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Il progetto di un
nuovo cacciacarri pesante venne in mente a Ferdinand Porsche dopo che il
suo prototipo del carro armato Tiger I (chiamato VK 4501P) venne
scartato in favore di quello della Henschel (denominato invece VK 4501
H).
Il progetto Porsche era
caratterizzato da un treno di rotolamento costituito da tre coppie di
ruote collegate a una singola barra di torsione (conseguentemente, su
ogni lato erano presenti sei ruote e tre sospensioni) e da due motori
centrali raffreddati ad aria da 372,8kW (complessivi), sempre progettati
da Porsche, che fungevano da gruppo elettrogeno per due motori
elettrici azionanti le ruote motrici, sistemate sia anteriormente che
posteriormente.
La torretta era la stessa
che sarebbe poi stata utilizzata nel progetto Henschel del Tigre. Dietro
assicurazione di Hitler, che emanò informalmente la commessa in favore
della Porsche ancor prima del giudizio dei tecnici, la fabbrica tedesca
aveva deciso di far produrre dalla Nibelungenwerk di Sankt Valentin,
in Austria, 101 scafi.
Il progetto, però, venne
alla fine scartato, a causa della complessità del cambio e per problemi
di rottura delle sospensioni, che erano state appaltate dalla Porsche ad
una ditta esterna che non riuscì a soddisfare i requisiti richiesti
La necessità percepita
di produrre rapidamente un certo numero di cacciacarri pesanti in grado
di montare il cannone da 88/71 da contrapporre ai sempre più
numerosi sovietici T-34 e KV portò tuttavia a riesumare il progetto
Porsche.
Il 22
settembre 1942 iniziarono gli studi e il 30 novembre venne completata
una prima bozza[.
Il 19 marzo 1943 il primo prototipo venne presentato a Hitler
a Darłowo che si dimostrò entusiasta, ed ordinò la messa in produzione
del nuovo mezzo.
La Nibelungenwerk iniziò
quindi a convertire i telai già costruiti: la torretta fu sostituita da
una struttura tipo casamatta squadrata (prodotta dalla Alkett e pesante
15.000 kg) il cui centro di massa era concentrato nella parte posteriore
del telaio per fare spazio ai due motori, e al suo interno trovavano
posto il pezzo principale, le riserve di munizioni e quattro dei sei
uomini di equipaggio (il pilota e l'addetto alle comunicazioni si
trovavano davanti ai motori).
Sul retro di questa
struttura era collocato un piccolo portello attraverso il quale era
possibile rifornire rapidamente il carro; le ruote vennero private
dell'anello gommato per semplificarne la costruzione, e i cingoli
vennero sostituiti con altri di disegno differente; sulla già generosa
corazza frontale venne imbullonata una ulteriore protezione che portò lo
spessore totale a 200 mm.
Come armamento, venne
adottato il KwK 43/2 L/71 da 8,8 cm; i due motori raffreddati ad aria
Porsche furono sostituiti da altrettanti Maybach HL 120 TRM da 238,6 kW
ciascuno montati nella sezione centrale dello scafo.
In totale, il lavoro di conversione riguardò 91 scafi, completati tra il
marzo e il maggio 1943. Questi veicoli vennero battezzati Panzerjäger
Tiger (P) "Ferdinand", in onore del loro creatore.
IMPIEGO OPERATIVO
Tutti i carri modificati,
tranne due, uscirono dalla fabbrica l'8 maggio 1943 e vennero inviati
sul fronte orientale cinque giorni dopo per essere assegnati
agli Schwere Panzerjäger-Abteilung (battaglione cacciacarri pesante) 653
(che ne ricevette 45) e 654 (che ne ricevette 44).
Qui presero parte
alla battaglia di Kursk, iniziata il 5 luglio 1943. I Ferdinand vennero
dispiegati a livello di plotone, talvolta suddivisi in compagnie, con
gli altri carri armati e la fanteria a proteggere i fianchi più
vulnerabili.
L'impiego operativo lo delineò come arma controversa. Innanzitutto, gli
estesissimi campi minati sovietici ne immobilizzarono molti nei
primissimi giorni della battaglia. Per esempio, il 5 luglio il 653º
Battaglione cacciacarri pesante vide 37 dei suoi 44 veicoli
immobilizzati.
In secondo luogo, gli
inconvenienti tecnici erano molto frequenti, ma la quantità di pezzi di
ricambio e di meccanici era inadeguata alle rotture. Un Ferdinand
immobilizzato era di scarsa utilità, perché, privo di torretta, poteva
ingaggiare i carri nemici solo su un limitato arco frontale (14° a
destra o sinistra).
I carri isolati o
immobilizzati, poi, risultavano particolarmente vulnerabili alla
fanteria, che poteva avvicinarsi (il Ferdinand non aveva mitragliatrici
per l'autodifesa) e collocare mine magnetiche nelle parti più
vulnerabili del carro. Inoltre, i motori elettrici tendevano a
surriscaldarsi e a prendere fuoco.
La mancanza di un'adeguata protezione dalla fanteria fu responsabile di
due perdite totali sino a fine luglio, ma influì ancora più decisamente
nel causare ritardi.
Infatti se questi veicoli
venivano, come spesso capitava, separati dalle truppe amiche, erano
costretti ogni volta a ritornare sulle proprie posizioni non essendo in
grado di difendersi autonomamente con efficacia.
D'altro canto si rivelava
un'arma micidiale e un veicolo pressoché invulnerabile se tenuto dietro
le linee in modo da esporre ai colpi nemici solo la corazza frontale.
