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DOMANDA:
Generale Evans Bradford, che
grado aveva sul fronte italiano tra l'ottobre del '43 e il marzo del
'44?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Maggiore.
DOMANDA:
Riguardo al bombardamento di Montecassino: è vero che il generale Mark
Clark dovette assecondare - contro la propria volontà - il Generale
Freiberg capo del Corpo di Spedizione neo-zelandese?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Clark, comandante generale della V armata per la zona di Cassino, era
contrario al bombardamento, prima di tutto perché il monastero sarebbe
stato ridotto in macerie e in quel caso i Tedeschi sarebbero potuti
entrare ed occuparlo... avrebbero praticamente tratto vantaggio dal
bombardamento. Per questo motivo riteneva che l'azione non fosse
necessaria.
DOMANDA:
E' vero che senza il bombardamento dell'Abbazia, il Generale Freyberg
avrebbe minacciato il ritiro dei suoi neozelandesi dal campo di
battaglia?
Gen. EVANS
BRADFORD:
E' vero, il generale Freyberg, che era al comando dell'esercito
neozelandese, si trovava nella situazione piuttosto inconsueta di poter
ritirare le proprie unità e la propria divisione dalla battaglia e
tornare a casa. ...Una deliberazione politica della quale non ho mai
sentito parlare nella storia militare... e cioè il fatto che un
comandante potesse ritirare le proprie truppe ed abbandonare il campo di
battaglia. Questo fu il motivo per il quale si accettarono le condizioni
di Freyberg, non si poteva perdere il suo appoggio.
DOMANDA:
Come ricorda quel tragico giorno?
Gen. EVANS
BRADFORD:
...Oh, me ne ricordo benissimo.
Ero comandante e capo pilota del bombardamento del Monastero ed eravamo
di base sull'altro versante della penisola italiana, vicino a Foggia. Si
trattava di una missione molto breve, che chiamiamo "milk-run" (missione
aerea effettuata con regolarità, N.d.T.), una missione facile, insomma.
Quando ci avvicinammo a Cassino, al comando di 244 bombardieri, si
vedeva il monastero in cima alla montagna che dava sulla vallata dove
tutte le truppe alleate fronteggiavano i Tedeschi. Quando sganciammo le
prime bombe, rientrai nel vano bombe: Le porte dell'aereo erano ancora
aperte; si trattava di un B17, un quadrimotore da bombardamento pesante,
e potevo vedere le bombe cadere giù e colpire il monastero. Quando le
vidi centrare ebbi la sensazione...ovviamente bisogna considerare
che eravamo in guerra, e quindi cerchi di non farti turbare troppo da
cose di questo genere e non permetti comunque che interferiscano con la
tua missione, ma quell'evento ebbe un grosso effetto su di me perché
eravamo abbastanza sicuri del fatto che ci dovevano essere molti monaci
e contadini che avevano cercato scampo all'interno del monastero, e
questo certamente ebbe un grosso impatto. Fu così che in seguito decisi
di scrivere due libri su quell'avvenimento.
DOMANDA:
Quale ordine diede ai piloti della sua squadriglia quel giorno?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Ci incontrammo intorno alle 4.30 del mattino e prendemmo istruzioni di
volo dai funzionari del servizio segreto. Ci diedero una stima della
situazione... il monastero poteva essere occupato dai Tedeschi... oppure
i Tedeschi lo stavano usando per fare fuoco con l'artiglieria sugli
alleati appostati nella vallata.. Allora diedi istruzione a tutti i
piloti delle diverse squadriglie di volare in formazione serrata, in
altre parole volevo che gli aerei volassero il più vicino possibile gli
uni agli altri - a 5 piedi di distanza da una punta dell'ala all'altra,
perché ciò ci avrebbe consentito di concentrare le nostre bombe su un
punto specifico del monastero e allo stesso tempo, nel caso in cui
fossimo stati attaccati dagli aerei tedeschi, avremmo avuto una forte
capacità difensiva. Un altro punto molto importante nelle istruzioni che
diedi ai miei uomini fu quello di metterli in guardia sul fatto che gli
americani, gli inglesi, i polacchi e gli eserciti degli altri paesi
erano localizzati molto vicino al monastero, alcuni di essi a circa 1500
metri, e quindi bisognava evitare che le bombe colpissero le nostre
truppe. Questo rappresentava un punto molto importante nelle istruzioni
di volo che diedi a tutti i piloti che facevano parte della missione.
