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La promessa mantenuta

A distanza di più di quindici anni il mio collega Raffaele ha mantenuto la sua promessa...proprio quando pensavo che se ne fosse addirittura dimenticato.

 

   

Il cinturone così come mi è stato consegnato dal mio collega Raffaele.

 

La fibbia, chiaramente "denazificata" a suo tempo dal papà di Raffaele, il quale evidentemente non amava "sfoggiare" la svastica...visto anche quello che doveva aver passato durante la guerra.

 

Il retro della fibbia in alluminio.

 

La parte del cinturone in corrispondenza della fibbia, dove è chiaramente visibile la cifra "95", che indica la lunghezza del cuoio stesso.

 

La parte di cinturone che invece corrisponde al gancio. Sul bordo è visibile il codice RBnr del fabbricante.

Era il lontano 1994, quando il mio collega Raffaele M. di Piedimonte San Germano, bevendo un caffè con me ad una macchinetta automatica mi disse: "Sai, mio padre per tenersi addosso la pompa per dare il verderame quando va in campagna usa un vecchio cinturone tedesco. Mi disse che lo trovò a Piedimonte appena tornato in paese dopo la guerra".

Ovviamente cercai di "saggiare" il terreno al fine di entrare in possesso di questo cinturone, promettendo addirittura una cintura nuova fiammante in cambio. Ma nulla da fare... Raffaele mi disse che le cose di suo padre erano a dir poco sacre e che l'anziano non se ne sarebbe mai privato, nemmeno per una cintura nuova.

Siccome non è mio costume stressare la gente, abbandonai la speranza di avere questo pezzo di storia locale, strappando però una promessa: "Un giorno te lo darò".

Passarono gli anni, Raffaele fu trasferito ad altro incarico all'interno della mia azienda e le occasioni di incontrarci divennero sempre più rade, fino al punto che pensavo addirittura avesse lasciato il lavoro.

Poi, circa tre settimane fa, ecco che me lo ritrovo davanti e, dopo i consueti scambi di saluti, di ricordi e di domande sull'attuale attività di entrambi in seno alla Società, ecco che mi fa: "A proposito, non so se lo sai (e infatti non lo sapevo), ma purtroppo mio padre è venuto a mancare un paio di anni fa. Ma io non ho dimenticato la promessa che ti ho fatto".

Con queste parole ci siamo lasciati e io, a dire il vero, pensavo che le sue parole fossero solo di "rito", anche se ero rimasto colpito dal fatto che dopo tanto tempo si ricordasse di quella discussione avvenuta quindici anni prima.

E invece l'altro giorno, mentre sto attraversando un viale interno vicino al mio ufficio, ecco che te lo vedo arrivare su un'auto di servizio agitando fuori dal finestrino una busta di carta bianca. "Te l'avevo promesso...è un caro ricordo di mio padre, ma so che dandolo a te sarà in buone mani".

Dire che sono rimasto a dir poco di sasso sarebbe poco... l'ho ringraziato senza aprire la busta (anche perchè Raffaele aveva fretta ed è praticamente scappato via) e, fino alla sera, ho evitato di sbirciarvi dentro per conservare intatta tutta la sorpresa.

Una volta a casa ho messo la mano dentro e...un vissuto (ma integro) cinturone della Luftwaffe con fibbia in alluminio è saltato fuori in tutto il suo splendore!

Il pezzo è ben conservato, solo un pò da pulire visto l'uso "campagnolo" che ne è stato fatto.

La fibbia è montata su un cinturone in cuoio M.44, riconoscibile per la presenza dei fori di fissaggio della fibbia stessa direttamente sul cuoio (sei coppie) anziché su una pattina (sempre in cuoio) cucita all'interno. Tale misura fu adottata a partire dal 1944 per economizzare il cuoio nelle produzioni industriali.

A differenza infatti dell'equipaggiamento usato dai soldati americani e britannici prodotto in canapa, tela o cotone ritorto, quello tedesco era pressoché totalmente fabbricato con tale materiale (cinturoni, spallacci, cinghie di affardellamento, fondine, eccetera) e solo in piccola parte in canapa e/o tela.

Sulla parte vicino al gancio è visibile il codice RBnr. del costruttore, una serie di cifre intervallate da barre che prese piede a partire dalla fine del 1942 sostituendo il nome del fabbricante per esteso. Questa misura fu presa in quanto gli effetti (anche uniformi e berretti) prima di tale data erano marcati con nome della ditta e, di solito, la città in cui la ditta stessa si trovava. Questo, in caso di cattura dell'effetto da parte nemica, poteva portare all'esatta identificazione della fabbrica e al suo bombardamento da parte dell'aviazione Anglo-americana.

 

 

 

 

 

Un esempio di codice RBNr. stampigliato dietro una giberna porta munizioni per fucile Mauser K.98

 

 

 

 

 

Data la sua provenienza, Piedimonte San Germano appunto, è presumibile che il cinturone sia appartenuto ad uno dei paracadutisti tedeschi che dal 20 al 25 maggio 1944 difesero il paese dagli attacchi polacchi. In quei giorni difatti erano presenti nell'abitato e nelle sue immediate adiacenze la 2ª compagnia del Panzerjäger-Abteilung 1 e un gruppo da combattimento composto dai resti del I battaglione, della 14ª compagnia controcarro e di un plotone del battaglione pionieri del 4° reggimento paracadutisti, al quale si aggiunsero elementi del comando della 1ª divisione paracadutisti ed un plotone del Hochgebirgsjäger-Bataillon 4, per una forza di circa 250 uomini

 

 

 

 

 

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