LEGGE LUPI
Ringrazio un lettore, che sul sito www.altrafinale.it si è firmato uomolibero, per aver richiamato l’ attenzione di Un’ALTRA FINALE sulla nefanda legge Lupi e aver condotto me personalmente a riconoscere di poter dare voce al dissenso, nel ruolo di Consigliera Comunale che la cittadinanza mi ha conferito.
Purtroppo, mi rendo conto che spesso i labirinti di casa nostra, ci impediscono di prestare la giusta attenzione ai macigni che arrivano dall’alto. Confesso che talvolta faccio persino fatica a leggere il quotidiano con l’attenzione di un tempo.
Questa manfrina non la scrivo per giustificarmi ma per sollecitare i lettori attenti a “prendersi cura” del mio impegno e di quello del gruppo civico che ho la fortuna di rappresentare.
Buona volontà molta, lavoro moltissimo, risorse umane non illimitate, purtroppo.
Ciò premesso, il dissenso verso la legge Lupi è intrinsecamente collegato alla vocazione originaria, ai motivi per cui siamo nati e alle cause per cui ci stiamo battendo, se è vero che:
- in quanto SINISTRA consideriamo il bene pubblico prioritario nell’esercizio del governo politico in generale;
- in quanto lista CIVICA, siamo nati proprio dall’inaccettabilità dei programmi urbanistici che sia centro destra che ex-sinistra ulivista (non so definire altrimenti chi fa scelte tipo-Ghigliazza) riservavano al territorio;
-in quanto gruppo Consigliare, riteniamo che vadano tutelati i poteri e i compiti degli Enti territoriali di rappresentanza, secondo quanto stabilito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti dello Stato;
- in quanto “Un’Altra Finale”, crediamo che il sistema della democrazia rappresentativa sia non più sufficiente a garantire la democrazia, soprattutto nelle scelte che più incideranno nel futuro della città e delle nuove generazioni, e vada integrata con forme di decisione partecipata (PUC e BILANCIO in primis);
- in quanto membri del COMITATO PER IL PARCO DEL FINALESE, non concepiamo una pianificazione del territorio disgiunta dal compito di tutela dei beni ambientali e culturali;
- in quanto RICORRENTI contro il respingimento dei quesiti referendari –da noi stessi appoggiati- su questioni urbanistiche, riteniamo illegittimo negare ai cittadini il diritto di esprimersi sulle decisioni riguardanti il loro stesso territorio di vita.
La legge LUPI rappresenta tutto ciò che noi non siamo e che noi non vogliamo: essa intende trasformare in legge quello stesso AUTORITARISMO sul territorio, di cui Finale è vittima e contro cui noi ci stiamo battendo su piano politico, culturale e giudiziario.
La LEGGE LUPI vuole operare la CASTRAZIONE POLITICA dei cittadini, a favore di chi ha interesse economico.
La LEGGE LUPI è l’ERCOLE nazionale che viene a dare manforte alle locali prepotenze amministrative (nei confronti dei cittadini) e debolezze (nei confronti dei signori del cemento).
Nella pianificazione pubblica del territorio vengono infatti sostituiti gli “atti autoritativi”, fatti dall’Ente pubblico come espressione di un interesse collettivo, con “atti negoziali con i soggetti interessati”.
L’Ente territoriale non può sottrarsi a tale negoziazione, nell’elaborare dei suoi strumenti urbanistici.
E chi sarebbero i soggetti interessati? Noi che ci viviamo e abbiamo quindi interesse a scegliere interventi migliorativi della salute e della qualità della vita? Non sia mai: in tempi berlusconiani tale interesse a vivere meglio possibile è roba da biechi comunisti: la relazione di accompagnamento al testo di legge precisa che i soggetti interessati sono gli operatori economici!!!!!!!
Gli enti territoriali dovrebbero dunque decidere “assieme a chi” ha interessi speculativi sul territorio: dove vanno a finire, così, l’autonomia e l’equità del decisore politico?
L’Ente pubblico è indebolito e tanto più lo è il cittadino. Tramonta il concetto stesso di GESTIONE PUBBLICA DEL TERRITORIO, a favore di una mera negoziazione coi privati.
Senza che ce ne accorgiamo si sta attuando una rivoluzione copernicana nel rapporto tra noi e la nostra città: ci ritroveremo a essere semplici meteore di gravitazioni altrui.
Inoltre, si sopprime, per chi costruisce o fa in vario modo i propri interessi, l’obbligo di compensare “lo sbrego” con “standard urbanistici”, ovvero opere o spazi di interesse collettivo.
Già erano insoddisfacenti tali compensazioni, spesso briciole cadute da ricchi tavoli, anziché aumentarle si è pensato di abolirle.
All’espressione “standard urbanistici”, tanto odiata dagli imprenditori edili, si è sostituita la RACCOMANDAZIONE di “garantire comunque un livello minimo” di attrezzature e servizi “anche con il concorso di soggetti privati”.
Ai cittadini dell’immediato futuro si garantisce il minimo-indispensabile. Ci viene riconosciuto (bontà loro) il diritto a sopravvivere. Il resto tutto negli stomaci a betoniera dei crapuloni del soldo e del cemento.
Inoltre si esclude la tutela del paesaggio e dei beni culturali dalla pianificazione ordinaria del territorio. Se ne separano i comparti decisionali, a favore di uno strabismo che premierà chi ha deciso di premiare: certo non l’ambiente, certo non la cultura. Certo non la cittadinanza.
Ora, la legge Lupi è stata approvata alla Camera, coi voti del Centro-destra ma con l’appoggio del CENTROSINISTRA: ancora una volta, e questa volta a livello nazionale, si conferma l’alleanza tra centro-destra ed ex-sinistra. E’ stata promossa una raccolta di firme
contrarie, non mi è chiaro se la raccolta sia o meno ancora in corso, contro la legge si è mossa Rifondazione, si sono mossi i Verdi e altre forze di sinistra, si sono mossi urbanisti di chiara fama e enti locali.
Detto questo, UN’ALTRA FINALE che cosa può fare?
Non molto, in solitaria. C’è bisogno di fare “animazione politica” su queste tematiche e c’è bisogno di rinforzi.
Per quanto riguarda me, come Consigliera Comunale, imitando l’esempio altrui, presenterò al CC di Finale una PROPOSTA di ODG dove si chieda al Parlamento di non approvare la legge. E’ un atto importante e, comunque sia, l’espressione del dissenso, anche se da posizioni istituzionalmente deboli, è un dovere etico, prima ancora che politico, irrinunciabile.
Gloria Bardi
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