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Le roccaforti tedesche a Cassino

Ci sono due luoghi a Cassino che possono condividere con il Monastero un insolito record: non furono mai conquistate combattendo, bensì vennero abbandonate al momento della ritirata delle truppe tedesche che tenevano la città.

 

 

 

 

SCENARIO

Il 15 marzo del 1944 scatta l’Operazione “Dickens”, ovvero il terzo tentativo di rompere la Linea Gustav nel suo punto più coriaceo: l’abitato di Cassino.

Il piano prevede l’impiego di tre divisioni, la 4ª indiana; la 2ª neozelandese e la 78ª britannica, le quali avrebbero rispettivamente dovuto:

a) la 4ª Divisione attaccare Cassino da nord, lungo le pendici collinari e puntare al Monastero

b) la 2ª Divisione Avanzare attraverso la Casilina e il corso della ferrovia

c) la 78ª Divisione varcare il fiume Gari presso S. Angelo e agire unitamente ad un Gruppo di Combattimento della 1ª Divisione Corazzata USA.

Presupposto di questo nuovo attacco alla fortezza Cassino era il bombardamento a tappeto della città con l’ausilio di circa 500 bombardieri medi e pesanti, i quali avrebbero dovuto nella mente dei pianificatori Alleati fiaccare del tutto, se non polverizzare, i difensori dell’abitato.

Il 15 marzo 1944, a partire dalle 8,30 e fino alle 12.00, i bombardieri Alleati rovesciano sulla città circa 1000 tonnellate di bombe. Alla fine del raid aereo, centinaia di cannoni, obici e mortai aprono il fuoco sulle rovine. Quel solo giorno su Cassino saranno sparati circa 200.000 colpi di artiglieria.

Nel 1944 l’allora Strada Nazionale per Roma e Sora (oggi via Casilina), nell’attraversare Cassino provenendo da Roma perdeva il suo nome all’ingresso della città e diventava Corso Vittorio Emanuele. Con tale denominazione essa oltrepassava l’attuale imbocco di Corso della Repubblica e, percorrendo l’odierna via Riccardo da San Germano, piegava a destra acquisendo la denominazione di Strada Nazionale per Napoli.

La zona appena descritta fu, durante la battaglia, una delle roccaforti tedesche più importanti dell’intero schieramento difensivo di Cassino, in quanto comprendeva due grosse e solide costruzioni site poco lontane una dall’altra proprio a cavallo di Corso Vittorio Emanuele (oggi nell’area compresa tra via Di Biasio e via Riccardo da San Germano) e identificate da gran parte della storiografia ufficiale come “Hotel des Roses” e “Hotel Continental”.

Tali denominazioni si trovano anche su molte mappe e cartine militari d’epoca, il che farebbe pensare che siano assolutamente esatte; come vedremo nello studio che segue, esse sono ambedue imprecise.

 

Una planimetria prebellica della zona dove sorgevano l'Hotel Excelsior e il Palazzo del Barone De Rosa.

 

L’HOTEL EXCELSIOR (CONTINENTAL)

Sorpassato il palazzo De Rosa, si giunge nel punto dove l’odierna via Di Biasio piega a destra per divenire Corso della Repubblica, che attraversa la città e ridiventa, una volta fuori del centro abitato, Strada Statale 6 Casilina (direz. Napoli).

Sulla sinistra di questa curva, si erge una fila di palazzi che costeggia via Riccardo da San Germano e delimita la zona dove, durante i combattimenti, sorgeva quello che veniva allora comunemente chiamato “Hotel Continental”, sito in un grosso edificio chiamato palazzo Danesi.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un errore storico, nato a fronte della denominazione adottata dalle parti. Non è mai esistito infatti un Hotel Continental a quel tempo in Cassino (ce n’è uno oggi con questo nome, ma è sito in piazza De Gasperi, di fronte al Comune). L’albergo si chiamava in realtà “Hotel Excelsior” e, prima ancora, “Ristorante Grande Italia”.

