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CHI HA PAURA DI PARLARE DELL’ABORTO?
di Matteo Salonia

 
 

Chi difende per ideologia l’aborto come concetto astratto e la 194 come sua legalizzazione maldestra utilizza da sempre l’arma del divieto di discussione sul tema, pena l’essere accusati di oscurantismo. Ora che il problema sta riemergendo, soprattutto grazie al coraggio intellettuale e giornalistico di un grande laico come Ferrara, le schiere degli abortisti con gli occhi bendati stanno assumendo una nuova tattica: l’aborto, dicono, è un tema che non va strumentalizzato e deve restare fuori dal ring della politica.
Pretesa davvero strana questa, a mio parere, visto che fino a prova contraria in Parlamento ci stanno i politici, e proprio attraverso leggi parlamentari l’aborto si controlla in un verso o nell’altro. Mi pare che se anche i nostri candidati premier e senatori per un attimo la smettessero di accoltellarsi verbalmente sulle tasse e sui tassi, per dedicarsi un istante al valore più alto che possa esistere, quello della Vita umana, non sarebbe un male, anzi. Quindi chi zittisce bocche e segreterie di partito ha solo coscienza sporca e coda di paglia.

Il fatto che si eviti la questione e che si inviti i politici ad ostracizzarla dai loro programmi mi pare indicativo della paura che gli abortisti hanno: sono terrorizzati da quella stessa scienza che agitano a loro dea pagana e che con le sue ultime scoperte e i suoi ultimi studi sul feto potrebbe pugnalarli alle spalle, facendo passare proprio loro dalla parte degli oscurantisti (ammesso che non vi si trovino già da sempre). Fa impressione del resto ascoltare i vaneggiamenti e gli strilli di un Pannella, vuoti di argomenti e poverissimi di appigli, di fronte alla pacata battaglia umanista, laica, realista di Ferrara. Il direttore del Foglio può stare simpatico oppure no, può solleticare l’ira per istinto o la simpatia per il personaggio non comune, ma la questione non è qui: il vero dilemma non è sul chi mette sotto i riflettori gli scheletri nell’armadio della 194, se ci aggrada o no, se è più o meno fotogenico. Il dilemma esistenziale, umano, radicale che dovrebbe scuoterci le viscere è se sia tollerabile o no lo scheletro di per sé!
E’ ancora tollerabile la non applicazione della 194 nella sua parte di prevenzione e di sostegno alla madre? E’ ancora tollerabile la 194 come termini temporali per avviare la pratica, dopo le più recenti scoperte scientifiche e i più recenti casi straordinari di nascite sempre più premature con bimbi sopravvissuti e addirittura perfettamente sani?

Altro pericolo è poi quello del provincialismo, tipicamente italiano: ci sentiamo al centro del mondo? Peggio: crediamo di essere noi IL solo mondo.
E così tutti hanno enfatizzato i richiami di molti laici sull’età e l’inadeguatezza della 194, ma pochi o nessuno hanno colto l’altra grande necessità sottolineata da Ferrara, cioè la più ampia sfida della moratoria contro l’aborto, o meglio, contro la cultura dell’aborto. E’ un problema che può sembrare vago o forzato, ma in realtà affonda radici nella tragicità del quotidiano: ogni giorno in Cina vengono soppressi dei feti assolutamente sani, a causa di politiche antinataliste dittatoriali, o peggio a causa del sesso del bambino; allo stesso modo, ogni giorno in Occidente vengono soppressi feti a causa di malattie o malformazioni, anche quando esse non pregiudicherebbero la sopravvivenza del bambino.
Gli aborti selettivi (sessisti in Cina, eugenetici in Occidente) sono dunque orrore quotidiano, stermini che interpellano i nostri cuori.

Vincere la paura è ora la missione impossibile dei laici.
Anche perché per loro sarebbe sciocco politicamente, oltre che disumano moralmente, lasciare questi temi alla sola Chiesa Cattolica.

 
 
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