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Quando negli anni '70
l'Airfix mise in commercio il modellino della motosilurante tedesca si
accese nel mio giovane spirito creativo la fiaccola dell'entusiasmo.
Fu quella la mia unica
scatola "marinara" persa in un...mare di carri armati; la cosa che mi
impressionava erano quei due siluri parcheggiati sul ponte, nascosti dai
teli cerati, pronti per andare a riempire i tubi di lancio ancora
vibranti. Non sapevo nulla di motosiluranti, né di naviglio vario, ma
quei due siluri "a vista" mi facevano rabbrividire.
La visita al Museo della
Vittoria di Novara, ed il trovarmi davanti a dei siluri veri, non fece
che dare corpo a quel sentimento. Il modellino fu un disastro, ma lo
scenario immaginario che evocava persistette sino ad oggi, andando ad
arricchire quell'insieme di emozioni che noi bambini provavamo al solo
pensiero dei marinai che andavano a morire in mezzo all'Oceano,
aggrappati ad un pezzo di ferro.
LE SCHNELL-BOOTE AD
AUGUSTA (SIRACUSA)
Le prime motosiluranti
tedesche, appartenenti alla 3° Flottiglia (Comandante Friedrich
Kemnade), arrivano ad Augusta l'1 dicembre 1941 con l'obiettivo di
andare a contrastare la "viabilità marinara inglese" dell'isola di
Malta, già sotto assedio aereo della Luftwaffe, chiamata da Mussolini in
aiuto alla Regia Aeronautica.
La base aeronavale di
Augusta ospitava già le gloriose motosiluranti italiane (MAS), nonchè i
gruppi di incursori della Marina (X Mas) che resteranno per sempre tra i
corpi d'elite più famosi del mondo (coi mitici maiali e barchini
esplosivi).
I tedeschi prendono
posizione sulle banchine davanti a Torre Avolos, sistemandosi
inizialmente "a pacchetto" a gruppi di tre e quattro, per nascondersi
invece poi lungo i moli, coperti da teli mimetici, anche se le foto
della rilevazione aerea inglese dimostreranno l'inutilità di questi
mascheramenti. Il 3 dicembre 1941 il re d'Italia Vittorio Emanuele III°
visita ad Augusta il contingente navale tedesco appena giunto.
IL TRASFERIMENTO
Da dove arrivavano queste
motosiluranti tedesche? La storia del loro trasferimento dai cantieri
navali Lurssen di Bremen (Germania) alla Sicilia è già essa stessa degna
di un film.
Brema si affaccia sul Mare
del Nord e per arrivare nel nostro Mediterraneo occorrerebbe
circumnavigare mezza Europa, ma l'ingegno dell'uomo ha realizzato un
antichissimo sogno, quello di collegare il Reno (Germania) al Rodano
(Francia). Il progetto (Rhine-Rhône Canal), iniziato nel 1784 e
terminato nel 1833 ha permesso di unire i due grandi fiumi attraverso
una complessa rete di canalizzazioni e di ben 167 chiuse che, lungo un
percorso di 349 km, fa addirittura salire le barche di 100 metri
d'altezza come in una sorta di grande ascensore naturale. Questo sistema
ha così finalmente permesso di unire il porto di Rotterdam con quello di
Marsiglia; lo stesso canale venne usato anche dagli inglesi prima della
guerra.
Dunque è deciso, in aiuto
all'alleato italiano i tedeschi invieranno un contingente di
motosiluranti, ma quali? I cantieri tedeschi hanno giusto in produzione
una serie di S-Boote (classe S-30) abbastanza piccole (motore a 16
cilindri ) da poter passare per questi stretti canali e quindi perfette
per la missione, ma costruite su ordinazione cinese! Nessun problema, la
Cina aspetterà.
Il viaggio è lungo e le
insidie sono molte, quindi si decide di trasformare le "ghiotte"
motosiluranti in semplici barconi fluviali, mimetizzandole. Vengono
smontate le armi, pitturate con pece nera le paratie e montati falsi
comignoli. Inoltre, per non dare nell'occhio, su ogni barca resteranno
solo i pochi membri necessari alla navigazione trasferendo via terra il
resto degli equipaggi (ogni motosilurante aveva almeno 23 uomini più un
ufficiale).
Il 7 ottobre 1941 si parte,
entrando nel porto di Rotterdam e risalendo il Reno fino a Niffer, per
poi entrare nel sistema dei canali via Besancon ed infine uscire a
Chalon Sur Saone il 30 ottobre. Il 14 novembre ricaricati gli equipaggi
le motosiluranti giungono finalmente a Port St. Louis vicino a
Marsiglia, arrivando infine a La Spezia il 17 novembre.
Ci sono voluti 40 giorni di
navigazione, sempre in allerta per il pericolo di attacchi partigiani.
A La Spezia le imbarcazioni
vengono ripulite e sono ripristinati i carichi operativi completi di
siluri ed armi antiaeree.
In contemporanea al viaggio
fluviale abbiamo la bellezza di 120 vagoni ferroviari carichi di ogni
genere di necessità per la missione, dai siluri di riserva alle parti
meccaniche di manutenzione ordinaria, che attraverseranno tutta l'Italia
scendendo fino in Sicilia, ad Augusta, base operativa della missione,
dove le motosiluranti arriveranno via Gaeta.
Le prime 5 ad arrivare ad
Augusta furono le S-31, S-33 (S-55 secondo altre fonti), S-34, S-35 ed
S-61, seguite poi a Gennaio 1942 dalle S-54 (Lt.z.S. Herbert Wagner),
S-56, S-57 (Lt.z.S. Gunther Erdmann), S-58 (Lt.z.S. Eberhard Geiger) e
S-59 (Lt.z.S. Heinz Haag) e a Maggio dalle S-30, S-36 e S-60). Le S-54 e
S-57 si erano attardate a Rotterdam per alcune riparazioni causate dal
maltempo durante la loro missione nel mare del Nord.
