Chi
difende per ideologia l’aborto come concetto astratto
e la 194 come sua legalizzazione maldestra utilizza da sempre l’arma
del divieto di discussione sul tema, pena l’essere accusati
di oscurantismo. Ora che il problema sta riemergendo, soprattutto
grazie al coraggio intellettuale e giornalistico di un grande laico
come Ferrara, le schiere degli abortisti con gli occhi bendati
stanno assumendo una nuova tattica: l’aborto, dicono, è un
tema che non va strumentalizzato e deve restare fuori dal ring
della politica.
Pretesa davvero strana questa, a mio parere, visto che fino a prova
contraria in Parlamento ci stanno i politici, e proprio attraverso
leggi parlamentari l’aborto si controlla in un verso o nell’altro.
Mi pare che se anche i nostri candidati premier e senatori per
un attimo la smettessero di accoltellarsi verbalmente sulle tasse
e sui tassi, per dedicarsi un istante al valore più alto
che possa esistere, quello della Vita umana, non sarebbe un male,
anzi. Quindi chi zittisce bocche e segreterie di partito ha solo
coscienza sporca e coda di paglia.
Il
fatto che si eviti la questione e che si inviti i politici ad
ostracizzarla dai loro programmi
mi pare
indicativo della paura
che gli abortisti hanno: sono terrorizzati da quella stessa scienza
che agitano a loro dea pagana e che con le sue ultime scoperte
e i suoi ultimi studi sul feto potrebbe pugnalarli alle spalle,
facendo passare proprio loro dalla parte degli oscurantisti (ammesso
che non vi si trovino già da sempre). Fa impressione del
resto ascoltare i vaneggiamenti e gli strilli di un Pannella, vuoti
di argomenti e poverissimi di appigli, di fronte alla pacata battaglia
umanista, laica, realista di Ferrara. Il direttore del Foglio può stare
simpatico oppure no, può solleticare l’ira per istinto
o la simpatia per il personaggio non comune, ma la questione non è qui:
il vero dilemma non è sul chi mette sotto i riflettori gli
scheletri nell’armadio della 194, se ci aggrada o no, se è più o
meno fotogenico. Il dilemma esistenziale, umano, radicale che dovrebbe
scuoterci le viscere è se sia tollerabile o no lo scheletro
di per sé!
E’ ancora tollerabile la non applicazione della 194 nella
sua parte di prevenzione e di sostegno alla madre? E’ ancora
tollerabile la 194 come termini temporali per avviare la pratica,
dopo le più recenti scoperte scientifiche e i più recenti
casi straordinari di nascite sempre più premature con bimbi
sopravvissuti e addirittura perfettamente sani?
Altro
pericolo è poi quello
del provincialismo, tipicamente italiano: ci sentiamo al centro
del mondo? Peggio:
crediamo di
essere noi IL solo mondo.
E così tutti hanno enfatizzato i richiami di molti laici
sull’età e l’inadeguatezza della 194, ma pochi
o nessuno hanno colto l’altra grande necessità sottolineata
da Ferrara, cioè la più ampia sfida della moratoria
contro l’aborto, o meglio, contro la cultura dell’aborto.
E’ un problema che può sembrare vago o forzato, ma
in realtà affonda radici nella tragicità del quotidiano:
ogni giorno in Cina vengono soppressi dei feti assolutamente sani,
a causa di politiche antinataliste dittatoriali, o peggio a causa
del sesso del bambino; allo stesso modo, ogni giorno in Occidente
vengono soppressi feti a causa di malattie o malformazioni, anche
quando esse non pregiudicherebbero la sopravvivenza del bambino.
Gli aborti selettivi (sessisti in Cina, eugenetici in Occidente)
sono dunque orrore quotidiano, stermini che interpellano i nostri
cuori.
Vincere
la paura è ora la
missione impossibile dei laici.
Anche perché per loro sarebbe sciocco politicamente, oltre
che disumano moralmente, lasciare questi temi alla sola Chiesa
Cattolica.