Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 
20 luglio LA STAMPA

SI CERCANO SOLUZIONI ADEGUATE ALLE ESIGENZE DELLA FERRANIA E DELL’AMBIENTE
Centrale, ma non a carbone. E’ la posizione del gruppo Biasotti

CAIRO M.
«Se proprio dovrà essere, perlomeno che non sia una centrale a carbone». Questo, in sintesi, il contenuto dell'ordine del giorno presentato ieri dal gruppo «Per la Liguria-Sandro Biasotti», di cui fa parte il consigliere savonese Matteo Marcenaro, e sottoscritto anche dal vicepresidente del Consiglio, Franco Orsi, sul progetto di realizzazione di una centrale a Ferrania.
Un «no» al carbone che di fatto va ad aggiungersi a quello dei Verdi che, attraverso il loro rappresentante, Carlo Vasconi, hanno espresso ripetutamente e in più occasioni parere contrario non solo alla centrale a carbone, ma a qualsiasi tipo di impianto del genere.
Con il documento, che i promotori sperano venga sottoscritto anche da altri consiglieri, «quantomeno da quelli savonesi» il gruppo Biasotti «impegna la giunta a compiere tutto quanto di sua competenza, in modo che qualora venga realizzata una centrale termoelettrica, questa sia una centrale non alimentata a carbone, e a ricercare soluzioni per le aree in grado di armonizzare le legittime richieste dei lavoratori con la tutela e il rispetto dell'ambiente e delle popolazioni».
Osservano: «In occasione dell'incontro sulla situazione della Val Bormida, tenutosi di recente a Carcare, alla presenza dell'assessore regionale all'Ambiente, di consiglieri regionali e di numerosi sindaci è emersa, ancora una volta, la contrarietà della popolazione alla realizzazione di centrali termoelettriche a carbone». Proseguono: «La Val Bormida a causa del suo passato industriale, è stato oggetto di un forte sfruttamento che ne ha depauperato le risorse ambientali, arrivando anche a inquinare numerose zone della vallata, come da ultimo è accaduto al Bormida in seguito alla fuoriuscita di un'ingente quantità di olii esausti dall'impianto siderurgico dell'ex Comilog che ha provocato una moria di pesci e di volatili e messo a rischio le falde acquifere».
Considerazioni e constatazioni in base alle quali il gruppo consiliare, «raccogliendo le opinioni contrarie e le forti perplessità espresse dal sindaco Osvaldo Chebello, e dai comitati nati contro l'ipotesi di una centrale termoelettrica» ritiene che «fermo restando il protocollo d'intesa tra Governo, enti locali, nuovi proprietari, sindacati e Unione industriali per il salvataggio dello stabilimento Ferrania, il territorio e le popolazioni della Val Bormida e di Cairo tuttavia non possono più sostenere ulteriori sacrifici dal punto di vista ambientale e della salute, e che l'ipotesi di centrale a carbone, proposta dai nuovi proprietari dello stabilimento di Ferrania, non può essere accettata soltanto sulla base di logiche industriali e sotto la spada di Damocle del ricatto occupazionale».\