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Barone Heinrich von Behr
21.8.1973
Gen. Maj. d.Bw.a.D.
RELAZIONE
Circa l’impiego del
Panzergrenadier-Regiment 200 della 90.Panzergrenadier-Division nella
prima battaglia di Cassino per il Monte Castellone nel febbraio 1944.
Negli ultimi giorni di
gennaio del 1944, quando con quel che rimaneva del mio 200° Reggimento
(I e III Battaglione), decimato durante gli scontri a Minturno e nei
pressi di Nettuno, subentrammo al 134° Reggimento di Fanteria della 44.
Infanterie-Division (“Hoch und Deutschmeister”), la situazione era
oltremodo sfavorevole.
Sarebbe bastato solamente un
colpo decisivo degli americani, dal massiccio del Monte Castellone all’
“ultimo baluardo” nella pianura nei pressi di Piedimonte, per rovesciare
le forze tedesche, notevolmente indebolite.
In questo modo gli Alleati
avrebbero conquistato il tanto agognato accesso alla Via Casilina e alla
strada per Roma e sarebbero riusciti ad aprire i collegamenti con le
forze di terra stanziate nei pressi di Nettuno.
Per quanto a mia conoscenza,
alle nostre spalle non vi era più nessuna formazione in grado di
affrontare un combattimento.
Avevo impiegato il I./200
sotto la guida del Capitano Alfred Bottler a destra, sul versante
occidentale del Monte Castellone, il III./200 sotto la guida del
Capitano Sepp Hejda (+) a sinistra, sul versante meridionale di Monte
Cairo in sostituzione di quel che rimaneva della 44.Infanterie-Division.
Hejda era incaricato, in particolare, di controllare anche l’area
Caira-Terelle (III./200), poiché temevo che gli alleati sferrassero i
loro attacchi laterali proprio da quella direzione. Alla mia destra
erano stanziate parti del IV Battaglione Hochgebirgsjäger, le quali
ancora più a destra, erano in collegamento con il II./361, guidato dal
Capitano Schlottau, con parti del 211° Reggimento e con il I./361,
guidato dal Capitano Immig.
Il I e III./200 erano
notevolmente indeboliti a causa delle aspre battaglie condotte per
difendere il fronte Ortona-Onsogna nonché per il passaggio delle armi
(in particolare delle armi pesanti della fanteria) alle unità della
(90^) Divisione dispiegate nei pressi di Minturno. La forza di
combattimento delle compagnie non superava in nessun caso i 35-40
uomini.
Il II./200, anch’esso
indebolito e guidato dal Capitano Mörgel, era già dispiegato nell’area
di Nettuno, nei pressi di Aprilia, fin dall’inizio dello sbarco nemico e
nei primi giorni di febbraio 1944 non poteva essere considerato
disponibile per le mie operazioni.
La 13(Inf. Geschütskp)/200
si trovava ancora nei pressi di Minturno. L’Artiglieria della Divisione
non era a disposizione, solamente il Comando del Reggimento si stava
dirigendo verso Cassino.
Il 190° Battaglione Pionieri
e il reparto Sturmgeschütz erano ancora impegnati nei pressi di
Minturno. In base ai miei ricordi, in quel settore erano allora a
disposizione, oltre a quel che rimaneva dell’Artiglieria della
44.Infanterie-Division, soltanto un reparto Mortai da 21 cm con 3 pezzi
e la 71. Werfer-Brigade (NDR: probabilmente era il
Werfer-Artillerie-Regiment 71).
Nei primi giorni di febbraio
il Gen. Maj. Ernst-Guenter Baade (+), Comandante della nostra Divisione,
assunse il Comando del settore di Cassino in cui eravamo stanziati.
Ovviamente riconobbe immediatamente l’estrema pericolosità della
posizione del I./200 e del IV Battaglione Hochgebirgsjäger. Tali
posizioni erano, infatti, dominate dall’alto da tutto il crinale del
Monte Castellone e di giorno potevano essere viste nella loro interezza.
Il terreno roccioso non consentiva di trincerarsi.
Tale situazione avrebbe
potuto essere rovesciata a nostro vantaggio solamente se avessimo
sferrato un attacco e ci fossimo impossessati di tutto il crinale del
Monte Castellone.
Per questo motivo, al I./200
e al IV Battaglione Hochgebirgsjäger era stato affidato l’incarico di
reperire informazioni quanto più dettagliate possibili sulla posizione e
la forza delle postazioni nemiche, soprattutto sul pendio frontale e sul
crinale. Le perlustrazioni rivelarono che il pendio frontale e il
crinale erano occupati solamente da forze molto deboli. Il grosso delle
forze nemiche era evidentemente stanziato nelle posizioni d’intervento o
di riserva sul pendio posteriore del massiccio.
Alla luce di questa
situazione, elaborai il seguente piano di attacco che proposi alla
Divisione:
“Il I Battaglione del 200°
Reggimento e il IV Battaglione Hochgebirgsjäger attaccheranno il 12
febbraio, molto presto, tra le 03.00 e le 04.00 del mattino,
“silenziosamente”, senza essere preceduti dal fuoco d’Artiglieria per
preparare l’attacco e s’impadroniranno di tutto il crinale. Il III
Battaglione del 200° Reggimento occuperà con poche forze le posizioni
iniziali del I./200 come postazioni di sbarramento e proteggerà
contemporaneamente il fianco sinistro in direzione Caira-Terelle.
