13 novembre 2003: IL TERREMOTO

“Il 13 novembre: una mattinata di terrore”

Era una mattinata tranquilla, anzi bella perché eravamo nella palestrina a far l’ultima lezione di “Giochi di lotta” con l’esperta Chiara; era però anche brutta perché pioveva. Stavamo giocando con i bastoni e ci stavamo divertendo un mondo.
La palestrina non era tanto grande io e i miei compagni stavamo ascoltando delle precisazioni di Chiara sul gioco da fare.

Mi sentivo un po’ come uno gnomo guerriero, per via della storia che rappresentavamo; stavo per iniziare a combattere con il drago. Quando all’improvviso arrivò, spalancando la porta, la maestra Lucia con i nostri giubbini. Noi stupiti ci mettemmo i giubbini e eseguimmo gli ordini, quindi uscimmo in giardino.

In quel momento ho pensato ad una prova di evacuazione come mi avevano detto, ma ho capito che era successo qualcosa di serio perché erano usciti anche i bambini dell’asilo. A quel punto ci hanno detto quello che era successo, cioè che c’era stata una scossa di terremoto!
Io ero a dir poco terrorizzata, al solo pensiero di quello che era capitato ai bambini del Molise, perciò mi veniva da piangere.
L’atmosfera intorno a me era poco incoraggiante, pioveva, noi avevamo le scarpe di tela e quindi ci si bagnarono i piedi. Dovunque mi giravo qualcuno piangeva. Mentre aspettavamo il permesso di rientrare a scuola vedevamo i vigili urbani, i volontari della Protezione Civile e anche i bambini dell’asilo che piangevano e volevano andare a casa.
Le parole che mi ricordo di più sono state quelle della maestra Patrizia che incoraggiava Federica, la quale era molto molto spaventata.
La mattinata si è conclusa con la notizia che al pomeriggio non saremmo tornati a scuola; molti erano felici ma io no, anzi volevo andarci, però forse è stato meglio così, per evitare eventuali pericoli.
Io da questa esperienza ho capito che la mia scuola è sicura e che le scosse nel mio paese non vengono così forti come quelle in Molise.

MARTINA P. classe V^B

“Il 13 novembre:una mattinata di tensione”

Era una mattinata come molte altre, ero nella mia classe con i miei compagni e la maestra Emanuela a fare gli esercizi di grammatica. I banchi erano pieni di biro sparse, con i quaderni di lingua usati per appoggiare le schede di lavoro, i miei compagni ed io eravamo ignari di quello che stava per succedere.
Io ero concentrata negli esercizi di grammatica. Improvvisamente, esattamente alle 11.48 , dal lago d’Iseo è arrivata una scossa di terremoto.
In quel momento non capii cosa fosse successo, credevo che gli addetti ai lavori di manutenzione stessero usando il trapano, ma quando i miei compagni dissero: “Il terremoto!” ho capito cosa stava accadendo.Alcuni si stavano mettendo a piangere, altri ad interrogarsi sull’accaduto; io avevo il cuore che batteva fortissimo.
Poi è entrata la maestra di terza che ci ha chiesto: “Ma… voi non avete sentito niente?” e noi in coro: “Sì!”.
Subito dopo è entrata la maestra Lucia e ha detto: “Si evacua!”.
Allora tutti abbiamo lasciato le cose com’ erano: astucci aperti, biro sparse… siamo usciti dalla classe e abbiamo visto che anche le altre classi evacuavano dall’ edificio; siamo scesi dalle scale usate per le emergenze.
Tutte le classi erano sul vialetto della scuola; anche la scuola media e la scuola materna erano state evacuate.
Ricordo che i bambini di seconda ancora ignari chiedevano: “Cosa è successo?”.Pioveva e la maestra Lucia ha dato a me e la mia amica Martina l’ ombrello perché non avevamo il cappuccio.
Alla fine, alle 12.40, sono arrivati alcuni genitori. Come gli altri giorni io sono andata a casa da sola, invece altri con il pullman ed abbiamo saltato le lezioni del pomeriggio.
Da questa esperienza abbiamo imparato che bisogna sempre mantenere la calma quando succede qualche emergenza.


SILVIA S. classe V^A

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