|
Il
mio primo incontro col Nebelwerfer fu negli anni '70, quando la mitica
ESCI ne mise in commercio una riproduzione in scala 1:35. Il modellino
del lanciarazzi tedesco si presentava in versione "invernale",
accompagnato da serventi imbacuccati dentro spesse giacche a vento di
colore bianco con strisce colorate identificative al braccio. Si
trattava di operare una scelta "strategica", per contrapporre qualcosa
di simile alle famosissime "Katyushe", o "piccole Katy" sovietiche,
anche se di dimensioni sproporzionate, vista la "portabilità" dell'uno
rispetto all'altro, e naturalmente della grande differenza del numero di
tubi di lancio; malgrado tutto, anche i tedeschi dimostravano di avere i
loro lanciarazzi. Non mi sarei mai più interessato di queste armi fino a
quando, facendo scorrere le ormai famosissime foto on-line del
Bundesarchiv (fonte Wikipedia), mi sarebbe cascato l'occhio su uno di
questi Nebelwerfer.
La didascalia indica che
siamo in Italia nel tardo 1943, ma i pantaloncini corti e la luminosità
della foto mi dicono subito che i conti non tornano, e che molto
probabilmente ci troviamo in Sicilia nei giorni dello sbarco (la
differenziazione tra campagna di Sicilia e d'Italia è dello stesso
Bundesarchiv). Incuriosito dalla foto inizio a "rovistare nel torbido",
per far saltar fuori qualcosa dal web, ma la ricerca si dimostrerà
tutt'altro che produttiva: una nube oscura accompagna la storia di
queste unità "fantasma", tanto da essere indicate da chi in un modo e da
chi in un altro; foto operative nessuna! (almeno per ora) - cercherò
quindi di fare un breve riassunto di tutto ciò che ho trovato.
Partiamo dicendo che i
Nebelwerfer furono usati in gran numero in Sicilia, sia contro gli
americani che contro gli inglesi. Tutti i racconti "alleati" concordano
nel fatto che il sibilo della salva di razzi in arrivo fosse
terrificante, riuscendo a paralizzare i nervi per la paura, se non
addirittura a danneggiare irreparabilmente la stabilità psichica di
molti combattenti. I colpi (specie quelli incendiari) che cadevano a
raffica in mezzo alle file della fanteria avversaria creavano un effetto
di "tabula rasa", di impotenza, di fronte ad un nemico distante
chilometri che potevi solo immaginare.
Ma cos'erano i Nebelwerfer?
Sul nome "Lancia Nebbia" ci sarebbe da dire, secondo alcuni dato per
coprire il vero scopo progettuale, secondo altri perchè il lanciatore
poteva anche utilizzare proiettili chimici, incendiari o nebbiogeni:
resta il fatto che fu usato principalmente come lanciarazzi.
Si trattava di un'arma
semplicissima: una serie di 5 o 6 canne da lancio legate insieme e
sistemate sul carrello di un vecchio cannoncino, al fine di rendere il
tutto facilmente trasportabile. I razzi venivano inseriti a mano nelle
canne e lo sparo veniva eseguito attraverso l'uso di un congegno
collegato con fili elettrici, il che permetteva all'operatore di stare
ad una certa distanza di sicurezza durante il lancio. Era una specie di
grande mortaio che aveva dalla sua manovrabilità e cadenza di tiro:
sparare rapidamente tutti i razzi e poi spostarsi immediatamente, per
non far identificare la propria posizione. I colpi si concentravano
tutti in una piccola zona addosso al nemico, mentre le vedette in
avanscoperta ne comunicavano coordinate ed effetti via radio.
In Sicilia (e Tunisia)
vennero usate due varianti: il Nebelwerfer 41 che aveva 6 canne e
sparava proiettili da 34 kg (150 mm) ad una distanza di circa 7
chilometri, ed il Nebelwerfer 42 con 5 canne da 210 mm che poteva
sparare razzi da 114 kg ad una distanza di 8 km. Il 42 poteva sparare
entrambi i tipi di razzi, grazie ad alcuni binari estraibili.
Dove vennero usati i
lanciarazzi tedeschi in Sicilia? Furono impiegati su tutti i fronti,
almeno secondo quanto riportano i veterani alleati; è anche vero che il
panico creato da questi "macchine infernali" poteva farli vedere anche
dove non c'erano affatto. Sappiamo con certezza che il loro utilizzo in
Sicilia contro gli americani ne meritò il nomignolo "Screaming Mimi", e
"Moaning Minnie" a causa dell'agghiacciante rumore che emettevano i
proiettili arrivando (forse collegato ad un famoso film dell'epoca in
cui si sgozzavano delle fanciulle?).
Secondo alcune testimonianze
americane il loro incontro con i Nebelwerfer avvenne il 22 luglio 1943
nella zona di Bompietro, sulla strada per Petralia, e fu un incontro
terrificante, anche perchè inaspettato, e proseguì nei giorni seguenti
sulla via di Nicosia e Troina. Almeno 32 furono i morti americani
causati dai Nebelwerfer alle pendici del Monte Camolato che apriva la
via verso Cesarò e Randazzo, (nella campagna siciliana la 1° Divisione
americana perdette almeno 1.600 uomini). Esistono invece foto e verbali
statunitensi in cui si analizza uno di questi lanciarazzi catturato in
Sicilia, forse a Nicosia.
Da parte inglese l'incontro
avvenne a quanto pare nella zona del Simeto e del Gorna Lunga (vicino a
Catania), dove i carristi del 44° RTR (Royal Tak Regiment) restarono
impantanati per diversi giorni, a causa dei Nebelwerfer, delle zanzare e
della malaria.
Come erano inquadrati i
reparti lanciarazzi? Si trattava di gruppi mobili, veloci, agili e
motorizzati (grazie al peso ridottissimo del lanciatore potevano essere
trasportati da qualunque mezzo). Organizzati in Werfer Regiment si
dividevano in Battaglioni e Batterie (come per l'Artiglieria), anche se
l'identificazione esatta dei reparti operanti in Sicilia non è
facilissima. Pare comunque che il Werfer Regiment 71, che sarà
annientato in Tunisia, avesse lasciato alcuni battaglioni in Sicilia
(come successo coi carri Tigre), ed in particolare il II° (15 cm) e III°
(21 cm) Abteilungen più la 22° Batterie (15 cm Sfl), ma altre fonti
parlano anche del IV° Battalion del Panzer Artillerie Regiment HG
Hermann Goering (12 x 150mm NbW41), di Gebirgs Nebelwerfer Batterie 6
(reparti di montagna), Nebel Abteilung der Luftwaffe 8, 13ª
Fallschirmjäger Nebelwerfer Kompanie (paracadutisti), Werfer Lehr-
Regiment 1 con 3 batterie da 15cm e 3 da 21cm, e di Werfer Regiment
‘Sicily’ (Nebelwerfers). E' anche possibile che reparti di diverse armi
avessero ricevuto in dotazione alcuni di questi lanciarazzi, pur
restando il mistero sulla carenza totale di foto operative in Sicilia,
viste invece quelle africane della Tunisia e le moltissime del teatro di
guerra russo. La probabile velocità di spostamento durante i giorni
della "ritirata" siciliana ha forse reso difficile il lavoro ai
fotoreporter di guerra, molti dei quali giunti in Sicilia insieme ai
paracadutisti tedeschi nei giorni immediatamente seguenti lo sbarco
alleato e restati spesso al loro seguito fino a Messina.
Lorenzo
Bovi |
|