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Era il lontano 1994, quando
il mio collega Raffaele M. di Piedimonte San Germano, bevendo un caffè
con me ad una macchinetta automatica mi disse: "Sai, mio padre per
tenersi addosso la pompa per dare il verderame quando va in campagna usa
un vecchio cinturone tedesco. Mi disse che lo trovò a Piedimonte appena
tornato in paese dopo la guerra".
Ovviamente cercai di
"saggiare" il terreno al fine di entrare in possesso di questo
cinturone, promettendo addirittura una cintura nuova fiammante in
cambio. Ma nulla da fare... Raffaele mi disse che le cose di suo padre
erano a dir poco sacre e che l'anziano non se ne sarebbe mai privato,
nemmeno per una cintura nuova.
Siccome non è mio costume
stressare la gente, abbandonai la speranza di avere questo pezzo di
storia locale, strappando però una promessa: "Un giorno te lo darò".
Passarono gli anni, Raffaele
fu trasferito ad altro incarico all'interno della mia azienda e le
occasioni di incontrarci divennero sempre più rade, fino al punto che
pensavo addirittura avesse lasciato il lavoro.
Poi, circa tre settimane fa,
ecco che me lo ritrovo davanti e, dopo i consueti scambi di saluti, di
ricordi e di domande sull'attuale attività di entrambi in seno alla
Società, ecco che mi fa: "A proposito, non so se lo sai (e
infatti non lo sapevo), ma purtroppo mio padre è venuto a mancare un
paio di anni fa. Ma io non ho dimenticato la promessa che ti ho fatto".
Con queste parole ci siamo
lasciati e io, a dire il vero, pensavo che le sue parole fossero solo di
"rito", anche se ero rimasto colpito dal fatto che dopo tanto tempo si
ricordasse di quella discussione avvenuta quindici anni prima.
E invece l'altro giorno,
mentre sto attraversando un viale interno vicino al mio ufficio, ecco
che te lo vedo arrivare su un'auto di servizio agitando fuori dal
finestrino una busta di carta bianca. "Te l'avevo promesso...è un caro
ricordo di mio padre, ma so che dandolo a te sarà in buone mani".
Dire che sono rimasto a dir
poco di sasso sarebbe poco... l'ho ringraziato senza aprire la busta
(anche perchè Raffaele aveva fretta ed è praticamente scappato via) e,
fino alla sera, ho evitato di sbirciarvi dentro per conservare intatta
tutta la sorpresa.
Una volta a casa ho messo la
mano dentro e...un vissuto (ma integro) cinturone della Luftwaffe con
fibbia in alluminio è saltato fuori in tutto il suo splendore!
Il pezzo è ben conservato,
solo un pò da pulire visto l'uso "campagnolo" che ne è stato fatto.
La fibbia è montata su un
cinturone in cuoio M.44, riconoscibile per la presenza dei fori di
fissaggio della fibbia stessa direttamente sul cuoio (sei coppie)
anziché su una pattina (sempre in cuoio) cucita all'interno. Tale misura
fu adottata a partire dal 1944 per economizzare il cuoio nelle
produzioni industriali.
A differenza infatti
dell'equipaggiamento usato dai soldati americani e britannici prodotto
in canapa, tela o cotone ritorto, quello tedesco era pressoché
totalmente fabbricato con tale materiale (cinturoni, spallacci, cinghie
di affardellamento, fondine, eccetera) e solo in piccola parte in canapa
e/o tela.
Sulla parte vicino al gancio
è visibile il codice RBnr. del costruttore, una serie di cifre
intervallate da barre che prese piede a partire dalla fine del 1942
sostituendo il nome del fabbricante per esteso. Questa misura fu presa
in quanto gli effetti (anche uniformi e berretti) prima di tale data
erano marcati con nome della ditta e, di solito, la città in cui la
ditta stessa si trovava. Questo, in caso di cattura dell'effetto da
parte nemica, poteva portare all'esatta identificazione della fabbrica e
al suo bombardamento da parte dell'aviazione Anglo-americana.
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Un esempio di codice RBNr.
stampigliato dietro una giberna porta munizioni per fucile Mauser K.98
Data la sua provenienza,
Piedimonte San Germano appunto, è presumibile che il cinturone sia
appartenuto ad uno dei paracadutisti tedeschi che dal 20 al 25 maggio
1944 difesero il paese dagli attacchi polacchi. In quei giorni difatti
erano presenti nell'abitato e nelle sue immediate adiacenze la 2ª
compagnia del Panzerjäger-Abteilung 1 e un gruppo da combattimento
composto dai resti del I battaglione, della 14ª compagnia controcarro e
di un plotone del battaglione pionieri del 4° reggimento paracadutisti,
al quale si aggiunsero elementi del comando della 1ª divisione
paracadutisti ed un plotone del Hochgebirgsjäger-Bataillon 4, per una
forza di circa 250 uomini
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