IL FIGLIO UNICO DELLE VENTI MADRI
Testo e regia di Gloria Bardi
In un borgo non ben identificato, in un tempo che è riconducibile agli inizi dell’età moderna ma che è soprattutto il tempo delle favole, si ritrovano solo le donne dal momento che gli uomini sono da tempo partiti per “una lunga guerra sanguinosa”.
Dapprima la vicinanza tra “le belle madonne del villaggio”, che l’isolamento ha reso piuttosto coabitazione, appare difficile, date le differenze che le separano e le mettono in conflitto : una madre con le sue due figlie fanciulle, nove monache, sei prostitute, una marchesa che convive con un’energica domestica, oltre che con pesanti e misteriosi ricordi. E’ il tempo degli steccati, che l’improvvisa comparsa di un “infante” abbandonato, contribuisce via via ad abbattere, facendo prevalere lo slancio di protezione e, in ciò stesso, l’alleanza che, sul finire della storia, quando gli uomini irromperanno nel corso del rito battesimale, si trasforma in complicità e crea una rete di protezioni incrociate, che le une forniscono alle altre e tutte assieme, ciascuna rischiando in prima persona, a quello che gli uomini si ostinano a chiamare “figlio della colpa” e che per loro è solo e semplicemente “figlio”.
E’ la cultura dell’accoglienza, come specifico di genere, che si contrappone a quella dell’autorità, rappresentata qui dall’universo maschile, per lo più castigante, sia quando è terrena (principe straniero, marito) che quando è religiosa ( vescovo). Solo alla fine si profilerà una diversa figura del potere ( principe savio), illuminata dall’essere passata attraverso la sofferenza, la rinuncia, la riflessione sui valori della vita, depositaria di una saggezza che lo ha messo in sintonia, al di là delle rigidezze del suo ruolo, con il cuore delle donne, con lo slancio materno che solo rappresenta l’alternativa alla guerra e all’infelicità.
Certo, sarà così il figlio delle venti donne, un uomo nobile libero e felice, cresciuto secondo una pedagogia dell’accoglienza, non potrà non recarne i valori, diventando per naturale e benevola evoluzione quello che il principe savio è diventato per amara esperienza.
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Lo spettacolo è stato messo in scena in prima assoluta, nel mese di maggio 2003 al teatro DOMUS e ha avuto due repliche estive a Castel Franco, che ne rappresenta, in quanto spazio storico, la cornice ideale. Le due serate estive hanno dimostrato un interesse del pubblico, al di là di ogni previsione, che ha costretto a chiudere i cancelli e sbarrare gli ingressi, tra le vivaci proteste degli esclusi. E’ stato successivamente rappresentato a Calice, Boissano, Borgio Verezzi.
Le richieste di replica arrivano tuttora e sono molto gratificanti nella determinazione e negli apprezzamenti.
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