DOMANDA:
Da quale aeroporto siete partiti?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Decollammo da Foggia. Era lì che i bombardieri pesanti erano di base
durante la Seconda Guerra Mondiale e sorvolammo la penisola italiana
verso Napoli con il Vesuvio che era ben visibile, e rappresentava per
noi un ottimo punto di riferimento; poi ci dirigemmo verso Capua, che
era un nostro posto di controllo, in altre parole dovevamo essere là ad
una determinata ora e ad una certa altitudine, pronti ad effettuare il
bombardamento decisivo su Cassino. Circa cinque minuti prima del
bombardamento, avevamo tutti gli aerei in formazione serrata e ci
trovavamo all'altezza giusta per lanciare le bombe e passai i comandi al
bombardiere della mia squadriglia, il quale puntò il monastero, che
trovandosi a circa 1500 piedi al di sopra della vallata, è abbastanza
visibile; quindi effettuammo una precisa manovra verso l'interno a una
quota di circa 17000 piedi e nel frattempo tutte le altre formazioni di
bombardieri stavano disposte in fila e partivano a 15 minuti di distanza
l'una dall'altra, cosicché il bombardamento si svolse nel giro di circa
2 ore. Sganciammo le bombe e poi, come ho detto prima, tornai al vano
bombe e vidi con i miei occhi le prime 12 bombe partire dal nostro aereo
e colpire il monastero, e tutto questo è documentato su pellicola
fotografica ed è la prova che effettuammo un bombardamento di grande
precisione. Sganciammo le prime bombe, alle 9.30 del mattino.
Poi eseguimmo una virata a sinistra e facemmo ritorno al territorio
alleato in pochi minuti, per cui fu una missione davvero facile sotto
questo aspetto. Infine tornammo alla nostra base a Foggia.
DOMANDA:
Quali tipi di aerei parteciparono all'attacco?
EVANS:
In totale 244 velivoli, tutti quadrimotori, bombardieri pesanti B17, i
Mitchell B25 e i Marauder B26, di misura media. La nostra fanteria non
riportò perdite nel bombardamento, e neppure la nostra forza aerea; non
ci fu nessun caccia tedesco che scese ad intercettarci ed i tedeschi non
fecero fuoco antiaereo da terra perché temevano che in tal modo
avrebbero portato allo scoperto le loro postazioni. Quindi non dovemmo
subire l'attacco dell'artiglieria, e da questo punto di vista si trattò
di una missione molto facile.
DOMANDA:
Ma il Vaticano non aveva informato gli eserciti di tutto il mondo del
fatto che il monastero e i suoi confini erano zona demilitarizzata?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Sì. Presumibilmente c'era un cerchio, sulle carte geografiche, che era
stato tracciato intorno al monastero allo scopo di indicare il divieto
di bombardare o di fare fuoco con qualunque tipo di arma al suo interno.
Ma tale divieto non durò a lungo, fu ben presto trascurato.
Successivamente, non so come, venne fuori che non c'erano Tedeschi nel
monastero ma solo un migliaio di contadini che vi avevano trovato
rifugio... si trattò di una scoperta molto spiacevole.
DOMANDA:
Secondo lei per quale motivo nessuno prestò attenzione all'invito del
Vaticano? E' possibile che qualcuno pensasse che i monaci si fossero
alleati con i Tedeschi per attirare l'esercito anglo-americano in una
trappola?
Gen. EVANS
BRADFORD:
No, non lo credo possibile... stiamo parlando dei monaci Benedettini -
si tratta della Chiesa Madre dell'Ordine dei Benedettini - e la loro
testimonianza nel corso dei secoli è sempre stata una testimonianza di
pace. Non avrebbero mai accettato una collaborazione di questo genere,
ne sono certo... Sono assolutamente sicuro che non sarebbe mai potuto
accadere.
