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Le operazioni della 34ª

Dopo il fiasco sul Rapido passa all'azione nel settore di Cassino anche la gemella 34ª divisione "Red Bull".

 

 

 

 

 

Un soldato americano del 135° reggimento sul versante settentrionale di Quota 593, vanamente attaccata fino agli inizi di febbraio 1944.

 

Il colonnello von Behr, comandante del 200° reggimento panzergrenadieren (90ª divisione), che condusse dal suo comando di Villa Santa Lucia il fallito contrattacco tedesco sul monte Castellone del 12 febbraio.
Il I battaglione riuscì quasi a raggiungere l’obiettivo di conquistare le posizioni americane, ma per un tragico errore l’artiglieria tedesca aprì il fuoco sulle proprie truppe all’assalto, vanificando tutti gli sforzi.

 

Un soldato americano sbircia il terreno dalle rovine di una casa alla periferia nord di Cassino (Archivio Marco Marzilli).

 

La zona delle "caserme" in uno scatto preso dagli americani durante la battaglia. La fitta vegetazione era stata in parte tagliata dai tedeschi per avere miglior campo visivo per le proprie armi.

A differenza del suo corso vicino a S.Angelo, il fiume Rapido a nord di Cassino poteva essere passato a guado, ma i tedeschi avevano fatto saltare gli argini inondando la valle e trasformandola così in una palude. Sulla sponda opposta del fiume c’erano campi di mine, casematte, trincee e la muraglia delle montagne che va dalla cima ricoperta di neve di monte Cairo fino a Montecassino, dietro la città.
Il compito della 34ª divisione americana era di sfondare sul Rapido, conquistare le colline e le montagne che si ergono subito dietro, quindi convergere rapidamente sulla loro sinistra nel tentativo di espugnare Montecassino dal nord e interrompere la Casilina nella valle del Liri, a ovest della città.
I primi obiettivi erano la collina 213, a sud del villaggio Caira e una grande caserma italiana, le cui fondamenta si possono ancora oggi vedere ai piedi della montagna.
Il 133° reggimento della 34ª divisione doveva conquistare questi obiettivi, mentre il 168° reggimento aveva il compito di prendere monte Castellone (771 metri), Colle S. Angelo e Masseria Albaneta, situati tra monte Cairo e Montecassino.
Il 3° reggimento, il 135°, avrebbe attaccato verso sud, parallelamente al Rapido, per occupare la città di Cassino.
L’attacco americano venne sferrato assieme a quello francese, la notte del 24 gennaio.
A mezzanotte del 25, il 133° reggimento riuscì a stabilire una piccola testa di ponte al di là del fiume dopo aver sofferto ingenti perdite; la stessa notte una compagnia del 135° reggimento raggiunse i sobborghi settentrionali di Cassino, ma fu presto respinta.
La mattina del 27, il I e il III battaglione del 168° reggimento, sostenuti dal un battaglione corazzato, lanciarono un attacco sul fiume, 1.000 metri a nord dal punto di attraversamento del 133° reggimento.
Soltanto quattro carri armati riuscirono ad attraversarlo e a mezzogiorno erano già stati distrutti. Tuttavia essi avevano avuto il tempo di aprire un varco attraverso i campi minati e il filo spinato, così durante la notte del 29-30 gennaio, le quote 56 e 213 vennero conquistate.
I contrattacchi tedeschi del giorno seguente furono respinti e il 31 venne occupato il villaggio di Caira, unitamente al posto comando del 131° reggimento granatieri tedesco.
Ora il compito della 34ª divisione era quello di avanzare lungo i nudi fianchi della montagna, convergere a sinistra e attaccare l’Abbazia, la strada n.6 e la valle del Liri lungo le cime delle montagne.
Nelle prime ore del 1° febbraio, in mezzo a una fitta nebbia, il 135° reggimento attaccò sulle montagne di Cassino, occupando monte Castellone e colle Maiola (481 metri). L’avanzata continuò lentamente e, nonostante le gravi perdite, la sera del 3 febbraio il II battaglione del 135° reggimento e il III del 168° erano a soli 2.300 metri a nord della Strada n. 6.
Il 4 febbraio, prima di ritirarsi sulla Quota 706 a sud di Castellone, il 135° reggimento riprese Colle S.Angelo.
Al centro, il II battaglione avanzò fino a 500 metri dalla Quota 593, la quota più alta lungo un crinale chiamato “Testa di Serpe” tra Masseria Albaneta e Montecassino.
