdegno.
10 Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.
11 Sì, come il cielo è alto sulla terra
così domina la sua benignità
su coloro che lo temono;
12 come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da sé le nostre ribellioni.
13 Come un padre è tenero coi suoi figli,
così Jahweh è tenero su coloro che lo temono.
14 Infatti egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
15 Come erba sono i giorni dell'uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
16 Ecco, lo investe il vento e non c'è più,
il suo luogo più non lo riconosce.
17 Ma la benignità di Jahweh perdura di eternità in eternità
su coloro che lo temono;
la sua salvezza per i figli dei figli ,
18 per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di eseguire i suoi comandamenti.
19 Jahweh ha stabilito nel cielo il suo trono,
la sua regalità governa l'universo.
20 Benedite Jahweh, voi suoi angeli,
guerrieri potenti, esecutori della sua parola,
attenti al suono della sua parola.
21 Benedite Jahweh, voi tutti suoi eserciti,
voi suoi ministri che eseguite il suo volere.
22 Benedite Jahweh, voi tutte opere sue
in tutti i luoghi del suo governo.
Benedici Jahweh, anima mia!
 

SALMO 103 continuazione

Ritroviamo le antitesi con il bellissimo paragone dell'erba e del fiore di campo. Effettivamente la nostra vita è proprio così: in un soffio passa e basta un alito di vento per farla scomparire.
I versetti più interessanti di questa sezione sono il 17 e il 18 dai quali si intuisce che il perdono non è un segno della debolezza divina. Infatti tanti pensano erroneamente che Dio non possa fare tutto ciò che desidera, perché rispetta la libertà dell'uomo: non può quindi castigarlo e perciò lo perdona.
Non è vero.
Questi versetti ci dicono chiaramente che il perdono scaturisce dall'amore del Signore("Ma la grazia del Signore è da sempre - dura in eterno per quanti lo temono.")
Soffermiamoci su quest'antitesi così bella:
L'erba del campo, da una parte, e l'eternità di Dio, dall'altra.
Vediamo, allora, quanto siamo fondamentalmente meschini nell'amare se ci raffrontiamo con l'immensità dell'amore divino. È proprio stupenda quest'antitesi perché evidenzia che la bontà di Dio è eterna, sfida i secoli.
II Signore ci ama da sempre (prima ancora di formarci dentro il grembo materno) e ci amerà fino all'eternità.
L'amore di Dio e la sua fedeltà, che sono eterni, danno origine al perdono. Solo chi ama veramente può perdonare ed il suo gesto non è dettato da viltà, né da paura, né da incapacità di farsi rispettare, ma solo dall'amore.
v. 19 lettura
Questo verso prepara la grande lode finale, Viene proclamata la regalità di Dio creatore e provvidente.
È bello sentirsi abbracciati dal Signore, sentirsi in comunione non solo con tutti gli uomini, ma anche con tutte le creature, con l'universo intero.

vv:. 20/22. Lettura
Ecco, infine, l'acclamazione corale in cui è coinvolta tutta la corte divina.
II nostro salmista ci presenta un angeologia già molto sviluppata (ed è questo uno dei motivi che rendono impossibile l'attribuzione dell'opera all'epoca di Davide).
I primi ad essere enumerati sono i grandi angeli guerrieri, gli arcangeli, cioè i principali collaboratori di Dio.
II libro di Giobbe ci presenta Satana stesso come un esecutore degli ordini divini, tanto è vero che su richiesta sua e su potere conferitogli da Dio egli mette alla prova lo stesso Giobbe.
Seguono gli Arcangeli guerrieri, ma di rango inferiore, e gli angeli - ministri che non combattono nell'esercito divino, ma servono Javhe con altre mansioni.
Potremmo dire che tutti costoro sono po' rappresentati dai nostri tre arcangeli:
Gabriele: colui che annuncia, che spiega il significato delle visioni.
Raffaele: colui che guarisce in nome di Dio.
Michele: colui che combatte contro le potenze del male, il capo dell'esercito divino, colui che capeggerà I'ultima grande battaglia.
A questa lode finale partecipano tutte le creature e quindi anche I'anima del salmista:
"Benedici il Signore anima mia". (v. 22)
 

