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I
primi tedeschi arrivarono a Montelanico il 25 ottobre del 1943, quando
misero in opera un grosso rastrellamento nel quale persero la vita 5
persone e numerose altre rimasero ferite. Da allora e fino a tutto il 2
giugno (giorno della liberazione) essi furono massicciamente presenti a
fronte delle elevate risorse idriche della zona, nonché la vicinanza con
Colleferro, dove era attiva la grande fabbrica di munizioni ed
esplosivi.
Nel momento in cui
Cassino cadde, Montelanico divenne uno dei punti di maggior presenza
tedesca della zona, visto che il paese si trovava su una delle
principali direttive di avanzata Alleate (denominata “Route Priverno –
Montelanico”) in generale e, in particolare, del CEF (il Corpo di
Spedizione Francese).
Il centro fu
investito dai combattimenti dopo la liberazione in successione di
Maenza, Roccagorga e Carpineto, con gli Alleati che cercavano di
raggiungere Valmontone ed i tedeschi ben fermi ad impedire il
conseguimento di questo obiettivo. Valmontone infatti era, a ragione,
ritenuto il “tappo” che se fatto saltare, avrebbe consentito di
intrappolare l’intera X Armata tedesca in ritirata dal fronte di
Cassino.
E cosi, dalla mattina
del 30 Maggio fino alla sera del 1 Giugno 1944, Montelanico si trovò
sotto i bombardamenti ed epicentro di combattimenti terrestri. Furono
tre lunghissimi giorni dove altri montelanichesi persero la vita.
Le unità tedesche (la
94ª Fanteria, la 29ª Panzergrenadier, la 305ª Fanteria e la divisione
“Hermann Goering”) si scontrarono con le divisioni del CEF (la 2ª e la
4ª Fanteria Marocchina, la 3ª Fanteria Algerina ed i Goumiers).
Gli scontri furono
accesissimi, anche all'arma bianca senza risparmio di mezzi e uomini da
entrambi gli eserciti, anche perchè Montelanico era considerato dagli
alleati uno degli ultimi baluardi difensivo prima di Valmontone.
Alla fine della
giornata del 1° giugno i generali delle divisioni francesi eguagliarono
la liberazione di Montelanico a quella di Castelforte. La mattina del 2
Giugno arrivò il grosso della V Armata americana (alcuni distaccamenti
americani rimasero a Montelanico fino agli inizi di Agosto), accolto da
una popolazione stremata ma festante.
La felicità per la
liberazione non poté nascondere però l’ultimo dramma sopportato dalla
già provata comunità: purtroppo anche in questo piccolo centro (come in
tanti di quelli toccati dal CEF) la festa fu macchiata dalle “gesta” dei
soldati coloniali del generale Alphonse Juin. Le donne violentate
(certe) sono state 9, più tre suore del locale convento. A queste vanno
di certo aggiunte altre che, per vergogna, hanno sempre taciuto.
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