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LE NAVI DA SBARCO

AD ANZIO

L'amico Claudio Morino invia questo bel pezzo per chiarirci qualche aspetto sull'impiego delle navi da sbarco e per annunciarci la nascita di una interessante Associazione

 

   

Tra le più grandi navi da sbarco alleate le "Landing Ship Tank" (LST) furono i mezzi che trasportarono la massa degli uomini e dei mezzi utilizzati nello sbarco. In grado di trasportare e scaricare dalla prua apribile carri ed automezzi era in grado di arrivare sin sulle spiagge grazie al suo basso pescaggio e la chiglia piatta. Il pieno successo di queste versatili navi venne poi ripetuto in Normandia.

 

 

 

Resti di uno dei moli artificiali per lo sbarco della 3^ divisione di fanteria USA. In particolare questo molo era costituito da cemento e ferro e veniva trainato sul posto e poi fatto affondare. (Sullo sfondo le città di Anzio e Nettuno).

 

 

GUARDA IL VIDEO

DELL' LCI AL LARGO DI ANZIO

 

 

 

L’associazione Storico-culturale di ricerca: “U-Boat” (Underwater-Battlefields-Organized-Anzio-Team) da anni effettua ricerche e censisce tutti i relitti non ancora identificati nella zona di Anzio-Beachhead e documenta con fotografie ogni ritrovamento. Lo studio viene svolto consultando gli archivi della US-Navy e della ROYAL Navy, il confronto delle foto d’epoca ma soprattutto la ricerca subacqua e la documentazione fotografica sul posto dove risulta fondamentale anche una buona dose di intuizione e perché no anche di fortuna.

Ad Anzio-Nettuno nel gennaio 1944 fu eseguita una operazione di sbarco denominata in codice “SHINGLE”. L’operazione si prefiggeva lo scopo di tagliare le linee di rifornimento tedesche dirette a cassino e sbloccare la situazione sulla linea Gustav per poi avanzare verso Roma. La battaglia che ne seguì fu una delle più sanguinose e controverse della campagna d’Italia.  Lo sbarco ad Anzio e Nettuno non fu il primo effettuato dagli alleati ma fu l’ultimo test prima dello sbarco in Normandia. L’esecuzione dell’operazione anfibia “shingle” fu attinente ai dettami della nuova (per l’epoca) dottrina americana per le operazioni anfibie. Gli anglo-americani nella seconda guerra mondiale fecero largo uso delle operazioni anfibie sia in Europa sia nel pacifico. Nell’arco del conflitto furono effettuati almeno 40 sbarchi più o meno complessi.

La dottrina anfibia era pesantemente condizionata dall’appoggio aereo pertanto tutte le zone di sbarco furono scelte sì per il terreno ma solo ove questo coincidesse con la possibilità di fornire il supporto dell’aviazione tattica e strategica. Inoltre l’esperienza acquisita con gli sbarchi in Nord Africa ed in Sicilia portò a scegliere aree in cui fosse possibile installare subito un pista aerea per il supporto continuo e ravvicinato alle truppe, come fu il caso dell’”Airstrip” di Nettuno.

La dottrina americana prevedeva per le operazioni anfibie due parti distinte: la prima (Amphibious Force) consisteva in un convoglio composto da unità prettamente navali e da mezzi da sbarco con truppe e mezzi a bordo ed era diretta da un Comandante della marina (US NAVY o ROYAL NAVY); la seconda (Landing Force) era composta dalle forze terrestri sbarcate che passava sotto un Comandante terrestre solo dopo lo sbarco.

Ad Anzio-Nettuno la prima fase (Amphibious Force) fu diretta dall’Ammiraglio LOWRY e la seconda (Landing Force) dal Generale J.P. LUCAS comandante del VI Corpo. Il Comando rimaneva al Comandante navale sino a che non fosse sbarcato e reso operativo il comando delle truppe a terra. Solo allora il comando passò al Gen. LUCAS.

L’organizzazione generali degli sbarchi prevedeva dei Naval Construction Battalions (CB sugli elmetti, da cui soprannome di “seabees”) con il compito di costruire basi operative,  magazzini, piste aeree e strutture per la facilitazione degli sbarchi.

Vi erano poi i Naval Beach Battalions che si occupavano  dell’organizzazione delle spiagge su cui sarebbero giunte le truppe. Ad Anzio fu impiegato il 1st Navy Beach Battalion. Altra unità era costituita dal Naval Combat Demolition Unit.

Erano reparti addestrati alla rimozione di ostacoli sulle spiagge e sotto la superficie dell’acqua. Inoltre vi erano i Beach Jumpers, unità che si occupavano di realizzare finti sbarchi diversivi a molte miglia di distanza dalla zona reale (ad Anzio furono attivati a nord di Civitavecchia).