SALMO 131

Lettura del salmo nelle due consuete traduzioni.
È un'opera che deve essere imparata a memoria sia per la sua brevità, sia per apprezzarne meglio il contenuto.
Fra le tante, ricordiamo due definizioni di questo salmo:
· "Gioiello d'ineguagliabile interiorità, discrezione, emozione''
· "Canto di fiducia con il contrasto tra l'orgoglio e la semplicità, I'altezzosità e la povertà di spirito"
lo credo che sia veramente, pur nella sua brevità, uno dei salmi più belli, perché con due sole pennellate ci presenta I'atteggiamento ideale del credente.
Guardiamo ora le stupende immagini di questa composizione, anzi soffermiamoci su quella fondamentale della mamma con il suo bambino. Non c'è immagine più quotidiana, più normale di questa. Eppure il contemplativo sa trarne delle cose stupende, arrivando a provare sensazioni, emozioni ed esperienze spirituali favolose.
Durante i campi estivi, nel "giorno del deserto", i nostri ragazzi vengono posti nelle condizioni ottimali per fare l'esperienza della preghiera contemplativa e prendono spunto da qualche cosa che li colpisce (aspetti della natura, per esempio) per comporre delle bellissime preghiere. Ricordo come davanti ai tre livelli di una montagna (prato, bosco e roccia) qualcuno avesse pensato alla Trinità: sono tre elementi diversi, ma il monte è uno solo.
Dobbiamo riuscire a formulare ogni giorno almeno una preghiera contemplativa. Le persone, gli avvenimenti, il creato debbono portarci alla contemplazione.
Anche le grandi visioni dei profeti traggono spesso origine da episodi di vita quotidiana.
Questo salmo ci richiama immediatamente alla memoria l'atteggiamento di Gesù verso i bambini, ma soprattutto l'atteggiamento interiore che Gesù vuole dal discepolo: I'infanzia spirituale (che non è infantilismo né tantomeno adolescenza spirituale) tipica del bambino che si fida pienamente della sua mamma e del suo papà.

Genere letterario
Abbiamo nuovamente un salmo composito.
Si constata con facilità che con questa preghiera l'orante non sollecita benefici, ma esprime semplicemente la sua fiducia in Dio che è fonte di gioia e di quiete. Si potrebbe quindi catalogare questa composizione fra i salmi di fiducia.
ln questi versetti appare presente anche il genere sapienziale - didattico, perché il salmista, attraverso splendide immagini, insegna quale debba essere I'atteggiamento del credente nei confronti del Signore.
È una catechesi breve e stupenda sulla fiducia in Dio.
lnfine il titolo ci dice che si tratta di un salmo di ascensione cantato dai fedeli mentre salivano al Tempio. ln tal senso diventa anche un salmo liturgico che indica l'atteggiamento che ogni fedele deve avere quando si accosta al Signore.
Ecco, questo salmo dovrebbe essere recitato alla domenica mentre ci avviamo alla Messa.
struttura
E semplicissima: tre versetti formano un movimento.
II salmista in un primo tempo ci dice ciò che la fiducia non è in negativo,mentre in un secondo tempo ci insegna che cosa è la fiducia in Dio ( in positivo), infine in un terzo tempo, quanto io ho espresso e vissuto personalmente diventa comunitario (come già visto altre volte nei salmi).
ll versetto finale richiama il movimento che da me orante si diffonde a tutta la comunità.

Simbolismo somatico
( il cuore, lo sguardo, il camminare - secondo la traduzione letterale)
ll simbolismo somatico ci richiama l'intimità dell'uomo che non si limita a tenere i sentimenti dentro di sé, ma Ii esprime con lo sguardo. ln tal modo noi entriamo in relazione con l'esterno e, d'altra parte, consentiamo all'esterno di mettersi in relazione con noi,
Pensiamo a come sono significativi i nostri sguardi. Quante volte "fulminiamo" con lo sguardo i nostri interlocutori.
Ci sono persone che riescono a tenere a bada gli altri solo con l'espressione dello sguardo. L'intimità che esce dall'uomo attraverso lo sguardo diventa cammino: dall'intimità al comunitario.
È' il cammino del mondo in mezzo alle cose grandi e prodigiose.
Ma c'é un simbolo abbastanza nascosto da scoprire: il silenzio.
In questo salmo nessuno parla: l'uomo comunica attraverso lo sguardo la mamma ed il bimbo i non si parlano. Israele non loda, ma attende e spera.
ll salmista ci descrive delle scene silenziose. ln questi versetti non sono presenti - come in altri casi - il tumulto, il grido, I'angoscia, la gioia o la lode, perché per entrare in comunicazione con Javhe dobbiamo tacere, anche se il silenzio pesa.
Il silenzio é un atteggiamento interiore che é quiete e riposo. Talvolta diventa anche comunicazione; ad es. in campo giuridico vi é il silenzio - assenso (chi tace acconsente).
Pensiamo a questo silenzio in termini di preghiera: la nostra vita personale quotidiana ha il silenzio?
Sono molto belli gli spazi di silenzio, non quelli riempiti dai nostri pensieri, ma quelli che usiamo per parlare con Dio oppure per lasciarci interpellare da Lui.
Constatiamo come nelle nostre messe il silenzio manchi :, - Eppure le norme liturgiche lo raccomandano ed, anzi, in alcuni momenti, lo rendono obbligatorio. E poiché non siamo abituati a questo atteggiamento interiore è, ad esempio, motivo d'imbarazzo per molti fedeli il silenzio dopo la Comunione.
Proviamo nella nostra vita quotidiana a valorizzare il silenzio, a cercarlo inten5amente ed a riempirlo solo di Dio.
Non facciamoci prendere dalla frenesia. È importante impegnarsi ogni giorno a migliorare questo atteggiamento interiore.
Noi riusciamo a.. rendere davvero presenti gli altri nella nostra. vita nella misura in cui realizziamo in noi stessi un'intimità profonda con Dio. ln caso contrario, nella nostra vita ci sarà un continuo passaggio di persone e di situazioni, senza che riusciamo a fermarci per riflettere sul senso delle cose.

