|
A differenza del suo corso
vicino a S.Angelo, il fiume Rapido a nord di Cassino poteva essere
passato a guado, ma i tedeschi avevano fatto saltare gli argini
inondando la valle e trasformandola così in una palude. Sulla sponda
opposta del fiume c’erano campi di mine, casematte, trincee e la
muraglia delle montagne che va dalla cima ricoperta di neve di monte
Cairo fino a Montecassino, dietro la città.
Il compito della 34ª divisione americana era di sfondare sul Rapido,
conquistare le colline e le montagne che si ergono subito dietro, quindi
convergere rapidamente sulla loro sinistra nel tentativo di espugnare
Montecassino dal nord e interrompere la Casilina nella valle del Liri, a
ovest della città.
I primi obiettivi erano la collina 213, a sud del villaggio Caira e una
grande caserma italiana, le cui fondamenta si possono ancora oggi vedere
ai piedi della montagna.
Il 133° reggimento della 34ª divisione doveva conquistare questi
obiettivi, mentre il 168° reggimento aveva il compito di prendere monte
Castellone (771 metri), Colle S. Angelo e Masseria Albaneta, situati tra
monte Cairo e Montecassino.
Il 3° reggimento, il 135°, avrebbe attaccato verso sud, parallelamente
al Rapido, per occupare la città di Cassino.
L’attacco americano venne sferrato assieme a quello francese, la notte
del 24 gennaio.
A mezzanotte del 25, il 133° reggimento riuscì a stabilire una piccola
testa di ponte al di là del fiume dopo aver sofferto ingenti perdite; la
stessa notte una compagnia del 135° reggimento raggiunse i sobborghi
settentrionali di Cassino, ma fu presto respinta.
La mattina del 27, il I e il III battaglione del 168° reggimento,
sostenuti dal un battaglione corazzato, lanciarono un attacco sul fiume,
1.000 metri a nord dal punto di attraversamento del 133° reggimento.
Soltanto quattro carri armati riuscirono ad attraversarlo e a
mezzogiorno erano già stati distrutti. Tuttavia essi avevano avuto il
tempo di aprire un varco attraverso i campi minati e il filo spinato,
così durante la notte del 29-30 gennaio, le quote 56 e 213 vennero
conquistate.
I contrattacchi tedeschi del giorno seguente furono respinti e il 31
venne occupato il villaggio di Caira, unitamente al posto comando del
131° reggimento granatieri tedesco.
Ora il compito della 34ª divisione era quello di avanzare lungo i nudi
fianchi della montagna, convergere a sinistra e attaccare l’Abbazia, la
strada n.6 e la valle del Liri lungo le cime delle montagne.
Nelle prime ore del 1° febbraio, in mezzo a una fitta nebbia, il 135°
reggimento attaccò sulle montagne di Cassino, occupando monte Castellone
e colle Maiola (481 metri). L’avanzata continuò lentamente e, nonostante
le gravi perdite, la sera del 3 febbraio il II battaglione del 135°
reggimento e il III del 168° erano a soli 2.300 metri a nord della
Strada n. 6.
Il 4 febbraio, prima di ritirarsi sulla Quota 706 a sud di Castellone,
il 135° reggimento riprese Colle S.Angelo.
Al centro, il II battaglione avanzò fino a 500 metri dalla Quota 593, la
quota più alta lungo un crinale chiamato “Testa di Serpe” tra Masseria
Albaneta e Montecassino.
Alla loro sinistra il I battaglione riuscì a conquistare un piccolo
tratto di terreno sulla Quota 445, a poco più di 400 metri nord-ovest
dall’Abbazia. Si verificarono qui violenti e disperati combattimenti
durante quasi tutta la giornata. Il 5 febbraio apparve impossibile agli
americani continuare la loro lenta avanzata e ciò nonostante che un
plotone del I battaglione fosse riuscito a raggiungere la parete
settentrionale del Monastero, catturando in una grotta attigua circa
quattordici prigionieri.
Il I e il III battaglione del 168° reggimento si riunirono vicino a
Quota 445 per lanciare un attacco contro Montecassino, ma uno
schiacciante fuoco di mitragliatrici proveniente dalla zona di Quota 593
inchiodò le due compagnie che si videro poi costrette a ritirarsi. Il 6
febbraio un battaglione del 135° reggimento di fanteria avanzò ancora
verso Quota 593, riuscendo dopo una giornata di estenuanti combattimenti
a occupare, anche se in modo precario, il pendio settentrionale.