L’intervento
dell’artiglieria sarà predisposto in modo tale che con l’irruzione delle
nostre forze nelle posizioni più elevate, al segnale luminoso rosso e al
mio messaggio radio, tutti i cannoni faranno fuoco contemporaneamente
sul versante posteriore del crinale del Monte Castellone e il fuoco non
cesserà fino a quando le posizioni più elevate non saranno nelle nostre
mani.”
Questa proposta non fu
accettata. Fu invece disposto un breve fuoco preparatorio sul crinale e
poi il resto dell’Artiglieria si sarebbe rivolto verso il pendio
posteriore fino a quando il crinale non sarebbe stato saldamente nelle
mani della fanteria.
Solamente per il IV
Battaglione Hochgebirgsjäger venne approvato l’attacco “silenzioso”
perché si supponeva che il suo obiettivo, coperto dalla foresta, potesse
essere raggiunto più facilmente in modalità “silenziosa”.
L’Artiglieria, in
particolare i mortai e i lanciarazzi, aveva accettato la mia richiesta
di non far cadere nemmeno un colpo sul pendio anteriore e sulla linea
del crinale durante l’intero intervento della fanteria e la Divisione
l’aveva assicurato con fermezza.
Per questo scopo, mi fu
assegnato l’aiutante del 190° Reggimento di Artiglieria, il Capitano
Peter Münsing, con una pattuglia di trasmettitori.
Alle 04.00 del mattino del
12 febbraio l’artiglieria aprì il fuoco. Dal posto Comando di Villa
Santa Lucia (NDR: potrebbe trattarsi di Colle Santa Lucia), il Capitano
Münzing ed io godevamo di una buona visuale di tutto il fronte
d’attacco. Dopo il termine ufficiale delle operazioni d’artiglieria,
notammo ancora degli attacchi autonomi d’artiglieria sul pendio
anteriore e sul crinale. Münzing trasmise immediatamente l’ordine radio
“spostare il fuoco in avanti di 200 m” – cui non fece seguito nessuna
reazione.
Poco dopo, il I./200 sparò
un razzo verde in tutta l’area dell’attacco, il segnale per richiedere
lo spostamento in avanti del fuoco. Messaggi radio all’artiglieria e
alla Divisione e segnali luminosi “verdi” dal versante anteriore si
alternarono continuamente, senza apparente successo, le nostre truppe
continuavano ad essere colpite.
Il Capitano Bottler, che
aveva dapprima annunciato l’inizio spedito delle operazioni, comunicava
ora di aver sì raggiunto in parte il crinale, ma di aver sofferto
gravissime perdite a causa del fuoco della nostra artiglieria. Aveva già
perso due Comandanti di Compagnia e ora i nemici iniziavano il
contrattacco con tiratori scelti e bombe a mano al fosforo, con
conseguenze terribili.
Finalmente il fuoco della
nostra artiglieria si spostò sul pendio posteriore, ma ormai era troppo
tardi. Il I./200 aveva perso altri 2 ufficiali e non era più in
condizioni di mantenere il possesso della cresta, il II./200 aveva perso
oltre cento soldati e solamente con grande fatica e con altre perdite
riuscì a ritornare alle posizioni di partenza.
Il IV Battaglione
Hochgebirgsjäger aveva portato a termine con successo l’attacco
“silenzioso”, riuscendo a penetrare nelle posizioni sulla cresta senza
grandi perdite e riuscì a resistere egregiamente al duro contrattacco
americano che iniziò ben presto anche in quella direzione.
Seguendo una mia proposta,
la Divisione ordinò lo spostamento nelle posizioni di partenza, da
sinistra verso destra.
Il IV Battaglione
Hochgebirgsjäger si ritirò solamente quando iniziò a far buio.
Giacché i mortai erano
totalmente inservibili poiché ormai in uso da molto tempo (il loro tiro
era, in parte, addirittura troppo corto) e i nuovi tiri di aggiustamento
non erano ancora stati effettuati e giacché la dimensione della
dispersione dei lanciarazzi era ancora sconosciuta, soprattutto nella
zona montagnosa, l’artiglieria non era nemmeno in grado di aprire e
mantenere il fuoco in maniera mirata, precisa e svelta, come
un’operazione della fanteria di questo tipo avrebbe assolutamente
richiesto.
La conferma che il I./200
avesse effettivamente raggiunto la cresta del Monte Castellone e che vi
fosse rimasto per ore combattendo duramente, la ricevetti nel 1958
dall’allora Maggiore Adams, ex Comandante del 135° Reggimento di
fanteria americana.
Durante le sue visite come
Comandante Generale del V Corpo americano presso il III Corpo
dell’Esercito Tedesco, in cui io rientravo in quanto Comandante della 5.Panzer
Division, il Generale Adams mi raccontò di essere stato all’epoca mio
nemico diretto e che solamente 20 minuti dopo che i miei soldati erano
penetrati nelle posizioni sulla cresta lui diede l’ordine di abbandonare
il Monte Castellone.
Per fortuna degli americani,
l’artiglieria tedesca era talmente imprecisa che la maggior parte dei
colpi ricaddero sui soldati tedeschi. Questo fattore lo aiutò
notevolmente a mantenere le posizioni grazie anche ad energici
contraccolpi. Questo Generale fu anche colui che mi confermò che tutti i
caduti tedeschi erano stati sepolti dignitosamente, come pattuito nella
nostra tregua “privata” del 13.02.1944. Oggi riposano nel Cimitero
Militare di Cassino presso Roccasecca. |