Simbolismo spaziale ( dall'interno all'esterno)
È un simbolismo che dà la connotazione dell'orgoglioso. Soprattutto in quel "levare gli occhi" avvertiamo un gesto di superbia ( i greci lo avrebbero chiamato "ibris", termine che esprime la tracotanza, la sfida lanciata contro la divinità - come la torre di Babele ).

Struttura
E semplicissima: tre versetti formano un movimento.
II salmista in un primo tempo ci dice ciò che la fiducia non è in negativo,mentre in un secondo tempo ci insegna che cosa è la fiducia in Dio ( in positivo), infine in un terzo tempo, quanto io ho espresso e vissuto personalmente diventa comunitario (come già visto altre volte nei salmi).
ll versetto finale richiama il movimento che da me orante si diffonde a tutta la comunità.

Simbolismo somatico
( il cuore, lo sguardo, il camminare - secondo la traduzione letterale)
ll simbolismo somatico ci richiama l'intimità dell'uomo che non si limita a tenere i sentimenti dentro di sé, ma Ii esprime con lo sguardo. ln tal modo noi entriamo in relazione con l'esterno e, d'altra parte, consentiamo all'esterno di mettersi in relazione con noi,
Pensiamo a come sono significativi i nostri sguardi. Quante volte "fulminiamo" con lo sguardo i nostri interlocutori.
Ci sono persone che riescono a tenere a bada gli altri solo con l'espressione dello sguardo. L'intimità che esce dall'uomo attraverso lo sguardo diventa cammino: dall'intimità al comunitario.
È' il cammino del mondo in mezzo alle cose grandi e prodigiose.
Ma c'é un simbolo abbastanza nascosto da scoprire: il silenzio.
In questo salmo nessuno parla: l'uomo comunica attraverso lo sguardo la mamma ed il bimbo i non si parlano. Israele non loda, ma attende e spera.
ll salmista ci descrive delle scene silenziose. ln questi versetti non sono presenti - come in altri casi - il tumulto, il grido, I'angoscia, la gioia o la lode, perché per entrare in comunicazione con Javhe dobbiamo tacere, anche se il silenzio pesa.
Il silenzio é un atteggiamento interiore che é quiete e riposo. Talvolta diventa anche comunicazione; ad es. in campo giuridico vi é il silenzio - assenso (chi tace acconsente).
Pensiamo a questo silenzio in termini di preghiera: la nostra vita personale quotidiana ha il silenzio?
Sono molto belli gli spazi di silenzio, non quelli riempiti dai nostri pensieri, ma quelli che usiamo per parlare con Dio oppure per lasciarci interpellare da Lui.
Constatiamo come nelle nostre messe il silenzio manchi :, - Eppure le norme liturgiche lo raccomandano ed, anzi, in alcuni momenti, lo rendono obbligatorio. E poiché non siamo abituati a questo atteggiamento interiore è, ad esempio, motivo d'imbarazzo per molti fedeli il silenzio dopo la Comunione.
Proviamo nella nostra vita quotidiana a valorizzare il silenzio, a cercarlo inten5amente ed a riempirlo solo di Dio.
Non facciamoci prendere dalla frenesia. È importante impegnarsi ogni giorno a migliorare questo atteggiamento interiore.
Noi riusciamo a.. rendere davvero presenti gli altri nella nostra. vita nella misura in cui realizziamo in noi stessi un'intimità profonda con Dio. ln caso contrario, nella nostra vita ci sarà un continuo passaggio di persone e di situazioni, senza che riusciamo a fermarci per riflettere sul senso delle cose.

