| GLI URAGANI |
| Per uragani si intendono i cicloni migratori tropicali che si sviluppano sugli oceani nelle regioni prossime all'equatore, in particolar modo nel mare dei Caraibi e nel golfo del Messico. I cicloni che si sviluppano nella parte occidentale dell'oceano Pacifico sono invece detti tifoni. |
| Origine e caratteristiche |
| Gli uragani sono costituiti da venti ad alta velocità che soffiano in direzione circolare attorno a un centro di bassa pressione, chiamato occhio del ciclone. Essi si originano quando aria calda e satura di umidità viene forzata a salire verso l'alto da aria più fredda e densa. Dal margine della tempesta verso il centro, la pressione atmosferica ha una forte caduta e la velocità del vento aumenta. |
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I venti raggiungono la massima intensità in prossimità del punto di pressione minima. Il diametro dell'area interessata da venti di forza distruttiva può raggiungere anche 250 km, mentre venti meno intensi spirano su un'area molto più vasta, che in media può estendersi per un diametro di circa 450 km. La violenza di un uragano viene misurata su una scala divisa in gradi da 1 a 5. Nella categoria 1, la più debole, i venti hanno una velocità minima di circa 120 km/h; nella categoria 5 sono invece compresi venti rari e molto violenti, che possono superare i 250 km/h. Nell'occhio del ciclone, che in media ha un diametro di circa 25 km, i venti si placano e le nubi si alzano, ma il mare è comunque molto agitato. |
| Gli uragani generalmente si spostano, con velocità comprese tra 10 e 80 km/h, lungo un percorso simile a un arco di parabola che si estende in un primo momento verso nord-ovest e a latitudini elevate verso nord-est, nell'emisfero settentrionale, e inizialmente verso sud-ovest, volgendosi poi a sud-est, nell'emisfero meridionale. Quando la direzione del vento coincide con quella di spostamento, la capacità distruttiva dell'uragano è massima. |
| Sistemi di prevenzione meteorologica |
| Dal 1943 vengono effettuate missioni dell'aeronautica militare per misurare la velocità e la direzione del vento degli uragani, le dimensioni dell'occhio e le pressioni raggiunte al suo interno, nonché la struttura termica dell'intera perturbazione. Un sistema coordinato per seguire gli spostamenti degli uragani è stato sviluppato alla metà degli anni Cinquanta, e successivamente perfezionato. Radar, dispositivi di rilevamento su boe galleggianti, satelliti meteorologici in orbita geostazionaria e altri dispositivi, inviando dati ai centri di sorveglianza degli uragani, permettono di seguire lo sviluppo di queste tempeste fin dalle loro prime fasi. |
| Effetti degli uragani |
| I sistemi di previsione e di allarme hanno permesso di ridurre le perdite di vite umane in seguito a uragani, ma i danni provocati alle proprietà sono sempre molto ingenti, soprattutto nelle zone costiere. Il più violento uragano che abbia colpito la zona delle Indie Occidentali nel XX secolo, il Gilbert, ha devastato la Giamaica e parti del Messico nel 1988, con venti che raggiungevano i 350 km/h. Gli Stati Uniti subiscono spesso violenti uragani: il più recente è stato Andrew (nel 1992), che ha causato circa 50 vittime, ha provocato danni stimati in dodici miliardi di dollari e ha distrutto migliaia di abitazioni. |
| Monsoni, uragani e tornado |
| Senza atmosfera non esisterebbe la vita sul nostro pianeta. L'involucro d'aria che circonda la Terra protegge infatti gli organismi animali e vegetali dalle radiazioni solari dannose e impedisce al calore e ai gas vitali di disperdersi nello spazio. La massa gassosa che forma l'atmosfera è in continuo movimento, dando origine ai venti, che soffiano, spesso con una notevole violenza, sulla superficie terrestre. Dalla collisione di masse d'aria calda e masse d'aria fredda hanno luogo le perturbazioni, caratterizzate da forti venti e precipitazioni, che possono essere anche molto violente e distruttive, come gli uragani e i tornado. |
| I monsoni |
| I monsoni sono venti stagionali, che determinano piogge torrenziali in estate e un clima secco e soleggiato in inverno. Sono provocati dalle differenze di temperatura stagionali tra le masse d'aria continentali e quelle oceaniche. I monsoni influenzano il clima dell'India, del Bangladesh, del Sud-Est Asiatico e, con minore intensità, quello dell'Australia settentrionale e dell'Africa centrale. Il subcontinente indiano presenta gli elementi tipici e più rilevanti del clima monsonico. All'inizio dell'inverno il continente si raffredda rapidamente, mentre l'Oceano Indiano è più caldo, perché l'acqua mantiene più a lungo il calore rispetto alla terra. In questo modo la massa d'aria sopra gli oceani, più calda, meno densa e quindi più leggera, tende a salire, mentre quella più fredda proveniente dall'Himalaya e dall'India settentrionale va a occupare lo spazio immediatamente sovrastante l'Oceano Indiano. Questi monsoni, che soffiano da nord-est durante l'inverno, portano in India condizioni di tempo freddo, soleggiato e asciutto. |
