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La grande Storia, si sa, è
fatta di uomini politici che prendono decisioni importanti, di generali
che muovono decine di migliaia di uomini sul campo di battaglia, di
comandanti che compiono gesta destinate a rimanere impresse per sempre
nei libri dedicati alle grandi battaglie.
Ma esiste anche la piccola
Storia, quella formata da persone comuni, le quali appartengono a quei
fatti in maniera indissolubile e la cui esperienza è forse quella più
traumatica e importante, perchè trovatisi al centro di un qualcosa di
così vasto, di così grande che, nella propria semplicità faticavano a
comprendere in pieno.
Fu proprio questo “non
comprendere” che rese forse gli eventi bellici di Cassino ancora più
amari e dolorosi; perché la gente non comprese mai a fondo cosa stava
davvero succedendo, per quale motivo improvvisamente dovesse lasciare la
casa, i campi, tutto ciò che aveva e scappare via, indotta dalle
ordinanze di sgombero emesse dalla Wehrmacht (cui la città “serviva”), o
dai bombardamenti alleati, che da un certo periodo in poi iniziarono a
farsi sempre più vicini e insistenti.
La gente di Cassino nella sua semplicità, che a quel tempo era la stessa
di una nazione mai intimamente convinta di essere obbligata dalla Storia
a conquistare il mondo, non capì mai davvero il perché di tutto
questo... e non lo capì nemmeno quando, una volta passata la furia della
guerra, ritrovò la propria città, quel microcosmo che raccoglieva tutta
la propria esistenza, completamente distrutta.
Viola Annunziata era una
delle tante persone attorno alle quali la battaglia di Cassino ruotò
sconvolgendone l'esistenza stessa, ma quando la conobbi emanava una
forza, una volontà che tradivano in qualche modo il suo essere passata
indenne attraverso uno dei fatti storici più importanti d'Italia: il
bombardamento dell'Abbazia di Montecassino.
Si, perchè Viola Annunziata
era proprio all'interno del Monastero quella mattina del 15 febbraio
1944, quando l'aviazione Alleata sfogò tutta la sua forza e con essa la
frustrazione di numerosi alti comandanti anglo-americani contro il Sacro
Recinto.
Rifugiatasi presso la cella
di San Benedetto, teneva tra le braccia il figlioletto Antonio e chissà
quali pensieri, quali tremende paure devono essere passate nella sua
mente nel momento in cui le bombe mettevano fine a secoli di storia e a
tante vite innocenti.
Lei, contrariamente a tanti
altri sfollati, sopravvisse a quel giorno e con essa il figlio Antonio;
entrambi raccontarono la loro storia agli inizi degli anni '90 e devo
dire che mi colpì di certo la calma, la rilassatezza con cui ricordi
così tremendi venivano riportati a galla.
Eppure, non ricordo di aver
mai sentito dalla voce di Viola parole di risentimento né di odio per
chi aveva bombardato il Monastero, né per quei soldati che con la loro
vicinanza avevano dato il pretesto a quell'atto. Anzi, nel dopoguerra
accolse con calore tutti i veterani che, visitando il campo di
battaglia, passavano da lei e sempre da lei ebbi modo di conoscere Karl
Newedel e Franz Kaupa, due ex Fallschirmjäger che avevano combattuto
lassù e che ogni volta che tornavano a Cassino venivano a farle visita.
Conobbi anche il figlio
Antonio e il nipote Luigi, grazie ai quali, attraverso le frequenti
visite alla casa materna sita su un'altura prospiciente l'Abbazia, potei
rendermi conto per la prima volta di quale fosse la disposizione e la
realtà di quell'epica battaglia.
Ora che Viola non c'è più,
certamente un altro tassello di quella piccola storia fatta di gente
comune presa tra le reti della guerra se n'è andato...ma a me piace
pensare che lei sia ancora lì, intenta alle faccende di tutti i giorni
all'ombra del Monastero, quello stesso Monastero in cui visse forse il
momento più buio della propria vita.
Ciao Viola...
Historia porge
le proprie più sentite condoglianze alla Famiglia Velardo. |