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Il PIAT fu
certamente uno di questi sistemi e, fatto quasi tipicamente
“inglese”, il suo principio di funzionamento era del tutto
particolare e discostato da quelli messi in campo da altre
nazioni nello stesso periodo (come ad esempio il Bazooka
americano o il Panzerschreck tedesco).
LA
LOTTA ANTICARRO
NELLA II GM
Nel corso del II
conflitto mondiale, la lotta anticarro era demandata all’inizio
quasi esclusivamente ad armi appositamente studiate e
realizzate, riconducibili ai grossi “fuciloni” controcarro (come
ad esempio il “Solothurn” o il “Boys”) o a cannoni che
utilizzavano munizionamento specifico a carica cava e/o a
nocciolo di metallo duro. I calibri di queste armi erano quasi
tutti inferiori a 50mm, visto anche che nella perforazione delle
corazze non era tanto importante la grandezza del proiettile,
ma: a) la sua velocità nel caso di proiettili a nocciolo duro;
b) il fatto di applicare la massima energia del dardo di fuoco
su un’area più piccola possibile nel caso di quelli a carica
cava.
Successivamente
l’incremento dello spessore delle corazze portò alla naturale
crescita dei calibri e all’evoluzione dei proiettili, causando
il totale abbandono dei fuciloni controcarro in favore dei
cannoni.
Tutto questo però,
se da una parte aveva assicurato alle parti in lotta la capacità
di colpire e distruggere i corazzati avversari, dall’altra aveva
comportato che tali cannoni, nel frattempo divenuti grandi e
pesanti, necessitavano per la messa in batteria, il puntamento e
il fuoco di un’intera squadra di artiglieri (nonché di un mezzo
ruotato o cingolato atto al traino) ed erano per forza di cose
utilizzabili alle medie / lunghe distanze. Basti pensare, a
titolo di esempio, che un “88” tedesco aveva una squadra
comprendente otto serventi più un comandante. A ogni militare
corrispondeva una sigla (K1, K2, ecc., dove “K” stava per
“Kanonier, ovvero “Cannoniere”).
Il Comandante C dopo
aver stimato la distanza del bersaglio servendosi di un
telemetro, impartiva i comandi al K1 e K2 addetti ai volanti che
muovevano la canna. Il K6 regolava un meccanismo che
programmava le spolette dei proiettili affinché esplodessero
alla distanza voluta (antiaree) o per impatto (anticarro). Il K7
inseriva la punta in tale meccanismo e il K3 inseriva il
proiettile da 11,3 Kg nella culatta, la chiudeva e faceva fuoco
a comando, il K5 il K5 e il K8 passavano i proiettili al K7.
Era ovvio che
essendo quel conflitto basato molto più sulla “dinamicità” delle
forze in campo rispetto a quello precedente del 1914-18, armi di
questo tipo erano si efficaci, ma facevano mancare alla fanteria
un adeguato supporto di fuoco in caso di scontri ravvicinati,
cosa che rendeva necessario per i fanti attaccati da carri
armati nemici o ritirarsi, o attendere i propri mezzi corazzati
per il contrasto della minaccia…e non sempre ciò avveniva in
tempo brevi.
Armi come il PIAT ed
i suoi omologhi rivoluzionarono tutto questo concetto, fornendo
finalmente al fante la capacità operativa di mettere fuori uso
da solo anche i carri armati più grandi negli scontri
ravvicinati senza necessariamente dover richiedere il supporto
di fuoco di altri mezzi corazzati e/o dell’artiglieria
controcarro.
IL
PIAT
Il PIAT (acronimo di
(Projector Infantry Anti-Tank weapon) sostituì il fucilone
controcarro Boys da 13,97 mm, il quale dopo il 1941 era
diventato sostanzialmente un'arma superata verso i carri armati
nemici, perforabili solo di fianco e a breve distanza.
Per questo venne
ideato il PIAT, che verteva su di un grosso tubo aperto nella
metà anteriore, il quale lanciava verso il bersaglio una granata
HEAT (High Esplosive Anti Tank) del peso di circa 1,35 Kg che,
una volta impattata sul bersaglio, sviluppava 3000°C di calore.
La vera peculiarità
dell’arma rispetto alle sue corrispondenti americane e tedesche
risiedeva nel fatto che la granata veniva sparata non da un
razzo, ma da una carica di lancio sistemata dentro il codolo
della stessa.