A differenza di quanto accaduto per “l’Hotel des Roses/palazzo De Rosa”, rimane quindi un mistero come durante la battaglia e negli anni successivi si sia spesso conservata questa denominazione.

Una spiegazione plausibile potrebbe risiedere nel fatto che i soldati tedeschi, occupando lo stabile poco prima della battaglia, abbiano voluto associargli un nome altisonante.

Successivamente, forse a fronte delle rivelazioni di qualche prigioniero preso nel corso dei combattimenti, anche gli Alleati in qualche modo “ereditarono” tale denominazione, riportandola su tutte le loro cartine e fotografie aeree della zona.

Fatto sta che “l’Hotel Continental” ha continuato per decenni a rappresentare il punto cardine della difesa tedesca in quasi tutti i libri che hanno trattato l’argomento “battaglia di Cassino”.

Ma l’equivoco dettato dall’errata attribuzione del nome allo stabile non è l’unico; studiando con attenzione le foto della battaglia, appare evidente come tutto il gruppo di palazzi venga inteso come “Hotel Continental”. Molte di queste immagini ritraggono infatti paracadutisti tedeschi all’interno di un fabbricato che, sull’altro lato della strada, ha di fronte un secondo edificio.

In realtà, il vero Excelsior/Continental dava su una piazza (piazza Roma, poi piazza Ciano), quindi con molta probabilità i soggetti fotografati si trovavano all’interno di palazzo Iucci, fiancheggiante l’Excelsior e separato da questo tramite un vicolo (vicolo monte Cavallo).

Un riscontro a tale affermazione deriverebbe dal fatto che lo stesso palazzo Iucci aveva effettivamente di fronte, dall’altro lato della strada, il palazzo Silvestri.

È possibile quindi che, durante i lavori di fortificazione della città antecedenti alla battaglia, i due stabili (Excelsior e palazzo Iucci) siano stati resi comunicanti e che il nome di “Hotel Continental” sia stato attribuito all’insieme del complesso fortificato.

 

PERCHE’ L’EXCELSIOR DIVENNE FAMOSO

Il motivo della sua notorietà durante la battaglia è data dalla vicinanza del complesso al comando del II battaglione paracadutisti tedesco, che difendeva la città di Cassino con circa 300 uomini.

L’unità, comandata dal capitano Ferdinand Foltin (e successivamente dal capitano Rennecke), aveva difatti il proprio Quartier Generale tattico presso una grotta (ancora oggi esistente) poco lontano sulla stessa strada (oggi un bar ne cela parzialmente l’ingresso).

Prima dei paracadutisti, erano stati i panzergrenadieren della 90ª divisione ad occupare lo stabile e le zone adiacenti.

Quando, il 18 marzo e in piena terza battaglia, Foltin venne rilevato dal capitano Rudolf Rennecke a causa di un forte stato di esaurimento fisico, quest’ultimo fu ripetutamente fotografato all’interno dell’Excelsior mentre dava ordini alle sue truppe, oppure seguiva lo svolgimento delle azioni belliche nell’abitato.

Inoltre il piano terra dell’edificio era stato adattato per ricevere al suo interno un cannone d’assalto cingolato Sturmgeschutz III, che fungeva da pezzo di artiglieria mobile in appoggio ai paracadutisti.

Il suo compito era quello di stare al coperto, celato all’osservazione alleata, e di uscire fuori solo nel momento in cui un attacco minacciasse la zona sotto la sua copertura (la quale comprendeva l’area antistante l’Excelsior fino alla stazione ferroviaria e quella poco oltre il palazzo De Rosa).

Il mezzo apparteneva alla 242ª brigata semoventi d’assalto ed era stato distaccato dall’inizio di marzo, assieme ad altri quattro, presso il II battaglione paracadutisti.

