Avete presente il gioco per pc e console,
Gran Theft Auto, e in particolare il suo quarto capitolo della
serie, uscito
prima della scorsa estate? Bhe, se la risposta è sì il
secondo film di David Ayer, “La notte non aspetta” vi
piacerà molto. Analogamente, se siete appassionati di
uno dei maestri americani dell’hard boiled, James Ellroy,
non potete perderlo. Vi piacciono le storie di poliziotti corrotti,
vi sentite attratti da quelle trame in cui i buoni sono più cattivi
dei cattivi? Come sopra, il film è adatto a voi.
Intendiamoci, niente di nuovo sotto
il sole, siamo alle solite: un poliziotto mezzo alcolizzato,
ma bravissimo, deve scontrarsi
con i propri colleghi corrotti che, tra una mazzetta e l’altra,
non esitano ad andarci giù pesante con chi non paga
o non la pensa come loro. La trama, obiettivamente, è piuttosto
banale e l’abbiamo già vista in mille e uno movies
hollywoodiani, ma il ritmo è incalzante, la tensione – grazie
alla sceneggiatura di James Ellroy, da cui sono già stati
tratti L.A. Confidential, forse il suo capolavoro come romanziere,
e The Black Dahlia con la regia di Brian De Palma – non
scema mai, l’azione e la suspence sono incalzanti. Alla
fine, bene o male, sappiamo fin dall’inizio come andrà a
finire, ma la domanda che non possiamo non porci è:
il protagonista del film, Tom Ludlow, sparerà al cattivo
a capo della frangia deviata della polizia di Los Angeles?
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David
Ayer, dicevamo all’inizio, giovane regista dell’Illinois,
approdato al suo secondo lavoro dopo “Harsh times – I giorni
dell’odio” con Christian Bale che, a dire il vero, non
ci aveva del tutto convinto, a differenza di questo “La notte
non aspetta” in cui il vero valore aggiunto è rappresentato
da un cast di livello elevatissimo e con Keanu Reeves
gonfio, cattivo e bravissimo. |
| Ma
ricordiamo anche l’interpretazione di Forest Whitaker, |
probabilmente non al livello de “L’ultimo
re di Scozia” in cui dava volto e movenze al dittatore
ugandese Amin Dada; Chris Evans, l’uomo-fiamma de “I
fantastici quattro” e Hugh Laurie, il dottor House della
ormai celeberrima serie tv, purtroppo incapace di divincolarsi
da panni del dottore un po’ stronzo (fantastica la prima
scena in cui compare Laurie, per un momento temiamo di essere
scivolati su Italia Uno, un colpo ironico, e da maestro, di
Ayer). Ayer sembra essersi specializzato, ormai, nel narrare
questo tipo di storia, sempre la stessa. Non sembra un caso,
infatti, che uno dei suoi primi lavori cinematografici sia
proprio la sceneggiatura di “Training day”, con
un Denzel Washington, manco a dirlo, bravissimo e qui, eccezionalmente,
cattivissimo. Ovviamente è un poliziotto corrotto di
L.A.
Certo, la storia di fondo sarà sempre quella, come
l’ambientazione nella città degli angeli, in “La
notte non aspetta” pure accompagnata da un’ottima
e suggestiva fotografia, ma anche il godimento di noi amanti
dei buoni vecchi polizieschi nudi e crudi, senza tante menate
morali sotto la scorza fatta di sudore e alcool dei suoi protagonisti.
In definitiva, il film non è un capolavoro che passerà negli
annali del cinema (a differenza di “American gangster”,
tanto per intenderci), ma si lascia guardare, non è troppo
lungo e intrattiene piacevolmente e poi, fin dalla prima battuta,
avrete in testa quella domanda che vi ronzerà per la
testa: gli spara o non gli spara al cattivone, capo dei poliziotti
corrotti?