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Nel
corso della seconda guerra mondiale la città di Napoli subì
numerose incursioni da parte dell'aviazione angloamericana che
aveva come obiettivo la distruzione delle installazioni militari
e delle industrie che producevano materiale d'importanza
strategica ma anche quello di fiaccare il morale della
popolazione civile.
I morti provocati
dai bombardamenti furono migliaia. Molte vite furono risparmiate
grazie alla particolare conformazione del sottosuolo napoletano
che permise a tanti di trovare nei rifugi antiaerei in esso
allestiti un riparo sicuro dalle bombe. Ben poco riuscì a fare
la DICAT (la Difesa Contraerea Territoriale) che utilizzava
spesso pezzi di artiglieria obsoleti ed era mal diretta. Unico
baluardo contro il dilagare dei bombardieri alleati furono i
piloti del 22° Gruppo Caccia formato da quattro squadriglie che
operavano dall'aeroporto di Capodichino e che avevano come
aeroporto di appoggio anche quello di Montecorvino Rovella.
Seppure spesso in
condizioni di inferiorità di numero e di armamento rispetto alle
squadriglie di bombardieri statunitensi, composte di solito da
decine di aerei ognuno dei quali poteva contare sulla difesa
offerta da almeno 8 mitragliere antiaeree, essi riuscirono in
varie occasioni a contenere gli effetti di tali sortite.
Recentemente i
SALERNO AIR FINDERS, grazie alla fattiva collaborazione di
Gennaro Costantino, Luigi Fortunato, Matteo Ragone e Gigino
Vitolo, hanno ricostruito la storia di un bombardiere
Consolidated B-24 Liberator che lunedì 11 gennaio 1943 bombardò
la città partenopea.
L'aereo matricola
41-23801, che apparteneva al 515th Bomber Squadron del 376th
Bombing Group dell'USAAF, decollò quella mattina insieme
ad altri velivoli della stessa squadriglia dall'aeroporto di Abu
Sueir in Egitto. Tali quadrimotori dipinti di color sabbia
rosata erano soprannominati "Pink Elephants".
Al comando vi era il
ventiseienne tenente Louis A. Prchal. Al suo fianco come
co-pilota si trovava il tenente Eugene L. Ziesel, di 24 anni.
Eugene, era stato una promessa del football e del baseball
militando nelle squadre della Creighton University nel Nebraska.
L'11 giugno 1942 aveva fatto parte dell'Halverson Project n. 63,
la prima operazione di bombardamento in Europa da parte
dell'aviazione degli Stati Uniti.
La missione che
aveva come obiettivo le raffinerie di Ploiesti in Romania si
concluse in un disastro per gli americani in quanto tutti gli
aerei non poterono far rientro alla base per la cattiva
organizzazione della missione e la mancanza di carburante.
Eugene atterrò con il suo B-24 in Turchia, nazione che a quel
tempo era neutrale, e venne internato. Egli fece credere alle
autorità turche che il suo aereo aveva bisogno di essere
utilizzato periodicamente altrimenti i motori si sarebbero
irrimediabilmente danneggiati. Ogni volta che decollava Eugene
riusciva a mettere da parte un pò del carburante che gli era
stato assegnato. In questo modo raccolse il quantitativo
necessario, dopo l'ennesimo decollo, per non
rientrare all'aeroporto turco ma dirigersi verso gli aeroporti
alleati in Medio Oriente. Quando decollò per la sua ultima
missione era rientrato da appena una settimana in servizio
attivo.
Gli
altri 6 uomini dell'equipaggio erano: sottotenente Earl G.
Matheny, puntatore; sottotenente Theodore P. Schoonmaker,
navigatore; sergente Jess W. Cotham, tecnico e mitragliere della
torretta dorsale; sergente Jack B. Lavender, operatore radio;
sergente Elwood E. Carr, mitragliere di coda; sergente Roy O.
Woody, mitragliere. Quest'ultimo era il più giovane del gruppo
essendo nato il 6 giugno del 1925. Roy interruppe le scuole
superiori il 15 dicembre 1941, una settimana dopo l'attacco
giapponese a Pearl Harbour, per arruolarsi come volontario.
Quando perse la vita non aveva nemmeno 18 anni.
Quell'11 gennaio del
1943 l'allarme aereo venne dato per tempo e l'aviazione italiana
fece decollare i caccia per intercettare la formazione
statunitense disposta su due squadriglie. Fra quanti si alzarono
in volo vi erano il tenente Orfeo Mazzitelli di Salerno e il
tenente Riccardo Monaco di Napoli.
