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LA MELA AVVELENATA DI DONNA LETIZIA  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’era una volta  una fanciulla di nome Letizia e, a differenza di quanto ci raccontano le fiabe, ancora c’è, soltanto che non è più fanciulla, e questa senza dubbio è un’aggravante.

Come Venere “vergine nacque dalle onde del greco mar”, così lei nacque dalle ole riminesi di cielle, dove la verginità, politicamente parlando, se pure l’avesse avuta l’ha bella che persa. Giusto alla partenza del mandato.  

Ma procediamo con ordine.

Quella sventurata fanciulla, per fuggire all’invidia di una perfida matrigna, naturalmente comunista, si era smarrita nel bosco e lì aveva trovato rifugio in una casa.

Certo, avete ragione, un tempo la chiamavamo “Biancaneve” ma finalmente oggi  in Italia, e se non aveste colto l’indicazione geografica la ripeto: in Italia, c’è libertà di espressione, dopo tanti anni di censura bolscevica, e possiamo chiamare le cose col loro nome ovvero, come disse un tale nel bel mezzo del processo Ariosto: “diamo a Cesare quel che è di Cesare”. A Letizia quel ch’è di Letizia, a cominciare dal nome. 

Letizia, del resto lo sapete, venne tirata su dai sette nani, attivissime creature di bassa statura, affette da paternalismo congenito, di nome: Silvio 1°, Silvio 2°, Silvio 3°, Silvio 4°, Silvio 5°, Silvio 6°, PierSilvio

(Cucciolo!). L’essere uno e trino è cosa da dilettanti.

Erano cloni ma nessuno glien’ha mai fatto una colpa: ricordate le convergenze parallele? Qui abbiamo  il pluralismo del pensiero unico. E non per niente siamo in una favola.

 

I sette erano gran lavoratori del settore terziario, avanzato: mass media e giù di lì. La miniera era solo una copertura nel caso a qualche provocatore fosse venuto in mente l’abracadabra del conflitto d’interesse: la perfidia, si sa, si annida ovunque.

 

Letizia, amorevolmente annaffiata dai sette Silvi crebbe in salute e doppiezza.

Ti stupisci per la doppiezza? Ma in un mondo di cloni rappresenta la massima virtù. Da un lato era Letizia dall’altro era Mestizia. Ecco perché quella casa nel bosco che le aveva restituito un dì la libertà, essendo lei doppia, prese nome “casa delle libertà”, dove si è liberi di essere tutto e il contrario di tutto, dove non si deve tener Fede a nulla, tranne che al TG4.

 

Letizia crebbe. E quando giunse il momento, proprio mentre una leggiadra tromba d’aria le cotonava i capelli, i sette Silvi la chiamarono e le dissero:

“abbiamo deciso di affidare alle tua cure l’albero della scuola, chi meglio di te che sei diventata grande facendo il bagno nel petrolio, potrà capire le ansie di quelle madri che devono lavorare, magari, da breve chiocce, CoCoCo, di quei padri che quel perfido incantatore di Cofferati spinge a scioperare, poveracci, e non capiscono che ci perdono lo stipendo, mentre con noi ci perdevano solo la dignità? Solo tu puoi immedesimarti nei loro deboli cuori selvaggi e preparare la mela giusta per il loro palato. Avvelenata, d’accordo, ma l’importante è che non se ne accorgano. E poi del resto potremmo dare tutta la colpa alla strega, che tanto quella è comunista e se diciamo che mangia i bambini c’è sempre qualcuno che ci crede. Come? E’ crollato il muro di Berlino? L’abbiamo sempre detto che da quando noi ci dedichiamo ad  altro, l’edilizia va a carte-quarantotto”.

 

E Letizia/Mestizia si mise subito al lavoro e in men che non si dica l’albero, splendidamente transgenico, diede il suo primo frutto: la più bella delle mele, senza bruco, senza semi, persino senza torsolo, in modo che nulla fosse tolto all’arsenico.

