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L’AQUILA CHE NON SPICCÒ

MAI IL VOLO

A metà del 1941 la Regia Marina commissionò una portaerei dal nome assai promettente: “Aquila”, ma ristrettezze economiche, vincoli tecnologici e il conflitto vero e proprio non le fecero mai vedere la luce.

   

Il transatlantico "Roma", scelto per essere modificato in portaerei "Aquila".

 

Uno schema della futura portaerei della Regia Marina.

 

Il Reggiane Re.2001, aereo scelto per essere imbarcato sull'Aquila. Ne sarebbe stata prevista anche una versione con ali ripiegabili.

 

 

Sopra e sotto: l'Aquila mascherata con reti mimetiche per celarla all'osservazione aerea.

 

 

Nel porto di La Spezia

 

In una foto del 1952, poco prima del suo smantellamento.

 

Particolare dell'isola

 

La prua

 

Il ponte di volo.

 

Si ringrazia Enzo Maio per le notizie tecniche relative al mancato approntamento dei sistemi di appontaggio degli aerei.

 

A questa nave va comunque riconosciuto il fatto di essere stata la prima di questo tipo mai messa in cantiere dalla nostra Marina. È stata infatti la prima portaerei italiana dotata di ponte di volo ad essere stata costruita, ma non entrò mai in servizio attivo.

Nonostante il governo fascista avesse sempre osteggiato la costruzione di portaerei (Mussolini diceva che l’Italia, di per sé, era già una portaerei), il disastro di Gaudo e Matapan, dove la marina italiana perse in un sol colpo tre incrociatori pesanti, rese chiaro l'apporto significativo che un uso coordinato dell'aeronautica poteva dare alle operazioni navali.

Fu così deciso urgentemente di dotare di una portaerei la Regia Marina. L’allestimento non fu però iniziato “da zero”, bensì dalla conversione di una nave già esistente. Tra i possibili candidati alla trasformazione in portaerei venne scelto il transatlantico Roma, in quanto pur essendo una nave relativamente recente (era stata varata 15 anni prima) necessitava di lavori di riparazione e dell'installazione di un nuovo impianto motore e sarebbe stata quindi ceduta abbastanza facilmente dalla società armatrice.

La nave era stata costruita per la Società "Navigazione Generale Italiana" di Genova dal cantiere navale G. Ansaldo & Co di Sestri Ponente, dove venne varata il 26 febbraio 1926.

 

CARATTERISTICHE

La trasformazione del transatlantico "Roma" in portaerei venne ordinata nel luglio del 1941.

Il progetto originario di modifica, sviluppato dal generale del Genio navale Gustavo Bozzoni, non ebbe seguito in quanto presentava un grosso limite operativo che consisteva nel fatto che gli aerei, una volta lanciati, non sarebbero stati recuperati. La spiegazione ufficiale fu attribuita alla difficoltà della manovra di appontaggio e al lungo addestramento dei piloti ad una manovra del genere. In realtà il problema della mancata capacità di atterrare da parte dei velivoli era legata ad un gap tecnologico, che ci aveva impedito di realizzare sia i cavi di appontaggio (che vengono “artigliati” dal velivolo per consentirne l’arresto sul ponte di volo), sia un sistema idraulico in grado di assorbire l’energia, sia un sistema che poi riportasse in tensione il cavo. In questo campo le nazioni più avanti erano l’Inghilterra (che già disponeva di portaerei da anni) e il Giappone; ai primi non era possibile chiedere alcun know-how, in quanto nazione nemica…ai secondi non fu nemmeno tentato l’approccio.

La realizzazione finale vide la protezione passiva realizzata mediante 18 paratie stagne, di cui 11 doppie, da controcarene esterne e da doppifondi riempiti di calcestruzzo armato sino alla linea di galleggiamento. L'applicazione di controcarene avrebbe permesso alla nave sia di raggiungere velocità elevate sia di migliorare la protezione subacquea nei confronti dei siluri. Le contromisure passive videro anche una corazzatura ai depositi di carburante e di munizioni, mentre il riempimento delle controcarene con uno spessore di cemento armato, previsto anche nel progetto Bozzoni e che aveva dato ottime prestazioni alle prove di scoppio in vasca, richiedeva poco acciaio per la sua realizzazione rispetto ad una corazzatura classica. Lo scafo, controcarene comprese, venne allungato di circa 5 metri.

