Gli Stati Uniti hanno superato le ultime divisioni razziali
nel modo più spettacolare, ma anche più consono alla
propria tradizione: con un uomo che è l’emblema dell’ascesa
(im)possibile. E’ triste dover ammettere che se Obama fosse
nato in Italia sarebbe Mr. Nessuno, non Mr. President: in America
meritocrazia, qui fannulloni e raccomandati; in America borse di
studio agli studenti migliori, qui studenti demotivati e sistema
accademico che premia solo l’anzianità, tagliando
le gambe a chi è giovane e pieno di idee (e poi ci stupiamo
se i nostri ricercatori fuggono in Inghilterra e negli USA…);
in America partiti che devono piegarsi ai candidati scelti realmente
dalla gente (basta pensare che McCain aveva contro tutto il Partito
Repubblicano e Obama ha iniziato le primarie con tutta la struttura
del Partito Democratico che stava dalla parte di Billary), qui
Veltroni che organizza le primarie – burla, mettendo prima
il veto su chi può candidarsi a fingersi suo avversario
(basta pensare che nessuno di quelli che avrebbero potuto dargli
realmente fastidio si è fatto avanti, vedi D’Alema,
Rutelli, Prodi, e che perfino Bersani che ci stava facendo un pensierino
fu invitato gentilmente ad evitare…!).
Il secondo motivo per cui questa elezione passerà alla
Storia è che segna la fine di un’era: quella del
dominio del Partito Repubblicano. Un dominio iniziato grazie
ad uno dei
migliori presidenti di sempre, Reagan, e terminato (escludendo
la frivola parentesi di Clinton) nel 2008 con uno dei meno amati
di sempre, Bush jr.
La situazione sembrerebbe disperata guardando anche al Congresso,
dove la Sinistra detiene una maggioranza assoluta. In realtà bisogna
essere meno superficiali e ricordare due cose.
Innanzitutto gli americani sono storicamente convinti che i
Repubblicani siano maggiormente abili in politica estera, mentre
i Democratici
in campo economico (e la Storia sembra dar loro ragione se si
pensa per esempio da una parte all’energica e vittoriosa lotta
di Reagan contro il Comunismo e dall’altra al New Deal di
Roosevelt, che condusse gli USA fuori dalla Grande Crisi). Ergo,
la crisi finanziaria ha immensamente favorito Obama: nei giorni
appena precedenti ad essa McCain era in rimonta ed aveva addirittura
appena iniziato a superare il candidato liberal nei sondaggi, ma
gli americani, di fronte al disastro economico, hanno preferito
affidarsi alla dottrina democratica. E del resto, se non ce l’ha
fatta McCain, il Repubblicano più ribelle ed indipendente
e per questo da sempre capace di rosicchiare moltissimi voti
al centro, allora vuol dire che era davvero impossibile.
La seconda cosa che bisogna ricordare è che ad essere in
crisi non è il Conservatorismo liberale, né la base
del movimento Repubblicano (prova ne è l’entusiasmo
generato tra i giovani di destra dalla Palin, che anche la sera
della sconfitta ha ricevuto salendo sul palco un’ovazione):
in verità ad essere in crisi è il Partito Repubblicano
ai suoi vertici, dilaniato tra due correnti: quella ancora attaccata
ai vecchi slogan dell’abbassamento delle tasse e del libero
mercato, e quella “realista” che sostiene la necessità di
cambiare metodo e dedicarsi seriamente a più problematiche.
McCain, da sempre allergico al sistema – partito, era estraneo
ad entrambe le correnti, ecco perché ha ricevuto dalle
strutture del GOP pochissimo sostegno (sia nella raccolta fondi
sia nel corso
della campagna elettorale).
Se il Partito Repubblicano rinascerà a breve, non lo farà grazie
ai burocrati dei piani alti, ma piuttosto attraverso l’incontro
di un movimento di sano Conservatorismo dal basso con leader rappresentativi
ed originali. Questi nuovi leader potranno essere o del tutto nuovi
(come Huckabee, che non a caso nelle primarie aveva, partendo dal
nulla, riscosso grande successo), oppure quei protagonisti degli
anni ’90 che si sono fatti da parte durante l’era
di Bush jr (come Gingrich).
In ogni caso, sono convinto che la vittoria di Obama, oltre che
fare bene all’America, farà bene anche ad un Partito
Repubblicano che ha gran bisogno di fermarsi a riflettere, per
riscoprirsi.
Gli States si affacciano su una nuova era col cuore pieno di speranza.
Che Obama possa non deluderli e che il mondo intero possa tornare
a sognare guardando la bandiera a stelle e strisce!