Un giorno lanciai la mia rabbia come un sasso, nello stagno.
Urlai: "Apriti cielo, lascia che io possa vedere se non la strada dell'amicizia o l'amore di una madre per il figlio, almeno la punta del mio naso"
A quello strano appello il cielo si aprì e mi guidò attraverso il suo sentiero lastricato di verde vetro bottiglia verso il "giusto pensiero".
Fu lì che vidii per la prima volta il colore degli odori e il volto di suoni e rumori.
Qui la ruggine di indifferenza per il diverso si sgretola, e quelle due porte non uguali, ma simili, mi lasciano entrare.
Nella prima stanza alcune persone sorridono alla vita spingendo una sedia con le ruote unita dal bene per il male
Nella seconda stanza una sola persona seduta su una sedia con le ruote spinta dal bene comune.
Quella fu l'ultima cosa che ricordo di aver visto.
Adesso se ci ripenso sono felice perché a qualche metro di distanza dalla punta del mio naso so che esistono persone che possono capire le mie esigenze.
Li ripagherò. Insegnerò loro che il nero dei miei occhi è solo una scenografia posta dietro ai felici burattini,
pensieri miei.
Il r@ga: ramodimelo
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