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UN MIRACOLO LOGISTICO

C’è un aspetto della battaglia di Cassino che appare dai più sottovalutato, ma che eppure nella storia di altre battaglie e campagne sostenute dall’esercito tedesco ha rivestito un’importanza fondamentale, quando non addirittura decisiva.

 

   

Parliamo dell’aspetto degli approvvigionamenti, un elemento importantissimo nello svolgimento di una battaglia; gli uomini mangiano, le armi sparano, i mezzi consumano e si consumano. Tutto questo presuppone che alle unità al fronte arrivi tutto ciò che è necessario per il mantenimento di una linea di difesa, dove il dispendio di materiali e uomini, se non opportunamente sostenuto, può divenire decisivo, se non fatale.

Eppure, analizzando i numerosi testi che parlano della battaglia di Cassino, mai mi sono imbattuto in frasi del tipo: “Avevamo solo pochi colpi a disposizione  nell’arco dell’intera giornata”, oppure “L’unità tal delle tali esaurì le munizioni e fu costretta a indietreggiare” …perché? Come fu possibile per i tedeschi alimentare in modo regolare un fronte che era dominato dall’aria in modo pressoché totale dagli Alleati?

 

ALIMENTARE UN FRONTE

In molti pensano che le battaglie si vincano semplicemente con la quantità e con la qualità delle truppe portate in linea. Questo è in parte vero, ma non è tutto. A titolo di esempio potremmo citare che una Divisione di fanteria formata da circa 12 mila – 15 mila uomini, ha in realtà “solo” 5 mila – 6 mila combattenti di prima linea: tutti gli altri ricoprono attività di supporto (sanità, depositi, autisti, artiglieri, trasmissioni, sussistenza, eccetera) senza le quali semplicemente l’unità non potrebbe esistere e mantenere la propria operatività.

Quanto più le unità sono meccanizzate, tanto più le esigenze in termini di approvvigionamento divengono importanti. Un reggimento di artiglieria dovrà essere alimentato con i proiettili per i propri cannoni, ma non solo: serviranno lubrificanti, benzina per i trasporti, parti di ricambio, materiali per la manutenzione, viveri. Una Divisione corazzata del 1944 rappresentava addirittura il “non plus ultra” delle esigenze, con circa 600 tonnellate di materiali vari (carburante, lubrificanti, parti di ricambio, viveri e munizioni) al giorno per mantenere viva la propria operatività.

Paradossalmente,  questi aspetti impensierivano più gli Alleati che non i tedeschi e questo per un motivo molto semplice. La somma degli eserciti anglo-americani, con la loro panoplia di unità provenienti da quasi tutti i Paesi del globo, usava armi differenti, i soldati non mangiavano le stesse cose, le munizioni non erano uguali per tutti (es. i fucili e le mitragliatrici britanniche, in dotazione anche a polacchi, indiani e neozelandesi, sparavano il calibro 303 british, quelli americani, in dotazione anche ai francesi, il 30-06).

Per i tedeschi era tutto più semplice: i loro fucili e mitragliatrici utilizzavano una sola pallottola. Inoltre i soldati della Wehrmacht mangiavano di tutto e non erano limitati per il proprio sostentamento da aspetti religiosi e/o di ceppo etnico.

Questi ultimi però avevano dalla loro un grosso svantaggio: tutto quello che era necessario per la conduzione della guerra era prodotto in Germania e nei territori occupati e, di conseguenza, doveva essere portato al fronte mediante una capillare catena di trasporti che si avvaleva, mano a mano che ci si avvicinava alle zone d’operazione, di mezzi diversificati (spesso l’ultimo tratto fino alle prime linee si faceva a dorso di mulo, se non a spalla).

Gli Alleati viceversa avevano assicurati alcuni grossi porti strategici (es. Napoli), dove il materiale arrivava in tutta sicurezza e in altrettanta sicurezza (vista l’assenza della Luftwaffe nei cieli) veniva portato alle prime linee. In quest’ultimo caso le perdite di materiali durante il tragitto furono pressoché nulle, limitandosi a quelle nelle immediate prossimità del fronte per l’azione dell’artiglieria tedesca e per incidenti veri e propri.

Tale sproporzione era in parte azzerata solo da un aspetto fondamentale: i tedeschi si difendevano, per cui l’azione delle loro armi si doveva far sentire solo in caso di attacco nemico e, talvolta, sottoforma di “fuoco di disturbo” sulle retrovie. Gli angloamericani invece dovevano mantenere

sempre viva la propria pressione di fuoco, bombardando con l’artiglieria sia le retrovie tedesche, sia le vie di rifornimento individuare dall’osservazione aerea o avanzata. Si pensi che solo nella mattinata del 15 marzo 1944, all’inizio della terza battaglia di Cassino, l’artiglieria britannica e americana sparò circa 200.000 granate sulla città e le quote attigue .

 

IL MIRACOLO TEDESCO

Nel marzo del 1944 la MAAF (Mediterranean Allied Air Force) lanciava l'Operazione “Strangle” (letteralmente, “Strangolamento”), un’operazione prettamente aerea che usciva dal carattere puramente tattico fino ad allora seguito per entrare in quello strategico. Scopo di “Strangle” era isolare Cassino dal resto del mondo con l’ausilio di una forza pari a circa  3.960 aerei tra caccia, cacciabombardieri, bombardieri leggeri, medi e pesanti,

La Luftwaffe in Italia disponeva di poco più di 300 caccia per contrastare questo sforzo alleato; essi però potevano ben poco nei cieli dominati dalla RAF e dall’ USAAF.

