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Il 19 luglio 1940,
dopo appena un mese e mezzo dall'entrata in guerra dell'Italia,
al largo dell'isola di Creta si svolgeva una battaglia navale
che passerà alla storia come "La battaglia di Capo Spada".
Due nostri
incrociatori leggeri, il "Colleoni" ed il "Bande Nere", verranno
tratti in una sorta d'imboscata navale degna delle più antiche
leggende marinare, i cui retroscena non sono ancora del tutto
chiariti. Si parlò addirittura di alto tradimento da parte di un
comandante italiano che - stranamente - dopo la guerra venne
premiato dalle forze anglo-americane per i grandi servigi resi
(!).
Il combattimento
contro gli inglesi fu una vera trappola con tanto di allodole da
richiamo cui i nostri incrociatori abboccarono, finendo nelle
fauci del lupo. Il risultato fu che il nostro incrociatore
"Bartolomeo Colleoni" venne colpito e affondato, portando con sé
in fondo al mare 121 uomini. Ma altri 525 marinai italiani
vennero recuperati e trasferiti poi nei campi di prigionia
inglesi in India. Tra questi c'era anche l'acese Salvatore
Trovato.
L'INCROCIATORE
BARTOLOMEO COLLEONI
L'incrociatore
leggero Bartolomeo Colleoni, battezzato così in onore del
capitano di ventura del XIV° secolo, apparteneva insieme
all'Alberto di Giussano, all'Alberico da Barbiano e al Giovanni
dalle Bande Nere, alla classe "Condottieri" (le prime due
saranno poi affondate nel 1941 nella Battaglia di Capo Bon
mentre la terza al largo di Stromboli). Si trattava di un nuovo
tipo di incrociatori, pesantemente armati (8 cannoni da 152 mm),
ma dotati di scarsa protezione, al fine di aumentarne la
velocità e potere così fronteggiare le nuove navi francesi (che
non incontrarono mai). In realtà la scarsa corazzatura le rese
molto vulnerabili negli scontri diretti sostenuti con gli
avversari di pari calibro.
Il Colleoni venne
costruito dai Cantieri Ansaldo di Genova tra il 1928 e il 1932.
Lungo 170 metri poteva raggiungere i 37 nodi di velocità.
Disponeva di due idrovolanti per la ricognizione aerea
(sarebbero stati la sua salvezza) che non furono invece usati.
Effettuerà 6 missioni: 3 per ricerca di navi nemiche, 2 per
protezione di convogli ed 1 per posa di mine. Fino al fatidico
19 luglio 1940 quando, dopo appena 41 giorni di guerra, viene
affondato.
Salvatore Trovato
aveva 18 anni quando s'imbarca sul Colleoni, e certamente non
poteva immaginare che quella nave l'avrebbe portato fino in
Cina, visto che subito l'incrociatore viene mandato a sostituire
il "Raimondo Montecuccoli" di stanza in Estremo Oriente. Partono
dalla Spezia il 16 novembre 1938 e raggiungono Shanghai il 23
dicembre dopo aver sostato a Napoli, Port Said, Suez, Massaua,
Colombo ed Hong Kong. Durante la sua permanenza in Estremo
Oriente Salvatore visita Tsingtao, Chefoo, Chingwantao, Dairen,
Kobe, Yokohama, Nagasaki, Wei-Hai-Wei, Petaiho. Abbiamo qui una
bella serie di foto di Salvatore durante questi giorni felici.
Ma il 1° ottobre 1939, dopo l'attacco della Germania alla
Polonia, il Colleoni riceve l'ordine di rimpatriare e lascia
Shanghai, giungendo a Gaeta il 28 ottobre, passando per
Singapore, Colombo e Massaua.
Il 10 giugno 1940,
giorno stesso della dichiarazione di guerra, viene mandato a
proteggere un'operazione di posa di mine nel Canale di Sicilia.
Dal 2 al 4 luglio partecipa alla scorta di un convoglio
(piroscafo Esperia e motonave Victoria) partito da Tripoli per
Napoli. Fra il 6 e l'8 luglio assicura la scorta ad un convoglio
diretto da Napoli a Bengasi. Dopodichè la Seconda Divisione
(Colleoni e Bande Nere) viene dislocata a Tripoli. Supermarina
decide quindi che la sera del 17 luglio gli incrociatori si
dovessero trasferire alla base di Leros, nel Mar Egeo (colonia
italiana e sede di una base navale), per effettuare scorrerie
contro il traffico navale inglese. Il viaggio comincia senza
intoppi ma non vengono inviati in avanscoperta gli idrovolanti,
perchè il loro lancio rallenterebbe la navigazione mettendo le
navi a rischio di attacco sommergibili.
IL GIORNO DELLA
BATTAGLIA
La mattina del 19
luglio 1940 il Colleoni ed il Bande Nere arrivano a poco più di
sei miglia da Capo Spada (punta nord ovest di Creta). Alle 06:17
i due incrociatori italiani avvistano a poppa quattro
cacciatorpediniere britannici (Hasty, Hero, Hyperion, Ilex) e
decidono di inseguirli ed attaccarli. La maggiore potenza di
fuoco italiana avrebbe permesso di colpire gli inglesi da una
distanza maggiore e quindi di non correre rischi. Gli inglesi
scappano alzando una spessa cortina fumogena che nasconde però
il vero obiettivo della manovra che sarà quello di portare gli
italiani nella trappola, visto che dietro la cortina fumogena si
nasconde l'incrociatore australiano HMAS Sydney, di corazzatura
superiore alla nostra.
La sensazione sarà
quella di un vero agguato, come se effettivamente gli inglesi ci
stessero aspettando, ben sapendo del nostro arrivo. La
ricognizione aerea avrebbe invece permesso di scoprire la
presenza del Sidney ed evitare la sciagura. Appena giunti a tiro
il Sidney con due cannonate distrugge prima il timone e poi la
sala macchine del Colleoni che, immobilizzato, resta in balia
degli avversari. Intanto il Giovanni dalle Bande Nere riesce a
fuggire.
Due
cacciatorpediniere britannici si apprestano quindi al lancio dei
siluri e, contro un bersaglio immobile, non possono sbagliare.
Sono le ore 09:00 ed il Colleoni affonda a 5 miglia per 250° da
Capo Spada, portando con sé 4 Ufficiali, 17 Sottufficiali e 100
Sottocapi e Comuni. L'arrivo di alcuni aerei da guerra italiani
non fa che peggiorare le operazioni di soccorso inglese ai
naufraghi italiani. Il Comandante del Colleoni, il C.V. Umberto
Novaro, gravemente ferito, morirà il 23 luglio ad Alessandria
d'Egitto e verrà seppellito dagli Inglesi con gli onori militari
(le sue spoglie riposano nel Cimitero Militare Italiano di El
Alamein). Salvatore Trovato verrà invece raccolto in mare e
trasferito, insieme ad altri 525 suoi compagni, nei campi di
prigionia inglesi in India da cui riuscirà poi a tornare a casa,
la sua amata Acireale.
Lorenzo Bovi |