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Una incredibile scoperta

Un nuovo articolo che prende spunto da una incredibile scoperta fatta dall'amico Giuseppe Tulli. Tutto ruota intorno ad una foto.

 

 

 

La foto del Tenente Colonnello Aldo Quarantotti, così come l'amico Giuseppe Tulli l'ha tenuta fino al giorno della scoperta.

 

La foto tolta dalla cornice.

 

Il retro della foto, con la scritta “Tenente Colonnello Aldo Quarantotti nato a Napoli il 23.01.1910. Morto in combattimento il 12.07.1942. La desolata madre"

Probabilmente fu proprio la madre dello sfortunato pilota a tracciare queste righe in ricordo del figlio.

 

Un Reggiane Re.2001, dello stesso tipo su cui volava il Tenente Colonnello Quarantotti.

 

 

Un Supermarine Spitfire, sotto i colpi del quale probabilmente cadde il Tenente Colonnello Quarantotti assieme al suo gregario, Tenente Seganti.

 

 

LE VERSIONI DEL REGGIANE RE.2001

 

Re 2001 409

Primo prototipo. Distrutto il 14 marzo 1941.

Re 2001 bis538

Prototipo. Nuova ala con radiatori completamente incassati. Primo volo: 01/07/1941. Poi convertito in Re 2001 serie 0.

Re 2001 Delta 9920

Prototipo con motore Isotta-Fraschini Delta RC.16/48 da 840 HP. Primo volo: 12/09/1942.

 

Re 2001 CN Serie III90751-90800

"Caccia notturno". Montavano al posto delle armi da 7,7 mm due cannoni Mauser MG-151/20.

Re 2001 CN Serie VII 90000-90049

Da MM90034 a 90049 danneggiati/distrutti prima dell'uscita di fabbrica da un bombardamento

Re 2001 CN6547-6556 (opp. 6551-6560)

Costruiti dalla Caproni-Predappio.

 

Conversioni successive

Re 2001 CB 

"Caccia-bombardiere". Tratti dalla serie II. Avevano un punto d'attacco ventrale per una bomba da 100, 160 o 250 Kg.

Re 2001 OR (Ultralleggeriti) 

Caccia imbarcato per la portaerei "Aquila". Tratti dalla serie II.

Re 2001 G9921

Per impiego di armi speciali. Ex serie IV

Re 2001 GV 

Per impiego di armi speciali. Conversione di CB/CN.

Re 2001 H 

Ruolo anticarro. Un solo esemplare, lo sviluppo fu poi abbandonato.

Re 2001

Fotografico Conversione da caccia diurni.

Re 2001 S 

"Scorta". Autonomia incrementata con serbatoio ausiliario ventrale. Conversione di 3/6 aerei nel 1944.

 

Tutto inizia qualche giorno fa, quando decido di smontare dalla sua cornice, il tutto originale d'epoca, la foto di un pilota pluridecorato della Regia Aeronautica. Premetto che sono venuto in possesso di questa foto incorniciata lo scorso anno a Roma, presso un amico collezionista di militaria. Come faccio di abitudine, ogniqualvolta vengo in possesso di foto di soldati che siano tedeschi, italiani, americani etc.., controllo il retro delle foto per vedere se ci sono dediche, nomi o dati tali da farmi risalire alla storia del soggetto fotografato. Ebbene immagina la sorpresa quando smontando la cornice leggo questa dedica sul retro:

“Tenente Colonnello Aldo Quarantotti nato a Napoli il 23.01.1910. Morto in combattimento il 12.07.1942. La desolata madre”

Ovviamente mi ha colpito molto leggere il dolore di una madre che ha voluto ricordare il figlio con quella accorata dedica. Ma ancor di più fu la sorpresa quando trovai su internet la storia particolareggiata dell’ultimo volo del Tenente Colonnello Aldo Quarantotti. Allego il testo ed ogni commento al proposito lo lascio al lettore.

Un’ultima considerazione: sarebbe stato bello sapere se la mamma, che purtroppo presumo non più fra noi, di questo giovane coraggioso pilota, nel leggere il resoconto seguente, sarebbe stata capace finalmente di avere la pace nel conoscere i particolari e le modalità dell’ultimo volo del compianto figlio.


 

L'ULTIMO VOLO DEL TEN. COL. ALDO QUARANTOTTI

 

Il 12 luglio 1942 il ten. col. Aldo Quarantotti, alla testa di tutto il suo Gruppo, rientrava alla base dopo uno snervante volo di scorta ai bombardieri che avevano effettuato un' ennesima azione su Malta.

Le condizioni atmosferiche quel giorno erano molto cattive: forti raffiche di vento e fitti strati di nuvole, sia in quota, sia bassi sul mare. Cumuli nembi sospinti dal vento si rompevano in più parti per riformarsi poi più neri e più minacciosi di prima. Improvvisamente da una di queste formazioni nuvolose saettò fuori uno Spitfire inglese che si avventò su un nostro velivolo. Il pilota italiano, ten. Francesco Vichi, sorpreso dall'attacco, fece comunque in tempo a buttarsi in picchiata nello strato di nuvole sottostanti tentando di seminare l'inseguitore che a sua volta lo seguì nelle nubi.