Era questa un’operazione finalizzata unicamente allo sfondamento della Linea Gustav il cui effetto arrivò fino ad obiettivi posti ai valichi dalla Germania e dall’Austria (i quali furono costantemente battuti), così come anche su tutto ciò che veniva visto muoversi sul terreno o sull’acqua. Bersagli favoriti erano i trasporti su ferrovia e gli stessi scali di smistamento del traffico, strade, viadotti, ponti, concentramenti di truppe, automezzi (anche isolati), corazzati e depositi, cercando di conseguire la paralisi dei rifornimenti alle armate tedesche e limitandone fortemente la mobilità. C’è da aggiungere che questo sforzo bellico ebbe  notevoli ripercussioni anche sulla popolazione civile negli immediati paraggi degli obiettivi.

Nonostante tutto, i rifornimenti tedeschi continuarono ad affluire sulla Gustav e questo ha molto del “Miracolo Logistico”.

Il materiale che arrivava via treno non veniva mai portato a ridosso del fronte (anche perché ciò era materialmente impossibile su rotaia), per cui dopo essere scaricato veniva decentrato in depositi secondari mimetizzati (arte nella quale i tedeschi avevano fatto di necessità virtù)  o protetti da boschi e grotte naturali.

Da tali depositi il materiale era prelevato e trasportato a ridosso della linea del fronte, viaggiando prevalentemente di notte (era difficile vedere una colonna tedesca muoversi di giorno), su automezzi con i fari oscurati e quando possibile attraverso strade secondarie.

Un ottimo esempio di lavoro compiuto dai tedeschi a scopi logistici fu di certo l’adeguamento a scopi militari del “Tracciolino”, la strada che unisce la Valle del Liri con la Valle di Comino lungo i paesi di Roccasecca e Casalvieri. Su questa strada non venne mai a cessare il flusso di materiali e truppe da e per la Linea Gustav, in quanto essendo incassata tra le gole del fiume Melfa era difficilmente battibile sia dall’artiglieria che dall’aviazione.

Ad agevolare questa sorta di miracolo logistico, contribuì non poco l’assenza o quasi di un’organizzazione partigiana distribuita in modo capillare sul territorio (sulla falsariga dei “Maquis” francesi) che potesse in qualche modo porre in atto sabotaggi e/o operazioni di disturbo significative al traffico di materiali da guerra tedeschi. Ci furono azioni in tal senso nella Capitale e intorno ad essa, ma mai dette azioni furono strutturate in modo da creare un serio pericolo per l’afflusso di rifornimenti al fronte.

Per quanto riguarda il sostentamento alle truppe, i tedeschi erano usi “prelevare” direttamente in loco  ad esempio gli animali da macello, i quali venivano portati poi presso appositi centri a ridosso della linea del fronte e macellati. Si provvedeva poi alla cottura del rancio con specifiche cucine da campo e al trasporto e distribuzione alle truppe. La linea di rifornimento preferita era quella che, partendo da Roccasecca, arrivava fino a Villa Santa Lucia e poi, scavalcando la dorsale montuosa, giungeva direttamente alle posizioni dietro Montecassino.  Altri centri di ammassamento di rifornimenti erano siti immediatamente dietro Atina, da dove poi venivano avviati al fronte attraverso  la zona di Capodichino – Belmonte Castello – Terelle.

Ma era tutta la zona dietro il fronte di Cassino ad essere costellata di depositi con ogni sorta di materiali.

Uno di questi, ad esempio, era sito nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria di Arce, mentre un altro era presso quella di Ceprano (dove oggi sorge il parco giochi, presso la chiesa). Quest’ultimo, secondo le testimonianze raccolte, fu colpito da un raid aereo e saltò in aria nel marzo del 1944. Prova dell’importanza di quest’ultimo deposito è il rinvenimento negli anni ’90, durante i lavori di scavo per la realizzazione della TAV a ridosso dei binari della vecchia linea Roma-Napoli, di una mitragliera antiaerea da 20mm con ancora tutte le sue munizioni.

 

 

 

Una chiesa adibita dai tedeschi a deposito di munizioni.

 

Deposito di munizioni tedesco ricavato nella roccia e catturato dagli americani sulla parte occidentale della Linea Gustav.

 

Gli spostamenti dei rifornimenti tedeschi avvenivano perlopiù di notte. Durante il giorno l'assoluta supremazia aerea Alleata rendeva rischiosissimi qualsiasi movimento su strade e sentieri. Nella foto: una colonna someggiata tedesca annientata dall'azione dell'aviazione anglo-americana.

 

Per portare gli approvvigionamenti alle prime linee, sia tedeschi e Alleati utilizzarono un largo numero di muli.

 

Un mulo trasporta alcune casse di munizioni alle prime linee tedesche

 

Una vista aerea odierna della zona ferroviaria di Ceprano. Nel cerchio giallo vediamo la stazione, mentre in quello rosso la zona dove sorgeva il deposito temporaneo, bombardato nel marzo 1944.

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