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Gli Arditi di Acireale

Lorenzo Bovi è ormai divenuto un collaboratore "a tutto tondo" di Historia: ecco un altro suo pezzo che volentieri ospito in quanto tratta una storia certamente poco conosciuta.

 

 

 

Nel maggio 1943 arrivano ad Acireale dei soldati italiani molto particolari, appartenenti ad un corpo d’Elite, chiamati ARDITI. Si tratta del II° Battaglione del X° Reggimento, od almeno quello che ne resta dopo la fine della campagna africana, le compagnie 112°, 113°, e 120° al comando del magg. Marcianò.

Si sistemano nel parco della Villa Belvedere e piantano le tende sopra il Rondò, che ancora oggi mantiene la sua bella copertura, dove la Banda Musicale suonava la domenica. Era un buon posto per fare il campo, anche perchè gli alberghi e le ville erano già occupati da tempo dai soldati tedeschi e la piccola caserma dalla guarnigione locale. Così si devono accontentare di dormire in tenda anche ... a casa loro. Sarà stato perchè in Libia e Tunisia il dover dormire in tenda era un fatto obbligato, oppure perchè, come si diceva allora, “Il Fascista disdegna la vita comoda”, ma tant’è.

Ricorda Costarelli nel suo “Un tempo che fu” di averli visti piazzare la mensa sul palco del cine teatro Eden e di aver riattivato la cucina dell’annesso ristorante cafè chantant “in bellissimo stile moresco”. La Villa Belvedere era completamente occupata dai militari, che vi avevano anche costruito un bunker con vista sul mare, e fu proprio agli Arditi che venne portato il pilota di Caccia inglese caduto in mare e recuperato dai pescatori di S. Maria La Scala.

Gli Arditi si sistemano alla meglio, dispongono le loro bellissime Camionette Sahariane attorno al palco della banda e ci piazzano un feroce cane lupo a guardia. Tanto per scoraggiare i curiosi, come se oggi arrivassero dei marziani e parcheggiassero lì la loro astronave: vi immaginate il via vai?

Le Camionette Sahariane erano tra i pochi mezzi veramente all’avanguardia del nostro esercito; disponevano di armamento pesante e di molte taniche per acqua e carburante (indispensabili per effettuare incursioni nel deserto). Gli Arditi avevano un equipaggiamento ed una preparazione invidiabile, al pari di Commandos inglesi o Ranger americani.

Ed i racconti degli Acesi finiscono qui, con quello che vedevano passando davanti alla Villa. Ma cosa fecero questi Arditi nei giorni dello sbarco? Un testimone si ricorda di averli visti tornare da un’incursione con le camionette cariche di sacchi di farina, distribuiti poi alla popolazione. Un altro ci parla degli Arditi del X° Reggimento (incursori, sabotatori e paracadutisti), presenti al Bivio Jazzotto a contrastare l’offensiva alleata. Ma chi ci riporta minuziosamente le azioni spettacolari compiute è ancora una volta il compianto Tullio Marcon in “Assalto a tre ponti”.

Marcon ci dice che le due motosiluranti partite da Jonia (Giarre-Riposto) che attaccarono le navi inglesi, la notte dello sbarco dei Commandos ad Agnone, in realtà avevano a bordo 10 arditi di Acireale che avrebbero dovuto essere sbarcati a Santa Panagia per compiere azioni di sabotaggio. L’azione degli arditi venne interrotta con l’attacco delle motosiluranti, che lanciarono i loro siluri al buio ma senza riuscire a colpire le navi inglesi e se ne tornarono quindi a Jonia.

Ma l’azione per cui gli Arditi di Acireale passeranno alla storia sarà quella compiuta al ponte di Primosole il 14 luglio 1943. I paracadutisti inglesi avevano occupato il ponte mentre sulla riva catanese i tedeschi resistevano. “Un paio di camionette del II° btg arditi al comando del sott. Donìa si trovava in perlustrazione già alle 21,30 sulle rive del fiume Simeto. Il reparto godeva di una certa fama presso  i tedeschi, che chiedono così a Donìa di aiutarli a riprendere il ponte. Donìa chiama per radio il magg. Marcianò che lascia subito il comando di battaglione dirigendo su Primosole alla testa di 3 pattuglie della 113° compagnia, ognuna con 2 camionette ed un totale di 56 uomini armati di mitragliatrici e coraggio da vendere. Alle 01,45 le 6 camionette (al comando del cap Paradisi) imboccano il ponte a tutta velocità percorrendolo in un baleno e raggiungendo l’altra parte dove stava l’avanguardia inglese che in preda al panico si dà alla fuga verso il Bivio Jazzotto (dove stava il grosso della brigata). La reazione inglese è violenta ed a colpi di mortaio riesce a distruggere 4 delle 6 camionette. Gli Arditi sono circondati ma, sempre sparando all’impazzata, riescono a saltare sulle 2 camionette superstiti e a tornare in salvo. L’azione dura 1 ora e 40 min, procura al nemico numerose perdite assicurando al battaglione tedesco la ripresa del ponte di Primosole. Il bilancio di   quell’azione fu di 5 Arditi morti, 4 feriti e 16 dispersi”. Ma non cercate questa storia sui libri di storia, non la troverete.