Simbolismo spaziale ( dall'interno all'esterno)
È un simbolismo che dà la connotazione dell'orgoglioso. Soprattutto in quel "levare gli occhi" avvertiamo un gesto di superbia ( i greci lo avrebbero chiamato "ibris", termine che esprime la tracotanza, la sfida lanciata contro la divinità - come la torre di Babele ).

ESEGESI

L'orgoglio
Questo verso delinea la tentazione dell'orgoglio che è antitesi della fiducia.
La persona orgogliosa pensa di bastare a sé stessa, crede che senza di lei il mondo . si fermi. L'orgoglio è quel difetto che ci porta a guardare le persone e le situazioni dall'alto in basso (perché noi ci riteniamo i più bravi) e a guardare in alto con invidia e con desiderio il superamento. Tale atteggiamento crea frustrazione e porta al peccato (Adamo ed Eva).
Di solito chi è eccessivamente orgoglioso è anche profondamente invidioso delle fortune degli altri e ritiene di aver sempre ragione.
L'orgoglio può però anche essere positivo, se nella giusta misura.
lnfatti, se I'uomo non avesse coltivato : il desiderio di superamento non avremmo avuto il
progresso.

L'umiltà
L'umiltà vera non consiste nel ritenersi inferiori a tutti (come I'umiltà pelosa" o il "masochismo" suggerirebbero), ma nel riconoscere che le nostre doti sono doni che Dio ci ha dato perché siano messe al servizio della Chiesa.
Sono umile se riconosco che ciò che possiedo viene dal Signore.
Teniamo presente che non sempre nella Chiesa c'è stata una corretta visione dell'umiltà, la quale è la consapevolezza di essere un niente, ma un niente grandioso.
La vera umiltà è cantata nel "Magnificat".
Il v. 1 ci presenta I'orgoglioso non solo in un rapporto verticale (alzare lo sguardo con superbia ma anche orizzontale (camminare in mezzo a "Gadól", "grandezza di Dio", e a "nifla'ot", "miracoli dell'Esodo"):L'orgoglioso si ritiene grande come Dio, capace di compiere i suoi stessi miracoli. L'uomo, che si sente potente come Javhe ha perso il senso delle cose e manca completamente di umiltà.
Ricapitolando: il superbo, I'orgoglioso è colui che vuole raggiungere le stesse mete di Dio. Ecco Adamo ed Eva, ecco il peccato originale ( "... e diventereste come Dio ... ").
nel v.2 al cammino dell'orgoglioso si contrappone visione di quiete e di beatitudine e, I'immagine normalissima di una mamma con il suo bambino in braccio.
Per I'orgoglioso la vita non si presenta facile perché é difficile restare sempre sul gradino più alto, mentre la vita del credente che si fida del Signore scorre nella quiete e nella serenità.
Molti interpreti vedono il bimbo come il lattante che, saziatosi del latte della madre, dorme tranquillo.
Si tratta, invece, di un bambino di almeno tre anni (a questa età terminava in Oriente. lo svezzamento) che non ha più bisogno del latte materno.
Ecco perché in questo salmo non si chiede nulla e non si ringrazia. La beatitudine di questo bimbo deriva semplicemente dal fatto che !a mamma c'è. Allo stesso modo la nostra beatitudine trae origine dalla constatazione che Dio esiste.
Questo è l'amore di Dio ( I'Agàpe) che ama perché ama, che trova in sé stesso la sua ragione di esistere. Che cose grandi ci propone il Signore!
Dio dilata moltissimo la nostra anima per consentirci di arrivare alla totale fiducia in Lui. Ecco allora il nostro atteggiamento fondamentale: la fiducia in Dio che c'è.
Noi abbiamo una grande missione da compiere, dobbiamo portare questo nostro Signore al mondo d'oggi che non crede più, che - angosciato ed impaurito - non avverte I'esistenza di Dio. E la gente smarrita è disposta ad aggrapparsi a qualunque cosa perché il senso religioso è insito nell'uomo.
Senza Dio resta solo la disperazione.
Noi dobbiamo annunciare con la nostra vita che Dio c'è, anche a Sondrio.
II salmo è chiarissimo: questo atteggiamento interiore del singolo deve diventare (l'atteggiamento di tutta la comunità. E ricordiamoci che abbiamo bisogno anche noi dei non - credenti i quali, a volte, ci danno lezioni di carità e che noi viviamo per dare al. mondo Cristo e non per cospargerci il capo di cenere (non autoflagelliamoci !).
È importante metterci nei confronti del mondo con tanta umiltà, non con orgoglio, e ricordare sempre le parole di Gesù: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo..." (Mt. 28, 19).
v. 3
L'atteggiamento interiore diventa prospettiva corale e liturgica che si celebra, per noi cristiani, in modo particolare nella Messa e nell'Eucarestia.
Qui c'è il ribaltamento delle posizioni : Israele attende il Signore; per noi invece è iI Signore che ci attende.