Per il giorno 22 gennaio, 1° giorno dell’operazione di sbarco denominata “Shingle”, le divisioni alleate si organizzarono con 2 spiagge di sbarco: alla PETER BEACH sbarcarono gli inglesi (nord di Anzio) e X_RAY BEACH gli americani. La PETER BEACH fu a sua volta suddivisa in RED (2^ brigata 1Divisione), YELLOW (24th brigata Guardie 1^ divisione) e GREEN (Commandos) tutte a nord di Anzio tra Tor Caldara e Lavinio. La X-RAY BEACH anch’essa suddivisa in  YELLOW (6615 Ranger force, 83rd Chemical Bn e 509th P.I.R Bn.) nel porto di Anzio e RED e GREEN. La terza divisione di fanteria USA attuò alla lettera la dottrina anfibia e sbarcò a sud di Nettuno nella X-Ray Beach spiagge RED e GREEN (3^ div. e 504th P.I.R.). Ad ogni reggimento di fanteria (15°, 30° e 7°) furono assegnate tre distinte spiagge di sbarco: il 7° rgt ed 30° sbarcarono su due moli artificiali alla Red Beach, il 15° rgt sbarcò alla Green Beach.

Al loro interno anche i reggimenti di prima ondata erano suddivisi in compagnie a loro volta organizzate in Boat Teams per l’assalto iniziale che consisteva di circa 30 uomini ( un plotone rinforzato) trasportati da LCP, LVP o LCVP. 

I mezzi da sbarco erano di tipo diverso a seconda del tipo di materiali da trasportare. I primi mezzi ad arrivare sulle spiagge erano gli LCP Landing Craft Personnel (foto 1) con squadre d’assalto (L per 36 persone, R dotate di rampa abbassabile). Tali mezzi però non potevano trasportare veicoli che invece erano trasportati dagli LCV o Landing Craft Vehicle (2,3).

Questi mezzi però furono sostituiti dal completo LCVP o Landing Craft Vehicle or Personnel (4)  che poteva trasportare sia uomini che mezzi e fu il mezzo da sbarco più diffuso in guerra. Gli Inglesi usarono diffusamente anche il LCA Landing Craft Assault (5), una sorta di LCVP ma con armamento superiore. L’esigenza di trasportare mezzi corazzati portò allo sviluppo degli LCM o Landing Craft Mechanized  (6,7) e degli ancora più grandi  LCT o Landing Craft Tank (8,9). Ancora maggiori erano le LST o Landing Ship Tank.

Queste, a parte le navi da carico Liberty, erano le più grandi navi da sbarco in grado di affrontare l’oceano trasportando un rande numero di veicoli anche se con bassa velocità. La prima missione operativa venne effettuata da LST’s nello sbarco in Sicilia. Le LCI o Landing Craft Infantry (10)  erano navi più contenute degli LST concepite per far sbarcare forze del livello di una compagnia nelle ondate di sbarco successive alla prima. 

Ad Anzio rimangono diversi resti e relitti dello sbarco. La maggior parte è sommersa e pochi resti sono ancora sulle spiagge. In particolare sono visibili solo i resti di uno dei moli artificiali (quello dove è sbarcato il 17° reggimento di fanteria). Gli altri sono spezzati e sommersi. A terra rimangono lamiere di mezzi da sbarco distrutti e le onnipresenti grelle per facilitare il movimento dei veicoli sulla sabbia. Ma è sott’acqua che il tempo sembra si sia fermato a sessantasette anni fa. Mezzi da sbarco, DUKW, LCI, aerei, pezzi di ogni mezzo e veicolo insieme a casse, materiali, munizioni ed altro ancora sono semplicemente adagiati sul fondo ed emergono regolarmente dopo le mareggiate (o scompaiono per sempre).

 

 

 

 

 PRINCIPALI MEZZI DA SBARCO IMPIEGATI NELLE OPERAZIONI ANFIBIE ALLEATE

COMPOSIZIONE TIPO SU MEZZO DA SBARCO:

 

1 Leader

2 Squadra fucilieri;

3 Squadra per taglio di cavi e fili spinati;

4 Squadra armi automatiche BAR;

5 Squadra Bazooka;

6 Squadra mortai;

7 Squadra mitragliatrice leggera cal. 30;

8 Squadra lanciafiamme;

9 Squadra demolizione;

10 Vice leader;

11 Aiutante di sanità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spaccato di una LST

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Composizione delle

forse sbarcate ad

Anzio nel Gennaio

del 1944.

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