INTERVENTO
Quando si parla di informazione è immediato fare riferimento alla televisione o all’editoria, ma non bisogna dimenticare altre forme di censura, tese a condizionare gli apprendimenti, proprio oggi ha scioperato l’altra grande agenzia informativa ed educativa , ovvero la scuola.
Se nell’articolo 21 della Costituzione sta scritto:
“Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”,
l’articolo 33 recita:
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
L’attacco all’ informazione e alla scuola sono concomitanti, come dire aggrediamo il nemico da entrambi i lati, formativo e informativo, circondiamolo, e il nemico in questo caso è il pensiero critico, presupposto di due cose che vanno assieme: la responsabilità e la libertà.
Non voglio trattare la riforma Moratti nel suo complesso perché non ho avuto modo di esaminarne ogni singola parte, so che si tratta di una riforma tesa a ledere il principio di “pari opportunità” rispetto all’istruzione, intaccando grandi conquiste sociali come il tempo pieno e rendendo opzionali e a pagamento certi tipi di preparazione, ma voglio qui mettere a fuoco uno degli aspetti più inquietanti, dal punto di vista di quanto qui stiamo dicendo.
Farò riferimento al documento “Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati” nella scuola secondaria di primo grado, là dove si tratta di dei contenuti.
Sì, perché tra i grandi oscurati non ci sono solo Guzzanti, Biagi, Travaglio, Santoro etc. ma c’è, ad esempio, Darwin.
C’è il Novecento, c’è la storia antica, c’è la letteratura per l’infanzia.
Di fronte all’oscuramento della teoria dell’evoluzione si sono mobilitati gli insegnanti di scienze; dinanzi alle epurazioni storiche gli insegnanti di storia; dinanzi alla letteratura per l’infanzia tanti pedagogisti. Ma alla cosiddetta “opinione pubblica” –brutta cosa i nomi collettivi, anche il nome “gente” lo è- alle persone che cosa è giunto di tutto ciò?
Sarà il caso di citare Heine: “là dove si danno alle fiamme i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”. O Leo Lowenthal, che definisce il rogo dei libri: “terrore organizzato e tollerato nei confronti della vita dello spirito”.
Io credo, per quello che la storia mi ha insegnato, che nulla debba essere più allarmate del rogo dei libri.
Si ricordi quello del 10 maggio 1933 a Berlino, con l’assalto alle biblioteche e il falò dei libri non ariani, materialisti,giudeobolscevichi.
Intendiamoci, per mandare al rogo i libri non c’è bisogno di fumo e di fuoco, è sufficiente spegnerli, sia dai programmi che dall’interesse editoriale che dal rilievo dei media.
E così per tutto: nel regno del quinto potere l’uccisione è mediatica. Anche il delitto Matteotti oggi non avrebbe avuto bisogno di sangue.
Ora, queste dimenticanze non sono improvvisazioni ma hanno dei retrobottega ben identificabili.
La parte aziendalistica, di cui qui non tratterò, ce la mettono i berluscones, quella ideologica ce la mette soprattutto AN.
La censura a Darwin –qualcuno ha spiritosamente parlato di condono biologico- ha alle spalle attacchi provenienti da AN o dagli ambienti dell’estrema destra, che, sull’esempio di analoghi movimenti americani, hanno di recente promosso e svolto la “settimana antievoluzionista”, col patrocinio di Comune e Provincia di Milano.
Circa un anno fa, del resto, l’onorevole Cerullo, sempre di AN, che ha giudicato la teoria di D. “funzionale all’egemonia della sinistra”.
Dal momento che quella dell’evoluzione non è una fede ma una teoria scientificamente suffragata, su cui si fonda la biologia, che la stessa Chiesa l’ha riconosciuta ritenendola integrabile con la fede nella Creazione. A questo punto c’è da temere per la sorte dell’eliocentrismo.
Si tratta di una sponda offerta agli ambienti del cattolicesimo più tradizionalista che punta dritto a creare i presupposti culturali di quella nefanda legge sulla procreazione assistita, che presuppone la sacralizzazione della vita umana e la sua essenziale distinzione, sia pure in forma embrionale, rispetto ad ogni altra forma di vita.
Io non credo che il berlusconismo sia e possa diventare un regime, un totalitarismo, non perché gli manchino intenzioni e strategie ma perché gli mancano valori forti di riferimento; il mercato non è un valore forte.