I piloti italiani
disponevano da poco tempo degli ottimi Macchi C.202 Folgore i
quali, seppur non potentemente armati, erano molto agili e
veloci nelle manovre. Inoltre, giocò a loro favore, un problema
che affliggeva gli americani in quel periodo: l'inceppamento
delle mitragliatrici provocato dal gelo dell'alta quota.
Infatti, nei resoconti statunitensi relativi alla missione di
quel giorno il disguido viene segnalato da tutti gli equipaggi
rientrati alla base.
Mazzitelli
intercettò il B-24 del capitano Payne dopo che la formazione,
sganciate le bombe in tutta fretta, aveva virato a sinistra per
rientrare alla base. Si portò in rotta di collisione con il
bombardiere sparando nutrite raffiche al suo indirizzo. Ad un
certo punto la mitragliatrice di sinistra si inceppò ma egli
continuò imperterrito il suo attacco fino a quando, colpito il
motore interno sinistro del quadrimotore, non vide le fiamme
investire la cabina di pilotaggio. L'aereo abbandonò la
squadriglia e si inabbissò a candela nello specchio d'acqua fra
Ischia e Procida. Solo 2 uomini riuscirono a lanciarsi prima che
l'aereo sprofondasse in mare. Erano i mitraglieri Theodore
Drazkowski e Robert Krager che furono fatti prigionieri dai
militari italiani.
Il tenente Monaco,
si diresse verso la formazione che, dopo aver sganciato, aveva
virato a destra, per ritornare alla base passando fra i monti
dell'Irpinia. Insieme ad altri caccia fece fuoco sui
bombardieri. I suoi colpi sortirono l'effetto sperato colpendo
il motore di un B-24 che cominciò a rallentare e a perdere
quota. Si trattava dell'aereo del tenente Prchal. A questo punto
fa luce sull'accaduto la testimonianza resa da Theodore P.
Schoonmaker quando venne liberato dalla prigionia.
Essa è contenuta
nell' IDPF (Individual Deceased Persons File), il rapporto
redatto dalle autorità statunitensi per informare i congiunti di
Louis A. Prchal sulla sorte del loro caro. Questa documentazione
mi è stata messa gentilmente a disposizione da Randy Watkins,
appassionato studioso della storia dell'aviazione americana. I
rapporti della squadriglia come pure alcune foto sono state
invece procurate da Mark Bischof e dagli amici di Archeologi
dell'Aria. Il sottotenente Schoonmaker ricorda che il primo
assalto da parte della caccia italiana fu indirizzato contro il
mitragliere di coda. A seguito di questo attacco egli si accorse
che il sergente Carr non rispondeva più al fuoco nemico. Il
successivo assalto fu condotto sulla parte centrale del
bombardiere quando furono colpiti i motori e il mitragliere
della torretta dorsale.
L'aereo si ritrovò
privo sia di velocità che della maggior parte del suo armamento
difensivo. Schoonmaker racconta che il tezo attacco fu quello
più devastante e lungo. Per circa 15 secondi l'aereo fu
mitragliato sul fianco destro, dalla parte centrale fino alla
cabina di pilotaggio. I colpi provocarono un incendio a bordo,
distrussero l'impianto per l'erogazione dell'ossigeno e
l'impianto radio interno. Secondo la testimonianza del
navigatore solo Earl G. Matheny sembrava essere rimasto incolume
al devastante attacco ma le fiamme non gli permisero di
abbandonare la parte anteriore dell'aereo in cui si trovava e
dove venne in seguito ritrovato cadavere dalle autorità militari
italiane. Theodore decise così di abbandonare l'aereo
lanciandosi con il paracadute.
Non vide altri
seguirlo e dopo pochi istanti l'aereo precipitò ed esplose in
una zona boscosa alle spalle di Acerno. Appena atterrato venne
fatto prigioniero dalla popolazione locale.
Le
salme dei 6 aviatori recuperate fra i rottami dell'aereo, un
corpo non è stato mai ritrovato, furono sepolte nel cimitero di
Acerno. Dopo lo sbarco a Salerno esse furono traslate nel
cimitero degli U.S.A. di Monte Soprano a Paestum. Nel settembre
del 1947 una commissione di inchiesta si recò sul luogo del
disastro e ritrovò il piastrino di Cotham ed alcuni effetti
personali di Matheny. Venne anche rinvenuto un piastrino
intestato a Francis H. Smith. Come si apprende dall'IPDF, Smith
era il pilota compagno di stanza del tenente Prchal. Quando
nelle prime ore dell'11 gennaio essi partirono per la missione
scambiarono per errore i piastrini che avevano lasciato sul
tavolo della loro camera prima di mettersi a letto. In seguito
fu possibile identificare il cadavere di Matheny ma non quello
degli altri aviatori. Le sue spoglie riposano al Sam Houston
National Cemetery mentre quelle dei suoi commilitoni si trovano
in una fossa comune al Little Rock National Cemetery.