DOMANDA:
Riflettendo... dopo tanti anni, come spiega che tutto ciò sia potuto
accadere?
Gen. EVANS
BRADFORD:
A quell'epoca, secondo le informazioni segrete più attendibili di cui
eravamo a conoscenza, i Tedeschi avrebbero occupato il monastero per
poter puntare l'artiglieria contro gli Alleati e molti ci credettero...
Ma altrettanti, che poi dopo la guerra sono diventati ufficiali di alto
rango... alcuni sono generali... furono contrari al bombardamento.
Tuttavia, come sempre accade, è il militare di più alto grado che ha
l'ultima parola e questo fu proprio ciò che accadde. Anche se fu una
ultima parola che contrastava con la loro volontà intima, il Generale
americano Mark Clark infatti era contrario; ed anche il generale
Montgomery delle truppe inglesi, si piegò, dicendo: "Se è necessario dal
punto di vista della strategia politico-militare, dobbiamo farlo, ma
sono personalmente contrario".
Il bombardamento fu una decisione soprattutto politica.
DOMANDA:
Lei era a conoscenza di quale fosse il valore storico del Monastero per
la cultura occidentale?
Gen. EVANS
BRADFORD:
No, fu solo dopo il bombardamento che divenni consapevole del grande
contributo che aveva reso alla civiltà.
DOMANDA:
Fu detto che gli anglo-americani avrebbero potuto vincere la battaglia
di Cassino senza il bisogno di bombardarlo, aggirando l'ostacolo. Perché
non fu presa in considerazione la strategia del generale Juin?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Sì, questo è un altro punto problematico. Il Generale Juin aveva
occupato la zona montuosa che circondava Cassino, avendo a propria
disposizione asini e muli che potevano trasportare gli equipaggiamenti
su quel terreno estremamente roccioso ed a picco sulla valle. Le sue
truppe da montagna erano state appositamente addestrate ad effettuare
operazioni militari in quelle particolari condizioni. E lui, con
l'esperienza di ciò aveva elaborato un piano per accerchiare il
monastero e Cassino... consisteva nell'oltrepassare le montagne e
ridiscendere dal versante nord per poi ricongiungersi alle truppe che
erano sbarcate ad Anzio e proseguire per Roma, ma purtroppo il suo piano
venne respinto.
DOMANDA:
Ha mai pensato che, dal punto di vista strategico, il bombardamento di
Cassino fu un errore?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Sì, penso che fu un errore... per le macerie causate dal
bombardamento... che i tedeschi utilizzarono a proprio vantaggio e,
naturalmente... per tutti quei morti... a la gente che c'era dentro. Non
sapevamo esattamente quante persone ci fossero, eravamo sicuri comunque
che c'erano parecchie centinaia di contadini, ...e certo, quando ero al
comando della formazione aerea pensavo che lo scopo di quell'azione
sarebbe dovuto essere assolutamente risolutivo per vincere la battaglia
altrimenti non si poteva giungere a sacrificare così tante vittime.
No... no. Ho sempre pensato che si sarebbe potuto evitare. E' stato un
errore terribile!
DOMANDA:
Pesarono molto gli errori nella Battaglia di Cassino?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Beh, se considera che la campagna di Cassino durò cinque mesi e che ci
furono quattro battaglie importanti che ebbero luogo in quello stesso
periodo, è assolutamente impensabile che un'azione militare di così
ampio respiro si sarebbe potuta portare a termine senza un margine di
errore e di errori ne furono fatti... Durante la stessa operazione
contro l'Abbazia per esempio, alcune granate caddero proprio sul nostro versante ed uccisero alcuni soldati
delle nostre truppe oltre ai contadini che si trovavano nel monastero.
DOMANDA:
Dopo un attacco, un pilota è in grado di valutare l'efficacia della
propria azione?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Per quanto riguarda l'efficacia del bombardamento, fu effettuato
con notevole precisione. Le nostre bombe caddero proprio in mezzo al
monastero, quindi non c'è niente da dire al riguardo, ma questo non
basta a giustificarne l'esito finale.