Il numero di serie che
veniva inizialmente dipinto sulla prua delle motosiluranti, nel caso
della 3. Flottiglia non fu utilizzato rendendo per questo difficile
l'identificazione delle singole unità. In alcuni casi le imbarcazioni
furono "abbellite e personalizzate" con l'aggiunta di un animale marino
dipinto sotto la cabina come nel caso della S-61 che aveva una Sirena,
della S-58 che aveva uno Squalo, ed di altre con un Coccodrillo,
un'Aragosta, un Pinguino e una Foca. Anche la colorazione che nella
maggior parte dei casi fu semplicemente grigia e con la carena color
ruggine, vede alcune personalizzazioni con mimetiche originali alle loro
unità operanti nel Mar Baltico, non sappiamo se queste mimetiche a
strisce multicolori furono conservate anche in Sicilia. Le foto ad
Augusta mostrano comunque le imbarcazioni prive di mimetica. Anche sui
nomi dei vari comandanti delle singole unità c'è un po' di confusione,
certamente dovuta alla rotazione dei comandi a seguito delle prime
perdite operative.
LE MISSIONI DI GUERRA
Contrariamente a quanto il
nome possa far credere, le motosiluranti opereranno assai più come
posamine, che non come minaccia diretta contro il naviglio avversario,
anche se successi incredibili furono ottenuti anche in queste azioni di
"siluramento" o mitragliamento, come contro un naviglio inglese (ML.
130) il 7 maggio 1942. In realtà colpire una nave avversaria con un
siluro non era così facile, ed anche nel caso in cui questo avvenisse la
probabilità che il siluro esplodesse nel modo giusto era abbastanza
bassa.
Nel corso della guerra molte
modifiche vennero apportate proprio per migliorare il sistema d'innesco
(a contatto o magnetico ed infine con rilevatore di suoni seguendo
percorsi a zigzag), ma le mine restavano molto più efficaci, tanto che
in alcuni casi le stesse motosiluranti ne furono danneggiate. Si
trattava di arrivare di notte sin dentro il porto avversario e riempirne
l'accesso di mine che esplodevano al contatto con le navi in ingresso o
in uscita (tra il 16 ed il 31 Dicembre 1941 verranno lasciate di notte
ben 73 mine davanti al porto di La Valletta).
Le motosiluranti
risulteranno avere un incredibile rapporto prezzo/risultati, in quanto
una piccola imbarcazione di pochi soldi, con un semplice siluro o con
una mina, poteva affondarne una molto più grande e costosa di lei.
Il 5 febbraio 1942 otto
imbarcazioni si spostano da Augusta a Porto Empedocle, più adatto alle
missioni contro Malta e dove già si erano trasferiti i Mas italiani. Il
10 maggio 1942 l'unità perderà la sua prima imbarcazione (S-31) che
affonderà al largo di Malta saltando contro una mina, portandosi in
fondo al mare anche 12 membri dell'equipaggio. Pochi giorni dopo anche
la S-34 verrà colpita dalle batterie costiere maltesi.
Il 24 Maggio la 3° Flotilla
si sposta a Derna in Libia da cui effettua diverse azioni fruttuose
contro il naviglio inglese sia in mare aperto prima che nella zona di
Tobruk poi. In Agosto la Flotilla viene divisa in 3 gruppi e 6
imbarcazioni tornano ad Augusta (3 andranno a Palermo per riparazioni,
altre in seguito a Tolone). Le tre di Augusta, insieme alle
motosiluranti italiane, opereranno ancora contro i convogli diretti a
Malta ottenendo discreti successi.
A Settembre tutta la 3°
Flotilla ritorna a Porto Empedocle lasciando Augusta alla 7° Flotilla
appena giunta in Sicilia. A seguito dello sbarco alleato in Africa
(Operazione Torch) le imbarcazioni vengono sposate in Tunisia per andare
a minare le coste africane.
Si alternano successi e
perdite, come quella della S-35 che il 28 Febbraio 1943 affonda al largo
di Biserta, sbattendo sempre contro una mina. Il 7 maggio l'Africa è
perduta e l'ultima S-Boote fugge da Biserta stracarica di soldati
tedeschi, salvandoli alla prigionia alla quale ne saranno invece
destinati altri 250.000.
Le operazioni continuano in
Sicilia ed il 6 luglio 1943 anche la S-59 affonda, mitragliata da un
aereo.
A seguito dello sbarco in
Sicilia le unità rimanenti si spostano verso Messina, coprendo la
ritirata e la traversata dello Stretto ad italiani e tedeschi. Le
imbarcazioni lasciano quindi la Sicilia per dirigersi verso Viareggio,
operando anche contro lo sbarco di Salerno ed affondando diverse unità
nemiche.
Le due unità S-54 ed S-61
che il giorno dell'armistizio si trovavano a Taranto per riparazioni e
che riescono a scappare riempiendo di mine il porto (che causerà perdite
al nemico -ora amico- arrivano a Venezia dove ottengono addirittura la
resa della città.
Ma le traversie dell'unità
non sono ancora finite e da Viareggio 11 imbarcazioni (insieme alle
rimanenti della 7° Flotilla) vengono caricate su camion e trasportate
tra le montagne fino al fiume Po lungo cui scenderanno per arrivare nel
Mar Adriatico; tra successi e perdite opereranno sulle coste della
Iugoslavia fino alla fine della guerra. |