E’ per questo che c’è il tentativo di blandire il vizietto teocratico di determinati vertici cattolici, quelli per intenderci che dicono “sì grazie” ai privilegi concessi alla scuola privata, per riceverne in cambio contenuti aggreganti in profondità: la fede e i suoi simboli (il crocifisso), branditi all’insegna di una crociata interna antislamica, la patria (si è visto come crocifisso e italianità tendano a identificarsi), l’occidentalità. La razza è solo due passi più in là.
Si concede un privilegio alla Chiesa per riceverne, in cambio, l’investitura; e non deve scandalizzare nessuno se poi quel cherubino di Bossi, che tanto si è battuto per il crocifisso, poi reclami fedeltà e minacci di tagliare gli alimenti, l’otto per mille.
La sapienza dei Costituenti proveniva dall’esperienza tragica del fascismo, quando giudici, insegnanti, giornalisti, scienziati (avete presente il manifesto degli scienziati razzisti (secondo me la Lega, con la devolution della scuola ci arriva)?) erano mortificati a essere “bocca” del regime, e per questo ne ribadivano l’autonomia.
Ora questa non è più la nostra esperienza ma vale la memoria storica.
E allora non resta che dare alle fiamme la storia.
Non è un caso che i primi a bruciare siano sempre i libri di storia.
Già AN, Storace in testa, avevano preparato le fascine
Qualcuno ricorda la polemica sui manuali di storia? Qualcuno ricorda la proposta di istituire una Commissione giudicante? Un tribunale dell’Inquisizione, insomma.
Alle medie non si parla più di storia antica, liquidata molto frettolosamente in terza elementare: le prossime generazioni, che vivranno in una società multietnica, ignoreranno la civiltà mesopotamica, la grandezza di Baghdad, il debito culturale che abbiamo nei confronti degli arabi e dei popoli dell’oriente.
In terza media si tratterà Ottocento e Novecento, “dal congresso di Vienna al crollo dei regimi comunisti”. Credo che quest’ultima cosa sia un autogol di Berlusconi, il fatto che qualcuno possa accorgersi che i Comunisti sono caduti.
Quanto alla Costituzione, l’educazione civica è sostituita con l’”educazione alla convivenza civile” che si divide in un fuoco d’artificio di “educazioni”: alla cittadinanza, stradale, ambientale, alla salute, alimentare, all’affettività.
Non è chiaro chi li insegni: all’affettività proporrei Maria De Filippi, giusto per una questione di continuità didattica.
Ce lo immaginiamo lo studio della Costituzione nelle scuole padane?
Sui giornali di queste cose non si parla abbastanza, gli insegnanti minimizzano, facendo appello all’autonomia e alla LIBERTA’ D’INSEGNAMENTO che è sancita dalla COSTITUZIONE.
Fino a quando vogliamo ritardarlo l’orologio dell’indignazione?
E’ evidente che queste indicazioni sono in contraddizione con la libertà di insegnamento e che preludono alla sua erosione. Qualcuno ricorda il numero telefonico proposto da AN per segnalare i prof. che osavano dire qualcosa che fosse di critica al governo? Se potessimo studiare meglio in Novecento forse potremmo sapere che il fascismo chiedeva il giuramento di fedeltà agli insegnanti.
Esattamente come è evidente che la legge sulla procreazione assistita è in contraddizione con quella sull’aborto e che se accettiamo questa dovremmo accettare anche quella che lo ricondurrà alla clandestinità.
A proposito di contraddizioni, ultima chicca, si introducono alle elementari lezioni di comportamento, che, predicate da determinati pulpiti, nascondono l’insidia della riduzione al conformismo.
Intendiamoci, non voglio negare che i bambini e i ragazzi oggi siano spesso maleducati solo voglio sottolineare l’incoerenza del circuito: durante il resto della giornata li bombardano con oscenità televisive di ogni tipo e poi sui banchi di scuola insegnano le buone maniere e, se possibile, la devozione.
E a questo proposito voglio chiudere con una preghiera: se proprio vogliono farci dimenticare che deriviamo dalla scimmia, smettano almeno di propinarci cose come l’isola dei famosi: potremmo arrivarci anche senza che ce lo suggerisca Darwin.
Gloria Bardi
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