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Ostaggi delle SS al lago di Braies

Una delle ultime vicende oscure della guerra ci riporta al drammatico epilogo del conflitto.

 

 

Alla fine della Seconda Guerra mondiale, le SS sono decise a cercare a tutti i costi di salvare il regime nazista dall'incombente sconfitta.

Per raggiungere questo scopo ogni mezzo è buono e si concepisce un piano che prevede di utilizzare detenuti illustri imprigionati nei campi di concentramento come ostaggi per trattare con gli Alleati occidentali.

Dietro questa operazione segreta dell'Alto Comando di Sicurezza del Reich c'è la mano di Himmler, capo delle SS e di Ernst Kaltenbrunner, capo della Polizia di Sicurezza e dell'SD (Sicherheit Dienst), che negli ultimi giorni di guerra organizzano personalmente il trasporto di un convoglio di prigionieri speciali nella fortezza alpina; sperano così di essere accettati dagli Alleati come controparte nelle trattative di pace; ma tutto rimarrà una loro vana speranza.

Su loro ordine gli ostaggi, parte dei quali si trovava già da due anni nelle mani delle SS, vengono dapprima trasferiti dai vari campi di concentramento e raccolti tutti a Dachau e poi messi in viaggio verso il sud.

Il convoglio arriva il 28 aprile del 1945 sotto scorta armata delle SS a Villabassa, in val Pusteria, ed è composto da 139 prigionieri provenienti da 17 paesi d'Europa.

Li guida l'SS Obersturmfuhrer Edgar Stiller, accompagnato da una pattuglia di SS di Dachau e un commando speciale dell'SD con a capo l'SS Untersturmfuhrer Ernst Bader. In tutto una cinquantina di uomini.

Un gruppo di ostaggi riuscì, nel buio, a captare un discorso tra gli ufficiali delle SS che li scortavano.

I militari discutevano sull'approssimarsi del momento in cui eseguire l'ordine estremo del loro capo Himmler, fissato per il giorno 29. 

Vista ogni impossibilità di utilizzare i prigionieri come merce di scambio essi andavano eliminati. 
Dovevano essere fatti letteralmente sparire, in futuro nessuno avrebbe dovuto riuscire a ricostruire le loro ultime tracce. 

L'ordine era estremamente dettagliato, i prigionieri non dovevano essere fucilati ma bensì essere rinchiusi nei pullman, portati in una zona isolata, imbottiti di esplosivo e fatti esplodere. 

Queste notizie diffusero il panico tra gli ostaggi. 

Alcuni di loro, tra cui il colonnello Bogislav von Bonin e il dottor Wilhelm Flügge, riuscirono a scendere dai torpedoni e a scivolare, non visti, lungo la strada che portava al centro del paese, fendendo la massa dei soldati in fuga. 

Avrebbero voluto chiedere aiuto a qualcuno, ma a chi, in quella situazione infernale? 
Improvvisamente, il miracolo! 

Von Bonin riconobbe in un gruppo di ufficiali che sostava sulla piazza del paese proprio il generale Heinrich von Vietinghoff, capo di stato maggiore dell'Armata Sud che aveva concordato da poco con gli angloamericani la ritirata. 

I due si conoscevano benissimo da lungo tempo. 

Von Bonin riuscì ad avvicinarsi a von Vietinghoff abbracciandolo e a sussurrargli velocemente la loro situazione. 

Resosi conto della gravità del momento, il generale decise di passare all'azione immediatamente. 

Nel frattempo gli ufficiali delle SS di scorta agli ostaggi si erano recati all'Hotel Bachmann, una locanda nella piazza principale di Villabassa, mettendosi a trangugiare birra e salsicce. 
Dopo circa un'ora la porta della locanda si spalancò con violenza e, preceduto da un maggiore, entrò un intero reparto della Wehrmacht.

Di fronte alle SS impietrite e infuriate il maggiore, pistola alla mano, ordinò la consegna di tutte le armi senza discussioni. 

Nel frattempo, ignorando gli sviluppi positivi e approfittando dell'allentamento della sorveglianza, la gran parte degli ostaggi rimasti sugli autobus si incamminò verso il paese sotto una pioggia battente.
Giunti alla locanda trovarono i loro compagni e gli ufficiali della Wehrmacht che festeggiavano. Erano liberi. 

 

Il Maggiore Werner von Alvensleben, al comando del gruppo

di soldati regolari della Wehrmacht che liberò

i prigionieri dalle mani delle SS

 

 

 

 

 

 

 

"Era incredibile, - racconta Fey von Hassell, una degli ostaggi - il maggiore della Wehrmacht che aveva comandato l'azione che ci liberó dalle SS era Werner von Alvensleben, le nostre famiglie si conoscevano e suo fratello era l'insensibile ufficiale delle SS che aveva favorito l'arresto mio e dei miei bambini a Udine. Quando glielo dissi il maggiore rispose che quello era la pecora nera della famiglia." 
Il maggiore von Alvensleben rimase con una decina di uomini a protezione del gruppo che venne trasferito in un albergo vicino, presso il lago di Braies, situato in una buona posizione difensiva nel caso di un contrattacco delle SS. 

Dopo qualche giorno gli ex ostaggi appresero che le SS in fuga, al comando di Bader, avevano tentato di raggiungere Bolzano ma erano state intercettate dai partigiani.

Erano tutti finalmente liberi di festeggiare la fine di un incubo. 

Il giorno seguente gli ex prigionieri inglesi, i maggiori Payne Best e Stevens, decisero di partire con una macchina per raggiungere, a Verona, il più vicino comando alleato per spiegare la situazione del gruppo. 

Il quattro maggio arrivarono al lago di Braies gli americani che ben poco sapevano dei quel provato gregge umano e della sua storia, disarmarono gli uomini della Wehrmacht e trattarono con i partigiani della zona. 

Il maggiore Payne Best chiese il permesso di rivolgere ai militari tedeschi, diventati ora prigionieri, parole di stima e di ammirazione per il coraggio dimostrato. 

Il 10 maggio otto comodi autobus militari americani portarono il gruppo a Verona, durante il percorso vennero protetti da una scorta di aerei da caccia. 

Nell'aeroporto di quella città vennero imbarcati su tre aerei militari e trasferiti al Quartier Generale alleato di Napoli per le pratiche di identificazione e gli interrogatori di rito. 

Si concluse così, nel migliore dei modi, il destino del gruppo di ostaggi eccellenti ai quali l'operazione speciale ordinata da Himmler avrebbe riservato una fine tragica. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Villabassa al tempo in cui si chiamava Niedersforf, durante una manifestazione del locale partito Nazista

 

 

 

 

 

Il colonnello Bogislav von Bonin (a sinistra nella foto), ripreso appena dopo l'arrivo degli americani a Villabassa.

Von Bonin era uno dei prigionieri "eccellenti" delle SS in quanto era stato accusato di aver preso parte alla congiura contro Hitler sfociata nell'attentato del 20 luglio 1944.

Fu lui ad avvertire la Wehrmacht di quanto stava accadendo a Villabassa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni dei prigionieri

liberati davanti all'Hotel "Lago

di Braies"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'arrivo degli americani a Villabassa,

nella piazza principale.

 

L'Hotel "Lago di Braies" oggi, con la sua magnifica vista sull'omonimo specchio d'acqua.

 

 

 

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