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Siamo
così abituati a presenziare alle manifestazioni "degli altri" (tedeschi,
britannici, americani) che spesso dimentichiamo che quella stessa guerra
la fecero anche "I nostri".
Fanti, Aviatori, Marinai,
Paracadutisti, Carristi, tutti uniti da quel senso del dovere che più di
una volta fece superare loro le deficienze di armamento, equipaggiamento
e comando croniche delle nostre FF.AA di quel tempo, specie se messe al
confronto con quelle dell'alleato tedesco o dell'allora nemico
angloamericano e viceversa.
La nostra non fu una guerra
facile (ammesso che ne esistano), eppure questi uomini risposero al
richiamo del dovere sovente in maniera stoica e altrettanto sovente già
conoscendo l'epilogo di ciò che si apprestavano a fare.
Domenica scorsa c'erano
"loro" a ricordare quel periodo buio ma al tempo stesso epico; non i
rudi reduci tedeschi o i sempre sorridenti americani, ma "loro", i
nostri soldati (e che soldati): i Paracadutisti, un nome
che ancora oggi evoca gesta impresse nella storia, oltre che nella
sabbia di El Alamein e in tutti i campi di battaglia dove furono
impegnati.
Non importa da "che parte"
erano schierati, non ha importanza se alcuni combatterono per il Re e
altri, compiendo una scelta che oggi potrebbe apparire facile, optarono
per la RSI: i Paracadutisti erano e sono una grande famiglia e alla
fine, quando l'urlo della battaglia si placa, li troverai sempre
lì...insieme, come una "Banda di Fratelli". |
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