SALMO 131 (130)

UN BIMBO IN BRACClO A SUA MADRE:
COSI' È LA MIA ANIMA

1 Cantico delle ascensioni. Di Davide.
Jahweh, non si esalta il mio cuore,
non si levano superbi i miei occhi
non cammino verso cose grandi
o per me prodigiose.

2 lo, invece, ho I'anima mia distesa e tranquilla:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me  I'anima mia.

3 Israele, attendi Jahweh,
ora e sempre!
 

SALMO 110

Di Davide. Salmo .
Lettura del testo nelle due versioni consuete.
E' stato definito da Martin Lutero "... l'unico vero grande salmo del nostro amatissima Signore Gesù Cristo."
Il nostro salmo, più di ogni altro, è biografica riguardo a Gesù che vi si rispecchia completamente. Non per niente la Chiesa lo colloca nel contesto dei Vespri della domenica e delle solennità,. ,
GENERE LETTERARIO ED EPOCA DI COMPOSIZIONE DEL SALMO
E' innanzi tutto un salmo regale (appunto perchè ci parla del re - messia come il salmo 2) ed è da collocare durante la solenne cerimonia nella quale il re assumeva il potere. Per alcuni studiosi il salmo 110, nato certamente per un rito d'intronizzazione, è diventato poi una grande celebrazione dell'alleanza fra Jahve e la "casa" di Davide, riprendendo cosi quanto narrato nel capitolo 7 del II libro di Samuele.
L'identificazione fra il re e il sacerdote, soprattutto nella seconda parte, fa ritenere a qualche studioso che il testo sia di epoca abbastanza tardiva (invece si tratta di un salmo arcaico, molto antico).
Sotto questo punto di vista la composizione appare indubbiamente interessante perchè sembra prendere le distanze dal sacerdozio ebraico (quel sacerdozio secondo Levi, il frateIlo di Mosè) e sembra riporre
, invece, una totale fiducia nell'altro sacerdote, Melchisedek, quel re sacerdote incontrata da Abramo.
Ora questo messia, che era insieme re e sacerdote secondo Mélchisedek, era aspettata dagli Esseni - un gruppo religioso che viveva a Qumran - che si ritenevano i depositari deI sacerdozio autentico e che consideravano usurpatori i sacerdoti dimoranti a Gerusalemme. La loro attesa si fondava sull'arrivo di un messia re e sacerdote nello stesso tempo. Non si trattava però di un sacerdozio secondo Aronne, ma di un sacerdozio onnicomprensivo, molto più grande e generale, ossia quello di Melchisedek. E sono stati ritrovati proprio dei brani molto belli nelle biblioteche di Qumran, nei quali si parla appunto di Melchisedek.
Ecco, allora, che non pare possibile fare risalire la composizione del salmo ad epoca tardissima perchè il salmo stesso si inserisce molta bene nel contesto di Davide che, dopo aver conquistato Gerusalemme, cerca di imporre il monarca sulla casta sacerdotale.
Era già accaduto un fatto analogo in Egitto con il faraone Amenofi IV che, esautorati i sacerdoti di Tebe, aveva inventato una nuova religione, un particolare tipo di monoteismo.
In questo salmo ~(che comunque è "regale") è presente anche 1'elemento militare. Notiamo infatti che negli ultimi versetti viene descritta. chiaramente una campagna militare e ciò fa pensare a un momento di conquista
Il salmo 110 nasce cosi in epoca davidica, quando il re, conquistata Gerusalemme (diventata la capitale del regno), si accinge alle nuove acquisizioni territoriali.
Sappiamo che quello di Davide diverrà. il regno per eccellenza di Israele. Ancora oggi la corrente degli ultrasionisti ritiene che la Stata ebraico si debba estendere fino a raggiungere i confini dell'antico regno davidico. Per questi estremisti tutti i territori ancora mancanti entro quei confini sono da considerare di diritto come appartenenti allo Stato d'Israele,
Il re Davide cerca in ogni modo di affermare il suo potere perché egli è investito anche di una funzione sacerdotale.
Alla luce di quanto detto; collochiamo certamente questo salmo in un periodo anteriore all'esilio babilonese e con molta probabilità in epoca davidica.
Forse è eccessivo attribuire la composizione a Davide, in quanto questo. sembrerebbe più che altro il canto di un profeta di corte (I'autore si rivolge al re esprimendosi in terza persona),
Un ulteriore dato che ci consente di collocare il salmo l10 in epoca davidica deriva anche dalla non precisa affermazione del sacerdozio levitico proprio come casta. Infatti, poichè i sacerdoti di Levi sono in via di formazione, il re detiene anche il potere sacerdotale.
Il testo presenta diverse difficoltà. I problemi sorgono soprattutto dal V.3 e successivi. La versione della Bibbia di Gerusalemme riporta il "testo dei LXX" (cioè la traduzione in lingua greca dall'ebraico). Il "testo masoretico", invece, sembrerebbe supporre 1'immagine di una parata militare (rilettura del V.3 nella versione allegata) e 1'offerta al re della gioventù del popolo che è disposta a combattere.
Un'altra difficoltà riguarda i vv. 4-7, Nel nostro testo il soggetto è Dio, mentre in altre traduzioni il soggetto fino ad un certa punto del salmo è Dio e poi diventa il re (confrontare le due versioni), Secondo alcuni interpretazioni Dio termina di essere soggetto con il v.5a ("II Signore è alla tua destra"), mentre si inizia a considerare il re come soggetto dal v.5b ("Il re abbatterà i re nel giorno della sua ira ...''). Con molti esegeti , compresi coloro che hanno tradotto i versetti secondo il testo della Bibbia di Gerusalemme, si può affermare che si ha innanzi tutto una celebrazione di Jahvè che, quindi, rimane il soggetto anche nell'ultima parte del salmo.

