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Nel bunker di Kesselring

Escursione ai bunker del Monte Soratte, utilizzato dai tedeschi come Quartier Generale per la condotta della guerra nell'Italia centro-meridionale.

 

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Il monte Soratte, a una cinquantina di chilometri dalla capitale sulla via Flaminia, ha una storia antica. Duemila anni fa Orazio lo descriveva in veste invernale (Vides ut alta stet nive candidum Soracte) e da allora questo nobile cocuzzolo è diventato "La montagna di Roma".

Già i Romani scavarono cunicoli alla sua base, in cerca di chissà cosa. Ma fu nel periodo fascista che si pensò seriamente ad utilizzare per scopi militari questa sentinella di quasi 700 metri di altezza.

Il regime immaginò di trasformare la montagna in un castello, di quelli che una volta si piazzavano sopra i monti a difesa di strade e vallate. Dalla Breda furono realizzati cunicoli, gallerie e passaggi: una infinita rete sotterranea che oggi, con gli interventi successivi, si sviluppa per quasi 15 chilometri.

Nel 1943 la piazzaforte, attrezzata di tutto punto con obici, possenti batterie antiaeree, depositi di munizioni, passò nelle mani dei tedeschi.

Il feldmaresciallo Kesselring, a capo delle armate di Hitler in Italia, vi trasferì da Frascati il suo Quartier Generale. Il comando supremo tedesco utilizzò, ampliandolo, il sistema dei tunnel che venne super-attrezzato.

Dopo la guerra la base militare passò al ministero della Difesa e quindi alla Presidenza del Consiglio. Negli anni Sessanta, infatti, le viscere del Soratte si allungarono ancora, ingrossandosi.

In tempi di atomica, il governo volle costruire sotto la montagna un sicuro bunker antinucleare per mettere al riparo i vertici dello Stato. Anni di lavori, milioni di tonnellate di cemento. Poi il progetto fu abbandonato.

Su un intonaco un militare tedesco ha lasciato un graffito che rappresenta, vista la sagoma, un caccia Spitfire all'attacco del comando tedesco. Attraversando un arco alto appena un paio di metri, prende inizio la rete delle gallerie.

 

Si ringrazia l'Associazione "Bunker Soratte" per aver concesso eccezionalmente di prendere foto durante la visita.

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