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Ciao Viola...

Qualche giorno fa se ne è andata una persona speciale, Viola Annunziata, sopravvissuta al bombardamento di Montecassino il 15 febbraio 1944.

 

 

 

Viola Annunziata in un fotogramma di un'intervista per la televisione tedesca ZDF.

 

Viola e suo figlio Antonio Velardo, nell'intervista condotta nel 1994 da Claudio Cicchino per la trasmissione "MIXER" di Giovanni Minoli.

Questa intervista fu poi compresa nella puntata speciale "Montecassino Addio", andata in onda nel 1996.

 

Il punto giallo indica l'esatto luogo del Monastero dove Viola assieme a suo figlio si trovavano durante il bombardamento del 15 febbraio 1944.

 

La grande Storia, si sa, è fatta di uomini politici che prendono decisioni importanti, di generali che muovono decine di migliaia di uomini sul campo di battaglia, di comandanti che compiono gesta destinate a rimanere impresse per sempre nei libri dedicati alle grandi battaglie.

Ma esiste anche la piccola Storia, quella formata da persone comuni, le quali appartengono a quei fatti in maniera indissolubile e la cui esperienza è forse quella più traumatica e importante, perchè trovatisi al centro di un qualcosa di così vasto, di così grande che, nella propria semplicità faticavano a comprendere in pieno.

Fu proprio questo “non comprendere” che rese forse gli eventi bellici di Cassino ancora più amari e dolorosi; perché la gente non comprese mai a fondo cosa stava davvero succedendo, per quale motivo improvvisamente dovesse lasciare la casa, i campi, tutto ciò che aveva e scappare via, indotta dalle ordinanze di sgombero emesse dalla Wehrmacht (cui la città “serviva”), o dai bombardamenti alleati, che da un certo periodo in poi iniziarono a farsi sempre più vicini e insistenti.
La gente di Cassino nella sua semplicità, che a quel tempo era la stessa di una nazione mai intimamente convinta di essere obbligata dalla Storia a conquistare il mondo, non capì mai davvero il perché di tutto questo... e non lo capì nemmeno quando, una volta passata la furia della guerra, ritrovò la propria città, quel microcosmo che raccoglieva tutta la propria esistenza, completamente distrutta.

Viola Annunziata era una delle tante persone attorno alle quali la battaglia di Cassino ruotò sconvolgendone l'esistenza stessa, ma quando la conobbi emanava una forza, una volontà che tradivano in qualche modo il suo essere passata indenne attraverso uno dei fatti storici più importanti d'Italia: il bombardamento dell'Abbazia di Montecassino.

Si, perchè Viola Annunziata era proprio all'interno del Monastero quella mattina del 15 febbraio 1944, quando l'aviazione Alleata sfogò tutta la sua forza e con essa la frustrazione di numerosi alti comandanti anglo-americani contro il Sacro Recinto.

Rifugiatasi presso la cella di San Benedetto, teneva tra le braccia il figlioletto Antonio e chissà quali pensieri, quali tremende paure devono essere passate nella sua mente nel momento in cui le bombe mettevano fine a secoli di storia e a tante vite innocenti.

Lei, contrariamente a tanti altri sfollati, sopravvisse a quel giorno e con essa il figlio Antonio; entrambi raccontarono la loro storia agli inizi degli anni '90 e devo dire che mi colpì di certo la calma, la rilassatezza con cui ricordi così tremendi venivano riportati a galla.

Eppure, non ricordo di aver mai sentito dalla voce di Viola parole di risentimento né di odio per chi aveva bombardato il Monastero, né per quei soldati che con la loro vicinanza avevano dato il pretesto a quell'atto. Anzi, nel dopoguerra accolse con calore tutti i veterani che, visitando il campo di battaglia, passavano da lei e sempre da lei ebbi modo di conoscere Karl Newedel e Franz Kaupa, due ex Fallschirmjäger che avevano combattuto lassù e che ogni volta che tornavano a Cassino venivano a farle visita.

Conobbi anche il figlio Antonio e il nipote Luigi, grazie ai quali, attraverso le frequenti visite alla casa materna sita su un'altura prospiciente l'Abbazia, potei rendermi conto per la prima volta di quale fosse la disposizione e la realtà di quell'epica battaglia.

Ora che Viola non c'è più, certamente un altro tassello di quella piccola storia fatta di gente comune presa tra le reti della guerra se n'è andato...ma a me piace pensare che lei sia ancora lì, intenta alle faccende di tutti i giorni all'ombra del Monastero, quello stesso Monastero in cui visse forse il momento più buio della propria vita.

Ciao Viola...

 

 

Historia porge le proprie più sentite condoglianze alla Famiglia Velardo.

 

 

 

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