LA STRUTTURA
vv. 1-3: una parola pronunciata da Dio, un oracolo regale
vv. 4-7: un oracolo sacerdotale-regale .
Anche dalla struttura si può evincere che nella seconda parte del salmo il soggetto non è il re .
Nella I parte (vv, 1-3) si dice che:
il re è Signore ("Oracolo del Signore al mio Signore"); quindi un parallelismo tra Dio e il re (v. 1 );
b)   il re è seduto alla destra di Jahve ("siedi alla mia destra"v. lb)
il trionfo sui nemici è sicuro.
Nella II parte si nota che:
Jahve è il Signore;
b )Dio adesso sta alla destra del re (v. 5), con un capovolgimento delle posizioni precedenti;
c) il Signore trionferà sui nemici (v. 5b) e giudicherà i popoli (v. 6).
I SIMBOLI
I più importanti sono:
1 ) il simbolo spaziale , "la destra", che viene usata con due significati diversi:
a) nella I parte del salmo" siedi alla mia destra" indica il più alto onore; infatti sedersi alla destra di qualcuno è segno di grande dignità;
b) nella II parte "il Signore è alla tua destra" assume un significato (a noi già noto) di difesa e di protezione mediante 1'uso di un simbolo tipicamente militare. Infatti è la mano destra che difende, che impugna 1'arma. Ecco allora che il Signore prima ti mette alla sua destra e ti concede, quindi, I'onore più grande, poi cambia posizione e si colloca alla tua destra per difenderti;
2) il simbolo bellico-regale che si manifesta attraverso tanti elementi, come ad esempio" lo sgabello", parte integrante dell'arredamento della reggia, che serve al re per salire sul trono. È 'risaputo che in. Egitto lo sgabello di legno di cedro del faraone portava intarsiati in oro e in avorio i nove nemici tradizionali del regno. È facile capire il significato simbolico del gesto dei re che, salendo sul trono, calpestava ogni  volta i suoi nemici. Ricordiamo in proposito un esempio clamoroso di crudeltà nella storia romana: un re straniero, Sapore, usa lo sconfitto imperatore Valeriano come sgabello per montare a cavallo. Lo sgabello appare, quindi, come un simbolo efficace per indicare i nemici sottomessi. Un'ultima annotazione; altro simbolo evidente è lo scettro

