Your browser does not support script
 
Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 
Spazio di Cultura e Politica  
fondato da Andrea Pelfini
HOME
CHI SIAMO

ARCHIVIO

Cultura
Politica
Europa
Arte
Geopolitica
(S)consigli di Lettura
Botta&Risposta

 

 

 
LINK

 

CARO ROBERTO. LETTERA APERTA A SAVIANO
di Domenico Cilione

 
 
Caro Roberto,
ho atteso qualche mese per testimoniarti la mia solidarietà alla luce delle notizie che ti riguardano, un po’ perché scontata, vista la totale condivisione della tua e nostra battaglia contro la sopraffazione criminale e per la legalità, e un po’ perché volevo riflettere sulla tua amarezza, sulla tua rabbia, sulla tua vita negata alla normalità. Non sei un uomo di successo, ma una persona che ha saputo descrivere la realtà e messo ognuno di fronte alle proprie responsabilità.
Grazie a te, il nostro Ministro dell’Interno ha potuto percepire e comprendere a quanto ammonta il fatturato, oggi, delle mafie in Italia: 45 miliardi di euro, quasi 3 punti del PIL! Eppure, nella primavera scorsa

in tanti avevano storto il muso e avanzato riserve davanti al rapporto Eurispes, che indicava il fatturato della ndrangheta calabrese in 35 miliardi di euro: “ un’esagerazione”, avevano detto i soliti soloni. Lo stesso Maroni ci ha anche informati che “la ndrangheta è una potentissima macchina criminale diversa dalle altre”, poi ci ha rassicurati, “questa potentissima macchina criminale è diversa dalle altre. Ci sono le ’ndranghete, e quindi deve essere diverso l’attacco che viene fatto rispetto alle altre criminalità organizzate». In attesa degli “effetti speciali” promessi, mi ha convinto molto di più la sottolineatura fatta dal Presidente Marcegaglia: “non è una coincidenza se dove il tasso di criminalità è più alto, quello di sviluppo è più basso”. Bella scoperta!

Il tuo vero torto, Roberto, è proprio quello di aver messo ognuno di noi di fronte alle proprie responsabilità collettive, che rende la tua presenza più scomoda del peso della sopraffazione criminale, in una realtà che da troppo tempo convive con tale violenza. Nessuno può dire più: non sapevo. Ma questo è terribile. E non si può essere eroi, ma serve tanto coraggio. E’ proprio questo che bisogna affrontare: le massime autorità istituzionali non possono soltanto pensare a come organizzare il tuo "esilio". Sarebbe come ammettere impotenza e renderti colpevole del delitto di batterti per la legalità. Nessuna persona per bene può pensare che stai scappando, ma allo stesso tempo quelle persone avranno un motivo in più per sentirsi defraudate di un loro simbolo e proveranno ancor più la sensazione di smarrimento: hanno vinto loro dunque? Non ti chiedo di restare e di continuare a vivere "in 41 bis" e con il tritolo pronto a fotterti "la tua bella vita".

Mi aspetto però che le Istituzioni, dopo la solidarietà manifestata, utilizzando il meglio della capacità dei loro uffici stampa, si rivolgano al Paese e soprattutto ai giovani, indicandoti come esempio e mettendoti a disposizione tutto quanto necessario, perché tu possa vivere più normalmente possibile, parlare, scrivere. Spero in Italia.

Aiutare te significa infondere coraggio a chi è in prima linea, a quanti si battono per la legalità e la giustizia e anche a quelli che abitano realtà che hanno perso l'orientamento di cosa significa vivere normalmente.

Caro Roberto, la tua attuale condizione è una delle più manifeste prove dell’inciviltà di questa società. La mafia è ovunque; è nello Stato e non solo contro lo Stato; “ la mafia siamo noi”: è in molti di noi, nel modo in cui agiamo e ragioniamo e a volte nella nostra paura, quella stessa paura che t’insegue da due anni e non ti fa vivere, ma che non ti ha impedito di fare quello che ritenevi giusto fare. E che ti ha reso solo. Ricorda però, Roberto, che sparsi per questa Italia ci sono tanti "io sono Saviano" e vogliamo urlare con te: basta! Solo questo, vogliamo urlare insieme a te, perché questa coltre collosa di menzogne e di malaffare possa prima sbrindellarsi, poi dissolversi alla luce della verità.

A noi italiani il senso di vergogna per non essere stati in grado di garantire a te e alla tua famiglia un'esistenza normale, mentre "i mezzi uomini e gli ominicchi" dormono e mangiano spesso nelle loro case, con le loro famiglie.

Caro Roberto sogno il momento in cui la gente prenderà coscienza e una grande ondata d’indignazione cancellerà "gli uomini del nulla", ovunque essi siano. Intanto, resistiamo e sappi che ovunque tu sarai, noi saremo con te.

Un abbraccio pieno di speranza

 
 
scarica l'intero testo in formato PDF
     
     
     
 
Vuoi contattare la redazione? Scrivici

Tutto il materiale del sito è riproducibile con il vincolo di citare la fonte (L'Idea) e l'autore dello scritto

NEWS