DOMANDA:
E qual'è la reazione di un pilota quando spinge il bottone e colpisce un
obiettivo?
Gen. EVANS
BRADFORD:
A quell'epoca si trattava di un dovere militare che dovevamo
compiere e quindi tutta la nostra concentrazione era diretta solo in
quella direzione. Quindi credo che, nel mio caso, quando vidi le bombe
cadere e colpire il bersaglio... fu solo in un secondo tempo che ebbi
una reazione...è difficile riportare alla mente questi ricordi dopo
tanti anni, ma ricordo distintamente l'effetto che quell'episodio ebbe
su di me.
DOMANDA:
In quale momento il generale Clark ebbe la certezza di esser riuscito a
superare l'ostacolo di Cassino?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Durante la Quarta Battaglia - quella che si svolse nel mese di
maggio; ...in cui i marocchini riuscirono a penetrare attraverso le
linee tedesche sugli Aurunci... e poi l'avanzare graduale delle forze
bloccate a Cassino fino a loro ricongiungersi con quelle di Anzio. Fu un
sollievo quando insieme marciarono verso Roma.
Ora, fortunatamente Roma fu dichiarata città aperta dai tedeschi e per
questo non dovette subire distruzioni; tutti i ponti rimasero intatti e
gli Alleati impiegarono un solo giorno per occupare l'intera città
riportando perdite molto esigue.
DOMANDA:
Tornando al bombardamento dell'Abbazia, lei, senza tema di smentite,
ribadisce che quell'azione non fu assolutamente necessaria.
Gen. EVANS
BRADFORD:
No, mi sento di affermare che non fu necessaria e credo che quasi tutti
coloro con cui ho avuto modo di parlare la pensano allo stesso modo, ora
che la storia ha portato alla luce questi fatti.
Alcuni monaci del monastero, alcuni sono ancora vivi (siamo nel 1994
-NdW-)
tennero un diario estremamente dettagliato di quei giorni; quindi, dopo
averlo letto, sono giunto alla conclusione che quella missione non era
davvero necessaria.
DOMANDA:
Dopo la guerra è tornato varie volte a Cassino. Quali sentimenti prova
nel calpestare quella terra?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Vede, quando ci tornai la prima volta, mi domandai quale sarebbe stata
la reazione della gente del posto con cui avrei parlato. Temevo che
avrebbero avuto del rancore nei miei confronti per ciò che avevo fatto,
ma non fu così. Furono estremamente cordiali e disponibili con me e
così dal 1978 torno in Italia quasi tutti gli anni e ogni volta stringo
nuove amicizie. Ho un rapporto molto affettuoso con la gente di Cassino
ed è qualcosa che mi rende molto felice, perché la prima volta che ci
ero tornato avevo avuto molti timori.
DOMANDA:
L'ultima domanda che vorrei rivolgerle riguarda la sua attività. Lei ha
appena terminato un grosso lavoro, quello che lei chiama il "Grande
Libro" (the Big Book"); prima ne scrisse uno più piccolo, vuole
parlarcene?
Gen. EVANS
BRADFORD:
Sì, il precedente libro, che è stato pubblicato circa quattro anni fa,
trattava soltanto del bombardamento del monastero. Il libro più grande è
un romanzo storico che abbraccia invece la storia dei 1400 anni del
monastero e si intitola "L'Abbazia Indistruttibile". Il motivo del
titolo è che essa è stata distrutta ben cinque volte nel corso della
storia dagli invasori provenienti dalle terre del nord, dai terremoti,
da Napoleone e infine... da me, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Quindi il libro abbraccia tutto quel periodo di tempo e viene narrato in
terza persona da un ragazzo, un contadino al quale San Benedetto,
fondatore del monastero, concesse la vita eterna. Il ragazzo vi conduce
per mano fino alla fine del libro. E' un romanzo storico, che parla
soprattutto di fatti reali... ho dovuto ottenere un'autorizzazione
particolare per poter scrivere un romanzo sull'argomento. E' un soggetto
davvero affascinante.
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