5 novembre 2008
Discorso di John Mc Cain in Arizona il giorno dopo la sconfitta
elettorale
(Candidato sconfitto da Obama alle elezioni presidenziali USA 2008)
Grazie, miei cari amici. Grazie per esser venuti qui, in Arizona,
in questa bellissima serata. Siamo giunti al termine di un lungo
viaggio. Il popolo americano si è pronunciato, e lo ha
fatto con chiarezza. Pochi istanti fa ho avuto l'onore di sentire
al
telefono il senatore Barack Obama per congratularmi con lui per
l'elezione a nuovo presidente del Paese che entrambi amiamo.
In una competizione lunga e difficile qual è stata questa
campagna elettorale, il suo successo merita tutto il mio rispetto
per l'abilità e perseveranza con cui è stato ottenuto.
Il fatto che egli sia riuscito in quest'impresa animando le speranze
di così tanti milioni di americani, un tempo ingiustamente
convinti di aver ben poco da guadagnare oppure scarsa influenza
nell'elezione di un presidente, è qualcosa che desta in
me profonda ammirazione.
Questa di oggi è un'elezione storica, e io riconosco lo
speciale significato che essa riveste per gli afro-americani e
l'orgoglio che stasera essi devono provare. Sono sempre stato convinto
che l'America offra opportunità a chiunque abbia lo zelo
e la volontà per coglierle. Anche il senatore Obama ne è convinto.
Entrambi riconosciamo che sebbene ci siamo lasciati da tempo
alle spalle le vecchie ingiustizie che hanno macchiato la reputazione
della nostra nazione e negato a un certo numero di americani
la
piena benedizione della cittadinanza, il loro ricordo ha ancora
il potere di ferire.
Un secolo fa, l'invito a cena alla Casa Bianca rivolto dal
presidente Theodore Roosevelt a Booker T. Washington fu
visto da più parti
come un oltraggio. L'America oggi è lontana un mondo dalla
crudele e superba faziosità di quei tempi. Niente lo dimostra
meglio dell'elezione di un afro-americano alla presidenza degli
Stati Uniti. E nessun americano, per nessun motivo, deve oggi rinunciare
a onorare la sua cittadinanza in questa che è la più grande
nazione della Terra.
Il senatore Obama ha raggiunto un grandioso traguardo per
sé e
per il suo Paese. Di tutto questo gli rendo merito, e gli porgo
le mie più sincere condoglianze per la morte della sua adorata
nonna che non è vissuta abbastanza a lungo per vedere questo
giorno. Tuttavia, la nostra fede ci assicura che lei oggi riposa
al cospetto del Creatore, e sarà quindi molto fiera del
buon uomo che ha aiutato a crescere.
Il senatore Obama e io abbiamo avuto le nostre divergenze,
e lui ha avuto la meglio. Non c'è dubbio che molte di queste differenze
permangano. Sono tempi difficili per il nostro Paese, e io questa
sera gli prometto di fare tutto ciò che è in mio
potere per aiutarlo a guidarci attraverso le numerose sfide che
ci attendono. Esorto tutti gli americani che mi hanno offerto il
loro appoggio a unirsi a me non soltanto nel congratularsi con
lui, ma nell'offrire al nostro nuovo presidente la buona volontà e
un onesto sforzo per trovare il modo di incontrarci, per raggiungere
i necessari compromessi, per colmare le nostre differenze e cercare
di ritrovare la nostra prosperità, difendere la nostra sicurezza
in un mondo pieno di insidie e lasciare ai nostri figli e nipoti
un Paese migliore e più forte di quello che abbiamo ereditato.
Quali che siano le nostre differenze, siamo tutti americani.
E vi prego di credermi che nessun vincolo è mai stato per
me più importante di questo. È normale, questa sera,
provare un po' di delusione; ma già domani dovremo superarla
e lavorare assieme per rimettere in moto il nostro Paese. Abbiamo
lottato duramente, quanto più non potevamo. E anche se non
ce l'abbiamo fatta, il fallimento è mio, non vostro.
