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Un grande contributo alla conoscenza degli Arditi in Sicilia ci
viene da Salvatore Paci che con un bel libro ci racconta le
vicende del Tenente Cesare Artoni e della “missione impossibile”
realizzata dalla sua pattuglia di Arditi Nuotatori.
Il 26 aprile 1942 (!) lo Stato Maggiore dell’Esercito decide di
costituire un battaglione di Arditi da usare in azioni di
Commandos dietro le linee nemiche. Tutti volontari, fisicamente
preparati e fortemente motivati saranno comandati da ufficiali
superdecorati e che abbiano dimostrato “sul campo … e non sulle
poltrone!” le loro qualità di comando.
Vengono formate 3 compagnie da 100 uomini, ciascuna con le sue
caratteristiche specifiche, una di PARACADUTISTI, una di
NUOTATORI ed una di CAMIONETTISTI. Ogni compagnia è divisa in 10
pattuglie da 10 uomini, tutte al comando di un ufficiale ed in
grado di lavorare autonomamente.
Stiamo quindi parlando di 30 nuclei operativi distinti, pronti
ad effettuare azioni spettacolari, spericolate e fortemente
dimostrative, che col loro valore possano infondere coraggio ed
entusiasmo negli italiani tutti.
Il 20 agosto 1942 viene costituito il II° battaglione che
insieme al I° formerà il X° Reggimento Arditi (Deposito 82°
Regg. Fanteria); nel febbraio 1943 sarà poi formato un terzo
battaglione.
Nel maggio 1943, in previsione di uno sbarco anglo-americano, il
II° battaglione viene inviato in Sicilia ad Acireale: la 113°
compagnia in centro (Villa Comunale), la 112° compagnia
“Nuotatori” nella frazione sottostante di S. Maria La Scala (sul
mare) e la 120° compagnia “Speciale” nella vicina Capo Mulini
(sempre sul mare).
A partire dal 10 luglio, giorno dell’invasione anglo-americana,
le varie pattuglie vengono impiegate in azioni anti-commandos.
Il 13 luglio catturano 20 paracadutisti nemici che erano stati
lanciati nei pressi di Acireale.
Nella notte tra il 14 ed il 15 luglio vengono chiamati dai
tedeschi a riprendere il Ponte di Primosole sul Simeto, l’azione
che li renderà famosi! Una cinquantina di Arditi, al comando del
Capitano Paradisi, lanciate le camionette a tutta velocità
attraversano il ponte sparando all’impazzata, sorprendendo il
nemico e ricacciandolo alcuni chilometri più a sud, sulle alture
del Bivio Jazzotto.
Ponte che sarà poi tenuto per parecchi giorni ancora e che
insieme alle difese del Fossato Buttaceto (invalicabili),
impediranno agli inglesi l’ingresso a Catania fino al giorno del
ripiegamento italo tedesco. Da qui parte il nuovo racconto di
Paci, che aggiunge un altro tassello “documentato” alla storia
di questi reparti.
Siamo alla fine di luglio e proprio mentre si combatte quella
che da Montgomery verrà definita “la battaglia più dura di
Sicilia”, ovvero la “mattanza” che si tenne tra il fiume Simeto
ed il Fossato Buttaceto alle porte di Catania (una striscia di
terreno devastato, dilaniato ed estirpato dai bombardamenti, su
cui per un bel pezzo “non crescerà l’erba”), i tedeschi chiedono
agli Arditi di effettuare un’azione spettacolare e dimostrativa
oltre le linee inglesi.
L’azione dovrà svolgersi alle spalle degli invasori, cercando di
colpirne magazzini di munizioni o di carburante che esplodendo
possano creare scompiglio e terrore nelle file dell’esercito
anglo-americano. Il blitz avrà successo, creando l’effetto
sperato ed alleggerendo la pressione inglese alle porte di
Catania che di fatto risulterà poi ridursi ad un’attesa del
ripiegamento italo-tedesco.