Nel corso della battaglia, l’Hotel Excelsior venne completamente distrutto, e con lui il cannone d’assalto che vi stazionava all’interno. Nel dopoguerra gli originari proprietari ricostruirono l’albergo, ma lo stabile nacque in posizione diversa da quella originaria, perpendicolarmente al vecchio Corso Vittorio Emanuele.

 

Il signore a sinistra nella foto è

l'originario proprietario dell'Hotel

Excelsior, Benedetto Curioso, che

dopo la guerra riprese la sua

attività di ristoratore pur tra le

mille difficoltà di una città distrutta

al 100%

 

 

 

 

 

 

 

La grotta sita ancora oggi nella zona compresa tra l'Hotel Excelsior e l'Hotel des Roses dove aveva sede il comando tattico dei paracadutisti del II Battaglione. Oggi purtroppo questo luogo pieno di storia è seminascosto e pieno di immondizia

 

L’HOTEL DES ROSES

La prima costruzione si trova ancora oggi all’ingresso di Cassino (su via Di Biasio, provenendo da Roma, sulla sinistra e subito dopo un’area di servizio), ed è attigua all’inizio della salita al Monastero di Montecassino.

Lo stabile, che non è mai stato un Hotel, originariamente si chiamava “Palazzo del Cav. A. Martire”, ma era più noto come il “Palazzo De Rosa”. È possibile però che nella traduzione da parte dei cartografi alleati (e data la sua imponenza), il nome sia stato successivamente storpiato in “Hotel des Roses” (Albergo delle Rose).

La sua costruzione risale agli inizi del 1800 e apparteneva alla famiglia del barone De Rosa, un imprenditore napoletano che prima di fare ritorno alla sua città natale vendette lo stabile a due famiglie di Cassino.

Durante i combattimenti, l’edificio fu occupato da un plotone di paracadutisti tedeschi del II battaglione (3° reggimento), che da qui controllava l’accesso alla città attraverso la Strada Nazionale per Roma e Sora, nonché tutta la zona antistante alla costruzione che si estendeva fino alla stazione ferroviaria (a quel tempo la zona tra l’attuale via Di Biasio e il viale Dante era infatti pressoché sgombra da costruzioni).

Inoltre era possibile, dal lato del fabbricato che guardava verso il colle del Monastero, controllare eventuali infiltrazioni di truppe nemiche dalle propaggini soprastanti.

Subito dopo la fine dei combattimenti, nei resti del grande atrio del palazzo fu celebrata la prima Santa Messa tra le macerie della città alla presenza di non più di una decina di persone.

Nel dopoguerra, l’edificio è stato adibito a sede di Uffici Pubblici e scuole.

 

 

 

L'Hotel Excelsior (a destra) prima della guerra.

 

Una rarissima foto donatami nel 1994 da un soldato tedesco nella Cassino sgombrata dai suoi abitanti. Una pattuglia si aggira nella zona dell'Excelsior, probabilmente durante i lavori di fortificazione della città

 

Una vista aerea di Cassino durante il bombardamento del 15 marzo 1944.

 

La zona dell'Excelsior oggi

 

Alle spalle dei nuovi palazzi postbellici, sono ancora visibili le antiche rovine dell'originario Excelsior.

 

Famoso scatto preso all'interno dell'Excelsior (Continental), nel quale è ritratto il capitano Rennecke e, alle sue spalle, il tenente Rammelt (caduto il 21 marzo).

 

Il semovente Sturmgeschutz III esce dall'Hotel Excelsior per parare i tentativi neozelandesi di avanzare verso la zona tenuta dai paracadutisti tedeschi.

 

L'equipaggio dello StuG III durante una pausa nei combattimenti, ripreso all'interno dell'Excelsior

 

Il Palazzo De Rosa (o Hotel des Roses) prima della guerra.

 

Le rovine dell'"Hotel des Roses" subito dopo la guerra

 

Il palazzo è stato ricostruito nel dopoguerra nell'esatta posizione in cui sorgeva un tempo. Sullo sfondo, in alto, la Rocca Janula. Sotto: militari tedeschi tra le rovine.

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