Nella sottostante valle del fiume Rapido, il III battaglione del 133°
reggimento che aveva occupato la caserma, avanzò verso Cassino sostenuto
da due plotoni di carri armati del DCCLX battaglione corazzato.
Carri armati e fanteria con l’aiuto di cortine fumogene penetrarono
nella parte settentrionale della città ma durante la notte, dopo un
deciso contrattacco tedesco, dovettero ripiegare di circa 1.000 metri.
Il giorno seguente gli americani conquistarono la Quota 175, al di là
del burrone della Rocca Janula e espugnarono anche la Collina del
Castello (poi abbandonata in seguito ad un violento contrattacco).
Il fuoco dell’artiglieria d’altra parte non era riuscito a smantellare i
capisaldi in calcestruzzo e acciaio dei tedeschi a Cassino (un gruppo di
artiglieria da campo americano con obici da 105 mm, sparò quasi 4.500
colpi in un solo giorno).
Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio su ambedue i fronti
arrivarono dei rinforzi.
La 44ª e la 71ª divisione di fanteria tedesche, che erano state già
rinforzate con un battaglione del 3° reggimento paracadutisti, vennero
ulteriormente potenziate con quattro battaglioni della 90ª divisione
panzergrenadieren.
La 2ª divisione neozelandese e la 4ª indiana furono trasferite dall’VIII
alla V Armata, formando il Corpo d’Armata neozelandese; la prima diede
il cambio agli americani sul Rapido, mentre la seconda si dispose per
rilevare gli americani sul settore del Castellone.
Nella prima settimana di febbraio si compì inoltre un ulteriore
tentativo di prendere Montecassino. Il 135° reggimento americano attaccò
prima della mezzanotte del 7 febbraio, tentando di occupare Masseria
Albaneta per proteggere il 168° reggimento che aveva invece come
obiettivo il colle del Monastero; il I e il III battaglione del 168°
reggimento attaccarono alle 04:00 del mattino dell’8 febbraio, ma furono
ricacciati nella zona delle Quote 444 e 445. Il 135° reggimento
conquistò parte del terreno perduto sul versante settentrionale di Quota
593, ma i tedeschi continuarono la furibonda controffensiva per tutto il
9 e il 10 febbraio.
Frattanto a Cassino i tre battaglioni del 133° reggimento erano
impegnati in furiosi combattimenti; si riuscì ad avanzare verso Quota
165, proprio sopra la curva attuale della Collina del Castello e a
conquistare altri edifici in rovina con l’aiuto di mortai e carri
armati.
Gli americani compirono un ultimo sforzo per superare le montagne e
irrompere nella valle del Liri l’11 febbraio. Sotto una fitta pioggia, i
fanti si lanciarono all’assalto per conquistare Masseria Albaneta, Quota
593 e la vicina Quota 374.
Il 141° e 142° reggimento non riuscirono però a raggiungere i loro
obiettivi. Quest’ultimo reggimento tentò di neutralizzare il caposaldo
tedesco nelle vicinanze della fattoria, ma il fuoco avversario gli
inflisse perdite elevatissime, tanto che quando calò la notte i due
battaglioni americani contavano in tutto 22 ufficiali e 160 soldati.
Nelle prime ore del 12 febbraio la 36ª divisione subì poi due violenti
contrattacchi tedeschi su monte Castellone e su Quota 706, respinti
ambedue con difficoltà.
Il II Corpo americano era ormai stremato e durante la notte dal 12 al 13
febbraio la VII brigata della 4ª divisione indiana lo rilevò dalle sue
posizioni.
Terminò così la prima battaglia di Cassino.
Gli americani erano quasi riusciti nei loro tentativi coraggiosi e
avevano pagato un alto prezzo; stessa cosa valeva per i britannici sul
Garigliano.
Nel solo mese di gennaio, la 34ª divisione americana aveva subìto 2.066
perdite e la 36ª divisione 2.255; per il periodo 17-31 gennaio il Corpo
britannico ne patì 4.152. |
|