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Tutto è scattato da una
segnalazione anonima ai Carabinieri, che riferiva di un ordigno bellico
nella Villa Comunale.
(Si ringrazia il Quotidiano
"Ciociaria Oggi) |
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Il
proiettile, a pelo d'acqua nel laghetto della Villa Comunale di Cassino
(foto: Ciociaria Oggi)

Un militare
del VI Reggimento Genio Pionieri indica l'ordigno (foto: Ciociaria Oggi)

La bomba
viene prelevata per essere portata presso una cava in territorio di
Cervaro e fatta brillare (foto: Ciociaria Oggi)

Un vecchio
manifesto (io me lo ricordo nella mia scuola elementare tantissimi anni
fa ormai). |
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Una telefonata anonima ai
Carabinieri di Cassino arrivata intorno alle 18 di domenica scorsa. Da
quella telefonata è scattato l'allarme. L'ignoto denunciante segnalava
infatti che nel laghetto della Villa Comunale (in pieno centro di
Cassino - N.d.W.) c'era una bomba.
Ieri sera, approfittando
della chiusura, i Militi della Compagnia di Cassino agli ordini del dei
Capitani Adolfo Grimaldi e Francesco Maceroni, hanno effettuato una
prima ispezione notando a pelo d'acqua un ordigno bellico
risalente alla Seconda Guerra mondiale.
Immediatamente, informato il
Comune, il Commissario Prefettizio Luigi Pizzi ha disposto
un'ordinanza di Chiusura Urgente dell'area verde, bloccando di fatto
l'accesso al pubblico.
Nel frattempo, alle prime
luci dell'alba, i Carabinieri di Cassino hanno allertato i il
Comando del VI Reggimento Genio Pionieri di Roma. Intorno a mezzogiorno,
gli stessi Carabinieri e gli uomini della Polizia Municipale hanno fatto
strada agli addetti affinché mettessero dapprima in sicurezza l'area.
Sul posto sono arrivati poi
i professionisti del disinnesco: il Primo Maresciallo Roberto
D'Alterio e il Sergente Maggiore Domenico Fava. Una volta controllata e
verificata la posizione dell'ordigno, già segnalata con dei
paletti di legno immersi nell'acqua, gli esperti hanno provveduto a
prelevare quello che si è poi scoperto essere un proiettile di
artiglieria di fabbricazione britannica, abbastanza pericoloso se
toccato e/o spostato da persone inconsapevoli del rischio potenziale.
Subito dopo il prelievo, gli
esperti hanno raggiunto una cava una cava in territorio di Cervaro
(usata pochi giorni fa per un altro ordigno bellico rinvenuto in zona -
N.d.W.) e quindi hanno fatto brillare il proiettile.
Il Primo Maresciallo
D'Alterio, con una lunga esperienza alle spalle, ha poi spiegato: "Le
zone più critiche per i ritrovamenti di ordigni bellici restano
ovviamente le zone di Cassino e di Anzio. Ogni anno compiamo numerosi
interventi proprio in queste due aree".
Subito dopo l'allontanamento
della bomba la Villa è stata riaperta al pubblico. Resta ora da capire
come il proiettile sia finito nel laghetto. La teoria più accreditata è
che l'acqua, erodendo il terreno sia sul fondo che negli argini, abbia
"raccolto" l'ordigno (uno delle centinaia di migliaia tirati sulla città
tra il gennaio e il maggio del 1944 - N.d.W.) e lo abbia trascinato
lungo il corso d'acqua. Non viene esclusa però la possibilità che
qualcuno se ne sia voluto disfare.
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UNA GUERRA
"DORMIENTE"
di Marco Marzilli
Ogni
anno sono decine nella zona (molti di più in tutto il Paese) gli
ordigni che vengono rinvenuti in Italia; una sorta di "appendice
della guerra" di cui non si vede la fine. Si va dalle granate a
mano fino alle grosse bombe aeree da 500 libbre, un
pericolosissimo arsenale dormiente che può spuntare dappertutto:
nei cantieri, sul pendio di un monte come addirittura in
giardino.
E' il risultato
dell'eredità di due guerre mondiali che hanno visto l'utilizzo
in massa di bombe, proiettili, razzi, mine e tutto il "corredo"
atto ad uccidere. E' una "guerra in tempo di pace", condotta da
pochi uomini specializzati che quasi ogni giorno si trovano a
confrontarsi con un pericolo che non ha data di scadenza, non si
degrada con il tempo ma, anzi, proprio con il tempo acquista
ancora maggiore pericolosità.
Sono passati
svariati decenni dall'immediato dopoguerra; la gente comune
spesso non capisce nemmeno con cosa ha a che fare quando scopre
uno di questi ordigni.
A ciò si aggiungono
le centinaia di "appassionati" che, pur conoscendo la
pericolosità di questi oggetti, non esitano a portarseli a casa
per tentare di renderli innocui e poterli quindi collezionare,
in una specie di rischiosissimo "fai da te" che spesso provoca
tragedie e lutti.
In questo scenario a
tinte fosche, a parte quelle istituzionali che ogni tanto
invitano alla massima cautela, poche sono le voci che si levano
a porre l'attenzione su un problema che mantiene intatta tutta
la sua drammaticità anche dopo decenni: una di queste è senza
dubbio quella di Giovanni Lafirenze, classe 1959, un passato
nelle Forze Armate e dal 1983 Operatore Specializzato nella
ricerca e la bonifica da ordigni bellici per conto prima di una
Società di Milano, la BO.CA.MI. e poi al servizio presso altre
Ditte operatrici nel settore. Una delle sue frasi che ricordo
con maggior frequenza è questa: "Una
cosa è chiara, questi residuati bellici, non hanno origini
biodegradabili e riescono ad essere ancora in grado di procurare
seri danni a ognuno di noi e, in ogni luogo".
Giovanni ha scritto
un libro sulla sua esperienza, "La Mia Bonifica" e mantiene un
sito Internet
www.biografiadiunabomba.it unitamente ad un gruppo Facebook
(Biografiadiunabomba) che invito tutti a visitare, in quanto, al
di là dell'amore di un uomo per il suo lavoro, è possibile
"vedere" e rendersi conto di quanto il pericolo dei residuati
bellici sia attuale e mai "andato in pensione". |
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