| In estate la direzione dei monsoni si inverte. La massa continentale dell'Asia meridionale si riscalda più velocemente dell'Oceano Indiano, raggiungendo in alcune regioni dell'India settentrionale e centrale temperature di oltre 40°C. L'aria calda tende a salire verso l'alto, attirando sopra la terra masse d'aria fredda e umida dall'oceano. Questi venti, che soffiano da sud-ovest, portano piogge monsoniche estive, giacché l'umidità dell'aria si condensa in violente e prolungate precipitazioni, che hanno inizio solitamente a giugno e durano fino alla fine di settembre. | ![]() |
| L'Himalaya è una barriera che costringe l'aria calda proveniente dall'oceano a salire, raffreddandosi, condensandosi e ricadendo, sotto forma di precipitazioni, sull'Asia meridionale. Il versante meridionale dell'Himalaya riceve quindi una grande quantità di precipitazioni, mentre quello settentrionale è arido, a causa delle cosiddette piogge orografiche. Lo stesso fenomeno interessa anche la costa sudoccidentale dell'India in corrispondenza del sistema montuoso dei Ghati Occidentali. In alcune zone dell'India, dunque, si registrano durante la stagione dei monsoni estivi eccezionali precipitazioni, come a Cherrapunji, nella parte nordorientale del paese, che riceve ogni anno 10.920 mm circa di pioggia, per la maggior parte durante l'estate. Le piogge portate dai monsoni estivi, però, causano vaste inondazioni in Bangladesh e in altre regioni monsoniche, zone in cui gli abitanti costruiscono le abitazioni su palafitte proprio per difendersi dalle inondazioni stagionali. Le piogge estive sono di vitale importanza per l'agricoltura, specialmente dopo i sei mesi secchi invernali, e quando non sono particolarmente abbondanti, si possono verificare periodi di siccità, che determinano la perdita dei raccolti. |
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| Le tempeste tropicali |
Nella fascia tropicale, sugli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico, si formano delle particolari perturbazioni atmosferiche costituite da estesi sistemi ciclonici che si muovono in senso rotatorio. Quelli che si creano sugli oceani Atlantico e Pacifico orientale sono chiamati uragani, mentre quelli del Pacifico occidentale sono detti tifoni, termine che deriva da una parola cinese che significa "grande vento". Quelli che si formano sull'Oceano Indiano sono chiamati cicloni o, dagli australiani, willy-willies. Gli uragani e i tifoni si formano durante i mesi più caldi dell'anno, quando, nella zona delle calme equatoriali, dalle calde acque oceaniche evapora una notevole quantità di umidità. L'aria umida tende a salire rapidamente, raffreddandosi e condensandosi in nubi temporalesche, mentre altra aria umida va a occupare la spazio lasciato vuoto dall'aria che si è sollevata. Questo movimento delle masse d'aria comincia quindi a essere sempre più veloce, ruotando vorticosamente attorno a un centro di bassa pressione, detto "occhio del ciclone". Dai margini dell'uragano verso il centro la pressione atmosferica si abbassa drasticamente, mentre la velocità dei venti aumenta. Per effetto della rotazione terrestre gli uragani e i tifoni ruotano in senso antiorario nell'emisfero boreale e in senso orario in quello australe. I cicloni tropicali si spostano verso ovest con gli alisei, acquistando in tal modo sempre maggiore forza man mano che ricevono aria umida dall'oceano. Mentre sull'oceano i cicloni danno origine a venti violenti, piogge torrenziali e forte moto ondoso, raggiunta la terra cominciano ad attenuarsi, non ricevendo più aria dall'oceano. Lungo le basse zone costiere uragani e tifoni possono causare ingenti danni, provocando mareggiate, lo straripamento dei fiumi e venti di eccezionale violenza. Talvolta possono addirittura erodere ampi tratti di litorale, distruggendo abitazioni ed edifici, e facendo scomparire intere spiagge. Nel 1988 l'uragano Gilbert, il più violento verificatosi nell'emisfero occidentale nel corso del XX secolo, devastò la Giamaica e parte del Messico con raffiche di vento che raggiunsero la velocità di 350 km/h. In una tempesta tropicale il diametro dell'area colpita da venti di forza distruttiva può superare i 240 km, ma venti comunque di grande intensità interessano un'area molto più vasta, con un diametro che può raggiungere anche i 500 km. All'interno dell'occhio del ciclone, il cui diametro è in media 24 km, regna una totale calma, le nubi si muovono a spirale verso l'alto, ma il moto ondoso è molto violento. La forza di un ciclone tropicale è misurata con una scala da 1 a 5. I cicloni di livello 1 sono i meno