Provo immensa gratitudine verso tutti voi, per avermi
dato il grande onore di ricevere il vostro sostegno
e per tutto
ciò che
avete fatto per me. Speravo che il risultato fosse diverso. Il
cammino è stato impervio sin dall'inizio. Ma il vostro
sostegno e la vostra amicizia non hanno mai vacillato. Non trovo
le parole
giuste per esprimervi quanto profonda sia la mia riconoscenza.
Sono particolarmente grato a mia moglie Cindy,
ai miei figli, alla mia cara madre, a tutta la
mia famiglia
e ai tanti vecchi
e amici
che sono stati al mio fianco nei molti alti e
bassi di questa lunga campagna elettorale. Sono sempre
stato
un
uomo fortunato,
e più che
mai per l'amore e l'incoraggiamento che mi avete dimostrato. Come
sapete, le campagne elettorali sono spesso più dure per
la famiglia del candidato che per il candidato stesso, e anche
questa campagna lo ha confermato. Tutto ciò che posso offrirvi
in cambio è il mio amore e la mia gratitudine, e la promessa
di anni più sereni d'ora in avanti.
Sono anche molto riconoscente, naturalmente,
alla governatrice Sarah Palin, una delle migliori
attiviste
elettorali
che abbia mai visto. È una voce nuova e sorprendente nel Partito repubblicano,
per le riforme e i principi che hanno sempre rappresentato il nostro
vero punto di forza. E sono grato a suo marito Todd e ai loro cinque
splendidi figli per la loro instancabile dedizione alla nostra
causa e per il coraggio e la sensibilità che hanno dimostrato.
Noi tutti possiamo guardare avanti con enorme interesse al futuro
impegno di Sarah Palin al servizio dell'Alaska, del Partito repubblicano
e del nostro Paese.
Rivolgo un immenso grazie a tutti coloro che
mi hanno accompagnato, da Rick Davis, Steve
Schmidt e Mark
Salter all'ultimo volontario
che, mese dopo mese, si sono spesi così duramente e valorosamente
in quella che a volte è sembrata la campagna più combattuta
dei tempi moderni. Un'elezione persa non conterà mai, per
me, più del privilegio della vostra fiducia e amicizia.
Davvero non so che cosa avremmo potuto fare di più per
tentare di vincere quest'elezione. Lascio ad altri il compito
di valutarlo.
Ogni candidato commette degli sbagli, e sono
sicuro di averne fatti anche io. Ma non
passerò un solo istante, d'ora in avanti,
a rimpiangere ciò che sarebbe potuto essere. Questa campagna è stata
e resterà il più grande onore della mia vita. E il
mio cuore non è ricolmo che di gratitudine per quest'esperienza
e per il popolo americano che mi ha dedicato la sua attenzione
prima di decidere che il senatore Obama e il mio vecchio amico
e senatore Joe Biden avrebbero avuto l'onore di guidarci nei
prossimi quattro anni.
Non sarei un americano degno di tal nome
se dovessi rimpiangere una sorte che
mi ha concesso
lo straordinario
privilegio
di servire l'America per mezzo secolo.
Oggi sono stato il candidato
alla
più alta
carica nel Paese che amo così tanto. E stasera resto il
suo servitore. Questa è una benedizione sufficiente per
chiunque, e perciò ringrazio la popolazione dell'Arizona.
Questa sera, più di ogni altra sera, nel mio cuore non c'è che
amore per questo Paese e per tutti i suoi cittadini, sia che abbiano
sostenuto me o il senatore Obama, e auguro buona fortuna all'uomo
che è stato il mio rivale e che sarà il mio presidente.
E mi appello a tutti gli americani, come
spesso ho fatto in questa campagna,
a non disperare
delle nostre
attuali
difficoltà,
ma di credere sempre nella promessa e nella grandezza dell'America,
perché niente è ineluttabile, qui. Gli americani
non si lasciano mai andare. Noi non ci arrendiamo mai. Non ci
nascondiamo dalla Storia, noi facciamo la Storia. Grazie, Dio
vi benedica e
benedica l'America.