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Tornare a Montelungo fa
sempre un certo effetto. Questo è un luogo dove aleggiano parole che
paiono retoriche ma che tali non sono: rinascita, consapevolezza, onore,
coraggio, fedeltà.
Ciò che accadde su queste
quote, su questo monte, ha il sapore speciale di quella che io chiamo
"pulizia dell'animo", dopo anni in cui quello stesso animo era stato al
servizio di una falsa ideologia che fece credere ai nostri nonni di
essere capaci quasi di conquistare il mondo.
La realtà degli anni di
guerra apparve ben diversa da quelle credenze: essa ci riportò a ciò che
era il nostro vero stato: una nazione ancora in gran parte contadina,
forgiata su valori semplici quali la famiglia, il lavoro e nel quale
l'industrializzazione di certo non le consentiva di stare al passo con
altre nazioni a cui si credeva di poter dare smacco su campi di
battaglia lontani...troppo lontani.
Ciò che pensavamo di poter
terminare in Africa o in Russia iniziò invece qui, quando un insieme di
militari male equipaggiati, male armati, che si adoperavano in tutti i
modi per assomigliare ad un Corpo combattente amalgamato ed efficiente
diedero inizio a quello che comunemente è chiamato "Il secondo
Risorgimento d'Italia", ma che io amo definire "La prova del riscatto".
Si può essere d'accordo o
meno con la scelta di questi soldati, così come spesso in molti
sostengono che, in fondo, quella stessa scelta costituì una mancanza ad
una parola data anni prima. Di certo però questi uomini, che avrebbero
potuto andarsene a casa, la loro scelta la fecero e per questo vanno
onorati e rispettati così come rispetto si deve ad altri uomini, che in
tutta coscienza scelsero il campo opposto.
Nell'immane calderone della
guerra, i ragazzi di Montelungo bruciarono la loro gioventù in nome di
un'idea, quella stessa idea che è ancora possibile scorgere oggi nei
loro occhi, quando inumiditi da lacrime mal trattenute, guardano le
tombe dei loro compagni caduti.
Marco Marzilli |