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Il bombardamento di Isernia

 

 

 

Isernia colpita dal raid aereo del 10 settembre 1943.

 

Il ponte oggetto probabilmente delle "attenzioni" dell'aviazione Alleata quel 10 settembre del 1943. Si trova in testa all'abitato e passa sopra il cimitero.

 

Una foto del bombardamento di Isernia da parte dei B.26 Marauder del 320th Bomber Group. Questa azione non si riferisce però a quella citata nell'articolo, bensì a quella definita come "Missione n°89" del 5 ottobre 1943.
 

A bombardare Isernia il 10 settembre 1943 furono invece i B.17 come questo, ripreso in rullaggio sulla base di Foggia.

 

 

PER SAPERNE DI PIU'

 

 

Immacolata Di Perna

La seconda guerra mondiale

e i bombardamenti del 1943 nelle carte del Tribunale di Isernia

Terzo Millennio
Isernia, 2007

Appena due giorni dopo l'annuncio dell'armistizio con gli Alleati e della fine dell'alleanza militare con la Germania, il popolo di Isernia, all'udire del rombo degli aerei amici, accolse con festosi saluti sventolando fazzoletti bianchi gli anglo-americani che sorvolavano sui loro occhi rivolti al cielo. Ma gli aerei militari iniziarono a scaricare sulla città molisana bombe che uccisero circa 4000 persone, radendo al suolo l'intero centro abitato.


LA TESTIMONIANZA

"Quella data è rimasta solidamente ancorata nella mia memoria" - racconta il Sig. Hugo Del Gesso, isernino di nascita, ma residente in Florida a Miami, dopo essere miracolosamente sopravvissuto alla furia delle bombe  - "Avevo 15 anni in quel lontano settembre del '43 ed ero intendo a rimettere a posto assieme a Mimì Brasiello la libreria del Liceo-Ginnasio del prof. Gonnella di Monteroduni. Era mercoledì, giorno di mercato, un soffice sole bagnava l'ignara popolazione; massaie, contadini, bambini portati a spasso sulla Fiera (l'attuale villa comunale).
Verso le dieci e mezza un largo gruppo di aeroplani americani, del tipo Fortress, si distese come dei grandi uccelli neri e a partire dal ponte della Prece salendo su, seminarono morte e distruzione. Io fuggii immediatamente a casa nel palazzo Viti, quasi antistante il Liceo. I fragori delle bombe, la polvere delle macerie di case crollate, le grida dei feriti superstiti che nessuno sentiva, un cavallo con la pancia in su che vomitava sangue, di tutto questo caos inimmaginabile fummo testimoni appena io e i miei di casa uscimmo cautamente fuori, incolumi, tremanti, inorriditi, con le nostre pupille dilatate per la grande paura. Avevo soltanto 15 anni. Avevo, come spettatore, assistito al più grande dramma della mia vita
".
Queste le parole del Sindaco di Isernia Melogli a ricordo di quel tragico evento: "Sono passati 65 anni da quando gli aerei statunitensi, ritenuti ormai amici, riversarono bombe nemiche sulla nostra gente, che gioiosa li aveva accolti appena comparvero all'orizzonte. E invece fu la catastrofe. Il rombo degli aerei si trasformò in breve in una spietata pioggia di esplosivo che in pochi minuti ridusse la città in un cumulo di macerie, tra lamenti di feriti e grida di disperati alla ricerca di un canale di fuga nel fumo acre di bruciato che si alzava dappertutto".
Il 10 settembre per Isernia è un giorno di lutto sentito dall'intera comunità, anche perchè ancora non sono chiare le ragioni che indussero l'esercito americano a scatenare quell'inferno sulla cottà pentra.
"Ricerche storiche - ha continuato Melogli - "hanno avanzato l'ipotesi che Isernia trovandosi su una delle 4 linee di resistenza tedesche che attraversavano il Molise, potesse rappresentare un facile transito per i Tedeschi verso la Campania e la costa adriatica. Una spiegazione storica che andrebbe a "motivare" il bombardamento alleato. Ma, sotto questo aspetto, noi lasciamo serenamente la risposta alla storia, privilegiando l'alto significato del contributo dato anche dalla nostra città alla grande causa del Paese: la pace nella libertà. Pace e libertà che dobbiamo non solo difendere, ma far crescere per il buon futuro nostro e delle nuove generazioni".

(da Molisando.it)

 

L'ipotesi più plausibile di quel bombardamento sembra risiedere in un ponte molto importante, oggi ricostruito integralmente. Ironia tragica della sorte, la struttura non fu colpita dal raid aereo che demolì più della metà di isernia, ma mesi dopo fu distrutto dai tedeschi nella loro ritirata verso nord per ritardare l'avanzata Alleata.

Compiendo una ricerca sul documento "USAAF Chronology: COMBAT CHRONOLOGY OF THE US ARMY AIR FORCES", alla voce "Venerdi 10 settembre 1943" è possibile leggere il seguente elenco di operazioni aeree:
WESTERN MEDITERRANEAN (Twelfth Air Force): In Italy, XII Bomber Command medium bombers hit railroad and road junctions and road net in the Castelnuovo-Pescopagano-Cassino-Capua-Formia areas; heavy bombers attack the Ariano intersection and highway bridge (and bridges and roads in the area), bridges near Botena and over the Tiber River SW of Rome, and roads, buildings, and railroad facilities at Isernia; XII Air Support Command and RAF airplanes of the NATAF blast heavy road movement N from Lauria and cover beachheads in the Salerno area as the British Eighth Army increases pressure on its front in an effort to prevent the Germans from concentrating against the US Fifth Army's Salerno beachhead. German troops occupy Rome. During the night of 10/11 Sep, B-25's of the 12th Bombardment Group (Medium) hit communications centers at Corleto, Perticara, Auletta and Saptri.
Un amico di Historia, il Sig. Giuseppe Evangelista, aggiunge alcune notizie che mi ha gentilmente comunicato: "

Il ponte, lunghissimo, a quell'epoca era posto completamente fuori dall'abitato. Si stagliava nettamente ed era facilmente individuabile anche da considerevole altezza.
Le disposizioni militari alleate, in merito ad un bombardamento, come sappiamo, erano: in primo luogo preservare la vita dell'equipaggio, salvare l'aereo e quindi per avere un buon margine di sicurezza, effettuare lo scarico da altezza rilevante.
Su Isernia, il ponte doveva essere distrutto per impedire la comunicazione tra l'asse adriatico e quello tirrenico a mezzo ferrovia.
Questi fatti causarono migliaia di morti e distruzione al pari del terremoto del 1805.
Ogni anno si svolge una manifestazione commemorativa dell'evento tragico.
Tra le carte di mio padre, Le riferisco quanto è scritto sul quotidiano "Il mattino" , numero 251 di Domenica 12 settembre 1965 , pagina 7 "Perchè Isernia fu rasa al suolo?"  e si legge: "E' una storia che deve essere chiarita e che col tempo lo sarà, senza dubbio."
Gli isernini ancora aspettano e così la Storia.

 

 

 

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