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Quella stele solitaria...

Appena sorpassato il Sacrario di Monte Lungo, verso Cassino, dopo un paio di curve si incontra, a margine della strada, una stele solitaria. C’è un nome inciso su quella stele; è quello del tenente dei bersaglieri Rino Cozzarini.

 

 

La stele dedicata a Rino Cozzarini, eretta nel 1993. Cozzarini fu la prima Medaglia d'Oro al V.M. della Repubblica Sociale. Alcuni anni or sono il Generale americano Edward H. Thomas, guidando un gruppo di reduci statunitensi e canadesi che nel 1944 combatterono a Mignano Montelungo, ha reso omaggio a Cozzarini deponendo una corona d’alloro alla base della stele che lo ricorda.

 

Militari italiani della Repubblica Sociale in azione contro le truppe angloamericane. Lo sfaldamento del Regio Esercito dopo l’8 settembre, provocò in molti soldati la voglia di farla finita con una guerra ormai chiaramente perduta. Viceversa, alcuni scelsero di rimanere fedeli all’ alleato tedesco, combattendo come volontari al fianco della Wehrmacht.
È forse questo uno dei capitoli più amari di quegli anni, i quali videro una spaccatura netta della nazione.

 

La copertina de “La Domenica del Corriere” del

2 gennaio 1944, dedicata alla morte del tenente Rino Cozzarini.

 

 

 

 

 

 

LA MOTIVAZIONE

DELLA MEDAGLIA D'ORO.

“Volontario nella guerra di Spagna e valoroso combattente nella guerra attuale, più volte decorato al valore, raccoglieva intorno a sé, in un momento particolarmente triste e difficile per la Nazione, militari sbandati e volontari di ogni età formando un reparto organico ed entusiasta che portava sulla linea di combattimento a fianco dei camerati germanici. Inoltre, in un mese di continue ed accaniti combattimenti che causavano al nemico gravissime perdite , sempre primo tra i primi, trascinava i suoi uomini in una gara di emulazione e di arditismo disperato dimostrando con l’esempio  che l’amore di Patria  e la tradizione d’eroismo non sono spenti negli italiani e suscitando l’alta ammirazione dell’Alleato.

Durante un nuovo assalto contro carri armati, mentre in piedi lanciava contro il nemico l’ultima bomba a mano del suo tascapane, cadeva colpito al petto suggellando con l’offerta della propria vita un passato di fede purissima e di completa dedizione alla Patria

Sublime esempio di eroismo , disprezzo del pericolo e di elevate virtù militari.”

 


Certamente molti passanti si chiedono come mai un soldato italiano non riposi assieme ai suoi commilitoni, nel grande sacrario sito a poche centinaia di metri di distanza. La risposta è semplice e al tempo stesso amara: Cozzarini era un combattente della Repubblica Sociale Italiana, quindi un avversario dei 974 caduti di Monte Lungo.
Ma chi era davvero questo soldato, il cui ricordo sembra vivere all’ombra delle gesta del Primo Raggruppamento Motorizzato Italiano?
Rino Cozzarini nasce a Venezia
il 10/10/1919 (figlio di Ugo e di Elena del Giudice). Ad appena 18 anni si arruola volontario e parte per la Spagna, dove combatte con il contingente italiano inviato da Mussolini in aiuto al generalissimo Francisco Franco contro i comunisti.
Rientrato dalla Spagna, riprende i suoi studi. Ma il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra al fianco della Germania nazista e Cozzarini si arruola di nuovo.
L’otto settembre lo coglie, così come tutti, alla sprovvista; ma egli vuole fermamente tenere fede al giuramento dato e così, nello sfacelo totale del Regio Esercito, trova un autocarro e comincia a percorrere le strade dell’Italia meridionale per cercare di raggruppare attorno a sé un nucleo di soldati da riportare in linea a fianco dei tedeschi.

Radunati attorno a sé oltre mille uomini, Cozzarini si presenta a un comando tedesco e chiede di tornare sulla linea del fuoco.
Dopo un breve periodo di addestramento, la sera del 29 ottobre i volontari partono per la prima linea.

L’indomani sono nel settore Falciano-Mondragone, schierati contro gli angloamericani.

