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IL PIAT

Parallelamente all’utilizzo massiccio di mezzi corazzati, la Seconda Guerra mondiale vide la conseguente nascita di quelle che oggi nella definizione attuale vengono chiamate “Armi controcarro portatili”, intendendo con ciò tutti quei sistemi utilizzabili da uno, massimo due militari, atti a contrastare mezzi blindati avversari provocandone minimo l’immobilizzazione o, nel migliore dei casi, la distruzione

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARATTERISTICHE DEL PIAT

IN CONFRONTO CON I SUOI PARI

 

PIAT

BAZOOKA

M-1

PANZER-

SCHRECK

Peso

14.5 Kg

6.0 Kg

11.0 Kg*

Lunghezza

1.0 m

1.39 m

1.67 m

Calibro

**

60 mm

88 mm

Velocità

106 m/s

82 m/s

110 m/s

Tiro utile

91 m

200 m

150 m

Caricamento

dalla

volata

dalla

culatta

dalla

culatta

* Valore rilevato con la presenza dello scudo.

   Senza, tale valore scende a 9,3 Kg

** Non rilevabile in quanto il proiettile non viaggiava

    dentro una canna chiusa.

Il PIAT fu certamente uno di questi sistemi e, fatto quasi tipicamente “inglese”, il suo principio di funzionamento era del tutto particolare e discostato da quelli messi in campo da altre nazioni nello stesso periodo (come ad esempio il Bazooka americano o il Panzerschreck tedesco).

 

LA LOTTA ANTICARRO

NELLA II GM

Nel corso del II conflitto mondiale, la lotta anticarro era demandata all’inizio quasi esclusivamente ad armi appositamente studiate e realizzate, riconducibili ai grossi “fuciloni” controcarro (come ad esempio il “Solothurn” o il “Boys”) o a cannoni che utilizzavano munizionamento specifico a carica cava e/o a nocciolo di metallo duro. I calibri di queste armi erano quasi tutti inferiori a 50mm, visto anche che nella perforazione delle corazze non era tanto importante la grandezza del proiettile, ma: a) la sua velocità nel caso di proiettili a nocciolo duro; b) il fatto di applicare la massima energia del dardo di fuoco su un’area più piccola possibile nel caso di quelli a carica cava.

Successivamente l’incremento dello spessore delle corazze portò alla naturale crescita dei calibri e all’evoluzione dei proiettili, causando il totale abbandono dei fuciloni controcarro in favore dei cannoni.

Tutto questo però, se da una parte aveva assicurato alle parti in lotta la capacità di colpire e distruggere i corazzati avversari, dall’altra aveva comportato che tali cannoni, nel frattempo divenuti grandi e pesanti, necessitavano per la messa in batteria, il puntamento e il fuoco di un’intera squadra di artiglieri (nonché di un mezzo ruotato o cingolato atto al traino) ed erano per forza di cose utilizzabili alle medie / lunghe distanze. Basti pensare, a titolo di esempio, che un “88” tedesco aveva una squadra comprendente otto serventi più un comandante. A ogni militare corrispondeva una sigla (K1, K2, ecc., dove “K” stava per “Kanonier, ovvero “Cannoniere”).

Il Comandante C dopo aver stimato la distanza del bersaglio servendosi di un telemetro, impartiva i comandi al K1 e K2 addetti ai volanti che muovevano la canna. Il K6 regolava un meccanismo  che programmava le spolette dei proiettili affinché esplodessero alla distanza voluta (antiaree) o per impatto (anticarro). Il K7 inseriva la punta in tale meccanismo e il K3  inseriva il proiettile da 11,3 Kg nella culatta, la chiudeva e faceva fuoco a comando, il K5 il K5 e il K8 passavano i proiettili al K7.

Era ovvio che essendo quel conflitto basato molto più sulla “dinamicità” delle forze in campo rispetto a quello precedente del 1914-18, armi di questo tipo erano si efficaci, ma facevano mancare alla fanteria un adeguato supporto di fuoco in caso di scontri ravvicinati, cosa che rendeva necessario per i fanti attaccati da carri armati nemici o ritirarsi, o attendere i propri mezzi corazzati per il contrasto della minaccia…e non sempre ciò avveniva in tempo brevi.

Armi come il PIAT ed i suoi omologhi rivoluzionarono tutto questo concetto, fornendo finalmente al fante la capacità operativa di mettere fuori uso da solo anche i carri armati più grandi negli scontri ravvicinati senza necessariamente dover richiedere il supporto di fuoco di altri mezzi corazzati e/o dell’artiglieria controcarro.

 

IL PIAT

Il PIAT (acronimo di (Projector Infantry Anti-Tank weapon) sostituì il fucilone controcarro Boys da 13,97 mm, il quale dopo il 1941 era diventato sostanzialmente un'arma superata verso i carri armati nemici, perforabili solo di fianco e a breve distanza.

