archivio

mail me

homepage

 

Nell'inferno di Cassino

La drammatica esperienza del tenente Siegfried Jamrowki, paracadutista tedesco a Cassino durante il terribile bombardamento della città del 15 marzo 1944.

 

   

 

"Attenzione, Fortezze Volanti!". Il tenente Siegfried Jamrowski fu fermato dal grido della sentinella a metà strada tra il suo giaciglio e l'entrata della cantina che occupava in Cassino. Mentre seguiva dal loro sibilo la caduta delle bombe, pensò che fuori si stesse scatenando l'inferno. Gli sembrava che tutto quel frastuono non dovesse avere più fine e si chiese se sarebbe sopravvissuto a quel tremendo destino.

Il soldato scelto Franz Kubrich si precipitò all'interno "veloce come un ratto" : riferì che la città aveva cambiato completamente aspetto e che lui, per arrivare fin lì, aveva preso una scorciatoia "proprio attraverso i muri delle case". Voleva raggiungere i suoi mortai, ma quello che stava venendo giù lo fece desistere da un simile proponimento.

Al tenente Jamrowski la sua posizione e quella dei suoi uomini sembrava quella di un "U-Boote quando è bersagliato dalle bombe di profondità". Si domandò che cosa stava succedendo a quelli che erano fuori all'aperto e quando e da dove sarebbe arrivato il nemico. Chiese due volontari da inviare alle postazioni della sua Compagnia, per sapere come andavano le cose. Il sergente Benno Jansen uscì per primo, poi una bomba centrò l'apertura e Jamrowski e l'altro messaggero furono investiti dai detriti e scaraventati giù dalle scale. Ci fu un attimo di smarrimento, erano tagliati fuori e "murati vivi". Il tenente non voleva fare "la fine del topo" e incitò i suoi soldati a darsi da fare. Al lume di una candela i paracadutisti dell'8ª Compagnia cominciarono a scavare per uscire da quella trappola. Con le mani, coi piedi, con tutto ciò che poteva essere utile, i soldati assalirono quella "montagna di roba che li aveva travolti" con la volontà di sopravvivere. E più terra e pietre venivano rimosse, più se ne presentavano loro dinnanzi.

Qualcuno si lasciò prendere dallo sconforto e desistette; ma fu una questione di attimi. Sotto la spinta dei compagni, il lavoro riprendeva con rinnovata lena.

Intanto fuori non si sentiva quasi più niente; il bombardamento era certamente cessato. Poi le pietre all'ingresso divennero sempre più grosse e subentrò la rassegnazione.

"Qualcuno verrà di certo a cercarci", mormorò Jamrowski, e prese ad urlare con tutta la forza che aveva per chiedere aiuto. Da prima il rumore sembrò un battito d'ali, poi si fece più distinto. C'era qualcuno là fuori, e stava battendo e scavando insieme a loro. Erano salvi.

 

Il tenente Siegfried Jamrowski,

che dopo il bombardamento

della città a causa delle perdite subìte

dal III Battaglione FJR.3 si ritrovò

a comandare ben due Compagnie

contemporaneamente: la 6ª e l'8ª.

 

 

 

released and webmastering by M@rcoweb®2008 - all rights reserved