Dal bollettino n.
962 emesso il 12 gennaio 1943 dal Quartier Generale delle Forze
Armate italiane veniamo a sapere che: "Un'incursione è stata
compiuta nel pomeriggio di ieri su Napoli e dintorni; danni non
rilevanti: nel crollo di alcuni edifici civili la popolazione ha
subito perdite finora accertate in 23 morti e 65 feriti. Tali
apparecchi risultano caduti: due nella provincia di Salerno
(presso le località di Acerno e Calvanico san Cipriano) uno a
Lioni (Avellino) e il quarto in mare tra Ischia e Procida.
Alcuni dei
componenti degli equipaggi sono deceduti, altri sono stati
catturati". Se i danni furono ridotti rispetto a incursioni ben
più sanguinose lo si deve all'intervento degli aviatori italiani
la cui audacia fu evidentemente enfatizzata dal fatto di sapere
che stavano difendendo le loro case e i loro familiari. Come si
apprende dal bollettino quel giorno vennero abbattuti altri 2
aerei che probabilmente facevano parte del 98th Bombing Group.
Ulteriori ricerche sono in corso per poterli identificare.
Ritrovare il punto
d'impatto di questo aereo è stato possibile grazie alla preziosa
collaborazione offerta da Gerardo Savino e Aniello Sansone della
Protezione Civile di Acerno. Il primo ci ha indicato il punto
esatto e il secondo molto pazientemente ci ha condotto sul luogo
in una zona impervia e di difficile accesso. Questo tipo di
aiuto è di fondamentale importanza nelle nostre ricerche.
Spesso coloro che
millantano la loro conoscenza dei fatti storici poi vengono meno
al momento di verificare sul campo quanto raccontato. Gerardo ed
Aniello invece hanno dimostrato la loro profonda conoscenza sia
dei fatti che dei luoghi e a loro va il doveroso apprezzamento
dei SAF.
Questo è il
14° crash aereo ritrovato dai Salerno Air Finders. Quanti
volessero collaborare con loro nelle ricerche sia con
segnalazioni che sul campo possono contattarli mediante il loro
sito
www.1943salerno.it oppure chiamando al
347 51 78 529.
UN DOVEROSO
RICONOSCIMENTO
Ritengo sia dovuto
sottolineare l'opera di quanti in Italia, tra cui i ragazzi del
"Salerno Air Finders" spendono molto del loro tempo alla ricerca
di testimonianze come queste, nonché nel cercare di dare il
meritato luogo di riposo a quei combattenti che dormono nei
campi, sui monti o sulle nostre colline, dimenticati dal tempo e
dalla storia.
Essi sono quelli che
io chiamo "Gli archeologi della storia", perchè uniscono alla
passione quel loro senso dell'essere al di sopra delle parti e
la voglia di conoscere anche ogni aspetto di un determinato
evento, compiendo ricerche e completando la loro opera sul campo
con quella, non meno importante, che si svolge negli archivi o
sulla rete.
Grazie a loro, e
solo a loro, tanti eventi sono stati riportati alla luce e tanti
caduti possono oggi riposare assieme ai propri commilitoni nei
Sacrari sparsi in tutta l'Italia, piuttosto che rimanere
abbandonati nell'oblìo o all'incuria del nostro tempo.
Ne conosco più di
uno personalmente di questi "Archeologi" e tutti hanno negli
occhi quella stessa luce vogliosa di "sapere", di "conoscere"
che non si limita a citarti a memoria un dato fatto, un dato
evento, bensì la voglia di comunicare che assieme alla "grande
storia" esiste una "piccola storia", fatta di semplici soldati,
di mezzi costruiti a migliaia ma che, in un determinato caso
sono "quel mezzo".
A questo tipo di
storia si rivolgono loro, con le loro ore passate nei campi o
sui monti, tralasciando affetti, passatempi e quanto altro
faccia parte della loro vita. E' grazie a loro che possiamo
scoprire fatti come questo del B-24 abbattuto ad Acerno, che
altrimenti sarebbe rimasto solo una nota riportata su un
rapporto ingiallito dal tempo e giacente in un qualche archivio
come "KIA". |