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"Attenzione, Fortezze
Volanti!". Il tenente Siegfried Jamrowski fu fermato dal grido della
sentinella a metà strada tra il suo giaciglio e l'entrata della cantina
che occupava in Cassino. Mentre seguiva dal loro sibilo la caduta delle
bombe, pensò che fuori si stesse scatenando l'inferno. Gli sembrava che
tutto quel frastuono non dovesse avere più fine e si chiese se sarebbe
sopravvissuto a quel tremendo destino.
Il soldato scelto Franz
Kubrich si precipitò all'interno "veloce come un ratto" : riferì
che la città aveva cambiato completamente aspetto e che lui, per
arrivare fin lì, aveva preso una scorciatoia "proprio attraverso i
muri delle case". Voleva raggiungere i suoi mortai, ma quello che
stava venendo giù lo fece desistere da un simile proponimento.
Al tenente Jamrowski la sua
posizione e quella dei suoi uomini sembrava quella di un "U-Boote
quando è bersagliato dalle bombe di profondità". Si domandò che cosa
stava succedendo a quelli che erano fuori all'aperto e quando e da dove
sarebbe arrivato il nemico. Chiese due volontari da inviare alle
postazioni della sua Compagnia, per sapere come andavano le cose. Il
sergente Benno Jansen uscì per primo, poi una bomba centrò l'apertura e Jamrowski e l'altro messaggero furono investiti dai detriti
e scaraventati giù dalle scale. Ci fu un attimo di smarrimento, erano
tagliati fuori e "murati vivi". Il tenente non voleva fare "la
fine del topo" e incitò i suoi soldati a darsi da fare. Al lume di una
candela i paracadutisti dell'8ª Compagnia cominciarono a scavare per
uscire da quella trappola. Con le mani, coi piedi, con tutto ciò che
poteva essere utile, i soldati assalirono quella "montagna di roba che
li aveva travolti" con la volontà di sopravvivere. E più terra e pietre
venivano rimosse, più se ne presentavano loro dinnanzi.
Qualcuno si lasciò prendere
dallo sconforto e desistette; ma fu una questione di attimi. Sotto la
spinta dei compagni, il lavoro riprendeva con rinnovata lena.
Intanto fuori non si sentiva
quasi più niente; il bombardamento era certamente cessato. Poi le pietre
all'ingresso divennero sempre più grosse e subentrò la rassegnazione.
"Qualcuno verrà di certo
a cercarci", mormorò Jamrowski, e prese ad urlare con tutta la forza
che aveva per chiedere aiuto. Da prima il rumore sembrò un battito
d'ali, poi si fece più distinto. C'era qualcuno là fuori, e stava
battendo e scavando insieme a loro. Erano salvi.
Il tenente Siegfried
Jamrowski,
che dopo il bombardamento
della città a causa delle
perdite subìte
dal III Battaglione FJR.3
si ritrovò
a comandare ben due
Compagnie
contemporaneamente: la 6ª
e l'8ª.
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