Negli assalti che ne seguirono, sembra che il grido di Cozzarini ai suoi uomini fu “Guai a voi se qualcuno mi passa avanti!”. Vi furono scontri terribili e il 31 di ottobre, ad appena un giorno dall’entrata in linea, il battaglione aveva già perso già 192 soldati. L’attendente di Nino Cozzarini, in merito ai combattimenti avrebbe poi scritto : “Contro le ondate successive di mezzi corazzati affrontati a pochi metri di distanza con bombe a mano e bottiglie di benzina e contro la fanteria respinta in sanguinosi corpo a corpo ,gli uomini del Cozzarini scrivono una pagina di eroismo”  e ancora, un altro componente del reparto in una sua lettera scriverà “Noi siamo venuti qui perché lo abbiamo voluto e non c’è nessuna ragione che ci persuada a tornare indietro, neppure di un passo”

Vennero anche catturati 4 carri e circa 300 prigionieri. Per la condotta in combattimento a M. Massico (m. 811), gli viene riconosciuta la promozione a Capitano, che però non figura sulla sua lapide. Non deve stupire che il reparto venga definito Battaglione, anche se forse non ne aveva la consistenza e sia comandato da un ufficiale inferiore, perché questa era la regola presso i tedeschi e in particolari circostanze anche degli italiani. Nei giorni che seguono il battaglione italiano è nuovamente chiamato al combattimento. Cozzarini viene anche insignito della croce di ferro germanica.

Respinti gli attacchi del X Corpo d’Armata, l’esiguo reparto, aggregato alla 3ª PzGrD, fu dislocato sulla breccia di Mignano, lungo la SS 6 Casilina dominata dalle quote 1170 (M. Cesima*) e 1205 (M. Sammucro), dalla più prossima quota 357 (M. Rotondo) a nord, dalla quota 963 (M.Camino) e dalle vicine quote 588 (M. Maggiore) e 350 (M. Lungo) a sud. La quota 1170 era difesa dalla 3ª PzGrD, formata in buona parte da Volksdeutsche polacchi, con i volontari di Cozzarini in postazione avanzata a M. Rotondo.
Ai primi di novembre il tenente Cozzarini ricevette la Croce di Ferro tedesca e fu promosso capitano sul campo. Ebbe tuttavia pochi giorni per vestire il suo nuovo grado. Intorno alla mezzanotte del 10 novembre, vicino Mignano (zona di Falciano), a poca distanza dal luogo dove oggi sorge il Cimitero Militare Italiano, Rino Cozzarini fu colpito a morte da un proiettile alla testa. Aveva venticinque anni ed era il primo ufficiale della Repubblica Sociale Italiana che moriva combattendo.

 

La posizione della stele di Cozzarini rispetto al Sacrario Italiano di Monte Lungo.

 

 

 

 

OGGI NON PIU' PARTI AVVERSE

La vicinanza della stele di Cozzarini al Sacrario Militare Italiano dedicato alla memoria dei caduti dell'Esercito del Sud è un aspetto che dovrebbe far riflettere gli appassionati e gli studiosi della storia militare.

Ma più di tutto, è quel senso di "vicinanza non condivisa", come se il significato di quella stele fosse "Io ero un altro tipo di italiano", oppure "Noi eravamo italiani diversi da te", dipende da quale delle due parti la si interpreta.

Personalmente, dopo aver visto nel corso degli anni reduci tedeschi bere assieme a quelli americani, inglesi o neozelandesi oppure pregare assieme ai polacchi per i rispettivi caduti, ritengo che il senso debba essere solo quello relativo alla coerenza di una scelta fatta in determinate ed eccezionali condizioni, della quale ognuno si è assunto la propria responsabilità di fronte alla storia, alla nazione ma soprattutto di fronte alla propria coscienza.

Nemici nel 1943-45, questi caduti, di qualsiasi parte essi siano, oggi sono e devono essere solo "I nostri caduti", morti in un preciso momento della nostra storia sul quale forse aleggia qualche ombra, ma che fa parte in maniera univoca del nostro passato, generando successivamente il nostro presente.

Via i colori quindi, via le bandiere, via gli stemmi dalla memoria...rimanga solo il ricordo.

Marco Marzilli

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