I rapporti di uno solo dei
due battaglioni (il 653°) reclamano come vittime dell'unità 320 carri
nemici nel corso di tutto il mese di luglio in cambio di 13 perdite
totali di Ferdinand. Ipotizzando una tendenziale sovrastima delle
vittime del 30% abbiamo un probabile numero di vittime effettive quasi
pari a 250.
NASCE L'ELEFANT
Il giudizio dei comandanti
tedeschi che avevano combattuto a Kursk fu, alla fine, sia positivo (non
senza critiche però) che propositivo.
Dopo aver combattuto fino
all'autunno del 1943 i 42 Ferdinand superstiti (più quattro carcasse
distrutte e due convertiti in Bergetiger P -carri da recupero-), oltre a
un superstite dei tre Bergetiger P convertiti dai cinque Tiger P tenuti
per test, e i due Ferdinand originali tenuti in Austria (per un totale
di 48 Ferdinand e 3 Bergetiger) furono richiamati in fabbrica nel
dicembre del 1943 per modifiche.
Fu introdotta una MG
34 coassiale al cannone, si modificò lo scudo dello stesso e la cassetta
degli attrezzi fu spostata dal parafango destro a sopra la marmitta.
Inoltre fu adottata una
cupola del capocarro con otto iposcopi simile a quella dello StuG
III per migliorare la visibilità.
Furono risolti i problemi di
surriscaldamento dei motori elettrici che divennero piuttosto
affidabili, e lo scafo fu ricoperto di Zimmerit per evitare le mine
magnetiche.
Le modifiche, terminate nel
marzo 1944, interessarono 48 dei 51 carri. I mezzi già trasformati in
carri recupero non vennero sostanzialmente modificati.
Il carro modificato vide il
suo peso accresciuto dalle circa 65 t originarie a circa 70 t e venne
ribattezzato ufficialmente Elefant il 1° maggio 1944.
SECONDO IMPIEGO
Gli Elefant furono impiegati
nuovamente sul fronte orientale e su quello italiano (dove arrivarono
alla fine del febbraio 1944) sempre in dotazione al 653º e 654º
Battaglione cacciacarri pesante.
In Italia parteciparono alle
operazioni per contrastare la testa di ponte alleata ad Anzio(operazione
Shingle) e solo tre di essi fecero ritorno all'unità madre in estate.
In autunno i veicoli rimasti furono inquadrati nella nuova 614ª
Compagnia cacciacarri pesante e 13-14 esemplari furono anche impiegati
sul fronte occidentale nell'offensiva delle Ardenne.
Gli ultimi quattro
superstiti parteciparono alla battaglia di Berlino nei pressi di Zossen.
Debitamente utilizzati, si rivelarono micidiali mezzi difensivi,
soprattutto in riguardo alla statica difesa delle teste di ponte.
Il cannone KwK 43 era in
grado di perforare persino la corazzatura dei carri JS-2 da lunghissima
distanza, in particolare quando utilizzava i nuovi proiettili con nucleo
di tungsteno (raramente disponibili a causa della scarsità di tale
metallo nel Reich).
ESEMPLARI ATTUALMENTE
ESISTENTI
I sovietici catturarono a
Kursk diversi esemplari di Ferdinand. Giudicato complesso e poco adatto
alle loro esigenze operative, non fu né riutilizzato né copiato.
Alcuni vennero inviati
a Kubinka per prove di valutazione, e un esemplare è tuttora in mostra
presso il museo dei blindati della città.
Gli Alleati catturarono
alcuni Elefant ad Anzio, dei quali un solo superstite ora è in mostra
all’United States Army Ordnance Museum di Aberdeen
Questi due corazzati sono,
attualmente, gli unici mezzi di questo tipo sopravvissuti.
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CARATTERISTICHE
TECNICHE |
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Equipaggio |
6 uomini |
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Peso |
65.000 Kg |
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Motore |
2 Maybach HL 120 TRM a 12 ciilindri a V, a benzina, da 530 hp
ciascuno, che fornivano la potenza alla trasmissione motore a
scoppio/motore elettrico Porsche-Siemens-Schuckert. |
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Lunghezza totale |
8,128 mt |
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Larghezza |
3,378 mt |
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Altezza |
2,997 mt |
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Velocità max su
strada |
20,1 Km/h |
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Autonomia su strada |
153 Km |
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Guado |
1 mt, |
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Pendenza |
40% |
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Gradino |
0,8 mt, |
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Trincea |
2,65 mt |
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Il prototipo del carro VK 4501 (P) presentato dall'Ing. Ferdinand
Porsche nella gara contro il modello Henschel, da cui poi nacque il
Tigre che tutti conosciamo.
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Un'altra vista
dello stesso carro.
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Il Ferdinand
nella sua configurazione finale, caratterizzata dall'assenza della
mitragliatrice per la protezione locale.
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Un Elefant con
tre dei suoi sei uomini di equipaggio in posa.
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Rifornimento
di munizioni da 88mm per questo Elefant in Russia.
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Un mezzo con i
cinque uomini di equipaggio...il sesto è probabilmente quello che ha
preso la foto.

Un Elefant in
movimento sul fronte orientale.
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In questa foto
è possibile vedere tutti e sei gli uomini di equipaggio. Quattro sono
sulla struttura del mezzo, uno è nella torretta e l'altro, il guidatore,
si intravede parzialmente a destra, dal suo portello.
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Un Elefant
caduto in mano ai russi durante le fasi della battaglia di Kursk e
sorvegliato da due sentinelle armate.
Alcuni di
questi mezzi furono testati a Kubinka. |