Alla loro sinistra il I battaglione riuscì a conquistare un piccolo tratto di terreno sulla Quota 445, a poco più di 400 metri nord-ovest dall’Abbazia. Si verificarono qui violenti e disperati combattimenti durante quasi tutta la giornata. Il 5 febbraio apparve impossibile agli americani continuare la loro lenta avanzata e ciò nonostante che un plotone del I battaglione fosse riuscito a raggiungere la parete settentrionale del Monastero, catturando in una grotta attigua circa quattordici prigionieri.
Il I e il III battaglione del 168° reggimento si riunirono vicino a Quota 445 per lanciare un attacco contro Montecassino, ma uno schiacciante fuoco di mitragliatrici proveniente dalla zona di Quota 593 inchiodò le due compagnie che si videro poi costrette a ritirarsi. Il 6 febbraio un battaglione del 135° reggimento di fanteria avanzò ancora verso Quota 593, riuscendo dopo una giornata di estenuanti combattimenti a occupare, anche se in modo precario, il pendio settentrionale.
Nella sottostante valle del fiume Rapido, il III battaglione del 133° reggimento che aveva occupato la caserma, avanzò verso Cassino sostenuto da due plotoni di carri armati del DCCLX battaglione corazzato.
Carri armati e fanteria con l’aiuto di cortine fumogene penetrarono nella parte settentrionale della città ma durante la notte, dopo un deciso contrattacco tedesco, dovettero ripiegare di circa 1.000 metri.
Il giorno seguente gli americani conquistarono la Quota 175, al di là del burrone della Rocca Janula e espugnarono anche la Collina del Castello (poi abbandonata in seguito ad un violento contrattacco).
Il fuoco dell’artiglieria d’altra parte non era riuscito a smantellare i capisaldi in calcestruzzo e acciaio dei tedeschi a Cassino (un gruppo di artiglieria da campo americano con obici da 105 mm, sparò quasi 4.500 colpi in un solo giorno).
Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio su ambedue i fronti arrivarono dei rinforzi.
La 44ª e la 71ª divisione di fanteria tedesche, che erano state già rinforzate con un battaglione del 3° reggimento paracadutisti, vennero ulteriormente potenziate con quattro battaglioni della 90ª divisione panzergrenadieren.
La 2ª divisione neozelandese e la 4ª indiana furono trasferite dall’VIII alla V Armata, formando il Corpo d’Armata neozelandese; la prima diede il cambio agli americani sul Rapido, mentre la seconda si dispose per rilevare gli americani sul settore del Castellone.
Nella prima settimana di febbraio si compì inoltre un ulteriore tentativo di prendere Montecassino. Il 135° reggimento americano attaccò prima della mezzanotte del 7 febbraio, tentando di occupare Masseria Albaneta per proteggere il 168° reggimento che aveva invece come obiettivo il colle del Monastero; il I e il III battaglione del 168° reggimento attaccarono alle 04:00 del mattino dell’8 febbraio, ma furono ricacciati nella zona delle Quote 444 e 445. Il 135° reggimento conquistò parte del terreno perduto sul versante settentrionale di Quota 593, ma i tedeschi continuarono la furibonda controffensiva per tutto il 9 e il 10 febbraio.
Frattanto a Cassino i tre battaglioni del 133° reggimento erano impegnati in furiosi combattimenti; si riuscì ad avanzare verso Quota 165, proprio sopra la curva attuale della Collina del Castello e a conquistare altri edifici in rovina con l’aiuto di mortai e carri armati.
Gli americani compirono un ultimo sforzo per superare le montagne e irrompere nella valle del Liri l’11 febbraio. Sotto una fitta pioggia, i fanti si lanciarono all’assalto per conquistare Masseria Albaneta, Quota 593 e la vicina Quota 374.
Il 141° e 142° reggimento non riuscirono però a raggiungere i loro obiettivi. Quest’ultimo reggimento tentò di neutralizzare il caposaldo tedesco nelle vicinanze della fattoria, ma il fuoco avversario gli inflisse perdite elevatissime, tanto che quando calò la notte i due battaglioni americani contavano in tutto 22 ufficiali e 160 soldati. Nelle prime ore del 12 febbraio la 36ª divisione subì poi due violenti contrattacchi tedeschi su monte Castellone e su Quota 706, respinti ambedue con difficoltà.
Il II Corpo americano era ormai stremato e durante la notte dal 12 al 13 febbraio la VII brigata della 4ª divisione indiana lo rilevò dalle sue posizioni.
Terminò così la prima battaglia di Cassino.
Gli americani erano quasi riusciti nei loro tentativi coraggiosi e avevano pagato un alto prezzo; stessa cosa valeva per i britannici sul Garigliano.
Nel solo mese di gennaio, la 34ª divisione americana aveva subìto 2.066 perdite e la 36ª divisione 2.255; per il periodo 17-31 gennaio il Corpo britannico ne patì 4.152.

 

 

 

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