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GLI SPARA O NON GLI SPARA?
di Vittorio De Cesari

 
 

Avete presente il gioco per pc e console, Gran Theft Auto, e in particolare il suo quarto capitolo della serie, uscito prima della scorsa estate? Bhe, se la risposta è sì il secondo film di David Ayer, “La notte non aspetta” vi piacerà molto. Analogamente, se siete appassionati di uno dei maestri americani dell’hard boiled, James Ellroy, non potete perderlo. Vi piacciono le storie di poliziotti corrotti, vi sentite attratti da quelle trame in cui i buoni sono più cattivi dei cattivi? Come sopra, il film è adatto a voi.

Intendiamoci, niente di nuovo sotto il sole, siamo alle solite: un poliziotto mezzo alcolizzato, ma bravissimo, deve scontrarsi con i propri colleghi corrotti che, tra una mazzetta e l’altra, non esitano ad andarci giù pesante con chi non paga o non la pensa come loro. La trama, obiettivamente, è piuttosto banale e l’abbiamo già vista in mille e uno movies hollywoodiani, ma il ritmo è incalzante, la tensione – grazie alla sceneggiatura di James Ellroy, da cui sono già stati tratti L.A. Confidential, forse il suo capolavoro come romanziere, e The Black Dahlia con la regia di Brian De Palma – non scema mai, l’azione e la suspence sono incalzanti. Alla fine, bene o male, sappiamo fin dall’inizio come andrà a finire, ma la domanda che non possiamo non porci è: il protagonista del film, Tom Ludlow, sparerà al cattivo a capo della frangia deviata della polizia di Los Angeles?

David Ayer, dicevamo all’inizio, giovane regista dell’Illinois, approdato al suo secondo lavoro dopo “Harsh times – I giorni dell’odio” con Christian Bale che, a dire il vero, non ci aveva del tutto convinto, a differenza di questo “La notte non aspetta” in cui il vero valore aggiunto è rappresentato da un cast di livello elevatissimo e con Keanu Reeves gonfio, cattivo e bravissimo.
Ma ricordiamo anche l’interpretazione di Forest Whitaker,
probabilmente non al livello de “L’ultimo re di Scozia” in cui dava volto e movenze al dittatore ugandese Amin Dada; Chris Evans, l’uomo-fiamma de “I fantastici quattro” e Hugh Laurie, il dottor House della ormai celeberrima serie tv, purtroppo incapace di divincolarsi da panni del dottore un po’ stronzo (fantastica la prima scena in cui compare Laurie, per un momento temiamo di essere scivolati su Italia Uno, un colpo ironico, e da maestro, di Ayer). Ayer sembra essersi specializzato, ormai, nel narrare questo tipo di storia, sempre la stessa. Non sembra un caso, infatti, che uno dei suoi primi lavori cinematografici sia proprio la sceneggiatura di “Training day”, con un Denzel Washington, manco a dirlo, bravissimo e qui, eccezionalmente, cattivissimo. Ovviamente è un poliziotto corrotto di L.A.

Certo, la storia di fondo sarà sempre quella, come l’ambientazione nella città degli angeli, in “La notte non aspetta” pure accompagnata da un’ottima e suggestiva fotografia, ma anche il godimento di noi amanti dei buoni vecchi polizieschi nudi e crudi, senza tante menate morali sotto la scorza fatta di sudore e alcool dei suoi protagonisti.

In definitiva, il film non è un capolavoro che passerà negli annali del cinema (a differenza di “American gangster”, tanto per intenderci), ma si lascia guardare, non è troppo lungo e intrattiene piacevolmente e poi, fin dalla prima battuta, avrete in testa quella domanda che vi ronzerà per la testa: gli spara o non gli spara al cattivone, capo dei poliziotti corrotti?




 
 
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