Con l'aereo colpito, il ten. Vichi fu poi visto dal Cap. Salvatore Teja dello stesso reparto lanciarsi con il paracadute, a circa 15 chilometri dalla costa siciliana.

Il ten.col. Quarantotti, al quale non era sfuggita la scena, cercò di calcolare la zona dove era avvenuto l'attacco e con tutto il Gruppo, ai limiti d'autonomia, proseguì verso la base. La mancanza di carburante non aveva consentito al comandante di gettarsi a capofitto nelle nuvole per cercare di aiutare il suo pilota, come invece avrebbe voluto. Ora procedeva verso il campo, certo di aver preso la decisione migliore anche se dolorosa.

Appena atterrato, Quarantotti fece immediatamente rifornire quattro aeroplani, parlò con gli altri piloti per avere un quadro il più possibile esatto del luogo dove era avvenuto l'attacco, poi salì al posto di pilotaggio di un Reggiane Re-2001 della 150ª Squadriglia Caccia e seguito dagli altri tre velivoli pilotati rispettivamente dal ten. Seganti, ten. Gasperoni, M.llo Patriarca, tutti offertisi volontari per quell' azione, decollò e si allontanò verso il mare.

In volo i quattro aeroplani si disposero in due sezioni, l'una davanti all' altra. Il tempo intanto era peggiorato fino a diventare proibitivo: le nuvole formavano ormai una massa compatta molto bassa sul mare in tempesta che ogni tanto si intravedeva flagellato dal vento e dalla pioggia. Il ten. col. Quarantotti, incurante delle condizioni atmosferiche, guidava la sua pattuglia a tutto motore verso il punto dove erano scomparsi nelle nuvole il Re-2001 italiano e lo Spitfire inglese. Gli aeroplani volavano ormai in piena bufera, il mare non si scorgeva più neppure a tratti, il cielo si era oscurato, sembrava che le forze della natura congiurassero per rendere impossibile l'altruistica azione di soccorso. Quando Quarantotti giunse nella zona dello scontro, fece distanziare la seconda sezione sia per aumentare il campo di ricerca che per evitare collisioni in volo, poi, seguito dal suo gregario, picchiando s'immerse nelle nubi per volare a pelo d'acqua sotto di esse nel tentativo di trovare qualche segno dell'aviatore mancante.

Gli altri due piloti rimasti in quota videro il Re-2001 del ten. col. Quarantotti bucare le nuvole verso il mare tallonato dall' altro velivolo pilotato dal ten. Carlo Seganti, e poi dopo aver perlustrato per qualche tempo la zona, non vedendoli riapparire e pensando che fossero rientrati, fecero rotta verso la base.

Al campo il personale si affollò intorno ai due aeroplani per aver notizie: tutti insieme attesero lungamente il ritorno del Comandante e del suo gregario, ten. Carlo Seganti, ma non tornarono. Scomparvero così il ten. col. Aldo Quarantotti già decorato con quattro medaglie d'argento al valor militare e il suo gregario ten. Carlo Seganti.

Da quell'ormai lontano 12 luglio 1942 nessuno ha mai avuto notizie della loro sorte. Furono abbattuti da velivoli nemici, o dall' ostilità degli elementi atmosferici? Si urtarono in volo a causa della poca visibilità e precipitarono? Oppure, cosa probabile anche in considerazione del loro silenzio radio, nel forare le nubi che forse erano a pochi metri dalle onde, essi si infilarono in mare? Nulla è mai stato ritrovato dei due aerei e dei loro piloti, la verità quindi non si saprà mai con certezza.

A quanto affermano invece Cristopher Shores e Brian Cull con la collaborazione di Nicola Malizia, alle pagine 405-409 del loro libro "Malta: the Spitfire year 1942", pubblicato nel 1991, il ten col. Quarantotti e il ten. Seganti sarebbero stati abbattuti dallo Spitfire BR565/U del serg. canadese George Beurling del 249° Squadron.

Beurling e il suo comandante, Flg. Off. Hetherington, stavano effettuando una perlustrazione alla ricerca del collega Berkeley-Hill che non era rientrato da una missione precedente, quando sotto di loro videro passare due aeroplani italiani che identificarono come Macchi.

