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LA MIA OMBRA ED IO SUL CAMMINO DI SANTIAGO
di Giuseppe Possa

 
 

E’ fresco di stampa il libro “La mia ombra ed io sul cammino di Santiago” di Giorgio da Valeggia, edito da ControCorrente. In esso è raccontata la cronaca che il pittore ossolano ha tenuto durante il suo pellegrinaggio a Santiago di Compostela. La poetessa Laura Savaglio lo ha definito “Un diario dal linguaggio semplice e chiaro, ma dal contenuto profondo. Una ricerca interiore che mette a nudo, con coraggio, l’animo dell’autore”.


Dalla prefazione al libro di Giuseppe Possa


Quando Giorgio da Valeggia ha deciso di intraprendere il lungo cammino che porta a Santiago di Compostela, non aveva certo l’intenzione di pubblicare un libro. Pensava solo di raccogliere alcuni appunti o al massimo di tenere un diario, per raccontare fatti ed emozioni del viaggio, ma soprattutto per rievocare ricordi, sogni giovanili, pensieri o avvenimenti della sua esistenza, così da lasciare una sorta di testamento spirituale ai propri figli.
<< Sono convinto>>, sostiene Giorgio <<che i miei figli, come tutti del resto, non conoscano bene i genitori, perché ai loro occhi sono sempre un po’ lontani dall’essere semplicemente un uomo o una donna. Per i figli è difficile vedere mamma e papà uguali o simili a loro, poiché li ritengono al di sopra degli impulsi terreni.
Questa visione mitica, se così si può dire, non permette di percepire il genitore nella sua vera natura. Ho, pertanto, voluto scrivere questo diario, cercando di essere sincero il più possibile, per apparire ai loro occhi, come sono in realtà. Ho poi voluto pubblicarlo, affinché gli eventuali lettori - spero siano tanti, visto che ho molti amici, collezionisti, sostenitori e ammiratori della mia pittura - possano farsi un’idea verosimile del mio essere e della mia, lo riconosco, complessa personalità.
Ovviamente - nel mettere ordine agli appunti presi durante il tragitto - non ho voluto descrivere il “cammino” con gli occhi del pellegrino, nè del turista, non essendo mia intenzione proporre un’ennesima guida per Santiago di Compostela. Ho, invece, voluto raccontare le emozioni di un itinerario fisico e le sensazioni di un viaggio spirituale. In pratica, sono qui raccolte le esperienze di due terzi di una vita che, per chi sa leggere tra le righe - come suggeriva mia nonna ripetendo un modo di dire - possano risultare interessanti>>.
Poi, con una punta d’ironia, conclude: <<Pur avendo l’età e nonostante il mio lungo trascorso artistico, non ho alcuna pensione: quindi non ci vedo nulla di male se cerco di recuperare qualche euro...>>.
Giorgio non è certamente il primo ad aver intrapreso questo difficile tragitto a piedi, per trovare se stesso,
facendo i conti con il passato della propria “mente critica” o coscienza (LEI) che, attraverso la dialettica, lo ha spinto a manifestare i pensieri più profondi, oppure incontrando un angelo custode o uno spirito guida (LUI) che lo ha aiutato a risolvere alcuni problemi interiori. La sua originalità, però, sta nel fatto che egli non si addentra nei meandri dell’IO con la consapevolezza dello studioso o del letterato, ma con l’animo di un artista che - andando spesso controcorrente, rispetto a quelli che sono gli insegnamenti accademici - si è forgiato da sè lo stile pittorico, ma soprattutto le proprie idee e i propri giudizi. Per questo si può gustare la genuinità, la semplicità, così come l’essenza spirituale, del suo modo di meditare e di riflettere.
A qualcuno questo libro susciterà il desiderio di percorrere una simile esperienza, per conoscere se stesso o per fare un bilancio della propria vita, e allora qui troverà un valido esempio da seguire. Altri si accontenteranno della piacevole e stimolante lettura. L’importante, però, è riuscire a cogliere l’aspetto umano del messaggio di Giorgio e la profondità della sua ricerca interiore.

 
 
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