Questa veniva
azionata da un mollone che, una volta liberato dal grilletto, la
colpiva con violenza sufficiente (NB. la granata non veniva
espulsa dal mollone, ma dalla carica di lancio che esso
azionava) per provocarne l'esplosione. Il sistema era corredato
da un pesante monopiede di sostegno, un meccanismo per il
calcolo dell'alzo, un manico e un grande grilletto.
La bomba era dotata
di un codolo di stabilizzazione e veniva inserita dentro il tubo
di lancio, con il codolo che a sua volta era inserito dentro un
tubo più piccolo, secondo il principio del mortaio “Spigot”, che
spara granate di maggiore calibro del lanciatore.
Il risultato era
un’arma alquanto macchinosa e pesante (oltre 14 Kg, contro ad
esempio i 6 Kg dell’ M-1 Bazooka americano), ma con una dose di
inventiva non indifferente. Il PIAT poteva sparare sia la
granata HEAT controcarro, sia quella esplosiva HE (High
Esplosive) e quella nebbiogena, mentre l'alzo, con un monopiede
e il mirino a tacche, era regolabile anche per le esigenze dei
combattimenti nei centri abitati.
Ma il principale
problema e allo stesso tempo pregio del PIAT era il suo
principio di funzionamento, basato sulla sua molla d'armamento,
che rendeva abbastanza arduo riarmare in caso di
malfunzionamento. Tale molla era usualmente riarmata
dall'esplosione della carica di lancio; se però questa falliva,
allora il PIAT diventava praticamente inutilizzabile: troppo
difficile riarmarlo sotto il fuoco nemico.
Ovviamente, la
possibilità che una granata fallisse l'armamento era da tenersi
sempre presente, ma mentre con altri tipi di lanciarazzi bastava
sostituire il razzo, con il PIAT bisognava anche riarmare il
meccanismo manualmente. Inoltre il fatto che la granata venisse
sparata con una carica di lancio rendeva il lanciatore pesante e
la gittata (a causa della forza dello scoppio) non poteva essere
portata a livelli molto elevati. Infine, non vi era alcun modo
di ottenere una propulsione prolungata, come possibile ad
esempio con un motore a razzo.
Per il suo
funzionamento di norma erano necessari due uomini: uno portava
l’arma e l’altro i proiettili, contenuti in “pacchetti” da tre.
Uno dei difetti
rilevati durante il corso delle operazioni pare sia stata anche
una certa tendenza della sua granata ad esplodere al momento
dello sparo se conservata per troppo tempo (personalmente però
non ho riscontri certi su questa anomalia).
Il pregio del PIAT
era legato al fatto che, al contrario del Bazooka americano o
del Panzerschreck / Ofenhor tedesco, non emetteva praticamente
fumo all’atto del lancio e pertanto l’individuazione del team
che lo aveva in uso (o del singolo soldato) da parte del nemico
era difficile.
Il PIAT rimase fino
oltre la fine della guerra l'armamento standard della fanteria
inglese, anche perché la sua granata (dato il calibro elevato),
era assai efficace contro quasi ogni corazzato.
Se ne tentarono
anche versioni sperimentali con 14 lanciagranate sistemati su
veicoli leggeri o anche in altre combinazioni.
Il PIAT era un
sistema più tozzo, e se non altro più compatto del Bazooka
statunitense, tuttavia il peso era più che doppio (14,52 contro
6 kg). Le capacità perforanti erano maggiori, ma la gittata
massima era inferiore (340 contro 600 m teorici…poi in pratica
il tiro utile era al di sotto dei 100 m).
La granata era meno
pesante rispetto ai 1,6 kg di quella dell'arma statunitense, ma
aveva una testata in proporzione più pesante. Quando apparve,
negli anni del dopoguerra, il Bazooka M-20, con calibro 89 mm e
peso grossomodo simile, anche il vantaggio della potenza
perforante venne perso, mentre restava solo quello della
compattezza.
Nondimeno,
quest'arma aveva complessivamente un grande vantaggio per
l'industria britannica, quello di avere una produzione
estremamente rapida ed economica. Inoltre non vi erano altre
alternative al momento dell'adozione.
Il concetto del PIAT
non venne comunque ripreso da altre armi postbelliche, che erano
piuttosto progettate come lanciarazzi o cannoni senza rinculo.
L'estremo epigono
della genealogia di armi portatili controcarro britanniche, il
LAW-80, non ha nessun punto di contatto tecnologico con il PIAT,
nondimeno ne conserva vagamente l'aspetto e una certa
originalità di progettazione, con un tubo abbastanza corto e
tozzo, struttura complessa e un peso notevole per la categoria. |