COMMENTO  vv. 1-3
Una circostanza interessante e rara nella Bibbia: il brano inizia con "Oracolo del Signore "
espressione che si usa normalmente in altri testi profetici durante la narrazione (per interrompere il discorso) oppure , alla fine, come sigillo.
Qui eccezionalmente "Oracolo del Signore" è all'inizio, quasi per sottolineare la solennità e l'importanza del testo, come per avvertire che quanto cantato nel salmo è parola di Dio. L'inizio è straordinario e il contenuto del brano è quasi una rivelazione profetica.
Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un poeta di corte che intesse 1'elogio del re nè, peggio ancora, ad un adulatore: qui, per mezzo del profetare Dio stesso che sta parlando.
Si tratta di una rivelazione profetica sulla realtà del re che siede alla destra di Jahve. Il sovrano è un uomo (il re per Israele resta sempre e solo un uomo) che senza il favore di Dio è perduto. Il Signore mette in una posizione privilegiata, rispetto a tutti gli altri, il re che diventerà il suo luogo tenente, ma sarà sempre esposto al giudizio di Dio che può esautorarlo: Insieme a questa grandissima dignità regale c'è la promessa divina di permettere al re di vincere tutti i suoi nemici, cioè tutti coloro che rappresentano il male.
Un accenno all'interpretazione cristiana del salmo. Gesù Cristo ha calpestato tutti i suoi avversari ed ha annientato 1'ultimo nemico, la morte. I nemici da concreti stanno diventando simbolici. Il Nuovo Testamento interpreterà in questa chiave il nostro brano.
Secondo il testo della Bibbia di Gerusalemme il re è stato generato non dell'antichità, ma dal momento dell'intronizzazione. Il sovrano, cioè, non è figlio di Dio, ma viene generato nel momento in cui assume il potere con l'investitura ufficiale, diventando luogotenente di Jahve senza che si possa mai parlare di filiazione divina del re d'Israele.
VV. 4-7
In questi versetti si nota una commistione: la proclamazione sacerdotale del re ebraico. Ci sono degli esempi in proposito nella Bibbia, soprattutto riguardanti Saul (2 Samuele, 6)e Davide che, rivestito dagli abiti sacerdotali, presiede al trasferimento dell'arca, assumendo così le funzioni tipiche del sacerdote .
L'investitura del re - sacerdote non avviene per trasmissione ereditaria, ma deriva direttamente da Dio. Non esiste uomo che possa aggregarsi al sacerdozio per il fatto che sei suo figlio, ma semplicemente c'è la volontà del Signore che ti chiama a diventare suo sacerdote, svincolato da ogni potestà terrena.
Si comprende perciò perchè il nostro salmo sia considerato la migliore biografia di Cristo, da un punto di vista teologico, perchè Gesù non ha nulla da spartire con il sacerdozio levitico.
Lettura in Genesi 14, 17-20 dell'episodio di Melchisedek re di Salem. Da notare che in questo brano, all'interno di una narrazione in prosa, vengono inseriti alcuni versetti in poesia.
Il nome "Melchisedek" significa "il re è giusto" (nel senso di "legittimo ") oppure " re giusto" e "Salem" si identifica con Gerusalemme(dal Dio fenicio dell'oscurità e del tramonto "Salim").
Al v. 14 leggiamo anche che egli era sacerdote di "El Elion", il Dio Altissimo, che in questo caso viene presentato come il creatore del cielo e della terra.
Melchisedek appare come un personaggio misterioso che, ad un certo punto, viene introdotto nel racconto della Genesi come Re- sacerdote. Egli venera il Dio Altissimo ed offre uno dei sacrifici più semplici dell' antichità, il tipico sacrificio di comunione (il pane e il vino segni anche, di ospitalità)ponendosi - come ogni classico sacerdote - quale intermediario tra Dio e l'uomo.
Attraverso Melchisedek la benedizione dei Signore scende su Abramo e per mezzo suo viene benedetto il Dio Altissimo. Quindi: una benedizione discendente da Dio all' uomo una benedizione ascendente dall'uomo a Dio.
Che cosa è questo se non l'Eucarestia ?
I Padri della Chiesa ci insegnano che nell'Antico Testamento dobbiamo trovare i segni di ciò che verrà poi esplicitato grazie all'azione dello Spirito Santo.
Possiamo ora dire che Melchisedek offre un sacrificio universale, è sacerdote del Dio Altissimo creatore del cielo e della terra, si mostra superiore ad Abramo (tanto è vero che lo benedice) ed è 1'intermediario attraverso il quale la benedizione sale da Abramo stesso a Jahve. Questo Re-sacerdote misterioso ha una sorta di sacerdozio assoluto.
Qualche Padre della Chiesa scrive che, contrariamente a tutti gli altri personaggi biblici, Melchisedek non ha né genealogia né discendenza; egli è soltanto il misterioso tramite assoluto tra Dio e l'uomo.
v.7
"Dissetarsi al torrente" e "sollevare la testa" sono due espressioni tipiche del simbolismo militare.
Si allude in primo luogo alla pretesa dei conquistatori di assicurarsi net territorio il possesso dell'acqua senza la quale i nemici sono finiti. Ecco, allora, che il segno di predominio sull'acqua diventa quasi un gesto di supremazia.
"Sollevare la testa " allude all'atteggiamento tipico del vincitore che cammina a testa alta. Noi usiamo di solito l'espressione" andare a testa alta" in senso morale.
Quanto abbiamo detto riguarda 1'interpretazione del brano a livello di Antico Testamento.