L'apparato motore fu realizzato utilizzando due apparati originariamente destinati a incrociatori leggeri della classe Capitani Romani (diventati disponibili dopo la cancellazione della costruzione di quattro delle dodici previste), con otto caldaie e quattro turbine. La potenza di ciascuno dei gruppi caldaie/turbina venne limitata da 50.000 a 37.500 CV, per un totale di circa 150.000 CV, consentendo alla nave di raggiungere una velocità massima di circa 30 nodi.

Il ponte di volo, continuo da prora a poppa e sostenuto da apposite strutture, aveva una voluminosa isola a più piani sul lato di dritta, a circa metà nave, con la plancia di comando e numerose piazzole per le armi antiaeree. Ai lati dello scafo erano presenti simili piazzole per l'armamento antisilurante.

L'Aquila era equipaggiata con due catapulte Demag ad aria compressa di produzione tedesca con due elevatori. L'hangar era divisibile in quattro sezioni da paratie tagliafuoco. Avrebbe potuto imbarcare 51 aerei da caccia tipo Reggiane Re.2001 di cui 10 sul ponte di volo, 26 nell'hangar e i rimanenti sospesi al cielo dell'hangar stesso con un espediente ingegnoso inventato per poter aumentare la capacità di carico della nave. Era stata prevista anche la costruzione di una versione del Re.2001 ad ali ripiegabili che avrebbe potuto portare a 66 caccia la capacità di imbarco.

L'armamento, destinato principalmente alla difesa contraerea, era costituito da cannoni singoli (8 cannoni da 135/45 mm e dodici da 65/44 mm) installati a prua, poppa e su mensole ai lati dei ponti di volo e da 22 impianti sestupli di mitragliere da 20/65mm installati ai lati del ponte di volo e davanti e dietro l'isola.

 

DOPO L'ARMISTIZIO

Pur essendo stata danneggiata nel novembre 1942, mentre era ancora in allestimento, alla data dell'armistizio dell'8 settembre 1943, la nave era già completata al 90%, praticamente pronta per i collaudi e le prove in mare ed aveva già effettuato le prime prove statiche dell'apparato motore, ma non fece in tempo ad entrare in servizio attivo.

Il 9 settembre la nave, che era stata sabotata prima di essere abbandonata dall'equipaggio, cadde nelle mani dei tedeschi che se ne impadronirono affidandola alle autorità della Repubblica Sociale Italiana, che ne tentarono il completamento per immetterla in servizio nella Marina Nazionale Repubblicana, ma senza successo, a causa dei continui bombardamenti alleati, come quello nel porto di Genova del 16 giugno 1944 in cui la nave subì gravi danni.

I tedeschi cominciarono un parziale smantellamento per riciclarne il ferro ed infine il 19 aprile 1945 la nave venne attaccata da mezzi d'assalto subacquei italiani di Mariassalto facenti parte delle forze cobelligeranti italiane del Regno del Sud, per impedire che i tedeschi ne utilizzassero il grosso scafo per affondarla e bloccare l'imboccatura del porto di Genova. Alla fine della guerra venne ritrovata ancora a galla, semisommersa il 24 aprile 1945 e posta a metà del porto in un estremo tentativo di bloccare il passaggio fra il bacino della Lanterna e gli scali occidentali. Rimorchiata dagli inglesi alla Calata Bettolo, vi rimase qualche anno, finché non fu rimorchiata nel 1949 a La Spezia, dove venne demolita nel 1952.

 

 

CARATTERISTICHE DELL'AQUILA

 

Dimensioni l x l x p

232.5 m x 29.4 m x 7.39 m

Dimensioni ponte di volo

216.2 m x 25.3 m

Dislocamento a vuoto

20.000 tons

Dislocamento normale

23.350 tons

Dislocamento massimo

28.380 tons

Apparato motore

8 caldaie Yarrow, 4 turbine Parson, 148.000 hp, 4 eliche

Velocità massima

30 nodi

ARMAMENTO

     

AN / AA

8 x 135/45

AA

12 x 65/64

AA

132 x 20/65

Aerei

51 x Reggiane Re. 2001

Catapulte

2, ognuna in grado di lanciare un aereo ogni 30 secondi.

CORAZZATURA

   

verticale

600 mm (controcarene in cemento armato)

orizzontale

76 mm (ponte di volo)

depositi carburanti

60 mm

depositi munizioni

80 mm

Equipaggio Marina

65 ufficiali, 1.309 tra sottufficiali e comuni

Equipaggio Aeronautica

51 ufficiali, 202 sottufficiali, comuni e avieri

 

 

 

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