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Montecassino, via i Tesori

 

 

 

 

 

 

 

Tra gli ufficiali curvi sulla carta topografica aperta dal generale Conrath, al comando della Divisione corazzata “Hermann Goering”, c’è un anziano ufficiale dello stato maggiore, sui cinquant’anni, nativo di Vienna, con funzioni di  comandante del reparto manutenzione: il tenente colonnello Julius Schlegel.

Siamo nell’ottobre del 1943 e l’unità si trova ancora a Capua, mentre l’attacco alleato sul Volturno è già iniziato. Il tema della discussione è la continuazione delle operazioni secondo le direttive emanate dal Feldmaresciallo Kesselring, comprendenti il trinceramento delle unità germaniche sulla Linea Gustav. Conrath passa a descrivere l’importanza della città di Cassino e del suo colle, sul quale sorge una enorme abbazia.
Schlegel, amante dell’arte ed appassionato visitatore dei musei italiani, comprende subito quanto Montecassino ed i suoi inestimabili tesori d’arte siano in pericolo in vista dei futuri sviluppi della battaglia. Coadiuvato dal capitano Maximilian Becker, ufficiale medico della divisione, si reca subito al convento ed avvia una lunga e difficile opera di convinzione verso l’anziano Abate Gregorio Diamare circa la necessità che i monaci lascino Montecassino e che tutte le opere d’arte vengano trasferite in un luogo più sicuro. I monaci inizialmente si mostrano restii ad accondiscendere alle richieste di Schlegel; successivamente tuttavia, anche in ragione delle notizie che arrivano dall’ormai vicino fronte, essi realizzano che il pericolo paventato dall’ufficiale tedesco esiste realmente e gli accordano la loro piena fiducia.
Vengono reperiti in tutta fretta i legnami occorrenti per gli imballaggi e per molti giorni gli atrii del monastero si trasformano un enorme laboratorio di falegnameria. Militari tedeschi e volontari civili lavorano alacremente senza sosta nell’opera di fabbricazione delle casse e nel successivo stivaggio dei tesori e delle opere d’arte, mentre Schlegel perfeziona il suo piano di evacuazione rendendo disponibili i mezzi atti al trasferimento. Schlegel sa che l’operazione presenta, oltre al tempo, anche una seconda incognita: non ha avvertito i diretti superiori circa i suoi propositi e teme ritorsioni per aver sottratto i preziosi camion e l’ancor più preziosa benzina alle truppe che stanno combattendo al fronte. Chi lo toglie dai pasticci è il tenente colonnello Bobrowsky, Capo dell’ufficio amministrativo della “Hermann Goering” e abbastanza ben visto dal generale Conrath. I due ufficiali si mettono a rapporto e descrivono dettagliatamente la grande importanza di Montecassino e del suo patrimonio artistico, promettendo però di descrivere la vastità già raggiunta dall’operazione. Con loro grande stupore, il comandante approva il piano e promette di intercedere presso l’Alto Comando. Il regime nazista comprende che quanto l’intraprendente colonnello sta compiendo a Cassino può risultare utile ai fini propagandistici e quindi autorizza Conrath ad appoggiare l’operazione. E’ così che 70.000 preziosissimi volumi, uniti a oltre 1.200 manoscritti di inestimabile valore, dipinti, statue, ori ed argenti vengono trasportati con 120 camion a Castel S.Angelo in Roma, dove vengono riconsegnati alla Chiesa in una cerimonia immortalata per l’occasione dai fotografi e dalle cineprese del Ministero della Propaganda del Reich. 

A conclusione dell’operazione, il 1° novembre 1943, una messa solenne di ringraziamento per tutti coloro che hanno partecipato al salvataggio del tesoro viene celebrata nella basilica dell’abbazia di Montecassino. Per l’occasione, l’Abate Diamare consegna al colonnello Julius Schlegel il suo personale atto di gratitudine, scritto a mano secondo la tradizione benedettina su una preziosa pergamena.

 

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