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LE FAMIGLIE NORMALI DI ANDREA VITALI
di Andrea Pelfini

 
 
Il telefono del medico condotto Carlo Lonati suona in piena notte annunciandogli il malore del suo amico, il notaio Luciano Galimberti, da anni, ormai, sofferente di angina pectoris.
Da buon dottore il Lonati si fionda a casa del paziente, che però trova già morto e se non fosse per il suo naso, che gli rivela un intenso odore di fritto – vietatissimo - sui capelli del Galimberti, il nuovo romanzo di Andrea Vitali, “Dopo lunga e penosa malattia”, potrebbe già finire qui. E invece no. Perché a questo primo tassello che non torna se ne sommano immediatamente altri: le pastiglie per l’angina del Galimberti che sembrano non avere alcun effetto, delle orme sulla moquette della camera del paziente quando tutti i familiari sostengono di non essere usciti quella sera e, infine, un annuncio mortuario stranamente, e grossolanamente, errato. Perché?

Da qui, da questi pochi elementi si sviluppa la nuova storia di provincia di Vitali, l’ormai noto scrittore/medico di Bellano. È un romanzo sicuramente diverso rispetto a quelli passati, anche se pure negli altri Vitali non aveva mai rinunciato, nel suo inarrestabile narrare le mille storie che solo in un piccolo paese possono accadere, a un tocco di mistero utile nel rendere la lettura più pepata. Basti ricordare, a tal proposito, la vicenda del quadretto de “La signorina Tecla Manzi” oppure, anche se in tono decisamente più frizzante, meno crepuscolare, e soprattutto estremamente ironico, in “Un amore di zitella” la vicenda del misterioso Dante. E sull’identità di questo fantomatico Dante, forse il novello fidanzato della zitellona impenitente, si sbizzarriscono le voci paesane, che solo chi da un paesino di provincia proviene può capire quanto siano maliziose, fastidiose, esagerate e, a volte, semplicemente cattive.

In “Dopo lunga e penosa malattia”, invece, l’ambiente è assolutamente marginale e cupo, sono poche le comparse che girano intorno al one man show, cioè il dottor Lonati, assoluto protagonista della storia. Non ne esce alcun affresco della vita di provincia, non c’è una società alle spalle del protagonista, non ci sono piccoli grande storielle collaterali che ci dipingono un mondo a volte sconosciuto e altre fin troppo noto. C’è solo il Lonati e la sua indagine, che si dipana nella righe scritte da Vitali seguendo il filo logico dei ragionamenti del dottore, come vuole la scuola classica del giallo.

L’ambientazione è scarna, i pensieri del dottore sono il filo conduttore della storia, ma quel poco che c’è è sufficiente a rendere perfettamente l’idea del freddo che avvolge tutta la vicenda, l’abisso e il buio in cui, volenti e nolenti, i personaggi si sono ritrovati. Non c’è redenzione, la primavera, il bel tempo e il caldo non arrivano, ma solo un continuo susseguirsi di pioggia e vento fino al finale che, cosa piuttosto insolita per un giallo, è aperto, lasciando uno spiraglio per un futuro ritorno del dottor Lonati in un altro romanzo, sempre che Vitali abbia voglia e fantasia per proseguire nel genere del giallo.

Manca la provincia, ma non la provincialità, che in questo contesto si manifesta in uno di quei delitti in famiglia che sembrano fare sempre meno notizia e che, sovente, hanno luogo nelle specchiate e riservatissime villette di qualche paesino o cittadina ai margini delle grandi metropoli. Non possiamo, quindi, non immaginarci l’immancabile giornalista di Studio Aperto e la vecchina, vicina di casa, che a domanda risponde: << Era una così bella famiglia, non li sentivi mai bisticciare, persone normali neee >>. Brividi.

Forse non il miglior romanzo di Andrea Vitali, anche se rimane una lettura agile e piacevole per le imminenti vacanze.

Dopo lunga e penosa malattia
di Andrea Vitali
ed. Garzanti

 
 
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