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Ad Anzio-Nettuno nel gennaio 1944 fu eseguita una
operazione di sbarco denominata in codice “SHINGLE”. L’operazione si
prefiggeva lo scopo di tagliare le linee di rifornimento tedesche
dirette a cassino e sbloccare la situazione sulla linea Gustav per poi
avanzare verso Roma. La battaglia che ne seguì fu una delle più
sanguinose e controverse della campagna d’Italia. Lo sbarco ad Anzio e
Nettuno non fu il primo effettuato dagli alleati ma fu l’ultimo test
prima dello sbarco in Normandia. L’esecuzione dell’operazione anfibia
“shingle” fu attinente ai dettami della nuova (per l’epoca) dottrina
americana per le operazioni anfibie. Gli anglo-americani nella seconda
guerra mondiale fecero largo uso delle operazioni anfibie sia in Europa
sia nel pacifico. Nell’arco del conflitto furono effettuati almeno 40
sbarchi più o meno complessi.
La dottrina anfibia era pesantemente
condizionata dall’appoggio aereo pertanto tutte le zone di sbarco furono
scelte sì per il terreno ma solo ove questo coincidesse con la
possibilità di fornire il supporto dell’aviazione tattica e strategica.
Inoltre l’esperienza acquisita con gli sbarchi in Nord Africa ed in
Sicilia portò a scegliere aree in cui fosse possibile installare subito
un pista aerea per il supporto continuo e ravvicinato alle truppe, come
fu il caso dell’”Airstrip” di Nettuno.
La dottrina americana prevedeva per le operazioni
anfibie due parti distinte: la prima (Amphibious Force) consisteva in un
convoglio composto da unità prettamente navali e da mezzi da sbarco con
truppe e mezzi a bordo ed era diretta da un Comandante della marina (US
NAVY o ROYAL NAVY); la seconda (Landing Force) era composta dalle forze
terrestri sbarcate che passava sotto un Comandante terrestre solo dopo
lo sbarco.
Ad Anzio-Nettuno la prima fase (Amphibious Force)
fu diretta dall’Ammiraglio LOWRY e la seconda (Landing Force) dal
Generale J.P. LUCAS comandante del VI Corpo. Il Comando rimaneva al
Comandante navale sino a che non fosse sbarcato e reso operativo il
comando delle truppe a terra. Solo allora il comando passò al Gen. LUCAS.
L’organizzazione generali degli sbarchi prevedeva
dei Naval Construction Battalions (CB sugli elmetti, da cui soprannome
di “seabees”) con il compito di costruire basi operative, magazzini,
piste aeree e strutture per la facilitazione degli sbarchi.
Vi erano poi i Naval Beach Battalions che si
occupavano dell’organizzazione delle spiagge su cui sarebbero giunte le
truppe. Ad Anzio fu impiegato il 1st Navy Beach Battalion. Altra unità
era costituita dal Naval Combat Demolition Unit.
Erano reparti addestrati alla rimozione di
ostacoli sulle spiagge e sotto la superficie dell’acqua. Inoltre vi
erano i Beach Jumpers, unità che si occupavano di realizzare finti
sbarchi diversivi a molte miglia di distanza dalla zona reale (ad Anzio
furono attivati a nord di Civitavecchia).
Per il giorno 22 gennaio, 1° giorno
dell’operazione di sbarco denominata “Shingle”, le divisioni alleate si
organizzarono con 2 spiagge di sbarco: alla PETER BEACH sbarcarono gli
inglesi (nord di Anzio) e X_RAY BEACH gli americani. La PETER BEACH fu a
sua volta suddivisa in RED (2^ brigata 1Divisione), YELLOW (24th brigata
Guardie 1^ divisione) e GREEN (Commandos) tutte a nord di Anzio tra Tor
Caldara e Lavinio. La X-RAY BEACH anch’essa suddivisa in YELLOW (6615
Ranger force, 83rd Chemical Bn e 509th P.I.R Bn.) nel porto di Anzio e
RED e GREEN. La terza divisione di fanteria USA attuò alla lettera la
dottrina anfibia e sbarcò a sud di Nettuno nella X-Ray Beach spiagge RED
e GREEN (3^ div. e 504th P.I.R.). Ad ogni reggimento di fanteria (15°,
30° e 7°) furono assegnate tre distinte spiagge di sbarco: il 7° rgt ed
30° sbarcarono su due moli artificiali alla Red Beach, il 15° rgt sbarcò
alla Green Beach.
Al loro interno anche i reggimenti di prima ondata
erano suddivisi in compagnie a loro volta organizzate in Boat Teams per
l’assalto iniziale che consisteva di circa 30 uomini ( un plotone
rinforzato) trasportati da LCP, LVP o LCVP.
I mezzi da sbarco erano di tipo diverso a seconda
del tipo di materiali da trasportare. I primi mezzi ad arrivare sulle
spiagge erano gli LCP Landing Craft Personnel (foto 1) con squadre
d’assalto (L per 36 persone, R dotate di rampa abbassabile). Tali mezzi
però non potevano trasportare veicoli che invece erano trasportati dagli
LCV o Landing Craft Vehicle (2,3).
Questi mezzi però furono sostituiti dal completo
LCVP o Landing Craft Vehicle or Personnel (4) che poteva trasportare
sia uomini che mezzi e fu il mezzo da sbarco più diffuso in guerra. Gli
Inglesi usarono diffusamente anche il LCA Landing Craft Assault (5), una
sorta di LCVP ma con armamento superiore. L’esigenza di trasportare
mezzi corazzati portò allo sviluppo degli LCM o Landing Craft Mechanized
(6,7) e degli ancora più grandi LCT o Landing Craft Tank (8,9). Ancora
maggiori erano le LST o Landing Ship Tank.
Queste, a parte le navi da carico Liberty, erano
le più grandi navi da sbarco in grado di affrontare l’oceano
trasportando un rande numero di veicoli anche se con bassa velocità. La
prima missione operativa venne effettuata da LST’s nello sbarco in
Sicilia. Le LCI o Landing Craft Infantry (10) erano navi più contenute
degli LST concepite per far sbarcare forze del livello di una compagnia
nelle ondate di sbarco successive alla prima.
Ad Anzio rimangono diversi resti e relitti dello
sbarco. La maggior parte è sommersa e pochi resti sono ancora sulle
spiagge. In particolare sono visibili solo i resti di uno dei moli
artificiali (quello dove è sbarcato il 17° reggimento di fanteria). Gli
altri sono spezzati e sommersi. A terra rimangono lamiere di mezzi da
sbarco distrutti e le onnipresenti grelle per facilitare il movimento
dei veicoli sulla sabbia. Ma è sott’acqua che il tempo sembra si sia
fermato a sessantasette anni fa. Mezzi da sbarco, DUKW, LCI, aerei,
pezzi di ogni mezzo e veicolo insieme a casse, materiali, munizioni ed
altro ancora sono semplicemente adagiati sul fondo ed emergono
regolarmente dopo le mareggiate (o scompaiono per sempre).
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