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San Pietro Infine 2010

Il 12 dicembre si è svolta l'ormai consueta commemorazione ufficiale della battaglia di San Pietro Infine, alla presenza di vertici civili e militari italiani e statunitensi.

 

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San Pietro Infine, un luogo che negli Stati Uniti è conosciuto dagli esperti di Storia al pari di Cassino, inciso come nel marmo nella tradizione militare di quel Paese.

Attraverso le immagini del grande John Houston, che di San Pietro fece l'icona della II Guerra Mondiale in termini di filmografia di guerra, il mondo intero e in primis l'opinione pubblica americana seppe che la Campagna d'Italia non era poi tutta questa "passeggiata nel paese del sole" che si credeva.

Domenica 12 dicembre c'erano tutti a San Pietro: i soldati americani della 36ª divisione "TEXAS", quelli della 101ª divisione aerotrasportata (le famose "Screaming Eagles") i cui nonni si lanciarono in Normandia; c'era la banda militare, c'erano i militari del picchetto d'onore italiano con tanto di generale e ufficiali al seguito, numerosi sindaci dei comuni limitrofi e poi i "soliti appassionati", coloro che non si perdono una sola di queste manifestazioni perchè credono che il miglior modo per non dimenticare sia "esserci".

Brillava per la propria assenza proprio quell'entità che invece forse più di tutte aveva diritto (ma più il dovere) di esserci: la popolazione...e non solo quella di San Pietro.

Mi domando allora come si possa mantenere alte le tradizioni, la storia e il passato di un popolo se esso per primo non mostra alcun interesse per ciò che accadde e per il suo significato.

E, ancora, mi chiedo cosa possa essere passato per le menti di tanti americani che hanno fatto migliaia di chilometri per venire a ricordare una battaglia in Italia...per poi accorgersi di essere più loro che gli italiani stessi presenti alla cerimonia.

Una volta tanto non rimango stupito del comportamento delle Istituzioni, quelle c'erano...e anche in forma massiccia (e di più non potevano fare), ma mi chiedo se davvero questa nostra Italia meriti quel passato di cui in tanti si riempiono la bocca, ma all'atto pratico preferiscono il quotidiano sportivo al bar la domenica mattina piuttosto che vivere un momento di raccoglimento e ricordo.

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