 

BREVE STORIA DEGLI ARDITI

 

Ardito! Il tuo nome vuol dire coraggio, forza e lealtà; la tua missione è vincere, ad ogni costo”.

Così comincia il primo dei 10 comandamenti degli Arditi, lasciando ben intendere quello che verrà dopo.

Il reparto degli Arditi (Truppe d’Assalto) nasce in Italia nel corso della Prima Guerra Mondiale, per cercare di sbloccare la situazione di stallo che la guerra di trincea, con centinaia di migliaia di ragazzi morti, aveva creato. L’obbiettivo (illusorio) è quello di portare l’Italia alla vittoria, anche se da molte parti ci giunge sentore che il vero scopo dei regnanti dell’epoca fosse più che altro quello di ottenere un eccidio di massa, uno “sfoltimento” della popolazione, per risolvere così le gravi problematiche interne di ciascuno Stato.

All’inizio del 1917 (dopo due anni di guerra logorante) il ten. Col. Giuseppe A. Bassi viene così incaricato di creare anche in Italia dei corpi d’Elite, opportunamente indottrinati, capaci di sfidare la morte in ogni momento, e di lanciarsi contro le mitragliatrici nemiche non in preda al terrore, ma fieri ed orgogliosi di “dare la vita per la patria”. Anche Hamingway scriverà un poema sui reparti d’assalto italiani e sul loro disprezzo della morte. Il corrispondente corpo tedesco ed austro-ungarico erano le mitiche “Sturmtruppen”.

Si provvede così a fornire agli Arditi il meglio dell’epoca, in quanto ad addestramento, uniformi, armi e “supporto psicologico”. Portano sul collo il colore della morte (le Fiamme Nere) e sul petto il teschio col pugnale in bocca. Nulla li potrà fermare. A chi l’onore? A noi! Questo era il loro grido di battaglia.

Diventano operativi nel Giugno del 1917. Le sorti della guerra non cambiarono ma il fortissimo spirito di corpo che si era creato, necessario per il raggiungimento dello scopo che il Bassi si era prefisso, fece sì che il gruppo non finisse con essa.

Si è Arditi per sempre! Non si può più tornare indietro. Infatti nel 1919 (a guerra finita) saranno gli arditi ad entrare con D’Annunzio a Fiume. E saranno ancora i “Reparti d’Assalto” a riempire le file delle prime organizzazioni paramilitari fasciste di Mussolini e del Movimento Futurista.

L’affiliazione politica degli Arditi al Fascismo fu il motivo per il quale fu proibito parlarne, per 60 anni, fino ad oggi. Sono rimasti un tabù, qualcosa da nascondere od ignorare. Il fatto che ancora oggi ci siano in Italia città che non includono nei sacrari di guerra i nomi dei morti appartenenti ad unità fasciste ci fa capire quanto siamo lontani dal chiudere il capitolo del “novecento”.

Degli Arditi rimangono pochissimi documenti anche a causa della grande autonomia di comando di cui disponevano e delle variazioni d’inquadramento subiti negli anni. Eppure anche nella Seconda Guerra Mondiale essi furono un nostro Corpo d’Elite, al pari dei Commandos inglesi.

Gli Arditi del X Reggimento operarono nel deserto libico a bordo delle mitiche Camionette Sahariane SPA 42 (antesignane dell’americana Hammer odierna), dotati di equipaggiamenti all’avanguardia ed in grado di competere col Long Range Desert Group inglese, anche se con organici del tutto insufficienti per cambiare le sorti della guerra.

 

 

Tenente X Arditi Camionettisti

 

La Camionetta "Sahariana" in dotazione agli Arditi.

 

Arditi nel deserto africano.

 

Arditi nella Grande Guerra 1915-18.

 

Un disegno raffigurante un attacco di Arditi ad una trincea austriaca nella Prima Guerra mondiale.

 

PER SAPERNE DI PIU'

 

G.Rochat

GLI ARDITI DELLA GRANDE GUERRA
Origini, battaglie e miti
Collana: "Le Guerre", n°9
Brossura, pagine: 251
Prima ristampa: marzo 1997
Seconda ristampa: settembre 1999
ISBN: 88-86928-02-5

 

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