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Montelungo 2010

 

 

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Tornare a Montelungo fa sempre un certo effetto. Questo è un luogo dove aleggiano parole che paiono retoriche ma che tali non sono: rinascita, consapevolezza, onore, coraggio, fedeltà.

Ciò che accadde su queste quote, su questo monte, ha il sapore speciale di quella che io chiamo "pulizia dell'animo", dopo anni in cui quello stesso animo era stato al servizio di una falsa ideologia che fece credere ai nostri nonni di essere capaci quasi di conquistare il mondo.

La realtà degli anni di guerra apparve ben diversa da quelle credenze: essa ci riportò a ciò che era il nostro vero stato: una nazione ancora in gran parte contadina, forgiata su valori semplici quali la famiglia, il lavoro e nel quale l'industrializzazione di certo non le consentiva di stare al passo con altre nazioni a cui si credeva di poter dare smacco su campi di battaglia lontani...troppo lontani.

Ciò che pensavamo di poter terminare in Africa o in Russia iniziò invece qui, quando un insieme di militari male equipaggiati, male armati, che si adoperavano in tutti i modi per assomigliare ad un Corpo combattente amalgamato ed efficiente diedero inizio a quello che comunemente è chiamato "Il secondo Risorgimento d'Italia", ma che io amo definire "La prova del riscatto".

Si può essere d'accordo o meno con la scelta di questi soldati, così come spesso in molti sostengono che, in fondo, quella stessa scelta costituì una mancanza ad una parola data anni prima. Di certo però questi uomini, che avrebbero potuto andarsene a casa, la loro scelta la fecero e per questo vanno onorati e rispettati così come rispetto si deve ad altri uomini, che in tutta coscienza scelsero il campo opposto.

Nell'immane calderone della guerra, i ragazzi di Montelungo bruciarono la loro gioventù in nome di un'idea, quella stessa idea che è ancora possibile scorgere oggi nei loro occhi, quando inumiditi da lacrime mal trattenute, guardano le tombe dei loro compagni caduti.

 

Marco Marzilli

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