Leggo con piacere il suo intervento...
LEGGI...che mi
permettere di esprimere un pensiero al riguardo, e che stigmatizza, al
limite, la differenza di visione dello Stato.
Al di là del fatto che, oltre che per ragioni
soggettive (l'evasione fiscale vista dai più non già come reato bensì come
legittima difesa) anche e fortemente per ragioni oggettive, sempre meno
persone pagano le tasse (meno impiego, meno impresa, meno sicurezza sul
credito con conseguenti perdite su crediti) c'è davvero da capire come il
denaro prelevato ai cittadini sia utilizzato dallo Stato in loro favore.
E' vero che ospedali, scuole, ricerca, sicurezza
e quant' altro sono gestiti primariamente dallo Stato e che in essi lo Stato
deve investire e "spendere"; meno risorse ai comuni, o ad enti locali, però,
non inficiano tali direttive. C'è da aggiungere però che la visione
corrente, non distante dalla realtà, è che i cittadini mantengono lo Stato e
i suoi apparati, ed in cambio ricevono molto meno di quanto danno.
Se ad esempio prendiamo la macchina comunale
savonese, ci accorgiamo che dato 100 al comune esso storna soltanto 35 ai
cittadini, essendogli necessari per sopravvivere gli altri 65. Un sistema
che sicuramente non è ottimale, anzi, è fallimentare. Mi piace ricordare lo
Statuto Albertino ove era chiaramente indicato che chi fosse stato eletto
non avrebbe dovuto percepire alcuna forma di compenso, spirito di servizio
puro. Altri tempi.
C'è inoltre da sottolineare che una buona
ragione degli elevati costi di gestione è data dalla non razionalizzazione
delle risorse, uno dei punti principali per cui forse molti hanno votato
Berlusconi, che promise di lavorare su questo problema. L'eccessiva
sindacalizzazione degli impiegati statali, e comunali, non prevede una
"resa" bensì un compenso a fronte di un'attività, non necessariamente legata
ad un risultato; significa anche che un lavoratore "lavativo" o
manifestamente incapace nel suo ruolo non può essere sostituito, ma
mantenuto dalla collettività (anche lui ha diritto di vivere, ma perchè lo
dobbiamo mantenere noi?) con buona pace dei suoi colleghi che
"volontariamente e volenterosamente" cercheranno di supplire alle sue
deficienze, con totale abbassamento generale della resa e conseguente
impennata dei costi. Ma non dimentichiamo gli emolumenti contributivi che lo
Stato (noi) generosamente versa ad enti e quanto di simile talvolta
palesemente inutili. Lobby e corporazioni anche con valenza elettorale
combattono l'eliminazione di tutti questi sprechi, che servono anche a
"pagare" fedelissimi con cariche inutili ma ben retribuite. Gli stessi
partiti politici proliferano, a mio avviso, anche per la possibilità di
accedere a contributi dello Stato che serviranno a mantenere persone che
tutto sommato non servono alla collettività ma servono benissimo sè stessi
(se qualcuno mi sapesse indicare il valore aggiunto di, a solo titolo di
esempio, personaggi come Occhetto, gliene sarei davvero grato). Lo Stato,
insomma, mantiene con il contributo dei bravi cittadini un sacco di persone
che nulla o poco fanno per quanto percepiscono, e che all'interno di una
"azienda" (mi scuso per il termine ma non me ne veniva uno più appropriato)
privata non avrebbero ragione d'essere e sarebbero eliminati. Un esempio
l'abbiamo dalle Poste, una volta Ente oggi SPA, che ha provveduto, ma siamo
solo all'inizio, a tagliare i rami secchi, a razionalizzare le risorse, a
motivare i meritevoli e ad eliminare gli inutili sprechi, siano essi cose o
persone, per una maggiore resa dell'impresa. Se anche lo Stato, e i suoi
apparati decentrati, come ad esempio il comune, ragionassero in forma simile
forse il costo di gestione potrebbe scendere sotto il 50%, con maggiori
risorse, e non maggiori tasse, a disposizione dello Stato per ritornare ai
cittadini servizi essenziali e soprattutto di qualità.
Questa realtà "italiana" è molto simile a taluni
paesi africani e alla vecchia urss, dove lo Stato, i suoi apparati e
soprattutto i suoi dirigenti, a vario livello, prevalevano sul cittadino,
con buona pace di Marx cui tutti più o meno si rifacevano, ma egli affermava
altre cose. La signora Turchi denuncia un vero malessere, ma lo individua in
cause (Berlusconi?) antecedenti al nostro attuale governo (all'epoca di
Maastrich mi sembra ci fosse Prodi, o d'Alema?). Ella rappresenta una forza
politica sempre pronta a protestare ma non in grado di offrire soluzioni
accettabili, propugnatrice di uno Stato in cui i cittadini siano tutti
poveri, in eguale misura, e che da esso dipendano per le primarie necessità,
quindi vessati e vessabili. Il dramma è che nessuno è responsabile degli
sprechi, e chi cerca di porvi argine viene combattuto per interesse privato
di chi si sente depauperato dei suoi privilegi.
Se essere ricchi è un reato, voglio essere
colpevole!!!
Il nostro Comune, e la nostra Provincia, sono in
linea con la gestione politica (leggi elettoralmente utilitaristica), e non
razionale, della cosa pubblica, con aumenti di spese, a carico della
collettività, per accontentare "legittime" pretese di inutili poltrone. Lo
stato, per esigenze di bilancio, diminuisce il denaro a disposizione degli
enti locali, i quali a loro volta non san pensare di meglio che aumentare le
spese, e per il cittadino rimane sempre meno. Davvero servono tutti quegli
assessori? davvero servono tutti quegli enti e tutti quegli stipendi
pubblici? davvero non potrebbero fare in due quello che oggi fanno in
cinque? nessuno se ne cura..