Per questo venne ideato il PIAT, che verteva su di un grosso tubo aperto nella metà anteriore, il quale lanciava verso il bersaglio una granata HEAT (High Esplosive Anti Tank) del peso di circa 1,35 Kg che, una volta impattata sul bersaglio, sviluppava 3000°C di calore.

La vera peculiarità dell’arma rispetto alle sue corrispondenti americane e tedesche risiedeva nel fatto che la granata veniva sparata non da un razzo, ma da una carica di lancio sistemata dentro il codolo della stessa.

Questa veniva azionata da un mollone che, una volta liberato dal grilletto, la colpiva con violenza sufficiente (NB. la granata non veniva espulsa dal mollone, ma dalla carica di lancio che esso azionava) per provocarne l'esplosione. Il sistema era corredato da un pesante monopiede di sostegno, un meccanismo per il calcolo dell'alzo, un manico e un grande grilletto.

La bomba era dotata di un codolo di stabilizzazione e veniva inserita dentro il tubo di lancio, con il codolo che a sua volta era inserito dentro un tubo più piccolo, secondo il principio del mortaio “Spigot”, che spara granate di maggiore calibro del lanciatore.

Il risultato era un’arma alquanto macchinosa e pesante (oltre 14 Kg, contro ad esempio i 6 Kg dell’ M-1 Bazooka americano), ma con una dose di inventiva non indifferente. Il PIAT poteva sparare sia la granata  HEAT controcarro, sia quella esplosiva HE (High Esplosive) e quella nebbiogena, mentre l'alzo, con un monopiede e il mirino a tacche, era regolabile anche per le esigenze dei combattimenti nei centri abitati.

Ma il principale problema e allo stesso tempo pregio del PIAT era il suo principio di funzionamento, basato sulla sua molla d'armamento, che rendeva abbastanza arduo riarmare in caso di malfunzionamento. Tale molla era usualmente riarmata dall'esplosione della carica di lancio; se però questa falliva, allora il PIAT diventava praticamente inutilizzabile: troppo difficile riarmarlo sotto il fuoco nemico.

Ovviamente, la possibilità che una granata fallisse l'armamento era da tenersi sempre presente, ma mentre con altri tipi di lanciarazzi bastava sostituire il razzo, con il PIAT bisognava anche riarmare il meccanismo manualmente. Inoltre il fatto che la granata venisse sparata con una carica di lancio rendeva il lanciatore pesante e la gittata (a causa della forza dello scoppio) non poteva essere portata a livelli molto elevati. Infine, non vi era alcun modo di ottenere una propulsione prolungata, come possibile ad esempio con un motore a razzo.

Per il suo funzionamento di norma erano necessari due uomini: uno portava l’arma e l’altro i proiettili, contenuti in “pacchetti” da tre.

Uno dei difetti rilevati durante il corso delle operazioni pare sia stata anche una certa tendenza della sua granata ad esplodere al momento dello sparo se conservata per troppo tempo (personalmente però non ho riscontri certi su questa anomalia).

Il pregio del PIAT era legato al fatto che, al contrario del Bazooka americano o del Panzerschreck / Ofenhor tedesco, non emetteva praticamente fumo all’atto del lancio e pertanto l’individuazione del team che lo aveva in uso (o del singolo soldato) da parte del nemico era difficile.

Il PIAT rimase fino oltre la fine della guerra l'armamento standard della fanteria inglese, anche perché la sua granata (dato il calibro elevato), era assai efficace contro quasi ogni corazzato.

Se ne tentarono anche versioni sperimentali con 14 lanciagranate sistemati su veicoli leggeri o anche in altre combinazioni.

Il PIAT era un sistema più tozzo, e se non altro più compatto del Bazooka statunitense,  tuttavia il peso era più che doppio (14,52 contro 6 kg). Le capacità perforanti erano maggiori, ma la gittata massima era inferiore (340 contro 600 m teorici…poi in pratica il tiro utile era al di sotto dei 100 m).

La granata era meno pesante rispetto ai 1,6 kg di quella dell'arma statunitense, ma aveva una testata in proporzione più pesante. Quando apparve, negli anni del dopoguerra, il Bazooka M-20, con calibro 89 mm e peso grossomodo simile, anche il vantaggio della potenza perforante venne perso, mentre restava solo quello della compattezza.

Nondimeno, quest'arma aveva complessivamente un grande vantaggio per l'industria britannica, quello di avere una produzione estremamente rapida ed economica. Inoltre non vi erano altre alternative al momento dell'adozione.

Il concetto del PIAT non venne comunque ripreso da altre armi postbelliche, che erano piuttosto progettate come lanciarazzi o cannoni senza rinculo.

L'estremo epigono della genealogia di armi portatili controcarro britanniche, il LAW-80, non ha nessun punto di contatto tecnologico con il PIAT, nondimeno ne conserva vagamente l'aspetto e una certa originalità di progettazione, con un tubo abbastanza corto e tozzo, struttura complessa e un peso notevole per la categoria.

 

 

 

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