Per questa “Missione Impossibile” viene scelta la IV° pattuglia
Arditi NUOTATORI, comandata dal tenente Cesare Artoni, nativo di
Augusta, che quindi conosce bene quei luoghi.
Artoni ha 33 anni, figlio di un ufficiale dell’Esercito,
partecipa alla Guerra civile in Spagna, in cui viene nominato
comandante di un plotone mitraglieri. Ferito al petto da un
proiettile che gli perfora il torace e che, uscito dalla
schiena, spezza la gamba ad un suo uomo, ordina di non curarsi
di lui ma di continuare il combattimento. Per questo
comportamento verrà decorato con Medaglia di Bronzo al Valor
Militare.
Richiamato in servizio con lo scoppio della guerra, viene
nominato Tenente e mandato a Pachino per seguire la preparazione
delle opere difensive, proprio con quel 243° battaglione
costiero che sosterrà da solo l’impressionante urto nel giorno
dello sbarco. Ma lui si annoia a scavare trincee e saputo della
costituzione del corpo Arditi chiede di farne parte.
La missione spettacolare che ora gli viene prospettata è proprio
quello che lui cerca: l’occasione di riscattare gli “augustani”
da quella macchia abnormemente vergognosa che si sono visti
cadere addosso, a seguito dell’abbandono e della distruzione
delle batterie costiere della Piazzaforte di Augusta, “senza
sparare un colpo”, ed ancora prima che un solo inglese si
vedesse all’orizzonte. Vicenda questa che a ancora oggi risulta
ancora ben lungi dall’essere chiarita.
Ma veniamo ai fatti: la sera del 30 luglio 1943 la pattuglia di
Arditi Nuotatori salpa da Giardini (Giardini Naxos – Albergo
Nazarò) su tre mezzi d’assalto della Regia Marina, scortati da
tre motosiluranti al comando del C.V. Lenzi. Dopo una
navigazione tranquilla arrivano in vista della costa augustana,
a sud di Brucoli, dopo Capo Campolato. I dieci uomini salgono su
due canotti e nel buio fitto raggiungono silenziosamente la
riva. Purtroppo la corrente li spinge lontano dal punto
designato ed un canotto si fracassa contro gli scogli. Portano a
terra il materiale rimasto ma non riescono a recuperare il
canotto sano, che se ne va portato dalle onde, insieme ai 3
piccioni viaggiatori che sarebbero serviti ad inviare
informazioni.
Sono soli, fradici, dietro le linee nemiche e senza mezzi per la
fuga. Vedono una grotta e vi si infilano dentro, trovandola però
piena di gente sfollata da Augusta. Scambiandoli per militari
sbandati gli sfollati forniscono utili informazioni sulla
posizione degli inglesi e sulle migliori strade da seguire.
La pattuglia si sistema in assetto da marcia e con fare marziale
sfila sotto il naso di un accampamento inglese, di una batteria
antiaerea ed infine di alcuni grossi depositi di munizioni e
carburante. Il buio della notte confonde le sagome agli inglesi
che li scambiano per commilitoni (cosa accaduta spesso in tutti
i fronti di guerra). Artoni memorizza gli obiettivi e dopo 5 km
di marcia raggiunge la sua casa di campagna in contrada Celona.
I familiari di Artoni nascondono gli Arditi nella legnaia, dove
resteranno a riposare per tutto il giorno mentre lui, in abiti
civili, incontrerà alcuni amici ed ottenute le informazioni
sulla presenza inglese nella zona risolverà il problema del
rientro trovando una barca.
Alla sera, verso le 22 la pattuglia giunge nelle vicinanze dei
depositi visti il giorno precedente, sistema di nascosto le
cariche di esplosivo strisciando sotto il naso delle sentinelle
dandosi poi appuntamento alla barca. Arrivano tutti incolumi, ma
… nella barca non ci sono i remi. Eppure bisogna scappare perché
è già passata la mezzanotte e tra poco le cariche esploderanno;
staccano allora delle assi dalle panche e remano con quelle.