Interpretazione cristiana del salmo.
II salmo 10 è in assoluto uno dei più citati nel Nuovo Testamento. Ecco qualche esempio accompagnato dalla lettura dei testi:
Marco 12,35-37. Gesù dà un'interpretazione messianica ed escatologica di questo salmo e ci dice di non identificare il re di cui si parla con un discendente della stirpe di Davide.
Matteo 26,62-64. Notiamo l'interpretazione escatologica data da Gesù al brano.
Nella versione della Bibbia di Gerusalemme la citazione contenuta nel v. 64 fonde due testi: il salmo 110 e Daniele 7,13 .(Questo profeta ci presenta il "Figlio dell'uomo" che verrà a giudicare le nazioni).
"Seduto alla destra "fa parte del nostro brano. Si tratta del Messia, dei Figlio di Dio, che ha la qualifica di "Figlio dell'uomo", intronizzato, che siede alla destra del Padre e che verrà a giudicare .
Come il salmo 91 aveva avuto un interprete d'eccezione, Satana, così questo salmo ha un interprete ancora più straordinario : Gesù. Egli stesso cita il nostro brano parlando di sè per fare capire agli ascoltatori chi è e, di conseguenza, quale Messia il popolo dovrebbe attendere. Ci sono altre citazioni come Atti 2,34-35.
Nel Nuovo Testamento questo salmo viene costanternente applicato a Gesù come "Kúrios" come Signore risorto, asceso e assiso alla destra del Padre ;, che verrà a giudicare gli uomini. Quindi potremmo affermare che è il salmo della glorificazione di Gesù.
Anche nelle lettere di Paolo (1 Corinzi 15,22-23 Efesini 1,20-23) ritroviamo tale interpretazione con riferimento particolarmente al v. 3 ,
cioè ai nemici calpestati. Gesù ha calpestato i nemici di Dio e, per ultimo , ha sconfitto la morte.
Quindi una presentazione deI Gesù glorioso e risorto.
Leggiamo anche il cap. 7 della lettera agli Ebrei in cui c'è la disputa fra il sacerdozio levitico e quello di Melchisedek (assoluto, come il sacerdozio di Cristo).
Quel pane e quel vino offerti da Melchisedek che cosa sono se non l'Eucarestia?
Questo salmo ha avuto grande fortuna fra i Padri della Chiesa che vi hanno visto l'epopea del Verbo che muore in croce; risorge, è assiso alla destra del Padre, verrà. come giudice, vincerà. il male ed è "Sacerdote in eterno".
Per concludere: davanti a Gesù re, sacerdote e profeta riscopriamo che il nostro battesimo ci ha fatti a nostra volta re, sacerdoti e profeti. E ci rincuoriamo moltissimo perchè il salmo 110 è valido anche per noi (almeno in parte, per quanto avvenuto mediante il battesimo), nell'attesa di sedere alla destra del' Padre.
Tutto questo ci sprona - fino all'incontro biblico dell'autunno prossimo ad essere annunciatori del Vangelo.
 
 

SALMO 110 (109)

IL CELEBRE ORACOLO MESSIANICO
DEL RE SACERDOTE

1 Di Davide. Salmo.
Oracolo di Jahweh al mio signore:
"Siedi alla mia destra
affinché io ponga i tuoi nemici
sgabello ai tuoi piedi”.
2 Lo scettro del tuo potere
stende Jahweh da Sion,
domina in mezzo ai tuoi nemici!
3 Il tuo popolo s'impegna volontariamente
nel giorno della tua parata militare,
negli splendori della santità (divina).
Dal grembo dell'aurora a te viene
la rugiada della gioventù.
4 Jahweh ha giurato e non si pente:
“Tu sei sacerdote in eterno al modo di Melchisedek”.
5.Il Signore è alla tua destra!
Egli (il re) abbatterà i re nel giorno della sua ira,
6 eseguirà il giudizio tra le nazioni,
ammucchierà cadaveri,
abbatterà teste su vasta terra,
7 si disseterà al torrente lungo il cammino,
perciò solleverà alta la testa.