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Il
28 dicembre del 1943, mentre i combattimenti infuriano sulla "Linea
d'Inverno", un gruppo di 38 civili più 4 militari italiani sbandati
cerca rifugio dalla guerra spostandosi di continuo nei boschi delle
Mainarde.
Giungono sul greto del Rio
Chiaro e lì si stabiliscono in cerca di un pò di riposo e quiete. Fa
freddo, molto freddo in quel dicembre del '43 da quelle parti; il cibo
scarseggia, così come anche l'acqua e la scelta di quel luogo appare
quasi obbligatoria. Nei giorni precedenti, durante il loro pellegrinare,
hanno avuto contatti con le truppe tedesche, ma non si è verificato
alcun problema, anzi...sovente i soldati in tenuta mimetica o stretti
nei loro cappottoni grigioverde hanno diviso un pò del loro magro rancio
con loro, per cui alla vista dell'ennesima pattuglia di passaggio
nessuno immagina ciò che sta per accadere.
E ciò che accade è
terribile. I soldati radunano gli sfollati e si dispongono in
semicerchio, piazzando una mitragliatrice. Una mamma, Angelina Di
Mascio, che stringe a sé il corpicino della figlioletta di appena un
mese, tenta di muovere a pietà il sottufficiale tedesco che pare
comandare il drappello, ma questo per tutta risposta con un calcio
scaraventa a terra entrambi e, sfilata la pistola dalla fondina, spara a
tutte e due.
E' il segnale dell'inizio
della strage: la mitragliatrice inizia a far riecheggiare per la vallata
il suo cupo latrato. Gli sfollati di Cardito vengono colpiti senza pietà
e senza scampo. Saranno ben 42 i morti, di questi 15 bambini tra il mese
e gli 11 anni di età.
Ancora oggi non c'è un
perchè a questo atto di inaudita barbarie. Ancora oggi nessuno (primi
tra tutti l'ex sindaco di Vallerotonda Giovanni Rongione e Costantino
Jadecola, apprezzato storico e scrittore) nelle proprie ricerche è
riuscito a trovare un movente certo, un senso a quei cinque minuti di
follia da parte ( si pensa) dei soldati dell'85° Gebirgsjäger Regiment.
Ipotesi se ne sono fatte
tante nel corso degli anni, ma sono solo ipotesi non suffragate da prove
certe e, complice anche un certo disinteresse delle Istituzioni (quelle
con la "I" maiuscola) questo fatto di sangue è destinato ad essere
ricordato perlopiù dai pochi sopravvissuti oggi viventi, dai loro
familiari e dagli appassionati che si interessano al passaggio della
guerra in queste zone.
Oggi in quel luogo, su
Collelungo, un monumento di Umberto Mastroianni sta a testimoniare,
freddo e muto come queste montagne, quella follia che portò la morte
agli ignari sfollati e qui, esattamente 67 anni dopo, si è voluto
ricordare quei morti che definire "dimenticati" risulterebbe offensivo,
ma la cui morte di certo non ha avuto l'eco che altre stragi, anche
minori, hanno avuto nel panorama di sofferenza dell'Italia nel biennio
1943-45.
IL RICORDO
L'evento è stato voluto e
organizzato dal Presidente dell'Associazione Battaglia di Cassino, Avv.
Roberto Molle, che da sempre si adopera per mantenere vivi i ricordi e
le testimonianze relative al passaggio della guerra in questo lembo
d'Italia.
La cerimonia è stata
semplice e informale, ma non per questo meno toccante. Dopo la
deposizione di un fascio di fiori alla base della grande croce che
ricorda l'eccidio, la Dott.ssa Gabriella Protano ha letto alcuni passi
del libro di Costantino Jadecola "Vallerotonda 1943: una tragedia
dimenticata". dopodichè hanno preso la parola lo stesso Jadecola e
Roberto Molle, ricordando la cornice storica in cui quel tragico
episodio venne a compiersi e rimarcando la mancanza di qualsiasi
riconoscimento ufficiale in ricordo di quelle vittime.
Toccante il momento in cui
Benedetto Vecchio, leader del Gruppo "MBL" (Musicisti Basso Lazio) ha
eseguito con la sua chitarra il brano "Collelungo", contenuto
nell'ultimo CD "Terra di Fuoco", specificatamente scritto e dedicato ai
Martiri di quel terribile 28 dicembre del 1943.
PERCHE', TANTI PERCHE'
Quando si parla di eccidi di
guerra solitamente si usa chiedersi il perché questi siano avvenuti. Per
alcuni, seppur terribile, una spiegazione la si trova...ma non è di
questo che voglio parlare in questo mio commento.
Ciò di cui voglio parlare e
di cui mi chiedo "Perchè" è invece legato ad un aspetto tipicamente
"comportamentale" da parte delle nostre Istituzioni (sempre quelle con
la "I" maiuscola), le quali denotano sempre e costantemente il
disinteresse più totale verso fatti che invece (cosa che nelle altre
Nazioni accade) meriterebbero ben altra considerazione...PERCHE'?
Quarantadue (dicesi 42)
morti sono tanti...sono un'enormità, specie se si tiene conto del fatto
che parliamo di centri che contavano centinaia, non decine di migliaia
di abitanti. Eppure questi morti sembrano non meritare quel giusto
riconoscimento che da anni si cerca di dare loro...PERCHE'?.
Anche in quest'ultima
occasione, per esempio: un'Associazione mossa da un dinamico e
volenteroso Presidente appassionato di Storia organizza una cerimonia di
commemorazione...ottimo, lodevole...ma mi chiedo PERCHE' questo luogo
non sia centro di un ricordo mosso da ben più alte Autorità (non me ne
voglia l'amico Roberto Molle), che, a nome e per conto di tutti gli
italiani, intendono ricordare altri italiani morti tragicamente, come
alle Fosse Ardeatine, come a Caiazzo, come a Limmari di
Pietransieri...PERCHE'?
L'impressione che se ne
trae, è che in Italia vi siano morti di serie A e morti di serie
B...l'impressione che se ne trae è che i 42 martiri di Collelungo siano
morti quasi per colpa loro stessa, perchè "si sono trovati nel posto
sbagliato nel momento sbagliato"...e non è una bella impressione.
Marco Marzilli |