Inoltre la barca è vecchia ed in secca da molto tempo, per cui
comincia a filtrare acqua. Alle ore 01:30 quando si trovano già
al largo, in direzione di Catania (in mano agli italiani) odono
un grande boato che diventa poi un incendio spaventoso: la
missione ha avuto esito positivo!
La notte passa remando, ma alle 8 di mattina del 1° agosto gli
Arditi sono ancora alla foce del Simeto, la barca è lenta e la
salvezza non è ancora raggiunta. Gettano le divise e nudi
vengono scambiati per pescatori da un aereo inglese che li
sorvola. Si alza un forte vento contrario che li spinge indietro
e non riescono ad avanzare.
Ad un certo punto gli avamposti inglesi sul fiume Simeto li
scoprono e cominciano a farli tiro di mortaio. Gli Arditi sono
costretti a buttarsi in acqua e distanziarsi l’uno dall’altro
per sfuggire al fuoco nemico, anche un nuovo aereo che li
sorvola comincia a sparargli contro. Artoni ordina allora di
tentare di raggiungere la riva a nuoto, verso le postazioni
italiane. Grazie ai duri mesi di addestramento precedente, ce la
faranno tutti, davanti agli occhi increduli dei fanti del 372°
battaglione costiero che tiene quel settore, ma proprio dopo
aver toccato terra, stanco e distrutto dalla fatica, Artoni
viene colpito alla testa da una scheggia di mortaio e tornerà
ferito a S. Maria La Scala.
La fortuna aiuta gli audaci, ma anche la preparazione,
l’addestramento, la volontà.
Il Quartier Generale di Montgomery è stato colpito di sorpresa,
dove mai avrebbe pensato, e sebbene i danni siano stati alla
fine irrilevanti, vista l’enormità di disponibilità di risorse
anglo-americane, questa azione ha il sapore della beffa, dello
schiaffo dato dal moscerino all’elefante.
Di fatto però l’avanzata inglese verso Catania prima e verso
Messina poi, si limiterà ad una semplice attesa della ritirata
italo tedesca.
Il 13 agosto il battaglione viene traghettato in Calabria e
trasferito a Roma. L’8 settembre le compagnie 111° e 122°
proteggeranno la fuga del re opponendosi ai tedeschi. Le altre
compagnie si divideranno, chi salendo a Vercelli entrando poi
nella divisione S. Marco dell’ RSI, chi nell’Esercito del Sud.
Ma la storia del X° Reggimento Arditi finisce lì.
Artoni intanto viene ricoverato in ospedale, prima a Messina e
poi in Piemonte. Dopo varie vicende decide infine di tornare a
casa. Nel 1950 gli viene confermata la Medaglia d’Argento per
l’epica impresa, già proposta sul campo al ritorno dalla
missione e nel 1992 a titolo d’onore è nominato tenente
colonnello. Morirà nel marzo del 1997.
LA PATTUGLIA di Cesare ARTONI – Arditi Nuotatori -
Cesare Artoni (Tenente Com.te – Medaglia d’Argento), Salvatore
De Filippis (Sergente – Medaglia d’Argento), Tommaso Cortese
(Cap. Maggiore – M. di Bronzo), Guido Giardino (Caporale - M. di
Bronzo), Alfredo Stanzani (Ardito - M. di Bronzo), Dino
Sacchetto (Ardito - M. di Bronzo), Giuseppe Pietrazzo (Ardito -
M. di Bronzo), Mario Vanacore (Ardito - M. di Bronzo), Mario
Chirico (Ardito - M. di Bronzo), Giovanni Dato (Ardito - M. di
Bronzo).
BIBLIOGRAFIA:
La Missione di Cesare Artoni e i suoi Arditi ad Augusta nel 1943
– di Salvatore Paci
I Reparti Speciali Italiani nella Seconda Guerra Mondiale – di
Longo L.F.
Lo sbarco e la difesa della Sicilia – di Emilio Faldella
Il X° Reggimento Arditi – di U. Postiglioni |