distruttivi, con venti di almeno 120 km/h, mentre i più violenti e rari sono i cicloni di livello 5, con venti che superano la velocità di 250 km/h. In genere, nell'emisfero boreale i cicloni si spostano dapprima verso nord-ovest, raggiungendo più alte latitudini, dove vengono deviati verso nord-est dai venti occidentali. Nell'Atlantico settentrionale gli uragani interessano le isole dei Caraibi, il Messico orientale e gli Stati Uniti d'America sudorientali; alcuni di essi poi proseguono verso nord, seguendo la costa orientale fino al Canada. Nel Pacifico orientale si abbattono prevalentemente sulla costa del Messico occidentale, mentre nel Pacifico occidentale i tifoni colpiscono l'Asia sudorientale, la Cina e il Giappone. I cicloni dell'Oceano Indiano settentrionale interessano l'India e altri Paesi dell'Asia meridionale. Nell'emisfero australe i cicloni si muovono generalmente verso sud-ovest e successivamente verso sud-est. Le zone più colpite sono la costa dell'Africa sudorientale, il Madagascar, l'Australia settentrionale, l'Indonesia e le isole del Pacifico sudorientale. Per studiare questi fenomeni gli scienziati inviano all'interno degli uragani delle sonde, che rilevano la velocità e la direzione del vento, la posizione e la dimensione dell'occhio del ciclone, la pressione dell'aria e la struttura delle correnti ascendenti di aria calda. I meteorologi si avvalgono anche di radar, di strumenti di rilevazione d'alto mare e di satelliti meteorologici a orbita geosincrona. Sistemi sempre più avanzati di previsione e comunicazione hanno consentito di ridurre la perdita di vite umane, sebbene i danni alle cose rimangano sempre molto ingenti, specialmente lungo le regioni costiere. |
| I tornado |
| Chi ha assistito a un tornado riporta che il fenomeno si annuncia con un rumore molto intenso, un rombo assordante. La velocità del vento può superare i 400 km/h, ma per i tornado particolarmente violenti si stimano velocità anche superiori. I tornado, sebbene di breve durata, sono i cicloni più violenti che si verificano sulla Terra. Gli enormi e scuri cumulonembi che hanno origine dall'incontro di un fronte d'aria fredda con una massa d'aria calda e umida sono la causa principale dei tornado. Queste nubi di rapida formazione generano forti temporali, in cui l'aria calda si solleva rapidamente verso l'alto, determinando un potente risucchio dell'aria fredda. Nella parte superiore del temporale forti venti cominciano a ruotare sempre più velocemente con un movimento a spirale, attirando grandi quantitativi di umidità, che appesantiscono l'aria. Il vortice, che si muove descrivendo spirali sempre più strette verso l'alto, acquista velocità e aumenta in altezza, finché il tornado si abbassa e si scarica sulla terra con una violenza devastante. |
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I tornado hanno una grande forza distruttiva. Oltre a sollevare enormi quantità di polvere, che rendono visibile la caratteristica forma a spirale del tornado, la violenza del vento può alzare persino automobili, tetti e persone. Gli oggetti risucchiati, come alberi sradicati o pezzi di legno, diventano veri e propri proiettili mortali. Il percorso di un tornado può facilmente essere individuato dalla scia di distruzione che lascia dietro di sé. Quando tocca il suolo, un tornado ha un'ampiezza che varia da qualche metro fino a un chilometro e può coprire distanze molto brevi ma anche lunghe molti chilometri. |
La maggior parte dei tornado dura solo alcuni minuti, ma quelli particolarmente violenti possono durare oltre un'ora. Un unico temporale della durata di alcune ore può dare origine a numerosi tornado, che possono coprire grandi distanze. La maggior parte dei tornado ruota in senso antiorario nell'emisfero boreale e in senso orario in quello australe, ma talvolta tale comportamento può essere invertito. I tornado sul mare, di minore intensità, sono chiamati "trombe marine" e si osservano prevalentemente nelle acque tropicali ma occasionalmente anche nel Mediterraneo. I tornado si verificano più frequentemente e con maggior intensità alle latitudini temperate, come quelle degli Stati Uniti d'America, dell'Europa occidentale, del Giappone, dell'India, del Sudafrica, dell'Argentina e dell'Australia. I più violenti colpiscono gli Stati Uniti d'America centrali, dove si formano soprattutto all'inizio della primavera, mentre la maggiore frequenza di tali fenomeni si registra nell'area chiamata Tornado Alley ("vicolo dei tornado"), che si estende dal Texas e dall'Oklahoma fino al Kansas e all'Iowa. Sebbene questi fenomeni siano difficili da prevedere, gli scienziati sono in grado di individuare i maggiori tornado, utilizzando radar doppler e avvertendo in anticipo i residenti delle aree a rischio. |
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