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Abbagliati dalle epiche
vicende della battaglia di Cassino, spesso dimentichiamo che esistono
altri centri toccati dalla guerra che ebbero, anche se su scala
limitata, le stesse tragiche conseguenze.
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Un isolato automezzo
americano tenta di sfuggire al fuoco di artiglieria tedesco appena fuori
San Pietro Infine.

Militari americani della 36ª Divisione
Texas raccolgono morti e feriti appena fuori il centro abitato di San
Pietro.
Con
molta circospezione, questo fante USA si fa largo tra le macerie del
paese.

Fanti statunitensi a San
Pietro Infine. |
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San Pietro Infine è un
piccolo paese posto al margine nord del Casertano, che per la sua
particolare posizione geografica sembra fungere da cardine a ben tre
regioni: il Lazio, la Campania, ed il Molise.
Tale posizione nel territorio, dominata dai monti Sammucro, Lungo e
Cesima, era nel 1943 di principale importanza perché attraverso San
Pietro e seguendo la Strada Statale 6 Casilina, si poteva accedere a tre
importanti aree dell'Italia centrale: la valle del Liri, la piana di
Venafro e pianura Campana.
Il nome di San Pietro Infine quindi, assieme a quello di Monte Lungo, fu
subito notato dai comandanti della V Armata americana che risaliva la
penisola in direzione di Roma; essi, infatti, ancora totalmente
all'oscuro di quanto i tedeschi stavano preparando a Cassino, ritenevano
che una volta superata San Pietro lo sbocco nella valle del Liri sarebbe
stato trovato relativamente presto, consentendo il raggiungimento della
Capitale in tempi brevi.
Purtroppo per loro però, San Pietro era stata notata anche dai tedeschi,
pur se con prerogative ben diverse.
Per San Pietro e Mignano Monte Lungo correva, infatti, la Linea
Reinhardt, o Linea d'inverno, una serie di postazioni difensive
realizzate al fine di rallentare l'avanzata alleata, nell'attesa che
fossero ultimati i preparativi sul bastione principale rappresentato
dalla Linea Gustav, a Cassino. Era proprio qui, tra il piccolo paese e
la stretta di Mignano quindi, che doveva essere fatto il massimo sforzo
per bloccare gli americani prima di ritirarsi all'ombra del monastero.
Poco prima di dicembre pertanto, i tedeschi si attestarono nel
territorio di San Pietro Infine e lo munirono con postazioni protette da
vasti campi di mine e filo spinato, ben decisi ad assolvere quello che
era il compito loro assegnato: fermare gli americani.
Questi ultimi attaccarono il paese nei primi giorni di dicembre, ma
furono fermati con gravi perdite dalla resistenza germanica che
proteggeva il fianco sinistro di Monte Lungo, attaccato a sua volta dal
1° Raggruppamento Motorizzato Italiano.
Nei periodo 8 - 16 dicembre 1943, San Pietro Infine fu sottoposto ad un
incessante bombardamento d'artiglieria, al punto da esserne pressoché
distrutto totalmente.
Gli americani della 36ª divisione "Texas" riuscirono ad entrarvi solo il
17, grazie anche al fatto che i tedeschi, visto il successo italiano sul
Monte Lungo, si ritirarono per non correre il rischio di essere
accerchiati.
La battaglia di San Pietro
Infine costò molto cara: circa 130 dei suoi abitanti persero la vita
durante i combattimenti, mentre il calcolo delle perdite subite dalla
36ª divisione americana "Texas" ammontò a circa 1000 uomini tra morti,
feriti e dispersi. Impossibile ancora oggi stabilire una stima precisa
delle perdite tedesche.
La distruzione del piccolo paese fu totale, tanto da costringere la sua
ricostruzione negli anni successivi poco più a valle. Tuttavia la
vecchia San Pietro esiste ancora, immersa nella vegetazione e preservata
grazie ad alcune iniziative locali. E' possibile, ancora oggi, aggirarsi
tra le sue vie deserte ed in rovina, dalle quali il dolore di quei
giorni del 1943 sembra non essersene mai andato.
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John
Houston
Il grande
regista americano che immortalò la battaglia di San Pietro
Sul finire del 1943, il famoso regista John Huston, a Capitano
nell'esercito americano, si trova in Italia unitamente alla sua troupe
cinematografica con il compito di realizzare dei documentari
sull'andamento del conflitto da mostrare all'opinione pubblica in
Patria. |
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San Pietro
Infine oggi
Ciò che rimane oggi della vecchia San Pietro Infine riporta alla memoria
le tragiche vicende di quel dicembre del 1943, tra un misto di dolorosa
monito e odore di dramma che fatica ad andare via da quei vicoli
diroccati e quelle case in rovina.
Probabilmente
non lo farà mai, perché affinché la nuova San Pietro viva, e con essa il
mondo intero, è giusto preservare il dolore della guerra. |