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Attacco all'Albaneta

Il 19 marzo 1944, nell'ambito della terza battaglia di Cassino, gli Alleati pianificano un attacco che, secondo il piano, avrebbe dovuto appoggiare le operazioni in città e prendere l'Abbazia ed i suoi difensori alle spalle.

Fu un fiasco, e vi spiego perché.

 

   

 

La terza battaglia di Cassino non venne combattuta solo in città e sulle colline immediatamente attigue. Parte di essa si sviluppò anche in collina e più precisamente alle spalle del Monastero stesso, ormai ridotto in rovina da più di un mese.

In questa zona, all’imbocco di una piccola valle incassata tra le colline, si trovano i ruderi della Masseria Albaneta, ovvero ciò che rimane di un antico convento sorto subito dopo l’anno 1000 e utilizzato dai tedeschi durante la battaglia come ospedaletto da campo e deposito di rifornimenti.

I paracadutisti della 1ª divisione giunsero in questa zona intorno al 2 di febbraio del 1944, quando il maggiore Rudolf Kratzert e il suo III battaglione (3° reggimento) vi presero posizione stabilendovi il proprio posto comando.

Il 7 dello stesso mese, in base all’evoluzione della disposizione delle forze in campo, l’area venne rilevata dal II battaglione del 1° reggimento (colonnello Karl Lothar Schultz. Quando il 26 febbraio il generale Heidrich (comandante della 1ª divisione paracadutisti tedesca) ottenne il controllo dell’intero settore di Cassino, presso la Masseria Albaneta venne stanziato il III battaglione del 4° reggimento paracadutisti (maggiore Grassmel) che vi insediò il proprio comando.

Il nome di Albaneta salì alla cronaca agli inizi di marzo quando, nella pianificazione della terza battaglia di Cassino, la zona venne prescelta come campo ideale per un tentativo di infiltrazione alle spalle delle linee difensive tedesche.

Oltre ad investire la città, il generale Freyberg aveva studiato anche un’azione secondaria, da compiersi attraverso la stretta valle che dalla Masseria Albaneta conduceva direttamente all’obiettivo primario degli Alleati: l’Abbazia di Montecassino.

Tale operazione, come vedremo, si rivelò un disastro totale a fronte di alcuni elementari errori condotti nella sua preparazione.

L’idea dell’attacco attraverso l’Albaneta era venuta ad un ufficiale del Genio, il generale F.M.H. Hanson, il quale aveva realizzato che una delle mulattiere che partivano da Caira attraversando colle Maiola e monte Castellone, arrivava in una stretta valle alle spalle del Monastero di Montecassino.

Questo sentiero poteva essere utilizzato per prendere da dietro le difese tedesche di Montecassino.

Il percorso era stato già stato migliorato dai genieri indiani per rendere possibile il transito di mezzi leggeri con rifornimenti e feriti da e per le zone collinari dei combattimenti, ma Hanson era convinto che lo si potesse ulteriormente migliorare al punto da consentire il passaggio di carri armati.

Il piano prevedeva di far giungere alle spalle dei tedeschi, dove meno se l’aspettavano, una forza corazzata in grado di incunearsi tra le loro difese e poi giungere di slancio direttamente al Monastero, sfruttando sorpresa e velocità di esecuzione.

Nella prima quindicina di marzo quindi, genieri indiani e neozelandesi lavorarono alacremente, di nascosto dall’osservazione tedesca, per ampliare il tracciato della mulattiera che fu denominata “Cavendish Road”.

Il 19 marzo, in concomitanza con il previsto assalto dei Gurkha all’Abbazia, partendo dalla Collina dell’Impiccato, i mezzi corazzati si avviarono sulla Cavendish Road con direzione Masseria Albaneta, ignari del fatto che non ci sarebbe stato alcun attacco Gurkha: questi infatti erano rimasti inchiodati dal fuoco tedesco sullo sperone roccioso antistante il Monastero senza possibilità di muoversi oltre.

La forza complessiva del reparto corazzato era di 15 carri Sherman del 20° battaglione corazzato neozelandese e 12 carri leggeri Stuart del 760° battaglione corazzato americano. Altri 5 mezzi dello stesso tipo (appartenenti allo squadrone ricognizione della VII brigata indiana) e 3 semoventi si unirono strada facendo.

Alle 09:00 circa, i primi carri fecero la loro comparsa all’imbocco della valle dell’Albaneta, seminando un certo panico tra i paracadutisti del III battaglione (4° reggimento) appostati nella zona e dentro l’antico convento.

Questi tuttavia si ripresero abbastanza rapidamente dalla sorpresa (aiutati anche dal fatto che ben 4 Sherman rimasero presto vittime delle mine e del terreno difficile nella zona dell’attacco) e iniziarono a rispondere al fuoco con le armi anticarro individuali, rallentando l’avanzata dei mezzi corazzati.

Immediatamente dopo arrivò sul campo di battaglia il tenente Eckel, comandante della 14ª compagnia anticarro del battaglione, il quale assieme ad alcuni dei suoi uomini mise fuori combattimento tre dei carri di testa della colonna alleata, bloccando così l’attacco.

Tra le file dei carristi fu la confusione più totale: impossibilitati a sporgersi dalle torrette a causa dei tiratori nemici appostati tutto intorno, non poterono fare altro che far manovrare i mezzi alla cieca, sparando perlopiù a casaccio.

Alle 13:00 l’operazione fu sospesa e i carri superstiti si ritirarono fuori dalla portata dei tedeschi, rientrando definitivamente nelle proprie linee dopo le 17:30.

L’attacco era costato caro: ben 22 dei 35 mezzi impiegati erano rimasti distrutti o gravemente danneggiati (quelli non più in grado di muoversi furono abbandonati sul campo e poi fatti saltare dai tedeschi per impedirne il recupero).

Dei fatti di quel 19 marzo rimangono, a testimoniare l’asprezza dei combattimenti intorno all’Albaneta, le rovine dell’antichissimo convento e alcuni fotogrammi di un filmato girato da un cineoperatore tedesco che per caso si trovava su Quota 593, immediatamente soprastante la valle in cui l’azione si svolse.

 

 

 

 

Storia della Masseria Albaneta

Albaneta Story

Galleria fotografica

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L'Albaneta oggi

Albaneta today

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Lo Sherman dell'Albaneta

Albaneta's Sherman

Il video dell'attacco

The video

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