Lei la guardò, se ne compiacque e disse (o meglio: dissero):

 

Letizia: Eccola qui la bella mela rossa,  guardate: ho pensato ai vostri piccoli: entreranno alla materna a due anni e mezzo, basta che voi diciate “lo voglio”

 

Mestizia: Al momento giusto ti dirò: “l’hai voluto tu, mica ti ci ho mandato io”. Ah, tu vorresti  una maestra per pochi bambini come al nido? Ma questa è una materna mia cara, e di maestre te ne posso dare una per ventotto. Prendere o lasciare: l’hai voluto tu mica ti ci ho mandato io!

 

Letizia: Volete mandare il vostro piccolo genio alle elementari a cinque anni? Basta che voi diciate “lo voglio”

 

Mestizia: Ci sarà da divertirsi a vedere bambini così ben assortiti in una prima elementare: cose turche!

 

Letizia: Tutti quanti assieme appassionatamente.

 

Mestizia: ‘tanto le vostre mica sono mele delizie letizie. Sono mele da marmellata, e allora marmelliamo, no?

 

Letizia: Ve lo prometto

 

Mestizia: ‘tanto lo so che i soldi non ci sono

 

Letizia: Sarà il mio dono per tutti voi

 

Mestizia: Tutti? Dipende da dove abitate, del resto non è mica colpa mia se certa gente va a nascere nei posti sbagliati.

 

Letizia: Allegre care maestrine dalla penna rossa, io penso anche a voi, alla vostra occupazione futura.

 

Mestizia:  Come potreste resistere? Impazzirete, forse morirete!!!

 

Letizia: Nuova occupazione, tante nuove assunzioni. Anche per gli psichiatri. Ma quella è un’altra mela e la sta coltivando il mago Sirchia.

 

Mestizia. Vi siete fatti il mazzo con i con i concorsi. con le graduatorie? Poveri scemi. Se mi va vi metto in panchina e faccio giocare quelli che mi ha mandato Sua eminenza. In fondo bisogna smetterla di dire che non c’è più religione

 

Letizia: Volete mandare i figli alla privata? E’ giusto che possiate scegliere. Io vi finanzio.

 

Mestizia: Do a voi, che siete gente scelta, e tolgo alla massa che è così volgare. La massa vuole le strutture? Le palestre? La  continuità di insegnamento? Pagatevela. Volete il tempo pieno? Pagatevelo! Volete l’inglese? Pagatevelo! Come? Aumentate le tasse, no? I Silvi hanno promesso di non farlo? E voi ci avete creduto? Siete dei bambinoni! (ghigno satanico)   

 

Letizia: E poi troppi insegnanti, quanto ci costano?

 

Mestizia: Via via via. Due colpi di forbice qui e un taglia e cuci là, di quattro classi ne facciamo due. Si sta stretti? Si risparmia in metano! E’ pericoloso?  Qualche rischio bisogna pure correrlo, o no?

 

Letizia: E la maturità? Basta, via, con un colpo di bacchetta magica. So, miei cari ragazzi, che non la volevate, tutto quello stress. Dover parlare dinanzi a sconosciuti, voi che siete abituati alle coccole.

 

Mestizia: Prendetevi le coccole, chè intanto c’è chi  ha già messo nel biglietto da visita “diploma chiavi in mano”. E chi controllerà da adesso in poi. Tu hai avuto le coccole, lui ha avuto il diploma e alla fin fine il tuo vale giusto le coccole che hai preso.

 

Insomma, com’è come non è, Donna Letizia finì per innamorarsi talmente della sua creatura che non potè resistere e la azzannò, forte del fatto di usare Kukident, ma il solito principe passò di lì. Anzi erano due principi: uno, che non per niente è l’unto del Signore, è quello che bacia e l’altro quello che sposa e paga gli alimenti. Il primo è Silvio, il secondo è Paolo.

Certo che è Silvio come i settenani, versione integrata però, con tanto di sottotacchi. Se è il principe non può fare i sette nani? Anche nelle fiabe ve ne uscite con il conflitto d’interesse? La sinistra  fa di tutto per impedire l’happy end.

 

 A questo punto mi fermo perché la fiaba è ancora in corso, ma un piccolo lieto fine c’è già stato e riguarda Pier-Cucciolo, che una cosa la sa: per quanto riguarda la miniera, nessuna successione da pagare. E vai! 

 Gloria Bardi