In realtà, se si trattava di Quarantotti e Seganti, i due velivoli erano due Reggiane Re-2001. Coperto da Hetherington che volava un po' più in alto, Beurling si portò alle spalle dei due velivoli italiani, i cui piloti, del tutto ignari, volavano a pochi metri dall'acqua ed erano palesemente impegnati a cercare un naufrago in mare. A suo dire, fu un gioco abbatterli entrambi: "Sparai una raffica di un secondo sull' aereo più arretrato che si incendiò e precipitò subito, poi mi avvicinai con un angolo di 15° al caccia di testa, fino a circa 30 metri. Potevo vedere ogni dettaglio del viso del pilota, si voltò verso di me proprio mentre lo inquadravo e sparavo. Cadde in mare come il suo collega".

Dal primo colpo sparato al primo aeroplano, erano trascorsi non più di sei o sette secondi». Non sappiamo se tutto ciò corrisponda al vero e se questa fu effettivamente la fine del ten. Col. Quarantotti e del ten. Seganti. Ma se questa è la verità, non possiamo non commentare che colpire alle spalle due piloti ignari, impegnati a cercare di localizzare un naufrago in mare, non richiedeva ne grande coraggio ne tanto meno eroismo. Certo non era un'azione di cui vantarsi, due vittorie di cui gloriarsi.

Alla memoria del ten. col. Aldo Quarantotti e a quella del ten. Carlo Seganti venne concessa la Medaglia D'Oro con le seguenti motivazioni:

 

Ten. Col. Aldo Quarantotti: Comandante di gruppo da caccia portava il suo reparto, ogni giorno, al combattimento sul mare e sul cielo di munita base nemica. Sempre primo ad attaccare, conseguiva personalmente ed in collaborazione numerose vittorie. Animatore instancabile, capo audace ed esperto, incurante del pericolo, destava l'ammirazione dei gregari e dei nemici, per l'impeto e la perizia dei suoi attacchi. Appena rientrato da una vittoriosa azione di guerra, ripartiva in volo, in un supremo tentativo di salvare un gregario caduto in mare, e, con ammirevole spirito di abnegazione e di sacrificio, insisteva nelle ricerche, nonostante le proibitive condizioni atmosferiche. Non faceva ritorno alla base, sopraffatto, non dal nemico, ma dall'avverso destino. Espressione purissima di eroismo e di fede, riaffermava le sue altissime virtù militari lasciando un retaggio luminoso di sublime ardimento.

Maggio-Luglio 1942

 

Ten. Carlo Seganti Audacissimo ed eroico combattente dell'aria sempre cercava la lotta ed il combattimento lì dove il nemico era più numeroso ed aggressivo. Benché cacciatore, si offriva volontario per un reparto di bombardamento a tuffo nell'intento di colpire più duramente il nemico riuscendo, in ben cinquanta azioni in picchiata, a portare i suoi colpi micidiali su terra e sul mare. Rientrato nella specialità caccia in immutato ardore combattivo e destinato sul più duro fronte aeromarittimo, sosteneva combattimenti nel corso dei quali abbatteva personal mente 5 avversari e molti altri in collaborazione. Anima ad esempio dei compagni del suo Gruppo non desisteva dalla lotta nemmeno con l'apparecchio gravemente colpito. Rientrato da un aspro combattimento, nel corso del quale un suo compagno era caduto in mare, partiva alla sua ricerca, nonostante le avverse condizioni del tempo, ma dal generoso tentativo non faceva ritorno. Esempio fulgidissimo di eroismo cosciente, di inflessibile volontà di lotta e di sublime spirito di sacrificio.

Giugno 1940-Luglio 1942

 

George Frederick "Buzz" Beurling

DSO, DFC, DFM & Bar, RCAF

(6/12/1921– 20/5/1948)

E' stato l'asso della caccia canadese della seconda guerra mondiale con il maggior numero di abbattimenti. Era chiamato il "Falcone di Malta" o il "Cavaliere di Malta", avendo abbattuto 26 aerei dell'Asse in appena 14 giorni.

Nove di questi erano italiani. Beurling aveva una sensibilità istintiva per gli aerei. Rapidamente si rendeva conto delle sue caratteristiche e dei suoi estremi. George Beurling era uno dei piloti più accurati che si sia mai visto. Dotato di mani sensibili dava al suo volo una scioltezza inusuale in un pilota da caccia in tempo di guerra.

La sua vista era assolutamente eccezionale e sparava solo se era sicuro di distruggere. Duecentocinquanta iarde era la distanza che preferiva per tirare. Prima di essere arruolato dalla RAF come sergente pilota nel 1942, aveva cercato di combattere per i cinesi contro i giapponesi, per i finlandesi contro i russi, e con la Royal Canadian Air Force.

Alla fine della guerra il suo totale di vittorie aeree era salito a 31 e 1/3. Dopo il conflitto, non seppe adattarsi alla vita civile e si ridusse a mendicare per le strade di Montreal. Morì nell'incendio di un aereo canadese insieme a un altro ex pilota RAF a Malta, Leonard Cohen, durante un atterraggio all'aeroporto dell'Urbe di Roma. Aveva 26 anni e oltre 4.000 ore di volo. I suoi resti furono irriconoscibili.

 

 

 

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