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Biasotti e il "suo" Partito

Da dichiarazioni post-regionali sui giornali, riportate anche da uominiliberi, dalla situazione creatasi prima delle elezioni, e cioè i "governatori" a chiedere la lista personale, dai commenti e gli umori dei vari protagonisti e comprimari, fino alle comparse, della politica nazionale e locale - vedi caso Albenga - sembra delinearsi all'orizzonte la sagoma della punta di un iceberg, che "vagola" in mare aperto trasportato da "correnti" che chissà dove lo condurranno. Ma il problema vero non è la punta, che noi "vediamo" bensì l'iceberg vero e proprio. Sotto la superficie stanno le manie di protagonismo mescolate con le necessità contingenti: I partiti tradizionali non soddisfano più, nè l'elettorato, nè i candidati, nè la cosiddetta "società civile". A fronte di non lontane sconfitte elettorali ciò avvenne anche nel centro-sinistra, a onor del quale va riconosciuto il merito di averle non soltanto riconosciute e valutate per quel che erano, cioè vere lacerazioni profonde e non insignificanti scalfiture, ma di averle davvero sapute gestire al meglio, dallo sfogo iniziale ai riconoscimenti susseguenti fino al riassorbimento compatto con i giusti "contentini" a chi di dovere, e nel mezzo le giuste "epurazioni" che a seconda delle situazioni sono state più o meno "pesanti".

Passiamo dalla "eliminazione" dei no-global (che fine hanno fatto i vari Agnoletti e Casarini, se non ricordo male i nomi?), che magari sono a tramare nell'ombra ma non "appaiono" più, al riassorbimento dei girotondini - "spariti" anche quelli - fino alla proposta bertinottiana di cambiare il nome a rifondazione, in nome di un non ben chiaro "progetto" che però lo prevede al governo. E poi, i vari ex protagonisti ancora tali ma da un'altra parte (esempio di Veltroni, sindaco di Roma ma "fuori" ufficialmente dai grandi giochi nazionali, e D'Alema a ruolo "onorario", almeno ufficialmente.
Insomma, storia già vista.
E adesso tocca a noi, con l'esigenza mai meglio dichiarata di un Berlusconi scomodo, la cui ricetta non ha saputo compattare le varie anime in modo definitivo, ma soltanto finchè tutto andava bene.
Discorso caro ai "marketers": siamo alla fine di un ciclo del prodotto, all'inversione della formula di Pareto: dopo aver con poco sforzo ottenuto un grande risultato, oggi occorre tanto sforzo per avere poco risultato.
Ciò è dovuto alla non applicazione di un'altra formula fisico-matematica, la seconda legge della termodinamica, o legge di conservazione dell'entropia.
Riassumendo con un ossimoro: l'unica cosa che non cambia è che le cose cambiano, sempre. E o sei tu che stabilisci come, oppure, se ti siedi a goderti i successi (a volte facili) ottenuti, le cose cambiaranno comunque, ma non sarai tu a stabilire come.
Ed eccoci ad oggi. Il centro-destra in generale non ha saputo gestire in modo ottimale uomini e apparati, e questi si sono "deteriorati"; nasce così l'esigenza, dovuta alla consapevolezza di taluni, di poter meglio operare, anche per ideologia, ma sicuramente non solo e quindi anche per opportunità, al di fuori degli schemi conosciuti, ovvero al di fuori dei movimenti politici tradizionali, fortemente imbrigliati in "regole" imposte dall'alto ma gestite da persone che hanno ricevuto delega ma non controllo, e che quindi hanno fatto a modo loro, con forse eccesso di fiducia dall'alto, disattendendo le reali necessità delle persone e della cosa gestite.
Ecco quindi nascere ad Albenga l'eclatante caso Schneck, ridimensionato un poco dalle urne ma sempre, al momento, determinante: chi davvero è l'espressione del Partito?
Caso Biasotti: ha semplicemente "bruciato" sul tempo il primo che ha avuto l'idea ma non l'opportunità di applicarla, cioè Formigoni, che rieletto se ne sta, magari preparandosi meglio per fra 5 anni. L'idea è "avanguardista", rischiosa ma non folle.
Se anche Storace si muoverà in tal senso, "distante" oggi dal suo Partito, cioè dalle linee guida dettate dall'imperio della segreteria nazionale, avremo forse in un domani non lontano una serie di movimenti locali federati, a partire appunto da Formigoni-Biasotti-Storace a supporto dei partiti tradizionali; qualcosa di simile, ma molto più in sordina, l'ha pensato a suo tempo l'On. Costa, e avrebbe voluto farlo, mi consta, anche De Michelis, ma più accentrato.
Per carità, niente colpi di testa alla Mussolini, per intenderci, che si è resa avulsa al contesto generale, ma pare che a tanta gente possa piacere appoggiare chi non è perfettamente allineato appunto ai partiti tradizionali, e tutto sommato la Lega è nata proprio così.
Sulla carta, quindi, il progetto Biasotti potrebbe essere funzionale, purchè organico e non fine a sè stesso, come ad esempio quello di Castellaneta, quindi poco accentratore ma appunto "federato" e di supporto.
In linea generale credo che di partiti ne abbiamo troppi, non ci servono. Servono invece idee per la gestione locale, troppo e sempre diversa dalle idee generali che poi non si possono concretizzare nelle differenze locali.
Sicuramente i vari Berlusconi, Fini, Prodi e Fassino non sono in grado, nel lungo periodo, di catalizzare definitivamente i consensi, un po' perchè è difficile riuscire a realizzare le utopie di progetto, un po' perchè gli "avversari" non ti lasceranno mai lavorare in pace e provare a concretizzare le idee, ma faranno di tutto affinchè non ci si riesca. L'unico in Italia che è riuscito a rimanere in cima così tanto tempo ha dovuto ad un certo punto, dopo il suffragio iniziale, imporsi con la forza, con tutte le conseguenze che conosciamo. Ma non sono più i tempi...

Angelo LESSI